LA GENTE OGGI E' DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?

DI COSTANZO PREVE
Italicum

Tu ti poni una domanda inquietante: la gente oggi è diventata incapace di rivoluzioni? Fai anche l’ipotesi, da prendere certamente in considerazione, che questa radicale incapacità trasformatrice (non importa se riformista o rivoluzionaria) possa essere dovuta non certo ad una salarializzazione spinta della società, ma proprio al suo contrario, la generalizzazione di sussidi minimi di sopravvivenza per mantenere da un lato la pace sociale, dall’altro livelli sufficienti di consumo, sia pure parassitario.Lo storico Eric Hobsbawm, nato nel 1917, ha ormai 95 anni.
Intervistato da un miliardario sionista italiano, giornalista per snobismo e per diletto, che gli chiede con una punta di malignità se sia ancora “comunista”, Hobsbawn risponde: “Il comunismo non esiste più. Sono leale alla speranza di una rivoluzione anche se non credo che succederà più. Non so se basta per essere comunista, io sono marxista perchè penso che non ci sarà stabilità finchè il capitalismo non si trasformerà in qualcosa di irriconoscibile dal capitalismo che conosciamo oggi. E sono leale alla memoria in quello che ho creduto e che fu un grande movimento anche in Italia” (cfr. La Stampa, 1/7/12).

A proposito del fatto che il comunismo non esiste più mi permetto una serie di brevi considerazioni. Il modello politico-sociale del comunismo storico novecentesco realmente esistito (il cosiddetto “socialismo reale”) non esiste veramente più, ed è crollato per ragioni assolutamente endogene (un pò come il regime signorile feudale in Europa), demolito da una maestosa e feroce controrivoluzione occidentalistica dei nuovi ceti medi “socialisti”, che hanno però finito con il consegnare l’intero potere economico ad una casta di baroni-ladri. Il comunismo storico novecentesco è stato l’espressione di una sorta di democrazia plebeo-totalitaria (l’ossimoro è voluto, perchè indica una contraddizione oggettiva) di operai di fabbrica e di contadini poveri, due gruppi sociali ad egemonia complessiva a scadenza breve, come gli yoghurt. I gruppetti politici comunisti residuali negli attuali paesi capitalistici, senza praticamente alcuna eccezione, non sono più gruppi rivoluzionari a legittimazione marxista, ma sono residui sociologici inseriti nella dicotomia Sinistra/Destra, e per ciò stesso del tutto incapaci di affrontare una fase storica nuova in cui la dicotomia Sinistra/Destra ha perso ogni significato.

Il “comunismo ideale eterno”, per usare un termine di Giambattista Vico, non è finito perchè esprime una ricerca comunitaria di verità e di giustizia sociale di tipo non storico ma metastorico. Non era questo ovviamente che pensava Marx, che avrebbe respinto con disprezzo ed irrisione questa formulazione, in quanto Marx pensava che il comunismo fosse un prodotto processuale immanente allo stesso sviluppo del modo di produzione capitalistico. In termini popperiani, questa legittima e ragionevolissima ipotesi scientifica è stata smentita nell’ultimo secolo e mezzo, e mi sembra disonesto non riconoscerlo apertamente. L’espressione di Hobsbawn, “essere leali alla speranza di una rivoluzione” mi sembra affascinante, ed io la adotto interamente. A differenza di Hobsbawn, io penso invece che avverrà, ma probabilmente non in tempi storici vicini, in quanto devono maturare delle condizioni globali ancora largamente immature. Esiste un blog in Italia denominato “sollevazione”, critico dell’euro e del governo Monti, che incita ad una sollevazione popolare sulla base della rivendicazione di un profilo commista di estrema sinistra. Nonostante le ottime intenzioni soggettive di costoro, molto migliori dei semplici fiancheggiatori del sistema politico, resta dura a morire l’idea della sollevazione di estrema sinistra, un’idea ricalcata sulla base dell’analogia con un periodo storico trascorso.

La difficoltà nel “pensare” la rivoluzione anticapitalistica che pur sarebbe necessaria sta nel fatto che la globalizzazione per ora consente solo fenomeni storici “locali”, che possono anche abbattere governi dispotici precedenti, ma che poi restano inseriti, incastrati ed ingabbiati nel sistema economico internazionale, che agisce in funzione di ricatto permanente. E’ questa impensabilità che fa da sottofondo allo scetticismo di Hobsbawn. L’utopia si concretizza soltanto attraverso una prospettiva, ed è appunto l’impensabilità della prospettiva il principale fattore del senso di inutilità così diffuso. Predicare astrattamente contro l’inutilità diventerà così inutile come l’inutilità stessa fino a quando non saranno finalmente visibili socialmente passi in avanti nella limitazione di questo capitalismo cannibale.

