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LA FUNZIONE DELLA SCUOLA

DI SOLANGE MANFREDI
paolofranceschetti.blogspot.com

Con l’inizio dell’anno scolastico l’istruzione in Italia è stata argomento di numerosi articoli.
Si è parlato del problema dei precari, della riforma, ma poco della reale funzione della scuola.

Iniziamo subito con il dire che si deve uscire dall’illusione che la scuola operi per il bene e la crescita della persona. Niente di più falso. L’istruzione ha sempre mirato a seguire gli interessi della classe dominante imponendo un sistema educativo che rendesse agevole mantenere l’ordine sociale. Che cosa significhi questo è sotto gli occhi di tutti. La scuola, come l’Università, svolge tre compiti fondamentali:

1. Insegna lo stretto necessario perché la popolazione possa essere produttiva nei termini e nei modi voluti dal potere;

2. Impone sistemi d’istruzione che sono volti a uniformare e conformare la popolazione evitando accuratamente di insegnare le materie che sviluppino la capacità di ragionamento (dialettica, retorica, logica, ecc..), ovvero quelle materie che sviluppano il pensiero critico, autonomo;

3. instilla nei giovani quei preconcetti, pregiudizi e stereotipi su cui poi conformeranno tutte le loro esperienze.

La funzione della scuola italiana è, dunque, quella di atrofizzare le menti, non certo quella di istruire e formare, e sono i dati a confermarlo. Il 25% degli italiani che finiscono la terza media non sa leggere e scrivere. Il 66% della popolazione italiana ha una formazione insufficiente per partecipare allo sviluppo della società, ovvero 36 milioni d’italiani che sono da considerarsi analfabeti totali, semi-analfabeti o analfabeti di ritorno.

Non diverso è il discorso per quanto concerne l’Università. Anche questa è costruita in modo tale da formare una classe dirigente assolutamente incapace di sviluppare un pensiero critico e mettere in discussione l’ordine sociopolitico.

Dopo che la scuola, per anni, ha operato come sopra descritto per la classe dominante è facile influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento della popolazione perché la nostra mente atrofizzata è attratta da tutto ciò che non richiede lo sforzo di pensare e il “non-pensiero” ci impone di aggrapparci a regole di condotta già prescritte.

Ecco quindi che, per proteggerci dalla realtà, dallo stimolo a pensare che proviene da ogni evento della nostra vita, quotidianamente ci vengono servite frasi generiche, semplici, banali, slogan che fanno presa su quei pregiudizi e stereotipi che ci hanno inculcato sin dall’infanzia. Codici standardizzati di espressione che ripetiamo meccanicamente i giorni seguenti nelle nostre conversazioni, frasi generiche che diventano verità assolute, che non hanno bisogno di alcuna argomentazione, di nessun approfondimento.

E così andiamo avanti, in questa totale assenza di pensiero, per schemi precostituiti che non siamo in grado di aggirare perché, su questi, abbiamo fondato il nostro mondo, la nostra persona, e su cui abbiamo bisogno di conformare tutte le nostre esperienze.

Questo crea in noi un meccanismo mentale perverso che ci impone di inserire immediatamente in quegli schemi qualsiasi cosa nuova (che sia un’informazione, uno scritto, una persona). E non ha alcuna importanza se dobbiamo modificare e stravolgere la realtà per inserire il “nuovo” in uno schema, l’importante è riuscire a inserirlo, perché questo ci permette di non fare lo sforzo di pensare, di non veder crollare il nostro mondo. Attuiamo questo meccanismo mentale quotidianamente, senza neanche accorgercene.

Facciamo un esempio. Sono fascista o comunista? Cattolica o atea? Nazionalista o europeista? Per alcuni lettori pare che la cosa più importante, per leggere e capire i miei articoli, sia riuscire a “inquadrarmi”. Qualche settimana fa ho ricevuto l’ennesima mail, dell’ennesimo anonimo che mi chiedeva per l’ennesima volta se, poiché i miei articoli erano comparsi su effedieffe, da lui definito, sito “cult” dell’ultradestra-cattolica-antagonistafilogovernativa EFFEDIEFFE”, vi fosse da parte mia una “cameratesca comunanza di “ideali” con i sopracitati”.

