LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA

LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA

SOPRATTUTTO SULL'ITALIA

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Libero pensiero

Sudamerica, media e diritti politici su un argomento sottaciuto.



In Gran Bretagna gli hanno dato un nome preciso e ormai la seguono come se fosse una telenovela nella sezione geo-politica: “The Christines at war”, la guerra delle Cristine, che sarebbe una fiction a puntate davvero impossibile non seguire.
Ci siamo anche noi, dentro, naturalmente, e il nostro ruolo in questa telenovela non è certo dalla parte dei buoni. La Storia ci ha messo nella situazione di dover interpretare il ruolo di quei personaggi che quando entrano in scena, dopo le prime due battute, ci spingono a dare una gomitata al nostro compagno di poltrona per commentare “questo mi sa che fa una brutta fine”. Non siamo certo gli eroi di questa fiction iper-realista.La nuova puntata (vera chicca per gourmet) si è svolta in un sontuoso teatro internazionale: la East Coast degli Usa, tre giorni fa uno scambio di battute al fulmicotone tra la segretaria del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, dalla sede di Washington –reduce da un incontro ufficiale con il ragionier vanesio- la quale, infantilmente ha minacciato l’Argentina usando di proposito una metafora calcistica “per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”. La presidente argentina si trovava in quel momento a un tiro di schioppo, stava a New York, al palazzo dell’Onu. Da aggiungere che (gli sceneggiatori sono abili professionisti di mestiere) nell’esatto momento in cui madame Christine minacciava la senora Cristina, la presidente stava parlando all’assemblea dell’Onu a Manhattan perorando la causa dell’indipendenza del Sud America e chiarendo –con gravi toni minacciosi ben coperti dalla consueta retorica diplomatica- che il teatro internazionale geo-politico non è più quello degli anni’70 e che la grande stagione dello schiavismo colonialista è tramontata. Finito il suo intervento, i suoi segretari le hanno comunicato immediatamente l’esternazione della sua omonima francese. E la presidente Kirchner ha dichiarato subito: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.


Chi non ha seguito tutte le puntate della telenovela (ci sono stati anche dei morti, come il giovane economista Ivan, in una storia che ho raccontato mesi fa) forse non può seguire in maniera palpitante questo fronte bellico della Guerra Invisibile e potrebbe non capire di che cosa si tratta. Ha a che vedere con la Gran Bretagna, l’Italia, la BCE e la loro relazionalità con il Sud America. Ma soprattutto ha a che vedere con lo scontro tra l’interpretazione keynesiana e friedmaniana dell’economia e con lo scontro dichiarato tra l’interpretazione social-progressista dell’esistenza quotidiana e quella liberista conservatrice. Questo duello è stato riportato, dibattuto e commentato in tutto l’occidente. Neanche a dirlo, Italia esclusa. I servizi della, peraltro, brava Daniela Bottero, corrispondente della Rai di New York, parlavano del nuovo ipad5, di come a New York si vive l’incipiente autunno, ammaliandoci con la descrizione variopinta della scelta di Mario Monti relativa a quali ristoranti andare, a quali club partecipare e a quali inviti aderire. In Gran Bretagna, invece, (il vero cuore del problema) a questa puntata hanno dato un risalto talmente forte che la BBC ha scelto di destinarle ben cinque piattaforme mediatiche diverse: televisione di stato, radio, sito on line, diretta streaming, l’intera stampa cartacea mainstream. Per evitare di essere subissato dai consueti commenti della serie “dacce ‘sto link”, in un post scriptum, in copia e incolla, trovate l’articolo preso dal sito on line della BBC, sintetico ma esaustivo.


Qual è il contenzioso?


Eccolo esposto in maniera molto semplice e sintetica:


Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che, sulla base dei propri dati a disposizione, l’inflazione in Argentina ha raggiunto la cifra del 30% in seguito alla irresponsabile azione di emissione di carta moneta da parte del Banco de la Naciòn perché in Argentina è stata scelta (il termine usato è “irresponsabile”) la strada degli investimenti in infrastrutture, salvaguardia del territorio idro-geologico, salario minimo garantito, credito agevolato alle imprese, protezionismo (con aliquote altissime praticate a tutte le multinazionali che in Argentina producono ma non investono il loro profitto in attività locali per favorire la occupazione) e aumento del proprio disavanzo di bilancio al fine di potenziare istruzione pubblica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Un’inflazione così alta comporta il rischio di “implosione del sistema economico” e quindi il resto del mondo economico, per salvaguardarsi, deve prendere le distanze da un modello economico così disastroso, definito “ormai fuori controllo” e quindi o l’ Argentina si adegua oppure viene espulsa. Una volta fuori, immediatamente verrà chiesto il saldo di tutti i loro bonds, il pagamento di tutte le transazioni internazionali di merci, e l’intero sistema finanziario del pianeta dichiarerà “inagibile” ogni forma di finanziamento all’Argentina, la quale, inoltre, dovrà immediatamente abolire gli investimenti e lanciarsi in una poderosa manovra di austerità, rigore e stretta creditizia, pena la cancellazione dei contratti internazionali di import-export.
Il governo della Repubblica Argentina, invece, sostiene che la propria inflazione è intorno al 9%. E dichiara che i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale non sono dati veri, perché le aziende di rating che hanno fornito le informazioni sono agenzie private finanziate –fatto questo noto- da J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale, che sono parte in causa e vogliono destabilizzare l’intero Sud America per avere la possibilità di poterci speculare sopra. L’Argentina, inoltre, ritiene che l’ FMI “ha lanciato un sistema di punizione” nei confronti delle nazioni dotate di un sistema finanziario economico centrale che vieta (come appunto nel caso dell’Argentina) ogni attività finanziaria speculativa sui derivati, perché gli investimenti finanziari sono consentiti solamente su titoli e aziende che producono merci reali. Come ultima considerazione, l’Argentina ritiene che il Fondo Monetario Internazionale abbia come compito quello di monitorare la situazione economica delle nazioni senza dover mai intervenire sulla qualità delle politiche economiche nazionali e locali essendo il principio dell’autodeterminazione dei popoli un valore riconosciuto dalla carta internazionale dell’Onu in data 1948.
Queste sono le due posizioni.


