LA FIAT PRENDE I SOLDI E SCAPPA

LA FIAT PRENDE I SOLDI E SCAPPA

DI DOMENICO MORO

aprileonline.info

La crisi economica, soprattutto nel settore auto, è un dato di fatto, eppure per le grandi imprese è una occasione d'oro per ristrutturarsi, ridurre i salari, ed eliminare personale, utilizzando per di più gli aiuti dello Stato. A questo proposito, la Fiat rappresenta un caso emblematico. Dopo aver beneficiato nel 2009 di consistenti aiuti statali, che hanno pesato per il 40,7% sulle nuove immatricolazioni auto in Italia (675mila veicoli su un totale di 1,67 milioni), la Fiat riceverà nel 2010 un ulteriore incentivo di 300-350 milioni, come prevede il decreto che dovrebbe essere approvato a breve dal governo Berlusconi. E tutto questo senza contare i consistenti aiuti statali sotto forma di cassa integrazione, che la Fiat ha esteso a tutti gli stabilimenti in questo inizio di 2010
Fino ad oggi, la Fiat è ricorsa al ricatto: niente aiuto statale, niente mantenimento dei livelli occupazionali. Una equazione che non ha sempre funzionato, e che non ha impedito alla Fiat di ridurre costantemente la forza lavoro impiegata in Italia, aumentandola globalmente negli ultimi tre anni, caso pressoché unico tra le multinazionali dell'auto europee e Usa.

Più recentemente, nonostante i soldi pubblici ricevuti, la Fiat ha decretato la morte dello stabilimento siciliano di Termini Imerese. In effetti, come ha spiegato la Repubblica, esisteva un piano Fiat per espandere Termini e renderlo più profittevole, portandolo dal semplice assemblaggio di pezzi a sito di produzione di un maggior numero di componenti. Questo progetto, però, è stato messo da parte, ufficialmente per ragioni burocratiche legate all'impossibilità dell'uso industriale dei terreni richiesti per gli impianti.

La ragione vera è, però, un'altra. Siamo ad un passaggio di fase importante nel modello di accumulazione, che si caratterizza nel contempo per una maggiore concentrazione, attraverso fusioni e alleanze, e per un maggiore impulso alla internazionalizzazione.

Gli investimenti che dovevano andare in Sicilia sono stati dirottati in Serbia. Qui, nello stesso giorno in cui Marchionne annunciava la morte di Termini, arrivava un investimento di 100 milioni di euro, la prima tranche di un totale di 700 milioni. La nuova Fiat serba rileverà la vecchia Zastava, che produceva nel passato modelli Fiat su licenza, e sarà al 67% della Fiat e al 33% dello Stato serbo. Quindi, anche in questo caso la Fiat beneficerà di un consistente aiuto statale.



In effetti, l'abilità maggiore della multinazionale italiana si sta rivelando quella di andare in giro per il mondo a raccattare soldi pubblici, come ha fatto negli Usa, dove, attraverso l'acquisizione della Chrysler, il gruppo torinese comparteciperà agli aiuti massicci concessi da Obama al settore auto.

Mentre in Italia la Fiat licenzia, in Brasile (che è il suo primo mercato mondiale e dove pure ha ricevuto un forte sostegno pubblico) ha assunto negli ultimi tre anni 8mila addetti e in Serbia ne assumerà almeno altri mille. Un altro aspetto "strano" della situazione è che la Fiat in realtà non sta andando così male, soprattutto in confronto alle altre case automobilistiche. La Fiat, tra le prime dodici case della Ue a 27 con una quota dell'8,7%, è una delle sole quattro ad aver registrato nel 2009 un incremento delle vendite (+6,3%), portandosi al sesto posto a poche decine di migliaia di pezzi dalla GM. Solo le ultime due in classifica, la Hyundai e la Kia, hanno fatto meglio, ma con volumi assoluti non paragonabili a quelli della Fiat.



