LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO

LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO

DI THIERRY MEYSSAN
Réseau Voltaire

La notizia di una possibile frode elettorale si è sparsa per Teherán alla velocità della luce e ha fatto scendere in piazza i sostenitori dell’ayatollah Rafsanjani contro quelli dell’ayatollah Khamenei. Questo caos è stato provocato dietro le quinte dalla CIA, che semina la confusione sommergendo gli iraniani di SMS contraddittori. Thierry Meyssan spiega questo esperimento di guerra psicologica.

Nel marzo del 2000 la segretaria di Stato Madeleine Albright ha riconosciuto che l’amministrazione Eisenhower organizzò un cambio di regime in Iran nel 1953 e che questo avvenimento storico spiega l’attuale ostilità degli iraniani per gli Stati Uniti. La settimana passata, durante il suo discorso al Cairo rivolto ai mussulmani, il presidente Obama ha riconosciuto ufficialmente che «in piena Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo nell’abbattimento di un governo iraniano eletto democraticamente [1].

A quell’epoca, l’Iran era controllato da una monarchia da operetta diretta dallo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Questi era stato insediato sul trono dai britannici, che avevano obbligato suo padre, l’ufficiale cosacco filonazista Reza Pahlavi, a dimettersi. Però lo shah si ritrovava un Primo Ministro nazionalista, Mohammed Mossadeq. Quest’ultimo, con l’appoggio dell’ayatollah Abu al-Qassem Kachani, nazionalizzò le risorse petrolifere [2].

A seguito, "Le elezioni in Iran. Cerchiamo di capire" (Franco Cardini, cardini.net);Furiosi, i britannici convinsero gli Stati Uniti a fermare la deriva iraniana prima che il paese sprofondasse nel comunismo. Allora la CIA mise in moto l’«Operazione Ajax», diretta ad abbattere Mossadeq con l’aiuto dello shah e sostituirlo con il generale nazista Fazlollah Zahedi, fino allora imprigionato dai britannici. Zahedi instaurò il regime di terrore più crudele dell’epoca, mentre lo shah faceva da copertura ai suoi abusi posando per le riviste di gossip occidentali.

L’Operazione Ajax fu diretta dall’archeologo Donald Wilber, lo storico Kermit Roosevelt (nipote del presidente Theodore Roosevelt) e dal generale Norman Schwartzkopf senior (il cui figlio omonimo fu comandante dell’Operazione Tormenta nel Deserto). Tale operazione è tuttora un modello di sovversione. La CIA progetta uno scenario che dà l’impressione di una sollevazione popolare mentre si tratta di un’operazione segreta. Il punto culminante dello spettacolo fu una manifestazione a Teheran, con 8.000 comparse pagate dall’Agenzia, per fornire foto convincenti alla stampa occidentale [3].

La storia si ripete? Washington ha rinunciato ad attaccare militarmente l’Iran e ha dissuaso Israele da prendere questa iniziativa. Per ottenere un «cambio di regime», l’amministrazione Obama preferisce giocare la carta -meno pericolosa anche se più incerta- dell’azione segreta. In occasione delle elezioni presidenziali iraniane, grandi manifestazioni contrappongono nelle piazze di Teheran i sostenitori del presidente Mahmud Ahmadinejad e la sua guida Ali Khamenei da una parte e i sostenitori del candidato sconfitto Mir Hossein Moussavi e dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani dall’altra. Tali manifestazioni riflettono una profonda divisione nella società iraniana tra un proletariato nazionalista e una borghesia che lamenta la sua emarginazione dalla globalizzazione economica [4]. Agendo dietro le quinte, Washington cerca di influire sugli avvenimenti per abbattere il presidente rieletto.

Ancora una volta l’Iran è un terreno di sperimentazione di metodi innovativi di sovversione. Nel 2009 la CIA si basa su una nuova arma: il controllo dei telefoni cellulari.

Da quando c’è stata una diffusione generalizzata dei cellulari, i servizi segreti anglosassoni hanno moltiplicato le loro capacità di intercettazione. Mentre l’ascolto dei telefoni fissi necessita dell’installazione di cavi di derivazione, e pertanto di agenti sul terreno, l’ascolto dei cellulari si può fare a distanza grazie alla rete Echelon. Tuttavia questo sistema non permette di intercettare le comunicazioni telefoniche via Skype, e da qui il successo dei telefoni Skype nelle zone di conflitto [5]. Così la National Security Agency (NSA) ha di recente proposto ai provider di tutto il mondo di fornire la loro collaborazione. Quelli che hanno accettato sono stati retribuiti generosamente [6].

