LA MUSICA E' FINITA

LA MUSICA E' FINITA

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

“Ecco, la musica è finita

gli amici se ne vanno,

che inutile serata...”



Califano – Bindi – Nisa, La musica è finita, 1967

In tre soli mesi, la parabola del M5S ha percorso un’inarrestabile ascesa: il gongolare per il trionfo elettorale, poi “piccoli politici crescono”, quindi “siamo i più belli della nidiata” e, infine, “non avevamo capito un cazzo”.


Credo che chi ha sdoganato il “vaffa” nella lingua italiana mi perdonerà se – invece di usare “cavolo”, “mazza”...o qualsiasi altro sinonimo – ho usato il termine principe, adoperato ogni giorno in mille piazze italiane.
La parabola del M5S è conclusa: dalla speranza di molti italiani che si riuscisse a voltare pagina, si è finiti nel miglior stile democristiano, ossia...c’è differenza fra elezioni politiche ed amministrative...è stata solo un’impasse temporanea...il crollo del PD-PdL ci aprirà le porte di sconfinati orizzonti...aspettate, gente, aspettate e vedrete...
Abbiamo già visto.Gli errori del duo Grillo-Casaleggio sono immensi, incredibili, pazzeschi: a meno che non fossero la solita false flag, allora tutto si spiega. Personalmente avevo questo dubbio, ma non mi piace fare il complottista per poi gongolare affermando “io l’avevo detto”, perché alla maggior parte dei complottisti non viene mai chiesto il conto quando sparano minchiate. Vedi la guerra all’Iran, che doveva scoppiare duecento volte negli ultimi 10 anni.


Come si possono definire “troll” il popolo che li ha votati, soltanto perché chiedono conto della politica del movimento, delle scelte, delle mancate scelte, delle esternazioni, delle mancate esternazioni...insomma, della mancanza della politica che non sia un tristo conteggiar di scontrini?



Uno dei due fa il veggente e prevede disgrazie a iosa, copiando (e male) i peggiori esegeti di Nostradamus, l’altro un giorno distrugge computer e quello dopo li santifica, beve l’acqua dell’auto ad Idrogeno e poi sparisce dal programma del movimento ogni accenno all’Idrogeno come vettore energetico.


Quando chiedi conto delle scelte, ti rispondono “che hai sbagliato a votarlo”: va bene, grazie, non lo farò più. Scusate.

La politica – che ti piaccia o no, Grillo – è l’arte del compromesso per ottenere il massimo con il minimo delle concessioni: non ti chiediamo di conoscere Sun-Tzu e la sua “Arte della guerra” ma – per Dio – se costruisci un movimento così importante fino al punto d’occupare quasi un terzo del Parlamento, qualche risposta – dopo – la devi dare? O pensi che sia tutto uno show, calato il sipario tutto finisce e passi a ritirare l’assegno?


Grillo, maledizione, cerca di rinsavire!

Quando i “101” ribelli del PD non votarono Prodi, ti rendesti conto che era una minoranza che cercava di schiacciare una maggioranza perché tu – sì, proprio tu – avevi bruciato tutti i ponti alle spalle? Una volta che i tuoi fantaccini risposero picche a Bersani, questi si fregarono le mani, fecero fuori il tuo “Gargamella” e corsero da Berlusconi per continuare tutto come prima, affari compresi, ovvio.


La Finocchiaro esternò che “non c’erano mai state intenzioni serie di fare un governo PD-M5S”. Non t’è mai passato per la testa che la Finocchiaro fa parte della “carica dei 101”?


Ah certo...la tua strategia era: se questi fanno il grande inciucio, la volta seguente noi prenderemo il 100%. Permettimi di ridere: leggi i risultati di oggi. Qualcosa non va? Eh, certo...