Anche in Italia la crescita delle vendite Fiat nel mese di gennaio è stata consistente, con un + 30,2%.

Il fatto è che la Fiat ha spostato la sua produzione fuori dall'Italia, dove si produce appena un terzo delle auto assorbite dal mercato interno, una quota inferiore non solo a quella di Paesi di nuova industrializzazione ma anche a quella di Paesi capitalisticamente maturi come Francia e Germania. I modelli a marchio Fiat che stanno realizzando i volumi maggiori, la 500 e la Panda, sono prodotti in Polonia ed importati in Italia. La strategia Fiat è evidente: concentrarsi sulla produzione di massa di auto economiche a livello globale e pertanto spostare quote crescenti di produzione nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2002, secondo uno studio di Société Générale, i ricavi Fiat venivano dai mercati emergenti per il 14%, nel 2009 per il 28%, e si prevede che la percentuale salirà nei prossimi 3-5 anni al 44%. Le produzioni di auto premium a maggiore valore aggiunto, che normalmente vengono conservate nei Paesi più avanzati come accade in Germania con BMW e Mercedes, sono state abbandonate.

Due marchi prestigiosi, prima Lancia e poi Alfa Romeo, sono stati praticamente distrutti dalla rinuncia ad adeguati investimenti da parte della Fiat. Come sempre, la competizione viene affrontata dalla Fiat non con l'innovazione, ma con la riduzione dei costi.

Ma torniamo al rapporto Fiat-Stato. Secondo l'ineffabile Marchionne, fino a poco tempo fa osannato come salvatore della Patria e novello conquistador in terra americana, "Siamo il maggiore investitore in Italia, ma non abbiamo la responsabilità di governare il Paese.", intendendo con ciò che si lavava le mani di Termini. Se Marchionne, il quale come amministratore delegato percepisce annualmente la quisquilia di 3,4 milioni di euro, ha ragione a ricordare che la Fiat è una impresa privata il cui fine è la massimizzazione del profitto, non si capisce perché, anziché affidarsi al mercato, la Fiat accetti e solleciti i soldi pubblici. Per coerenza dovrebbe rifiutarli, cosa che si guarda bene dal fare.
A questo punto, è bene fare un passo indietro.

Tralasciamo il fatto che la Fiat nasce come grande agglomerato industriale grazie alle commesse statali, prima con la guerra di Libia e la Prima guerra mondiale e poi con le guerre del fascismo, e veniamo ad epoche più recenti. Negli anni 90 gli aumenti di capitale della Fiat sono stati congegnati in modo da ridurre al minimo l'impegno diretto degli Agnelli, cioè del capitale privato. Indovinate su chi si sono scaricati allora gli oneri degli investimenti? Sulle finanze pubbliche, ovvero sui lavoratori dipendenti (tra i quali sono gli operai Fiat), gli unici che pagano interamente le tasse.


Infatti, Massimo Mucchetti in "Licenziare i padroni?" ha scritto: "Nel decennio 90 lo stato italiano ha dato al gruppo Fiat un po' più di 10 miliardi di lire e ne ha ricavato più o meno 6500 di imposte. Nello stesso periodo, gli azionisti della Fiat hanno versato un po' meno di 4200 miliardi nelle casse sociali sotto forma di aumento di capitale e ne hanno ritirati quasi 5700 sotto forma di dividendi.
Nel rapporto tra Stato e azionisti è chiaro chi ha dato e chi ha preso. (...)
Nondimeno è curioso che i due terzi dei mezzi freschi immessi dalla Fiat negli ultimi dieci anni provenga dallo stato."


