LA MORTE DI JOHN KLEEVES (STEFANO ANELLI)

LA MORTE DI JOHN KLEEVES (STEFANO ANELLI)

DI MIGUEL MARTINEZ

kelebeklerblog.com/

Vengo a sapere della maniera incredibile e spettacolare in cui è morta una persona che un po’ conoscevo: Stefano Anelli, meglio noto come John Kleeves.

John Kleeves, per me, era innanzitutto l’autore di un libro, Sacrifici umani. Stati Uniti: i signori della guerra, edito dal Cerchio di Rimini. Un libro dignitoso.

Un quadro generale dell’impero americano, scritto da una persona informata e documentata. Non c’era nulla di nuovo per chi conosceva la letteratura americana sul tema; ma era una buona opera di divulgazione, per l’Italia, su un tema fondamentale in un’epoca dominata dall’impero statunitense.

Nella foto: John Kleeves (Stefano Anelli)

Tutti i campanelli di un buon reparto di psichiatria suonano quando ci sono troppi punti esclamativi o si mettono troppe parole tra virgolette. E suonano soprattutto quando si lascia uno spazio vuoto tra una parola e la virgola che segue, prova certa della presenza della Sindrome dello Scribacchino Fuso (SSF).

Bene, nel libro di John Kleeves, non c’era alcuno di questi elementi. Solo una sorta di sottile rabbia, un’insistenza eccessiva, una tendenza a fare troppi collegamenti forzati. Ma era solo una lieve stonatura, appena percettibile, e certamente non peggio di quanto si trovi regolarmente nei media ufficiali.

La critica che potrei fare al libro è una sola: mancava una salda teoria sull’essenza degli Stati Uniti, che spiegasse la fusione di struttura economica e ideologia. Al posto di tale teoria, un’antipatia generica e vaga. Però era sempre meglio del 90% di ciò che si legge in giro sugli Stati Uniti, e non è poco.

Avrei incontrato di nuovo John Kleeves citato in un’occasione curiosa: l’unica volta che ho sentito Umberto Bossi parlare dal vivo, fu durante il breve attimo in cui la Lega si schierò contro la guerra americana nel Kosovo. Umberto Bossi citò lunghi estratti dal libro di John Kleeves, senza mai riconoscerne la fonte, Anzi, si divertiva a far notare ai presenti come lui stesso fosse più colto di quanto loro potessero pensare. Credo di essere stato l’unico, nella platea composta da entusiasti leghisti bolognesi, a riconoscere il plagio.

Non mi ricordo chi sia stato a mettermi in contatto direttamente con John Kleeves, comunque sapevo che si chiamava Stefano Anelli, abitava a Rimini, era vissuto a lungo negli Stati Uniti per motivi di lavoro e proveniva dal vecchio PCI.

Ci siamo sentiti qualche volta per telefono. Con voce cupa, Stefano Anelli/John Kleeves sottolineava la maniera in cui gli altri avevano capito meno di lui della questione americana; e sosteneva che una piccola casa editrice avrebbe stampato qualche copia in più di un suo libro, senza pagargli i relativi diritti d’autore. Una tesi che non mi convinceva: il libro non aveva un mercato; la casa editrice si poteva accusare di tutto tranne che di disonestà; e poi quando si pubblica con un piccolo editore di nicchia che sopravvive appena, è già grasso che cola se ci guadagni abbastanza da offrire una pizza agli amici.

Stefano Anelli ci teneva al proprio anonimato. Capisco perfettamente l’esigenza di restare anonimi, in quella gorgogliante fogna che è Internet, dove il fatto che avevi fatto forca a scuola una volta mezzo secolo fa ti verrà usato contro per sempre. Ma percepivo anche qualcos’altro; mi sembrava che Stefano Anelli si sentisse enormemente importante, incompreso e minacciato: se non lo conosceva il mondo intero, era solo per colpa di editori cialtroni; e se lo avesse conosciuto il mondo intero, l’impero americano avrebbe ricevuto un colpo decisivo.

Sentivo che avevamo poco in comune. Io sono affascinato dalle persone mentalmente disturbate, ma a patto che possiedano anche senso dell’umorismo o fantasia visionaria, ed entrambe le cose mancavano a Stefano Anelli.

