LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA

LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA

SOPRATTUTTO SULL'ITALIA

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Libero pensiero

Sudamerica, media e diritti politici su un argomento sottaciuto.



In Gran Bretagna gli hanno dato un nome preciso e ormai la seguono come se fosse una telenovela nella sezione geo-politica: “The Christines at war”, la guerra delle Cristine, che sarebbe una fiction a puntate davvero impossibile non seguire.
Ci siamo anche noi, dentro, naturalmente, e il nostro ruolo in questa telenovela non è certo dalla parte dei buoni. La Storia ci ha messo nella situazione di dover interpretare il ruolo di quei personaggi che quando entrano in scena, dopo le prime due battute, ci spingono a dare una gomitata al nostro compagno di poltrona per commentare “questo mi sa che fa una brutta fine”. Non siamo certo gli eroi di questa fiction iper-realista.La nuova puntata (vera chicca per gourmet) si è svolta in un sontuoso teatro internazionale: la East Coast degli Usa, tre giorni fa uno scambio di battute al fulmicotone tra la segretaria del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, dalla sede di Washington –reduce da un incontro ufficiale con il ragionier vanesio- la quale, infantilmente ha minacciato l’Argentina usando di proposito una metafora calcistica “per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”. La presidente argentina si trovava in quel momento a un tiro di schioppo, stava a New York, al palazzo dell’Onu. Da aggiungere che (gli sceneggiatori sono abili professionisti di mestiere) nell’esatto momento in cui madame Christine minacciava la senora Cristina, la presidente stava parlando all’assemblea dell’Onu a Manhattan perorando la causa dell’indipendenza del Sud America e chiarendo –con gravi toni minacciosi ben coperti dalla consueta retorica diplomatica- che il teatro internazionale geo-politico non è più quello degli anni’70 e che la grande stagione dello schiavismo colonialista è tramontata. Finito il suo intervento, i suoi segretari le hanno comunicato immediatamente l’esternazione della sua omonima francese. E la presidente Kirchner ha dichiarato subito: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.


Chi non ha seguito tutte le puntate della telenovela (ci sono stati anche dei morti, come il giovane economista Ivan, in una storia che ho raccontato mesi fa) forse non può seguire in maniera palpitante questo fronte bellico della Guerra Invisibile e potrebbe non capire di che cosa si tratta. Ha a che vedere con la Gran Bretagna, l’Italia, la BCE e la loro relazionalità con il Sud America. Ma soprattutto ha a che vedere con lo scontro tra l’interpretazione keynesiana e friedmaniana dell’economia e con lo scontro dichiarato tra l’interpretazione social-progressista dell’esistenza quotidiana e quella liberista conservatrice. Questo duello è stato riportato, dibattuto e commentato in tutto l’occidente. Neanche a dirlo, Italia esclusa. I servizi della, peraltro, brava Daniela Bottero, corrispondente della Rai di New York, parlavano del nuovo ipad5, di come a New York si vive l’incipiente autunno, ammaliandoci con la descrizione variopinta della scelta di Mario Monti relativa a quali ristoranti andare, a quali club partecipare e a quali inviti aderire. In Gran Bretagna, invece, (il vero cuore del problema) a questa puntata hanno dato un risalto talmente forte che la BBC ha scelto di destinarle ben cinque piattaforme mediatiche diverse: televisione di stato, radio, sito on line, diretta streaming, l’intera stampa cartacea mainstream. Per evitare di essere subissato dai consueti commenti della serie “dacce ‘sto link”, in un post scriptum, in copia e incolla, trovate l’articolo preso dal sito on line della BBC, sintetico ma esaustivo.


Qual è il contenzioso?


Eccolo esposto in maniera molto semplice e sintetica:


Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che, sulla base dei propri dati a disposizione, l’inflazione in Argentina ha raggiunto la cifra del 30% in seguito alla irresponsabile azione di emissione di carta moneta da parte del Banco de la Naciòn perché in Argentina è stata scelta (il termine usato è “irresponsabile”) la strada degli investimenti in infrastrutture, salvaguardia del territorio idro-geologico, salario minimo garantito, credito agevolato alle imprese, protezionismo (con aliquote altissime praticate a tutte le multinazionali che in Argentina producono ma non investono il loro profitto in attività locali per favorire la occupazione) e aumento del proprio disavanzo di bilancio al fine di potenziare istruzione pubblica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Un’inflazione così alta comporta il rischio di “implosione del sistema economico” e quindi il resto del mondo economico, per salvaguardarsi, deve prendere le distanze da un modello economico così disastroso, definito “ormai fuori controllo” e quindi o l’ Argentina si adegua oppure viene espulsa. Una volta fuori, immediatamente verrà chiesto il saldo di tutti i loro bonds, il pagamento di tutte le transazioni internazionali di merci, e l’intero sistema finanziario del pianeta dichiarerà “inagibile” ogni forma di finanziamento all’Argentina, la quale, inoltre, dovrà immediatamente abolire gli investimenti e lanciarsi in una poderosa manovra di austerità, rigore e stretta creditizia, pena la cancellazione dei contratti internazionali di import-export.
Il governo della Repubblica Argentina, invece, sostiene che la propria inflazione è intorno al 9%. E dichiara che i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale non sono dati veri, perché le aziende di rating che hanno fornito le informazioni sono agenzie private finanziate –fatto questo noto- da J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale, che sono parte in causa e vogliono destabilizzare l’intero Sud America per avere la possibilità di poterci speculare sopra. L’Argentina, inoltre, ritiene che l’ FMI “ha lanciato un sistema di punizione” nei confronti delle nazioni dotate di un sistema finanziario economico centrale che vieta (come appunto nel caso dell’Argentina) ogni attività finanziaria speculativa sui derivati, perché gli investimenti finanziari sono consentiti solamente su titoli e aziende che producono merci reali. Come ultima considerazione, l’Argentina ritiene che il Fondo Monetario Internazionale abbia come compito quello di monitorare la situazione economica delle nazioni senza dover mai intervenire sulla qualità delle politiche economiche nazionali e locali essendo il principio dell’autodeterminazione dei popoli un valore riconosciuto dalla carta internazionale dell’Onu in data 1948.
Queste sono le due posizioni.