Estratto da “Dell’inutilità in tutti gli ambiti della vita culturale, politica e sociale” – Intervista di Luigi Tedeschi a Costanzo Preve comparsa sull’ultimo numero di Italicum
31.07.2012

32 Commenti
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redme
redme
31 Luglio 2012 8:09

..la “gente” non fà rivoluzioni, sarà pure un concetto da aggiornare, ma solo le classi fanno la rivoluzione di sistema, nel bene e nel male. Strano che un cervellone come Preve manchi proprio del mattone fondamentale dell’analisi marxiana…

peronospora
peronospora
31 Luglio 2012 9:35

Secondo me, se il popolino fosse stato in grado di fare rivoluzioni di testa propria, la parola rivoluzione non sarebbe mai stata inventata

terzaposizione
terzaposizione
31 Luglio 2012 10:03

Senza classe borghese ( imprenditori in Italia ) si avranno solo rivolte per il pane o per il calcio.

Truman
Staff CDC
31 Luglio 2012 10:36

Giusto un commentino sul comunismo che sarebbe stato falsificato in senso popperiano. Il riferimento di Preve è a sir Karl Popper, con la sua balzana teoria secondo la quale una teoria viene abbandonata se l’esperimento la dimostra falsa. La teoria contrasta con il mondo reale, nel quale una teoria smette di circolare quando muoiono tutti i suoi seguaci. A titolo di esempio, circa 2400 anni fa si scontravano due teorie sulla struttura della materia, una era quella di Anassagora, secondo la quale la materia poteva essere divisa all’infinito in parti sempre più piccole, l’altra era quella di Democrito, secondo la quale la materia ad un certo punto non poteva essere più divisa. Democrito chiamò “atomo” questo costituente elementare, intendendo letteralmente (“a” privativo + “tomos” di tagliare) che si era raggiunto il costituente ultimo. L’atomo da oltre un secolo è stato frammentato in particelle e sottoparticelle, eppure molti ancora oggi continuano a dire che Democrito aveva ragione. Eppure le particelle cossiddette “fondamentali” sono sempre di più e sempre più evanescenti, sono più picchi di energia che materia individuabile. Insomma la teoria atomica è stata falsificata sia letteralmente (l’atomo si divide) sia sostanzialmente (si continua sempre a trovare nuove particelle ed esse… Leggi tutto »

Skaff
Skaff
31 Luglio 2012 10:55

Credo che sia inutile farsi queste domande. La classe dominante ha mezzi a disposizione che in passato potevano solo scordarsi, prima di chiedersi se il popolo e’ in grado di fare la rivoluzione, bisogna chiedersi se la disparita’ di mezzi tra elite e subordinati (armi, spionaggio, mezzi d’informazione..) non sia cresciuta al punto tale da rendere le rivoluzioni impossibili.

Skaff
Skaff
31 Luglio 2012 10:56

Credo che sia inutile farsi queste domande. La classe dominante ha mezzi a disposizione che in passato potevano solo scordarsi, prima di chiedersi se il popolo e’ in grado di fare la rivoluzione, bisogna chiedersi se la disparita’ di mezzi tra elite e subordinati (armi, spionaggio, mezzi d’informazione..) non sia cresciuta al punto tale da rendere le rivoluzioni impossibili.

Skaff
Skaff
31 Luglio 2012 11:00

Tanto per dire, se la monarchia francese avesse avuto degli F14 non credo che la rivoluzione francese sarebbe andata a buon fine (senza contare che la rivoluzione non la fai se non hai l’appoggio dei militari.

