LA GENTE OGGI E' DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?

LA GENTE OGGI E' DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?

DI COSTANZO PREVE

Italicum

Tu ti poni una domanda inquietante: la gente oggi è diventata incapace di rivoluzioni? Fai anche l’ipotesi, da prendere certamente in considerazione, che questa radicale incapacità trasformatrice (non importa se riformista o rivoluzionaria) possa essere dovuta non certo ad una salarializzazione spinta della società, ma proprio al suo contrario, la generalizzazione di sussidi minimi di sopravvivenza per mantenere da un lato la pace sociale, dall’altro livelli sufficienti di consumo, sia pure parassitario.Lo storico Eric Hobsbawm, nato nel 1917, ha ormai 95 anni.
Intervistato da un miliardario sionista italiano, giornalista per snobismo e per diletto, che gli chiede con una punta di malignità se sia ancora “comunista”, Hobsbawn risponde: “Il comunismo non esiste più. Sono leale alla speranza di una rivoluzione anche se non credo che succederà più. Non so se basta per essere comunista, io sono marxista perchè penso che non ci sarà stabilità finchè il capitalismo non si trasformerà in qualcosa di irriconoscibile dal capitalismo che conosciamo oggi. E sono leale alla memoria in quello che ho creduto e che fu un grande movimento anche in Italia” (cfr. La Stampa, 1/7/12).



A proposito del fatto che il comunismo non esiste più mi permetto una serie di brevi considerazioni. Il modello politico-sociale del comunismo storico novecentesco realmente esistito (il cosiddetto “socialismo reale”) non esiste veramente più, ed è crollato per ragioni assolutamente endogene (un pò come il regime signorile feudale in Europa), demolito da una maestosa e feroce controrivoluzione occidentalistica dei nuovi ceti medi “socialisti”, che hanno però finito con il consegnare l’intero potere economico ad una casta di baroni-ladri. Il comunismo storico novecentesco è stato l’espressione di una sorta di democrazia plebeo-totalitaria (l’ossimoro è voluto, perchè indica una contraddizione oggettiva) di operai di fabbrica e di contadini poveri, due gruppi sociali ad egemonia complessiva a scadenza breve, come gli yoghurt. I gruppetti politici comunisti residuali negli attuali paesi capitalistici, senza praticamente alcuna eccezione, non sono più gruppi rivoluzionari a legittimazione marxista, ma sono residui sociologici inseriti nella dicotomia Sinistra/Destra, e per ciò stesso del tutto incapaci di affrontare una fase storica nuova in cui la dicotomia Sinistra/Destra ha perso ogni significato.

Il “comunismo ideale eterno”, per usare un termine di Giambattista Vico, non è finito perchè esprime una ricerca comunitaria di verità e di giustizia sociale di tipo non storico ma metastorico. Non era questo ovviamente che pensava Marx, che avrebbe respinto con disprezzo ed irrisione questa formulazione, in quanto Marx pensava che il comunismo fosse un prodotto processuale immanente allo stesso sviluppo del modo di produzione capitalistico. In termini popperiani, questa legittima e ragionevolissima ipotesi scientifica è stata smentita nell’ultimo secolo e mezzo, e mi sembra disonesto non riconoscerlo apertamente. L’espressione di Hobsbawn, “essere leali alla speranza di una rivoluzione” mi sembra affascinante, ed io la adotto interamente. A differenza di Hobsbawn, io penso invece che avverrà, ma probabilmente non in tempi storici vicini, in quanto devono maturare delle condizioni globali ancora largamente immature. Esiste un blog in Italia denominato “sollevazione”, critico dell’euro e del governo Monti, che incita ad una sollevazione popolare sulla base della rivendicazione di un profilo commista di estrema sinistra. Nonostante le ottime intenzioni soggettive di costoro, molto migliori dei semplici fiancheggiatori del sistema politico, resta dura a morire l’idea della sollevazione di estrema sinistra, un’idea ricalcata sulla base dell’analogia con un periodo storico trascorso.



La difficoltà nel “pensare” la rivoluzione anticapitalistica che pur sarebbe necessaria sta nel fatto che la globalizzazione per ora consente solo fenomeni storici “locali”, che possono anche abbattere governi dispotici precedenti, ma che poi restano inseriti, incastrati ed ingabbiati nel sistema economico internazionale, che agisce in funzione di ricatto permanente. E’ questa impensabilità che fa da sottofondo allo scetticismo di Hobsbawn. L’utopia si concretizza soltanto attraverso una prospettiva, ed è appunto l’impensabilità della prospettiva il principale fattore del senso di inutilità così diffuso. Predicare astrattamente contro l’inutilità diventerà così inutile come l’inutilità stessa fino a quando non saranno finalmente visibili socialmente passi in avanti nella limitazione di questo capitalismo cannibale.



