LA MORTE DI JOHN KLEEVES (STEFANO ANELLI)

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog.com/

Vengo a sapere della maniera incredibile e spettacolare in cui è morta una persona che un po’ conoscevo: Stefano Anelli, meglio noto come John Kleeves.

John Kleeves, per me, era innanzitutto l’autore di un libro, Sacrifici umani. Stati Uniti: i signori della guerra, edito dal Cerchio di Rimini. Un libro dignitoso.

Un quadro generale dell’impero americano, scritto da una persona informata e documentata. Non c’era nulla di nuovo per chi conosceva la letteratura americana sul tema; ma era una buona opera di divulgazione, per l’Italia, su un tema fondamentale in un’epoca dominata dall’impero statunitense.

Nella foto: John Kleeves (Stefano Anelli)

Tutti i campanelli di un buon reparto di psichiatria suonano quando ci sono troppi punti esclamativi o si mettono troppe parole tra virgolette. E suonano soprattutto quando si lascia uno spazio vuoto tra una parola e la virgola che segue, prova certa della presenza della Sindrome dello Scribacchino Fuso (SSF).

Bene, nel libro di John Kleeves, non c’era alcuno di questi elementi. Solo una sorta di sottile rabbia, un’insistenza eccessiva, una tendenza a fare troppi collegamenti forzati. Ma era solo una lieve stonatura, appena percettibile, e certamente non peggio di quanto si trovi regolarmente nei media ufficiali.

La critica che potrei fare al libro è una sola: mancava una salda teoria sull’essenza degli Stati Uniti, che spiegasse la fusione di struttura economica e ideologia. Al posto di tale teoria, un’antipatia generica e vaga. Però era sempre meglio del 90% di ciò che si legge in giro sugli Stati Uniti, e non è poco.

Avrei incontrato di nuovo John Kleeves citato in un’occasione curiosa: l’unica volta che ho sentito Umberto Bossi parlare dal vivo, fu durante il breve attimo in cui la Lega si schierò contro la guerra americana nel Kosovo. Umberto Bossi citò lunghi estratti dal libro di John Kleeves, senza mai riconoscerne la fonte, Anzi, si divertiva a far notare ai presenti come lui stesso fosse più colto di quanto loro potessero pensare. Credo di essere stato l’unico, nella platea composta da entusiasti leghisti bolognesi, a riconoscere il plagio.

Non mi ricordo chi sia stato a mettermi in contatto direttamente con John Kleeves, comunque sapevo che si chiamava Stefano Anelli, abitava a Rimini, era vissuto a lungo negli Stati Uniti per motivi di lavoro e proveniva dal vecchio PCI.

Ci siamo sentiti qualche volta per telefono. Con voce cupa, Stefano Anelli/John Kleeves sottolineava la maniera in cui gli altri avevano capito meno di lui della questione americana; e sosteneva che una piccola casa editrice avrebbe stampato qualche copia in più di un suo libro, senza pagargli i relativi diritti d’autore. Una tesi che non mi convinceva: il libro non aveva un mercato; la casa editrice si poteva accusare di tutto tranne che di disonestà; e poi quando si pubblica con un piccolo editore di nicchia che sopravvive appena, è già grasso che cola se ci guadagni abbastanza da offrire una pizza agli amici.

Stefano Anelli ci teneva al proprio anonimato. Capisco perfettamente l’esigenza di restare anonimi, in quella gorgogliante fogna che è Internet, dove il fatto che avevi fatto forca a scuola una volta mezzo secolo fa ti verrà usato contro per sempre. Ma percepivo anche qualcos’altro; mi sembrava che Stefano Anelli si sentisse enormemente importante, incompreso e minacciato: se non lo conosceva il mondo intero, era solo per colpa di editori cialtroni; e se lo avesse conosciuto il mondo intero, l’impero americano avrebbe ricevuto un colpo decisivo.