Gli italiani che t’avevano votato non desideravano che le tue povere ed impreparate truppe perdessero i giorni e le notti a fare i conti degli scontrini. Fatto un prelievo sullo stipendio base (come faceva il PCI un tempo), credevano che potessero in seguito essere liberi di mangiare una pizza dove e come volevano. Magari non sempre la solita margherita, e magari occuparsi di politica vera, che ce ne sarebbe un gran bisogno.


Gli italiani non hanno reagito come ti aspettavi: evidente, lampante, chiarissimo.


Hanno semplicemente riflettuto: se nemmeno questi fanno una mazza, non serve scaldarsi per andare a votare. Ed a voltarli. Non ti sbagliare a dire “sono gli elettori che sbagliano”: è la peggiore idea che ti può passare per la testa.

Non hai capito che avresti avuto l’occasione di fare una trattativa seria – detto in soldoni, avevi Bersani per le palle – e che l’Europa doveva stare a guardare, non aveva scelta. L’Italia che esce dall’euro? Fine dell’UE.



Addirittura, la Merkel si sbilanciò: l’occupazione? Si crea col turn over, ossia mandando in pensione i vecchi e mettendoci dei giovani. Mario Draghi propose addirittura di mettere un interesse negativo sui conti che le banche avevano nella BCE – obbligandoli, in questo modo, a tornare a fare le banche, invece di godersi gli interessi dei soldi che la BCE stessa dava loro – e di “cartolarizzare” i 40 miliardi dei debiti dello Stato verso le imprese, che sarebbero stati “girati” agli Stati. A ben vedere, per una volta, le Nazioni sarebbero tornate a godere del diritto di signoraggio (1).


Già, ma ci voleva un po’ di muso duro, la certezza che in Italia le cose erano cambiate e che si dovesse, per forza, presentare il conto alla Germania.


Intanto, tu chiedevi ai tedeschi “d’invaderci”: ma ti rendi conto di quanto sei infantile, di come tratti la politica internazionale come un banco di frutta e verdura al mercato rionale? Ti rendi conto di non capire una mazza di politica?

Adesso non c’è più nulla da fare: raschierai il fondo del barile con i voti dei leghisti delusi, magari con qualche transfuga della destra, ma col tuo vero serbatoio di voti – quell’accozzaglia di gente che ancora pensa “a sinistra” – hai chiuso, queste elezioni lo hanno sancito, gli “share” a due cifre sono passati ad una cifra sola, fine di un sogno.


Ti do un consiglio, anche se non lo meriteresti: fai come fanno i partiti seri. Riconosci la sconfitta – invece d’atteggiarti a democristo d’antan – e metti all’ordine del giorno un congresso. Sì, un vero congresso.
Un posto dove tutti gli aderenti ed i simpatizzanti del tuo movimento possano parlarsi senza timori d’anatemi e scomuniche: hai sognato una “Città del Sole”, ed al risveglio c’era Machiavelli ad attenderti.



Fai un atto d’umiltà, e dai libertà di parola (e di voto) ai nostri “cittadini” rappresentanti.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/05/la-musica-e-finita.html

27.05.2013


(1) http://www.economiaweb.it/pmi-una-speranza-chiamata-draghi/

Commenti (27)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 7 caricati
    1. rebel69 28 maggio 2013

      Si ma il punto è fino a che punto il comportamento del M5S è dovuto ad inesperienza oppure voluto.Nel frattempo,mentre noi siamo qua ad interrogarci sulla genuinità del movimento,l'agenda europeista continua nel suo cammino...indisturbata

    1. terzaposizione 28 maggio 2013

      Bertani l'intervento di Sibilia in Parlamento non conta nada, ma gli scontrini sono un affare di stato per te e Debenedetti, solo che tu conti come il 2dipikke, mentre Olivetti ha la stessa sede legale di beppegrillo.it .......