Normalmente non rispondo a tali mail, per il semplice motivo che, per esperienza, so che l’interlocutore (uno dei molti “eroi da tastiera” che anche in mail private preferiscono mantenere l’anonimato) non vuole veramente una risposta, ha già deciso. In questo caso, però, avendo già in animo di scrivere sull’argomento, ho risposto certa che “l’eroe da tastiera” avrebbe interpretato liberamente la mia risposta permettendomi di portarla ad esempio in quest’ articolo.

“Non sono di destra, né di sinistra, né tanto meno di centro. Il mio interesse per la politica, data la mia età, sarebbe potuto nascere nel periodo di tangentopoli, ma in quegli anni la politica non aveva più alcun ideale da trasmettere. Oggi siamo in presenza di una politica della paura, si vota per partiti che promettono sicurezza, non ideali”.

L’anonimo, ovviamente, non ha deluso le mie aspettative e la sua risposta è stata:

“Non ho idea della sua età, ma non aver ancora scoperto (o forse non voler ammettere)la propria appartenenza politica (che centrano i partiti ??) è molto singolare,
comunque per sciogliere i suoi enigmi esistenziali (e quelli dei lettori):
dimmi chi frequenti e…..
Grazie per aver dissipato totalmente i miei dubbi”

Dunque, per l’anonimo lettore, io sono sicuramente di estrema destra, se non addirittura fascista, ma non l’ho ancora scoperto! Ovviamente non argomenta in alcun modo la sua opinione e si affida a un proverbio.

Ecco il vero compito della scuola, quello di atrofizzare le menti, quello di creare una popolazione che procede per schemi basati su pregiudizi e stereotipi ancorati a frasi semplici e banali (dimmi chi frequenti…), una popolazione priva della capacità di pensare, ma convinta di aver capito tutto.

Solange Manfredi
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/09/la-funzione-della-scuola.html
22.09.2010

Pubblicato da Davide

  • Tao

    La scuola ha anche una altra funzione nascosta,crea cervelli che aiutano il sistema a vivere,non sono le loro discendenze che continuano il progetto ma coloro che nelle scuole eccellono.

    venezia63jr

  • mazingazeta

    Il grado di eccellenza o mediocrità delle istituzioni scolastiche, dalle prime scuole fino alle università, non dovrebbe essere imputato non soltanto agli scolari ma in special ragione agli insegnanti o istruttori ? se le direttive ministeriali sono di tale qualità, esse sono un limite a cui i professori, i più predisposti a questa passione-professione, si devono sentire spinti a incentivare gli studenti tutti a “superarle”.

  • Truman

    Chi ha studiato il materialismo dialettico sa che niente è mai del tutto vero o falso, bianco o nero, buono o cattivo. Ogni volta che si pensa di aver catalogato in modo definitivo un concetto, un nuovo ciclo di tesi – antitesi – sintesi porta a nuove conclusioni. E la contraddizione è sempre intrecciata con il potere, per cui sulle contraddizioni su può far leva per rivoltare il potere.

    Chi conosce le filosofie orientali è abituato a pensare in termini di Yin e Yang, due principi vitali che sempre si intersecano, due concetti primordiali che si toccano in continuazione, ma sono separati. Eppure all’interno dello Yin c’è sempre un po’ di Yang, così come all’interno dello Yang c’è un atomo di Yin.

    Ecco, ci sono persone che fanno discorsi sensati, ma non riescono a vedere Yin e Yang, per cui estremizzano la visione della scuola e vedono nemici negli insegnanti. Le cose sono quasi sempre sempre più complesse di come vorremmo. E’ possibile addirittura che la scuola, nata per scopi di controllo sociale, abbia oggi effetti opposti.
    Ma bisogna saper vedere i paradossi. Per esempio il fatto strano che quasi tutte le istituzioni umane con il tempo tendono a perdere gli obiettivi iniziali. Jacques Ellul spiegava bene il degrado delle istituzioni, ma Parkinson lo racconta in modo più divertente (Cyril Northcote Parkinson, La legge di Parkinson).