Poiché non si tratta di Juventus-Roma (forza capitano) dove il tifo è lecito, ciò che conta, in questo caso, è comprendere di che si tratta. Ma soprattutto che cosa accade se vince una o l’altra delle due Cristine.
I rapporti di forza non sono affatto come istintivamente si può credere, ovvero Davide contro Golia, perché c’è un piccolo paese, laggiù nel polo sud, che conta poco o nulla, e da solo si è messo contro i poteri forti. Questa è la retorica perdente terzomondista che vive di ideologia e favole sentimentali.


Si tratta di un poderoso braccio di ferro politico, che ci riguarda tutti. Italia in prima fila.

(e vi spiegherò più avanti il perché).


Chi vincerà? Non lo so. Però so chi voglio che vinca. E so, con matematica certezza, che cosa accadrà sia nell’uno che nell’altro caso.
Personalmente parlando (qui è il mago che si esprime) penso che abbia molte più chance l’Argentina che il Fondo ;Monetario Internazionale. Il bello è che lo pensano anche i britannici, altrimenti non avrebbero dato un così ampio risalto alla vicenda.


Christine Lagarde fa la voce grossa a Washington, insieme a Monti come partner, perché si sente sicura della vittoria, e a mio avviso sbaglia di grosso. La sua vittoria ha queste tre tappe: il 7 ottobre a Caracas (elezioni politiche in Venezuela, paese fondamentale per l’intero occidente in questo momento); il 6 novembre in Usa (elezioni politiche presidenziali); il 15 novembre, data in cui la troika consegnerà il proprio rapporto sullo stato impietoso della Grecia; a quel punto la nazione ellenica verrà protestata, spinta fuori dall’euro e surprise! invece del contagio, non accadrà un bel nulla se non uno scossone della durata di 48 ore. Si mostrerà e dimostrerà, pertanto, che l’euro funziona e regge ogni urto, la Grecia sprofonderà nella miseria e nell’incertezza (dimostrando che senza l’euro non c’è salvezza) e l’euro sorretta dal petrolio scontato del Venezuela, sorretta da Wall Street (che nei dieci giorni successivi alla vittoria di Romney sarà andata alle stelle con enormi guadagni di tutto il sistema bancario europeo) finalmente si potrà assestare e dare ordini al resto del mondo. Quantomeno alla parte occidentale. Questo è ciò che pensa la Lagarde.
Ma quali armi ha l’Argentina? Enormi, gigantesche. E le sta usando tutte.


