La sincerità non è sempre una virtù

La sincerità non è sempre una virtù
MARCELLO VENEZIANI GIORNALISTA DOCENTE

Di Marcello Veneziani

C’è una virtù che oggi sarebbe trionfante. Dico la sincerità. Da quando furono abbattute le barriere architettoniche che la ostacolavano – vale a dire il timore reverenziale, il rispetto, l’autorità, il decoro, il galateo, la paura della punizione – la sincerità si presenta nuda, sfacciata, a briglia sciolta, nei mille rivoli dei media. Via i tabù, vai con l’outing. Viviamo dunque nell’età della sincerità?
Per cominciare, la sincerità è una virtù socialmente pericolosa e difficilmente compatibile con l’amicizia, l’affetto e la simpatia, anche se poco sinceramente si sostiene il contrario. La sincerità è una signorina stimata ma poco amata. Nubile, non sopporta mariti e conviventi. A volte è irritabile, più spesso è irritante. Nell’immaginario sociale, la sincerità è una virtù puerile come lo è la bugia, il cui metro vistoso è il naso di Pinocchio che s’allunga. La sincerità più della bugìa ha le gambe corte, perché non va lontano, tronca molte relazioni. Alla sincerità come “virtù crudele” dedica da anni i suoi studi Andrea Tagliapietra (l’ultimo suo saggio è Sincerità, ed. Cortina). La sincerità è un modo di dire ma non implica un conseguente modo di agire. Il sincero può persistere in tutti i suoi errori, vizi, bassezze; si limita a dichiararli. Chi è sincero può non essere onesto, e chi è onesto può non essere sincero. Se confesso di aver rubato sono sincero ma non smetto di essere ladro. Viceversa posso dire una bugia a fin di bene, dunque onesta. Ma soprattutto non c’è nessun automatismo tra la sincerità e la verità. Il sincero non dice la verità ma dice quel che pensa o, peggio, quel che sente. Il sincero dice tutto ma non sempre pensa quel che dice. La sincerità è soggettiva mentre la verità implica lo sforzo a uscire dalla propria soggettività per avvicinarsi alla realtà obiettiva. La sincerità può autoingannarsi: costruisce castelli d’illusioni e va ad abitarci. “Il mio cuore messo a nudo” di Baudelaire indica un sincero aprirsi, esponendo le passioni, i tormenti, le speranze; ma la verità è un’altra cosa. Senza dire del sofisma cretese: se dico “sto mentendo” sono sincero o no? Quesito insolubile perché si autosmentisce in ambo i casi. La sincerità è spesso confusa con la spontaneità: niente freni, niente veli, dico tutto quel che mi passa per la testa. La spontaneità è im-mediata, non tollera la mediazione riflessiva; è diretta, selvatica, primitiva. La spontaneità non è una virtù, è solo la liberazione di un impulso, è uno sfogo, quasi un’incontinenza. La brutale franchezza spesso produce nel nome di un piccolo bene, la sincerità, gravi danni al prossimo e ai rapporti umani. Ferisce l’altrui sensibilità, non si cura dei suoi effetti, danneggia i legami sociali. Dal ’68 in poi si è identificata la sincerità con la spontaneità. Come la verità è rivoluzionaria sul piano politico, così sul piano interpersonale la sincerità è stata considerata libertaria, liberatrice e dissacrante. In fondo, franco sta sia per sincero che per libero. Da questa pseudo-sincerità sono nati due frutti, uno per affinità, l’altro per contrasto. Da una parte è sorto il coming out, detto in breve outing. Tutto ciò che era coperto dall’inibizione diventa oggetto di esibizione. Il pudore per l’intimità cede al narcisismo, con sfacciata sincerità. Dall’altra parte, il risultato paradossale della guerra all’ipocrisia “borghese” è la nascita d’un nuovo codice dell’ipocrisia, il politically correct: l’uomo di colore, il rom, il non vedente, il diversamente abile, il personale ausiliario, l’operatore ecologico; il frasario dell’ipocrisia. La sincerità delle origini si è capovolta in uno stucchevole rococò della falsità. Torna in altre vesti la massima: la parola è data all’uomo per nascondere il pensiero (e la realtà). Una parodia delle ipocrisie rivoluzionarie la fece già Niccolò Tommaseo nel Vocabolario filosofico-democratico del 1799.
La civiltà è il contrario della sincerità intesa come spontaneità. Ciò vale sia nell’ambito del costume e dei comportamenti che sul piano del pensiero e della fede. Nel primo caso, l’etica si accorda all’estetica e la sincerità non deve ferire lo stile e il buon gusto; nasce il galateo, la civiltà delle buone maniere, che velano la sincerità; le tende di pizzo del pudore. Ma anche in ambito teologico e filosofico la verità si è servita della menzogna quanto e più della sincerità. La pia fraus cristiana e le sante omissioni, le salutari menzogne di Platone, la doppia verità di Averroè, il bello mentire di Campanella, la dissimulazione onesta di Torquato Accetto, praticata anche da rigorosi moralisti come Seneca, le menzogne necessarie di Nietzsche (il velo d’Apollo che veste di bello l’orrore della verità e copre la tragedia del divenire). E in letteratura la menzogna troneggia. Gli uomini, diceva Tristan Bernard, sono sempre sinceri ma cambiano spesso sincerità. La realtà ha molte facce e noi possiamo essere sinceri rispetto a una e insinceri rispetto a un’altra. Possiamo dire la verità, ma non tutta la verità. Qui si tocca una questione cruciale che va oltre la sincerità e investe la verità, che ama nascondersi, si confonde col mistero e può essere colta per allusioni, bagliori e frammenti. È la poligonia del vero, di cui parlava Gioberti nella Teoria del sovrannaturale; la verità ha vari lati, non uno solo. Nessuno ha la verità in tasca, semmai noi siamo dentro la verità, ne cogliamo uno spicchio; ma ciò non impedisce che ci siano altri spicchi di verità che non vediamo, non vogliamo o non sappiamo vedere. Non è relativismo, che sottende la riduzione della verità ai punti di vista, alle interpretazioni soggettive; ma la verità ha più lati, ossia la verità è più grande di noi, ci trascende, noi possiamo aspirare a essere nella verità, ma non ad avere la verità in pugno. Questo salva la verità dal monopolio dispotico e dalla negazione nichilista.
Insomma la sincerità è una virtù interiore ma non sempre è una virtù pubblica. Spesso ferisce, nuoce, spezza i legami; non implica coerenza tra il dire e il fare. Non s’identifica con la spontaneità ma assume valore se è consapevole e riflessiva. La sincerità è poi soggettiva e dunque non coincide con la verità. È solo un lato del vero. Resta un pregio, una virtù vera, se indica l’aprirsi agli altri senza secondi fini subdoli. E se sa fermarsi davanti alla soglia del rispetto altrui, della carità, della prudenza e della pazienza. Come ogni virtù, la sincerità si fa tiranna se è unica e assoluta, sciolta da ogni vincolo e da ogni altra virtù. La sincerità non è la virtù regina, ha valore se non violenta altre virtù. Al poligono della verità corrisponde il politeismo delle virtù: le virtù si temperano a vicenda. Senza freni la sincerità è una virtù che sconfina nella malvagità.