GioCo
GioCo
31 Luglio 2012 11:10

Bella e approfondita riflessione, anche se a mio parere povera di elementi utili a comprendere le dinamiche che si vorrebbero analizzare. Nella domanda “la gente oggi è diventata incapace di rivoluzioni?” penso che il termine “la gente” sia un eccessivo genericismo che non permette di capire “chi” dovrebbe fare questa rivoluzione, e in seconda istanza non viene focalizzato “che cosa” dovrebbe provocare la rivoluzione. Infatti l’autore (come la maggioranza dei pensatori) crede di sapere cosa scantena una rivoluzione e si sorprende che i fattori individuati non diano i risultati che dovrebbero. L’evidente paradosso è però svelato se si comincia a chiarire che le persone consapevoli abbastanza da guidare le masse, coinvolte in una rivoluzione, sono sempre una minoranza. Questa minoranza assoluta segue ideologie che strumentalizzano malesseri indigeni anche cronici per spingere la carne da cannone (noi) a sacrificarsi in modo fuzionale a queste ideologie, che in genere non hanno nulla a che vedere con gli interessi della “carne da cannone”. Ora, è chiarissimo che qui non è una questione di maturità roviluzionaria ma di guerra di coscienze: la minoranza non si concretizza perché c’è troppa consapevolezza tra le minoranze e per ciò non c’è accordo ne coordinamento sul da farsi.… Leggi tutto »

ws
ws
31 Luglio 2012 12:12

il concetto popperiano e’un po’ diverso e recita che “le teorie sono valide fino a dove non vengono falsificate dall’ esperienza”

Quindi la meccanica galileiana e’ ancora valida per i corpi estesi e sarebbe da deficienti tentare di studiare il moto della terra con l’ equazioni di shroeder 🙂

percio’ la teoria economica di marx ( come possiamo ben vedere dalla merda in cui ci troviamo ) resta valida ,e’ invece la teoria politica marxista che e’ stata “falsificata” dall’ esperimento POLITICO del “socialismo reale”..

ma siccome sta risultando falsificata anche la teoria politica capitalista ,( come mostra il sempre piu’ massiccio impiego della propaganda di stampo .. ” sovietico” :-)) urgono nuove teorie politiche, e non c’ e’ e dubbio che cio’ si avra’..

….prima o poi

Santos-Dumont
Santos-Dumont
31 Luglio 2012 12:42

Dipende dalla definizione di atomo. Se con atomo intendiamo l’unità minima di un determinato elemento che ne conserva le relative caratteristiche fisico-chimiche, dividendolo otteniamo subparticelle con proprietà totalmente differenti. Quindi gli atomi di ogni elemento sono, in questo senso, indivisibili. Il punto è che a quell’epoca, né Anassagora ne Democrito avevano le conoscenze necessarie per fare simili affermazioni con cognizione di causa, quindi avevano entrambi “torto”…

DaniB
DaniB
31 Luglio 2012 12:58

Sono d’accordo con Truman, tantè che pure la psicoanalisi, altro bersaglio della critica di Popper, continua a essere accettata nella comunità scientifica pur essendo stata “falsificata”, sempre secondo i canoni del P. Infatti dipende dalla concezione che abbiamo di conoscenza scientifica: la si può considerare da realisti come accesso ad una versione oggettiva ed universale della realtà, o la si può considerare come pratica umana storicamente e culturalmente situata, quindi soggetta a variazioni dipendenti dai sistemi sociali, politici ed economici entro cui si sviluppa.
Popper ha comunque dato il là alla svolta dei vari Kuhn e Feyerabend… In proposito trovo che l’intervento di Mamone Capria (nell’elenco di letture segnalate di CDC) sia pieno di spunti.

grillone
grillone
31 Luglio 2012 13:50

LA GENTE OGGI E’ DIVENTATA INCAPACE DI RIVOLUZIONI ?”

europei, americani, e occidentali in genere, sicuramente non sono piu in grado di ribellarsi. gli altri(sud’americani, nord africani, asiatici, ecc.), pur tra mille problemi, ogni tanto riescono ad alzare la testa e farsi intendere

castigo
castigo
31 Luglio 2012 14:09

la gente sicuramente NO, il popolo forse sì.
ma del popolo ormai si è persa ogni traccia…..

ilsanto
ilsanto
31 Luglio 2012 14:19

Complimenti grandioso discorso filosofico ma in pratica chi dovrebbe fare la rivoluzione ?
le classi sociali non ci sono più ! contadini ? operai ?
sono spariti o in via di estinzione e allora chi ?
i pensionati ? i dipendenti pubblici dal posto a vita ?
Non credo che i nostri figli tutti laureati pensino alla rivoluzione,
ne i milioni di partite iva ne i vari piccoli settori di una società
atomizzata dove l’individualismo ha ucciso il senso di appartenenza
ad una “classe” retaggio di una cultura di 2 secoli fà.
Forse bisogna finirla con questi discorsi che sanno di muffa e cercare
nel nuovo il germe non già di una rivoluzione ma di una evoluzione
verso una società che rappresenti al nuovo gli ideali immortali
di libertà uguaglianza fraternità.
Non siamo poi così lontani quando il 99% chiede conto all’uno per cento
di cambiare non trovate ?

