LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE

LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE

DI DIEGO FUSARO

facebook.com

La retorica dell'immigrazione, l'elogio a priori dell'immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l'oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori.

Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale.

Diego Fusaro

Fonte: https://www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/diegofusarofilosofo/posts/395283747279540

22.05.2013

Commenti (24)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 20 caricati
    1. Georgejefferson 22 novembre 2014

      E come mai ti scandalizzi per presunti da te percepiti insulti, dove tu stesso insulti ogni sussulto di difesa verso l'omologazione forzata alla poverta giudicandoli come "privilegiati" tutti in occidente come un unico calderone?


      Diritti per tutti va benissimo idealmente, ma nella realta dello stato di cose presenti non esiste un "governo mondiale buono" che lo garantisce.Ed ogni possibile protesta e' ovviamente ristretta nello spazio e nel tempo per il presente,dato che i ceti subalterni non hanno mezzi ne cultura per imporre l'uguaglianza dei diritti a miliardi di persone "tutto e subito".. ma non e' detto che lo sia sempre nel futuro,specie se l'esempio di parte porta incoraggiamento diffuso.Di sicuro non lo sara mai sicuramente se ogni tentativo passo a passo, viene distrutto dalla retorica finta moralista, che (come ti piace a te dire) consapevolmente o meno, contribuisce agli interessi del capitale a rendere perenne la poverta e loro interessi tutelati.

      Insomma tutto quello che hai studiato lo percepisci perfettamente in funzione di interesse elitario, e nemmeno te ne accorgi.Contento tu.Io te l'ho detto.
    1. Georgejefferson 22 novembre 2014

      Il tuo ragionamento e' sempre quello. Assolutizzi lo stato di cose presenti come naturale e deterministico. E' un dogma religioso che ti impedisce di vedere il divenire storico come possibilità a più strade. Secondo questa credenza religiosa, qualsiasi progresso di miglioramento sociale diventa un "privilegio" escludente perche l'unico modo per non esserlo sarebbe il "tutto e subito" in tutto il mondo,cosi da mettere al pari ceti subalterni di ogni paese,una utopia evidentemente irrealistica come istantanea. Quindi ogni rivendicazione diventa "cattiva", senza distinguere la persona in difficolta reale da altri messi meno peggio.Un tutto unico del ceto subalterno occidentale che sarebbe "cattivo" a prescindere senza tenere conto della manipolazione sistemica delle coscienze che annichilisce le genti e reprime collettivamente la coscienza infelice. Quindi un ragionamento altamente moralistico anche se lo neghi che ti impedisce di vedere le sofferenze in occidente in quanto miope ideologicamente.

    1. Georgejefferson 22 novembre 2014

      Dissento totalmente e ti spiego anche il perchè in poche parole. La tua posizione che idealizzi come di sinistra, in realtà e' di destra in termini filosofici, perchè e' sottomessa alle logiche deterministe e naturaliste (il corso degli eventi naturale ed indipendenti dalla prassi trasformatrice umana), quindi "credi" nell'impossibilita di qualsiasi azione umana collettiva di emancipazione possibile a lungo termine,e quindi non vedi l'azione reazionaria della coalizzazione delle elite contro i popoli tutti nel lungo termine. Il contrario della fu sinistra storica in termini filosofici. Questa e' la piu grande conquista della destra elitaria, aver "religiosizzato" tante persone con la fede indotta del destino rivelato.Storia vecchia e sempre attuale.E questo ti serve inconsciamente per pulirti la coscienza dando una parvenza di giustizia rivelata da una presunta "necessita" non dissimile dal destino da accettare dei preti medioevali.E questo lo si puo fare nella teoria, solo quando si e' ben al sicuro nella propria esistenza materiale, oppure quando si diventa totalmente credenti nel destino.

    1. Raziel79 25 maggio 2014

      Scusa se ti associato a SEL ma quel poco che ho capito del tuo intervento mi ha portato alla memoria discussioni avute con sostenitori di quel partito.
      Mi pare che cmq SEL sia uno di quei partiti che utilizza la "retorica dell' immigrazione" nel modo in cui si parla nell'articolo … per chiarezza mai ho pensato che Marx criticasse la libertà di movimento; volevo sottolineare che se si è capito il meccanismo con cui agisce il capitale, non ci sono molte possibilità su come agire per bloccarlo... e che in ottica strategica talvolta bisogna fare scelte “severe”.