Estratto da "Dell'inutilità in tutti gli ambiti della vita culturale, politica e sociale" - Intervista di Luigi Tedeschi a Costanzo Preve comparsa sull’ultimo numero di Italicum

31.07.2012

Commenti (32)

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    1. A-Zero 2 agosto 2012

      La gerarchia sociale. Questo è un punto, se non il punto. Io voglio la distruzione di qualsiasi gerarchia sociale. Capisco che è il mio punto di vista e capisco che ai più (la stragrande maggioranza) questo vuol dire sconforto e angoscia e capisco che si può dimostrare come fallace. Non mi importa. Non mi importa per la considerazione che ho io della natura umana. Una visione soggettiva la mia, lo so che non esiste una ggettiva natura umana.

      Tuttavia, per un reale cambiamento sociale (o rivoluzione sociale) ci si deve passare per forza per la distruzione della gerarchia sociale (o sbaglio?) e in tale frangente ci troveremmo per un pò tutti insieme, scoprendoci come mai avremmo potuto credere.

      Ma sarebbe utile per gli individui liberi (donne e uomini) capire quello che tu dici infine, una cosa importante: LA MACCHINA SOCIALE ORMAI FUNZIONA DA SOLA, forse al di là delle possibili intenzioni di chi ne ha le leve.

      In fondo la logica del potere, non solo si è concretizzata nei rapporti gerarchici della società da qualche millennio, ma, ahinoi (noi non gerarchici) si è incorporato, da un par di secoli (dalla sconfitta luddista), nelle tecnologie che esso stesso seleziona e sviluppa.

      La maggior parte degli umani, oggi, sono spossessati non solo dalle risorse naturali e dai mezzi di produzione ma, rispetto a un servo della gleba, dalle conoscenze di sopravvivenza autonoma, dell'autonomia dalla macchina tecno-sociale di produzione e distribuzione.

      Un saluto incoraggiante e fraterno a te, che vigili prima delle sabie mobili.

    1. Primadellesabbie 2 agosto 2012

      Considero l'ultima parte del suo commento (da: Qualsiasi...) un tassello fondamentale per aggiornare questo intervento dell'ottimo Preve e molte altre disquisizioni di economia e di politica che trovo nella rete e fuori. Mi riporta ad un dibattito degli anni '70 tra alcuni amici sul tema "meglio una società comunque organizzata o una priva di organizzazione?" o, in altre parole, "meglio una gerarchia basata su qualsiasi pretesto o nessuna gerarchia?". In fondo l'argomento é questo. Siamo alle prese con una gerarchia priva di titoli e, il va sans dire, di scrupoli, fondata da generazioni di falsificatori che hanno agito ed agiscono (nel mondo) con ogni mezzo e in molti campi disorientando chiunque si sia lasciato alfabetizzare e oramai la macchina...funziona da sola!

    1. A-Zero 1 agosto 2012

      Vi è una forte corrente anti-rivoluzionaria proprio tra i commentatori di questo articolo (che condivido in pochi punti).

      E questa corrente la dividerei fra coloro che, a-priori e dogmaticamente, denigrano qualisasi rivolta, rivoluzione, sommossa, ecc ... dando per coglioni le persone che vi partecipano (carne da cannone) come se si dovesse solo vivere e morire per la convenienza di uno schema artificoso di "benessere" o culoparatismo dell'essere umano; sostenendo che inevitabilmente le rivoluzioni sono a vantaggio di pochi e che sono solo pilotate e gestite da poteri occulti.

      Poi ci sono coloro che rifiutano,a fronte di una ragione certa ma NON esaustiva, la violenza, la distruzione, ecc... che non favoriscono un'evoluzione mentale e, quindi, sociale permanente.

      Ora trovo questa posizione comprensibile e condivisibile e da me condivisa.

      Tuttavia non mi illudo per niente che un'evoluzione mentale sia sufficiente. La trovo una credenza bambinesca e ingenua. Un'illusione dovuta al fatto di non prendere realmente in considerazione il potere, il dominio e come si realizza.

      Insomma la trovo, banalmente, una condizine necessaria, una base necessaria, ma, purtroppo, non sufficiente.