Affus
Affus
31 Luglio 2012 15:42

oggi c’è solo una causa che non scatena la rivoluzione ,non si sa da che parte sparare la carne da cannone , manca una direzione .
Siccome non si sa piu cosa sia la giustizia sociale , è inutile fare qualsiasi rivoluzione .

bluerik3
bluerik3
31 Luglio 2012 15:50

Purtroppo hai perfettamente ragione.

mincuo
mincuo
31 Luglio 2012 15:52

Non è mai esistita una rivoluzione fatta dal popolo nella storia. Nella propaganda e mitologia spacciata dopo certamente sì. Il popolo da solo non fa nulla, va a lavorare, al massimo fa una protesta, una piccola rivolta locale, prende tre randellate sul cranio e finita lì.
Una rivoluzione richiede mezzi finanziari notevoli, apparati già disposti a tradire, gente preparata, di livello, capace di ideare, organizzare e dirigere. Il popolo diventa importante, con la sua massa, solo dopo, lui segue sempre un nuovo padrone. Deve cioè essere prima diretto. Così è sempre stato. Poi siccome bisogna mantenere il mito del popolo, buono, intelligente e bravo, si scrivono un pò di fesserie, per farlo contento e protagonista.

bluerik3
bluerik3
31 Luglio 2012 15:57

L’unica speranza come dice anche “ilsanto” è ragionevolmente l’evoluzione, non la rivoluzione.

Georgejefferson
Utente CDC
31 Luglio 2012 17:30

Cosi e’.Anche i finti antagonismi servono a questo.Anche Barnard lo ha capito,e cerca l’aiuto delle correnti che ritiene siano il meno peggio,ma il suo caratteraccio lo tradisce.C’e’ solo la speranza che esistano tali correnti eretiche

Georgejefferson
Utente CDC
31 Luglio 2012 17:41

L’evoluzione giusta avviene nel lunghissimo termine solo se al comando vince una corrente piu di buon senso.Ci sono voluti millenni prima di arrivare,per esempio,a togliere dalle leggi di alcuni stati il diritto di possedere schiavi.

Firenze137
Firenze137
31 Luglio 2012 18:47

Semplicemente perchè la “gente” è “implicata” a vari livelli nel Gigantesco Comitato d’Affari (G.C.A.) nel quale, la maggioranza della “gente” – cioè noi tutti – è coinvolta. La rivoluzione scombinerebbe le rendite di posizione acquisite, i privilegi, le ..”accise” del livello del GCA nel quale oggi ognuno di noi si trova a vivere e a lavorare, senza una prospettiva certa – in caso di rivoluzione – di riacquisirle dopo la rivoluzione. Quindi anche se sarebbe “giusto” alzare il sedere dalla sedia ed agire, però è più “conveniente” attendere

Ormai la globalizzazione la cui regia è in mano a poche famiglie che controllano il sistema con l’aiuto dei politici e dei media con il semplice meccanismo della convenienza a fare o non fare riesce a tenere tutti “in fila per due”.

ProjectCivilization
ProjectCivilization
1 Agosto 2012 3:08

La Rivoluzione classista non ha valore .
La Rivoluzione per fame non ha valore .
Lasciano il mondo nel buio .
Se la Rivoluzione e’ un concetto eccitante , e’ solo perche esprime una forza morale , una coscenza .
Due cose che mancano alla stragrande maggioranza degli umani .
Perche’ non provare a far fare una Rivoluzione…..nel senso di sottrarsi ai sistemi attuali di potere , ed autodeterminarsi , solo ai pochi umani che soffrono a causa della propria coscenza e forza morale ?
Dopo , forse potranno tentare una Rivoluzione nell’educazione delle masse .
Perche’ alcuni capiscono , ma la maggioranza impara e non capisce .

