273 persone hanno salvato la pelle per un soffio. Parliamo dell’incendio scoppiato nell’albergo Alexander di Abano Terme di sabato 12 ottobre. In genere, non trattiamo la cronaca ma stavolta abbiamo una testimone diretta particolare, di un incidente che poteva davvero causare una strage.
Le fiamme, secondo i vigili del fuoco, sono partite dal vano di un quadro di distribuzione al secondo piano dell’hotel. Si ipotizza una causa di tipo elettrico, si esclude il dolo.
L’intervento dei vigili del fuoco è stato importante per tempistiche e mezzi impiegati: una trentina tra camion e autobotti: si contano 44 feriti, la maggior parte intossicati, 4 per traumi e fratture. Si è sfiorata la tragedia. La parola a Patrizia, collega di redazione, che ringraziamo per la testimonianza a caldo.
- Innanzitutto, Patrizia: come stai?
“Ora che sono al sicuro a casa, molto meglio, ma sto scaricando la tensione di quelle lunghe ore al freddo. In auto finalmente ci siamo riscaldate, e pian piano la tensione è svanita.”
- Puoi raccontarci la storia per come l’hai vissuta?
“Con la mia amica eravamo appena rientrate da una passeggiata ad Abano con altri conoscenti, una coppia con un bellissimo cane. Ci siamo incontrati in città per il tour dei Monaci della SRF provenienti dalla Casa Madre di Los Angeles, insieme ad altri devoti, più di 200 (non conosco il numero esatto) alloggiavamo nello stesso hotel, che era al completo. Si stava preparando la borsa per la partenza prevista per il pomeriggio di domenica, quando abbiamo sentito un odore intenso, come di plastica bruciata, preceduto da un rumore sordo. Poi le urla di avvertimento: “Presto!! Uscite! L’albergo va a fuoco!!”.
Grazie al pronto intervento dei membri della SRF che alloggiavano come noi al terzo piano siamo uscite di corsa, così come stavamo: io in pigiama e la mia amica ancora vestita con pantaloni e maglietta; aperta la porta, un fitto fumo nero e malsano ci ha sopraffatte, improvvisamente la luce è andata via ed è sopraggiunto il buio.
Le nostre giovani guide ci hanno fatto strada con la luce dei cellulari verso la loro stanza che era vicino alle scale, che non potevamo scendere perché invase dal fumo; quindi, abbiamo raggiunto una specie di terrazzo aperto. Abbiamo chiamato i soccorsi, che all’inizio sembravano dubbiosi sulla gravità della situazione. È iniziato un vero incubo: i piani superiori erano ormai invasi dal fumo. Ecco le grida: “Aiuto, non respiriamo più!”. Altri membri della SRF cercavano di tranquillizzare le persone, avrebbero voluto aiutarle ma niente scala antincendio, niente allarme, niente segnalatori di fumo, i soccorsi non stavano arrivando e la preoccupazione cresceva, soprattutto per le persone bloccate nelle stanze. Poi abbiamo visto un denso fumo nero uscire dai due lati dell’edificio, dove si trovano le scale; anche dove eravamo noi si incominciava a non respirare, una ragazza fortunatamente aveva delle mascherine che ha distribuito a tutte e 15 persone presenti sul terrazzo.
Erano passati già 20 -30 minuti da incubo e ancora non sentivamo le sirene. Poi finalmente quel suono acuto ci ha rassicurato. Il fumo è iniziato a diminuire ed i nostri salvatori provvisti di maschere antigas hanno iniziato a salire piano per piano, guidandoci verso l’uscita.
Il personale paramedico era già al lavoro, provvisto di respiratori, con le persone che disgraziatamente avevano inalato quel fumo, ma noi eravamo tanti e sarebbero serviti più automezzi, improvvisamente la piazza antistante l’albergo si è riempita di macchine di soccorso, pronti a salvare le altre persone ancora bloccate.
I vigili del fuoco sono saliti subito su un carrello elevatore, hanno rotto le vetrate e salvato le persone intrappolate. Ho visto un vigile tenere in braccio un neonato, che poi è stato trasportato di corsa in ospedale; ho chiesto una coperta perché l’umido e il freddo della notte ci stava immobilizzando. Si è formata una catena di soccorsi anche tra di noi e sono state distribuite bottiglie d’acqua e coperte.”
- Cosa hai provato in quei momenti, quali erano i sentimenti preponderanti?
“Ho provato rabbia verso il proprietario dell’albergo, già durante il giorno precedente avevamo constatato la vetustà della struttura, la mancanza di ogni dispositivo di sicurezza, una manutenzione degli impianti inesistente soprattutto nelle camere, ad esempio, nella nostra stanza sul bordo anteriore del lavandino era posizionata una presa elettrica che non era nemmeno ben fissata”.
- Come hanno reagito le altre persone?
“Dopo lo spavento iniziale, siamo stati tutti abbastanza tranquilli, i monaci della SRF che erano saliti all’ottavo piano dove c’era la piscina per cercare un luogo sicuro sono stati portati giù dai vigili e cercavano di confortarci con un abbraccio ed un sorriso”.
- Il personale dell’albergo come ha agito?
“Hanno portato delle sedie fuori per farci sedere, c’erano persone anziane con problemi deambulatori che si sono viste sfumare le cure previste, anche io dopo tre ore in piedi e al freddo avevo bisogno di sedermi, oltre alle sedie ci hanno portato del tè caldo”.
- Vi siete salvati tutti soltanto grazie ai soccorsi?
“Solo chi si trovava al piano terra è uscito senza problemi; mentre dal primo piano al secondo – luogo da dove è partito l’incendio per un corto circuito – sino al sesto eravamo tutti bloccati e senza l’intervento dei vigili del fuoco non so come sarebbe finita”.
- Che spiegazioni ti dai a caldo di tutto questo?
“La mancanza di controlli effettivi ed efficaci da parte dei proprietari e di tutti gli enti responsabili della sicurezza, non fanno altro che mettere a rischio la vita delle persone, nel caso specifico di almeno 280 persone. Questo è inaccettabile per una regione civile e progredita come il Veneto.
Chiaramente ora ci sarà il solito rimpallo delle responsabilità, la richiesta magari di nuove norme in sostituzione di quelle che già ci sono, ma che verranno comunque disattese”.
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13.10.2024