    1. albsorio 28 maggio 2013

      " La politica – che ti piaccia o no, Grillo – è l’arte del compromesso" ---- Perchè Finocchiaro vuol fare una vergogna di legge elettorale se M5S è nella sua parabola discendente? ----- L'IMU, la nuova tassa sui rifiuti e chissá quante altre brillanti idee sono state rimandate... a dopo le elezioni ma prima o poi i nodi verranno al pettine ed il tessuto produttivo ormai logoro si strapperá definitivamente. ---- Allora vedremo se aveva ragione Grillo o Bertani. ---- Troppa gente in Italia sta "bene economicamente" compreso Bettani ma i "mercati" vogliono la loro libbra di carne... se non fosse per M5S il loro "modello greco" sarebbe giá stato replicato, un governo di unitá nazionale, che per il bene della Nazione distrugge i suoi cittadini, caro Bettani forse sei tu che non hai capito niente ( volevo usare la parola che si usa nelle piazze ma mi sono trattenuto ).

    1. Tonguessy 28 maggio 2013

      L'Italia ha bisogno di personaggi carismatici. Questa è la vera maledizione, ed ha radici lontane. C'è bisogno di qualcuno che sappia interpretare il malessere, e che sappia proporre rimedi adeguati. Grillo in qualche modo ha tentato di farlo. Sicuramente ha carisma, ma ha anche poca esperienza politica. Questa è sempre stata la cifra del M5S. L'alternativa al M5S è l'astensione, ovvero rinunciare al proprio diritto di cittadini, dato che non vale più nulla. Ed è così che è andata. Mi aspetto un costante incremento dei non votanti. Perchè questo è esattamente il modello politico che gli USA vogliono: due contendenti che dagli angoli opposti del ring urlano gli stessi slogan. Ci siamo arrivati, finalmente. Lì vota il 50% degli aventi diritto, qui ormai ci siamo. Bella la democrazia, no?

    1. marco08 28 maggio 2013

      Quando si vota per un candidato, anziché per un partito cambia tutto. Il M5 Stelle non dovrebbe fare calcoli politici di alleanza, non è questo il suo scopo politico, bensì capire quale linea seguire e rendersi indipendente dalla figura prevaricante di Grillo.
      Il candidato di Roma era veramente scarso ed è stato fatto poco, nel circuito cittadino per promuoverlo. Questa che segue mi sembra una buona testimonianza diretta:
      http://www.lolandesevolante.net/blog/2013/05/roma-marino-e-alemanno-al-ballottaggio-ferrara-porta-a-spasso-il-cane-i-romani-si-astengono/

    1. Cartesio 28 maggio 2013

      Concordo in buona sostanza con questa analisi, mentre mi sembra molto più stiracchiata quella di Bertani, che sembra approfittare della débàcle del Movimento per dare credito alle sue insoddisfazioni.

    1. Tao 28 maggio 2013

      “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito” filosofeggiava un detto in auge qualche anno fa. Che non mi ha mai convinto. Forse sarò cinico, ma non vedo perché debba essere considerato stolto chi si permette di evidenziare l’inadeguatezza dello strumento per realizzare il Sogno. Ad esempio, il Movimento Cinque Stelle, che proprio oggi si direbbe pervaso da un senso di frustrazione per il risultato delle elezioni comunali. Soprattutto a Roma. Soprattutto dopo i trionfi di piazza di Grillo.

      Intanto una riflessione sul risultato delle amministrative (che, spudoratamente, copio dal post di un mio amico, Ciro Totaro, su Facebook): “Il giorno stesso del trionfo del M5S alle politiche di quest’anno, si votava anche per le amministrative in tre regioni: in Lombardia, Lazio e Molise si passava, mediamente, dal 25% del dato nazionale, al 15% di quello locale. Più recentemente ricorderemo come in Friuli il dato sia stato ancora più divergente: dal 40% al 20%. L’ultimo sondaggio pubblicato questa mattina dava, per le politiche, il M5S al 24,5%. Come si spiega ciò?