Di Marcello Veneziani

18.08.2014

Marcello Veneziani, giornalista, filosofo e scrittore.

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/saggi/il-culto-della-sincerita-non-ci-libera-dall-errore/

Commenti (22)

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    1. Cachafaz 28 maggio 2023

      Veneziani e' raccomandato, sempre con la foto di 30 anni fa..

    1. catgarfield 28 maggio 2023

      Ma l'IA sarà sincera? Se no, non servirebbe. Se si, forse è per questo che viene ritenuta pericolosissima.

    1. sim 27 maggio 2023

      Il fatto che così tanti 'buoni rapporti' siano fondati sull'insincerità al giorno d'oggi è sintomo di una società malata, assuefatta alla ricerca dell'approvazione altrui (un mero dare e ricevere piacere basato sul nulla) piuttosto che trasmettere messaggi affidabili e genuini: sinceri, appunto. Il fatto che proprio un 'professionista dell'informazione' si arrovelli tanto per trovare i (presunti) difetti della sincerità la dice lunga sull'infimo livello a cui si è ridotto il giornalismo negli ultimi anni, in Italia e non solo. Si mescola infatti la 'sincerità' con falsi sinonimi, ossia brutalità verbale, spudoratezza, impulsività, parlare a sproposito, usare strumentalmente delle mezze verità... Queste sono distorsioni del termine originale al fine di sminuirlo e giustificare il ricorso alla menzogna; su queste distorsioni mescolate al 'relativismo della verità' (anch'esso di fatto sostenuto, nonostante un'insincera negazione) si arriva all'autocompiacimento, al sostenere che se quasi tutti fanno così allora non resta che adeguarsi per stare bene nel mondo. Si adegui lei, signor Veneziani, al suo magico paese dei balocchi pieno di bugie e ipocrisie, se proprio ci tiene tanto! Un gatto, una volpe e un Lucignolo con cui socializzare di certo li troverà. Io preferisco coltivare poche relazioni, magari anche difficili e contrastate, a patto che siano autentiche. Meglio soli che male accompagnati!

