LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE

DI DIEGO FUSARO

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La retorica dell’immigrazione, l’elogio a priori dell’immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l’oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell’accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell’immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell’immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori.

Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L’immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell’immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell’immigrazione senza criticare il capitale.

Diego Fusaro

Fonte: https://www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/diegofusarofilosofo/posts/395283747279540

22.05.2013

24 Commenti
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Georgejefferson
Utente CDC
24 Maggio 2014 0:19

Esercito industriale di riservaEspressione con la quale Karl Marx indica, nel I libro del Capitale [1], la massa dei disoccupati in una economia capitalistica e la sua funzione.Il filosofo-economista nota due caratteristiche apparentemente paradossali (se osservate dal punto di vista della lotta di classe) del fenomeno della disoccupazione.Innanzitutto è la stessa opera subordinata degli operai che concorre a rendere in parte eccedente il proprio stesso lavoro. Sono gli operai infatti, costretti a produrre plusvalore di cui si appropriano i capitalisti, plusvalore grazie al quale il capitalista può tentare, una volta raggiunto il limite oltre il quale gli è impossibile abbassare i salari, di combattere la concorrenza rinnovando i processi produttivi, quindi risparmiando manodopera [2], così come il loro stesso lavoro subordinato produce le macchine che sostituiscono in parte il lavoro loro o di altri operai.I capitalisti, obbligati dalla concorrenza ad aumentare la produttività, ossia a diminuire il costo unitario delle merci prodotte, sono così costretti ad aumentare l’uso delle macchine modificando la composizione del proprio capitale, aumentando la quota del capitale costante (macchinari, acquisti di materie prime) a scapito di quella del capitale variabile (salari). Ma d’altro canto i capitalisti non ricavano, come credono, plusvalore dalla quantità di capitale investito… Leggi tutto »

tania
tania
24 Maggio 2014 0:23

Mammamia , ma come siamo messi… In realtà il capitalismo neoliberista necessita di libertà di movemento per le merci , ma contemporaneamente di assoluta illibertà di movimento per gli esseri umani ( tranne quelli dotati di capitale da spendere ) : muri ai confini ( nel subSaharan , tra Palestina e Israele , Spagna e Marocco , Messico e California eccetera , in quasi tutto il mondo ) e dentro ai confini , "centri d’accoglienza" per l’ Altro , creazione di ghetti , bantustans , club privati , zone esclusive sono la prassi ovunque .L’accumulazione di plus valore non esisterebbe senza la differenziazione tra esseri umani ( PS : l’idea di razza nel senso moderno non a caso non ha storia prima della conquista dell’America ecc. ) . Il processo di accumulazione capitalistico ( e quello contemporaneo in particolare ) si fonda su una politica delle differenze : differenze fra generi , persone e nazioni che si riflettono nella divisione del lavoro , nella segmentazione dei mercati del lavoro e nelle differenze dei prezzi . Tali differenze si traducono in un sistema di differenzizione dei diritti ( che include lo "status" dei migranti ) , in divergenze salariali e riproduttive… Leggi tutto »

Ercole
Ercole
24 Maggio 2014 0:27

Ottima riflessione  dal momento che i migranti sono nostri fratelli dobbiamo batterci per l’unità delle lotte contro chi ci sfrutta e vuole shiavizzarci  vedi le lotte nella logistica ( ikea ,granarolo ,esselunga ,sda, il gigante di basiano ,ortomercato di Torino riportata oggi sulla stampa , ecc..ecc.. ) controllate dalle cooperative gestite dalla mafia  che continuamente si scontrano con la polizia che difende  sempre i padroni anche perchè i servi dello stato fanno la spesa gratis nei supermercati ,e  la digos si fa portare la spesa a casa in camb io della repressione questo è quanto denunciano i lavoratori dei magazzini dei supermercati .Contro la repressione capitalista lotta di classe internazionalista , non può esserci opposizione sociale sè non è contro il capitale sono queste le parole d’ordine che il proletariato deve fare proprie ,e non le cazzate di GRILLO. RENZI E TUTTA LA COZZAGLIA PARLAMENTARE.

Georgejefferson
Utente CDC
24 Maggio 2014 1:33

Quindi?Non si comprende bene l’opinione

tania
tania
24 Maggio 2014 11:10

Quindi ( al contrario della demagogia destroide dell’articolo ) in realtà
nell’agenda politica ed economica del capitalismo non rientra affatto l’idea di
un mondo senza confini (  materiali e di "status" ) per le persone .