    Il mio punto di vista in breve: oggi i mass media sono molto più efficaci della scuola nel controllo sociale e per questo motivo il potere sottrae fondi alla scuola, mentre spinge il sistema mediatico commerciale. Non si può abolire la scuola senza spiegare che i suoi scopi fondativi sono diversi da quelli dichiarati, ma non si può nemmeno spiegare che oggi la scuola pubblica è in sostanza opposta al potere, non a favore.
    Il rischio di chi oggi attacca la scuola, in particolare quella pubblica, è di diventare un utile idiota al servizio del potere.

  • AlbertoConti

    Bene, partiamo dall’osservazione che tutte le istituzioni hanno stravolto, spesso ribaltato, il loro compito originario, e la scuola è una di queste, di primaria importanza nel “gioco di squadra” istituzionale. E allora che fare? Abolire le istituzioni, riformarle, cercare di cambiarle dal “basso” o dall'”alto”? Visto che i complotti esistono e sono cose d’elite, quasi sempre verticistiche in una struttura complessa ma quasi sempre piramidale, viene spontaneo rispondere almeno ad una delle precednti domande: molto meglio partire dal “basso”, dalla base della piramide. Ma non è che così facendo si affida il cambiamento al peggio degli istinti umani, esasperati proprio dalle carenze che si vorrebbero superare? OK, dal lato opposto è molto peggio, interessi e paranoie la fanno da padrone, ma è pur vero che così va il mondo, da millenni. E qualche “genio” ed “eroe” tra tanti delinquenti c’è pur stato. Quando? Quando la “base” ha saputo esprimerli e ha dato loro l’opportunità di esprimersi. Questo è un tipico anello, di sempre.

  • robertoz

    Ho la moglie insegnante elementere, e da quello che vedo e sento, direi che al giorno d’oggi i programmi d’insegnamento sono molto più complessi e articolati rispetto a 40 anni fa.
    Che li rende stupidi, i bambini, sono i genitori presuntuosi che pensano di sapere una pagina più del libro, abbinati alla tv, vera maestra unica dei ragazzi. Se delle donne anziane si prestano a partecipare al programma le velone, capite bene che siamo messi proprio male, ancor più se si pensa che c’è chi guarda queste pagliacciate.

  • Tetris1917

    Se vogliamo materialisticamente, la scuola (occidentale) e’ prettamente una sovrastruttura del sistema. E’ stata storicamente il primo e’ piu’ importante grado, di inculcamento dell’ideologia della classe dominante: basti vedere come tratta (ancora oggi) la storia o le materie economiche, e chi pone come modello. Ma anche dopo la rivoluzione russa, Lenin diede un’importanza fondamentale alla scuola, tanto e’ vero che impiego’ le migliori risorse per riprendere le popolazioni rurali dall’ignoranza, mandando professori bolscevichi (scuola rivoluzionaria). Ecco, anche nella rivoluzione, la scuola ricopre un’importanza fondamentale. Allora, cosa non va in questa scuola d’occidente. Io direi che il problema fondamentale e’ e rimane il suo obiettivo base: formare merce forza lavoro (un po’ istruita e in grado di realizzare le funzioni base) sempre piu’ a basso costo. E in questo sono complici i tanto bistrattati maestri-professori, quanto i genitori, oltre che i manovratori storici. Io faccio solo un esempio, per summa: il laureato in ingegneria elettronica. Egli studia, in Italia almeno, 5 di elementari + 3 di medie + 5 di superiori + 5/6….anni di universita’: in tutto circa 20 anni! Per fare cosa? Nella migliore delle ipotesi (attuali) prendere 1600/1800 euro al mese e forse pure precario, applicando il 3-4% di quello che ha incamerato studiando. E quanto piu’ passera’ il tempo, il restante 95% verra’ dimenticato e seppellito per sempre. Ecco, la scuola questa, non libera niente di nuovo, di originale, di innovativo. Ma solo pezzi umani incastrati nelle factory contemporanee.