Vi racconto una delle armi usate nel recente passato (finito con successo venti giorni fa) relativa a una precedente lontana puntata della telenovela dal titolo “La guerra dei limoni tra le due Crisitne” con una successiva puntata dal titolo “Coke is the real thing, baby!”.
Veniamo alla puntata dei limoni.
Quando nel 2004 l’Argentina, reduce dal suo fallimento, comincia a rimboccarsi le maniche per l’auspicata ripresa, si avvale di diverse forme di consulenza economica, tra cui quella di un gruppo di scienziati tedeschi: per tradizione storica, i tedeschi sono di casa laggiù. Arrivano gli agronomi verdi dalla Germania, portandosi appresso la nuova tecnologia ecologica, evoluta nel campo dell’agricoltura. I tedeschi scoprono che i limoni argentini sono eccellenti. E varano un ingegnoso piano. Grazie al fatto di avere uno sterminato territorio a disposizione, il governo investe una massiccia quantità di denaro per lanciare un sistema di cooperative agricole occupando circa 150.000 ettari per produrre il più vasto limoneto del pianeta. Per avere il frutto ci vogliono anni, ma la tecnologia aiuta. Finalmente, alla fine del 2009, ecco i succosi limoni. Vanno al mercato internazionale. La frutta risulta seconda, per qualità, soltanto ai limoni italiani (la più pregiata specie in assoluto) con l’aggiunta del fatto che ha un prezzo di mercato inferiore del 212% ai limoni siciliani, liguri, greci, turchi, spagnoli, provenzali. I più grossi consumatori di limoni in Europa sono tedeschi e britannici, per via della loro alimentazione. Ai tedeschi servono per condire una loro insalata e i krauti di cui sono ghiotti e agli inglesi servono per spruzzare il loro piatto unico quotidiano, i celebri “fish&chips”, cartoccio composto da filetti di baccalà e patate fritte che ben si accompagnano con la pinta di birra al pub, ogni sacro giorno alle ore 17.,30. I tedeschi si avvalgono di forte sconto ma arriva anche la Coca Cola, il cui amministratore delegato, in persona, vola a Buenos Aires e firma un accordo commerciale della durata di 25 anni per avere i limoni con i quali compone la ricetta di ben 22 delle sue 30 bibite sparse in tutto il mondo. L’amministratore dichiara che il 93% dei propri limoni li prende in Argentina, il restante 7% dalla Florida. Poco tempo dopo, si passa alla soia. E arriva la Cina: contratto commerciale della durata di 50 anni; acquistano il 92% della produzione nazionale di soia (decine di migliaia di ettari coltivati sempre dai tedeschi) e 10 milioni di vacche. I bovini vengono allevati da produttori argentini nelle sterminate praterie d’altura, macellati, squartati come piace ai cinesi, incartati, messi su giganteschi aerei frigoriferi e ogni giorno partono 50 giganteschi aerei da trasporto che portano a Pechino la carne necessaria per sfamare circa 250 milioni di cinesi. Arrivano anche i giapponesi che si prendono la produzione di acqua minerale di ben 122 ghiacciai del polo sud per un totale di 20 milioni di ettolitri al mese per 50 anni. I giapponesi bevono l’acqua argentina ma non lo sanno. Tutto ciò contribuisce a un aumento del pil argentino dell’ordine di un +5% all’anno e sarà il trampolino di lancio della loro ripresa economica. Dai cinesi, l’Argentina si fa pagare in dollari e bpt italiani; dai giapponesi in dollari e bpt tedeschi. Dai tedeschi e inglesi in euro. Ma nel 2010 la situazione geo-politica cambia precipitosamente. Dall’Unione Europea partono chiare indicazioni di andare all’attacco delle economie floride keynesiane. Per un fatto politico. La Gran Bretagna è la prima ad adeguarsi. E’ il primo atto del neo-eletto David Cameron. Non appena insediatosi, scopre che i limoni argentini –all’improvviso- non rispettano i parametri sanitari internazionali. Di conseguenza, si rivolge per protesta all’Unione Europea e Van Rompuy in persona denuncia l’accordo chiedendo una penalizzazione per l’Argentina, oltre a chiuderle l’accesso alle esportazioni internazionali. Per un mese l’Argentina protesta, soffre e si preoccupa. Dopodichè si fanno venire in mente un’ottima idea. La Kirchner personalmente scrive una lettera al quartier generale della Coca Cola ad Atlanta dove spiega alla multinazionale che dal giorno dopo non beccano più neppure un limone. Non solo. Avvalendosi della denuncia dell’Unione Europea, confortata dalle dichiarazioni di origine stampate sulle bibite della Coca Cola, si appella all’OMS chiedendo che vengano tolte dalla circolazione in tutto il continente europeo le 22 bibite che contengono limoni argentini “perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti, visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”. Per la Coca Cola si tratta di un danno di circa 25 miliardi di euro. Inizia un contenzioso durato ben 20 mesi, un braccio di ferro tra le due Cristine. Il finale della puntata è noto. Il presidente della Coca Cola tranquillizza la Kirchner dicendole “ghe pensi mi”. E ci riesce. 1-0 per l’Argentina.
Fine della precedente puntata.


Quella prossima, datata 13 dicembre 2012, non si sa come andrà a finire. Ma si sa che cosa accadrà se vince la Christine francese: 48 ore dopo, l’Argentina, accettando l’espulsione, protesterà il contratto con la Coca Cola, dirà ai cinesi che staranno senza carne e senza soia; dirà ai giapponesi che staranno senz’acqua da bere; dirà ai tedeschi che non avranno più il petrolio con lo sconto. E tutta questa gente andrà a chiedere ragioni alla Christine a Parigi. L’Argentina, quindi, avrà come avvocati difensori la Coca Cola, la Cina, il Giappone, l’industria agricola tedesca.


E l’Italia?


Automaticamente fallirà la Telecom, e due giorni dopo la Enel annuncerà che la propria fattura viene triplicata. Intesa San Paolo, Banco Popolare di Milano e Mediobanca subiranno in borsa un crollo di almeno il 40% del loro valore. Perché?


Perché la Telecom è un’azienda decotta. Eppure i suoi bilanci sono buoni: è vero. Ma il profitto (che la tiene a galla) lo prende da Telecom Brasile e da Telecom Argentina, nazioni nelle quali gestisce l’intero sistema di telecomunicazioni digitali, terrestri e satellitari. Verranno subito nazionalizzate. Non solo. Verrà anche nazionalizzata subito anche l’Enel, che gestisce tutto il sistema dei servizi di erogazione di energia elettrica a Buenos Aires, in Bolivia, a Rio de Janeiro e che per la bilancia italiana è fondamentale. Inoltre, verranno messi subito all’incasso bpt italiani per un controvalore di 22 miliardi di euro, proprio alla vigilia di Natale. E se l’Italia non ha da pagare, si arrangi. Che vada a farseli dare da Christine Lagarde.


Per ridurla in sintesi, si tratta, in realtà, di una lotta squisitamente politica.


La telenovela sta tutta lì.


Non c’entra niente il business, né il commercio, né gli scambi. Proprio no.


E tantomeno l’economia.


Come ha detto con molta chiarezza la sudamericana Cristina Kirchner “io pretendo che venga rispettata la mia dichiarazione politica”. E si riferiva allo scontro micidiale a Montevideo lo scorso novembre (quando il giovane economista morì impiccato), nel corso del quale Christine Lagarde la minacciò di sanzioni e isolamento se non cambiava politica economica. In quell’occasione la Kirchner disse: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. E questa è un’affermazione politica. Di principio e sostanziale. Non lo ha ancora capito?”


