LA SPAGNA E' AD UN PASSO DALL'IMPLOSIONE DELLE ISTITUZIONI DEL MODELLO DEMOCRATICO ATTUALE

LA SPAGNA E' AD UN PASSO DALL'IMPLOSIONE DELLE ISTITUZIONI DEL MODELLO DEMOCRATICO ATTUALE

DI GIUSEPPE SANDRO MELA

rischiocalcolato.it

«I diversi ricatti che pesano sui politici e le istituzioni minacciano di provocare una paralisi del sistema politico e un’implosione delle istituzioni, che potrebbe portare alla fine del modello democratico attuale

«Malefatte che hanno trasformato la Spagna in un’immensa cloaca inondata dalla corruzione».

«La fogna in cui si è trasformato lo stato spagnolo conta più astri di una costellazione»

Sono anni che andiamo ripetendo queste affermazioni, invero con audience ben scarsa. Fa quindi una certa quale impressione leggerle su organi a vasta diffusione.

Due concetti dovrebbero essere valutati con la massima attenzione.

1. «Implosione delle istituzioni»

L’ostinarsi nel non voler vedere, considerare e rimediare una lunga serie di problemi porta inevitabilmente alla loro putrefazione. Esattamente quello che é successo per l’Unione Sovietica: nel disperato tentativo di mantenere in vita un sistema marcio i russi arrivarono al crollo, all’implosione. Repentina ed inaspettata solo per gli sprovvidi accecati dai paraocchi delle ideologie.

Quando un corpo di regole non rappresenta più la realtà e presenta evidenti contraddizioni dovrebbe essere abbandonato, ed in tutta fretta. Le teorie economiche e politiche non dovrebbero essere vissute come dogmi di fede. Non sono verità eterne.

2. «Fine del modello democratico attuale».

É inutile nascondersi dietro ad un dito oppure voler a tutti costi ridursi alla favoletta del Il Re é nudo.

Ciò che sta crollando in Europa é l’impianto strutturale voluto dal così detto “illuminismo, con tutte le sue susseguenti variazioni sul tema. Non son solo le teorie comuniste, socialiste, socialdemocratiche e keynesiane ad essere entrate in avanzata fase putrefattiva. Non è solo la nefasta teoria che legittimizza l’intervento dello stato nei processi economici e nella vita dei cittadini, privandoli di fatto della libertà e, quindi, anche della libertà economica.

É il cuore dell’illuminismo a morire.

Il suffragio universale é incompatibile con la sanità di bilancio, e senza bilanci almeno in pareggio nessun modello di organizzazione statale può sussistere nel tempo. I conti devono tornare e non si può generare ricchezza dal nulla.

Conclusioni.

Non ci si faccia illusioni. Nemmeno la più impercettibilmente piccola.

Ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria.

La strenua resistenza opposta dallo statalismo alla realtà che avanza implacabile porta inevitabilmente ad un immane disastro: la società della miseria. Questa é l’ultima carognata perpetrata dagli statalisti a danno dell’intera enclave europea.

Non ci si faccia illusione alcuna: ma proprio nessuna.

Giuseppe Sandro Mela

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Link: http://www.rischiocalcolato.it/2013/02/la-spagna-e-ad-un-passo-dallimplosione-delle-istituzioni-con-fine-del-modello-democratico-attuale.html

21.02.2013

LO STATO TRABALLA

Il discorso annuale del premier sullo stato del paese del 20 febbraio arriva in un momento di profonda crisi economica, sociale e istituzionale. Il sistema politico spagnolo è a un passo dall’implosione.

Anche se non esiste alcun legame tra loro, i diversi ricatti che pesano sui politici e le istituzioni minacciano di provocare una paralisi del sistema politico e un’implosione delle istituzioni, che potrebbe portare alla fine del modello democratico attuale.