  • lucamartinelli

    brava Solange. Ottimo articolo. Ho appena finito di apprezzare la sua videoconferenza sulle tecniche di propaganda: assolutamente da vedere e divulgare. Per chi fosse interessato, scorrere gli articoli su Stampa Libera fino a trovarlo. saluti

  • Altrove

    Prima si cambia, poi si guarda che succede. Ciò che fai notare è lampante per una mente proiettiva, sviluppata. E’ la natura della mente: negare, dubitare. Si critica un non pensiero con un eccesso di pensiero. E’ onesto porsi certe problematiche, ma capire che non si può prevedere il futuro andrebbe accettato profondamente. Si può creare delle teorie o delle simulazioni, ma esse non hanno niente a che fare con la realtà, specie per la reazione ad un’azione. Di questo abbiamo evidenze quotidianamente, eppure continiuamo a passare da un pregiudizio all’altro, chiamando questo processo “Apprendimento”. Per quanto riguarda i peggiori istinti umani, personalmente penso che ogni cosa che funziona annichilisce ciò che non funziona. Ma per questo è necessario passare attraverso l’esperienza, cosa che sempre più spesso evitiamo di fare. Sull’istruzione istituzionale penso meglio niente che questo. In una situazione ideale bisognerebbe creare individui capaci di sviluppare al meglio le proprie capacità e la propria felicità.
    Tutto il resto si può imparare dopo e con molta più facilità.

  • TitusI

    Ottimo commento, mi hai anche dato due spunti per un approfondimento (Ellul e Parkinson) ma la frase: “Eppure all’interno dello Yin c’è sempre un po’ di Yang, così come all’interno dello Yang c’è un atomo di Yin.” te la potevi risparmiare 😛

    saluti

  • martiusmarcus

    Il punto di vista di chi ha scritto il post rischia di essere unilaterale quanto la doxa celebrativa (della scuola, dell’istruzione, della scienza…) dentro la quale siamo perennemente immersi come in un tiepido brodo di coltura. Se lo prendiamo come una doccia ghiacciata per svegliarci, può andare, altrimenti… La società umana è essenzialmente una “potatura” di quel cespuglio anarchico che è l’animale “uomo” al suo nascere: la scuola è solo una delle tante cesoie che ci squadrano per farci un posticino in quell’enorme giardino all’italiana che è la struttura del nostro vivere con l’Altro. Rimane il fatto che il primo giorno di scuola è ancora vivido nella mia mente: VIOLENZA ALIENA allo stato puro! Da lì in poi l’ho sempre saputo per averlo appreso sulla mia carne.

  • Truman

  • RINOGAETANO

    ve lo dico da studenteche e’ tutto vero. La nostra societa’ dice di essere per il pluralismo, ma crea ragazzi tutti uguali. Che fatica parlare con i miei coetanei e fargli capire determinate cose… ormai le loro menti si sono stabilizzate, devono solo morire per essere d’aiuto. Non che voglia ucciderli ovvio, ma se morissero sarebbero della stessa utilita’ per il paese. La scuola e’ una fabbrica di stereotipi, basta leggere i libri di storia per capirlo. Bisogna essere al di sopra degli estremi e senza pregiudizi per capire che il mondo non e’ ne bianco e ne’ nero. Neanche solo grigio. Ma una convivenza di questi 3 in continua evoluzione di sfumature. Io ho 18 anni e sono allo scientifico, ultimo anno, E sentir le parole di neo cattolici, scopertisi fedeli dove essere guariti da malattie, non grazie a dio, ma grazie ai medici, ascoltare berlusconiani che hanno parenti e famiglie in galera e meretrici che credono in un ipotetico dio solo perche’ hanno un vuoto in mezzo alle gambe piu’ grande di quello del loro cuore, fa capire che e’ una questone di saper ragionare con la propia testa e non tramite lobotomizzazione

  • RINOGAETANO

    Anche io amo il TAO, ma e’ la scuola la “maestra” di “vita”
    ovvero “meretrice” di “sopravvienza”

  • alinaf

    Oh, un giovane !!!!!!!!!
    Dì quc di più , prova a immaginarti come dovrebbe essere il futuro dell’apprendimento, dovete farvi avanti assolutamente, quelli come me sono troppo stanchi……… Buona fortuna!