IVANOE
IVANOE
1 Agosto 2012 3:52

AAAooo basta !!! Sempre i stessi post !!! Scusate redazione di comedonchisciotte…ma per caso state o siete diventati anche voi dei fricchettoni ?

ottavino
ottavino
1 Agosto 2012 5:26

Il “gioco sociale” è perfettamente riuscito nel momento in cui la massima aspirazione è diventata quella di “dipendere” dal sistema.
Il sistema produce benessere e se vuoi ne puoi avere un pò.
Questo produce mendicanti, non ribelli.
E un mendicante chiede l’elemosina, non fa rivoluzioni…. E in questo senso il lavoro delle “sinistre” è peggiorativo, dato che ti spingono a diventare sempre più dipendente dal sistema.

Tao
Tao
1 Agosto 2012 7:40

Perché non ci si ribella contro la dittatura della finanza? Perché non si fa la rivoluzione? Negli anni Sessanta si scendeva in piazza per molto meno e si chiedeva a gran voce un cambiamento radicale del sistema, una rivoluzione appunto. Ora si tace. Si guarda impassibili, demotivati, senza energia il lento defluire degli eventi. Si assiste come spettatori impassibili dinanzi ad una tragedia che ci coinvolge: disoccupazione alle stelle, licenziamenti di massa, precariato a vita. Ci tolgono i diritti essenziali e le grandi conquiste sociali ottenute dopo una stagione di lotta: il diritto al lavoro, il diritto alla sanità e il diritto allo studio. Tutto questo è messo in discussione perché c’è la crisi, facile pretesto per convogliare risorse pubbliche nella mani dei pochi, dell’élite economica che governa il mondo. Aumenta il gap tra ricchi e poveri e aumenta la disuguaglianza sociale tra chi ha e chi mai avrà. Ci hanno rubato il futuro, la speranza e la voglia di sognare un futuro migliore. C’è la crisi: un mantra per spiegare la rapina delle nostre risorse e dei nostri diritti. Mi capita spesso di chiedermi: come possiamo tollerare tutto questo? Come possiamo tollerare che personaggi come John Paulson fondatore della… Leggi tutto »

Simulacres
Simulacres
1 Agosto 2012 9:00

Per come stanno messe le cose oggi, l’illusione che le cosiddette odierne classi subalterne possano ribaltare a loro vantaggio il processo di DE-EMANCIPAZIONE messo in atto in questo scorcio di secolo, non solo è priva di risvolti socio-politici acuti, ma è delirio impanato allo stato puro!

La sola “emancipazione che si avvererà sarà quella interminabile di una massa di postulanti, in fila per uno, che farà davanti alle case e agli uffici dei beccamorti di partito di dx e di sx, beccamorti intellettuali, beccamorti filosofi, beccamorti scrittori, beccamorti giornalisti, beccamorti politologi, beccamorti economisti, beccamorti sociologi, beccamorti psicoanalisti, ecc. ecc. per farsi raccomandare per un posto di lavoro da schiavo o per acquisire il diritto a un sussidio statale quanto basta per consentigli di rimanere aggrappati alla loro vita schifosa rintanati nel loro habitat naturale nella condizione di miserabile docile e rancoroso, sfruttato, stuprato e coglione sempre.

radisol
radisol
1 Agosto 2012 9:14

Tutto vero … Ma per l’Italia il problema principale è un altro. Ed è il fatto che non esiste nè un partito nè una organizzazione rivoluzionaria … degni di questo nome … In verità, in Italia non esistono più nemmeno i riformisti … e tutte le riforme proposte sono in realtà controriforme … In Grecia, Spagna, Portogallo, persino in Francia ed Inghilterra, esistono sindacati che indicono scioperi VERI … poi non è che siano rivoluzionari e giustamente vengono pure seriamente contestati nelle piazze … ma nelle piazze appunto ci stanno …. da noi, salvo rarissime eccezioni e nemmeno tutte positive, nemmeno questo … E allora, come fai a fare la rivoluzione ? Quando poi scoppiano non le rivoluzioni ma i “riots”, cioè le rivolte piccole o grandi … che comunque di qualunque rivoluzione sono il necessario preludio …. basti pensare ai No Tav, ai Forconi siciliani, ai pastori sardi, alla campagna contro Equitalia … ma anche agli scontri romani del dicembre 2010 e dell’ottobre 2011 …. e, tornando indietro, anche a Genova 2001 ….. è tutto un coro, persino in ambienti “alternativi” ed a volte financo sedicenti “antagonisti”, di “condanna della violenza”, di ricerca di improbabili “infiltrati” ec. ecc. ecc.… Leggi tutto »

ProjectCivilization
ProjectCivilization
1 Agosto 2012 17:00

Ma no , questo significa camminare con il paraocchi .
Se il sistema si basa suilla partecipazione e legittimazione delle masse , le masse , cambiando mentalita’ possono annullare quel potere , quellla “ricchezza” .
E’ tutto qui…..autodeterminarsi , vietare l’accumulo , tirare dritti sul buon senso .