Dal re in giù, ormai è difficile incontrare una personalità dello stato che non sia coinvolta in qualche tipo di ricatto. Non c’è partito politico di peso esente da questo rischio. Diego Torres continua a manovrare la macchina del ricatto contro il suo ex socio e genero del re Iñaki Urdangarin, e nel frattempo ha coinvolto l’infanta Cristina e ha attaccato sempre più duramente la Casa reale. Nella sua ultima apparizione, Torres ha parlato addirittura di interventi diretti di Juan Carlos, di un’amica intima del monarca e persino del principe Felipe.

Nelle fila del governo le cose non vanno meglio. Mariano Rajoy, nelle doppia veste di presidente del Pp e primo ministro, non ha ancora fornito spiegazioni adeguate sul perché Luís Bárcenas abbia continuato a lavorare per il partito per più di due anni dopo essersi dimesso da senatore ed essere stato coinvolto nella vicenda Gürtel [caso di corruzione che ha coinvolto alti funzionari del Partito popolare e imprenditori favoriti nella concessione di appalti pubblici]. Nessuno sa spiegare come mai sia stato concesso un simile privilegio a un uomo che ha portato 22 milioni di euro in Svizzera ed è stato il responsabile delle finanze del partito per più di vent’anni.

Come in un romanzo a puntate del XIX secolo, ogni giorno gli spagnoli vanno in edicola o navigano su internet per conoscere l’evoluzione delle malefatte che hanno trasformato la Spagna in un’immensa cloaca inondata dalla corruzione. L’argomento domina le conversazioni nei supermercati, nei bar e nelle fabbriche, ed è penetrato così a fondo che l’indignazione monta incontrollata.

In Catalogna la stabilità politica è minacciata dalla [notizia che le agenzie investigative spiavano] (3410291) gli affari e la vita privata dei vertici politici. È evidente che lo scopo della sorveglianza, di cui ancora si cercano i responsabili, fosse proprio il ricatto. Alcuni dei politici più coinvolti nel processo indipendentista potrebbero essere accusati formalmente di corruzione nelle prossime settimane.

La fogna in cui si è trasformato lo stato spagnolo conta più astri di una costellazione. L’indignazione, intanto, aumenta di giorno in giorno e ribolle sui social network. I movimenti civici degli indignados cominciano a ottenere le prime vittorie sul parlamento e sulle decisioni dei partiti al potere.

Se questa storia andrà avanti, se [l’infanta Cristina sarà chiamata a deporre] nei processi per corruzione contro il duca di Palma e se gli alti funzionari del Pp (incluso il presidente del governo) saranno convocati da un giudice, la stabilità dell’esecutivo potrebbe andare definitivamente in pezzi.

Nel frattempo la serie inarrestabile di ricatti non suscita alcuna reazione. Bárcenas manipola le sue agende e i suoi documenti con destrezza, ed è riuscito a evitare che Rajoy avviasse alcuna azione giudiziaria contro di lui o si azzardasse nemmeno a pronunciare il suo nome.

Accettare il ricatto non fa che mantenere o aggravare una debolezza. Se le richieste dell’estorsore sono eccessive, è meglio farla finita subito.

La stanchezza del re.

A questo panorama desolante bisogna aggiungere la crisi sistemica della Confederazione delle industrie spagnole (Ceoe). L’ex presidente [Gerardo Díaz Ferrán] è in galera per gravi atti di corruzione. Il suo successore [Joan Rossell] si comporta come un piromane, mettendo in dubbio i dati ufficiali dello stato sulla disoccupazione e insultando centinaia di migliaia di lavoratori del settore pubblico. Il vicepresidente [Arturo Fernández] dovrà dimettersi con l’avanzare del processo in cui è accusato di reati contro la previdenza sociale e il fisco per aver pagato in nero i suoi dipendenti.

A proposito di malattie, i continui acciacchi del re di Spagna, la sua età avanzata e gli obblighi imprescindibili della sua agenda sono un ulteriore elemento di difficoltà per una istituzione ereditaria che non è abbastanza solida da impedire una successione complessa e delicata.

