LA GENTE OGGI E' DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?

LA GENTE OGGI E' DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?

DI COSTANZO PREVE

Italicum

Tu ti poni una domanda inquietante: la gente oggi è diventata incapace di rivoluzioni? Fai anche l’ipotesi, da prendere certamente in considerazione, che questa radicale incapacità trasformatrice (non importa se riformista o rivoluzionaria) possa essere dovuta non certo ad una salarializzazione spinta della società, ma proprio al suo contrario, la generalizzazione di sussidi minimi di sopravvivenza per mantenere da un lato la pace sociale, dall’altro livelli sufficienti di consumo, sia pure parassitario.Lo storico Eric Hobsbawm, nato nel 1917, ha ormai 95 anni.
Intervistato da un miliardario sionista italiano, giornalista per snobismo e per diletto, che gli chiede con una punta di malignità se sia ancora “comunista”, Hobsbawn risponde: “Il comunismo non esiste più. Sono leale alla speranza di una rivoluzione anche se non credo che succederà più. Non so se basta per essere comunista, io sono marxista perchè penso che non ci sarà stabilità finchè il capitalismo non si trasformerà in qualcosa di irriconoscibile dal capitalismo che conosciamo oggi. E sono leale alla memoria in quello che ho creduto e che fu un grande movimento anche in Italia” (cfr. La Stampa, 1/7/12).



A proposito del fatto che il comunismo non esiste più mi permetto una serie di brevi considerazioni. Il modello politico-sociale del comunismo storico novecentesco realmente esistito (il cosiddetto “socialismo reale”) non esiste veramente più, ed è crollato per ragioni assolutamente endogene (un pò come il regime signorile feudale in Europa), demolito da una maestosa e feroce controrivoluzione occidentalistica dei nuovi ceti medi “socialisti”, che hanno però finito con il consegnare l’intero potere economico ad una casta di baroni-ladri. Il comunismo storico novecentesco è stato l’espressione di una sorta di democrazia plebeo-totalitaria (l’ossimoro è voluto, perchè indica una contraddizione oggettiva) di operai di fabbrica e di contadini poveri, due gruppi sociali ad egemonia complessiva a scadenza breve, come gli yoghurt. I gruppetti politici comunisti residuali negli attuali paesi capitalistici, senza praticamente alcuna eccezione, non sono più gruppi rivoluzionari a legittimazione marxista, ma sono residui sociologici inseriti nella dicotomia Sinistra/Destra, e per ciò stesso del tutto incapaci di affrontare una fase storica nuova in cui la dicotomia Sinistra/Destra ha perso ogni significato.

Il “comunismo ideale eterno”, per usare un termine di Giambattista Vico, non è finito perchè esprime una ricerca comunitaria di verità e di giustizia sociale di tipo non storico ma metastorico. Non era questo ovviamente che pensava Marx, che avrebbe respinto con disprezzo ed irrisione questa formulazione, in quanto Marx pensava che il comunismo fosse un prodotto processuale immanente allo stesso sviluppo del modo di produzione capitalistico. In termini popperiani, questa legittima e ragionevolissima ipotesi scientifica è stata smentita nell’ultimo secolo e mezzo, e mi sembra disonesto non riconoscerlo apertamente. L’espressione di Hobsbawn, “essere leali alla speranza di una rivoluzione” mi sembra affascinante, ed io la adotto interamente. A differenza di Hobsbawn, io penso invece che avverrà, ma probabilmente non in tempi storici vicini, in quanto devono maturare delle condizioni globali ancora largamente immature. Esiste un blog in Italia denominato “sollevazione”, critico dell’euro e del governo Monti, che incita ad una sollevazione popolare sulla base della rivendicazione di un profilo commista di estrema sinistra. Nonostante le ottime intenzioni soggettive di costoro, molto migliori dei semplici fiancheggiatori del sistema politico, resta dura a morire l’idea della sollevazione di estrema sinistra, un’idea ricalcata sulla base dell’analogia con un periodo storico trascorso.



La difficoltà nel “pensare” la rivoluzione anticapitalistica che pur sarebbe necessaria sta nel fatto che la globalizzazione per ora consente solo fenomeni storici “locali”, che possono anche abbattere governi dispotici precedenti, ma che poi restano inseriti, incastrati ed ingabbiati nel sistema economico internazionale, che agisce in funzione di ricatto permanente. E’ questa impensabilità che fa da sottofondo allo scetticismo di Hobsbawn. L’utopia si concretizza soltanto attraverso una prospettiva, ed è appunto l’impensabilità della prospettiva il principale fattore del senso di inutilità così diffuso. Predicare astrattamente contro l’inutilità diventerà così inutile come l’inutilità stessa fino a quando non saranno finalmente visibili socialmente passi in avanti nella limitazione di questo capitalismo cannibale.



