LA DITTATURA DEL BERLUSCONARIATO. MASS MEDIA E “DEMOCRAZIA AVANZATA”

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

(NEL SENSO DI “QUEL CHE AVANZA DELLA DEMOCRAZIA”)

DI FRANCO CARDINI

francocardini.net/

Alba grigia su Firenze. Stanotte sono stato sveglio a lungo, seguendo su una delle reti di mediaset la versione quasi integrale del discorso ufficiale di Silvio Berlusconi al Congresso di fondazione del Popolo della Libertà. Su un’opinione pubblica e una società civile diverse dalla nostra, lo spettacolo di un livello d’intelligenza e di libertà degno della dirigenza bulgara degli Anni Cinquanta avrebbe fatto uno straordinario effetto-boomerang e oggi ci sarebbero i picchetti per le strade. Ma, siccome le cose stanno andando altrimenti, a questo punto s’imporrebbe una riflessione seria su come nel Bel Paese la gente viene informata a proposito di quanto accade.

Berlusconi ci ha informato tranquillamente del fatto che in fondo tutto va bene e che l’importante è continuar a investire e a produrre, come se la crisi non esistesse e come se nulla di quanto gli ha spiegato a non dir altro il suo ministro Tremonti fosse degno d’interesse. Ci ha illustrato bontà sua sinteticamente le sue strategie politico-protagoniste che presto lo porteranno a guadagnare il 51% dei consensi e quindi inaugurare la fase cruciale della Dittatura del Berlusconariato: ma la bassa cucina politicastra delle tattiche di alleanza e degli scambi di favore tese a procurarsi maggioranze stabili non apparteneva alla roba che un tempo i politici discutevano neppure in aula, ma nel “transatlantico” o alla buvette? All’opinione pubblica dovrebbero interessare le idee e i programmi, non i metodi parlamentari messi in atto al fine di perseguire un fine? Ci ha comunicato che entreremo senz’ombra di esitazioni nell’ennesima campagna di collaborazionismo militare con gli Stati Uniti senza nemmeno un’ombra di sospetto sul nuovo “atto di terrorismo annunziato” che è recentissimamente purtroppo servito al presidente Obama come alibi per annunziare una nuova fase della sciagurata occupazione dell’Afghanistan. Ha reso omaggio ai nostri caduti di Nassiriyah dimenticando che la responsabilità prima per la fine della loro vita ricade non sui sia pur spregevoli individui che ne hanno offeso la memoria raffigurandoli sulle piazze come manichini, bensì sul governo da lui presieduto che li ha mandati a morire in una guerra ingiusta, fondata su una menzogna (quella della detenzione di armi di distruzione di massa da parte del regime di Saddam Hussein), risolta in una destabilizzante aggressione di un paese membro dell’ONU ed estranea al reale interesse nazionale degli italiani (a parte qualche petroliere, alcuni speculatori, vari imprenditori-esportatori e parecchi mercenari armati in cerca di consistenti, redditizi ingaggi). Ci ha anche messi in guardia contro il persistente pericolo del comunismo.

Questa sequela di menzogne, di sciocchezze e d’infamie non ha provocato un brivido d’indignazione nell’assemblea di fanatici, di dipendenti partitico-aziendali e di astuti tattici politici pensosi del loro immediato “particulare” che lo attorniava e lo applaudiva: al contrario, ha suscitato un uragano di freneticamente bulgari applausi. E non ha procurato alcun contraccolpo in un’opinione pubblica ormai completamente narcotizzata. Ma fra i politici e l’opinione pubblica c’è un ceto professionale che dovrebbe far da mediatore di notizie: tutti quelli che lavorano, a qualunque titolo, nei mass media. In una “democrazia sana”, come si usa dire, giornalisti e opinion makers dovrebbero aver la funzione di una coscienza critica certo non monolitica, forse fatalmente non equidistante, ma quanto meno sveglia e ben conscia di dipendere senza dubbio dai datori di lavoro del singolo professionista dell’informazione, ma prima di tutto dall’opinione pubblica. E un pochino, diciamolo pure, dal fantasma della Liberta. E della Verita.