Le cariche sono ormai piazzate nella struttura dello stato. Se esploderanno dall’interno, sarà molto difficile tenere in piedi i pilastri portanti. Ma il rischio di destabilizzazione non può e non deve impedire che si conosca la verità. Questa volta i cittadini non sono disposti a perdonare o a dimenticare.

Versione originale:

Carlos Carnicero
Fonte: www.elperiodico.com
Link: http://www.elperiodico.com/es/noticias/opinion/chantajes-estado-implosion-2321161
18.02.2013

Versione italiana:

Fonte: www.presseurop.eu
Link: http://www.presseurop.eu/it/content/article/3438101-lo-stato-traballa?xtor=RSS-9
20.02.2013

Traduzione a cura Andrea Sparacino

Commenti (51)

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    1. Georgejefferson 22 febbraio 2013

      ESTRATTO... I primi a mistificare sono proprio gli austriaci, a cominciare dall'uso estensivo che fanno del termine socialismo (fin da Hayek) per indicare tutto ciò che ha anche minimamente a che fare con lo Stato.Il socialismo può piacere o non piacere, ma ha una sua connotazione storica e politica abbastanza precisa. Per gli austriaci, invece, la semplice presenza di uno Stato come entità sovraindividuale con autonomia impositiva è già di per sé un segnale di socialismo. Poco importa, poi, se all'atto pratico lo Stato non redistribuisce affatto il reddito, anzi, sistematicamente ruba ai poveri per pagare i lussi dei ricchi, come ci insegna il bailout del 2008 o come ci conferma la diversa aliquota alla quale sei soggetto negli USA se hai una normale attività produttiva rispetto a chi, invece, vive di rendite finanziarie. Per gli austriaci vale la formula Stato = socialismo. In realtà, questo uso estensivo del termine "socialista" risponde a una precisa e deliberata strategia di mistificazione. Bisogna tener conto, infatti, che negli Stati Uniti (dove il libertarismo si è diffuso inizialmente) il termine "socialista" provoca incubi anche al più radical e al più liberal (quelli che da noi si definiscono genericamente "di sinistra"). Si inventa, insomma, uno spauracchio (lo Stato totalitario socialista) per giustificare di fatto il laissez-faire, ossia per giustificare che chi è più ricco non è tenuto a pagare per chi è più povero. È il solito trucco: fai paura alla gente e la gente farà quello che vuoi. Devi far credere ai gonzi che lo Stato limita la libertà dell'individuo, così i gonzi accetteranno di buon grado di rinunciare allo stato sociale e a quel poco di diritti che ancora rimangono loro.Il manganello non sarà più quello della FED o dello sceriffo locale, sarà quello dell'agenzia di mercenari, ma il manganello privato è notoriamente più efficiente di quello pubblico e, soprattutto, non costa un cent alla collettività. Inoltre, non ci sarà coercizione. Ci sarà un libero contratto, per cui il manganellato accetterà preventivamente di farsi bastonare a piacimento. Hayek contesta che la maggioranza abbia diritto a prendere decisioni anche per la minoranza, mentre ritiene assolutamente naturale che una minoranza di non meglio definiti saggi, o eletti, "ispiri la maggioranza", di fatto decidendo per tutti. Ma certo che se uno non legge mai il testo può credere a quello che vuole e far dire a Hayek quello che vuole. Quello che impropriamente viene definito anarcocapitalismo è di fatto la giustificazione teorica del diritto del più forte a decidere anche per il più debole. Hayek non accetta che i pezzenti abbiano diritto di voto e, in tal modo, possano obbligare i più ricchi a cedere una parte della propria ricchezza a chi ha di meno. Il povero, per lui, è uno sfigato che è stato incapace di provvedere a se stesso, non merita alcuna assistenza se non quel minimo che lo renda innocuo e lo faccia desistere dal rubare al più ricco. Ma per non apparire elitarista, Hayek aggira abilmente il problema rovesciando i valori. Si inventa il concetto di "dittatura della maggioranza" creando una vittima della coercizione (la povera minoranza di più ricchi che deve sottostare alla volontà della maggioranza di poveri e scemi) per giustificare, di fatto, il diritto di quella stessa minoranza a sfruttare eternamente i meno fortunati.L'anti-statalismo degli austriaci, come non mi stancherò mai di ripetere, è solo fuffa, è solo una cortina fumogena dietro cui nascondere l'unico vero intento, eliminare lo stato sociale. Lo Stato esisterà sempre, non foss'altro per sancire il diritto (naturale e inviolabile per tutti gli austriaci) alla proprietà privata.

