LA FORZA DI RENZI

LA FORZA DI RENZI

DI MARINO BADIALE

badiale-tringali.it

Dopo Italicum e Jobs act, Renzi ha ottenuto anche la cosiddetta riforma del Senato. Senza grosse difficoltà, in questo caso come nei precedenti. A Renzi sta riuscendo, con una certa facilità, ciò che Berlusconi ha tentato inutilmente (o quasi) di fare per vent'anni. Penso sia il caso si chiedersi le ragioni di questa forza. Per rispondere, bisognerebbe prima chiedersi le ragioni della “debolezza” di Berlusconi. Mettiamo “debolezza” tra virgolette, perché ovviamente la parola è da prendere cum grano salis. Berlusconi ha sempre avuto, ed ha tuttora, un grande potere, i cui vari aspetti diamo qui per noti.

Osserviamo solo che la sua vita politica copre gli ultimi vent'anni: in questi vent'anni egli è stato al potere per circa dieci, ed è stato comunque influente anche negli altri dieci. Ma sono proprio i dati oggettivi che mostrano la reale forza di Berlusconi a porre con evidenza il problema.

Come mai in vent'anni di attività politica ai massimi livelli egli non è riuscito a devastare la Costituzione, conculcare la democrazia e abbattere i diritti dei lavoratori in maniera così completa come è riuscito in pochissimo tempo a Renzi? La prima risposta che viene in mente è che Berlusconi era sì forte, ma ha anche suscitato contro di sé forti opposizioni. Il ceto politico si è sempre profondamente diviso, di fronte ai suoi tentativi di cambiamenti regressivi delle istituzioni.

Ma perché? Non certo per motivi morali o ideali. L'attuale ceto politico non conosce né etica né idee. Poiché l'unica cosa che esiste, per l'attuale ceto politico, sono gretti interessi materiali, è evidente che il problema di Berlusconi stava nel fatto che egli non era in grado di soddisfare tutti questi interessi, o almeno una loro parte tanto consistente da dargli maggioranze capaci di fare ciò che ha fatto Renzi. In sintesi, non c'era trippa a sufficienza per tutti i gatti, o almeno per una loro parte consistente. E la lotta spietata per accaparrarsi le risorse dell'apparato statale rendeva impossibili accordi sufficientemente saldi da far passare grandi cambiamenti istituzionali. Ma cos'è cambiato con Renzi? È evidente che le risorse statali non sono aumentate. Perché adesso si riesce a coagulare un consenso del ceto politico?

Credo che una risposta possibile, o almeno una parte della risposta, sia che la lotta spietata fra i vari gruppi affaristico-criminal-feudali che formano l'attuale ceto politico è stata almeno in parte risolta. Ci sono vincitori e vinti, e i vincitori possono accordarsi grazie al fatto di aver fatto fuori i vinti. Ma chi sono i vincitori e i vinti? I vinti sono quella parte del ceto politico che è indicata come “sinistra”, e i sindacati. I vincitori (o almeno, non perdenti) sono tutti gli altri. Renzi ha umiliato la sinistra PD, mostrando che il suo potere di contrattazione è zero, e si appresta a eliminarla definitivamente dal Parlamento con le prossime elezioni. Ai sindacati viene tolta ogni capacità di trattativa, ogni peso e rilevanza. Il fatto che due parti, piccole ma non piccolissime, dell'attuale ceto politico-affaristico siano così tolte di mezzo (almeno in prospettiva), libera ovviamente risorse per tutti gli altri.