  • Simulacres

    Ragionamento ineccepibile, ma il problema dell’utile idiota è rimane un problema atavico che con lo scorrere del tempo il potere va via via perfezionandosi alle sue “previdenze” sino alla moderna consacrazione della deus ex machina massmediatica di oggi, che di questi utili idioti ne produce quotidianamente in quantità industriale già bell’è indottrinati a dimostrare e mettere in pratica quella che io solito chiamare “l’arte di negare ciò che è e di spiegare ciò che non è”. insomma una sorta di accademici di Yin e Yang alla rovescia

  • VeniWeedyVici

    Il compito della scuola e’ fare tacciare tutti i perdenti come fascisti o comunisti, a seconda delle evenienze, per votare Di Pietro e il PD, e instaurare il vero fascismo globale. Detto questo, sono berlusconiano? Sono contro la mafia, quindi non posso essere berslusconiano.

  • vic

    L’atrofizzazione mentale esiste anche quando non si sa osservare il vicino di casa che magari ci supera in parecchie cose, ad esempio in spirito democratico o in istituzioni scolastiche.
    Ieri ha avuto luogo l”elezione di due consiglieri federali a Berna. Ricordo che l’esecutivo svizzero e’ un esecutivo collegiale di sette membri.
    Perche’ porto un esempio cosi’ vicino e contemporaneamente cosi’ lontano? Per evidenziare le lacune della mentalita’ italiana, soprattutto dei media italiani. Incapaci di osservare attentamente e quindi di capire il sistema piu’ democratico del mondo che hanno sull’uscio di casa. Se ne parlano, sbagliano pacchianamente i termini, chiamano cancelliere un consigliere federale, quando il cancelliere (oggi la cancelliera Casanova) fa le veci di scriba governativo. Quanti italiani hanno seguito alla TV le elezioni svizzere? Potrebbero essere una lezione di civica, oltre che di conoscenza del vicino, superando i luoghi comuni che ormai fanno piangere perfino i piu’ fessi. Anche la TV, volendo, puo’ far scuola. Volendo, e scegliendo. E’ mentalita’, cara Manfredi, piu’ che complotto! Cosa pensi che tenga ben stretti a Berna i Ticinesi ed i Grigionesi italiani se non la mentalita’ del buon governo? Detto questo, i club e le P2, P3 ecc. esistono ovunque. L’importante e’ non esserne sopraffatti, ma essere in grado di dire la propria. Cio’ che il popolo svizzero fa con indefessa ostinazione quando si tratta di manifestare un’opinione sull’UE e compagnia bella. Sapendo di essere per l’UE una scuola e non viceversa.

    Concludo con una lezioncina storica, visto che il tema e’ la scuola. Chi conosce Stefano Franscini? Su forza, alzi la mano. Nessuno! Ohibo’, che ignoranza!

    Stefano Franscini e’ stato un consigliere federale di cultura italiana, apprezzatissimo, finito a Berna per vie traverse. E’ l’eroe della Svizzera Italiana. Doppio ohibo’, che lago ha conquistato? Tranquilli, ha conquistato il lago della scuola. Ecco perche’ viene considerato il padre del Cantone Ticino: perche’ alla neonata piccola repubblica confederale fece il dono dell’istituzione scolastica. Andava costruito tutto, l’amministrazione, le infrastrutture e per l’appunto una scuola pubblica di lingua italiana. La qual scuola funziono’ molto bene, pure in tempi grami che costringevano molti ad emigrare per fame qua e la’ nel mondo.
    Il termine di paragone ce l’hanno gli studiosi dell’emigrazione. Quei poveri emigranti alla ricerca di fortuna scrivevano ai parenti, rimasti in patria, poveri pure loro, lettere piuttosto ben strutturate. Al contrario degli emigranti dalla penisola che, ahime’, erano per lo piu’ analfabeti, perche’ l’istituzione scolastica non era arrivata fino a casa loro.