    1. Denisio 22 febbraio 2013

      si tratta sopratutto di un insieme di riflessi che ci ritroviamo a scontare per la mancanza di principi, ma di quali principi? beh, dalle basi, dalla socialità, ci possiamo rifare partendo dalla base , dalla consapevolezza che dobbiamo ricostruire, partendo dalla comprensione dell importanza della socialità, capito ciò capiremo il senso dello stato. ciao.

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      Va al Circolo Stalin a dire queste scemenze e a fare un minestrone di termini così parli anche dei derivati che lì sei anche più colto e sai perfino che è un nome che comincia per "d" e finisce per "i".

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      Tutti pare. Mica solo qui. O perlomeno non abbastanza scontenti in 50 anni da cercare di impedirlo. Che non è certo votando destra o sinistra. Ma anche qui. Quando sfiori argomenti di quel tipo non interessano pressochè a nessuno salvo andare avanti colla nenia del neo-liberismo e del socialismo. Infatti i già pochi commenti nelle 3 o 4 volte che ho affrontato erano tutti fuori tema o per ricicciare la solita nenia e ricacciarsi dentro il solito schema.

    1. Ercole 22 febbraio 2013

      La crisi morde morde ma non fugge ,anche in INDIA sciopero generale con oltre 100 milioni di operai in piazza per 2 giorni, l'EUROPA IN PIENA RECESSIONE E NON SI INTRAVEDE LA FINE,gli U.S.A. e GIAPPONE stampano moneta fittizia per difendersi dal crollo economico ,in AFRICA una guerra al giorno....e la gente discute ancora sul voto....

    1. Tanita 22 febbraio 2013

      Strano che tu ce l'abbia tanto con l'Argentina doce la scuola pubblica é universale e gratuita ma é garantito il diritto di educare ai privati; le regole sono esattamente le stesse per le scuole pubbliche o private, gli stipendi sono esattamente gli stessi per insegnanti di scuole pubbliche o private, i diritti di allievi, insegnanti, la libertá di cattedra, il tutto é esattamente uguale per la scuola pubblica o privata.

    1. arno 22 febbraio 2013

      Quante imprecisioni, quante inesattezze. Ma non si tratta di errori di sintassi ma veri e propri errori concettuali e/o forse volontà di disinformazione

      Dice : Le teorie Keynesiane andate in putrefazione ...
      In putrefazione ci stiamo finendo noi , tutta la società, si salva solo la èlite finanziaria.
      La ricostruzione del dopo guerra e il nostro benessere è avvenuto con il piano Marshall ed esattamente con politiche Keynesiane.
      L'abbandono di tali politiche e la follia dell' applicazione dei concetti della scuola degli economisti Austriaci hanno portato a questo sfascio.
      Aver dato la Ns sovranità monetaria a un negozio privato come la BCE ha portato a questo sfascio
      Aver ceduto la sovranità democratica a soggetti non eletti ( Commissione Europea , UE, BCE) ha prodotto questo sfascio,( il parlamento Europeo non ha potere rilevante in materia ).