Sentivo che avevamo poco in comune. Io sono affascinato dalle persone mentalmente disturbate, ma a patto che possiedano anche senso dell’umorismo o fantasia visionaria, ed entrambe le cose mancavano a Stefano Anelli.

Leggevo, molto distrattamente, gli scritti di John Kleeves che giravano in rete, senza che lui mettesse in piedi nemmeno un proprio blog.

Alcune cose erano interessanti, altre meno. Spesso, come quando scriveva di cinema,  intuizioni validissime si mescolavano all’ossessione con l’elemento meno importante di tutto il sistema statunitense: il governo.

Un giorno, ho letto un suo bizzarro attacco agli albanesi:

“Gli albanesi non sono degli europei, non sono degli ” slavi ” come spesso viene detto per fuorviare ; sono una etnia turca, una delle tante, questa arrivata nel XIV secolo con l’avanzata dell’Impero Ottomano. Io direi anzi che sono una delle peggiori, assieme ai ceceni.

Con questa fantastica premessa, Kleeves collegava piccoli episodi di delinquenza da parte di qualche immigrato albanese in Italia ai grandi disegni politici statunitensi.

Che se sento parlare così il fruttivendolo, mi va bene. Se parla così uno che, come Stefano Anelli, ha evidentemente una discreta cultura, vuol dire che c’è qualcosa di fondo che non va. E’ un percorso già visto – mi viene in mente la tragica fine che hanno fatto due grandi menti, Wilhelm Reich e Ida Magli.

Io sono sicuro che la morte di Stefano Anelli presenti aspetti strani; cosa non sorprendente, visto che lui stesso era una persona decisamente strana.

Questo è un complimento da parte mia: Stefano Anelli ha l’immenso merito di non aver fatto parte del gregge addormentato dell’umanità media.

Però è labile il confine che separa l’uscita dal gregge dall’uscita per disperazione dalla vita stessa. Ed è un fatto,  che dalla nostra parte,  ci sarà sempre un gran numero di persone sovreccitate, rancorose, che si arrampicano sugli specchi nei ragionamenti, che si offendono per niente e che credono di essere indispensabili al mondo. E se sono indispensabili, immaginano di essere nel mirino del potere, cosa che le rende anche tremendamente sospettose.

Non rinnego la loro compagnia, ma è un problema serio.

Sarebbe splendido se uscire dall’orrore dell’asservimento e dell’obnubilazione, dal mondo della Sciampista e del Telecomandante, coincidesse con la scoperta della vita, della gioia, della verità, della leggerezza. Mentre tante volte è solo una caduta nel precipizio, con il peso di tutti i propri demoni interiori.

John Kleeves è stato assassinato, come sostiene qualcuno?

Io non c’ero, e quindi non lo so. Se io scoprissi la località segreta in cui una grande azienda ha seppellito tonnellate di rifiuti tossici, ad esempio, credo che sarei a rischio. Solo che dubito che mi farebbero fuori con un duplice omicidio con balestre: scomparirei con un banale infarto.

Ma l’esperienza mi insegna che qualunque cosa tu scriva sui grandi sistemi di potere cade nel nulla, perché non incide in alcun modo. Le cose che scriveva John Kleeves, o che scrivo io, contano – agli occhi del sistema – poco più dei blog delle casalinghe poetesse.

Poi è chiaro che con un po’ di fantasia, qualunque cosa può trasformarsi in ciò che ci pare. Basta lanciare qualche “chi sa se è solo un caso”. Qualcuno ha lasciato delle rose rosse sul luogo dell’omicidio? Il fattaccio è avvenuto in località Santa Cristina? Ma Santa Cristina non era la martire uccisa con una freccia?

C’è qualcosa di poetico in simili fantasie, ma viene da ridere a pensare al funzionario della CIA incaricato di far fuori il pensionato che ha scoperto tutto, mentre costruisce non si sa bene perché uno scenario pieno di messaggi simbolici.