Estratto da "Dell'inutilità in tutti gli ambiti della vita culturale, politica e sociale" - Intervista di Luigi Tedeschi a Costanzo Preve comparsa sull’ultimo numero di Italicum

31.07.2012

Commenti (32)

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    1. grillone 31 luglio 2012

      LA GENTE OGGI E' DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?"

      europei, americani, e occidentali in genere, sicuramente non sono piu in grado di ribellarsi. gli altri(sud'americani, nord africani, asiatici, ecc.), pur tra mille problemi, ogni tanto riescono ad alzare la testa e farsi intendere

    1. DaniB 31 luglio 2012

      Sono d'accordo con Truman, tantè che pure la psicoanalisi, altro bersaglio della critica di Popper, continua a essere accettata nella comunità scientifica pur essendo stata "falsificata", sempre secondo i canoni del P. Infatti dipende dalla concezione che abbiamo di conoscenza scientifica: la si può considerare da realisti come accesso ad una versione oggettiva ed universale della realtà, o la si può considerare come pratica umana storicamente e culturalmente situata, quindi soggetta a variazioni dipendenti dai sistemi sociali, politici ed economici entro cui si sviluppa.
      Popper ha comunque dato il là alla svolta dei vari Kuhn e Feyerabend... In proposito trovo che l'intervento di Mamone Capria (nell'elenco di letture segnalate di CDC) sia pieno di spunti.

    1. Santos-Dumont 31 luglio 2012

      Dipende dalla definizione di atomo. Se con atomo intendiamo l'unità minima di un determinato elemento che ne conserva le relative caratteristiche fisico-chimiche, dividendolo otteniamo subparticelle con proprietà totalmente differenti. Quindi gli atomi di ogni elemento sono, in questo senso, indivisibili. Il punto è che a quell'epoca, né Anassagora ne Democrito avevano le conoscenze necessarie per fare simili affermazioni con cognizione di causa, quindi avevano entrambi "torto"...

    1. ws 31 luglio 2012

      il concetto popperiano e'un po' diverso e recita che "le teorie sono valide fino a dove non vengono falsificate dall' esperienza"

      Quindi la meccanica galileiana e' ancora valida per i corpi estesi e sarebbe da deficienti tentare di studiare il moto della terra con l' equazioni di shroeder :-)

      percio' la teoria economica di marx ( come possiamo ben vedere dalla merda in cui ci troviamo ) resta valida ,e' invece la teoria politica marxista che e' stata "falsificata" dall' esperimento POLITICO del "socialismo reale"..

      ma siccome sta risultando falsificata anche la teoria politica capitalista ,( come mostra il sempre piu' massiccio impiego della propaganda di stampo .. " sovietico" :-)) urgono nuove teorie politiche, e non c' e' e dubbio che cio' si avra'..

      ....prima o poi

    1. GioCo 31 luglio 2012

      Bella e approfondita riflessione, anche se a mio parere povera di elementi utili a comprendere le dinamiche che si vorrebbero analizzare.

      Nella domanda "la gente oggi è diventata incapace di rivoluzioni?" penso che il termine "la gente" sia un eccessivo genericismo che non permette di capire "chi" dovrebbe fare questa rivoluzione, e in seconda istanza non viene focalizzato "che cosa" dovrebbe provocare la rivoluzione.

      Infatti l'autore (come la maggioranza dei pensatori) crede di sapere cosa scantena una rivoluzione e si sorprende che i fattori individuati non diano i risultati che dovrebbero.

      L'evidente paradosso è però svelato se si comincia a chiarire che le persone consapevoli abbastanza da guidare le masse, coinvolte in una rivoluzione, sono sempre una minoranza. Questa minoranza assoluta segue ideologie che strumentalizzano malesseri indigeni anche cronici per spingere la carne da cannone (noi) a sacrificarsi in modo fuzionale a queste ideologie, che in genere non hanno nulla a che vedere con gli interessi della "carne da cannone".

      Ora, è chiarissimo che qui non è una questione di maturità roviluzionaria ma di guerra di coscienze: la minoranza non si concretizza perché c'è troppa consapevolezza tra le minoranze e per ciò non c'è accordo ne coordinamento sul da farsi. In sostanza non ci sono indirizzi chiari su come caricare la carne da cannone, che essendo per sua natura amorfa, non reagisce, così come la polvere da sparo, finché non gli dai fuoco.

      D'altronde il medioevo ci ha ben insegnato che si può benissimo continuare per ceninaia d'anni a scivolare lentamente in condizioni socialmente sempre più orride, senza soluzione di continuità, anche dopo aver sperimentato un periodo di relativo benessere sociale.

      Naturalmente in questo calcolo vanno inserite le spinte non locali, come l'acuirsi dei fenomeni di immigrazione ed emigrazione, che nel caso della nostra epoca hanno (tre le altre) la caratteristica di portare a un abbassamento del tenore sociale locale senza che vi sia un impatto altrettanto drammatico nel grado di istruzione medio.