Sembra che non lo abbia capito.


Sembra che non lo abbiano capito neppure gli italiani.


La crisi economica è uno specchietto per le allodole.


Si tratta di uno scontro micidiale politico tra due diverse modalità, totalmente contrapposte, di interpretare l’esistenza. E in questo scontro, l’economia, lo spread, ecc, sono semplicemente uno strumento di minaccia e ricatto per far passare un disegno politico di espoliazione, espropriazione e schiavizzazione degli esseri umani in Europa.


Altrimenti non si chiamerebbe Guerra Invisibile. Perché non si vede.
Non è certo un caso che la cupola mediatica, in Italia, abbia scelto di non acquistare i diritti per trasmettere le puntate della telenovela delle Due Cristine. Meglio che nessuno la veda.


Ed è meglio anche che nessuno sappia nulla dei limoni, dei verdi tedeschi, ma soprattutto che non venga né detto, né spiegato, né tantomeno mostrato, come se la passano quelle nazioni che hanno avuto l’ardire e l’ardore di dire no all’austerità, no alla sudditanza nei confronti dei colossi finanziari, ma soprattutto no ai diktat delle banche centrali.


Mentre da noi Monti & co. officiano continue messe da requiem dell’ingegno, della creatività, del lavoro e della voglia e bisogno di imprendere della nazione, da qualche altra parte del mondo si balla il tango e la milonga, e ci si sente vivi. Sono molto più poveri di noi, hanno molto meno di noi, sono molto meno ricchi di noi.


Eppure, sono molto ma molto più felici.


Non è questo, dopotutto, che conta nella vita dei popoli e delle nazioni?


Sergio Di Cori Modigliani

Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/la-guerra-tra-le-due-cristine-e.html

29.09.2012

P.S.

Ecco l’articolo della BBC:

IMF's Christine Lagarde says
Argentina faces 'red card'

Christine Lagarde gave Argentina three months to produce reliable data
International Monetary Fund head Christine Lagarde has warned Argentina it could face sanctions unless it produces reliable growth and inflation data.
Ms Lagarde gave Argentina until 17 December to address the problem.
The IMF head said the fund had given Argentina a "yellow card" but it could face a red.
Private economists say annual inflation in Argentina is at 24%, much higher than the official 10% figure.
"We had to choose between the yellow card and the red card. We chose the yellow card. If no progress has been made, then the red card will be out," she said.
Speaking in Washington, Ms Lagarde said Argentina had been given three months to provide reliable estimates on growth and inflation.
'Free country'
Analysts in Buenos Aires say the IMF has been adopting tougher language towards the government of President Cristina Fernandez de Kirchner.
The IMF and Argentina have been at odds over the figures since last year.
Private sector economists say the government has ignored the growing pace of inflation.
Last year, the authorities introduced measures restricting the purchase of US dollars.
Memories among Argentinians of the days of rampant inflation in the 1980s and a devalued national currency are still vivid, correspondents say.
If Argentina fails to meet IMF demands, it could face sanctions, lose voting rights and even be expelled from the organisation.
"Argentina is good in football and it certainly understands what we are talking about," said Ms Lagarde.
Earlier, Ms Fernandez, who is visiting the United States this week, rejected claims that her country was facing economic disaster.
And she sent a defiant message: "The rich countries don't want partners or friends; they just want employees and subordinates."
"And we're not going to be anybody's employees or subordinates. We are a free country, with dignity and national pride."
http://radionacional.com.ar/noticias/14-polistica/44947-cristina-fernandez-hablo-ante-la-asamblea-de-naciones-unidas.html



Traduzione italiana QUI

Commenti (108)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Truman 4 ottobre 2012

      Ho rimosso degli insulti. Qui il testo ripulito.

      Re: LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA (Voto: 1)
      di mincuo il Lunedì, 01 ottobre @ 13:16:45 CDT
      (Info Utente | Invia un Messaggio)
      (IP: 78.13.164.162) Regular Karma No c'è quasi persona la mondo che ce l'abbia più a morte con FMI W.B., BIS e WTO di me. Ma questo Di Cori Modigliani è ...., e mi fa ... Il FMI non ha mai detto niente sulla politica economica Argentina, ha detto di mettersi in regola coi dati, secondo uno standard internazionale almeno accettabile. E glielo ha detto tutto il mondo. E BASTA.
      Gli ha dato 180 gg di tempo e gli anni scoorsi avevano già concordato almeno 4 volte con INDEC la stessa identica cosa.
      Per i debiti l'FMI in questo caso è quello che dà le proroghe e le condizioni migliori, scoccia pure a me dirlo, ma è la verità.
      Tutto il resto dell'articolo è una somma di menzogne e sciempaiggini, dai limoni all'acqua minerale, buone solo per bambini un pò minorati.
      Il commento "che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300% tutti questi e in ispecie la disoccupazione li ha presi direttamente dall'Almanacco di Topolino. Il PIL fa ZERO anno su anno e meno 0,8 su trimestre. E sono dati INDEC questi e ogni persona NON MONCA e capace di usare Google se li può vedere gratis.
      Della disocupazione reale meglio tacere, e di quelli messi come occupati ancora di più.
      L'Argentina ha bisogno di tutto meno di questi odiatori incendiari che non si sa bene poi per chi parteggino veramente in realtà.
      Ha un percorso difficile, deve usare molta intelligenza politica ed anche economica ed è di fronte a scadenze delicate che se ristruttura bene le danno respiro. Non ha bisogno di urla sguaiate, neanche un pò, ma di un programma credibile, e di rinnovare fiducia agli investitori esteri nella loro economia, nonostante le fregature che hanno tirato ad alcuni. Per questo INDEC è meglio che si metta in regola, tanto i suoi dati non li considera e non li ha mai considerati lo stesso nessun Investitiore Istituzionale.
      Forse i bambini pensano di vivere di caccia e pesca, ma non si vive di quello solo. Hanno bisogno di riprendersi, hanno un grande Paese e della brava gente. Non hanno bisogno di urlatori ma di gente colla testa sul collo e di aiuto economico e finanziario.