E allora: dove stiamo andando a finire, se non ci svegliamo? A che punto e la notte?

“Questa e la stampa, baby, e tu non puoi farci proprio nulla”. La conoscono tutti, questa battuta: una splendida stoccata dell’America di celluloide ancora in bianco-e-nero, quando si era convinti che i giornali fossero pieni di cavalieri senza macchia in lotta contro i draghi del potere e del danaro e che alla fine i buoni vincessero sempre.

Ebbene sì, babies, questa è la stampa: e non possiamo farci nulla. E anche la TV e tutto il resto dei mass media. E ancora nulla potremo farci in seguito, a meno che la crisi che ci sta arrivando addosso non sia davvero tanto seria da travolgere almeno alcuni degli equilibri ormai consolidati tra i “poteri forti”, la classe dirigente reale e i due principali ceti executives, cioe i “comitati d’affari” dei politici e i gestori dei mass media a cominciare dalle TV per finire alla carta stampata. Ma il nostro è un paese eccezionale: perchè, a parte la Paperopoli di Walt Disney che però è immaginaria, per quanto si sia da tempo cessato di ritenerla inverosimile, in nessun altra contrada del mondo, nemmeno nell’Africa centrale e in America latina, esiste un Presidente del Consiglio che sia proprietario anche di un grande network televisivo, di alcune case editrici e testate giornalistiche e addirittura padre-padrone di una squadra di calcio. Forse in qualche emirato del Golfo persico esistono situazioni mutatis mutandis simili: ma nemmeno là il Presidente-Proprietario è al tempo stesso plurinquisito, multincriminato, polisospettato e maxichiacchierato e continua a governare, a sfornar battute di spirito e a far la primadonna in TV informandoci perfino delle sue performances sessuali come se nulla fosse, ben certo che l’opinione pubblica del suo e purtroppo anche nostro paese è ormai narcotizzata a un punto tale da non riuscir neppure a ricordarsi che in fondo, fino a tempi poi non troppo lontani, un politico sospettato di qualcosa – anche se e quando la sua innocenza era più che palese – usava tirarsi in disparte e dimettersi o autosospendersi, a seconda dei casi, finchè, come si usava dire, “piena luce non fosse stata fatta”. Macchè: Berlusconi farà perfino il capolista onnipresente alle prossime elezioni europee, alla faccia delle normative che vietano a chiare lettere a un Presidente del Consiglio in carica di venir eletto al Parlamento Europeo: e quindi è ovvio che chi non può essere eletto non ha il diritto di candidarsi.



Stando così le cose in un paese considerato “a democrazia avanzata”, viene davvero il sospetto che tale espressione vada intesa nel senso di “un paese nel quale vige ormai quel che avanza della democrazia”. Probabilmente, se a questo punto da qualche parte nascesse un forte movimento di protesta, il governo potrebbe reprimerlo senza sollevare speciali rimostranze: e magari trattando da “guerriglieri” chi si fosse azzardato a protestare. Ma non ce ne sarà bisogno: dal momento che la nostra società civile non è affatto migliore – e qui aveva ragione Romano Prodi, quando si esprimeva con amara sincerità alla fine del suo infelice mandato - della classe politica che riesce ad esprimere, utilizzando fra l’altro senza far una grinza una legge elettorale costituzionalmente parlando sospetta come l’attuale, che accorda praticamente alle segreterie dei partiti il diritto di designare i candidati ai due rami del Parlamento e relega l’elettorato attivo a un puro ruolo di legittimazione formale. La legge istitutiva della camera dei Fasci e delle Corporazioni del ’38, che quanto meno lasciava intatto il meccanismo delle preferenze, era un tantino piu democratica di questa: a parte che la segreteria del PNF era una sola, mentre oggi le segreterie sono una manciata (ma a quanto apre concordi quando si tratat di elaborar le regole di spartizione della torta).

Stando cosi le cose, mentre sappiamo bene – oltre a Berlusconi, ai partiti politici, alla Confindustria, a De Benedetti, a Caltagirone e a qualcun altro – da chi dipendano sia le TV sia la carta stampata, parlare dei rapporti tra mass media e democrazia diviene ozioso: a meno che non s’intenda far dell’umorismo macabro.