Georgejefferson
Utente CDC
24 Maggio 2014 11:28

Questa e’ una tua opinione.La mia e’ diversa,e nessuna demagogia nell’articolo,nemmeno "destroide",che sono identita "immaginarie"ed "esclusiviste"utili a seconda della parte di appartenenza.Sono contento almeno che esista ancora liberta di esprimere le proprie opinioni.

Raziel79
Raziel79
24 Maggio 2014 14:04

… in totale accordo con il marginalismo, oltretutto….

Caro George inutile insistere…
Nemmeno se lo sentissero dalle parole di Marx stesso, certi individui comprenderebbero quant’è lontana dall’essere marxista la politica di partiti come SEL che se da un parte hanno ormai abbandonato la lotta al capitalismo,dall’altra sostengono una deregolamentazione immigratoria, peggiorando di fatto la condizione dei lavoratori nazionali.
In questo breve scambio di battute si estrinseca la seconda delle differenze che il capitale sfrutta : quella fra chi tenta di comprendere e chi si limita a "sentire". 
babuskin
babuskin
24 Maggio 2014 15:26
Proletari di tutti i paesi unitevi! C.Marx e F.Engels

In guesto grido di battaglia è riassunto il credo dei comunisti rivoluzionari.

Gli sfruttati non hanno patria ne colore ma un mondo da conquistare, senza più confini senza barriere, solo lottando contro il capitalismo mondiale, contro  la proprietà privata si possono liberare le enormi forze produttive e metterle al servizio dei nostri bisogni.

babuskin
babuskin
24 Maggio 2014 15:30

Ben detto!!!

Né patrie né razze né religioni,
solo sfruttati e sfruttatori,
i proletari non hanno nazioni,
non più confini non più barriere,
L’ unica strada, lotta di classe internazionale.

Tetris1917
Tetris1917
24 Maggio 2014 19:03

Chiaro e limpido. Ottimo Diego. Aggiungo che basta andare all’interporto a Torino e vedere come gli immigrati se la combattono, per avere maggiori diritti e condizioni di lavoro piu’ umane. Ditemi voi se questa non e’ guerra di classe, seppur a bassa intensita’.

Giaurro
Giaurro
24 Maggio 2014 19:10

"Si tratta […] del macrofenomeno dell’immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre" Storicamente la destra e la sinistra si distinguono per avere un approccio diverso nei confronti di un tema fondamentale, che è l’inclusione simbolica dei marginali (donne, stranieri, poveri, devianti, ecc.) all’interno dello Stato. L’inclusione simbolica nello Stato si costituisce a partire dall’uguaglianza dei diritti. L’estensione dei diritti a beneficio dei marginali è dunque la cifra storica di ogni sinistra. Esclusione simbolica dallo Stato, ovvero la conservazione (o sottrazione) di una quota fissa di diritti è la cifra della destra. Ma il punto fondamentale, nel discorso della sinistra, non è l’acquisizione del diritto in sé stessa, ma la sua acquisizione in quanto è elemento d’uguaglianza. Il valore storico della sinistra è dunque, strumentalmente, l’estensione dei diritti ai marginali, ma quello sostanziale è l’uguaglianza che mediante quel processo si raggiunge, al punto che smettano d’esserci marginali e centrali. E’ evidente che la sinistra odierna, esprimendo apertura nei confronti dell’immigrazione, non fa che esprimere la propria storica cifra d’azione e pensiero. Perché, che tutti abbiano gli stessi diritti, o che tutti non ne abbiano alcuno, ciò che conta è che tutti siano eguali nella forma dell’umanità.… Leggi tutto »