    1. tania 25 maggio 2014

      Aggiungo un’osservazione . Esistono due concezioni della cittadinanza che si oppongono . Una è astratta e autoritaria al contempo , può richiamarsi ad alcuni obiettivi della trasformazione sociale e dell’eguaglianza ma non riuscirà mai a sganciarsi dall’assioma dello Stato , “la legge è sempre la legge” , che presume l’illegittimità del conflitto sociale . L’altra tenta di articolare concretamente i diritti dell’uomo e i diritti del cittadino , responsabilità ed impegno militante . Quest’ultima idea di cittadinanza non può darsi senza il progresso della storia civile e senza le lotte , per cui nel passato è stato necessario non solo “fare la parte dei senza parte” ( J.Rancière) ma forzare le porte della città e ridefinirla attraverso una dialettica del conflitto . Ciò è accaduto per la plebe antica medievale , per il terzo stato , per gli operai , per le donne non si è concluso : i soggetti dell’oggi sono gli stranieri ( o meglio certi “stranieri”, quelli sprovvisti di capitale ) ; coloro i quali vengono “dall’altrove” ma sono “di qui” e vivono qui ; i proletari moderni , gli immigrati .


    1. tania 25 maggio 2014

      @Raziel79



      ( Mi scuso per l’intromissione ) . Ho
      l’impressione che ci sia un equivoco nella tua impostazione .
      Lo ha già anticipato Giaurro , in un commento sopra , richiamando
      l’attenzione sul marxismo strutturalista ( Wallerstein eccetera ) : l’antinomia
      borghesizzazione vs proletarizzazione ( concetto quest’ultimo che andrebbe
      integrato insieme a qello di “aggregato domestico” eccetera )
      si dà solamente dall’analisi del sistema mondo . La maggior
      parte degli attuali stati-nazione non esisteva nemmeno meno di un secolo fa :
      sono una conseguenza della divisione assiale del lavoro all’interno
      dell’economia mondo che ha generato una divisione spaziale del lavoro . Il
      trasferimento del plusvalore oltrepassa
      quindi i confini nazionali . Si chiama "scambio ineguale" , noto meccanismo
      globale nel processo complessivo dell'appropiazione del plus valore . Ne
      consegue che molti borghesi si dividono il plusvalore di un proletario : il
      quale quasi sempre non risiede nello statonazione dei borghesi o , quando vi
      risede , di solito non ha diritto di cittadinanza .

    1. tania 25 maggio 2014

      Non saprei risponderti “sulla politica di partiti come SEL”( non ho avuto modo di seguere molto ) , ma con “l’esercito industriale di riserva” Marx non vuole criticare la libertà di movimento e l’uguaglianza del genere umano ( di cui era , come noto , uno strenuo difensore ) : semplicemente aggiunge un’ulteriore critica al lavoro salariato .


    1. Giaurro 25 maggio 2014

      Sarei d'accordo, se non credessi che identificare i ceti subordinati
      occidentali e i migranti del mondo povero a eguali vittime di un
      medesimo gioco, cioè considerarli entrambi parti di una medesima
      classe, magari opposta ai grandi proprietari di imprese e capitali
      transnazionali, sia un'operazione illegittima.

      Basta guardare a semplicissimi indici di qualità della vita materiale (Gini, PIL e consumi energetici pro capite, aspettativa media di vita, tassi di scolarizzazione, accesso a servizi igienici migliorati, ecc.) e a quelli, meno evidenti, della qualità della vita dipendente dall'inclusione sociale e relazionale, per persuadersi che tra ceti subalterni occidentali e migranti c'è, al meglio, un'ampia differenza, e, al peggio, un abisso. La stessa differenza, talvolta abissale, che c'è tra classi socio-economiche distinte, o, se preferiamo, tra dominanti e dominati.

      In effetti, l'opinione che ceti subalterni occidentali e migranti siano un comune fronte è un dispositivo ideologico corrispondente alla falsa coscienza dei ceti subordinati occidentali, che proponendo la propria povertà di fronte ai veri poveri tentano di preservare la propria superiorità effettiva nei loro confronti. Perché i ceti subordinati occidentali, godendo a piene mani del flusso di benessere che sgocciolava dal banchetto dei ceti superiori occidentali durante il trentennio dorato, andavano costituendo la propria dominanza nel rapporto di quei marginali e poveri, di quei dominati del Sud del Mondo che parallelamente, proporzionalmente e spesso causalmente vedevano i propri indici di qualità della vita precipitare fin sotto il suolo. Ora che i ceti subordinati occidentali cominciano ad assaggiare qualche timido morso della povertà soprassaltano, additando i ceti superiori come responsabili della miseria del Mondo e si infingono da sé d'essere indigenti al livello dei poveri del Sud del Mondo. Questa, come è noto, si chiama ideologia, e, nella misura in cui si colloca a difesa dei privilegi acquisiti, è ideologia di destra.