ProjectCivilization
ProjectCivilization
1 Agosto 2012 17:03

Nonn leggittimandoli in alcun modo , e tirando dritto sulle cose di buon senso .Ma si puoì certamente imparare a fare una “societa'”….., a fare la forza con l’unione….

A-Zero
A-Zero
1 Agosto 2012 19:21

Vi è una forte corrente anti-rivoluzionaria proprio tra i commentatori di questo articolo (che condivido in pochi punti). E questa corrente la dividerei fra coloro che, a-priori e dogmaticamente, denigrano qualisasi rivolta, rivoluzione, sommossa, ecc … dando per coglioni le persone che vi partecipano (carne da cannone) come se si dovesse solo vivere e morire per la convenienza di uno schema artificoso di “benessere” o culoparatismo dell’essere umano; sostenendo che inevitabilmente le rivoluzioni sono a vantaggio di pochi e che sono solo pilotate e gestite da poteri occulti. Poi ci sono coloro che rifiutano,a fronte di una ragione certa ma NON esaustiva, la violenza, la distruzione, ecc… che non favoriscono un’evoluzione mentale e, quindi, sociale permanente. Ora trovo questa posizione comprensibile e condivisibile e da me condivisa. Tuttavia non mi illudo per niente che un’evoluzione mentale sia sufficiente. La trovo una credenza bambinesca e ingenua. Un’illusione dovuta al fatto di non prendere realmente in considerazione il potere, il dominio e come si realizza. Insomma la trovo, banalmente, una condizine necessaria, una base necessaria, ma, purtroppo, non sufficiente. Quallsiasi evoluzione concreta che porta concretamente (altrimenti di che parliamo?) una diminuzione del potere, determina una reazione brutale da parte del potere. Coloro… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Primadellesabbie
2 Agosto 2012 8:15

Considero l’ultima parte del suo commento (da: Qualsiasi…) un tassello fondamentale per aggiornare questo intervento dell’ottimo Preve e molte altre disquisizioni di economia e di politica che trovo nella rete e fuori. Mi riporta ad un dibattito degli anni ’70 tra alcuni amici sul tema “meglio una società comunque organizzata o una priva di organizzazione?” o, in altre parole, “meglio una gerarchia basata su qualsiasi pretesto o nessuna gerarchia?”. In fondo l’argomento é questo. Siamo alle prese con una gerarchia priva di titoli e, il va sans dire, di scrupoli, fondata da generazioni di falsificatori che hanno agito ed agiscono (nel mondo) con ogni mezzo e in molti campi disorientando chiunque si sia lasciato alfabetizzare e oramai la macchina…funziona da sola!

A-Zero
A-Zero
2 Agosto 2012 14:58

La gerarchia sociale. Questo è un punto, se non il punto. Io voglio la distruzione di qualsiasi gerarchia sociale. Capisco che è il mio punto di vista e capisco che ai più (la stragrande maggioranza) questo vuol dire sconforto e angoscia e capisco che si può dimostrare come fallace. Non mi importa. Non mi importa per la considerazione che ho io della natura umana. Una visione soggettiva la mia, lo so che non esiste una ggettiva natura umana. Tuttavia, per un reale cambiamento sociale (o rivoluzione sociale) ci si deve passare per forza per la distruzione della gerarchia sociale (o sbaglio?) e in tale frangente ci troveremmo per un pò tutti insieme, scoprendoci come mai avremmo potuto credere. Ma sarebbe utile per gli individui liberi (donne e uomini) capire quello che tu dici infine, una cosa importante: LA MACCHINA SOCIALE ORMAI FUNZIONA DA SOLA, forse al di là delle possibili intenzioni di chi ne ha le leve. In fondo la logica del potere, non solo si è concretizzata nei rapporti gerarchici della società da qualche millennio, ma, ahinoi (noi non gerarchici) si è incorporato, da un par di secoli (dalla sconfitta luddista), nelle tecnologie che esso stesso seleziona e sviluppa.… Leggi tutto »