La fine della Scuola: dalla cultura alle competenze

DALLA SCUOLA DELLA CULTURA ALLA SCUOLA DELLE COMPETENZE

La lettera che segue ci aiuta a comprendere i cambiamenti epocali e distruttivi avvenuti negli ultimi decenni nelle istituzioni educative del Paese, i cui fini sono stati e sono politici.

Buona lettura.

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Prof.ssa Patrizia Pisino

Mi hanno chiesto come è cambiata l’istruzione scolastica in questi anni, ho riflettuto molto sulla qualità dell'insegnamento e ne ho dedotto che si è proceduto verso un declino forse senza più via di uscita se non si cambia direzione.

Parlare della realtà scolastica è molto impegnativo per le sue caratteristiche che interessa una popolazione trasversale numerosa (genitori, ragazzi, personale scolastico, insegnanti, operatori esterni, psicologi, ecc.); è una realtà che coinvolge quindi la vita di tutti i cittadini.

Ho iniziato ad insegnare dopo la laurea negli anni ‘80, prima come supplente, poi come insegnante di ruolo dopo aver vinto il concorso nel ‘91. Ho conseguito l’abilitazione per accedere all’insegnamento in base al titolo di studio, ad esempio con la laurea in architettura quinquennale vecchio ordinamento potevo insegnare discipline architettoniche, disegno e storia dell’arte nelle superiori e educazione tecnica e artistica nelle scuole medie inferiori; ho seguito vari corsi di formazione per l'insegnamento e dopo una lunga trafila sono giunta a quello che consideravo un traguardo ambito: insegnare.

Se andiamo alla etimologia della parola insegnare dal latino tardoinsignare ‘incidere, imprimere dei segni’, (sottinteso nella mente), composto dain-esignare. in-se-gnà-re (io in-sé-gno) ha come significato quello di esporre, spiegare qualcosa in modo che venga appreso.

Dalla Trecani: “In senso più specifico e pratico, insegnare significa comunicare il proprio sapere a qualcuno o guidarlo nell’apprendimento di una disciplina, un’arte o una scienza, attraverso l’esposizione metodica dei suoi elementi e utilizzando adeguati strumenti didattici (i. a leggere,a scrivere,a suonare uno strumento;i.una lingua;i.latino,storia,diritto,patologia generale,meccanica;i.la grammatica,il catechismo,la pittura,il canto;i. danza). Si può insegnare anche una tecnica o una professione, attraverso l’esercizio o un tirocinio (i. un mestiere,la lavorazione della ceramica).4.Quando è utilizzato senza complemento oggetto e senza altre specificazioni, insegnare vuol dire esercitare la professione di insegnante (i. al liceo, all’università, alla scuola primaria).”

Fatta questa debita premessa necessaria per chiarire il significato di questa importante professione veniamo ad analizzare l’evoluzione o involuzione della qualità dell’insegnamento.

Gli anni ‘70 sono stati anni di forte spinta democratica per la scuola che hanno portato all’istituzione dei decreti delegati DPR 416/1974, con questo decreto vengono infatti costituiti gli organi collegiali della scuola al fine di realizzare, dice la legge all'articolo 1 "la partecipazione nella gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica“. Il principio era sicuramente importante, finalmente tutti (studenti, genitori, docenti e personale non docente) potevano illustrare la propria posizione per il miglioramento della qualità educativa e per un adeguamento dei programmi alla società in pieno cambiamento. Solo che con il tempo è diventato un organismo di potere e in mano al Preside (attualmente denominato dirigente scolastico). Gli studenti hanno utilizzato le ore destinate alle assemblee d’istituto come passatempo per evitare le ore di lezione, senza considerare l’inutilità dei rappresentanti dei genitori nei consigli di classe per la maggior parte delle volte non nominati per mancanza di partecipazione. Combattere, tanto … poi “come sempre” il sistema fagocita per annullare l’azione democratica in esso contenuta.

Dai decreti delegati alla riforma degli ordinamenti anche questi sono stati fatti passare per migliorativi e derivati da una consultazione di base mai avvenuta.

La scuola di derivazione Gentiliana viene completamente stravolta in nome di un “modernismo” e di un “adeguamento alle norme” indicate dall'Europa. Così partendo da Belinguer con la legge n. 30 del 10 febbraio 2000 alla riforma successiva della Moratti, legge delega n. 53 del 28 marzo 2003, alla riforma Gelmini che ha modificato l’ordinamento dei licei e degli istituti professionali e tecnici attraverso il D.P.R. n.89, n.87 e n.88 del 15 marzo 2010, sino ad arrivare alla buona scuola della Giannini legge 13 luglio 2015, n. 107.

Il sistema scolastico passa da continui cambiamenti che invece di snellire lo fanno diventare un carrozzone burocratico con l’istituzione di ulteriori sistemi di controllo come gli Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che dovrebbe verificare la preparazione degli studenti attraverso dei test ma che servono solo ad occupare posti di lavoro ministeriali, senza una reale ricaduta sulla qualità dei programmi ministeriali adottati dagli istituti scolastici.