      Quallsiasi evoluzione concreta che porta concretamente (altrimenti di che parliamo?) una diminuzione del potere, determina una reazione brutale da parte del potere.

      Coloro che in Italia negli ultimi anni si sono attivati in resistenze, scioperi (veri e autorganizzati), rivolte, ecc ... hanno subito e sbiscono pesanti repressioni. Lo stesso dicasi per le classi inferiori e per la "carne da lavoro" immigrata (vedi le brutali condizioni di inumane nelle carceri e nei lager per migranti).

      Il potere non solo agisce fisicamente (con le forze dell'ordine statale) contro tutti costoro, ma prepara e condisce le azioni repressive sempre con un adeguata mistificazione mediatica dei fatti e delle intenzioni, con una denigrazione e una criminalizzazione dei soggetti repressi.

      L'autore dell'articolo e parecchi commentatori semplicemente non conoscono queste cose, non volgiono conoscerle e preferiscono non conoscerle forse solo per non dismettere le pantofole.

    1. ProjectCivilization 1 agosto 2012

      Nonn leggittimandoli in alcun modo , e tirando dritto sulle cose di buon senso .Ma si puoì certamente imparare a fare una "societa'"....., a fare la forza con l'unione....

    1. ProjectCivilization 1 agosto 2012

      Ma no , questo significa camminare con il paraocchi .
      Se il sistema si basa suilla partecipazione e legittimazione delle masse , le masse , cambiando mentalita' possono annullare quel potere , quellla "ricchezza" .
      E' tutto qui.....autodeterminarsi , vietare l'accumulo , tirare dritti sul buon senso .

    1. radisol 1 agosto 2012

      Tutto vero ...

      Ma per l'Italia il problema principale è un altro.

      Ed è il fatto che non esiste nè un partito nè una organizzazione rivoluzionaria ... degni di questo nome ...

      In verità, in Italia non esistono più nemmeno i riformisti ... e tutte le riforme proposte sono in realtà controriforme ...

      In Grecia, Spagna, Portogallo, persino in Francia ed Inghilterra, esistono sindacati che indicono scioperi VERI ... poi non è che siano rivoluzionari e giustamente vengono pure seriamente contestati nelle piazze ... ma nelle piazze appunto ci stanno .... da noi, salvo rarissime eccezioni e nemmeno tutte positive, nemmeno questo ...

      E allora, come fai a fare la rivoluzione ?

      Quando poi scoppiano non le rivoluzioni ma i "riots", cioè le rivolte piccole o grandi ... che comunque di qualunque rivoluzione sono il necessario preludio .... basti pensare ai No Tav, ai Forconi siciliani, ai pastori sardi, alla campagna contro Equitalia ... ma anche agli scontri romani del dicembre 2010 e dell'ottobre 2011 .... e, tornando indietro, anche a Genova 2001 ..... è tutto un coro, persino in ambienti "alternativi" ed a volte financo sedicenti "antagonisti", di "condanna della violenza", di ricerca di improbabili "infiltrati" ec. ecc. ecc.

      Lo diceva Mao ( ma anche Mazzini, per chi non ama iconografie marxiste) .... "la rivoluzione non è un pranzo di gala, non si fa con eleganza e cortesia" ....

      Ripeto dunque ... come fai - in questa situazione - a fare la rivoluzione ?

      O anche solo una opposizione sociale determinata a chi ci governa ?

    1. Simulacres 1 agosto 2012

      Per come stanno messe le cose oggi, l'illusione che le cosiddette odierne classi subalterne possano ribaltare a loro vantaggio il processo di DE-EMANCIPAZIONE messo in atto in questo scorcio di secolo, non solo è priva di risvolti socio-politici acuti, ma è delirio impanato allo stato puro!



      La sola "emancipazione che si avvererà sarà quella interminabile di una massa di postulanti, in fila per uno, che farà davanti alle case e agli uffici dei beccamorti di partito di dx e di sx, beccamorti intellettuali, beccamorti filosofi, beccamorti scrittori, beccamorti giornalisti, beccamorti politologi, beccamorti economisti, beccamorti sociologi, beccamorti psicoanalisti, ecc. ecc. per farsi raccomandare per un posto di lavoro da schiavo o per acquisire il diritto a un sussidio statale quanto basta per consentigli di rimanere aggrappati alla loro vita schifosa rintanati nel loro habitat naturale nella condizione di miserabile docile e rancoroso, sfruttato, stuprato e coglione sempre.