      Re: LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA (Voto: 1)
      di Tanita il Lunedì, 01 ottobre @ 21:56:23 CDT
      (Info Utente | Invia un Messaggio) Mincuo, lo "standard internazionale accettabile" sono le regole degli avvoltoi finanziari. Modigliani o non Modigliani credimi, gli investitori esteri non vanno mai ad un paese per fare un favore allo stesso. Gli investitori esteri vogliono fare guadagni che non lasciano mai nel paese estero nel quale li fanno. infatti quest'anno si sono portati via dall'Argentina 80.000.000.000 di dollari (ragioni, tra l'altro, per le quali diversi paesi sudamericani stanno andando avanti con nazionalizzazioni e se per me fosse nazionalizzerei pure altri servizi oggi in mano a corporation internazionali che sono vere organizzazioni di saccheggio, tra queste Telecom e Telefonica). Non siamo troppo interessati in "aiuti" economici e finanziari tantomeno dall'FMI o la Banca Mondiale. Ma questo sí che lo capiscono pure i bambini.





      Re: LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA (Voto: 1)
      di mincuo il Martedì, 02 ottobre @ 04:07:14 CDT
      (Info Utente | Invia un Messaggio) Lascio stare, non c'è proprio il minimo livello. Dell'Argentina dove pure stai, non sai evidentemente un numero, e non solo quelli, ma in compenso tanta propaganda. E fai un minestrone di fumetti: "banksters" "investitori" "avvoltoi" "standard" "i cattivi", proprio neanche una minima idea della realtà. Il mondo di Harry Potter. E pure insegni, a chi fa finanza ed economia da 30 anni. Continui a ripetere "non siamo interessati". Siete interessati eccome, PER FORZA SIETE INTERESSATI, lo capisci?
      Sono settimane che battete cassa ovunque, a N.Y. come a Londra come a Zurigo, come a Tokio, ma forse il Clarin non te lo scrive.
      E questo però non lo capiscono anche i bambini, perchè ai bambini come te raccontano le favole fin dall'inizio e hanno detto che sono andati via da FMI, (neanche 6 mesi fa FMI gli ha dato 0.8 mld di USD) e da W.B. (altrettanti) e che fanno tutto da soli, perchè c'è il pueblo unido, e poi si vive di caccia e pesca e poi c'è PROCREAR e HACIER con cui si risolve il debito estero a breve che è esploso nel frattempo.
      Ma gli Stati non funzionano così, così funzionano le favole per Tanita.
      A cu d'altronde raccontano che l'inflazione è al 10% quando è al 30%, che a Harvard sono degli analfabeti, che non c'è disoccupazione, che il PIL fa il 9% quando fa ZERO e siete in recessione... e tutte le altre favole di contorno. Ai bambini raccontano queste cose. E i bambini credono che i Paesi non abbiano rapporti Internazionali, quando senza quelli fanno la fame.
      Gli hanno detto che gli investimenti sono "cattivi" però hanno fatto misure pesantissime di controllo dei capitali, per via che non interessano i capitali e che c'è la caccia e la pesca. perchè se la squagliavano al ritmo di 3 mld di USD/mese . E dovevano farlo molto prima, accomèpagnata da altre misure. I "cattivi" economisti Argentini sono piuttosto preoccupati, e non sono molto contenti della politica economica, come chiunque capisca qualcosa e non legga solo Topolino.





      Re: LA GUERRA TRA LE DUE CRISTINE E L'IMPATTO SULL'EUROPA (Voto: 1)
      di mincuo il Martedì, 02 ottobre @ 04:29:48 CDT
      (Info Utente | Invia un Messaggio) Io prego il Signore che chiudano decentemente gli accordi che stanno contrattando disperatamente, sia sotto il profilo finanziario, sia sotto quello economico che gli va dietro, e riguarda export, se no la vedo triste. E che poi ristrutturino e prendano proroghe buone e a condizioni buone. Ed è bene che invece di fare i bulli presentino in fretta un programma credibile e si mettano altrettanto in fretta a posto anche con INDEC, perchè non si può contemporaneamente andare col cappello in mano in giro per il mondo a chiedere soldi e pretendere di continuare a truffare altri nuovi risparmiatori dopo quelli che hai truffato fino a ieri. Facendo pure la porcheria di dare obbligazioni con gli warrants ai furbi e agli amici, che ci hanno guadagnato, col trucco del PIL taroccato in su, e agli stupidi invece hai fregato più di mezzo capitale (con cui hai pagato gli amici furbi) col trucco dell'inflazione taroccata, e così invece di dargli 25 gli davi 10.
      E questi non sono tanto gli investitori esteri cattivi e avvoltoi, ma specialmente gli Argentini. Quelli che hanno fregato, signora Tanita.