      Questo significa che l'africano sbarcato in un paese europeo si doterà di cellulare e computer non appena ne avrà la possibilità, perchè può farlo.

      Tutto questo significa che chiunque vorrà e potrà emergere a livello ideologico e/o carismatico, per condurre verso un'altra pseudo rivoluzione, avrà davanti una sfida ben più ardua di quella che hanno dovuto affrontare i nostri avi, se vorrà radunare attorno a se la carne da cannone che gli è necessaria, per via del grado di frammentazione sottostante.

      Forse semplicemente, siamo diventati abbastanza maturi da capire che la manipolazione delle masse per fare rivoluzioni non ha mai portato niente di buono per il resto del pianeta, ma solo momenti relativamente floridi per pochi e privilegiati, a scapito della moltitudine, magari "esternalizzando" verso un altra terra o etnia la schiavizzazione e lo sfruttamento bieco.

      Certamente per chi possiede questa nuova coscienza, significa combattere qualcosa che spinge all'autolesionismo, al nichilismo e all'autocommiserazione, più che alla rabbia cieca verso qualcosa di esterno. Costoro sono forse l'umus di una umanità davvero nuova. Forse ...

      ... o forse alla fine arriveremo a questa "rivoluzione", ma in quel caso nessuno mi toglierà il sospetto che sia solo un ennesimo imbroglio di un gruppo di idealisti, per gettare altra carne da cannone ai piedi della dea della guerra.

    1. Skaff 31 luglio 2012

      Tanto per dire, se la monarchia francese avesse avuto degli F14 non credo che la rivoluzione francese sarebbe andata a buon fine (senza contare che la rivoluzione non la fai se non hai l'appoggio dei militari.

    1. Skaff 31 luglio 2012

      Credo che sia inutile farsi queste domande. La classe dominante ha mezzi a disposizione che in passato potevano solo scordarsi, prima di chiedersi se il popolo e' in grado di fare la rivoluzione, bisogna chiedersi se la disparita' di mezzi tra elite e subordinati (armi, spionaggio, mezzi d'informazione..) non sia cresciuta al punto tale da rendere le rivoluzioni impossibili.

    1. Skaff 31 luglio 2012

      Credo che sia inutile farsi queste domande. La classe dominante ha mezzi a disposizione che in passato potevano solo scordarsi, prima di chiedersi se il popolo e' in grado di fare la rivoluzione, bisogna chiedersi se la disparita' di mezzi tra elite e subordinati (armi, spionaggio, mezzi d'informazione..) non sia cresciuta al punto tale da rendere le rivoluzioni impossibili.

    1. Truman 31 luglio 2012

      Giusto un commentino sul comunismo che sarebbe stato falsificato in senso popperiano. Il riferimento di Preve è a sir Karl Popper, con la sua balzana teoria secondo la quale una teoria viene abbandonata se l'esperimento la dimostra falsa.


      La teoria contrasta con il mondo reale, nel quale una teoria smette di circolare quando muoiono tutti i suoi seguaci.

      A titolo di esempio, circa 2400 anni fa si scontravano due teorie sulla struttura della materia, una era quella di Anassagora, secondo la quale la materia poteva essere divisa all'infinito in parti sempre più piccole, l'altra era quella di Democrito, secondo la quale la materia ad un certo punto non poteva essere più divisa. Democrito chiamò "atomo" questo costituente elementare, intendendo letteralmente ("a" privativo + "tomos" di tagliare) che si era raggiunto il costituente ultimo.

      L'atomo da oltre un secolo è stato frammentato in particelle e sottoparticelle, eppure molti ancora oggi continuano a dire che Democrito aveva ragione. Eppure le particelle cossiddette "fondamentali" sono sempre di più e sempre più evanescenti, sono più picchi di energia che materia individuabile.


      Insomma la teoria atomica è stata falsificata sia letteralmente (l'atomo si divide) sia sostanzialmente (si continua sempre a trovare nuove particelle ed esse sono energia più che materia) eppure la teoria atomica non è stata abbandonata. La scienza non è come la racconta Popper.



      A parte questo, ottima la chiusura del pezzo qui sopra, il capitalimo cannibale. Rende l'idea che il capitalismo ha cominciato a mengiare se stesso.

    1. terzaposizione 31 luglio 2012

      Senza classe borghese ( imprenditori in Italia ) si avranno solo rivolte per il pane o per il calcio.

    1. peronospora 31 luglio 2012

      Secondo me, se il popolino fosse stato in grado di fare rivoluzioni di testa propria, la parola rivoluzione non sarebbe mai stata inventata

    1. redme 31 luglio 2012

      ..la "gente" non fà rivoluzioni, sarà pure un concetto da aggiornare, ma solo le classi fanno la rivoluzione di sistema, nel bene e nel male. Strano che un cervellone come Preve manchi proprio del mattone fondamentale dell'analisi marxiana...

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