Giaurro
Giaurro
24 Maggio 2014 20:38

Non è una sua opinione. L’idea espressa da Fusaro nel breve intervento è obiettivamente di destra. Fusaro oggi sceglie di difendere un ceto subordinato della classe dominante (piccola-media impresa e maestranze occidentali) piuttosto che i ceti subordinati della classe dominata (migranti del mondo sottosviluppato), consapevolmente e deliberatamente ponendo come condizione della difesa di quello l’opposizione alla difesa di questa. Il che è come dire: Fusaro sceglie i dominanti (ancorché i subordinati dominanti) piuttosto che i dominati. Questo è quello che ha sempre pensato e fatto la destra. Un tempo i dominati erano i ceti operai, ed anche all’epoca i subordinati dominanti (media e piccola borghesia) sceglievano di opporsi alla loro ascesa sociale. Durante il trentennio dorato quei ceti dominati sono diventati dominanti (ancorché subordinati nell’economia del proprio insieme) per nuovi dominati. Per lo stesso esatto motivo oggi, chi è di destra, difenderà la piccola-media impresa e maestranza occidentale contro i migranti del mondo povero, così come chi è di sinistra difenderà i migranti del mondo povero, anche a costo di andare contro i ceti subordinati nell’Occidente ricco ma dominanti del mondo povero.Se condividi l’opinione di Fusaro e continui a reputarti di sinistra, o se la condividi e ti vergogni di… Leggi tutto »

Valdo
Valdo
25 Maggio 2014 0:14

Quindi, qual è la tua soluzione "di sinistra"? Non lo chiedo polemicamente eh, ma per capire. Se la difesa della (sempre più numerosa, tra l’altro) povera gente d’Italia e d’Europa è secondo te "di destra" perché il precario, la partita Iva, l’operaio specializzato, il piccolo imprenditore e negoziante italiano, spagnolo o francese fa parte della parte dominante, seppure come subordinato, allora promuoviamo ancora più immigrazione incontrollata di quella che c’è, magari tenendoci l’euro e le sue politiche di austerità, in modo che la disoccupazione, già altissima, aumenti ancora e i salari vengano di conseguenza schiacciati verso il basso ancora di più di quanto sta avvenendo? Per solidarietà coi migranti, facciamo in modo che i "subordinati dominanti" diventino anche loro dei miserabili totali?

Giaurro
Giaurro
25 Maggio 2014 8:09

Io non ho un’idea di soluzione, nel senso che non credo che qualcuno possa mutare radicalmente il corso degli eventi. Non credo cioè nella capacità trasformatrice delle soggettività storiche. Credo nel mutamento, che è ovvio, ma non nella capacità soggettiva di dirigerlo o addirittura produrlo. Quello che posso limitarmi a dire è che, di fronte alla trasformazione storica e sociale, sono possibili due atteggiamenti: uno che l’accetta, l’altro che la rifiuta. E, se la trasformazione storico-sociale di cui parliamo è il processo di impoverimento dei ceti subordinati dell’Occidente ricco collegato a una sorta di ascesa dei ceti dominati del mondo povero, una serie di raffronti a casi storici mi induce a credere che il primo atteggiamento sia di sinistra, il secondo di destra. Va considerato peraltro che io stesso, quando dovessi trovarmi di fronte alla stringenza del fatto e la mia vita andasse a dipenderne, dubito che reagirei con un atteggiamento di sinistra. Forse il destino dei ceti subordinati occidentali in questo preciso momento storico non può che essere quello di cercare di conservare disperatamente il benessere acquisito: alla fine è la logica della vita stessa. Insomma, non ho una soluzione, ma non ne ho una perché qua io vorrei… Leggi tutto »

Raziel79
Raziel79
25 Maggio 2014 15:47

@ Giauro ….
Provo a spiegarti il mio punto di vista con una domanda provocaria:
un colpo di mitra sulla folla rende i colpiti tutti uguali…. è di sinistra?
Esiste (in politica) un piano ideologico, e un piano reale in cui contano anche cose come la tattica e la strategia. Vediamo se riesco a chiarire con un altro esempio: mettiamo il caso che il nuovo ministro dell’infrastrtture riesca a fare arrivare i treni in orario, siccome storicamente lo hanno fatto i fascisti questo è fascismo, no? Abbandonare la retorica dell’immigrazione non vuol dire necessariamente marginalizzare il diverso.
Invito a pensare ai migranti come nostri figli e non come fratelli. Secondo me, sarebbe più utile alla causa anticapitalistica se questi migranti tronassero nei loro paesi di appartenenza a lottare contro il proprio capitalismo nazionale ( che è con molta probabilità ciò da cui scappano).
Fermo restando l’ innegabile accoglienza per i rifugiati politici che per quelli di guerra.
Il migrante nel momento in cui decide di partire dalla sua terra per cercare una "fortuna" personale fa qualcosa che sul piano universale rispetto ma sul pianopolitico no. Sta rinunciando alla lotta…. anche per questo motivo POLITICO…. io non posso accettarlo.