    Dunque uno Stefano Franscini, eroe non dei due mondi ma delle due scuole: la scuola pubblica ticinese ed il Politecnico Federale di Zurigo, conosciuto con l’acronimo dal tedesco ETH, che il Franscini contribui’ tenacemente a fondare, sulla spinta dei tempi, delle grandi écoles polytechniques francesi.
    All’ETH hanno insgnato veri luminari: Minkowsky, Schroedinger, Dedekind e infiniti altri. Non da ultimo diversi premi Nobel ancora viventi. Che pero’ in Svizzera non vengono mummificati come in Italia, ma navigano l’acqua bassa, diciamo cosi’. Vorra’ ben dire qualcosa sulla qualita’ scolastica se un paese ha il piu’ alto numero di Nobel pro capite. O se quasi tutti i cittadini sono perlomeno bilingui, quelli di livello universitario addirittura quinquilingui.

    E’ una lezioncina di modesta abilita’ politica, quella del Franscini, senza aver bisogno di roboanti imprese garibaldine. Sarei curioso di sapere in quale biblioteca pubblica italiana ci sono gli scritti del Franscini. Beh, anche questo e un indizio di cultura, o mancanza di cultura, vedete poi voi. Quanti leghisti lo conoscono il Franscini eh? E quanti se lo sono studiato? Fu un grande statista di cultura italiana ma di spirito federalista, in un paese che dimostra tuttora al continente quale sarebbe la strada da intraprendere. Se si vuol essere ciechi non guardando, si faccia pure. Ma smettiamola di parlare di complotti quando in realta’ si tratta di mentalita’.

    Fra la mentalita’ Svizzera e quella Italiana ormai c’e la fossa delle Marianne. Malgrado una vicinanza, per non dire compenetrazione, geografica.

  • TitusI

    😉 beh, hai ragione 🙂

  • Simulacres

    Come ho già avuto modo di esprimere qualche anno fa: oggi, come mai così in-tangibile nella storia, viviamo in una realtà ben sofisticata, imbellettata e sublimata ad arte affinché sia impossibile distinguere l’inverosimile dal verosimile cosicché gli sciocchi (morti viventi) non vedono, non sentono e non credono altro se non a ciò che gli fanno vedere, gli fanno sentire e gli fanno credere. Ciò nonostante fortunatamente vi sono ancora persone di spirito che nel cercare di studiare un’agonia s’almanaccano come pazzi nel tentare di sfuggire a quest’influsso avverso. Ecco cosa fa pusillanime l’uno e temerario l’altro. E questo articolo di S. Manfredi è un bell’esempio di temerarietà.

    A mio modesto modo di vedere, oggi la gente (massa) partecipa succube agli eventi esclusivamente sulla base degli effetti retorici, della considerazione degli affetti, dell’ammirazione di un politico piuttosto che un altro ecc. ecc.. Una dimensione irrazionale per cui sceglie sulla base della sollecitazione delle emozioni e non sulla base della consapevolezza e della logica, producendo così un senso di smarrimento diffuso che spiana la strada a un potere tanto travolgente quanto responsabile!

    Un potere politico e massmediatico il cui sogno diabolico è quello di creare un “sonnambulismo di massa” sempre più vasto affinché non vi siano più persone capaci di usare il proprio cervello, le proprie facoltà. Insomma, sognano di “formare” una nazione sempre più popolata da alienati, lobotomizzati e animali da cortile affinchè la sonnolenza collettiva (priva di quello spirito critico che questa grossa operazione di manipolazione psicologica di massa gli sta inesorabilmente inebetendo) la rassegnazione, l’acquiescenza, ovvero la sudditanza fortifichi sempre più le parti politiche sì da indurre il suo popolo a una sorta di rassegnazione ineluttabile, la più inalienabile: la Schiavitù!

  • VeniWeedyVici

    Era incompleto, oggi potrebbero chiedermi se io, opponendomi a Berlusconi, sia “finiano”… beh penso che il nick parli da solo. A quello gli farei fare un’ altra vacanza in Jamaica per farlo massacrare di botte da un esercito di autoctoni.