    1. ric 27 maggio 2023

      mi sembra di sentire quel balengo di umberto eco.... Parlare ore ed ore per essere inconcludente.

    1. omega 27 maggio 2023

      Solitamente leggo con interesse Veneziani e riscontro cose condivisibili.
      Stavolta però affronta, a mio parere, male una tematica interessante e stimolante esponendosi a critiche legittime, che già sono comparse nei commenti.
      Non sempre le ciambelle riescono col buco.
      Due esempi:Torquato Accetto distingue la dissimulazione dalla simulazione; il velo di Apollo non è di Apollo ma di Maya.

    1. JHON 27 maggio 2023

      L' unica sincerità D.O.C.G. secondo me è quella dei bambini in tenera età, quando combinano qualche marachella e non vogliono ammetterla. Li guardi negli occhi con tono severo ed ecco che esce da essi con tutta la certificazioni possibili e immaginabili. Altre sincerità, non ne conosco se non camuffate da una zona d'ombra che le copre, e le tramuta in innocenti bugie. Parliamo di sincerità adulta? Giornalisti, venditori di ogni genere, specialmente d'auto, carrozzieri, sportellisti e promotori finanziari, consulenti del lavoro, avvocati, notai e tutta la pletora quotidiana di coloro che te la vogliono dare da bere? Non suona bene perchè è un proverbio dialettale, che provo a tradurre in Italiano, rivolto a coloro che mostrano una sincerità celata da menzogna: E' sincero come l' acqua dei fagioli cotti.

    1. Arian Van Heisen 27 maggio 2023

      Insomma un articolo per dire tutto e il suo contrario buono solo per farsi pagare l articolo visto la cultura di Veneziani.

      La Sincerità è una Virtù e come tale non tutti la posseggono, per esempio le Donne non la posseggono -

    2. sbregaverse 28 maggio 2023

      E le quote rosa sono sistemate !

    3. Arian Van Heisen 29 maggio 2023

      Altro che quote rose..^?
      il Suffragio universale andrebbe riconsiderato come lo intendevano gli Antichi

    1. LuxIgnis 27 maggio 2023

      Non mi convince molto questo pezzo sembra un po' un panegirico sofista. Certo l'argomento è complesso ma non sono proprio convinto che la sincerità non sia sempre una virtù o che sia inferiore all'onestà.
      Sincerità etimologicamente vuol dire non mescolato, fatto di una sola sostanza, quindi integro non adulterato.
      Per quanto è vero che la sincerità non è la verità ma ne è solo un frammento e che questa non può essere mai intesa nella sua interezza - si che è relativismo! - è anche vero che la sincerità è una delle strade maestre e forse l'unica verso la verità.
      È vero che la sincerità può far male e che a volte è meglio sottacerla, che non equivale per forza a mentire, ma la stessa verità può essere devastante e se non lo fosse non sarebbe verità.
      Quindi cos'è che non va? Che la nostra società che è retta dalle menzogne non potrebbe funzionare con la sincerità? Ma ben venga questo. Siamo pieni di ipocrisia, e una menzogna ne tira un'altra, poiché ogni volta che si mente si deve per forza essere preparati a mentire ancora. La sincerità vale una volta sola. Quando si è sinceri si è sinceri e basta.
      Siamo talmente abituati alle maschere che abbiamo il terrore e ci vergogniamo del nostro essere senza maschere.
      Per quanto faccia del male io preferirei un mondo sincero. Perché quando si è sinceri il "male" che si produce è limitato e finisce là, o al limite come tutte le verità può essere lettera morta, mentre la menzogna, l'insincerità si propaga a macchia d'olio e alla fine produce "mali" molto peggiori.

    2. Primadellesabbie 27 maggio 2023

      Ancora prima delle tue considerazioni, bisogna dire che chi campa, di questi tempi, facendo il giornalista farebbe bene a non toccare certi argomenti.

    3. LuxIgnis 27 maggio 2023

      Rischia di essere poco sincero e anche disonesto intellettualmente?