No, per la verità non è affatto curioso, si tratta di un andazzo storico, che si ripete ancora oggi allorché la Fiat, da una parte, licenzia e prende soldi dallo Stato e, dall'altra parte, distribuisce un dividendo di 237 milioni ai suoi azionisti. All'estero le cose non vanno esattamente nello stesso modo. In Francia, ad esempio, la Renault è stata costretta dal governo Sarkozy a ritornare sulla sua decisione di spostare all'estero la produzione della nuova Clio, garantendo i livelli occupazionali. La stessa garanzia ha dovuto dare la Opel a fronte degli aiuti del governo tedesco, mentre, sempre in Germania, la Daimler si è accordata con i sindacati per assicurare il mantenimento dei 37mila addetti attuali fino al 2020, rinunciando a spostare la produzione della classe C negli Usa. La presunta efficienza privata sembra non poter resistere senza la comoda rete di salvataggio pubblica. Il capitalismo reale è dappertutto questo: profitti privati con soldi pubblici.

Ma in Italia il governo e lo Stato, assumendo una posizione del tutto subalterna di fronte alla Fiat, non ottengono neanche una contropartita minima in termini occupazionali in cambio dei soldi pubblici erogati, che finiscono per finanziare soltanto l'espansionismo estero della Fiat. A maggior ragione il governo di un premier, Berlusconi, che ha tutto l'interesse a non scontentare la Fiat in vista dei giochi di riassetto del potere economico in cui è impegnato in Italia.



Domenico Moro

Fonte: www.aprileonline.info

Link: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=14099

4.02.2010

Commenti (24)

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    1. Tetris1917 5 febbraio 2010

      due articoli uno meglio dell'altro. Complimenti

    1. lucamartinelli 5 febbraio 2010

      capito, cari amici, a cosa servono le guerre e i bombardamenti umanitari?

    1. AlbertoConti 5 febbraio 2010

      La FIAT è uno degli stereotipi del "capitalismo italiano" fondato sul principio: privatizzare gli utili e socializzare costi e perdite. Se il giochino, comune a tutto il mondo fondato su questo tipo di moneta, riesce meglio in Italia è perchè il concetto di società e quindi di stato rappresentativo della stessa è più assente che altrove, essendo il paese per eccellenza delle mafie di ogni tipo e specie. Dal processo d'unificazione del bel paese questo problema non si è mai risolto, anzi si è accentuato in questi ultimi anni. Perfino nella gestione del condominio il pianerottolo segna il confine netto tra ciò che "è mio" e ciò che "non è solo mio, cioè di nessuno".

    1. Tao 5 febbraio 2010

      ASTAVA JE NAŠA! (LA ZASTAVA E NOSTRA)

      Basta dare un’occhiata a questa foto per capire cosa provano i lavoratori della ZASTAVA i quali non possono piu entrarci per divieto del padrone attuale. La Fiat e' entrata in possesso della fabbrica rasa al suolo nel ’99, e successivamente, dopo la pulizia delle macerie, ricostruita dai lavoratori stessi con tanti sacrifici. E tutto questo fu, nel ’99 il motivo perche iniziò questo rapporto di amicizia e solidarieta con associazioni, persone singole, famiglie italiane, RSU e qualche sindacato cittadino che per noi rappresentano chi si oppone ad ogni tipo di aggressione e si impegna per costruire un mondo migliore basato sulla pace, lavoro e diritti uguali per tutti. In 10 anni oltre le adozioni a distanza dei figli dei lavoratori della ZASTAVA, le varie Associazioni hanno portato avanti parecchi progetti nel sociale, sempre tramite il sindacato ZASTAVA come punto di riferimento. Siamo convinti che le nostre lotte devono essere comuni perche' se noi, che siamo un sindacato con possibilità ridotte (per i motivi ben noti), riusciamo ad essere piu forti per ottenere salari piu alti (e non attuali 250 euro), le multinazionali non troverebbero come unico interesse la delocalizzazione nei paesi piu poveri con conseguente disoccupazione nei paesi piu ricchi. Vi invitiamo di rafforzare la vostra solidarietà nel periodo drammatico in cui ci troviamo, augurandoci che con la lotta comune un giorno potremo costruire equilibri salariali per tutti i lavoratori al di là delle frontiere e un futuro migliore per i nostri figli.