Con Belinguer inizia il cambiamento della mia scuola, il liceo artistico, che con la cosiddetta sperimentazione Brocca, porta da 4 anni più un anno integrativo a 5 anni il corso di studi. Cio' potrebbe sembrare migliorativo, ma questo ha comportato una prima frattura consolidatasi con la riforma successiva della Giannini. Infatti con queste riforme viene svilita la specificità della formazione tecnica e professionale, fiore all’occhiello del Paese fino ad allora, che subisce una battuta d’arresto proprio perché vengono istituiti degli indirizzi liceali anche per le specializzazioni tecniche e professionali. I licei da quattro (classico, scientifico, linguistico, artistico) diventano nove suddivisi in vari indirizzi di studio, questa scelta politica non ha nobilitato l’istruzione e tantomeno non ha ampliato il curricolo.

Con Belinguer cambia anche la struttura universitaria che si poneva come obiettivo quello di rispondere alle esigenze di adeguamento che l’Europa chiedeva relativamente ai saperi specializzati. Infatti la legislazione (ancora in vigore) relativa alle università nella legge del 10 febbraio 2000 n. 30 (Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione) doveva intercettare la necessità di equiparare i titoli ed i periodi di studio italiani di alta formazione con quelli europei, distinguendo tra lauree triennali e specialistiche biennali.

Questo comporterà un ulteriore cambio del livello di preparazione anche dei futuri docenti e si creerà una frattura tra lauree biennali e triennali con una conseguente difficoltà didattica e una disparità di reclutamento.

Le scuole da luoghi di conoscenza e sapere diventano aziende e si incomincia a parlare di capitale umano/risorse umane; vengono introdotti i crediti e i debiti formativi e l’alternanza scuola lavoro. Gli esami di riparazione di settembre vengono sostituiti con la farsa dei corsi di recupero che di fatto, non comportano nessun recupero della materia, mentre con gli esami di settembre e la preparazione durante il periodo estivo lo studente rimandato riusciva ad acquisire benissimo le conoscenze delle materie di studio e poter iniziare l’anno alla pari degli altri studenti, ma soprattutto veniva responsabilizzato ed era un incentivo allo studio durante il corso dell’anno.

Per non parlare poi del fatto che se una materia non piace allo studente e quindi si presenta al consiglio di classe con un voto insufficiente, la colpa è dell’insegnante per non averlo coinvolto abbastanza, anche se risulta il solo su 30 alunni, pertanto viene promosso con il sei dato come voto di consiglio. Questo comporta indubbiamente un impatto negativo sulla conoscenza olistica di ogni discente, in quanto tutte le materie del corso di studio sono importanti per la sua formazione.

Il vecchio ordinamento del liceo artistico considerava tutte le materie artistiche equivalenti, architettura, scultura e pittura convivevano in armonia e venivano progettate lezioni interdisciplinari per dare allo studente la migliore preparazione possibile. C’era armonia anche tra docenti che collaboravano insieme a progetti internazionali che hanno portato prestigio all’istituto scolastico. Poi il freno della riforma dei cicli: un biennio dove le materie di studio delle discipline artistiche venivano ridotte al minimo e con un triennio diviso tra le tre discipline, dando la possibilità allo studente di scegliere quale frequentare. Questo ha innescato una lotta interna per aggiudicarsi il numero di studenti necessario per non perdere le ore di lezione e la cattedra.
SICH! A pensare che prima venivano dall’estero per conoscere i nostri piani di studi considerati all'avanguardia e altamente formativi in quanto fornivano allo studente la capacità critica e le competenze necessarie per ogni tipo di lavoro futuro non solo in campo artistico.

Il peggioramento si è anche concretizzato con l’aumento del numero degli studenti per classe, passando da 25 massimo a più di 30 sino a 33, senza considerare la dimensione degli spazi scolastici che diventano sempre più stretti e l’impossibilità di seguire ogni studente individualmente.

La fantomatica alternanza scuola lavoro (90 ore per i licei, 150 per gli istituti tecnici e 210 per gli istituti professionali) ha solo portato alla ulteriore diminuzione delle ore curricolari per uno sfruttamento del lavoro non pagato e inutile. Se consideriamo anche le piccole realtà, è difficile trovare aziende che possano accogliere gli studenti in base alla specificità del corso di studio e che garantiscano la loro sicurezza e la preparazione, certificando poi il grado di competenze acquisite da inserire nel curricolo di ogni studente. Si comprende come la scuola stia perdendo il suo ruolo primario ed autonomo per la formazione delegandolo ad enti terzi che diventano gli esperti esterni con l’alibi dell’ampliamento della formazione e per rendere il mercato del lavoro più accessibile.

Peccato che i dati dimostrino che dopo 10 anni dalla sua introduzione e 8 anni da quando è stata resa obbligatoria, siamo il paese dove i giovani hanno più difficoltà ad accedere al mondo del lavoro rispetto al resto dell’Europa: ci poniamo al penultimo posto!