Valdo
Valdo
25 Maggio 2014 15:54

Si, capisco…

Giaurro
Giaurro
25 Maggio 2014 16:41

Sarei d’accordo, se non credessi che identificare i ceti subordinati occidentali e i migranti del mondo povero a eguali vittime di un medesimo gioco, cioè considerarli entrambi parti di una medesima classe, magari opposta ai grandi proprietari di imprese e capitali transnazionali, sia un’operazione illegittima. Basta guardare a semplicissimi indici di qualità della vita materiale (Gini, PIL e consumi energetici pro capite, aspettativa media di vita, tassi di scolarizzazione, accesso a servizi igienici migliorati, ecc.) e a quelli, meno evidenti, della qualità della vita dipendente dall’inclusione sociale e relazionale, per persuadersi che tra ceti subalterni occidentali e migranti c’è, al meglio, un’ampia differenza, e, al peggio, un abisso. La stessa differenza, talvolta abissale, che c’è tra classi socio-economiche distinte, o, se preferiamo, tra dominanti e dominati. In effetti, l’opinione che ceti subalterni occidentali e migranti siano un comune fronte è un dispositivo ideologico corrispondente alla falsa coscienza dei ceti subordinati occidentali, che proponendo la propria povertà di fronte ai veri poveri tentano di preservare la propria superiorità effettiva nei loro confronti. Perché i ceti subordinati occidentali, godendo a piene mani del flusso di benessere che sgocciolava dal banchetto dei ceti superiori occidentali durante il trentennio dorato, andavano costituendo la propria… Leggi tutto »

tania
tania
25 Maggio 2014 16:59
Non saprei risponderti “sulla politica di partiti come SEL”( non
ho avuto modo di seguere molto ) , ma con “l’esercito industriale di riserva”
Marx non vuole criticare la libertà di movimento e l’uguaglianza del genere
umano ( di cui era , come noto , uno strenuo difensore ) : semplicemente
aggiunge un’ulteriore critica al lavoro salariato .

tania
tania
25 Maggio 2014 17:04

( Mi scuso per l’intromissione ) . Ho
l’impressione che ci sia un equivoco nella tua impostazione . 
Lo ha già anticipato Giaurro , in un commento sopra , richiamando
l’attenzione sul marxismo strutturalista ( Wallerstein eccetera ) : l’antinomia
borghesizzazione vs proletarizzazione ( concetto quest’ultimo che andrebbe
integrato insieme a qello di “aggregato domestico” eccetera )
 si dà solamente dall’analisi del sistema mondo . La maggior
parte degli attuali stati-nazione non esisteva nemmeno meno di un secolo fa :
sono una conseguenza della divisione assiale del lavoro all’interno
dell’economia mondo che ha generato una divisione spaziale del lavoro . Il
trasferimento del plusvalore oltrepassa
quindi i confini nazionali . Si chiama "scambio ineguale" , noto meccanismo
globale nel processo complessivo dell’appropiazione del plus valore . Ne
consegue che molti borghesi si dividono il plusvalore di un proletario : il
quale quasi sempre non risiede nello statonazione dei borghesi o , quando vi
risede , di solito non ha diritto di cittadinanza .

tania
tania
25 Maggio 2014 17:30
Aggiungo un’osservazione
. Esistono due concezioni della cittadinanza che si oppongono
. Una è astratta e autoritaria al contempo , può richiamarsi ad alcuni obiettivi
della trasformazione sociale e dell’eguaglianza ma non riuscirà mai a sganciarsi
dall’assioma dello Stato , “la legge è sempre la legge” , che presume
l’illegittimità del conflitto sociale . L’altra tenta di articolare
concretamente i diritti dell’uomo e i diritti del cittadino , responsabilità ed
impegno militante . Quest’ultima idea di cittadinanza non può darsi senza il
progresso della storia civile e senza le lotte , per cui nel passato è stato
necessario non solo “fare la parte dei senza parte” ( J.Rancière) ma forzare le
porte della città e ridefinirla attraverso una dialettica del conflitto . Ciò è
accaduto per la plebe antica medievale , per il terzo stato , per gli operai ,
per le donne non si è concluso : i soggetti dell’oggi sono gli stranieri ( o
meglio certi “stranieri”, quelli sprovvisti di capitale ) ; coloro i quali
vengono “dall’altrove” ma sono “di qui” e vivono qui ; i proletari moderni , gli
immigrati .