Nei Paesi che occupano -Iraq, Afghanistan e Pakistan- gli anglosassoni intercettano tutte le conversazioni telefoniche effettuate tramite cellulari o in connessione con questi. L’obiettivo non è quello di ottenere trascrizioni di questa o quella conversazione, ma individuare le «reti sociali». In altre parole i telefoni sono i delatori che permettono di conoscere con chi si relaziona una certa persona. A partire da qui si possono individuare le reti di resistenza. Successivamente i telefoni permettono di localizzare gli obiettivi individuati e «neutralizzarli».

Per questo nel febbraio 2008 i ribelli afghani hanno ordinato ai diversi gestori di interrompere le loro attività tutti i giorni dalle 17:00 alle 3:00, per impedire che gli anglosassoni seguissero i loro movimenti. Le antenne di quelli che non hanno obbedito a quest’ordine sono state distrutte [7].

Al contrario (eccetto la centrale telefonica danneggiata per errore), l’esercito israeliano si è ben guardato di bombardare le antenne telefoniche a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008-gennaio 2009. Qui compare un cambiamento totale di strategia da parte degli occidentali. Dalla guerra del Golfo prevaleva la «teoria dei cinque anelli» del colonnello John A. Warden: il bombardamento delle infrastrutture telefoniche era considerato un obiettivo strategico per diffondere la confusione nella popolazione e contemporaneamente interrompere le comunicazioni tra i centri di comando e i combattenti. Ora è il contrario, è necessario proteggere le infrastrutture delle telecomunicazioni. Durante i bombardamenti di Gaza, l’operatore Jawwal [8] ha fornito credito ai suoi abbonati, ufficialmente per aiutarli, in realtà per interesse degli israeliani.

Spingendosi più oltre, i servizi segreti anglosassoni e israeliani hanno sviluppato metodi di guerra psicologica basati sull’utilizzo estensivo dei cellulari. Nel luglio 2008, dopo lo scambio di prigionieri e cadaveri tra Israele e Hezbollah, i robot hanno inviato decine di migliaia di chiamate ai cellulari libanesi. Una voce in arabo avvertiva di non partecipare in alcun modo alla resistenza e denigrava Hezbollah. Il ministro libanese delle Telecomunicazioni Jibran Bassil [9], ha presentato una denuncia all’ONU contro questa flagrante violazione della sovranità del Paese [10].

Sulla stessa linea, decine di migliaia di libanesi e siriani ricevettero una chiamata automatica, nell’ottobre 2008, che offriva 10 milioni di dollari per qualsiasi informazione che permettesse di localizzare e liberare i soldati israeliani prigionieri. Le persone interessate a collaborare dovevano rivolgersi a un numero nel Regno Unito [11].

Questo metodo viene ora utilizzato in Iran per intossicare la popolazione con la diffusione di notizie allarmistiche e per canalizzare il malcontento che suscitano.

In primo luogo è stata diffusa via SMS durante la notte dello scrutinio la notizia che il Consiglio dei Guardiani della Costituzione (equivalente al Tribunale Costituzionale) aveva informato Mir Hossein Moussavi della sua vittoria. Così l’annuncio, diverse ore dopo, dei risultati ufficiali -la rielezione di Mahmud Ahmadinejad con il 65% dei voti- apparve come un’enorme frode. Tuttavia, tre giorni prima, Moussavi e i suoi amici consideravano sicura la netta vittoria di Ahmadinejad e si sforzavano di spiegarla con gli squilibri nella campagna elettorale. Così l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani articolava le sue lamentele in una lettera aperta. Gli istituti statunitensi di sondaggi in Iran pronosticavano un vantaggio di Ahmadinejad di 20 punti su Moussavi [12]. In nessun momento è parsa possibile la vittoria di Moussavi, anche se è probabile che i brogli abbiano accentuato il margine tre i due candidati.