In compenso, questo non comporta per lo sviluppo cognitivo dello studende un ampliamento e un avvicinamento al mondo del lavoro, ma solo perdere ulteriori ore di lezione fondamentali al suo sviluppo educativo/cognitivo/sociale. La maggior parte degli studenti non e' in grado di scrivere una semplice relazione tecnica o descrivere una semplice attività utilizzando un vocabolario ampio ed articolato o comprendere il significato di un testo. Anche i testi scolastici sono diventati sempre più semplici e sintetici e fortemente diseducativi, le verifiche spesso si basano su test a risposta multipla e rare volte a quella aperta. A chi serve questo? Serve al nostro sistema che vuole trasformare i giovani in burattini manovrabili, in quanto se non si possiede una cultura a 360 gradi si può facilmente far credere che anche l’impossibile e la grossolana bugia sia la possibile verità. Questi giovani scelgono così il percorso più semplice e meno impegnativo dal punto di vista dello studio, le materie letterarie come la filosofia e quelle scientifiche vengono trascurate. In nome di un “modernismo” che sta stravolgendo l’identità nazionale e la nostra cultura.

In questi ultimi anni si è manifestato palesemente l’intenzione di isolare e portare i nostri ragazzi verso una facile manipolazione delle menti come considerare dogma la scienza, mentre la vera scienza, che deve essere a servizio dell’umanità, si basa sul dialogo, la sperimentazione e sulla capacità critica dei fenomeni. In tal modo si sono date le basi per quello che io definisco globalismo delle menti e della conoscenza.

Così abbiamo l’involuzione del compito della scuola: da formazione culturale educatica ad acquisizione delle competenze. Il problema principale è che la possibilità di inserimento nel mercato del lavoro non deriva dall’acquisizione di una specifica competenza ma dalla capacità di adattarsi alle continue evoluzioni dello stesso mercato, che solo con una vasta cultura si può attuare.

La scuola non educa più ai valori etici e morali ma stimola la disegualianza in nome della integrazione, si incitano alla delazione contro il compagno di classe solo perchè non vaccinato, però la scuola è la scuola dell’inclusione! Parole vane che ormai hanno perso il loro vero valore dimenticandone il significato. Siamo passati da un pensiero libero a quello omologato.

Ogni nuovo ministro ha voluto incidere con delle riforme che invece di considerare la scuola fondamentale e centrale per lo sviluppo di uno stato libero e democratico la considera solo come strumento di controllo dei cittadini. Infatti le strategie innovative, che hanno come perno l’adeguamento degli apprendimenti ai soggetti nelle diverse fasi della vita, includono anche le nuove competenze offerte da centri territoriali, inseriti in una rete ampia, a dimensione europea, attraverso l’uso delle nuove tecnologie che non risultano però a servizio della didattica. Se consideriamo ad esempio la sostituzione del registro cartaceo con quello elettronico accessibile a tutti, la didattica a distanza (vera aberrazione educativa isolando sia gli studenti che gli insegnanti), gli incentivi dati agli istituti scolastici per l’introduzione di innovativi sistemi informatici, tutto ciò ha portato a non saper più scrivere banalmente su un foglio, attuando l’ideologia transumanistica e neoliberista con l’idealizzazione che solo la tecnologia e la globalizzazione del pensiero siano portatrici di conoscenza e benessere sociale.

Con i miei studenti mi sono ispirata alla pedagogia montessoriana che anche se parte dai bambini delle scuole di base, si può applicare anche a corsi di studio superiori. Il metodo si basa sull'indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro limiti codificati) e sul rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino/ragazzo, mirando a sviluppare una sorta di “educazione cosmica”, cioè un senso di responsabilità e di consapevolezza verso la rete di relazioni che collega ogni entità microcosmica al contesto generale macrocosmico. Per Maria Montessori, l'educazione deve partire da visioni d'insieme quanto più globali o “cosmiche”, per arrivare gradatamente allo studio dei particolari. In Educazione e pace, scrive:

“... le spiegazioni di carattere cosmico presentano inoltre il vantaggio di avvincere l'attenzione delle scolaresche meno preparate, le quali mentre rifuggono dai particolari, si interessano vivamente alle relazioni fra i fenomeni, alla correlazione fra gli esseri viventi, e, in particolar modo, ai fenomeni che sono in funzione del bene degli altri. Ognuno, nella vita, ha una funzione che non sa d'avere e che è in rapporto col bene degli altri. Lo scopo dell'individuo non è di vivere meglio, ma di sviluppare certe circostanze che sono utili per altri. La grande legge che regola la vita nel cosmo è quella della collaborazione tra tutti gli esseri. Approfondire lo studio di questa legge significa lavorare per il trionfo della unione fra i vari popoli, e quindi, per il trionfo della civiltà umana.”

Così mentre nel resto del mondo il metodo Montessori viene utilizzato in quanto comporta degli ottimi risultati, in Italia solo pochi istituti lo hanno adottato in via sperimentale anche perché richiede una preparazione, da parte dei docenti, considerevole.