      Dice : La sanità di bilancio ... senza il pareggio nessuna struttura statale può soppravivere nel tempo ..

      Non sò se lo fà completamente in malafede o per ignoranza .
      Non parla del fatto che gli stati a moneta sovrana, producono moneta dal nulla. Il Giappone ha investito miliardi producendo moneta dal nulla, impulsi elettronici .. e ha ricostruito le strutture distrutte dal terremoto.

      Non sà o non capisce la differenza tar deficit positivi e negativi ? Veda in memmt.info .
      Non spiega che se lo Stato mette in circolazione 100 e toglie 105 è un bel avanzo di bilancio di 5 e il settore privato perde 5 in risparmi? Quindi è un impoverimento ?
      Ma certo vendiamo anche la sanità e mettiamo tutto in pareggio, così oltre le migliai di miliardi di profitti in derivati e titoli tossici iniziano un bel mercato della salute dei cittadini.

      ....considera lo stato come una famiglia che deve pareggiare i conti e non fà la distinzione tra soggetto che può emettere moneta e soggetto utilizzatore della moneta.
      Vedere un piccolo esempio Postato dall'Economista Daniele Basciu

      http://memmt.info/site/plesiometa-argyra/

    1. Georgejefferson 22 febbraio 2013

      chi e' felice e contento?Fai i nomi

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      L'utile è uguale. Quale ometti? In un bilancio è identico. Ma è uno svicolare questo: se è CONVENIENTE una gestione STATALE per una somma di moitivi va fatta QUELLA. Tu confondi che uno "parteggi" per qualcosa. Io non PARTEGGIO. ANZI ho scritto molte cose su assets strategici ad esempio e sulle privatizzazioni demenziali anni '90.

      Ma quel che dco io è altro, e dà un po' fastidio si vede. Avere imprese Statali in mano a uno Stato degenerato non è una gran soluzione. La soluzione è avere uno STATO, non una lobby chiamata Stato. E per averlo ci sono delle condizioni base. Una è il controllo dal basso e la disintermediazione dei Partiti. Un'altra è l'informazione. Due cose che porta avanti, anche se confusamente, Grillo.

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      Il trucco è sempre il solito e la stupidità e il condizionamento fatto alla gente è sempre ll solita. Irriformabile. In questo caso lo schema è il SOLITO. Li fai litigare sulle CONSEGUENZE. Dividendoli in due fazioni. Quello che c'è SOPRA resta intatto.

      Per cui qui hai il banditismo privato. E che vuole uno? Toglierlo giustamente. E lo chiama "liberismo" o "neo-liberismo" ma è banditismo.

      Allora avrà il banditismo di Stato che gli firma il pareggio di bilancio in Costituzione, il MES, che gli fa elezioni o anche no, che gli cambia regole, che ruba in cento modi, ecc....Perchè non è STATO, è una "cosa" a parte gestita da gente "a parte" legittimata da elezioni, ma che non corrisponde a quelle e a quegli interessi.

      E' cioè una DEGENERAZIONE dello Stato, non lo STATO.

      Se non fosse DEGENERATO non ci sarebbe nemmeno il banditismo PRIVATO evidentemente. Ma la gente vede il banditismo privato e non si chiede perchè c'è e dice "lo togliamo e lo diamo allo STATO" che però è quello che ha consentito e consente il banditismo. Perchè non è lo STATO è la degenarazione dello STATO.

      E allora? Il problema è quello sopra queste due fazioni fasulle, una pro bandito privato e l'altra pro bandito stato.

      Oggi poi li hai ENTRAMBI in pista. Il banditismo privato e il banditismo Statale. Felici e contenti.

    1. Georgejefferson 22 febbraio 2013

      i seguaci di Mises non sono Mises,come i seguaci di Malthus non erano Malthus(come anche alcuni keynesiani o Marxisti non sono Keynes o Marx)...sul discorso ci sono fondi di verita,ma ometti sempre il discorso sull'utile,ne riparleremo.