Partendo da questa ipotesi interpretativa, si è inevitabilmente portati ad una ulteriore domanda. Infatti è ovvio che anche Berlusconi, nei suoi momenti di potere, sarebbe stato ben felice di far fuori il ceto politico “sinistro-sindacale”. Come mai lui non c'è riuscito, mentre invece Renzi sì? Propongo la seguente risposta: gli sviluppi della crisi economica che si trascina da 7-8 anni stanno togliendo ogni forza e ogni peso alla sinistra. La sinistra sta diventando sempre più inutile. Per capire cosa intendo, dobbiamo prima capire qual era il ruolo sistemico del ceto politico “sinistro-sindacale” nella conformazione neoliberista che le nostre società hanno assunto negli ultimi decenni. Tale ceto politico aveva un ruolo fondamentale, che era quello di far accettare alle masse popolari politiche antipopolari. Da decenni è chiaro, a chiunque abbia occhi per vedere, che la scelta strategica di fondo dei ceti dirigenti dell'Occidente capitalistico è la distruzione di tutti i diritti conquistati dalle masse popolari nel secondo dopoguerra. Questo attacco poteva però presentare dei pericoli, perché le masse popolari sembrano molto legate almeno ad alcuni di tali diritti, quelli davvero fondamentali (l'assistenza sanitaria, per esempio). Il ruolo del ceto politico “sinistro-sindacale” era allora un ruolo di mediazione: si trattava di far accettare alle masse popolari la loro spoliazione, nascondendola dietro le parole della tradizione della sinistra (riforme, progresso, innovazione) e magari conducendola in maniera un po' graduale.

La crisi in cui siamo immersi da sette anni ha cambiato il quadro della situazione. Essa ha sottoposto le masse popolari dei paesi occidentali (in particolare nel Sud Europa) ad una autentica “terapia shock” analoga a quelle descritte da Naomi Klein nel suo “Shock Economy”. È allora apparso evidente che le masse popolari sono incapaci di difendersi anche dalle aggressioni più odiose e micidiali, sono incapaci di ribellione anche quando vengono brutalmente impoverite. Nei paesi dell'Europa del Sud, in tutto questo gioca ovviamente un ruolo fondamentale l'euro, un autentico sistema di governo che favorisce e protegge (dietro la minaccia “altrimenti bisogna uscire dall'euro”) gli attacchi brutali alle masse popolari ai quali abbiamo assistito in questi anni. Ma se questa è la situazione nuova determinata dalla crisi economica, e dai vincoli dell'euro, si può ragionevolmente ipotizzare che il ceto politico sinistro-sindacale stia perdendo il suo ruolo sistemico. Di esso non c'è più bisogno. Non servono mediatori. Non c'è bisogno di “far accettare” alle masse i brutali sacrifici che vengono loro richiesti. Le masse, a quanto pare, li accettano in ogni caso, senza ribellarsi.

La tendenziale cancellazione di quel ceto politico da parte di Renzi, in definitiva, potrebbe rappresentare la presa d'atto di questa inutilità sistemica. Questi sviluppi rappresentano, per il momento, una dinamica solo italiana. L'evoluzione di Syriza sembra infatti indicare che altrove la sinistra sia ancora utile per far accettare alle masse la propria spoliazione. Per questo, sarà interessante vedere come si evolverà la situazione greca.

Chiudo con due considerazioni. In primo luogo, la forza attuale di Renzi potrebbe essere di breve durata. L'attuale consenso di cui egli gode appare fragile. Le risorse liberate dall'eliminazione di una parte del ceto politico non sono così grandi, e tutti i problemi della crisi economica restano sul tappeto, irrisolti. Si può quindi pensare che gli attuali equilibri possano saltare, e Renzi con loro. Questo purtroppo non ci è di conforto. Il fatto che i singoli governi vengano sostituiti non impedisce che le loro azioni restino. Il governo Monti è caduto ma la rapina delle pensioni operata dal suo governo è rimasta. Così, forse il governo Renzi cadrà ma nessuno ci ridarà l'art.18 e la Costituzione del '48.