Se il governo Italiano e soprattutto gli italiani difendessero i veri valori della vita, i docenti di ogni ordine e grado potrebbero utilizzare ad esempio il metodo Montessori per stimolare e risvegliare nei giovani il compito a cui ognuno è destinato secondo i propri bisogni ed interessi. Gli insegnanti dovrebbero diventare educatori qualificati e rispettati a cui è affidato il compito di migliorare la società attraverso lo sviluppo dell’armonia cosmica e dell’amore.

Dovremmo passare dalle parole scritte alla loro attuazione rispettando i diritti dei nostri ragazzi, perché non si verifichi più il disastro e l’emarginazione di questi anni che sono stati un susseguirsi di discriminazioni antieducative e antisociali per sviluppare il libero pensiero.

Ritorniamo a formare l’essere umano e a valorizzare gli insegnanti che per loro natura riescono a trasmettere e comunicare il sapere in una scuola competitiva dove emergano i migliori e si ritorni a fare cultura vera e con un numero di alunni per classe ridotto da 30 a massimo di 18 alunni, solo così la scuola risorgerà.

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

Patrizia Pisino, è stata insegnante. Oggi è scrittrice, il suo ultimo libro è “La Prigione della Paura” (PortoSeguroEditore, 2022)

Commenti (33)

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Mostra commenti 33 caricati
    1. Bertozzi 12 febbraio 2023

      wow, che bella storia.

    1. LuxIgnis 12 febbraio 2023

      Bah, onestamente la scuola ha sempre fatto schifo, e non è che ai miei tempi sia stata tanto migliore. La differenza a volte la facevano gli uomini, cioè gli insegnanti, che a dispetto di un programma imposto (lo è sempre stato) erano capaci di relazionarsi con gli studenti senza pregiudizi. In poche parole che avevano passione per il proprio lavoro. Cosa che negli insegnanti come in tanti se non tutti altri lavori sono una percentuale minima. Tutti gli altri esercitano l'insegnamento come un tornitore costruisce una vite. Meccanicamente.
      È l'uomo che è degradato casomai non l'insegnamento o la scuola. Questa non fa che riflettere le tendenze societarie che in questo periodo sono molto malefiche. Qui le colpe sono ben distribuite a destra e manca: genitori, tessuto sociale, insegnanti, politici, ecc. In poche parole tutti.
      In più c'è da dire che gli insegnanti sono trattati veramente male dalle istituzioni: mal pagati, con impegni imposti assurdi, riunione senza senso, insomma un lavoro di merda cui anche il più motivato si demoralizza in breve tempo. Provate a conoscere un insegnante prima di criticare e vedete quello a cui va incontro tutti i giorni.
      Poi mi fa ridere che arrivano i soliti mentecatti destri che imputano la colpa alla sinistra o al 68. A me pare che l'Italia non è mai stata retta dai comunisti. Ma dai democristiani prima (centro dx, o centro sx a seconda delle alleanze), poi per lunghi tratti da Berlusconi che non è certo un comunista, e a volte da una coalizione molto eterogenea di sinistri che non sanno nemmeno cos'è la sinistra. Ora non si capisce neanche più chi cazzo sono.
      Chi ha fatto le leggi che hanno ridotto la scuola a questi livelli? Anche qui la colpa è un po' di tutti.
      Durante il 68 e gli anni successivi vi sono stati molti eventi culturali e di dibattito sociale e culturale. C'era un'enorme vitalità, da tutte le parti.
      Ora c'è la morte nell'anima.
      Ma ripeto, di chi è la colpa?

    2. Brule 12 febbraio 2023

      Molto d'accordo.
      Mi sembra degno di nota l'allarme nel titolo, "dalla cultura alle competenze".
      Sempre più skillati (la sento regolarmente) ma più ignoranti.

    3. absitiniuriaverbis 12 febbraio 2023

      Rispondo a caldo: dei sudditi che sono mandanti e complici.

    4. omega 12 febbraio 2023

      Ancora ci sono mentecatti di sinistra che, dopo aver contribuito ad assassinare la scuola italiana, nascondono la mano e hanno anche la spudoratezza di accostare il 68 con la cultura, rinnegando continuamente i loro referenti politici di ieri e di oggi.

    5. LuxIgnis 12 febbraio 2023

      Per voi l'unica cultura è quella dell'aggiogamento. Non ce l'avete e non ce l'avrete mai.

    6. omega 12 febbraio 2023

      Il bue dice cornuto all'asino.

    1. IlContadino 12 febbraio 2023

      Bell'articolo, ringrazio la signora Pisino per il pezzo, soprattutto per aver scritto "bambino/ragazzo", senza versione al femminile, soltanto al maschile, singolare, semplice e comprensivo, senza quell' inclusione forzata, bigotta e odiosa.