In effetti, di solito e nel parlar comune il termine “democrazia” si contrappone a “dittatura” e/o a “totalitarismo”. Può darsi che ai tempi di Hannah Arendt le cose sembrassero star più o meno così: ma ormai sappiamo che non è vero. Le dittature, e addirittura i sistemi totalitari, non si fondano – a differenza delle oligarchie e dei sistemi autoritari “classici”, a la Horty – sulla demobilitazione delle folle o delle masse (o della “gente”, come si preferisce dire oggi; o delle “moltitudini”, a dirla con Antonio Negri), bensì al contrario sulla loro continua mobilitazione e sull’esercizio di un consenso che soltanto lo schematico e manicheo ottimismo di certi “sinceri democratici” può finger di credere sia e/o sia stato sempre ottenuto con i mezzi dell’intimidazione e della repressione. Al contrario di quel che si crede, tra “democrazie” e “totalitarismi” ( diciamo pure tirannidi), esiste un continuum, sia pure imperfetto e fatto di continue grandi e piccole rotture. Dopo alcuni mesi passati tra le dolci verdi colline e i boschi resinosi del Vermont. che somiglia tanto a certe contrade russe, Soljenitzin capì tutto di quell’Occidente che continua a essere incompreso a molti che ci sono nati e ci vivono “da sempre”: e non esitò a dichiarare che la differenza tra Unione Sovietica e beati Stati Uniti d’America (e con loro tutto il beato occidente) era che per far star zitto qualcuno la bisognava metterlo in galera, o spedirlo in manicomio, o ammazzarlo; mentre qua bastava staccargli il microfono. E tener ben attaccati, d’altronde, altri microfoni: quelli di chi ai bei tempi del “Questa e la stampa, baby” era o comunque dava l’impressione di essere (e spesso ci credevano essi per primi, e sinceramente) al servizio del pubblico, della “gente”, mentre oggi chi lavora in TV o nei giornali, anche se è megadirigente galattico (anzi, soprattutto in quel caso), sa benissimo di dover stare al servizio del suo datore di lavoro: e il peggio è che tutti accettiamo questa realta come se fosse ovvia, “normale”.

Al massimo, ci ripetiamo cinicamente che “è sempre successo”. No. Non è sempre successo; e anche se lo fosse, sarebbe giunta ormai l’ora di voltar pagina. Ma allora, dal momento che non possiamo aspettarci una democrazia garantita “dall’alto”, nella quale proprietari e padri-padroni graziosamente concedano ai loro subalterni di parlar alto e chiaro anche contro gli interessi di ditta o di bottega, non ci resta che sperare – “con disperata speranza”, come baroccamente si usa in questi casi dire – in una garanzia rivendicata e tutelata dal basso. E non è che non ce ne sia qualche segno. Dalla palude d’un popolo italiota i prevalenti interessi del quale – eterno calcio a parte – amano focalizzarsi su nobili obiettivi quali la mamma di Cogne, il delitto Meredith di Perugia, le vicende avvincenti dell’Isola dei Famosi e della Fattoria e i fini dibattiti moderati dalla signora Maria Filippi in Costanzo o del di lei consorte, con la domenica mattina gastronomica e il consueto Angelus da Piazza San Pietro, giunge qua e là qualche lontano brusio. Aumentano i sodalizi fondati sul volontariato, si muovono spontanei (o almeno auguriamoci lo siano) sodalizi di cittadini e, come dice Berlusconi, di “consumatori”, si registra un boom d’interesse fra gli studenti delle scuole medie per il problema della sete nel mondo e della commercializzazione dell’acqua potabile da parte di certe multinazionali. Si oserebbe affermare (e sperare?) che, nella misura in cui progredisce la crisi e la sua ombra si allunga inquietante sull’Europa, si riduce lo spazio del disinteresse, dell’alienazione, della tendenza a delegare senza esercitare un controllo sulla gestione delle deleghe accordate.