    1. istwine 2 ottobre 2012

      Guarda, Roberto Frenkel non è il primo che passa. Che ora sia all'opposizione e che non condivida le scelte della Kirchner non sono una prova del fatto che sia uno sprovveduto. In realtà secondo me, se stiamo parlando di dati macroeconomici (inflazione, lavoro, salari reali, flussi di capitali ecc) il dato sull'inflazione è importante e negare che esso sia quantomeno truccato è pericoloso e controproducente. Semmai, come dice giustamente Georgejefferson, bisogna guardare ai salari reali. Ora non ricordo bene dove lo lessi, forse sul blog di Matias Vernengo che riportava dati presi da FMI e dallo stesso Roberto Frenkel (!) sui salari reali. Il grafico era molto semplice, ovvero era volto a sottolineare che qualunque fosse l'inflazione presa in considerazione, in ogni caso i salari reali erano cresciuti. Mi rendo conto che portare la fonte sarebbe più professionale, ma vado a memoria.

      ma ovviamente ha ragionissima mincuo (ma non che abbia bisogno della mia solidarietà) nel dire che una crescita così elevata dei salari reali è palesemente falsa, non si è mai vista! Quindi una crescita è possibile, una crescita di quell'ordine di grandezza supposto è già meno probabile. Semmai, interessante è l'analisi sull'inflazione, ovvero che tipo di inflazione è? Inflazione da costi, da domanda, inflazione importata? Questo aspetto è fondamentale per capire poi come limitarla. Molti commentatori grossolani la imputano alla riforma della BC, secondo il solito schema del moneta=inflazione. Io non credo sia così, perché nel caso, il Canada sarebbe in iperinflazione da anni (funzionando esso come l'Italia predivorzio). I salari sono un costo per le imprese, e la dinamica salariale se troppo pressante porta a inflazione da costi, cioè, è un circolo vizioso in cui salari e inflazione si rincorrono. Leggevo che l'Argentina ha un deficit strutturale nella bilancia energetica, anche questo è un costo e anche questo può portare a un aumento dei prezzi, anch'essa inflazione da costi. C'è il fatto che se vuoi mantenere un tasso di cambio reale competitivo, in presenza di pesante inflazione, le importazioni costano e costano caro, e anche questo è un costo, inflazione importata.

      Insomma, molto umilmente, secondo me sarebbe meglio più che negare l'evidenza su alcuni dati, cercare di ragionare su come porre fine a uno squilibrio, e capirne le reali cause. Se no si finisce in una lotta tra fazioni in cui vinceranno i detrattori perché l'evidenza ad un certo punto è troppa. E se vincono i detrattori, stai sicura Tanita che tutti i problemi dell'Argentina li imputeranno a tutto fuorché alle reali cause (esattamente come in Europa).

    1. Tanita 1 ottobre 2012

      Non credo proprio che siano dei demagoghi. Non presentano mai la situazione come facile. Don't patronize me. Lo so' che il mondo non é fatto di amici e nemici. D'altra parte non é il mio obiettivo farti lezioni di morale.
      Ció nonostante, é di certo meno complicata che quella dei paesi dell'UE, quella degli USA... Dall'Argentina sono usciti nel 2012 80.000 milioni di dollari, ed é una delle ragioni per le quali si é stabilito un maggior controllo. Le previsioni per il 2013 sono basate sulla domanda interna perché da noi si sa' (e si dice pubblicamente) che tenendo conto del quadro internazionale (in cui la stessa Cina deve rivedere la sua situazione), tutti gli Stati sono coinvolti noi compresi.
      Le differenze sostanziali hanno a che vedere con il controllo della Banca Centrale, con il fatto di non dover acquistare la propria valuta da una banca privata, con il destino che si da alle risorse (la denominata "spesa pubblica" che da noi viene considerata investimento pubblico), la caratteristica della produzione e delle esportazioni (le previsioni dell'incremento dei prezzi degli alimenti a livello globale ci favoriscono mentre che altri fattori sono negativi per noi). La differenza e come si distribuisce la ricchezza. La differenza é nel paradigma: non togliere ai cittadini per dare ai banchieri. La differenza é che da noi le banche non possono pignorare le case delle famiglie (se hai vissuto qui lo sai: la "casa de familia" non si tocca).
      Noi abbiamo sogni come tutti, ma non sogniamo nel quotidiano. Ne abbiamo vissute di tutti i colori e abbiamo patito ad esempio l'Italia che insieme con altri soci é stata coinvolta nelle nostre dittature (la P2, il Vaticano... L'Ialia, 'azz, per mio dolore). Siamo ben consci che i miracoli non esistono. Valutiamo cose semplici: ad esempio, preferiamo che i nostri fondi pensione siano nelle mani dello Stato piuttosto che in quelle di rapinatori che hanno lasciato la metá dei cittadini USA precisamente a mani vuote. Cose cosí. Sappiamo che possiamo buttare giú un governo se s'impegna nel fregarci (vedi De La Rua nel 2001). E siamo abituati a confrontarci con poteri capaci di tutto, gli stessi che stanno mettendo alle strette i cittadini USA e dell'Europa e che spargono bombe dappertutto, tra le quali quelle prodotte da Finmeccanica. E queste sono cose reali non lezioni di morale.
      Molti di noi crediamo pure che questa 'e una lotta globale o almeno dovrá diventarlo altrimenti andremo avanti cosí: saccheggi circolari.
      Insomma, forse mi sbaglio ma sono convinta che i nostri dirigenti fanno meglio i conti con la realtá che i vostri o per dirla meglio, noi abbiamo qualche dirigente intanto che tutto il "Primo Mondo" ha impiegati dell'élite a capo dei governi.