      Sembra proprio che dietro al piano scuola ci sia un vero piano (ma guarda un po'!), scientificamente elaborato, con scopi tutt'altro che rasserenanti. Quando vogliono realizzare i loro piani questi balordi riescono sempre nei loro intenti. Guardiamo al nostro recente passato, ai lunghi mesi di segregazione che ci hanno imposto, tutto sopportato più o meno supinamente. A mio modo di vedere sarebbe stata una cosa impensabile da fare qualche decennio fa, le menti dei ragazzi non l'avrebbero accettato, non sarebbero state "pronte", dopo cinque giorni in casa avrebbero ucciso i genitori e sbranato il gatto prima di incendiare il condominio. Siamo sempre più ammansiti, questo fa la scuola, ammansisce, è un ammansiscificio. Quanto più sei ammansito tanto meglio vieni valutato.
      Non concordo comunque con la chiusa del pezzo, dove si auspica un miglioramento generale che vada bene per tutti. Secondo me ormai il danno è fatto, non c'è più niente da salvare, a livello collettivo. Molto più sensato pensare ad un possibile modello alternativo dedicato ai pochi che vi vogliono partecipare, possibilmente senza dover accendere un mutuo, che allora tanto vale accendere il condominio.

    2. Brule 12 febbraio 2023

      Stra-condivido.
      Trenta/quaranta anni fa avremmo avuto repliche delle campagne delle legioni romane in Dacia, quanto ad energia sprigionata.
      In uno dei suoi saggi NN Taleb, che pure è figlio di un accademico, riflette che il principale obiettivo della scuola è rimuovere la naturale biofilia (amore per la vita, esempio la passione per animali) dei bambini, e sostituirla con fobie da nerd.
      L'addestramento allo stare fermo e seduto, quando fuori il vento è profumato, è fondamentale.
      Le gambe si devono addormentare, la seduta deve dolere.
      Vanno domati, altrimenti diventano... cimarrones.
      Continua notando come non di rado la carriera nelle corporations (vero mito pure per noi colonizzati mentali) è raggiunta proprio da chi ha questo talento, stare sveglio (o perlomeno sembrarlo), dritto, mentre si è seduti per ore, in riunioni senza senso.
      E anche in posti meno ambiziosi, chi invece di alzarsi dalla sedia per risolvere un problema (ed evitare una trombosi), argomenta per ore su come risolverlo o anche se è competenza proprio di quell'ufficio risolverlo, verrà premiato.
      Mentre chi si è alzato passerà dalla parte di chi ha attitudine operativa ma non strategica, ergo non meritoria di riconoscimenti.

    1. rocks 12 febbraio 2023

      La scuola non ha molta attenzione per la formazione e il trattamento economico dei propri lavoratori. Questo rende il personale docente scarsamente formato e motivato. Molto spesso il personale docente è di scarsa preparazione e motivazione a prescindere, perché l'insegnamento è un ripiego e non una scelta. Ci sono persone mediocri e persone che non sanno insegnare o non sanno trattare coi ragazzi, troppe.
      Le scuole fanno mediamente schifo, non hanno spazi sono vecchie e fatiscenti, poco curate.
      Il vituperato dirigente non riesce a far rispettare poche regole ai propri docenti; se ne infischiano, se vogliono e se il dirigente non si fa rispettare.
      Gli studenti fanno le stesse cose che ho fatto io 35 anni fa, studiano ancora che in Umbria c'è l'artigianato del legno. Fanno la parafrasi dell'Odissea.
      C'è un'abbondanza di studenti DSA e molti docenti ne sanno poco.
      Non accettano l'invalsi che dovrebbe aiutarli a capire dove intervenire e in cosa gli studenti della loro classe possono essere aiutati.
      Siamo ancora al punto che se hai bei voti ti consigliano il liceo, se non li hai puoi andare a saldare i tubi, non c'è spazio per le attitudini personali, sembra.
      Il sistema è fatto per premiare mediamente lo studio mnemonico e le menti eccelse e per sotterrare l'autostima della massa.

    2. emilyever 12 febbraio 2023

      L'Invalsi cosa dovrebbe fare? un questionario calato dall'alto, a volte proveniente da paesi stranieri senza adattarlo alla nostra geografia e alla nostra lingua, dovrebbe aiutare a capire gli studenti di una classe? l'Invalsi è la traduzione nella scuola di ciò che abbiamo tanto criticato durante la pandemia: è il pensiero unico, l'unica risposta esatta, senza possibilità di argomentare, senza valorizzare la divergenza, la creatività, l'argomentazione ,per non parlare poi delle perle di alcune risposte, anche solo tecniche, con il punto e virgola che dovrebbe essere, secondo loro, una pausa più lunga del punto.

    3. rocks 12 febbraio 2023

      Guarda, non conosco i particolari dell'Invalsi fino al punto e virgola e ci saranno errori. Ma l'idea di avere uno standard di apprendimento, anche internazionale, dovrebbe aiutare i docenti a capire se quello che stanno facendo è in linea o se c'è qualcosa che non va. Poi come strumento potrebbe anche essere declinato regionalmente, ma poi come li fai i confronti? Diciamo che i risultati vanno valutati in maniera critica rispetto a quello che la singola scuola vuole fare.