In secondo luogo, se quanto sopra detto ha senso, è chiaro che chi voglia opporsi alla brutale regressione sociale e civile verso la quale ci stanno portando gli attuali ceti dirigenti, non può fare affidamento su improbabili sollevazioni popolari. Purtroppo molti attivisti antisistemici sembrano condividere la rozza idea che il peggioramento delle condizioni materiali della masse faciliti l'opera dei rivoluzionari. I fatti dimostrano che non è così. La crisi, l'attacco a redditi e diritti, invece di suscitare sollevazioni, è lo strumento fondamentale per ridisegnare Stato e società in funzione antipopolare, regressiva, barbarica. Il peggioramento delle condizioni di vita sta portando all'accettazione passiva di una realtà di impoverimento e regressione. La rabbia che tutto questo genera non si traduce in politica ma in imbarbarimento della vita quotidiana. Chi sta sotto non si ribella contro chi sta sopra ma se la prende con il proprio vicino, o con chi sta ancora più sotto. Tutto questo si radica, io credo, in aspetti profondi della configurazione che la psiche umana ha assunto all'interno della società attuale, aspetti che purtroppo gli attivisti antisistemici non tengono in considerazione. Mi sembra che l'analisi su questi temi sia ancora all'inizio. Cercheremo in futuro di dare il nostro contributo.

Marino Badiale
Fonte: www.badiale-tringali.it
Link: http://www.badiale-tringali.it/2015/11/la-forza-di-renzi.html
3.11.2015

Commenti (29)

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    1. SilvioAtir 6 novembre 2015

      Quanto invece alla venatura di fondo (= “Inutile ribellarsi, meglio rassegnarsi all’ineluttabile poiché la sollevazione popolare è pura utopia”), trattasi di un trito giochino – molto praticato negli ultimi tempi – che è del tutto privo di fondamento storico-scientifico.

      Al riguardo, preferisco credere quanto insegna “Political Ponerology: A Science on the Nature of Evil “ (“Ponerologia Politica: La Scienza sulla Natura del Male”).

      Essa rappresenta l'opera fondamentale che rivoluzionò la “Psicologi a Sociale” introducendovi una nuova branca: la “Ponerologia” (sostantivo derivante dall'unione delle parole greche “πονηρός”= male + “λογία” = studio).

      L’autore? Lo psichiatra polacco Andrzej Łobaczewski.

      La Ponerologia è , per definizione e missione, quella disciplina scientifica che analizza la dinamica delle strutture del Potere esistite ed esistenti, avvalendosi degli strumenti d'analisi posti a disposizione da altre discipline quali la storiografia, la filosofia, la sociologia, la psicologia e la psicopatologia.

      Secondo Łobaczewski, la storia di ogni comunità umana è contrassegnata dall'alternarsi di due 2 fasi di un ciclo che si ripete inesorabile in modo simile ma non uguale.

      La prima fase è detta fase dei ”tempi felici” ovvero i “tempi della prosperità”, mentre la seconda fase è relativa a quella dei ”tempi infelici”.

      Łobaczewski stimò che il ciclo si ripeteva ogni 70 anni (circa). Ma quelle misurazioni risalgono a prima dell'avvento della globalizzazione per cui oggi esse potrebbero essere non più attendibili.

      Passo ad illustrare brevemente ogni singola fase.

    1. SilvioAtir 6 novembre 2015

      Piacevole da leggere il post di Marino Badiale, con sprazzi di riflessione condivisibili ma con eziologia storica “casereccia” e venatura di fondo irricevibili.

      Circa l’eziologia storica, lo sanno anche i muri di Firenze che Matteo Renzi - ribattezzato dagli arguti anglosassoni “ A Blair-Brown-Clinton-like figure”- ricevette l’oligarchico riconoscimento finale nell'aprile 2012 allorché George Soros accettò di recarsi a “Firenze-Eventi” (organizzato da Renzi) per presentare i due libri di suo padre (= Tivadar Soros) tradotti dall'esperanto in italiano.

      Quell'evento modano – denominato "Di padre in figlio" - si tenne nel “Salone dei Duecento” di Palazzo Vecchio alla presenza dell'adorante Matteo Renzi e di una piccola corte di suoi giullari:

      http://www.comune.fi.it/export/sites/retecivica/comune_firenze/ultime_notizie/e0034.html [www.comune.fi.it]

    1. Hamelin 6 novembre 2015

      Volevo aggiungere la maggiore Forza di Renzi è l'Ignoranza Altrui .


    1. Hamelin 6 novembre 2015

      Come detto anche in altri commenti all' autore sfugge il filo conduttore dell'intera vicenda .