    1. Tao 1 agosto 2012

      Perché non ci si ribella contro la dittatura della finanza? Perché non si fa la rivoluzione? Negli anni Sessanta si scendeva in piazza per molto meno e si chiedeva a gran voce un cambiamento radicale del sistema, una rivoluzione appunto. Ora si tace. Si guarda impassibili, demotivati, senza energia il lento defluire degli eventi. Si assiste come spettatori impassibili dinanzi ad una tragedia che ci coinvolge: disoccupazione alle stelle, licenziamenti di massa, precariato a vita.

      Ci tolgono i diritti essenziali e le grandi conquiste sociali ottenute dopo una stagione di lotta: il diritto al lavoro, il diritto alla sanità e il diritto allo studio. Tutto questo è messo in discussione perché c'è la crisi, facile pretesto per convogliare risorse pubbliche nella mani dei pochi, dell'élite economica che governa il mondo. Aumenta il gap tra ricchi e poveri e aumenta la disuguaglianza sociale tra chi ha e chi mai avrà.

      Ci hanno rubato il futuro, la speranza e la voglia di sognare un futuro migliore. C'è la crisi: un mantra per spiegare la rapina delle nostre risorse e dei nostri diritti.



      Mi capita spesso di chiedermi: come possiamo tollerare tutto questo? Come possiamo tollerare che personaggi come John Paulson fondatore della Paulson & Co intaschi in un anno 5 miliardi di dollari (8 mila miliardi di vecchie lire, lira più, lira meno), mentre in Grecia la disoccupazione giovanile è al 51%? Soldi guadagnati strangolando gli stati e i suoi cittadini deprivati delle proprie risorse per far arricchire questi sciacalli. Come possiamo tollerarlo? Come possiamo tollerare che David Tepper di Appaloosa Management, Ray Dalio di Bridgewater Associates e James Simons della Renaissance Technologies abbiano avuto, nel 2010, guadagni personali tra i due e i tre miliardi di dollari?



      Come possiamo tollerare che lo scorso 15 maggio un solo investitore, tale Kenneth Dart, abbia incassato 400 milioni di euro (quasi 800 miliardi di vecchie lire, più o meno lo stipendio mensile di circa 400mila operai) dalla Grecia, ovvero uno Stato dove, secondo l'Unicef, ci sono 400mila bambini sottonutriti?

      Perché dobbiamo continuare a dissanguarci, lavorare 5 anni in più, rinunciare a 18mila posti letto nella sanità pubblica, a veder chiudere migliaia di scuole, di asili nido, di università pubbliche, per regalare i nostri soldi a questi avvoltoi?

      Perché non ci si ribella a questa dittatura della finanza, a questo precariato irrazionale, a questo sistema immorale e criminale?



      Il discorso è complesso e lungo, ma posso provare ad offrire, più che risposte, stimoli di riflessione.

      Innanzitutto non ci ribelliamo perché non sempre queste cose le conosciamo: avete mai sentito parlare in tv di John Paulson, un uomo che da solo, strangolando gli stati, guadagna 8 mila miliardi di vecchie lire in un anno? Avete mai sentito parlare di Kenneth Dart un esiliato fiscale degli Stati Uniti (non paga tasse e nessuno può farci niente) che ha chiesto e ottenuto in un solo giorno dalla Grecia, mentre il paese muore, lo stipendio mensile di 400mila operai? Avete mai sentito parlare di David Tepper, di Ray Dalio o di James Simons i cui guadagni personali oscillano tra i due e i tre miliardi di dollari ogni anno, ovvero quanto una finanziaria lacrime e sangue? Da dove credete che arrivino i loro immorali guadagni? Dalle nostre tasse, dai nostri sacrifici, dalle nostre lacrime amare. Quale TG ve ne ha mai parlato? Quale TG osa far vedere le loro facce e raccontare le loro storie, che poi sono i nostri soldi? Sappiamo tutto del nuovo amore di Belen, della sua farfalla e dei suoi capricci, ma non sappiamo niente di chi ci ruba il futuro, di chi ci dissangua, di chi ci obbliga a lavorare 5 anni per farli arricchire.

      Sono invisibili, assenti e fugaci. È questo il nuovo volto del potere.