      Esistono insomma più termini della "lotta" in gioco, e non dobbiamo per forza cadere nell'ossequio al principio di non contraddizione ammettendono soltanto due. Ci sono dominanti, che sono i superiori occidentali e i subordinati occidentali; dunque i dominati, che a loro volta si distinguono in superiori marginali e inferiori marginali. I dominanti si scontrano al proprio interno ma mantegono una fortissima solidarietà, tra loro, nell'opporsi all'esterno, ai dominati, che, a loro volta condividono dinamiche affini nei reciproci rispetti. E questi sono ancora schemi troppo semplici.

      In altre parole, secondo me il tuo discorso funzionerebbe se la solidarietà che lega i subordinati occidentali ai dominati del mondo povero fosse superiore a quella che lega i primi ai propri superiori occidentali. Ma a me pare il contrario, dunque non è un discorso che posso accettare. Nota aggiuntiva può essere che io qui non mi pongo in termini moralistici: secondo me essere di sinistra non è meglio che essere di destra. Anzi, reputo logico e naturale che oggi i ceti subordinati occidentali condividano una prospettiva teorica di destra, ovvero di difesa poco o nulla inclusiva del benessere acquisito. In fondo mi pare la logica stessa della sopravvivenza, a cui io stesso devo o dovrei piegarmi, in quanto membro del mio ceto. Credo in effetti che oggi la storia chiami i ceti subordinati dell'Occidente allo schieramento della conservazione, laddove magari il ruolo storico dei marginali del mondo povero può essere quello della trasformazione dei rapporti di peso sociale. Così come, secondo la vulgata marxista, un tempo erano i ceti subordinati occidentali, e prima ancora la borghesia che poi ne sarebbe diventata nemica, a rappresentare la trasformazione seppellitrice di fronte ai dominanti che la rifiutavano.

    1. Valdo 25 maggio 2014

      Si, capisco...

    1. Raziel79 25 maggio 2014

      @ Giauro ....
      Provo a spiegarti il mio punto di vista con una domanda provocaria:
      un colpo di mitra sulla folla rende i colpiti tutti uguali.... è di sinistra?
      Esiste (in politica) un piano ideologico, e un piano reale in cui contano anche cose come la tattica e la strategia. Vediamo se riesco a chiarire con un altro esempio: mettiamo il caso che il nuovo ministro dell'infrastrtture riesca a fare arrivare i treni in orario, siccome storicamente lo hanno fatto i fascisti questo è fascismo, no? Abbandonare la retorica dell'immigrazione non vuol dire necessariamente marginalizzare il diverso.
      Invito a pensare ai migranti come nostri figli e non come fratelli. Secondo me, sarebbe più utile alla causa anticapitalistica se questi migranti tronassero nei loro paesi di appartenenza a lottare contro il proprio capitalismo nazionale ( che è con molta probabilità ciò da cui scappano).
      Fermo restando l' innegabile accoglienza per i rifugiati politici che per quelli di guerra.
      Il migrante nel momento in cui decide di partire dalla sua terra per cercare una "fortuna" personale fa qualcosa che sul piano universale rispetto ma sul pianopolitico no. Sta rinunciando alla lotta.... anche per questo motivo POLITICO.... io non posso accettarlo.

    1. Giaurro 25 maggio 2014

      Io non ho un'idea di soluzione, nel senso che non credo che qualcuno possa mutare radicalmente il corso degli eventi. Non credo cioè nella capacità trasformatrice delle soggettività storiche. Credo nel mutamento, che è ovvio, ma non nella capacità soggettiva di dirigerlo o addirittura produrlo. Quello che posso limitarmi a dire è che, di fronte alla trasformazione storica e sociale, sono possibili due atteggiamenti: uno che l'accetta, l'altro che la rifiuta. E, se la trasformazione storico-sociale di cui parliamo è il processo di impoverimento dei ceti subordinati dell'Occidente ricco collegato a una sorta di ascesa dei ceti dominati del mondo povero, una serie di raffronti a casi storici mi induce a credere che il primo atteggiamento sia di sinistra, il secondo di destra. Va considerato peraltro che io stesso, quando dovessi trovarmi di fronte alla stringenza del fatto e la mia vita andasse a dipenderne, dubito che reagirei con un atteggiamento di sinistra. Forse il destino dei ceti subordinati occidentali in questo preciso momento storico non può che essere quello di cercare di conservare disperatamente il benessere acquisito: alla fine è la logica della vita stessa. Insomma, non ho una soluzione, ma non ne ho una perché qua io vorrei fare teoria, non politica.