Poiché non si tratta di Juventus-Roma (forza capitano) dove il tifo è lecito, ciò che conta, in questo caso, è comprendere di che si tratta. Ma soprattutto che cosa accade se vince una o l’altra delle due Cristine.
I rapporti di forza non sono affatto come istintivamente si può credere, ovvero Davide contro Golia, perché c’è un piccolo paese, laggiù nel polo sud, che conta poco o nulla, e da solo si è messo contro i poteri forti. Questa è la retorica perdente terzomondista che vive di ideologia e favole sentimentali.


Si tratta di un poderoso braccio di ferro politico, che ci riguarda tutti. Italia in prima fila.

(e vi spiegherò più avanti il perché).


Chi vincerà? Non lo so. Però so chi voglio che vinca. E so, con matematica certezza, che cosa accadrà sia nell’uno che nell’altro caso.
Personalmente parlando (qui è il mago che si esprime) penso che abbia molte più chance l’Argentina che il Fondo ;Monetario Internazionale. Il bello è che lo pensano anche i britannici, altrimenti non avrebbero dato un così ampio risalto alla vicenda.


Christine Lagarde fa la voce grossa a Washington, insieme a Monti come partner, perché si sente sicura della vittoria, e a mio avviso sbaglia di grosso. La sua vittoria ha queste tre tappe: il 7 ottobre a Caracas (elezioni politiche in Venezuela, paese fondamentale per l’intero occidente in questo momento); il 6 novembre in Usa (elezioni politiche presidenziali); il 15 novembre, data in cui la troika consegnerà il proprio rapporto sullo stato impietoso della Grecia; a quel punto la nazione ellenica verrà protestata, spinta fuori dall’euro e surprise! invece del contagio, non accadrà un bel nulla se non uno scossone della durata di 48 ore. Si mostrerà e dimostrerà, pertanto, che l’euro funziona e regge ogni urto, la Grecia sprofonderà nella miseria e nell’incertezza (dimostrando che senza l’euro non c’è salvezza) e l’euro sorretta dal petrolio scontato del Venezuela, sorretta da Wall Street (che nei dieci giorni successivi alla vittoria di Romney sarà andata alle stelle con enormi guadagni di tutto il sistema bancario europeo) finalmente si potrà assestare e dare ordini al resto del mondo. Quantomeno alla parte occidentale. Questo è ciò che pensa la Lagarde.
Ma quali armi ha l’Argentina? Enormi, gigantesche. E le sta usando tutte.