      È dall'invisibilità che trae la sua forza: contro chi ti ribelli? Contro le banche? E cosa fai? Chiami una banca e ti scagli contro un operatore precario e mal pagato di un call centre? Contro chi te la prendi? Contro gli Hedge Fund? Il nuovo potere che si affaccia nelle nostre vite sotto forma di Spread, di Mercato, di investimenti, di tecniche finanziarie, non ha un volto umano, ma è indecifrabile e invisibile.



      Sino a qualche decennio fa la forza del potere era data dalla visibilità. Il capitale era inchiodato al suolo con le sue fabbriche e ad esse era ancorato il lavoratore. La fabbrica fordista era il simbolo di oppressione, ma anche di sicurezza. Quel luogo era, come Bauman sottolinea, per padroni e operai un luogo di interessi comuni, era la dimora di entrambi, il "loro habitat comune, al contempo campo di battaglia per una guerra di trincea e casa naturale di sogni e speranze".

      Ora l'economia si volatilizza, viaggia liberamente da uno Stato ad un altro, imponendo le sue leggi e direttive, la sua logica e la sua ideologia. Non importa il colore del governo, centro destra e centro sinistra non fanno grande differenza (tranne sui valori del vivere civile e sui diritti) poiché ogni stato è schiavo delle decisioni politiche ed economiche prese altrove. Il governo diventa l'esecutore materiale di scelte prese lontano dalle telecamere e dagli interessi dei cittadini. Lo stato si riduce a mero commissariato di polizia la cui funzione è mantenere l'ordine sociale per permettere ai mercati di agire indisturbati.



      Contro chi ti ribelli allora? Contro chi scaglia la tua frustrazione, la tua rabbia e il tuo malcontento? Nelle dittature classiche, quelle del manganello e delle purghe, l'effige del potere era ovunque, dalle scuole alle monete, dalle strade alle strutture pubbliche. Tutte portavano il simbolo del potere che traeva la sua forza dalla visibilità.

      Oggi, al contrario, la vera caratteristica del potere è la fuga, la capacità di evasione e di non essere identificabile. Ecco allora che subentra la rassegnazione, la frustrazione, l'incapacità di reagire e sognare. Un'intera generazione senza speranza, senza futuro, senza fini e senza sogni. Ecco qual è la cosa peggiore di questa crisi artificiale: ci hanno rubato il futuro e la voglia di lottare e sognare un futuro migliore. Ce lo hanno rubato perché il futuro neanche riusciamo ad immaginarlo, si vive per l'oggi, non per il domani, si vive nel precariato, nel tirare a campare senza prospettiva di un cambiamento.

      Durante una dittatura vecchio stampo, sogni che il tiranno cada, sai che dietro quella caduta, quella statua dell'oppressore che brucia in piazza, c'è la tua rivincita, ti aspetta un futuro migliore. Lotti perché il tuo sogni si avveri. Lotti perché credi in un futuro migliore. Lotti perché hai un sogno: una vita senza il tiranno. Ora che sogniamo? Che cada la statura di John Paulson? O quelle di David Tepper, di Ray Dalio o di James Simons? Ora non puoi sognare che cada ciò che non conosci ed è per questo che non riesci ad immaginarti un futuro migliore. Per questo non riusciamo a fare una rivoluzione: non sappiamo cosa sovvertire.

      Massimo Ragnedda

      Fonte: http://notizie.tiscali.it

      Link: http://notizie.tiscali.it/socialnews/Ragnedda/4083/articoli/Crisi-e-dittatura-della-finanza-perch-non-si-fa-la-rivoluzione.html

      1.08.2012

    1. ottavino 1 agosto 2012

      Il "gioco sociale" è perfettamente riuscito nel momento in cui la massima aspirazione è diventata quella di "dipendere" dal sistema.
      Il sistema produce benessere e se vuoi ne puoi avere un pò.
      Questo produce mendicanti, non ribelli.
      E un mendicante chiede l'elemosina, non fa rivoluzioni.... E in questo senso il lavoro delle "sinistre" è peggiorativo, dato che ti spingono a diventare sempre più dipendente dal sistema.

    1. IVANOE 1 agosto 2012

      AAAooo basta !!! Sempre i stessi post !!! Scusate redazione di comedonchisciotte...ma per caso state o siete diventati anche voi dei fricchettoni ?