Raziel79
Raziel79
25 Maggio 2014 23:09

Scusa se ti associato a SEL ma quel
poco che ho capito del tuo intervento mi ha portato alla memoria
discussioni avute con sostenitori di quel partito.
Mi pare che cmq
SEL sia uno di quei partiti che utilizza la "retorica dell’
immigrazione" nel modo in cui si parla nell’articolo … per
chiarezza mai ho pensato che Marx criticasse la libertà di
movimento; volevo sottolineare che se si è capito il meccanismo con
cui agisce il capitale, non ci sono molte possibilità su come agire
per bloccarlo… e che in ottica strategica talvolta bisogna fare
scelte “severe”.

Georgejefferson
Utente CDC
22 Novembre 2014 19:09

Dissento totalmente e ti spiego anche il perchè in poche parole. La tua posizione che idealizzi come di sinistra, in realtà e’ di destra in termini filosofici, perchè e’ sottomessa alle logiche deterministe e naturaliste (il corso degli eventi naturale ed indipendenti dalla prassi trasformatrice umana), quindi "credi" nell’impossibilita di qualsiasi azione umana collettiva di emancipazione possibile a lungo termine,e quindi non vedi l’azione reazionaria della coalizzazione delle elite contro i popoli tutti nel lungo termine. Il contrario della fu sinistra storica in termini filosofici. Questa e’ la piu grande conquista della destra elitaria, aver "religiosizzato" tante persone con la fede indotta del destino rivelato.Storia vecchia e sempre attuale.E questo ti serve inconsciamente per pulirti la coscienza dando una parvenza di giustizia rivelata da una presunta "necessita" non dissimile dal destino da accettare dei preti medioevali.E questo lo si puo fare nella teoria, solo quando si e’ ben al sicuro nella propria esistenza materiale, oppure quando si diventa totalmente credenti nel destino.

Georgejefferson
Utente CDC
22 Novembre 2014 20:07

Il tuo ragionamento e’ sempre quello. Assolutizzi lo stato di cose presenti come naturale e deterministico. E’ un dogma religioso che ti impedisce di vedere il divenire storico come possibilità a più strade. Secondo questa credenza religiosa, qualsiasi progresso di miglioramento sociale  diventa un "privilegio" escludente perche l’unico modo per non esserlo sarebbe il "tutto e subito" in tutto il mondo,cosi da mettere al pari ceti subalterni di ogni paese,una utopia evidentemente irrealistica come istantanea. Quindi ogni rivendicazione diventa "cattiva", senza distinguere la persona in difficolta reale da altri messi meno peggio.Un tutto unico del ceto subalterno occidentale che sarebbe "cattivo" a prescindere senza tenere conto della manipolazione sistemica delle coscienze che annichilisce le genti e reprime collettivamente la coscienza infelice. Quindi un ragionamento altamente moralistico anche se lo neghi che ti impedisce di vedere le sofferenze in occidente in quanto miope ideologicamente.

Georgejefferson
Utente CDC
22 Novembre 2014 20:19

E come mai ti scandalizzi per presunti da te percepiti insulti, dove tu stesso insulti ogni sussulto di difesa verso l’omologazione forzata alla poverta giudicandoli come "privilegiati" tutti in occidente come un unico calderone? 

Diritti per tutti va benissimo idealmente, ma nella realta dello stato di cose presenti non esiste un "governo mondiale buono" che lo garantisce.Ed ogni possibile protesta e’ ovviamente ristretta nello spazio e nel tempo per il presente,dato che i ceti subalterni non hanno mezzi ne cultura per imporre l’uguaglianza dei diritti a miliardi di persone "tutto e subito".. ma non e’ detto che lo sia sempre nel futuro,specie se l’esempio di parte porta incoraggiamento diffuso.Di sicuro non lo sara mai sicuramente se ogni tentativo passo a passo, viene distrutto dalla retorica finta moralista, che (come ti piace a te dire) consapevolmente o meno, contribuisce agli interessi del capitale a rendere perenne la poverta e loro interessi tutelati.
Insomma tutto quello che hai studiato lo percepisci perfettamente in funzione di interesse elitario, e nemmeno te ne accorgi.Contento tu.Io te l’ho detto.