Leggevo, molto distrattamente, gli scritti di John Kleeves che giravano in rete, senza che lui mettesse in piedi nemmeno un proprio blog.

Alcune cose erano interessanti, altre meno. Spesso, come quando scriveva di cinema, intuizioni validissime si mescolavano all’ossessione con l’elemento meno importante di tutto il sistema statunitense: il governo.

Un giorno, ho letto un suo bizzarro attacco agli albanesi:

“Gli albanesi non sono degli europei, non sono degli ” slavi ” come spesso viene detto per fuorviare ; sono una etnia turca, una delle tante, questa arrivata nel XIV secolo con l’avanzata dell’Impero Ottomano. Io direi anzi che sono una delle peggiori, assieme ai ceceni.

Con questa fantastica premessa, Kleeves collegava piccoli episodi di delinquenza da parte di qualche immigrato albanese in Italia ai grandi disegni politici statunitensi.

Che se sento parlare così il fruttivendolo, mi va bene. Se parla così uno che, come Stefano Anelli, ha evidentemente una discreta cultura, vuol dire che c’è qualcosa di fondo che non va. E’ un percorso già visto – mi viene in mente la tragica fine che hanno fatto due grandi menti, Wilhelm Reich e Ida Magli.

Io sono sicuro che la morte di Stefano Anelli presenti aspetti strani; cosa non sorprendente, visto che lui stesso era una persona decisamente strana.

Questo è un complimento da parte mia: Stefano Anelli ha l’immenso merito di non aver fatto parte del gregge addormentato dell’umanità media.

Però è labile il confine che separa l’uscita dal gregge dall’uscita per disperazione dalla vita stessa. Ed è un fatto, che dalla nostra parte, ci sarà sempre un gran numero di persone sovreccitate, rancorose, che si arrampicano sugli specchi nei ragionamenti, che si offendono per niente e che credono di essere indispensabili al mondo. E se sono indispensabili, immaginano di essere nel mirino del potere, cosa che le rende anche tremendamente sospettose.

Non rinnego la loro compagnia, ma è un problema serio.

Sarebbe splendido se uscire dall’orrore dell’asservimento e dell’obnubilazione, dal mondo della Sciampista e del Telecomandante, coincidesse con la scoperta della vita, della gioia, della verità, della leggerezza. Mentre tante volte è solo una caduta nel precipizio, con il peso di tutti i propri demoni interiori.

John Kleeves è stato assassinato, come sostiene qualcuno?

Io non c’ero, e quindi non lo so. Se io scoprissi la località segreta in cui una grande azienda ha seppellito tonnellate di rifiuti tossici, ad esempio, credo che sarei a rischio. Solo che dubito che mi farebbero fuori con un duplice omicidio con balestre: scomparirei con un banale infarto.

Ma l’esperienza mi insegna che qualunque cosa tu scriva sui grandi sistemi di potere cade nel nulla, perché non incide in alcun modo. Le cose che scriveva John Kleeves, o che scrivo io, contano – agli occhi del sistema – poco più dei blog delle casalinghe poetesse.

Poi è chiaro che con un po’ di fantasia, qualunque cosa può trasformarsi in ciò che ci pare. Basta lanciare qualche “chi sa se è solo un caso”. Qualcuno ha lasciato delle rose rosse sul luogo dell’omicidio? Il fattaccio è avvenuto in località Santa Cristina? Ma Santa Cristina non era la martire uccisa con una freccia?

C’è qualcosa di poetico in simili fantasie, ma viene da ridere a pensare al funzionario della CIA incaricato di far fuori il pensionato che ha scoperto tutto, mentre costruisce non si sa bene perché uno scenario pieno di messaggi simbolici.


Commenti (35)

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Nascondi area commenti 15 caricati
    1. Stopgun 21 settembre 2010

      Dopo i commenti di Kelebek su Giuseppe Cosco, adesso anche i commenti su John Kleevs.


      Erano, a differenza da quanto riportato, due uomini onesti e probi.


      A Miguel! lasciali riposare in pace!