    1. ProjectCivilization 1 agosto 2012

      La Rivoluzione classista non ha valore .
      La Rivoluzione per fame non ha valore .
      Lasciano il mondo nel buio .
      Se la Rivoluzione e' un concetto eccitante , e' solo perche esprime una forza morale , una coscenza .
      Due cose che mancano alla stragrande maggioranza degli umani .
      Perche' non provare a far fare una Rivoluzione.....nel senso di sottrarsi ai sistemi attuali di potere , ed autodeterminarsi , solo ai pochi umani che soffrono a causa della propria coscenza e forza morale ?
      Dopo , forse potranno tentare una Rivoluzione nell'educazione delle masse .
      Perche' alcuni capiscono , ma la maggioranza impara e non capisce .

    1. Firenze137 31 luglio 2012

      Semplicemente perchè la "gente" è "implicata" a vari livelli nel Gigantesco Comitato d'Affari (G.C.A.) nel quale, la maggioranza della "gente" - cioè noi tutti - è coinvolta. La rivoluzione scombinerebbe le rendite di posizione acquisite, i privilegi, le .."accise" del livello del GCA nel quale oggi ognuno di noi si trova a vivere e a lavorare, senza una prospettiva certa - in caso di rivoluzione - di riacquisirle dopo la rivoluzione. Quindi anche se sarebbe "giusto" alzare il sedere dalla sedia ed agire, però è più "conveniente" attendere

      Ormai la globalizzazione la cui regia è in mano a poche famiglie che controllano il sistema con l'aiuto dei politici e dei media con il semplice meccanismo della convenienza a fare o non fare riesce a tenere tutti "in fila per due".

    1. Georgejefferson 31 luglio 2012

      L'evoluzione giusta avviene nel lunghissimo termine solo se al comando vince una corrente piu di buon senso.Ci sono voluti millenni prima di arrivare,per esempio,a togliere dalle leggi di alcuni stati il diritto di possedere schiavi.

    1. Georgejefferson 31 luglio 2012

      Cosi e'.Anche i finti antagonismi servono a questo.Anche Barnard lo ha capito,e cerca l'aiuto delle correnti che ritiene siano il meno peggio,ma il suo caratteraccio lo tradisce.C'e' solo la speranza che esistano tali correnti eretiche

    1. bluerik3 31 luglio 2012

      L'unica speranza come dice anche "ilsanto" è ragionevolmente l'evoluzione, non la rivoluzione.

    1. mincuo 31 luglio 2012

      Non è mai esistita una rivoluzione fatta dal popolo nella storia. Nella propaganda e mitologia spacciata dopo certamente sì. Il popolo da solo non fa nulla, va a lavorare, al massimo fa una protesta, una piccola rivolta locale, prende tre randellate sul cranio e finita lì.
      Una rivoluzione richiede mezzi finanziari notevoli, apparati già disposti a tradire, gente preparata, di livello, capace di ideare, organizzare e dirigere. Il popolo diventa importante, con la sua massa, solo dopo, lui segue sempre un nuovo padrone. Deve cioè essere prima diretto. Così è sempre stato. Poi siccome bisogna mantenere il mito del popolo, buono, intelligente e bravo, si scrivono un pò di fesserie, per farlo contento e protagonista.

    1. bluerik3 31 luglio 2012

      Purtroppo hai perfettamente ragione.

    1. Affus 31 luglio 2012

      oggi c'è solo una causa che non scatena la rivoluzione ,non si sa da che parte sparare la carne da cannone , manca una direzione .
      Siccome non si sa piu cosa sia la giustizia sociale , è inutile fare qualsiasi rivoluzione .

    1. ilsanto 31 luglio 2012

      Complimenti grandioso discorso filosofico ma in pratica chi dovrebbe fare la rivoluzione ?
      le classi sociali non ci sono più ! contadini ? operai ?
      sono spariti o in via di estinzione e allora chi ?
      i pensionati ? i dipendenti pubblici dal posto a vita ?
      Non credo che i nostri figli tutti laureati pensino alla rivoluzione,
      ne i milioni di partite iva ne i vari piccoli settori di una società
      atomizzata dove l'individualismo ha ucciso il senso di appartenenza
      ad una "classe" retaggio di una cultura di 2 secoli fà.
      Forse bisogna finirla con questi discorsi che sanno di muffa e cercare
      nel nuovo il germe non già di una rivoluzione ma di una evoluzione
      verso una società che rappresenti al nuovo gli ideali immortali
      di libertà uguaglianza fraternità.
      Non siamo poi così lontani quando il 99% chiede conto all'uno per cento
      di cambiare non trovate ?

    1. castigo 31 luglio 2012

      la gente sicuramente NO, il popolo forse sì.

      ma del popolo ormai si è persa ogni traccia.....

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