    1. stefanodandrea 22 febbraio 2013

      Continui a offendere a ogni commento. I vecchi dovrebbero essere sereni, non frustrati.

      Costringi a trattarti come meriti.

      Hai negato che serva lo statalismo senza definirlo. Un modo puerile di argomentare. Io pur non avendolo definito espressamente, ho indicato una serie di caratteristiche e poteri che hanno caratterizzato l'intervento dello stato in economia sia sotto il fascismo che sotto la prima repubblica. Insomma, chi legge il mio commento capisce cosa intendo per statalismo. Chi legge io tuo no.

      Inoltre il marxismo è una filosofia o una critica dell'economia o altro. Insomma è teoria. I partiti comunisti e socialisti che sono stati marxisti sono tutti stati statalisti. Fin troppo, addirittura. Quindi il marxismo non c'entrava un tubo.

      Infine il liberismo. C'è tutta una immensa categoria di idioti secondo i quali il federalismo vero non è quello che abbiamo introdotto nel 2001, la concorrenza vera non è quella che abbiamo introdotto negli ultimi 23 anni; il maggioritario vero non è quello che abbiamo introdotto. Vuoi iscriverti a questa categoria?

      Puoi ingannare le quindici persone che ti seguono su CDC. Per me sei solo un frustrato dotato di una certa intelligenza. Una di quelle persone aggressive che, quando capita la sventura di incontrarle, vanno prese a insulti sputi e calci. Insomma il peggio del peggio.

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      In uno Stato che fa lo Stato ed è cioè uno Stato non ci dovrebbe essere NESSUNA DIFFERENZA ad esempio tra avere una scuola pubblica (che non è lo stesso che statale) e una scuola privata.
      NESSUNA DIFFERENZA. Perchè lo Stato SCRIVE LE STESSE REGOLE E LE FA RISPETTARE a chi gestisce.

      Poi può convenire una gestione statale, oppure può convenire per la scuola primaria e secondaria e non per Università, ma non cambia: lo STATO fa rispettare le STESSE REGOLE a una GESTIONE STATALE o auna GESTIONE PRIVATA. LE STESSE. Quindi il vero problema è lo STATO cosa DEVE FARE, non cosa gestisce.

      La gente fa fatica perfino a capire questo concetto perchè è abituata da una parte alla degenerazione del concetto di privato, dall'altra alla degenerazione del concetto di statale, che confonde con la gestione, e dal fatto che lo Stato gle lo hanno inculcato come "un'entità" a parte.

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      Quello di cui parla la gente è la degenerazione del liberismo, come anche la degenerazione del socialismo. Il liberismo è l'etica della responsabilità individuale e richiede uno STATO e delle REGOLE da far rispettare. Assegna all'individuo responsabilità. E una comunità formata dalle singole responsabilità.
      Prevede che NON CI SIANO MONOPOLI e OLIGOPOLI e posizioni dominanti.
      Il socialismo ha evidenziato e sottolineato di più l'aspetto comunità ed è un'evoluzione del liberismo e non prevede nemmeno uno STATO nel suo compimento teorico.

      La degenrazione sta nel fatto che uno è diventato banditismo e cioè mancando etica allora faccio quel che voglio, e mancando Stato le regole tanto non si rispettano. L'altro è diventato banditismo di Stato. E ha affossato l'idea che la comunità è fatta di individui con responsabilità, facendoli invece diventare bambini con uno Stato, o Partito, o Burocrazia che vengono dalla Luna sono "altra cosa" e li protegge e gli fa da papà, e così diventano una casta a parte che si perpetua e basta che formalmente scriva un'iniquità qualunque e va bene. Grillo nel suo piccolo cerca di rompere queste due degenerazioni, ricominciando da responsabilità ed etica della responsabilità.