Vi racconto una delle armi usate nel recente passato (finito con successo venti giorni fa) relativa a una precedente lontana puntata della telenovela dal titolo “La guerra dei limoni tra le due Crisitne” con una successiva puntata dal titolo “Coke is the real thing, baby!”.
Veniamo alla puntata dei limoni.
Quando nel 2004 l’Argentina, reduce dal suo fallimento, comincia a rimboccarsi le maniche per l’auspicata ripresa, si avvale di diverse forme di consulenza economica, tra cui quella di un gruppo di scienziati tedeschi: per tradizione storica, i tedeschi sono di casa laggiù. Arrivano gli agronomi verdi dalla Germania, portandosi appresso la nuova tecnologia ecologica, evoluta nel campo dell’agricoltura. I tedeschi scoprono che i limoni argentini sono eccellenti. E varano un ingegnoso piano. Grazie al fatto di avere uno sterminato territorio a disposizione, il governo investe una massiccia quantità di denaro per lanciare un sistema di cooperative agricole occupando circa 150.000 ettari per produrre il più vasto limoneto del pianeta. Per avere il frutto ci vogliono anni, ma la tecnologia aiuta. Finalmente, alla fine del 2009, ecco i succosi limoni. Vanno al mercato internazionale. La frutta risulta seconda, per qualità, soltanto ai limoni italiani (la più pregiata specie in assoluto) con l’aggiunta del fatto che ha un prezzo di mercato inferiore del 212% ai limoni siciliani, liguri, greci, turchi, spagnoli, provenzali. I più grossi consumatori di limoni in Europa sono tedeschi e britannici, per via della loro alimentazione. Ai tedeschi servono per condire una loro insalata e i krauti di cui sono ghiotti e agli inglesi servono per spruzzare il loro piatto unico quotidiano, i celebri “fish&chips”, cartoccio composto da filetti di baccalà e patate fritte che ben si accompagnano con la pinta di birra al pub, ogni sacro giorno alle ore 17.,30. I tedeschi si avvalgono di forte sconto ma arriva anche la Coca Cola, il cui amministratore delegato, in persona, vola a Buenos Aires e firma un accordo commerciale della durata di 25 anni per avere i limoni con i quali compone la ricetta di ben 22 delle sue 30 bibite sparse in tutto il mondo. L’amministratore dichiara che il 93% dei propri limoni li prende in Argentina, il restante 7% dalla Florida. Poco tempo dopo, si passa alla soia. E arriva la Cina: contratto commerciale della durata di 50 anni; acquistano il 92% della produzione nazionale di soia (decine di migliaia di ettari coltivati sempre dai tedeschi) e 10 milioni di vacche. I bovini vengono allevati da produttori argentini nelle sterminate praterie d’altura, macellati, squartati come piace ai cinesi, incartati, messi su giganteschi aerei frigoriferi e ogni giorno partono 50 giganteschi aerei da trasporto che portano a Pechino la carne necessaria per sfamare circa 250 milioni di cinesi. Arrivano anche i giapponesi che si prendono la produzione di acqua minerale di ben 122 ghiacciai del polo sud per un totale di 20 milioni di ettolitri al mese per 50 anni. I giapponesi bevono l’acqua argentina ma non lo sanno. Tutto ciò contribuisce a un aumento del pil argentino dell’ordine di un +5% all’anno e sarà il trampolino di lancio della loro ripresa economica. Dai cinesi, l’Argentina si fa pagare in dollari e bpt italiani; dai giapponesi in dollari e bpt tedeschi. Dai tedeschi e inglesi in euro. Ma nel 2010 la situazione geo-politica cambia precipitosamente. Dall’Unione Europea partono chiare indicazioni di andare all’attacco delle economie floride keynesiane. Per un fatto politico. La Gran Bretagna è la prima ad adeguarsi. E’ il primo atto del neo-eletto David Cameron. Non appena insediatosi, scopre che i limoni argentini –all’improvviso- non rispettano i parametri sanitari internazionali. Di conseguenza, si rivolge per protesta all’Unione Europea e Van Rompuy in persona denuncia l’accordo chiedendo una penalizzazione per l’Argentina, oltre a chiuderle l’accesso alle esportazioni internazionali. Per un mese l’Argentina protesta, soffre e si preoccupa. Dopodichè si fanno venire in mente un’ottima idea. La Kirchner personalmente scrive una lettera al quartier generale della Coca Cola ad Atlanta dove spiega alla multinazionale che dal giorno dopo non beccano più neppure un limone. Non solo. Avvalendosi della denuncia dell’Unione Europea, confortata dalle dichiarazioni di origine stampate sulle bibite della Coca Cola, si appella all’OMS chiedendo che vengano tolte dalla circolazione in tutto il continente europeo le 22 bibite che contengono limoni argentini “perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti, visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”. Per la Coca Cola si tratta di un danno di circa 25 miliardi di euro. Inizia un contenzioso durato ben 20 mesi, un braccio di ferro tra le due Cristine. Il finale della puntata è noto. Il presidente della Coca Cola tranquillizza la Kirchner dicendole “ghe pensi mi”. E ci riesce. 1-0 per l’Argentina.
Fine della precedente puntata.


Quella prossima, datata 13 dicembre 2012, non si sa come andrà a finire. Ma si sa che cosa accadrà se vince la Christine francese: 48 ore dopo, l’Argentina, accettando l’espulsione, protesterà il contratto con la Coca Cola, dirà ai cinesi che staranno senza carne e senza soia; dirà ai giapponesi che staranno senz’acqua da bere; dirà ai tedeschi che non avranno più il petrolio con lo sconto. E tutta questa gente andrà a chiedere ragioni alla Christine a Parigi. L’Argentina, quindi, avrà come avvocati difensori la Coca Cola, la Cina, il Giappone, l’industria agricola tedesca.


E l’Italia?


Automaticamente fallirà la Telecom, e due giorni dopo la Enel annuncerà che la propria fattura viene triplicata. Intesa San Paolo, Banco Popolare di Milano e Mediobanca subiranno in borsa un crollo di almeno il 40% del loro valore. Perché?