    1. cibernoid 21 settembre 2010

      Scusa ma senza assolutamente nessuna polemica: informatevi.
      Uso il plurale perchè non ho nulla contro di te in particolare, ma perchè questa storia della balestra continuo a leggerla a destra e manca.
      Facciamo chiarezza: inizialmente si era detto balestra, ma solo nei primi 1-2 giorni successivi al fatto e poi è venuto fuori che si trattava di una inesattezza giornalistica. Tale circostanza è successivamente stata smentita ed è stato dichiarato ufficialmente dal responsabile delle indagini che Anelli si è (o si sarebbe, non è questo il punto) suicidato con un fucile artigianale calibro 12. Di cui, peraltro, le foto sono state mostrate in immagine ed in video.
      Quindi ripeto: informatevi perchè state riportando la discussione indietro nel tempo a quando ancora non si era nemmeno certi dell'equazione Kleeves==Anelli.

      http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Rimini/Cronaca/articoli/222989/La-donna-solare-e-lartista-burbero.asp

      Vista l'opera letteraria di Kleeves si ha tutto il dovere di non dare nulla per scontato, di indagare in qualsiasi direzione: omicidio massonico, rosacrociano o CIA, eccetera. Ma per favore non continuiamo con questa storia della balestra.

    1. martiusmarcus 21 settembre 2010

      Grazie Miguel, cos'altro aggiungere?

    1. daveross 21 settembre 2010

      Concordo con Freda. Non avendo altro materiale che quello trovato su internet e da bloggers che in qualche modo conoscevano Anelli, è difficile tirare conclusioni certe.

      Però, mi chiedo, quanto è plausibile suicidarsi con una balestra in una 600 e bucare il parabrezza forse addirittura da fuori?

    1. calliope 21 settembre 2010

      Fuga di gas, crolla palazzina a Rimini.
      così sarebbe passato inosservato...

    1. helios 21 settembre 2010

      Ma, Dio, che tristezza, che a cadere non sia stato nessuno di quei signori che davvero meriterebbero di morire con un colpo di balestra al collo. Solo una ragazza di Rimini dai capelli neri e un pensionato, come dicono i media, depresso.------------------------------ ma ci scordiamo subito che qualcuno stava tagliando i tubi del gas e forse la ragazza dai capelli neri è arrivata in un momento sbagliato?
      Forse far saltare tutta la palazzina serviva perchè le carte del 'signore depresso' se ne andassero in fumo.

      Poi la sceneggiata ha dovuto andare avanti in altro modo.....

    1. calliope 21 settembre 2010

      quoto anch'io,
      eppoi, anche se ci sono "curiose coincidenze" queste non inficiano in nessun modo i vari punti di domanda che nascono spontanei.
      anzi...

    1. totalrec 21 settembre 2010

      Faccio notare a Kelebek che nessuno (tranne lui) ha parlato finora di CIA, il cui coinvoilgimento in questo caso non ritengo per il momento verosimile. E se anche la CIA fosse coinvolta, il povero Mark J. Sullivan non ne saprebbe assolutamente niente, essendo solo un pupazzetto come tanti. In questo concordo con Kelebek: neanch'io ce lo vedo uno con quella faccia a mettersi a progettare omicidi simbolici in onore di Santa Cristina. Si è parlato semmai di omicidio con simbologie massoniche. Kelebek ha anche ragione (credo) quando sostiene che nessun organismo politico si scomoderebbe per far fuori una persona le cui idee ed i cui libri erano noti solo a qualche centinaio di appassionati. Inoltre, da qualche anno Anelli non scriveva più libri e non partecipava a conferenze, il che lo rendeva ancor meno pericoloso per gli Stati Uniti. Non credo che - se di omicidio si tratta - il movente sia da ricercarsi nelle sue teorie geopolitiche. E' più probabile che si trattasse di qualcosa su cui stava conducendo ricerche di recente, magari legato all'ambiente massonico-rosacrociano. Un utente, in un altro thread, ha detto di lavorare o di aver lavorato nella biblioteca di Bellaria, presso la quale Anelli si recava tutti i giorni a fare ricerche. Sarebbe molto interessante sapere di che cosa si stava occupando.