Mark J. Sullivan, attuale direttore dei servizi segreti degli Stati Uniti, mentre decide quale segno esoterico lasciare sul luogo del delitto

Io vorrei riconoscere a Stefano Anelli, oltre alla sua intelligenza, anche il diritto al suo infinito, rancoroso, confuso, lucido dolore. Che noi chiamiamo pazzia, perché così ci abbiamo messo su un’etichetta, senza che nessuno sappia cosa voglia dire.

Ma, Dio, che tristezza, che a cadere non sia stato nessuno di quei signori che davvero meriterebbero di morire con un colpo di balestra al collo. Solo una ragazza di Rimini dai capelli neri e un pensionato, come dicono i media, depresso.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com br>
Link: http://kelebeklerblog.com/2010/09/21/la-morte-di-john-kleeves-stefano-anelli/
21.09.2010

VEDI ANCHE: ASSASSINATO JOHN KLEEVES ?

SOTTO PSEUDONIMO PER COPRIRSI – LA STORIA DI ANELLI-KLEEVES RACCONTATA DAL SUO EDITORE

35 Commenti
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lino-rossi
lino-rossi
21 Settembre 2010 7:22

è sicuramente possibile che sia proprio una coincidenza, quella della freccia nel collo di Santa Cristina.
è anche possibile che la follia abbia guidato la mano sul filo rosso della logica freccia-Santa_Cristina.
ma non ci metterei la mano sul fuoco per sostenere una di queste due tesi.
la coincidenza mi pare poco probabile.
la cultura del folle che lo guida su quel simbolismo è assai più credibile. ma è la sola possibilità? propendo per il si, ma non me la sento di dare del pirla a chi sostiene il contrario.

levred
levred
21 Settembre 2010 7:26

Misurato e attento…
Bravo Miguel!

mixi
mixi
21 Settembre 2010 8:09

una premessa inutile e noiosa. la tua opinione personale su stefano anelli intendo…

dana74
dana74
21 Settembre 2010 8:20

quel poco che alla TV hanno detto pareva più mirato a screditare il personaggio, sembrava quasi che lasciasse intendere che era meglio si fosse tolto di mezzo. Alcuni servizi hanno evidenziato che era “noto” senza fare il minimo accenno che fosse Kleeves e sul perché dello pseudonimo (o noto signifa noto a qualcuno tipo la CIA)? I giornalisti sono cialtroni e cani (con rispetto per le bestiole ovviamente) ma il dettaglio sullo pseudonimo e temi trattati nei libri è stato deliberatamente occultato, sicuramente sembra più importante della lettera ad Olindo e Rosa il cui contenuto si son ben guardati di far sapere, ma ne hanno servito come sempre la loro realtà preconfezionata, ovvero “Li ammirava”, mentre altrove pare di scorgere che li considerava vittime del sistema, beh si capisce quindi perché sia stato trascurato questo dettaglio ma trasformato ed usato contro di lui, per lasciar intendere che fosse un pazzo. La nipote: dicono che ne era ossessionato. E che significa? I genitori sta ragazza non li ha più? Chi può chiarire i rapporti? I Condomini? Le poche interviste le hanno fatte ai condomini del palazzo dove lui viveva..stop. Ma come ci si può suicidare con una balestra? Cioè, è grossa,… Leggi tutto »

VeniWeedyVici
VeniWeedyVici
21 Settembre 2010 8:37

Peccato… sembrava un ottimo articolo fino a “C’è qualcosa di poetico in simili fantasie, ma viene da ridere a pensare al funzionario della CIA incaricato di far fuori il pensionato che ha scoperto tutto, mentre costruisce non si sa bene perché uno scenario pieno di messaggi simbolici.”

Il funzionario della CIA? E la maconnerie? Che fai il gioco delle 3 carte?