      Rajka Veljovic, Radoslav Delic, Il Segretario

      Ufficio relazioni internazionali e
      adozioni a distanza

      Il 1° febbraio 2010 la FIAT si e’ ufficialmente impossessata della fabbrica auto Zastava a Kragujevac, che d’ora in avanti dovrebbe chiamarsi Fiat Auto Serbia.
      Rajka Veljovic, dell’ufficio adozioni a distanza del Sindacato Samostalni, ha descritto telefonicamente, la situazione come drammatica.

      La FIAT ha mantenuto in produzione con contratto a tempo determinato di due mesi, 500 operai e, con contratto di tre mesi cento impiegati; sul contratto non e’ indicato il valore del salario. I giornali Novosti e Politika ipotizzano oggi che il salario medio sara’ di 250 euro.

      Gli altri lavoratori, oltre 2000, sono fuori dalla fabbrica e per loro si e’ genericamente parlato di cassa integrazione, ma al momento senza alcuna precisazione.
      Il Sindacato non ha più da ora alcuna agibilita’ in fabbrica.

      La situazione che si va delineando e’ la piu’ drammatica vissuta da questi lavoratori dai bombardamenti della NATO sulla loro fabbrica nel 1999.

      Sostenere poi (come fanno alcune trasmissioni televisive italiane ed alcuni giornalisti) che in questo momento i lavoratori serbi stanno di fatto togliendo il lavoro agli operai italiani è inaccettabile.

      Non è alimentando guerre fra poveri che si battono le politiche liberiste e selvagge del nostro tempo.

      Da parte nostra cercheremo di portare a questi lavoratori tutta la nostra solidarieta’ materiale, come abbiamo fatto sempre in questi dieci anni.

      Cari amici, care amiche


      vi scrivo a nome del Sindacato Samostalni della Zastava e dei tanti lavoratori i cui figli sono stati aiutati da voi dal 1999, quando i nostri reparti furono rasi al suolo dalla NATO e quando partirono i progetti di solidarieta.

      Aderirono parecchie associazioni, sindacati, adottanti singoli, tra i quali molti da Torino.

      Noi del Sindacato siamo stati punto di riferimento e garanti del progetto delle adozioni a distanza, le consegne degli aiuti sono state sempre state organizzate in modo diretto (dai rappresentanti italiani alle famiglie) in pubblico e con la massima trasparenza.

      Siamo convinti che grazie alle modalita’ di gestione del progetto, siamo riusciti a mantenerlo in piedi .

      Sono passati dieci anni, l’economia del nostro Paese non si e’ ripresa dopo i bombardamenti della NATO (ricordiamo anche l’embargo precedente), e i vostri rappresentanti che sono venuti a trovarci periodicamente lo hanno potuto verificare di persona.

      Siamo ben coscienti che sono passati 10 anni, che nel mondo ci sono altri disastri, e che anche nel vostro Paese c’e’ la crisi (anche se non e’ neppure paragonabile con la situazione economica e politica del nostro Paese).

      A parecchi ragazzi del vostro Progetto mancano uno o due anni per finire gli studi.

      In nome della solidarieta’ tra lavoratori vi chiediamo di non lasciarli soli ora, e di voler continuare gli affidi a distanza.

      Questo e’ il periodo peggiore che attraversiamo dopo i bombardamenti; l’arrivo della Fiat a Kragujevac, ha voluto dire un aumento vertiginoso della disoccupazione, salari sempre piu’ bassi e nessuna speranza nel futuro per i lavoratori licenziati e per le loro famiglie.

      In particolare dopo l’accordo tra il governo della Serbia e la Fiat, queste sono le conseguenze sulle REALI condizioni di vita e sul futuro dei lavoratori della Zastava.



      Vi ringraziamo tanto per la solidarieta’ finora dimostrata e vi inviamo i nostri piu’ fraterni saluti

      Rajka Veljovic

      Ufficio relazioni estere e adozioni a distanza

      presso Sindacato Samostalni Zastava

      4.02.2010

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