    1. Valdo 25 maggio 2014

      Quindi, qual è la tua soluzione "di sinistra"? Non lo chiedo polemicamente eh, ma per capire. Se la difesa della (sempre più numerosa, tra l'altro) povera gente d'Italia e d'Europa è secondo te "di destra" perché il precario, la partita Iva, l'operaio specializzato, il piccolo imprenditore e negoziante italiano, spagnolo o francese fa parte della parte dominante, seppure come subordinato, allora promuoviamo ancora più immigrazione incontrollata di quella che c'è, magari tenendoci l'euro e le sue politiche di austerità, in modo che la disoccupazione, già altissima, aumenti ancora e i salari vengano di conseguenza schiacciati verso il basso ancora di più di quanto sta avvenendo? Per solidarietà coi migranti, facciamo in modo che i "subordinati dominanti" diventino anche loro dei miserabili totali?

    1. Giaurro 24 maggio 2014

      Non è una sua opinione. L'idea espressa da Fusaro nel breve intervento è obiettivamente di destra. Fusaro oggi sceglie di difendere un ceto subordinato della classe dominante (piccola-media impresa e maestranze occidentali) piuttosto che i ceti subordinati della classe dominata (migranti del mondo sottosviluppato), consapevolmente e deliberatamente ponendo come condizione della difesa di quello l'opposizione alla difesa di questa. Il che è come dire: Fusaro sceglie i dominanti (ancorché i subordinati dominanti) piuttosto che i dominati. Questo è quello che ha sempre pensato e fatto la destra. Un tempo i dominati erano i ceti operai, ed anche all'epoca i subordinati dominanti (media e piccola borghesia) sceglievano di opporsi alla loro ascesa sociale. Durante il trentennio dorato quei ceti dominati sono diventati dominanti (ancorché subordinati nell'economia del proprio insieme) per nuovi dominati. Per lo stesso esatto motivo oggi, chi è di destra, difenderà la piccola-media impresa e maestranza occidentale contro i migranti del mondo povero, così come chi è di sinistra difenderà i migranti del mondo povero, anche a costo di andare contro i ceti subordinati nell'Occidente ricco ma dominanti del mondo povero.
      Se condividi l'opinione di Fusaro e continui a reputarti di sinistra, o se la condividi e ti vergogni di essere reputato di destra, direi che non sei esattamente in chiaro delle tue posizioni.

    1. Giaurro 24 maggio 2014

      "Si tratta [...] del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre"

      Storicamente la destra e la sinistra si distinguono per avere un approccio diverso nei confronti di un tema fondamentale, che è l'inclusione simbolica dei marginali (donne, stranieri, poveri, devianti, ecc.) all'interno dello Stato. L'inclusione simbolica nello Stato si costituisce a partire dall'uguaglianza dei diritti. L'estensione dei diritti a beneficio dei marginali è dunque la cifra storica di ogni sinistra. Esclusione simbolica dallo Stato, ovvero la conservazione (o sottrazione) di una quota fissa di diritti è la cifra della destra. Ma il punto fondamentale, nel discorso della sinistra, non è l'acquisizione del diritto in sé stessa, ma la sua acquisizione in quanto è elemento d'uguaglianza. Il valore storico della sinistra è dunque, strumentalmente, l'estensione dei diritti ai marginali, ma quello sostanziale è l'uguaglianza che mediante quel processo si raggiunge, al punto che smettano d'esserci marginali e centrali. E' evidente che la sinistra odierna, esprimendo apertura nei confronti dell'immigrazione, non fa che esprimere la propria storica cifra d'azione e pensiero. Perché, che tutti abbiano gli stessi diritti, o che tutti non ne abbiano alcuno, ciò che conta è che tutti siano eguali nella forma dell'umanità. E negli effetti lo stesso insipiente Fusaro accenna a questo fondamentale passaggio nel suo intervento, pur non capendone affatto il senso e la portata:


      "Il capitale mira a renderci tutti [corsivo mio, ndr] come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva"