    4. emilyever 12 febbraio 2023

      In linea con che cosa? con gli standard di comprensione del testo di chi non si deve porre dubbi, seguire un proprio pensiero e argomentarlo? In linea con le prove dei paesi anglosassoni, in particolare gli Usa, dove ci sono prevalentemente verifiche a crocette? e poi si chiede ai docenti di sviluppare lo spirito critico degli studenti? li vogliamo far bocciare all'invalsi? e io parlo per l'italiano.
      Che facciamo poi nel caso della matematica invalsi nelle superiori, i cui test sono tarati sui programmi solo di alcuni indirizzi, mentre gli studenti, per esempio, del liceo delle scienze umane, non riusciranno mai a rispondere per più dei due terzi (mi auguro che da quando insegnavo io si siano aggiornati) perchè non riguarda i loro programmi che immancabilmente il ministero della pubblica istruzione richiede e sottoscrive ogni anno.?

      Abbiamo visto dove ci abbia portato lo stardard di omologazione internazionale nella comunicazione della gestione della pandemia...risposta unica, crocetta giusta. "Ma prof, anche l'altra risposta potrebbe avere senso se consideriamo.".. No, c'è un' unica risposta, non devi inquadrare nulla, non considerare altri parametri di comprensione, non mi interessa seguire i tuoi ragionamenti, non devi porti dei dubbi...Vi ricorda qualcosa questa obiezione che una docente ha posto ad uno studente di maturità classica all'Invalsi?

    5. omega 12 febbraio 2023

      Forse si riferisce alla scuola di un altro Paese.

    6. rocks 12 febbraio 2023

      Si ma non puoi mica ridurre la scuola all'invalsi. All'università sono gli studenti che valutano il professore; i commenti e il gradimento li pesiamo con una valutazione critica. Non credo l'invalsi debba essere un test per il prof, ma per capire quanto in una scuola i vari docenti raggiungono risultati mediamente simili, se ci sono differenze, perché ci sono, è giusto che ci siano e così via; dovrebbe essere uno strumento da utilizzare. Senza star li a pensare alla standardizzazione mondiale. Se c'è un alternativa nella valutazione della differenza fra le classi e fra le scuole puoi esporla. Per l'università un buon metodo di valutazione sarebbe seguire la carriera degli studenti post laurea, nel mondo del lavoro. Per i gradi scolastici inferiori si potrebbe fare una cosa analoga monitorando il prosieguo della carriera scolastica o l'inserimento nel mondo del lavoro. Certo, il conseguimento del lavoro dipenderà anche da altri fattori, ma sarebbe comunque un orientamento a capire che impatto ha il proprio operato.
      Non capisco molto questa avversità agli invalsi... I risultati vengono usati per avanzamenti di carriera? Ci sono i professori che si fanno belli perché ottengono bei risultati? Io sinceramente se una scuola riesce ad ottenere risultati simili in tutte le classi, ritengo sia un buon risultato che mi dà fiducia nel credere che detta scuola abbia un approccio o un'idea di fare scuola che è condivisa dalle sue professoresse che agiscono seguendo delle linee comuni. Mi rende più sereno rispetto ad una scuola dove ti può andar bene o male, dipende dalla sezione in cui capiti. E tante volte non è questione neanche delle docenti, ma di quanto si riesca a mettere insieme classi ben equilibrate.

    7. emilyever 12 febbraio 2023

      Siamo proprio su un altro livello di ragionamento, e forse io sono fuori da ormai dieci anni dalla scuola, per fortuna, aggiungo. Tu non entri nel merito dello spirito e delle domande dell'invalsi, che è quello che invece io ero andata subito a cercare. Come ex docente di liceo, non mi importava niente dei risultati delle altre sezioni, mi importava dei miei singoli studenti, di come ragionavano, di come affrontavano il testo, se lo capivano, naturalmente, ma anche se lo interrogavano, e li seguivo, nella loro evoluzione, per cinque anni. Non mi poteva, quindi, dire niente di più di loro una prova standardizzata di un giorno solo, al massimo, come l'esame di maturità: mi incuriosiva piuttosto come reagisce emotivamente lo studente a quella prova, e parlarne eventualmente con lui, il che non è permesso , per esempio, con questo tipo di test standardizzati. Poi, chiariamoci bene, gli Invalsi costruite in Europa sono ben diverse che da noi, c'è collaborazione fra l'istituto e quelli che fanno le prove, c'è maggiore conoscenza del programma svolto, e questo mi può stare bene, non come in Italia, ricordo anni fa, una prova di seconda elementare probabilmente presa pari pari dalla Svezia, in cui si interrogava su taigà, su flora e fauna artica. Non avevo bisogno di leggere statistiche su come gli studenti del mio indirizzo liceale andavano nel mondo del lavoro o dell'università. Gli studenti hanno sempre mantenuto un buon rapporto con me, me lo raccontano, con alcuni siamo diventati amici, e so le motivazioni, anche extrascolastiche, per cui qualcuno ha lasciato, altri continuano e si fanno onore.
      Credo proprio che stiamo parlando di cose diverse.