Questa e’ disonesta’ intellettuale a mio parere TROPPO PLATEALE. Non cercare vie di mezzo se vuoi ridimensionare, se poi alla fine esci con certe idiozie degne del miglior Lerner o Vespa o San Toro (seduto, sulla poltrona) che poco hanno a che fare con le Persone che frequentano questo sito. Se vuoi ridimensionare scegli nettamente il campo in cui stare, perche’ con certe affermazioni rendi nullo il tuo inizialmente buon tentativo di far ragionare, falso come le tue intenzioni, cosa che si deduce dalla citazione del testo che ho riportato.

Non ci provare da candido bambino, abbi il coraggio di essere soldatino.

Barambano
Barambano
21 Settembre 2010 8:50

Sul silenzio dei media su uno che criticava aspramente gli USA.
In Italia ci sono oltre 100 tra basi e installazioni miliotari americane con decine di migliaia di soldati di stanza permanente. Non è difficile fare due più due.

oldhunter
oldhunter
21 Settembre 2010 8:54

Quoto. stessa opinione…

totalrec
totalrec
21 Settembre 2010 9:05

Faccio notare a Kelebek che nessuno (tranne lui) ha parlato finora di CIA, il cui coinvoilgimento in questo caso non ritengo per il momento verosimile. E se anche la CIA fosse coinvolta, il povero Mark J. Sullivan non ne saprebbe assolutamente niente, essendo solo un pupazzetto come tanti. In questo concordo con Kelebek: neanch’io ce lo vedo uno con quella faccia a mettersi a progettare omicidi simbolici in onore di Santa Cristina. Si è parlato semmai di omicidio con simbologie massoniche. Kelebek ha anche ragione (credo) quando sostiene che nessun organismo politico si scomoderebbe per far fuori una persona le cui idee ed i cui libri erano noti solo a qualche centinaio di appassionati. Inoltre, da qualche anno Anelli non scriveva più libri e non partecipava a conferenze, il che lo rendeva ancor meno pericoloso per gli Stati Uniti. Non credo che – se di omicidio si tratta – il movente sia da ricercarsi nelle sue teorie geopolitiche. E’ più probabile che si trattasse di qualcosa su cui stava conducendo ricerche di recente, magari legato all’ambiente massonico-rosacrociano. Un utente, in un altro thread, ha detto di lavorare o di aver lavorato nella biblioteca di Bellaria, presso la quale Anelli si… Leggi tutto »

calliope
calliope
21 Settembre 2010 9:24

quoto anch’io,
eppoi, anche se ci sono “curiose coincidenze” queste non inficiano in nessun modo i vari punti di domanda che nascono spontanei.
anzi…

helios
helios
21 Settembre 2010 9:31

Ma, Dio, che tristezza, che a cadere non sia stato nessuno di quei signori che davvero meriterebbero di morire con un colpo di balestra al collo. Solo una ragazza di Rimini dai capelli neri e un pensionato, come dicono i media, depresso.—————————— ma ci scordiamo subito che qualcuno stava tagliando i tubi del gas e forse la ragazza dai capelli neri è arrivata in un momento sbagliato?
Forse far saltare tutta la palazzina serviva perchè le carte del ‘signore depresso’ se ne andassero in fumo.

Poi la sceneggiata ha dovuto andare avanti in altro modo…..

calliope
calliope
21 Settembre 2010 10:14

Fuga di gas, crolla palazzina a Rimini.
così sarebbe passato inosservato…

daveross
daveross
21 Settembre 2010 11:14

Concordo con Freda. Non avendo altro materiale che quello trovato su internet e da bloggers che in qualche modo conoscevano Anelli, è difficile tirare conclusioni certe.