      Per trovare la Chiave non bisogna guardare singolarmente all'Italia ma alla situazione Globale e Finanziaria Mondiale e alle lotte di potere a livello mondiale .

      Dovrebbe essere palese ormai a tutti che la Democrazia non esiste ma è solo un meccanismo di controllo sistemico sulle masse .

      Prendendo atto di cio' si puo' facilmente capire il perchè sia stato fatto fuori Berlusconi e perchè Renzi abbia una vita facile e la strada spianata per abbattere i rimasugli della Costituzione .

      Quel criminale di Berlusconi seppur nelle sue nefandezze era riuscito a stipulare patti vantaggiosi a livello internazionale a favore dell'Italia con Putin e Gheddafi che avrebbero assicurato all'Italia una certa indipendenza sulla tematica energetica .
      La politica di Berlusconi era Nazionalista cosa che è un peccato mondiale agli occhi della Finanza Transnazionale .

      Per questo è stato punito .
      La Finanza Mondiale e le sue eminenze grigie stanno lavorando per la creazione di un Unico Ordine Mondiale e cercano di distruggere in tutti i modi gli Stati Nazionali , i poteri locali non asserviti e chiunque si opponga loro.

      Renzi è il personaggio perfetto per portare avanti questo progetto per l'Italia( dopo Napolitano e Monti ) .
      Uno yes man , talmente qualunquista ed affarista che va bene a tutti gli schieramenti politici e caste italiane .

      E' necessario comprendere il ruolo chiave della politica all'interno del paese .
      Ormai la politica serve solo a tenere buone le persone mentre le caste e la finanza internazionale saccheggiano il paese fino alla sua dissoluzione .

      Il peggio di tutto cio' è la mancata presa di coscienza della persone .
      I poteri transnazionali hanno vinto semplicemente perchè la maggior parte della gente non ha preso coscienza del processo in atto e crede ancora alle vecchie e " sicure " soluzioni che il sistema proprone loro .

      Non aver compreso il cambio di paradigma sarà per loro mortale .

    1. whugo 6 novembre 2015

      Io credo invece che Berlusconi fosse assolutamente imprevedibile, anche e soprattutto per quelle forze finanziarie che hanno trovato in Renzi un perfetto esecutore, la differenza sta li a mio avviso.

      Berlusconi piccolino ma con un ego gigantesco non riusciva a seguire completamente quella idea di impoverimento generale della popolazione italiane e di deindustrializzazione che le elite sovranazionali perseguono con ingordigia dai primi anni ottanta con un accelerazione evidente da mani pulite in poi.
      Silvio era un po' cerchiobottista, articolo 18 ma amicizia con Putin, missioni all estero al seguito degli Yankees ma accordi co Gheddafi, potere agli industriali e favori al grande capitale ma anche un minimo di welfare state che tutto sommato siamo tutti consumatori e a lui la pubblicità porta guadagni enormi, interessi personali certo ma se il ceto medio non spende lui perde una fetta di guadagno.

      Son d accordo con l articolista che il peggioramento delle condizioni generali non porterà a nessuna sommossa popolare, in primo luogo perché la percezione di disagio viene edulcorata quotidianamente dai media( si sta peggio ma c è ripresa, siamo più poveri ma si vede la fine della crisi ecc), in secondo luogo perché le stesse rivoluzioni pur partendo da nobili presupposti e da veri movimenti di popoli sono sempre stati indirizzati e infiltrati da quegli stessi agenti del grande capitale finanziario che portavano le masse esattamente dove volevano, oggi questo non è più necessario sia per l intorpidimento indotto nelle stesse dai grandi mezzi di informazione sia perché è più problematico e finanziariamente sconveniente agire, se non strettamente necessario, fisicamente sul territorio rispetto ad influenzare le menti con messaggi costruiti ad arte, ed in questo il guscio vuoto che è la democrazia occidentale diventa fondamentale ed allo stesso tempo esiziale per i cittadini anche se sempre meno convinti dell utilità dell esercizio del voto.