    8. rocks 12 febbraio 2023

      Guarda, secondo me non parliamo di cose diverse. Sono convinto che il tuo impegno a scuola abbia colto nel segno e che tu abbia lasciato il segno in molti studenti. Questo è una delle cose di cui gli studenti hanno bisogno. E non si misura. Altra cosa è cercare di ottenere un'istruzione che non sia affidata al caso dell'impegno della singola insegnante. Nel merito sono sicuro che invalsi è migliorabile e che il ministero che se ne occupa potrebbe fare meglio, ma i ministeri sono pieni di gente pagata bene senza reali entusiasmi e competenze per quello che fanno.
      il problema non sono le persone come te, al contrario, sono quelle che non hanno entusiasmo e in un modo o nell'altro bisogna metterle di fronte agli errori e alle storture che introducono nel sistema scolastico.

    9. Fantine 12 febbraio 2023

      Lo incornicio questo tuo commento, cara Emily, insieme a quello precedente.
      Tutto molto significativo.

    10. emilyever 12 febbraio 2023

      Grazie

    1. absitiniuriaverbis 12 febbraio 2023

      Provo a semplificare, ma è evidente quanto numerose e diversificate siano le componenti coinvolte/cointeressate e dedicate.
      Come nelle uova strapazzate al prosciutto: la gallina è coinvolta, ma il maiale è dedicato.

      Primo, bisogna chiarire, al netto forse delle materie tecniche, 'cosa insegnare' e questo deve prescindere dalle ideologie di parte.
      É assolutamente più importante sapere come pensare che cosa pensare.

      Secondo, gli studenti studiano ed il risultato deve essere valutato sull'esito non sulle 'argomentazioni sociali, familiari, politiche e simili'.

      Detto questo, ve lo immaginate un "sistema" che fornisca ai sudditi i mezzi per poterlo rovesciare?

    1. natascia 11 febbraio 2023

      La scuola pubblica e’ ed è sempre stata luogo di incontro tra coetanei. Incontro fondamentale per ciascuno. La vicinanza di un’unico Maestro tra decine di variamente sinistrati, può essere sufficiente per un’intero ciclo scolastico. Amiamola quindi, riconoscenti per aver contribuito alla reale ascesa sociale che ci permise di trovarci tra le prime nazioni negli anni 60- 70-80. Tralasciamo le inutili sovrastrutture che oggi la flagellano senza permettere la sua distruzione e quella dell’autostima dei nostri figli. La scuola è il vero campo di battaglia, la prima linea della guerra che tutti noi stiamo combattendo contro il ritorno delle già note miseria e ignoranza.

    1. Martin 11 febbraio 2023

      Non dubito che la scuola italiana sia in crisi, d'altronde con la sinistra gli insegnanti e i lavoratori della scuola vengono ovviamente molto prima degli studenti. Pero' l'autrice, oltre a criticare a fondo tale degenerazione, dovrebbe anche offrire proposte e soluzioni.

    1. Cangrande1965 11 febbraio 2023

      Tutto previsto e programmato minuziosamente nei "falsi" Protocolli dei Savi Anziani, etc.

      Coi comunisti, allora come oggi, loro scherani.

    1. DrCaligari 11 febbraio 2023

      La scuola come istituzione è stata disinnescata alle fondamenta dal momento in cui gli si è tolta qualsiasi centralità nel percorso di formazione delle giovani menti. La linea oggi la detta la televisione, mentre alla scuola si richiede di formare quel 5 o 10 per cento di professionisti seri che saranno gli unici a fare il lavoro per cui sono stati preparati dagli studi. Nel restante 90 per cento una piccola parte sono i futuri raccomandati che guadagneranno soldi a palate a prescindere mentre tutti gli altri si arrabatteranno in qualche modo tra precariato e ricerca del posto fisso per un lavoro decente. Però definisco la scuola depotenziata perché è davvero raro che una persona si formi una coscienza critica oltre alla mera preparazione tecnica. Le riforme alla luce di questo incidono poco, non avete visto nella pandemia quelle che in teoria sarebbero le migliori menti (a giudicare dal lavoro e dallo stipendio) farsi giocare come dei perfetti idioti? Poi magari un idraulico o un camionista è sveglio e gli da la biada a costoro. Ognuno è affidato a se stesso, oggi come non mai.

    2. emilyever 11 febbraio 2023

      Dallo stipendio? non mi è chiaro

    1. omega 11 febbraio 2023

      Non condivido quasi per niente la posizione della professoressa. L'inizio della distruzione della scuola pubblica è iniziata con le proteste sessantottine e le occupazioni, con la riforma Misasi e con i decreti Malfatti (nomen omen). Si è così passati da una perfettibile scuola di popolo ad una mediocre scuola di massa. Poi sono arrivate continue picconate che hanno trasformato le scuole in progettifici (come anche Nicola Gratteri ha recentemente ricordato) e in centri sociali e di accoglienza del "diverso", gli insegnanti in impiegati di concetto e il sei politico in realtà. A tutto ciò è stato dato il nome di inclusione.

    2. Fantine 11 febbraio 2023

      Da una perfettibile scuola di popolo* ad una mediocre scuola di massa.

      Chapeau, Omega.