In Italia, molte cose non vanno. Promesse mai mantenute, lavori pubblici avviati e mai portati a compimento, grandi e piccoli drammi individuali e collettivi sui quali è caduto il generale disinteresse. Poi arriva un programma televisivo popolare e per giunta in una TV berlusconista, Striscia la Notizia. Le cose non vanno: Capitan Ventosa, pensaci tu. E l’avventuriero-reporter improbabilmente abbigliato piomba sugli Assessorati, plana sulle Sovrintendenze, si butta in picchiata sulle cosche di palazzinari e di usurai. Ma non c’è punto della penisola che non appartenga a una circoscrizione elettorale: non c’è metro quadro del Bel Paese sul quale arrivi Capitan Ventosa che non sia formalmente interessato dalla tutela di un parlamentare. Ebbene: dov’è l’onorevole, che cosa stanno facendo il senatore o la senatrice sul cui territorio c’è un ingorgo d’immondizia o le cui coste sono state invase da un’inattesa colata di cemento? Perchè lasciano l’avventuriero-reporter abbigliato da water a combattere da solo? Ecco: qua e là, un numero sempre piu alto di cittadini alza gli occhi dalla TV, stacca le orecchie dal telefonino, e se lo chiede. Chissà che la nuova democrazia partecipata non ricominci da qui.

Franco Cardini

Fonte: http://www.francocardini.net/

28.03.2009

Commenti (53)

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    1. pablobras 29 marzo 2009

      .... CHE POETA ! COMPLIMENTI .

    1. virgo_sine_macula 29 marzo 2009

      Domanda:chi e' stato al potere per quasi due anni dicendo un giorno si e uno no che avrebbe fatto la legge sul conflitto di interessi per poi non fare nulla come in campo economico,sociale,istituzionale ed estero?
      Chi e' causa del suo mal pianga se stesso

    1. virgo_sine_macula 29 marzo 2009

      Piu' chiaro ed esplicito di cosi' si muore,comunque oro colato

    1. pablobras 29 marzo 2009

      STIAMO DIVENTANDO SEMPRE PIU' LA BRUTTA COPIA DELL' AMERICA !

    1. pablobras 29 marzo 2009

      CONTINUIAMO A PERDERE TEMPO LAMENTANDOCI RIMANENDO A GUARDARE IL POTERE DIVENTARE SEMPRE PIU' FORTE .
      TRA POCO SARA TROPPO TARDI ...
      IL DISSANGUAMENTO SOCIALE E' IN CORSO.
      IL VERTICE SI RINFORZA E LA BASE SI INDEBOLISCE.
      POI CI SARA' L'EVIDENTE GESTIONE TIRANNICA.
      LA BASE TORNERA' A LOTTARE PER L'ENNESIMA VOLTA
      PER UNA VITA MIGLIORE. FUTURO MOLTO INCERTO.

    1. pablobras 29 marzo 2009

      La pubblicità andrebbe abolita !
      Le persone devono spengere le tv e riappropriarsi della propria vita.

      Tutti i dipendenti e i sostenitori di berlusconi in cassa integrazione pagati da lui e a fare volontariato obbligatorio per redimersi.

      Accettare come fonte di informazione la televisione per tutte le scelte e soprattutto per scegliere i candidati alle poltrone è la cosa più stupida che si possa fare.
      Poi ci lamentiamo se le cose vanno male...

      LA MAGISTRATURA DOVREBBE AVERE IL POTERE DI AGIRE ANCHE AI VERTICI DELLA SOCIETA'.
      ALTRIMENTI CE LO METTERANNO SEMPRE NEL C... !!!!!!!!!!!!!

    1. pablobras 29 marzo 2009

      Allora : berlusconi fa schifo, fa vomitare, è il male, il falso, l'impostore.
      Il reato più grave che egli a compiuto è il seguente :

      CIRCONVENZIONE DI INCAPACE

      Lo votano i ricchi e i rimbambiti !

      E' colpevole di aver fatto regredire mentalmente una parte di popolo.
      E' un illusionista per olocchi.
      Chi lo doveva combattere si è fatto comprare (l'opposizione).

      Tutta la merda che ha seminato gli ritornerà addosso.