      Ciò che mira a rendere tutti eguali è appunto ciò che si identifica col pensiero e l'azione storica della sinistra. Se a Fusaro ciò non piace, il motivo è evidente: è perché Fusaro è di destra. Fusaro infatti, come tutti i critici del fenomeno migratorio odierno (che, sia detto di passata, non è affatto un caso eccezionale nella Storia, fosse mai che qualcuno ne avesse studiata), mira ad escludere l'accoglienza per preservare la qualità sostanziale e simbolica della vita dei ceti subalterni del Miliardo d'oro. Ma questi ceti sono subalterni soltanto rispetto ai ceti superiori del Miliardo d'oro. Presi come assieme, però, subalterni e superiori del Miliardo d'oro sono entrambi dominanti, per quei dominati che sono i marginali del Terzo e Secondo Mondo. I ceti subalterni del Miliardo d'oro sono, in altri termini, tra i dominanti dei marginali del Terzo Mondo. E questo, senza andare troppo indietro, già Marcuse (che qualcosa in più di Fusaro vale) lo aveva capito. La posizione di Fusaro è di destra, o meglio, che lui ne sia o meno consapevole, si inscrive nella tendenza storica della destra, nella misura in cui tende a perpetuare la disuguaglianza strutturale che separa i dominanti subordinati del Miliardo d'oro dai dominati marginali del Terzo Mondo. Difendendo i diritti dei ceti subordinati del Miliardo d'oro (costruiti proporzionalmente al crescere della miseria e dell'esclusione nel resto del mondo: si legga un po' i teorici della Dipendenza e del Sistema-Mondo - Wallerstein, Frank, Amin, ecc. - il Fusaro) Fusaro squalifica automaticamente i dominati e marginali del Terzo Mondo dall'inclusione ai quali. Perché, nuovamente, che l'inclusione degli stessi a quei diritti significhi l'assoluta uguaglianza nel diritto, o fuori, per tutti, dal diritto, ciò sarebbe sempre e nondimeno uguaglianza.

      Il discorso che fa Fusaro oggi è, a titolo di esempio, lo stesso che facevano i medi e piccoli borghesi del primo Novecento caduti nelle braccia degli autoritarismi nazifascisti: essi, che erano certo subordinati di fronte ai grandi industriali e proprietari terrieri, ma sicuramente dominanti rispetto ai marginali dell'epoca, i ceti operai, vollero a tutti i costi escludere dalla sfera simbolica dello Stato questi marginali che, pensavano, di certo ne avrebbero compromesso a ribasso le condizioni di vita generali. Questo temevano, i piccoli borghesi nazifascisti: che tutti diventassero proletari. Proprio come oggi Fusaro teme che tutti divengano migranti.


      "Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso"

      Può essere, ma io so senz'altro cosa è chi si permette di fare affermazioni come le soprastanti, corroborandole in ultima istanza con l'ausilio di insulti: costui non è un filosofo.

    1. Tetris1917 24 maggio 2014

      Chiaro e limpido. Ottimo Diego. Aggiungo che basta andare all'interporto a Torino e vedere come gli immigrati se la combattono, per avere maggiori diritti e condizioni di lavoro piu' umane. Ditemi voi se questa non e' guerra di classe, seppur a bassa intensita'.

    1. babuskin 24 maggio 2014

      Ben detto!!!

      Né patrie né razze né religioni,
      solo sfruttati e sfruttatori,
      i proletari non hanno nazioni,
      non più confini non più barriere,
      L' unica strada, lotta di classe internazionale.

    1. babuskin 24 maggio 2014

      Proletari di tutti i paesi unitevi! C.Marx e F.Engels


      In guesto grido di battaglia è riassunto il credo dei comunisti rivoluzionari.


      Gli sfruttati non hanno patria ne colore ma un mondo da conquistare, senza più confini senza barriere, solo lottando contro il capitalismo mondiale, contro la proprietà privata si possono liberare le enormi forze produttive e metterle al servizio dei nostri bisogni.


    1. Raziel79 24 maggio 2014

      ... in totale accordo con il marginalismo, oltretutto....

      Caro George inutile insistere...
      Nemmeno se lo sentissero dalle parole di Marx stesso, certi individui comprenderebbero quant'è lontana dall'essere marxista la politica di partiti come SEL che se da un parte hanno ormai abbandonato la lotta al capitalismo,dall'altra sostengono una deregolamentazione immigratoria, peggiorando di fatto la condizione dei lavoratori nazionali.
      In questo breve scambio di battute si estrinseca la seconda delle differenze che il capitale sfrutta : quella fra chi tenta di comprendere e chi si limita a "sentire".
    1. Georgejefferson 24 maggio 2014

      Questa e' una tua opinione.La mia e' diversa,e nessuna demagogia nell'articolo,nemmeno "destroide",che sono identita "immaginarie"ed "esclusiviste"utili a seconda della parte di appartenenza.Sono contento almeno che esista ancora liberta di esprimere le proprie opinioni.

    1. tania 24 maggio 2014

      Quindi ( al contrario della demagogia destroide dell'articolo ) in realtà
      nell'agenda politica ed economica del capitalismo non rientra affatto l'idea di
      un mondo senza confini ( materiali e di "status" ) per le persone .

Visualizzati 20 di 24 commenti approvati.