Però, mi chiedo, quanto è plausibile suicidarsi con una balestra in una 600 e bucare il parabrezza forse addirittura da fuori?

martiusmarcus
martiusmarcus
21 Settembre 2010 11:30

Grazie Miguel, cos’altro aggiungere?

cibernoid
cibernoid
21 Settembre 2010 11:41

Scusa ma senza assolutamente nessuna polemica: informatevi.
Uso il plurale perchè non ho nulla contro di te in particolare, ma perchè questa storia della balestra continuo a leggerla a destra e manca.
Facciamo chiarezza: inizialmente si era detto balestra, ma solo nei primi 1-2 giorni successivi al fatto e poi è venuto fuori che si trattava di una inesattezza giornalistica. Tale circostanza è successivamente stata smentita ed è stato dichiarato ufficialmente dal responsabile delle indagini che Anelli si è (o si sarebbe, non è questo il punto) suicidato con un fucile artigianale calibro 12. Di cui, peraltro, le foto sono state mostrate in immagine ed in video.
Quindi ripeto: informatevi perchè state riportando la discussione indietro nel tempo a quando ancora non si era nemmeno certi dell’equazione Kleeves==Anelli.

http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Rimini/Cronaca/articoli/222989/La-donna-solare-e-lartista-burbero.asp

Vista l’opera letteraria di Kleeves si ha tutto il dovere di non dare nulla per scontato, di indagare in qualsiasi direzione: omicidio massonico, rosacrociano o CIA, eccetera. Ma per favore non continuiamo con questa storia della balestra.

Stopgun
Stopgun
21 Settembre 2010 12:14

Dopo i commenti di Kelebek su Giuseppe Cosco, adesso anche i commenti su John Kleevs.

Erano, a differenza da quanto riportato, due uomini onesti e probi.

A Miguel! lasciali riposare in pace!

ulrichrudel
ulrichrudel
21 Settembre 2010 12:56

Io posseggo il libro di Stefano Anelli “UN PAESE PERICOLOSO” comprato circa 6 anni fa dalla BARBAROSSA ediz., casa editrice ancora rintracciabile su Internet .Mi pare di ricordare, che proprio sul sito Kelebek del signor Martinez ,di avere trovato una lettera di John KLEEVES che spiegava alcune problemi intercorsi con la casa editrice ecc etc…Volevo complimentarmi con l’autore del libro, per tal motivo cercavo di capire chi fosse.Mi dispiace adesso di quello che è successo e di avere scoperto troppo tardi il suo vero nome. Di suicidi sospetti caro mio Martinez ne abbiamo a bizzeffe ….tanto passa tutto nel dimenticatoio.Che fosse stato iscritto al PCI mi sembra troppo, visto che la Barbarossa era una miniera per letture della destra estrema .In ogni buon conto ho preferito la versione di Freda.

totalrec
totalrec
21 Settembre 2010 12:57

E’ vero. Solo Monica Anelli – come peraltro era stato immaginato, vista l’assurdità di usare una balestra in un’utilitaria – è stata uccisa con la tripletta balestra + cesoia + incendio dell’appartamento in omaggio. Stefano Anelli si sarebbe ucciso con un fucile artigianale, che vedete qui: http://img178.imageshack.us/i/fucile.jpg/
Tuttavia la notizia che l’arma del “suicidio” era un fucile è divenuta certa solo ieri, dopo che i giornali avevano diffuso a destra e a manca la storia della balestra, dicendo anche che, essendo l’arma del “suicidio” la stessa dell’omicidio, ciò sarebbe stata la “prova certa” della colpevolezza di Stefano Anelli. Sarebbe bello che ora rettificassero, scrivendo che la loro “prova certa” era fuffa. E se iniziassero ad avere qualche sospetto, considerato che un delitto portato a termine con così tante armi diverse non lo si vedeva dall’invasione dell’Iraq…

ventosa
ventosa
21 Settembre 2010 13:45

Articolo inutile, Sig. Martinez. Di opinioni personali se ne potrebbe riempire il sito, mentre sul fatto in questione sarebbe utile, da parte sua, un contributo fattivo, almeno per tenere in piedi il titolo di giornalista. Le opinioni non suffragate da dati e/o fatti, le lasci a me, che sono ignorante. Se può, mi aiuti a capire cos’è successo.
Strano intervento…(ooops, ora mi becco del complottista!)