      Sarà ricordato, quando la narcosi televisiva cesserà, come un essere spregevole, un pubblicitario ...falso e ridicolo.

    1. adriano_53 29 marzo 2009

      da queste parti, poco sotto le alpi vicentine, il pomeriggio è grigio e piovoso, proprio come questo commento di cardini, di cui non si sà se apprezzare il coraggio o stigmatizzare la temerarietà nel guardare l'osceno.

      Cardini, non hai altri modi per passare la notte: una moglie un'amante, anche senza apostrofo, un pornazzo, una rilettura di Proust?

      D'altra parte se le illusioni servono per vivere, un pò come la droga, prima o poi devi pagare il conto, proprio come per la droga.

      La democrazia è illusione, una droga e se ne abusi devi scontare il fatto che illudendoti di non essere un granello di polvere nella società di massa, ma un Cittadino con tanto di cornice costituzionale, poi, quando svansce l'effetto e tu non sei pronto ad assumere una dose maggiore, devi vivere e vedere l'oscenità del reale.

      L'unico rimedio rimane la disintossicazione: allora vedrai questi turbini di polvere nella loro reale consistenza e nel loro aspetto più interessante: il cambiamento. Vedrai e, a volte, riderai dei patetici tentativi di queste momentanee aggregazioni di polvere di fermare il vento che tutto trascina.

      Vedrai e, sempre, riderai delle loro grottesche illusioni di non essere dei granelli di polvere trascinati dal vento.

      Oste, per la miseria, un altro di rosso!

    1. sacrabolt 29 marzo 2009

      Ma quelle tre dietro a silvio sono alla fame o il truccatore ci ha il chiodo fisso dello zigomo prominente?

    1. Truman 29 marzo 2009

      Seguo poco lo spettacolo e quindi tutto ciò che appare in TV, ma ho la sensazione che le valutazioni di Cardini siano sostanzialmente valide. Con qualche precisazione.


      1) Il linguaggio di Berlusconi mi ricorda sempre più quello di Maria Antonietta, tutto va bene e chi ha fame mangiasse la brioche. Qualcuno ricorda come andò a finire.
      2) Senza andare troppo lontani nel tempo, l'8 settembre 1943 gli italiani, fino al giorno prima fascisti, diventarono tutti antifascisti. Perchè sì, siamo peggio di Paperopoli, ma sappiamo cambiare bandiera con rapidità impressionante.

    1. edo 29 marzo 2009

      E la chiamavano "opposizione"!

    1. castigo 29 marzo 2009

      FRANCO CARDINI:

      Ma il nostro è un paese eccezionale: perchè, a parte la Paperopoli di Walt Disney che però è immaginaria, per quanto si sia da tempo cessato di ritenerla inverosimile, in nessun altra contrada del mondo, nemmeno nell’Africa centrale e in America latina, esiste un Presidente del Consiglio che sia proprietario anche di un grande network televisivo, di alcune case editrici e testate giornalistiche e addirittura padre-padrone di una squadra di calcio.

      francamente avete rotto il cazzo con questa storia.

      cosa è stato fatto quando quella che oggi è "l'opposizione" era al governo, per sanare questa situazione????

      te lo dico io: UNA BEATA FAVA DI NIENTE!!!!

      e allora basta con questi piagnistei dementi ed inutili, piantatela di piangervi addosso e lamentarvi come bambini delle elementari.... signora maestraaaaa quello lì c'ha le televisioniiii.....

      fate cagare quanto ed anche più di lui, perché probabilmente per calcolo siete stati conniventi, lo avete favorito, anche indirettamente, ed ora che ne pagate il prezzo siete ancora qui con la solita vecchia storia "che c'ha le televisioni".....

      ma andate a dar del c.....olore, che se oggi siamo al punto in cui siamo è soprattutto colpa vostra.....

    1. virgo_sine_macula 29 marzo 2009

      In effetti capita a volte di rimpiangere i vari governi prodi e le numerose conquiste sociali realizzatesi in quel periodo:si stava meglio quando si stava peggio,tuttavia quando si instaura una dittatura la colpa
      e' spesso di un'opposizione che va sull'Aventino invece di combattere.

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