    1. mincuo 22 febbraio 2013

      Lo Stato, non lo statalismo. Sono due cose diverse. E non c'è nessun liberismo nè c'è mai stato il liberismo. Continuano con questa campana per imbrogliare i fessi. Nè il liberismo prevedeva che non ci fosse lo Stato, anzi, necessita proprio di uno Stato forte che scriva le regole e le faccia rispettare, per esistere. Non di Statalismo. E semmai a non prevedere PER NULLA lo Stato era il marxismo, ma solo perchè è una evoluzione ulteriore del liberismo e dell'etica della responsabilità.
      Mancano le basi proprio. Solo slogan, studiato zero.

    1. Georgejefferson 22 febbraio 2013

      bravo jago

    1. Georgejefferson 22 febbraio 2013

      Scuola austriaca,quella della difesa a prescindere della proprieta privata,anche i grandi capitali costruiti grazie anche e sopratutto ai deficit pubblici

    1. Tanita 22 febbraio 2013

      E' da manuale.

      Neanche una parola sui "corruttori". Si parla soltanto dei corrotti.

      Neppure una menzione alle banche, ai banchieri.

      É il cuore dell’illuminismo a morire. Il suffragio universale é incompatibile con la sanità di bilancio, e senza bilanci almeno in pareggio nessun modello di organizzazione statale può sussistere nel tempo.

      Quest'affermazione appare ai miei occhi quale sentenza per tenerci pronti ad accettare i programmi dei fanatici del NWO, c'est a dire:

      Voto qualificato (molto promosso via CNN, vedere qui):

      http://www.youtube.com/watch?v=U_Uhv2nHlLw

      E poi il concetto che sottogiace nell'asseverazione riguardante il bilancio dello Stato; sotto questo (promosso) paradigma l'Economia é una scienza esatta predominante su ogni altra considerazione sociale e/o politica.

      Insieme con concezioni di questa caratura vengono la "necessaria cessione di sovranitá" (a chi la cediamo, la sovranitá?????), perché "i Greci sono incapaci di ....", "gli Spagnoli sono incapaci di...", "gli Italiani sono incapaci di....", "I Francesi..." Pure! (Ho letto di recente un'articolo su ZeroHedge in cui si sentenziava che "il problema di Francia sono i francesi". But of course! Cosí dicevano da noi nel 2001: che avevamo bisogno di un governo sorvegliato e monitorato dall'FMI poiché noi argentini non eravamo "capaci".

      Niente sulle banche.

      Niente sul fatto che:

      http://www.zerohedge.com/contributed/2013-02-21/fed-now-fifth-largest-country-world

      In questo meccanismo perverso e patologico, prima si corrompe i politici (che si lasciano corrompere, certamente), si mettono i governi sotto controllo dei (chiamiamoli) banchieri, banksters, poi gli si sputtana attraverso i media corporativi; la gente deve convincersi dell'inutilitá della politica, del suo "carattere intrinsecamente sporco", deve VOLER delegare il governo, la GOVERNANCE in altre "istituzioni" controllate da...

      Controllate da chi? Chi controlla la BCE? Chi controlla la FED?

      Grossolane, brutali strategie ormai collaudate.

      Poi disprezzano i "complottisti", come se questo modus operandi calcato che si é operato e si opera in decine di Stati fosse casuale, naturale, cosí, che "just happens".

    1. Truman 22 febbraio 2013

      Concordo con Stefano. Il discorso di Mela va capovolto: è il liberismo sfrenato, con i suoi risvolti finanziari, che sta distruggendo gli Stati. E' vero che tale liberismo è incompatibile con lo Stato, ma l'evidenza (salvataggi bancari a ripetizione) è che l'unica risposta è lo Stato.

    1. Clausewitz 22 febbraio 2013

      infatti la Francia del XVIII secolo era un Paese noto per la sanità della spusa pubblica e per avere il suffragio universale. Ma per favore....proviamo a leggere un po' prima di scrivere....

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