    1. Tanita 1 ottobre 2012

      Chi é Roberto Frenkel???

      http://tiempo.infonews.com/notas/roberto-frenkel-otro-experto-desorientado

    1. Georgejefferson 1 ottobre 2012

      Lo so,conosco l'onesta di mincuo

    1. Georgejefferson 1 ottobre 2012

      Mincuo e istwine,io chiedevo di porre l'attenzione anche alla dinamica dei salari reali ed al tasso di disoccupazione.Non ho mai negato l'esistenza della deriva dello slogan al miracolo argentino,su modigliani ammetto che Mincuo mi ha un po stimolato nella logica e senso critico.Da quell'articolo sul quatar..ma a dir la verita sentivo anche prima la spinta intuitiva che spesso mi fa notare contraddizioni,ma l'emotivita del piacere di una buona dialettica sulle proprie speranze a volte offusca,ma l'importante e'prenderne coscenza.C'e'anche da dire la propaganda e'troppo forte,formulo conclusioni..giuste o sbagliate non e'quello il punto...ma capisco anche che non posso parlarne piu di tanto,non e'il momento,e non so neanche quando lo sara.Nonostante cio siamo umani,erranti,ma non permetto a nessuno di sfottermi,quando il tono arrogante supera una certa soglia,reagisco male come tutti (e non per i dati,o fatti ma proprio per il tono dialettico)

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      Tanita tu sei passionale e a me va bene, perchè c'è bisogno. Ma cerca di capire che il mondo non è fatto di amici e nemici. Io amo l'Argentina, ci ho vissuto, e mio padre è morto lì, e non di morte naturale purtroppo. Quindi tienti la morale per te, e non solo per questi motivi, ma proprio percè non hai titolo alcuno, nè io l'avrei nei tuoi confronti di far lezioni di morale. Che è una cosa vergognosa.

      Io per l'Argentina ho fatto qualcosa di reale, e un conto sono i proclami e un conto sono le cose reali, in quelle bisogna metterci la faccia. Ora qui io ho scritto in "antipatia" alla vulgata, mentre potevo dire "bellissimo" "benissimo" sulle stronzate del signor Modigliani, che per me è invece un paraculo che mira ad alimentare casino, detta semplice, profittando dell'ingenuità delle persone.

      Ma il quadro dellArgentina reale è difficile, se vuoi una realtà informata e professionale. Molto difficile. E io credo che senza aiuto sia molto complicato uscirne da sola. La ristrutturazione e altre cose sono molto delicate e saranno una chiave, insieme a un programma che porti investimenti e misure che facciano tornare indietro un pò di capitali fuggiti. Questo che dico non è "contro" qualcosa. E' la realtà. Capisco ceh i sogni sono più belli. Ma i dirigenti, se lo sono, e seono in gamba, con la realtà devono fare i conti. E io spero che siano in gamba e coraggiosi e che non scelgano la via facile della demagogia. Tutto qui.

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      Ho risposto a te e a Tanita, tra l'altro due persone simpatiche, in particolar modo a me Tanita, per la sua passione. Ci vuole passione e lei ce l'ha, e si incazza infatti. La mia paura per l'Argentina però è che i dirigenti la buttino sulla demagogia. Va bene la passione di Tanita ma i dirigenti devono essere freddi. Molto freddi e razionali, è un momento delicato questo, secondo me.

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      Ecco brava. Nell'Università "libera" le domande ve le fate voi, ma i dati ufficiali sono sempre uguali. Si spera almeno.

    1. istwine 1 ottobre 2012

      Scusate se mi intrometto, stavo seguendo la discussione. molto brevemente, ma mincuo ha ragione su tutto (secondo me). che l'inflazione sia taroccata è cosa abbastanza accettata, cioè, uno come Roberto Frenkel, come anche Martin Rapetti, ovvero alcuni dei principali economisti argentini, lo danno per assodato. Anzi, molti di loro sono molto molto critici con la gestione attuale della Kirchner. Poi ovvio, se si ha accesso ai dati e li si sa leggere, non c'è bisogno di conferma di qualcuno nominalmente autorevole. Non confondiamo aspetti positivi della gestione col fatto che l'Argentina ha ovviamente dei problemi. Anzi, per non dilungarmi perché non conosco approfonditamente la questione, i pesanti controlli sui movimenti di capitali sono un altro esempio MACROSCOPICO che un paese come l'Argentina non può semplicemente lasciar fluttuare il cambio. Anzi, la pesante inflazione crea un circolo vizioso in termini di tasso di cambio reale, quindi hanno voglia a cercare di mantenere un tasso nominale (o reale) competitivo se poi vi è inflazione al 20%. Questo è un problema enorme, perché il prossimo passo è un nuovo progressivo indebitamento estero insostenibile e si è punto a capo.

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      La Spectre, non "l'ingranaggio".

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      Che pena.

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      L'Argentina può farcela, e io lo spero, oltre ad averci messo io la faccia e la credibilità, a suo tempo. Non facendo un gran figurone, visto che hanno truffato i risparmiatori, che si trovano ora con meno di metà capitale.