Perché la Telecom è un’azienda decotta. Eppure i suoi bilanci sono buoni: è vero. Ma il profitto (che la tiene a galla) lo prende da Telecom Brasile e da Telecom Argentina, nazioni nelle quali gestisce l’intero sistema di telecomunicazioni digitali, terrestri e satellitari. Verranno subito nazionalizzate. Non solo. Verrà anche nazionalizzata subito anche l’Enel, che gestisce tutto il sistema dei servizi di erogazione di energia elettrica a Buenos Aires, in Bolivia, a Rio de Janeiro e che per la bilancia italiana è fondamentale. Inoltre, verranno messi subito all’incasso bpt italiani per un controvalore di 22 miliardi di euro, proprio alla vigilia di Natale. E se l’Italia non ha da pagare, si arrangi. Che vada a farseli dare da Christine Lagarde.


Per ridurla in sintesi, si tratta, in realtà, di una lotta squisitamente politica.


La telenovela sta tutta lì.


Non c’entra niente il business, né il commercio, né gli scambi. Proprio no.


E tantomeno l’economia.


Come ha detto con molta chiarezza la sudamericana Cristina Kirchner “io pretendo che venga rispettata la mia dichiarazione politica”. E si riferiva allo scontro micidiale a Montevideo lo scorso novembre (quando il giovane economista morì impiccato), nel corso del quale Christine Lagarde la minacciò di sanzioni e isolamento se non cambiava politica economica. In quell’occasione la Kirchner disse: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. E questa è un’affermazione politica. Di principio e sostanziale. Non lo ha ancora capito?”


Sembra che non lo abbia capito.


Sembra che non lo abbiano capito neppure gli italiani.


La crisi economica è uno specchietto per le allodole.


Si tratta di uno scontro micidiale politico tra due diverse modalità, totalmente contrapposte, di interpretare l’esistenza. E in questo scontro, l’economia, lo spread, ecc, sono semplicemente uno strumento di minaccia e ricatto per far passare un disegno politico di espoliazione, espropriazione e schiavizzazione degli esseri umani in Europa.


Altrimenti non si chiamerebbe Guerra Invisibile. Perché non si vede.
Non è certo un caso che la cupola mediatica, in Italia, abbia scelto di non acquistare i diritti per trasmettere le puntate della telenovela delle Due Cristine. Meglio che nessuno la veda.


Ed è meglio anche che nessuno sappia nulla dei limoni, dei verdi tedeschi, ma soprattutto che non venga né detto, né spiegato, né tantomeno mostrato, come se la passano quelle nazioni che hanno avuto l’ardire e l’ardore di dire no all’austerità, no alla sudditanza nei confronti dei colossi finanziari, ma soprattutto no ai diktat delle banche centrali.


Mentre da noi Monti & co. officiano continue messe da requiem dell’ingegno, della creatività, del lavoro e della voglia e bisogno di imprendere della nazione, da qualche altra parte del mondo si balla il tango e la milonga, e ci si sente vivi. Sono molto più poveri di noi, hanno molto meno di noi, sono molto meno ricchi di noi.


Eppure, sono molto ma molto più felici.


Non è questo, dopotutto, che conta nella vita dei popoli e delle nazioni?


Sergio Di Cori Modigliani

Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/la-guerra-tra-le-due-cristine-e.html

29.09.2012

P.S.

Ecco l’articolo della BBC:

IMF's Christine Lagarde says
Argentina faces 'red card'

Christine Lagarde gave Argentina three months to produce reliable data
International Monetary Fund head Christine Lagarde has warned Argentina it could face sanctions unless it produces reliable growth and inflation data.
Ms Lagarde gave Argentina until 17 December to address the problem.
The IMF head said the fund had given Argentina a "yellow card" but it could face a red.
Private economists say annual inflation in Argentina is at 24%, much higher than the official 10% figure.
"We had to choose between the yellow card and the red card. We chose the yellow card. If no progress has been made, then the red card will be out," she said.
Speaking in Washington, Ms Lagarde said Argentina had been given three months to provide reliable estimates on growth and inflation.
'Free country'
Analysts in Buenos Aires say the IMF has been adopting tougher language towards the government of President Cristina Fernandez de Kirchner.
The IMF and Argentina have been at odds over the figures since last year.
Private sector economists say the government has ignored the growing pace of inflation.
Last year, the authorities introduced measures restricting the purchase of US dollars.
Memories among Argentinians of the days of rampant inflation in the 1980s and a devalued national currency are still vivid, correspondents say.
If Argentina fails to meet IMF demands, it could face sanctions, lose voting rights and even be expelled from the organisation.
"Argentina is good in football and it certainly understands what we are talking about," said Ms Lagarde.
Earlier, Ms Fernandez, who is visiting the United States this week, rejected claims that her country was facing economic disaster.
And she sent a defiant message: "The rich countries don't want partners or friends; they just want employees and subordinates."
"And we're not going to be anybody's employees or subordinates. We are a free country, with dignity and national pride."
http://radionacional.com.ar/noticias/14-polistica/44947-cristina-fernandez-hablo-ante-la-asamblea-de-naciones-unidas.html



Traduzione italiana QUI

Commenti (108)

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Nascondi area commenti 20 caricati
    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      Al di là di alcune imprecisioni sul sesso degli angeli, questo articolo di Modigliani è forte, chiaro e dirompente nel suo messaggio: siamo alla resa dei conti, letteralmente, tra il sistema liberal-finanziario al servizio dei poteri occulti e la politica sociale al servizio dei cittadini. I risultati sono alla luce del sole, chi non vuole vederli, chiuda gli occhi, e magari la bocca.