      Gianluca Freda

    1. oldhunter 21 settembre 2010

      Quoto. stessa opinione...

    1. Barambano 21 settembre 2010

      Sul silenzio dei media su uno che criticava aspramente gli USA.
      In Italia ci sono oltre 100 tra basi e installazioni miliotari americane con decine di migliaia di soldati di stanza permanente. Non è difficile fare due più due.

    1. VeniWeedyVici 21 settembre 2010

      Peccato... sembrava un ottimo articolo fino a "C’è qualcosa di poetico in simili fantasie, ma viene da ridere a pensare al funzionario della CIA incaricato di far fuori il pensionato che ha scoperto tutto, mentre costruisce non si sa bene perché uno scenario pieno di messaggi simbolici."

      Il funzionario della CIA? E la maconnerie? Che fai il gioco delle 3 carte?

      Questa e' disonesta' intellettuale a mio parere TROPPO PLATEALE. Non cercare vie di mezzo se vuoi ridimensionare, se poi alla fine esci con certe idiozie degne del miglior Lerner o Vespa o San Toro (seduto, sulla poltrona) che poco hanno a che fare con le Persone che frequentano questo sito. Se vuoi ridimensionare scegli nettamente il campo in cui stare, perche' con certe affermazioni rendi nullo il tuo inizialmente buon tentativo di far ragionare, falso come le tue intenzioni, cosa che si deduce dalla citazione del testo che ho riportato.

      Non ci provare da candido bambino, abbi il coraggio di essere soldatino.

    1. dana74 21 settembre 2010

      quel poco che alla TV hanno detto pareva più mirato a screditare il personaggio, sembrava quasi che lasciasse intendere che era meglio si fosse tolto di mezzo.

      Alcuni servizi hanno evidenziato che era "noto" senza fare il minimo accenno che fosse Kleeves e sul perché dello pseudonimo (o noto signifa noto a qualcuno tipo la CIA)?

      I giornalisti sono cialtroni e cani (con rispetto per le bestiole ovviamente) ma il dettaglio sullo pseudonimo e temi trattati nei libri è stato deliberatamente occultato, sicuramente sembra più importante della lettera ad Olindo e Rosa il cui contenuto si son ben guardati di far sapere, ma ne hanno servito come sempre la loro realtà preconfezionata, ovvero "Li ammirava", mentre altrove pare di scorgere che li considerava vittime del sistema, beh si capisce quindi perché sia stato trascurato questo dettaglio ma trasformato ed usato contro di lui, per lasciar intendere che fosse un pazzo.

      La nipote: dicono che ne era ossessionato.
      E che significa? I genitori sta ragazza non li ha più? Chi può chiarire i rapporti? I Condomini?
      Le poche interviste le hanno fatte ai condomini del palazzo dove lui viveva..stop.

      Ma come ci si può suicidare con una balestra?
      Cioè, è grossa, dovrei girarla puntarla contro di me ma il meccanismo sta dalla parte opposta, ci arrivavano le sue braccia a sostenere quella balestra e "sparare" la freccia?

      In un primo momento avevano diffuso che lui si sarebbe suicidato con una fiocina...che proprio antica non mi parrebbe..

      Purtroppo apprendo della sua esistenza nel modo peggiore e penso che abbiamo perso una persona estremamente valida, mi dispiace non aver letto mai niente dei suoi scritti, provvederò senz'altro.

    1. mixi 21 settembre 2010

      una premessa inutile e noiosa. la tua opinione personale su stefano anelli intendo...

    1. levred 21 settembre 2010

      Misurato e attento...
      Bravo Miguel!

    1. lino-rossi 21 settembre 2010

      è sicuramente possibile che sia proprio una coincidenza, quella della freccia nel collo di Santa Cristina.

      è anche possibile che la follia abbia guidato la mano sul filo rosso della logica freccia-Santa_Cristina.

      ma non ci metterei la mano sul fuoco per sostenere una di queste due tesi.

      la coincidenza mi pare poco probabile.

      la cultura del folle che lo guida su quel simbolismo è assai più credibile. ma è la sola possibilità? propendo per il si, ma non me la sento di dare del pirla a chi sostiene il contrario.

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