Fabriizio
Fabriizio
21 Settembre 2010 14:12

I love MIGUEL MARTINEZ e il saper criticare ponderando.

Pellegrino
Pellegrino
21 Settembre 2010 15:46

Fucile artigianale?
è il vetro della 600 rotto??

daveross
daveross
21 Settembre 2010 18:22

Esatto è il punto che cercavo di fare 2 commenti sopra. Poi però ho pensato al rinculo del fucile. Infatti, dalla foto frontale della scena sul parabrezza non riesco a vedere un buco che invece un proiettile avrebbe probabilmente fatto. Ma sono solo supposizioni e certo non sono un esperto in materia.

Tao
Tao
21 Settembre 2010 21:06

IL CASO KLEEVES A “PORTA A PORTA”? DI GIANLUCA FREDA blogghete.blog.dada.net Scrive un lettore: Caro Gianluca, ho letto con interesse e preoccupazione i tuoi (come sempre) ottimi articoli sul caso Anelli. Ho letto i libri di John Kleeves ed anche i diversi suoi articoli pubblicati in svariati siti internet. Avendo letto  l’articolo del sito Romagna Oggi, collegato al quotidiano La Voce di Romagna, (l’articolo era “La  donna solare e l’artista burbero) del quale tu hai postato il link, ho scritto al giornale online  lamentando alcune imprecisioni e la shockante omissione della prolifica attività di scrittore e  saggista dell’Anelli, sotto il ben noto pseudonimo di John Kleeves. Ho anche fornito alla giornalista  che aveva scritto l’articolo informazioni dettagliate sui libri di Kleeves di mia conoscenza (quattro, a  apprendo ora che ne ha scritti ben sei) e l’avevo rimandata ai diversi articoli sul caso Kleeves/Anelli  pubblicati sui siti internet di informazione alternativa, includendo tra questi anche i tuoi ottimi articoli. Oggi la giornalista, Fausta Mannarino, che mi spiega di essere venuta a conoscenza dell’altra identità di Anelli da un avvocato e solo dopo aver scritto gli articoli, mentre gli inquirenti non avevano fatto menzione di ciò, scrive un nuovo articolo sul caso,… Leggi tutto »

sumud
sumud
21 Settembre 2010 21:55

Nel mio articolo, volevo portare la mia (limitata) esperienza e le mie riflessioni sulla morte di Stefano Anelli, non risolvere un giallo: non è certo qualcosa che si possa fare con le frammentarie e confuse notizie dei media. Sono rimasto invece molto colpito dal commentatore che mi ha chiesto come mai io abbia parlato della CIA e non della Massoneria. E’ il segno che abbiamo davvero un modo di pensare diverso. Infatti, a pensarci nessuno aveva parlato della CIA, e quindi è stato un lapsus da parte mia. E perché ho commesso questo lapsus? Stefano Anelli/John Kleeves scrive da quasi vent’anni, con un unico nemico in mente: gli Stati Uniti. Accetto volentieri correzioni da chi ha letto di più le sue opere, ma non mi ricordo che abbia mai attaccato (ad esempio, categorie a caso) la Massoneria, i comunisti, i fascisti, i musulmani. Ora, se un giornalista di Catania dedica vent’anni ad attaccare il clan dei Paranza (nome di fantasia) e un giorno muore ammazzato, non mi verrebbe in mente di sospettare dell’Opus Dei; mi verrebbe in mente di sospettare del clan dei Paranza. Insomma, per me, se (se!) qualcuno ha ucciso Stefano Anelli, è probabile che sia il suo… Leggi tutto »

sinder
sinder
22 Settembre 2010 2:21

cit.
Evidentemente esistono altri modi di ragionare, che non capisco.