Successivamente sono stati selezionati dei cittadini tra quelli che si sono fatti conoscere in Internet per conversare su Facebook o tra gli abbonati alle linee di informazione Twitter. Quindi hanno ricevuto, sempre tramite SMS, le informazioni -vere o false- sull’evoluzione della crisi politica e sulle manifestazioni in corso. Si trattava di messaggi anonimi che diffondevano notizie di sparatorie e di numerosi morti; notizie che ad oggi non hanno avuto conferma. Per una sfortunata coincidenza di calendario, l’impresa Twitter ha dovuto sospendere il servizio per una notte, il tempo necessario per la manutenzione delle sue installazioni. Ma il Dipartimento di Stato USA è intervenuto per obbligarla a sospendere questa operazione [13]. Secondo il New York Times, queste azioni hanno contribuito a seminare la sfiducia nella popolazione [14].

Simultaneamente, con un nuovo sforzo, la CIA ha mobilitato i militanti anti iraniani negli Stati Uniti e nel Regno Unito per aumentare il disordine. E’ stata distribuita una Guida pratica della rivoluzione in Iran, che comprende vari consigli pratici tra i quali:
- Impostare gli account Twitter sul fuso orario di Teheran.
- Centralizzare i messaggi sugli account Twitter@stopAhmadi, iranelection e gr88.
-Non attaccare i siti internet ufficiali dello Stato iraniano. «Lasciate fare all’esercito» USA per questo (sic).

Una volta attuati, questi consigli impediscono qualsiasi autentificazione dei messaggi Twitter. Non si può più sapere se li inviano testimoni delle manifestazioni a Teheran o agenti della CIA da Langley, e non si può distinguere il vero dal falso. L’obiettivo è quello di creare ancora più confusione e spingere gli iraniani a combattersi tra loro.

Gli stati maggiori di tutto il mondo seguono con attenzione gli avvenimenti a Teheran. Tutti cercano di valutare l’efficacia di questo nuovo metodo di sovversione nel laboratorio iraniano. E’ ovvio che il processo di destabilizzazione ha funzionato. Ma non è sicuro che la CIA possa canalizzare i manifestanti perché essi stessi facciano quello che ha rinunciato a fare il Pentagono se non desiderano farlo: cambiare il regime, chiudere con la rivoluzione islamica.

NOTE

Commenti (73)

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    1. reza 20 giugno 2009

      Quel che dice Abolrish è denunciato stasera da Mussavi nel suo comunicato n.5 in cui dichiara che non mollerà è che pronto al martirio pur di difendere la Repubblica.

      Dopo il sio primo mandato, in questi 4 anni passati, Ahmadinejad è il suo ideologo Mesbah Yazdi,hanno cercato di annullare le istituzioni repubblicane e Mesbah Yazdi ha empre sostentuo che nell'Islam il concetto della repubblica non esiste.

      Mussavi nel suo comunicato denucia questo fatto che , scegliendo a tavolino Ahmainejad, Khamenei sta portando l'Iran verso una dittatura in cui, da ora in poi, il voto del Popolo non ci sarà e non ci sarà nemmeno il parlamento ma solo la guida suprema che deciderà ogni cosa e che truffando il Popolo e rovesciando il voto reale che darbbe Mussavi vincitore con oltre 19 milioni di voti, il trio Ahmadinejad,Mesbah Yazdi e Khameni,intendono mettere a tacere chiunque e prendere tempo per poi mettersi d'accordo con le potenze occidentali e accontantarl,i sia sull'Afghanisntan che sull'Iraq, per poi restare al potere indisturbati.

    1. BSMLLHTL 20 giugno 2009

      Scusa? Potresti postiare il link in lingua "farsi" a me...per favore?
      Grazie èh!!!
      Ah! Dimenticavo...non aver timore: non sono una tua compaesana!!!

    1. abolrish 20 giugno 2009

      "Dove ho letto tutto" in che senso? Io ho fatto tre domande e mi si risponde chiedendomi le credenziali accidenti! :)

      Ma domandare è lecito e rispondere è cortesia, perciò provo a risponderti.

      1) Il fatto che i tre candidati sfidanti (l'ultraconservatore incluso) abbiano denunciato la loro impossibilità totale di controllare le operazioni di voto e di conteggio, lo so perché so leggere il persiano. Sono madrelingua. E anche un intellettuale abbastanza colto :)

      Il tutto si trova nel testo della lettera di ricorso di Moussavi presso il Consiglio dei Guardiani ed è documentato da una lettera di reclamo dei delegati stessi al ministro degli interni fin dalle prime ore dopo la chiususa dei seggi. Ho fatto un post su questo e lo vedrai se il Quijote me lo pubblicherà. Se sai il persiano ti posto il link.