      Comunque l'Argentina è messa abbastanza male, e non abbastanza bene come suonano qua le trombe e le fanfare. Questo è il punto. Ma siccome non è "ideologico" allora io "odio" l'Argentina, che invece mi sta a cuore, anche per motivi familiari. Però la realtà è la realtà. E io spero che i dirigenti siano molto coi piedi per terra, molto pragmatici, e che non la buttino sulla demagogia per tenersi la poltrona, e poi che Dio li assista.

    1. BaronCorvo 1 ottobre 2012

      E' vero, hai ragione. Ma a volte uno si inkazza a vedere che la gente invece di verificare accetta le frasi fatte purché servano a cullarli nei loro sogni. Non condivido le idee di Mincuo ma lui è evidentemente in buona fede e parla di fatti riscontrabili che poi interpreta in modo diverso dal mio, altri sono molto meno in buona fede di lui.

    1. Georgejefferson 1 ottobre 2012

      Solo tu perdi la pazienza?Ti ho gia detto io sono io,non"sentite"....rispondi a me quando mi parli,non ad altri.

    1. mincuo 1 ottobre 2012

      Va bene sentite io ho pazienza ma fino a un certo punto. Mi tocca scrivere 100 cose dove se uno si sforzasse colla sua testa sulla prima non sarebbe necessario e ancora meno se si prendesse la briga di guardare un dato che sia uno da solo. Saltando invece sempre sui banksters, il mondo, e qui e là, tutto fa brodo, che poi la gente non sa un'acca stracca di quel che succede nella realtà. Che pure è anche peggio magari.

      Se uno ha i dati stessi, e l'ho scritto, di INDEC che mostrano il 10% di CPI (che è una misura di inflazione) e contemporaneamente hai il deflatore PIL (sempre INDEC) che è un'altra misura, simile, da cui invece ricavi inflazione al 20% IL DOPPIO, e non basta questa cosa ridicola, ma contemporaneamente hai che hanno adeguato salari a suon di 29% ma lo capite, se non siete imbottiti di propaganda, che non è possibile? Lo capite che non è il Paese del Bengodi che con il 10% di inflazione fa aumenti salariali del 30%? Lo capite che questo non solo metterebbe in ginocchio un'impresa che si troverebbe il 20% di costo lavoro reale in più, ma in un Paese con il problema della disoccupazione questo 20% non lo dai certo a quelli ma li impiegherai per creare occupazione? Ci vuole un genio per capire che i dati sono taroccati? Il fatto è che se taraccavano tutto in basso dovevano taroccare anche PIL in basso ma quello lo volevano fare buono. E allora non tornano. Di queste cose uno non dovrebbe nemmeno parlare in realtà. Tocca farlo in 20 commenti solo perchè il livello è questo. E sui "banksters" e il "mondo" è lo stesso, se non peggio. Propaganda e catechismo.

    1. Georgejefferson 1 ottobre 2012

      se in 7 8 anni quelli che hai letto tu davano disastri io non lo so, ma non vedo che c'entro io....difatti l'ho specificato,ho scritto non tu tra parentesi.L'etica comincia dalla verita,va bene e lo ammetto,senza idolatrarti,ho imparato molto da te,specie perche so che coincide con il mio stesso amore per la verita,(non importa se a te non piace la parola amore)...ma serve l'umanita,quella ideale,in costruzione millenaria volontariamente,per darci un senso al valore della verita

    1. Georgejefferson 1 ottobre 2012

      Il mondo e anche l'Argentina non sono l'impiegato e basta, nè lo stipendio e basta. Ci sono anche altri soggetti ed altri effetti.....ti ho sempre dato ragione su quello,ripeto non sono io l'il fanatico della lotta di classe operai e padroni

    1. Georgejefferson 1 ottobre 2012

      I discorsi sui ricchi e poveri NON CHIAMARLI DISCORSETTI...non sfottere le tragedie che mi irriti...io non mi sono mai atteggiato con te con questi termini:"o..mi fa la moralina del povero ricco filantropo"questa e'disonesta intellettuale io non lo faccio,non farlo con me,che io non sono il ragazzino viziato che filosofa al caldo del suo paparino

    1. Tanita 1 ottobre 2012

      Quale veritá? Quella dell'FMI? Della Troika? Questo é un mondo orwelliano, credimi. Non c'é nel mondo delle finanze qualcosa come la veritá. Se poi partiamo dal fatto che a nessuno viene spiegato cosa significa far scaturire denaro dal denaro, il fiat money, il signoraggio bancario, la speculazione finanziaria, mettere nelle mani di un gruppo di bankster la facoltá di stampare la moneta non giá di uno Stato ma di un'entera regione (com'é il caso della BCE)... Se poi non diciamo alla gente che la BCE é una banca privata e i poveri risparmiatori credono che é la Banca degli Stati dell'Unione, se i mainstream sono da loro controllati e non pubblicano altro che ció che é funzionale ai loro interessi... Se il presidente di uno Stato come gli USA sostiene urbi et orbi che dei terroristi islamici sono stati gli autori del 9/11 e via dicendo... Se i governi devono servire ai master che stampano la moneta... Allora dimmi tu di quale veritá parli.
      Quanto io sostengo scaturisce invece dall'esperienza empirica ma certo, io non sarei mai un tuo cliente: penso che l'unica economia sostenibile é quella basata in real assets ed ho imparato da piccola (virtú di mio zio che cosí mi insegnava, in Italia): "banchieri ladri". Il ché é una bella sintesi e molto pragmatica.

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