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      D'accordo con tutto.

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      L'inflazione è un indicatore di benessere la deflazione o peggio la stagflazione sono indicatori di miseria.

      I dati reali mostrano che questo è assolitamente vero, anche se i nostri "tecnici" ci giurano il contrario.

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      Bene, mi metti i link di questi articoli di Modigliani? Così li vado a verificare!

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      Ti aggiungo un link, caso mai fossi accusato di inventarmi i dari anch'io....

      http://www.corrientesexporta.gov.ar/manager/uploads/files/50.pdf

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      Già che ci sei prova a correggere i conti con la cifra vera di 380.000 ton di limoni esportati, e soprattutto prova a includere nei conti, oltre alla lemonsoda, anche le altre 21 bibite della Coca Cola, dove la percentuale di limone non è del 12%, ma mediamente di qualche 0 e qualcosa %.
      Et voilà, che la Coca Cola bouge son cul, come direbbe la Lagarde.

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      Se per te "un sacco di balle" significano un'imprecisione nell'attribuzione di una frase, che comunque incarna perfettamente la politica della Kirchner, allora come mi definisci le balle quelle vere e colossali, dall'11 settembre, alle esportazioni di democrazia, ai governi tecnici dello spread? Il senso dell'articolo era chiaro e forte, anche con questa piccola svista (da verificare).

    1. Aironeblu 30 settembre 2012

      Capisco e condivido pienamente la tua osservazione, purtroppo qualcuno con la vista un po' corta invece di leggere il contenuto dirompente di questo articolo di Modigliani, cerca di bagnarne le polveri con una miserabile puntualizzazione sullaparenità di una frase, che in ogni caso è stata fatta propria dalla Kirchner, anche se pronunciata da un suo collega.

      Il messaggio dell'articolo che io intendo ferte è chiaro, è che siamo alla resa dei conti tra le due opposte politiche del rigorismo della finanza per la finanza contro l'interventismo dei governi della gente e per la gente. E i risultati parlano chiaro e forte. Ciao.

    1. Tao 30 settembre 2012


      Cristina Fernàndez ha parlato davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite



      La Presidente della Nazione ha ripetuto il richiamo alla sovranità sulle Malvine e perchè la Siria collabori al chiarimento sugli attacchi all'AMIA ( Associazione Mutuale Israelita-Argentina; la sede dell'associazione venne attaccata il 18 luglio 1994 con autobomba che causò 85 morti e 300 feriti ndt.) e all'Ambasciata israeliana, dopo che ha chiesto di costruire una pace efficace e duratura. Facendo riferimento alle politiche economiche degli organismi internazionali ha assicurato che “il mio Paese non è un vignetta calcistica, è una Nazione sovrana”.



      Cristina Fernández de Kirchner affermò “il ripudio di tutto il popolo argentino all'assassinio dell'ambasciatore” degli Stati Uniti in Libia, Christopher Stevens.


      Nel cominciare il suo discorso questa sera davanti alla 67º Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il capo di Stato ha espresso il ripudiò dell'assassinio del diplomatico statunitense “come posizione personale di questa Presidente e del popolo argentino”.
      Inoltre ha ricordato che “ risiedevano in Libia i principali fondamentalisti islamici oppositori di una coesistenza pacifica” e ha aggiunto “dico questo perché è necessario avere percezione di quali sono i problemi al fine di capire la necessità di avere politiche differenti orientate a costruire una pace efficace e duratura”.


      La Presidente affermò che “è imprescindibile ridefinire dall'Occidente strategie e politiche differenti per il Medio Oriente, perché corriamo il rischio che volendo difendere certi valori finiremo attaccando quegli stessi valori e rendere più profonda la crisi”.




      “Molte volte fazioni politiche che sembravano alleate dell'Occidente, finirono per diventare acerrime nemiche dei valori occidentali” ha sottolineato.


      D'altra parte ha sostenuto che “mettere in pericolo l'Eurozona è mettere in pericolo la stabilità minima del sistema finanziario internazionale”; ha paragonato la situazione argentina del 2001 con quella che vive l'Europa attualmente e ha rimarcato che “ proprio in questo momento si reprimono gli indignados in Spagna che si oppongono alle politiche di aggiustamento”.


      
Cristina Fernández de Kirchner ha affermato che esiste una “grande crisi che scuote il Mondo” la cui responsabilità è “dei settori più ricchi della società” e delle “politiche ortodosse che si applicano infruttuosamente da decenni”.

