LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE

LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE

DI DIEGO FUSARO

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La retorica dell'immigrazione, l'elogio a priori dell'immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l'oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori.

Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale.

Diego Fusaro

Fonte: https://www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/diegofusarofilosofo/posts/395283747279540

22.05.2013

Commenti (24)

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    1. Georgejefferson 24 maggio 2014

      Quindi?Non si comprende bene l'opinione

    1. Ercole 24 maggio 2014

      Ottima riflessione dal momento che i migranti sono nostri fratelli dobbiamo batterci per l'unità delle lotte contro chi ci sfrutta e vuole shiavizzarci vedi le lotte nella logistica ( ikea ,granarolo ,esselunga ,sda, il gigante di basiano ,ortomercato di Torino riportata oggi sulla stampa , ecc..ecc.. ) controllate dalle cooperative gestite dalla mafia che continuamente si scontrano con la polizia che difende sempre i padroni anche perchè i servi dello stato fanno la spesa gratis nei supermercati ,e la digos si fa portare la spesa a casa in camb io della repressione questo è quanto denunciano i lavoratori dei magazzini dei supermercati .Contro la repressione capitalista lotta di classe internazionalista , non può esserci opposizione sociale sè non è contro il capitale sono queste le parole d'ordine che il proletariato deve fare proprie ,e non le cazzate di GRILLO. RENZI E TUTTA LA COZZAGLIA PARLAMENTARE.

    1. tania 24 maggio 2014

      Mammamia , ma come siamo messi...
      In realtà il capitalismo neoliberista
      necessita di libertà di movemento per le merci , ma contemporaneamente di
      assoluta illibertà di movimento per gli esseri umani ( tranne quelli dotati di
      capitale da spendere ) : muri ai confini ( nel subSaharan , tra Palestina e
      Israele , Spagna e Marocco , Messico e California eccetera , in quasi tutto il
      mondo ) e dentro ai confini , "centri d'accoglienza" per l' Altro , creazione di
      ghetti , bantustans , club privati , zone esclusive sono la prassi ovunque
      .
      L'accumulazione di plus valore non esisterebbe senza la differenziazione
      tra esseri umani ( PS : l'idea di razza nel senso moderno non a caso non ha
      storia prima della conquista dell'America ecc. ) . Il processo di accumulazione
      capitalistico ( e quello contemporaneo in particolare ) si fonda su una politica
      delle differenze : differenze fra generi , persone e nazioni che si riflettono
      nella divisione del lavoro , nella segmentazione dei mercati del lavoro e nelle
      differenze dei prezzi . Tali differenze si traducono in un sistema di
      differenzizione dei diritti ( che include lo "status" dei migranti ) , in
      divergenze salariali e riproduttive facilmente sfruttabili.
      Il fatto è che
      le economie di mercato hanno interesse a mantenere determinate distinzioni
      socili e geografiche attraverso una distinzione sessuale , razziale e
      territoriale dell'umanità . I confini ( reali o immaginari ) sono essenziali per
      l'ordine economico mondiale . Le politiche migratorie di selezione umana servono
      a riattualizzare la vecchia distinzione tra "cittadino" ( gli europei ) e
      "suddito" ( gli abitanti delle colonie ) essenziale per l'accumulazione di plus
      valore .

    1. Georgejefferson 24 maggio 2014

      Esercito industriale di riserva
      Espressione con la quale Karl Marx indica, nel I libro del Capitale [1], la massa dei disoccupati in una economia capitalistica e la sua funzione.
      Il filosofo-economista nota due caratteristiche apparentemente paradossali (se osservate dal punto di vista della lotta di classe) del fenomeno della disoccupazione.
      Innanzitutto è la stessa opera subordinata degli operai che concorre a rendere in parte eccedente il proprio stesso lavoro. Sono gli operai infatti, costretti a produrre plusvalore di cui si appropriano i capitalisti, plusvalore grazie al quale il capitalista può tentare, una volta raggiunto il limite oltre il quale gli è impossibile abbassare i salari, di combattere la concorrenza rinnovando i processi produttivi, quindi risparmiando manodopera [2], così come il loro stesso lavoro subordinato produce le macchine che sostituiscono in parte il lavoro loro o di altri operai.
      I capitalisti, obbligati dalla concorrenza ad aumentare la produttività, ossia a diminuire il costo unitario delle merci prodotte, sono così costretti ad aumentare l’uso delle macchine modificando la composizione del proprio capitale, aumentando la quota del capitale costante (macchinari, acquisti di materie prime) a scapito di quella del capitale variabile (salari). Ma d’altro canto i capitalisti non ricavano, come credono, plusvalore dalla quantità di capitale investito ma dal lavoro operaio che hanno comunque, come per qualsiasi loro voce di spesa, interesse a pagare il meno possibile, tendenzialmente non più del livello di sussistenza. Dall'osservazione di questa contraddizione, aumento del capitale costante e diminuzione di quello variabile (la spesa per il lavoro), il solo che produca valore, nasce in Marx la teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto. La presenza di un gran numero di disoccupati è funzionale all’esistenza stessa del sistema capitalistico, poiché, alimentando la concorrenza tra gli operai, garantisce un basso livello di salari opponendosi alle rivendicazioni di aumenti salariali che diminuirebbero ancor di più il profitto per il capitalista e la massa totale di plusvalore di cui si appropria la classe capitalistica nel suo insieme (accelerando quindi la caduta tendenziale del saggio di profitto).
      La definizione marxiana è tratta dal linguaggio militare perché secondo Marx la disoccupazione è un’arma in mano ai capitalisti nel dispiegamento della lotta di classe.
      Marx prosegue la propria analisi definendo la disoccupazione come una sovrappopolazione relativa, e sottolineando come solo in natura, tra gli animali o le piante e senza l’intervento regolatore dell’uomo, si possa parlare di “sovrappopolazione assoluta

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