      *Pubblica

    1. Arthur 11 febbraio 2023

      Io credo che ci sia una verità incontrovertibile: negli ultimi decenni il sistema scolastico occidentale (sia pubblico che privato) si è evoluto in un carrozzone dominato da mediocrazia.
      La mediocrazia è il principio che informa anche il mondo del lavoro e le diverse branche dello scibile.
      Quanto alla scuola, all'università e alle accademie, gli studenti studiano sempre meno ed il livello dei docenti scende vistosamente.
      Una situazione penosa, con scuola ed università in picchiata da decenni.
      C'è un termine che rende perfettamente cosa sia il sistema scolastico oggi: somaropoli collettivistica.

    2. omega 11 febbraio 2023

      La scelta dei presidi non è mediocratica ma demeritocratica.

    1. Bertozzi 11 febbraio 2023

      Beh. Gli insegnanti sono i primi a dire agli alunni di 13 anni che dovranno scegliere una scuola superiore che gli dia poi un lavoro, sono i primi a disinteressarsi della cultura degli alunni, sono stati i primi a ghettizzare i bambini e costringerli a mascherine distanziamento ricreazioni in piedi, sono stati i primi a richiedere il Tso per il ragazzo che voleva stare in classe non mascherato, sono i primi a costringere a i ragazzi a leggere il libro della Segre come compito delle vacanze di Natale e i primi a costringere i ragazzi ad assistere allo spettacolo teatrale sulla vita della Segre appena rientrati per il giorno/settimana/mese della memoria, sono i primi a sbattersene della cultura e della natura dei ragazzi e se adesso si lamentano è solo perché han capito che fra poco non serviranno più a niente e tutto ciò che han fatto fin ora non ha che agevolato questa loro cara dipartita, per cui ciao ciao lavoro tre o 4ore al giorno 9 mesi all'anno con 3 mesi di ferie pagati, ciao ciao guardare dall'alto in basso ragazzi e genitori ciao ciao essere pagati per dare giudizi per lo più morali su ragazzi e genitori ciao ciao tutti, trovarsi un lavoro vero se in grado; e se la loro opera di insegnamento costruita da anni di studi e opere e intenzioni ha davvero valore non ci sarà problema a trovare qualcuno che chieda di essere istruito pagando anche al di fuori delle istituzioni scolastiche; il problema è che però per la maggior parte gli insegnanti sono e sono stati strumento della propaganda e della manipolazione delle masse, e ciò che insegnano e per cui hanno studiato per anni non serve a una mazza anzi è dannoso, manipolatorio per di più spesso perniciosamente a danno dei più piccoli e indifesi e adesso non serve più e come dice qualcuno "adesso il braccio di scimmia tocca anche a voi", per cui poche lamentazio e avanti, se non sono una massa di raccomandati nullafacenti a cui hanno dato del potere perché utili alla distruzione generale troveranno il modo di andare avanti. Se. E non abbocchiamo a questi proclami "pro studenti", se denunciano lo stato pessimo del sistema educativo non è per salvaguardare il futuro dei giovani ma perche sentono che la cattedra gli scivola via dal culo e che il sistema dopo averli usati lì sputa, e piangono come bambini, perché come loro devono ancora raggiungere pubertà e poi eventualmente maturità.

    2. omega 11 febbraio 2023

      Ma si, frustiamoli pure codesti mentecatti di insegnanti!

    3. logos 11 febbraio 2023

      Like firmato ma con doverosa precisazione. In mia opinione la tua argomentazione non fa una piega, ma rispetto al 90% dei casi. Generalizzare non è mai l'approccio giusto. La scuola dovrebbe servire a sostituire una mente vuota con una aperta, non piena. l.

    4. maghi 12 febbraio 2023

      la scuola di una volta formava esseri pensanti, se uno aveva il QI sufficiente. Chi non lo aveva veniva dirottato verso il mondo del lavoro. Poi in nome del buonismo di sinistra nessuno doveva essere ghettizzato, ma il fatto che non siamo tutti uguali e le differenze sono abissali spesso, rimane. Di fatto hanno ghettizzato gli intelligenti facendoli minorati come gli altri. Ma il piano dei politici è stato proprio questo, perchè un essere pensante si può ribellare, un cretino no, perchè la sua mente verrà imbottita di tutte le scemate che il padrone vuole per averti nelle sue grinfie.La scuola negli ultimi 20 anni ha avuto questo scopo e nemmeno si sono salvati gli ambienti parrocchiali, dove l'insegnamento del catechismo è stato ridotto ad un giochificio per formare degli adulti senza morale, virtù e spiritualità. La Bibbia dice, riguardo all'istruzione, che il ramo si piega da giovane e purtroppo si può piegare sia in senso migliorativo, che peggiorativo. Facile per chi comanda trasformare i giovani in adulti cretini da usare e abusare come vuole o in pericolosi esseri pensanti, che possono divenire dei pericolosi oppositori. Ecco come hanno trasformato una popolazione scolastica, che negli anni '60 era ritenuta una delle più intelligenti al mondo in una da terzo mondo.

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