      È opinione comune ritenere le amministrative, consultazioni particolari che necessariamente devono essere viste da un ottica diversa, più legata al locale, ai rapporti personali, al voto di scambio. (….) Mettici un po’ di campagna elettorale contro, quasi tutta la stampa negli ultimi tre mesi si è occupata delle “mancanze” dei parlamentari pentastellati, accusando poi i “grillini” di occuparsi troppo degli scontrini e poco dei “problemi del Paese” dopo aver attirato l’attenzione del pubblico italiano montando un caso mondiale sulla diaria. Però vorrei che il movimento facesse anche autocritica perchè, secondo me, ci sono almeno un paio di cose su cui riflettere: Intanto, la comunicazione. La rete sarà il futuro, per il momento non è il presente o lo è solo parzialmente. È assolutamente necessario migliorare la comunicazione negli strumenti, e non solo nella quantità ma anche nella qualità; spesso alcuni “portavoce” si sono resi protagonisti di cadute di stile evitabili, ma hanno anche mostrato scarsa “cultura” politica, frutto certamente di inesperienza, ma anche di una certa superficialità. (…)
      Poi, l’azione politica. Dopo il fisiologico periodo di assestamento, e l’altrettanto comprensibile sbandamento dovuto alla inesperienza ed all’attacco del fuoco amico e non, aspettavamo tutti risultati più efficaci dal lavoro svolto dai nostri terminali. Ciò non è avvenuto se non in misura minore e comunque poco visibile all’esterno (le interpellanze parlamentari che spesso si sono infrante su un muro di gomma di una classe politica esperta, hanno lasciato con l’amaro in bocca molti di quei cittadini che aspettano con trepidazione il risolversi di proprie istanze. (…)”


      Ottima analisi. Io, comunque, ci aggiungerei, anche l’inconsistenza organizzativa del Movimento Cinque Stelle. Parliamoci chiaro. La scelta di Grillo di escludere dalla compagine elettorale persone della “Società Civile” e quindi di fare eleggere in Parlamento suoi adepti di antica militanza ha inevitabilmente svuotato i meetup locali di persone che, per il loro carisma e la loro storia, riuscivano, in un modo o nell’altro, a “dirigere” il Movimento. Con la loro andata a Roma e con l’inesistenza di un qualsiasi strumento di raccordo tra i parlamentari e i gruppi locali (il famoso “Portale internet” che avrebbe potuto in parte tamponare questa situazione, per motivi imperscrutabili continua a non essere pronto) e con l’inesistenza di un Regolamento (che stabilisca, ad esempio, chi abbia diritto al voto in una riunione) il Movimento Cinque Stelle è piombato nella più assoluta atomizzazione. È vero. Ci si riunisce, si fanno banchetti, si cerca di “parlare con la gente” ma in maniera quasi compulsiva: senza una strategia e, cosa ancora peggiore, senza nessuna capacità di diventare referenti dei tanti movimenti (studenti, disoccupati, cassaintegrati, operai incazzati per l’ennesima infamia dei sindacati….) che pure negli ultimi mesi si erano rivolti al Movimento Cinque Stelle. E ancora peggio quando qualcuno, qui a Napoli, ci domanda quale è la posizione “ufficiale” del Movimento Cinque Stelle su de Magistris o sulla ZTL. Si farfugliano, allora, le risposte più diverse che ognuno si sente autorizzato a dare in nome del famigerato slogan “Uno vale uno” che è l’antitesi di ogni struttura collettiva, di ogni movimento. Si rischia così di fare abortire il Movimento Cinque Stelle come soggetto politico, trasformandolo in un una messe di meri “seguaci di Grillo” capaci solo di estrapolare dai suoi discorsi (“nè di destra, nè di sinistra”) quello che più convince.



      Così non si va da nessuna parte. Anzi, così si va verso la dissoluzione di quella che potrebbe essere (e in parte ancora lo è) la speranza per milioni di persone.

      Francesco Santoianni

      Fonte: www.francescosantoianni.it

      Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/?p=637

      27.05.2013

Visualizzati 7 di 27 commenti approvati.