  • Ricky

    Eccone un’altra che come la Hickox qualche giorno fa se ne esce con argomenti ultra qualunquistici sul tema scuola. E si vanta pure del suo qualunquismo da 4 soldi, sbandierando il suo non essere né di destra, di centro o di sinistra (ci credo che il suo interlocutore é rimasto sorpreso).
    Non é questione di ‘inquadrarla’ in qualche categoria, cara signora, la questione é non buttare al vento Piaget, Montessori, Gramsci, Milani, Dolci, Freire come mi sembra che lei faccia.
    Nessuno nega che la scuola come istituzione abbia tutti i problemi che anche lei, come mille altri, elenca nel suo articolo, la questione é se affrontarli e risolverli come societá o rinchiudersi in soluzioni come l’home schooling.
    Da umile commentatore non posso che ribadire il mio commento di qualche giorno fa: la cittadinanza e la societá dovrebbero riappropriarsi dell’educazione, toglierla dalle mani del pensiero dominante e restituire alla scuola il compito x il quale é stata pensata (‘forgiare’ un essere umano, farne un essere sociale, ecc.. tutte cose di cui si parla in questo articolo e nei commenti). Se questo compito educativo si é perso (per qualcuno non é mai esistito) la soluzione non é quella di abolire la scuola, ma di ricrearlo.
    E non lo dico certo io ma molti grandi pensatori ed educatori del passato e del presente, tra cui i nomi citati sopra.

  • wld

    Certamente vic, quello che hai scritto non fa una piega, c’è un però, però, Lo Stefano Franscini, ha studiato in Italia e guarda un po’ proprio a Milano, in un seminario, non solo ha anche insegnato in una Scuola Milanese (io sono di Milano e qualcosina ho studiato di questo Maestro) so che ha fondato il Politecnico (ETHZ). Certamente è stato un esempio di iniziativa e dedizione alla cultura del suo Cantone e per tutta la Svizzera stessa, ma rapportato in una dimensione piccola di popolazione, cosa che in Italia, con la geografia lunga 1500km, è ben difficile attuare, la cultura su per la penisola è variegata, e la preparazione dei maestri a tutti i livelli si differenzia da regione a regione, se poi ci mettiamo l’appiattimento del 1968 (il 36 politico), abbiamo un quadro devastante sull’insegnamento a tutti i livelli, dalla scuola materna all’università. Comunque … complimenti per i tuoi interventi sempre intrisi di sapere e mirati saccentemente. Con stima, wlady.

  • Morire

    Tutto perfetto, anzi!, poi per me, la quasi totalità di ciò che sostiene Solange è più che oro. Mi sento motivato però a fare una riflessione. Dipingendo la scuola in tale maniera, cinica e perversa, decisamente cattiva, mi chiedo: come è stato possibile che non sia riuscita a plasmarmi in questo senso? Perchè con me ha fallito? Me, come così è stato anche per la stragrande maggioranza (visto che il contesto attuale è questo sito) degli utenti di CDC. E’ dovuto al fatto che non è perfettamente impostata sul negativo, lasciandosi dietro delle scorie – noi – ? Oppure ci sono alcuni cervelli su questa terra che, in quanto tali, sono per loro natura refrattari ai suoi metodi? Per quanto mi riguarda poi, ho anche motivo di ritenere, in base alle mie esperienze personali, che gli attacchi nei confronti di tale istituzione, siano spesso improduttivi e ingiustificati, inutili e dannosi. Mi sembrano quasi più strumentalizzati loro, di quanto la scuola di regime voglia effettivamente strumentalizzare la società.
    P.S. Ci tengo giusto a precisare che, come S., neanche io ho bandiere politiche a cui fare il tifo ed ho una mente quasi totalmente disintossicata dai pregiudizi mass-mediatici che vanno di moda al giorno d’oggi.