Ha detto che la crisi “ che è già globale” non è colpa “dei poveri che non possono pagare ipoteche”, ma dei settori “più ricchi” e ha spiegato che gli argentini “parliamo per esperienza, perché siamo stati cavie delle politiche neoliberali”.
      Davanti allo sguardo di decine di mandatari e rappresentanti di vari Paesi la Presidenta ha risposto alle dichiarazioni della titolare del FMI, Christine Lagarde, e ha affermato che l'Argentina “non è una vignetta calcistica, è una nazione sovrana che prende decisioni sovrane e non sarà sottomessa a nessuna minaccia per cui se non fa una certa cose le si mostrerà il cartellino rosso”.

      Ha qualificato come una “minaccia” le parole di Lagarde e ha richiamato l'attenzione sul motivo per cui il FMI non ha fatto “autocritica su come erano le statistiche in Spagna, Irlanda, Italia, Grecia e Portogallo”.



      Ha ricordato che “siamo di fronte a un mondo nuovo, che esige di arrischiare nuove idee, voler risolvere i problemi che oggi attanagliano il mondo con le ricette che li hanno provocati risulta assurdo”.

E ha evidenziato che “ oggi sono i Paesi emergenti a dover sopportare che ci denuncino di protezionismo da parte di quelle economie che hanno applicato sussidi” alla loro produzione.



      A questo proposito ha ricordato che “l'Argentina sta tenendo fede ai suoi accordi esterni e continueremo a farlo”, grazie al recupero economico poggiato su “programmi sociali che ci hanno permesso la crescita più importante dei 200 anni di storia del nostro Paese”.

“Non veniamo a dare lezioni a nessuno perché non siamo maestri di nessuno, semplicemente veniamo a raccontare la nostra esperienza” ha affermato il capo di Stato nel suo discorso davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel quale ha messo in rilievo che sono necessarie “misure dal G20 che non sono state prese”.


      
Tra queste misure ha menzionato i controlli sui “movimenti di capitale che un giorno colpiscono un Paese e dopo un altro” e ha enfatizzato che “non siamo economisti però non siamo stupidi” perché “sono formidabili trasferimenti di entrate e gli unici danneggiati sono i cittadini che perdono il proprio lavoro”.

      In questo contesto ha affermato che il suo “maggior timore come militante davanti alla mancanza di risoluzione” riguardo la crisi economica internazionale “è che milioni di occidentali smettano di credere che un sistema democratico possa dargli soluzioni”.



      E ha giudicato come l'attuale crisi sia “politica e non economica” perché “mancano leadership che portino soluzioni chiare e concrete”.

      Da un altro lato Cristina Fernández de Kirchner ha reiterato il reclamo argentino perché “il Regno Unito si sieda e adempia alle risoluzioni delle Nazioni Unite” che implicano “dialogare sulla sovranità nelle Isole Malvine”.

      Ha ricordato che “il prossimo anno si compiono 180 anni da quando il Regno Unito usurpò illegalmente le nostre Isole Malvine, e non solo non ha ceduto su questo, ma non ha dato neanche risposta ai richiami delle Nazioni Unite”, sollecitando a dare inizio a negoziati.

      Ha enfatizzato che il tema delle Malvine “non è una questione bilaterale”, ma che “è diventata una questione globale” poiché “porre fine con le ultime vestigia del colonialismo, che è stato uno dei grandi raggiungimenti delle Nazioni Unite, ed entrare nel XXI secolo senza territori coloniali riguarda anche i diritti umani”.



      In un argomento successivo ha annunciato che ha dato mandato al ministro degli Esteri Héctor Timerman di far sì che si realizzi nelle Nazioni Unite una riunione bilaterale tra Argentina e Iran.

      “Per noi Argentini l'esplosione dell'AMIA e dell'Ambasciata israeliana continua a essere una piaga aperta” ha sostenuto.

      Ha aggiunto che “in ripetute occasioni abbiamo chiesto all'Iran la sua collaborazione. Nel 2010 e nel 2011 davanti alla mancanza di risposta ho offerto come alternativa la nomina di un terzo Paese al fine di favorire un giudizio. Mercoledì scorso abbiamo ricevuto una richiesta da parte dell'Iran di una riunione bilaterale. Il mio Paese che continua a richiedere il dialogo ha deciso di istruire il Ministro degli Esteri per far sì che si tenga una riunione bilaterale tra i due Ministeri degli Esteri”.

      Infine ha rivelato che “sottoporrà al Parlamento l'eventuale proposta che verrà fatta dalla Repubblica Islamica dell'Iran” nell'incontro a cui parteciperanno i Ministri degli affari esteri di entrambi i Paese nella sede delle Nazioni Unite.

Dopo aver annunciato che consentirà la riunione richiesta dal governo iraniano, Cristina ha evidenziato che “non prenderà alcuna decisione” senza aver anche consultato “i diretti coinvolti” nell'attentato all'AMIA, alludendo ai familiari delle vittime.