questo perché la tua tolleranza intellettuale riesce a dare la patente di ragionamento anche a queste argomentazioni prive di razionalità e infarcite invece di magia e rettiliani

helios
helios
22 Settembre 2010 3:25

In tutti i suoi scritti Anelli parla solo ed unicamente degli USA.
Non considera nemmeno Israele tanto importante ma solo sottomesso ai voleri USA.
Per deduzione si capisce che potrebbe aver dato fastidio al primo invece che al secondo.
Sarebbe importante capire come mai, dopo che non abbiamo dati certi di tutta la tragica vicenda, e non hanno pubblicato i referti dell’autopsia, come mai si vada a parare sul delitto esoterico/massonico che va esattamente dalla parte di chi vuole che la vicenda resta nebulosa per costruirci sopra tutta una serie di fantasie.

VeniWeedyVici
VeniWeedyVici
22 Settembre 2010 6:06

I motherfuckin’ hate hypocrisy…

VeniWeedyVici
VeniWeedyVici
22 Settembre 2010 6:08

Poracci…

sumud
sumud
22 Settembre 2010 7:02

Sull’iscrizione al PCI di John Kleeves, citato da Ulrichrudel…

L’ho sentito da diverse persone che lo conoscevano e mi sembra di ricordare (mi posso sbagliare) che me l’abbia confermato lui stesso.

Non lo trovo particolarmente sorprendente: essere stati iscritti al PCI, quando c’era ancora, non faceva di nessun un intellettuale organico marxista.

Le cose che Kleeves ha scritto non sono certamente marxiste, ma non credo che abbia mai espresso sentimenti anticomunisti (di nuovo mi posso sbagliare).

Né mi sorprende che abbia pubblicato con chi gli ha dato ascolto, senza troppo badare a provenienze storiche.

sumud
sumud
22 Settembre 2010 7:42

Per Ventosa…

Quasi quasi la sfido a duello: nessuno si è mai permesso prima di darmi del giornalista 🙂

Facco il traduttore di manuali tecnici, che è un lavoro moralmente un po’ più dignitoso.

ventosa
ventosa
22 Settembre 2010 8:40

Mi scusi… Non sapevo… Credevo che… Vede, dopo aver letto alcuni suoi interventi, mi ero fatto un’idea sbagliata (eh, verificare i fatti), non è mia abitudine dire la parolacce 😉
Attenzione la duello, però, sono cintura nera di ping pong :-I

Pellegrino
Pellegrino
22 Settembre 2010 10:24
Stopgun
Stopgun
22 Settembre 2010 15:09
nuvolenelcielo
nuvolenelcielo
22 Settembre 2010 23:22

Interessante commento, io no lo conoscevo stefano anelli. Ma al di là di questo episodio specifico, è molto fuori luogo l’ironia sulla CIA che decide quale segni esoterici lasciare sul luogo del delitto…. Ignori totalmente l’argomento esoterismo, non è una cosa da piccola rete locale alle 8 di mattina quando la cartomante sostituisce il soft porno. No, è proprio una cosa da CIA, l’esoterismo è parte integrante e essenziale ai vertici di tutte le organizzazini di potere (nonché di tutte le massonerie). Il fatto che si vestono in giacca e cravatta e non te lo vengono a raccontare… non significa un bel nulla.

sumud
sumud
23 Settembre 2010 5:03

Per Nuvolenelcielo

“Ignori totalmente l’argomento esoterismo, non è una cosa da piccola rete locale alle 8 di mattina quando la cartomante sostituisce il soft porno.”

In effetti, c’è sempre da imparare. Io ad esempio non sapevo nulla di ciò che fanno alle otto di mattina le piccole reti locali, non avendo la televisione.

Grazie

Miguel Martinez

nuvolenelcielo
nuvolenelcielo
23 Settembre 2010 8:11

ah ah ah. bravo che non hai la tv. io invece passo la notte a vedere i soft porno.