  • ottavino

    Mah, non sono sicuro della affermazioni della Manfredi. Se da un lato è vero quello che lei dice della scuola, bisogna dire che questa tendenza a categorizzare, a inquadrare, a catalogare è una componente della mente, quindi non so quanto ci possa entrare la scuola. Una certa tendenza a catalogare, a giudicare ce l’hai comunque…..il vero problema della scuola è che non serve….è realmente nient’altro che un parcheggio…..un qualsiasi capitalista che facesse una analisi economica di costi-contro-benefici la chiuderebbe domattina…

  • ottavino

    In ogni caso nessuno ti può insegnare niente, nè la scuola, ne Comedonchisciotte, nè i libri, nessuno…..tutto è una conquista, tutto te lo devi prendere, nessuno ti può dare nulla…..la libertà, la salute, la gioia….devi andare e prendertele….se ne sei capace!!!

  • vic

    Quando non si perde l’orientamento, meglio dare un’occhiatina alla storia. Le istituzioni non sempre nascono perche c’e’ un gruppo segreto nascosto che sta pianificando chissa’ che. Nascono semplicemene perche’ ce n’e’ il bisogno.

    Sulla lunghezza della penisola, e anche della sua storia, ne sono coscienti tutti. Rimango sorpreso pero’ da come si cerchi di agglomerare sempre piu’. Lo stato nazione non va piu’ bene, ci vuole uno stato continente, che pero’ in vari tipi di politica si muove in modo strano, per non dire incomprensibile. Dopo lo stato continente arrivera’ lo stato planetario. Tutti li’ a farci imbeccare su cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo muoverci, cosa facciamo, dove e quando. L’assurdita’ totale, che avrebbe fatto girare nella tomba non solo i miei nonni ma anche i bisnonni e trisnonni.

    Per chi e’ di cultura italiana e’ difficile capire che puo’ esserci una cultura linguistica ma in stati diversi. Essi’ che ci sono le tradizioni delle citta’ stato, delle repubbliche marinare. L’unita’ d’Italia non serve a nulla se porta all’impoverimento di quasi tutti.

    Gli stati meglio governati del mondo tendono ad essere piccoli, non grandi. Se poi sono grandissimi, combinano solo disastri. Proprio non la capisco questa voglia di accodarsi ai presunti giganti (dai piedi d’argilla), prostrati.

    In passato erano la norma le relazioni culturali fra Ticino e Italia, fra Grigioni e Valtellina. La prima scuola per sordomuti di Milano venne fondata da un abate ticinese. La scuola dei maestri comacini comprendeva architetti e artigiani delle varie sponde dei laghi lombardi. Le cui opere sono ancora li’ da ammirare un po’ in tutto il continente, dalla Spagna fino a S. Pietroburgo e perfino in Sudamerica. L’humus culturale era lo stesso per tutti. La scuola era quello del maestro costruttore o maestro pittore-stuccatore. Insomma la vecchia scuola del sapere e saper fare, che oggi stiamo mandando a quel paese, in nome di una competizione industriale solo di facciata. La vera competizione e’ sul sapere e sul saper fare, anche in politica. E soprattutto in piccolo, senza contare troppo sui grandi, e neanche sui grandi salvatori.

  • Kevin

    “Non é questione di ‘inquadrarla’ in qualche categoria, cara signora, la questione é non buttare al vento Piaget, Montessori, Gramsci, Milani, Dolci, Freire come mi sembra che lei faccia.”. Leggi le “Lettere Luterane” di Pasolini.

  • bloodrain

    lei non ha preferenze politiche? quindi nn ha idee?non si schiera mai,non ha pensieri suoi cioè insomma è il risultato perfetto della scuola che lei contesta…..

    mi fa ridere chi dice di nn essere schierata nel momento in cui l’afferma si è già schierata in qualche maniera.
    Credo di avere all’incirca la sua stessa età e dire che all’epoca non c’era più un’ideologia sia una grossa panzana.
    in definitiva penso che lei sia molto confusa signora mia

  • tres

    di confuso vedo solo il tuo commento !

  • ottavino

    Ma non è lì il punto, Truman….se lo scopo della scuola deve essere imparare a leggere, scrivere e far di conto, va bene, mandiamoli a scuola, purtroppo però leggere, scrivere e far di conto non basta…uno ce lo deve avere chiaro che è poca cosa…..di cosa hai paura, Truman? Che arrivi il caos sociale? Magari…..