      Nella chiusura del suo discorso la Presidenta ha affermato che quando l'Argentina occupasse un posto come membro non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “dovranno sentirsi rappresentati in esso tutti i Paesi che aspirano alla pace come valore universale”.

      “Non ci può essere pace in un mondo dove ogni Paese non venga trattato allo stesso modo, non ci può essere pace in un mondo dove ci sono sempre più poveri” ha affermato e poi sottolineato che “la pace, i diritti umani, l'uguaglianza e la libertà” sono “valori universali che devono essere rispettati a tutte le latitudini e da tutti i governi” e ha assicurato che l'Argentina occuperà una poltrona nel Consiglio di Sicurezza come membro non permanente “in nome di quei valori”.



      Fonte: http://radionacional.com.ar

      Link: http://radionacional.com.ar/noticias/14-polistica/44947-cristina-fernandez-hablo-ante-la-asamblea-de-naciones-unidas.html

      28.09.2012

      Scelto e tradotto per www.comdonchisciotte.org da EUGENIO BHODIDARMA

    1. RicBo 30 settembre 2012

      Non sono in grado di dire se Modigliani inventa i o manipola i dati. D'altronde in questo caso si vuole dimostrare altro (cioè due diverse concezioni del mondo, quella dei finazisti alla Lagarde e quella dei peronisti alla Kirchner).

      Io non sono così sicuro che la Kirchner, e il potere che rappresenta, faccia davvero gli interessi del popolo argentino, anche se non esiterei a buttare dalla torre l'altra cristina se dovessi scegliere.

      Però questo articolo fa previsioni basate più che altro sui sogni di chi l'ha scritto, e si sa che fare previsioni di questi tempi è davvero un'idiozia.

    1. Georgejefferson 30 settembre 2012

      hai ragione da vendere,vedi anche sul quatar.Nonostante il succo dell'articolo e'condivisibile,perde toppa credibilita con questi strafalcioni,davvero tanti articoli si contraddicono l'un l'altro..vedi quanto ha parlato che le cause vere non son da ricercarsi nel mantra mainstream corruzione/evasione/sprechi (anche se son fatti veri,come anche in altri paesi)..e subito dopo se ne esce con uno scritto intriso di luoghi comuni che trae conclusioni che la causa e'quella,perche gli italiani sono cosi...capisco i vari articoli di cdc che e'un sito di aggregazione di vari punti di vista..ma il suo e'personale e molto contradditorio e non credibile...Certo che ci vuole un po di fiducia..ma la fiducia si crea da presupposti corretti nelle fonti ed esempi di massima vena super partes...se si perde usando metodi contradditori e di falsita dei dati..non puo meritare fiducia..la fiducia non si crea solo dal risultato emotivo che una buona dialettica puo provocare.Ti ringrazio per le puntualizzazioni

    1. Georgejefferson 30 settembre 2012

      Un solo appunto,basta una legge per difendere il potere d'aquisto dei meno abbienti..la stessa legge che tolsero(anche se andava sicuramente migliorata come stima dei panieri)con l'inganno facendo credere alle genti di averlo fatto per il bene dei poveri

    1. Tanita 30 settembre 2012

      Giusto.
      La disoccupazione in Argentina, calcolata nel primo trimestre 2012 é stata del 7,1% contro il 7,4% delo stesso periodo de 2011.

      Ma qui ció che conta é il paradigma che si applica e l'inganno in cui vive praticamente tutta la gente d'Europa e gli USA. Ho dei parenti e amici che credono ancora che Bankitalia é pubblica e che la BCE é la banca degli Stati Europei. Ho letto centinaia di articoli che parlano della FED come se questa fosse la Banca Centrale degli USA, quando sarebbe piú accurato dire che gli USA sono sotto controllo della FED.
      Tanti sono convinti di tutto ció che viene pubblicato dai mainstream e/o detto in TV senza neppure sapere che la maggior parte dei media sono controllati dagli stessi che possiedono le banche. Pochi sanno che la maggior parte dei prodotti che si vendono nei supermercati d'Europa, degli USA e di mezzo mondo appartengono in maggioranza alle stesse DIECI corporation; finalmente, la gente comune attorno al mondo crede che le torri gemelle e il Pentagono sono stati attaccati da un gruppo di terroristi islamici barbati fregando il NORAD e l'intera Difesa americana, come pure che in Libia c'é stata una "rivolta popolare" che ha fatto cadere il governo di Gheddaffi ecc ecc...

    1. rebel69 30 settembre 2012

      Alcuni commentatori(vedi sopra)quando leggono articoli come questo,la loro intransigenza fa focalizzare tutta la critica su una virgoletta sbagliata, e perdono di vista la realtà delle cose.Ora io in Argentina non ci sono mai stato ma quello che di sicuro posso affermare è che da noi le cose vanno male e la tendenza è negativa,grazie a questo sistema monetario.