      La finanza domina incontrastata, ci si potrebbe chiedere ma perché Berlusconi non bombarda gli avversari con le sue televisioni?
      Beh poi si scopre che BlackRock per esempio detiene quasi il 6% di azioni mediaset, ma partecipa pure al capitale di Eni, Unicredit, Intesa, Generali, Enel, Terna, Finmeccanica Mediobanca, lo stesso fondo detiene buona parte del controllo di Moody s e Standard& poor s, il manager di BR fu ricevuto in pompa magna da Renzi poco dopo il suo insediamento e cosi si intuisce il livello dello scontro fra il popolo bue e il famigerato1% che vuol depredere quel che resta delle risorse e della ricchezza italiane.

      Renzi è un esecutore perfetto, al momento, e rimarrà al suo posto finché gli verrà consentito, poi anche per lui inizieranno i piccoli incidenti con quella parte della magistratura italiana più sensibile a certi diktat internazionali.
    1. IVANOE 6 novembre 2015

      scusate... ma non c'era il grande M5S che doveva aprire il parlamento come una scatola di sardine ?
      la reatà è che siamo destinati alla messicanizzazione completa dell'italia che è ormai in stato avanzatissimo..
      Poi la storia del vicino che se la prende con l'altro vicino..mi sembra la scoperta dell'acqua calda, l'italiano da sempre è così, basta ricordare l'avvento del fascismo nel 1919 con folle oceaniche a rappresentarlo nelle piazze con bologna capitale del fascismo italiano, poi quando il fascismo a perso tutti a diventar comunisti e bologna è diventata improvvisamente rossa !!
      No l'italiano basta guardarlo in geografia :circa 6000 comuni in italia e ogni comune è diviso da tradizioni, dialetto, campanilismi e menate varie ceh mettono l'uno contro l'altro...
      la soluzione doveva essere ma ormai non più applicabile accorpare i comuni per ridurli di un terzo.

    1. PietroGE 6 novembre 2015

      La sinistra si è suicidata quando ha accettato la globalizzazione e l'apertura dei mercati, e delle frontiere. Renzi ha tratto profitto da questo suicidio, cosa che non era riuscita a B. perché contro di lui so sono coalizzate forze che avevano appoggi internazionali rilevanti. Tanto rilevanti da farlo fuori con un vero e proprio golpe.

      Le masse accettano sacrifici fino ad un certo punto. L'assenteismo e il voto per i 5S e Salvini evidenziano che il supporto della masse a questa politica ha un limite ben preciso.

    1. Stodler 6 novembre 2015

      Ritengo che l'ultimo capoverso rappresenti il vero nodo gordiano del problema.


      La grande finanza internazionale si avvale di specialisti oltre che della enorme influenza dei media.

      Bisogna seguire ed imparare possibilmente meglio degli avversari su come sfruttare il sistema a proprio vantaggio.

      Sollevazioni, rivolte e rivoluzioni meglio lasciarle nello sgabuzzino.
    1. Holodoc 6 novembre 2015

      Mi pare una analisi molto interessante, ma secondo me non esaustiva.

      Quando Renzi è andato al potere, al contrario di Berlusconi, era appoggiato dalla sinistra e dai sindacati che vedevano in lui una strada per rilanciarsi.
      Ed è per questo che una volta arrivato al governo ha potuto fare quello che Berlusconi non è mai riuscito a fare, perché chi si era opposto fino ad allora al liberismo ha semplicemente smesso di opporsi in quanto colluso con chi governa.
      Quando la sinistra PD e i sindacati si sono resi conto del grande errore fatto ormai era troppo tardi per rimediare: Renzi aveva già allargato la sua base di potere inglobando quei berlusconiani che avevano capito che Renzi perseguiva gli stessi obbiettivi politici del Cavaliere.

      Che appeal ha oggi una CGIL che un anno e mezzo fa sostenenne Renzi al
      governo e i renziani alle regioni mentre oggi li addita come nemici???
      La sinistra e i sindacati italiani si sono suicidati, perdendo la fiducia di chi li aveva votati e appoggiati fino a quel momento.

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