    1. emilyever 27 maggio 2023

      Mi è piaciuto molto questo pezzo, che non affronta, però , mi sembra, la sincerità verso se stessi. A volte difficile, a volte impossibile se non abbiamo quello che chiamo la dimestichezza con la vita interiore. E credo sia diventato più complesso essere sinceri e guardarsi dentro nell'era dei social . Sembra un paradosso ma la massima condivisione di noi, del nostro corpo, della nostra casa, dei mici, dei cani e dei figli, del cibo ecc. è uno svelarsi o un rivestirsi di un personaggio? Per gli ultimi allievi che avevo avuto, una prima superiore nel 2014 la risposta era abbastanza chiara: la pagina fb era tutta una finzione consapevole, una vetrina, di belle frasi, di foto ritoccate per avere i like, di "amici" che se si incontravano per strada manco ti salutavano , e un certo rimpianto per il diario con la chiavetta nascosto nel cassetto.
      A me piace scrivere solo nei forum e ho notato che proprio parlando d'altro escono tratti "sinceri" della nostra vita personale, o almeno, li sento così

    2. LuxIgnis 27 maggio 2023

      La sincerità e l'onestà, verso sé stessi è fondamentale se si vuol fare qualche passo in avanti nella strada verso la consapevolezza.
      Si può, forse, a volte, non essere sinceri verso gli altri ma non lo si può essere verso sé stessi.

    3. emilyever 27 maggio 2023

      Lo penso anch'io, ma mi chiedo anche se per le nuove generazioni sia più facile o più difficile raggiungere la consapevolezza di chi si è, e con quali strumenti lo facciano. Purtroppo mi pare che la scuola, specie nel dopo covid , non gli fornisca strumenti culturali adeguati. Forse sono pessimista, ma fra agenda 2030 da portare avanti, tematiche del gender,influencer e social, non ci si perderà in un gioco di specchi? Poi mi dico che magari in altri modi questi rischi ci sono sempre stati e chi vuole trova anche da solo la scintilla per sviluppare lo spirito critico

    4. LuxIgnis 27 maggio 2023

      Se sono fortunati qualche maestro in giro lo troveranno.
      Dopo tutto si dice che quando l'allievo è pronto, il maestro arriva.
      Credo che la scuola o le istituzioni in generale non abbiano mai fornito gli strumenti giusti. Certo concordo che prima era meglio, c'era più pluralità di visione e quindi qualcosa arrivava. Ora che siamo a una sorta di monoteismo culturale è ben più difficile.
      Ma voglio essere fiducioso nella forza di questi ragazzi, che li porterà a trovare la loro strada.

    1. gianB 27 maggio 2023

      Ma che simpatici questi giornalisti "filosofi". Come quando fanno una "casuale" confusione tra sincero e spontaneo. O anche come quando parlano di "sinceritá senza freni" dimenticandosi che nel vocabolario italiano cé una parola apposita per questo caso e si chiama impulsivitá e quindi dicono che la prima non deve diventare la seconda... geniale!

    2. Bertozzi 27 maggio 2023

      Mi fan venire il latte alle ginocchia dopo tre righe

    3. CptHook 28 maggio 2023

      Non fosse altro, viva un giornalista che sa scrivere in italiano...

    4. sbregaverse 28 maggio 2023

      Comèvero commèvero .

    1. IlContadino 27 maggio 2023

      Bel pezzo.
      Dal canto mio, non sempre sono sincero, ma mai dico menzogne, in maniera consapevole quanto meno.
      Non sono sempre sincero perché a volte, quando penso che chi ho di fronte non sia disposto a cogliere la mia sincerità, me ne sto zitto. La sincerità può ferire, bisogna saperla dosare, mi piace quando lo fanno con me, quando dosano ciò che pensano riesca a sopportare, quindi lo faccio anch'io.
      Non mento mai perché di chi mente non ti puoi mai fidare, nel senso che poi non sai quando è sincero o quando sta mentendo, una persona che mente perde credibilità. Purtroppo, la menzogna, spesso camuffata da scusa, è diventata prassi naturale.
      Dico ai miei figli: se senti che stai per dire una bugia perché ad essere sincero pensi sia un problema, piuttosto stai zitto.
      Chi mente rifugge la realtà, la schiva, se ne discosta, fa un gran dispetto a se stesso, perché poi la realtà se ne ricorda e se ne sta in disparte.

    2. ducadiGrumello 27 maggio 2023

      cosa fai tu qui a commentare? corri a fare l'antitetanica, pussa via

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