    1. Bellerofon 30 settembre 2012

      In linea di massima l'articolo è condivisibile, anche se dobbiamo considerare che l'Argentina agisce all'interno della 'botte di ferro' "Mercosur anti-USA/FMI/UE", con l'appoggio cinese e russo. L'Italia si trova esattamente nella situazione opposta: circondata da alleati-iene pronti a spolparci (ancora...!). Se l'Argentina dovesse mettere in atto l'artiglieria pesante (vedi la nazionalizzazione delle imprese nostrane, e l'inondazione del mercato con btp italiani), a molti, anche in questo forum, passerebbe la voglia di scherzare e fare le pulci all'articolo.
      Certo, sostenere che gli inglesi importino i limoni argentini per condire il fritto di pesce&patate un po' fa ridere, e un po' offende l'intelletto di chi legge! Per non parlare dei crauti tedeschi! Ma per piacere...! :-DDD
      Detto questo, la Lagarde può andare a quel paese. Lei, le sue borse Chanel, il camembert, e tutti i troiai occidentali. Monti compreso.

    1. AlbertoConti 30 settembre 2012

      Qui in Italia non abbiamo capito niente del recente passato dell'Argentina, figuriamoci del presente. E' proprio vero che l'esperienza è personale, se non non serve! Altro che de coccio, siamo proprio dei c...

    1. Tao 30 settembre 2012

      In Argentina dal 2002 ad oggi l'M1(l'aggregato che misura l'emissione di carta moneta) è aumentato grossomodo

      del 500% passando da 50 a 300 Bilion National Currency ossia il peso.

      Quindi secondo la nota equazione MxV=PxQ (dove M impatta direttamente sui prezzi P) che in Argentina l'inflazione sia alta (25~30%)è una cosa normale.



      E' altresì vero che la disoccupazione è passata dal 60 di allora al 10% odierno. L'immissione di carta moneta ha avuto un impatto diretto nell'abbassare la disoccupazione (contrariamente a quanto avviene in Europa.



      Hai voglia di raccontare ad un disoccupato "da noi non c'è inflazione" se costui ha il frigorifero vuoto.



      Ma altri numeri dovrebbero essere guardati per esempio l'indebitamento con l'estero (external debt to GDP ratio)facendo alcuni confronti:



      Argentina: 35%

      Brazil: 21%

      Canada: 92%

      China: 11%

      England/UK: 499%

      France: 286%

      Germany: 214%

      Italy: 169%

      India: 25%

      Spain: 242%

      USA: 100%

      Perchè i BRIC, contrariamente a noi sciccosi "occidentali", hanno un così basso indebitamento con l'estero?

      Con una inflazione al 15% (ma con la lira) noi eravamo nel G5 oggi siamo nel porcile della povertà.

      L'inflazione è un indicatore di benessere la deflazione o peggio la stagflazione sono indicatori di miseria.

      Guy Fawkes

      Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/

      29.09.2012

    1. BaronCorvo 30 settembre 2012

      Ma non vai mai a verificare le notizie degli articoli che leggi? Allora leggiti una decina di articoli di Modigliani e scoprirai che più della metà delle cose che dice sono inventate di sana pianta. Una per tutte? Ha scritto che in Bolivia Morales ha legalizzato la cocaina. E' una fregnaccia capisci? La cocaina è illegale in tutto il mondo. E non ha nemmeno legalizzato le foglie di coca che in Bolivia da sempre si vendono al mercato rionale secoli e secoli prima che arrivasse lui.

      Ora rifletti: un signore come Modigliani in un certo post scrive che la guerra in Siria è stata pianificata dall'FMI; inoltre sta lì sempre a criticare il governo Monti che fa del male al popolo italiano. Tutto giusto dici tu....
      Un paio di post dopo se ne esce dicendo che i ribelli siriani hanno ragione (e quindi avrebbe ragione l'FMI) e porta un'intervista di uno che dice che "il governo italiano" ha capito che bisogna sostenere la rivolta in Siria (che sarebbe stata pianificata dall'FMI secondo Modigliani) mentre il popolo italiano ancora non capisce. Cioè il buono sarebbe il governo Monti e lo stupidino cattivo il popolo italiano?

      Ma che vuole Modigliani? Perché adotta la tipica tattica della disinformazione di regime che consiste nel mischiare notizie false a qualcuna vera? A me non convince per niente.

    1. BaronCorvo 30 settembre 2012

      Oye Tanita,

      qui facciamo il tifo per l'Argentina, sia chiaro. Quello che non mi convince per niente è il fatto che Modigliani si inventi un sacco di balle mischiandole con notizie vere. Perché fa così? Sono gli stessi metodi di disinformazione del "potere" e non li approvo. A questo punto devo considerare la sua posizione molto ma molto ambigua.

    1. BaronCorvo 30 settembre 2012

      Ma sai leggere o rispondi in automatico? L'articolo della BBC non dice nulla su quello che ho scritto nel post. Sveglia e ogni tanto, almeno sabato e domenica, cerca di usarlo i cervello.

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