      2) L'evenienza segnalata dall'ultraconservatore Rezai - quella dei seggi in cui invece di 100 aventi diritto hanno votato in 250 - si trova anch'esso nel suo ricorso al Consiglio dei Guardiani.

      Aveva addirittura minacciato il ministero degli interni di chiedere non la riconta, ma l'annullamento, se entro la giornata dell'altro ieri non gli avessero dato accesso ai risultati delle singole circoscrizioni. Il che sarebbe stato estremamente imbarazzante, visto che proviene da un alleato. Forse è per questo che conosce certi dati.

      3) Che gli SMS fossero stati inviati molto prima è evidente: se il delegato non è ammesso al seggio lo sa fin dalla mattinata, e il suo dovere è quello di informare il quartier generale del candidato. Il candidato informa quindi preventivamente i suoi elettori per metterli sul chivalà e ottenere un supporto.

      Ora, dato che in Iran non è che c'è Rai3 o La 7, il candidato non ha alcun accesso alla radiotelevisione nazionale per dare una notizia del genere. L'unico modo che il candidato ha per avvisare i suoi elettori è l'sms, twitter, facebook, blog vari. E questo è l'aspetto realmente interessante della questione.

      4) Moussavi. E' un ex primo ministro. Quelli della mia generazione gli vogliono bene perché ha mantenuto basso il prezzo della farina, del té, dello zucchero e della carne per otto anni di guerra con l'Iraq.

      Il fatto che qualcuno in occidente caschi dal pero oggi per lo scandalo Iran-Contra mi fa sorridere. Ora, io sono dotrato di un certo senso dell'umorismo e sorrido spesso, ma perché vivo qui.

      Chi vive in iran di humour glien'è rimasto pochino e si interroga sul perché il presidente Ahmadinejad nonn riesce a far avere la benzina al paese ma manda dei soldi ai poveri fratelli libanesi. Dove caspita erano tutti questi fratelli quando sotto le bombe di Saddam c'eravamo noi? direbbe uno che vive in Iran...

      Un po' populista, ma fa sempre un certo effetto. Ora dato che è lui che vive in Iran, ed è lui ad avere il serbatoio vuoto nel secondo maggiore produttore di petrolio della terra, non mi metto a fargli la ramazina dicendogli di sopportare perché a me invece i libanesi sono simpatici. Nella città dalla quale ti scrivo si dice che sono tutti froci col culo degli altri. Non so se è un modo di dire locale o nazionale.

      5) Mia sorella vive all'estero e ha votato in un consolato. Io non ho votato perché francamente spostarsi da qui a Milano che duepalle... ho la doppia cittadinanza e, dato che il forum sembra frequentato anche da dei cari compaesani, non so se faccio bene a dare tutte queste informazioni sul mio conto.

      Ma francamente arriva il giorno che inizi a dire me ne fotto e, come si dice dalle parti dove sono nato, "fai l'abluzione del martirio". Insomma arriva il giorno in cui non hai più paura.

      Ora mi aspetto però che qualcuno risponda alla mia terza domanda: che mi spieghi cioè che tipo di conflitto sociale è in atto in Iran.

      Perché sentirmi dire che una settimana di manifestazioni oceaniche e morti per strada dipendono dal fatto che degli sms hanno eccitato gli animi, francamente offende la mia intelligenza.

      Ciao

    1. BSMLLHTL 20 giugno 2009

      Musavì non è mai stato rispettoso verso la legge, anche quando era primo ministro lasciò l’incarico senza permesso, dando la notizia delle sue dimissioni ad un giornale invece che al presidente (all’epoca Ayatullah Khamenei) o alla Guida Suprema Imam Khomeyni! Pensate che l’Imam dovette leggere la notizia delle sue dimissioni in un giornale come una persona qualsiasi! Quindi lui fece due reati rispetto alla Costituzione Iraniana: primo, non consegnò la lettera di dimissioni al presidente, secondo lasciò l’incarico prima che le sue dimissioni venissero accettate ufficialmente e sparì per 3 giorni! Fu un comportamento molto offensivo verso l'Imam Khomeyni, ma questo i sostenitori di Musavì non lo dicono...

    1. abolrish 20 giugno 2009

      L'errore di questa replica consiste nel considerare la Repubblica Islamica un "regime dittatoriale". A mio parere ciò può essere causato da una conoscenza un po' parziale di una realtà (e di una costituzione) estremamente complessa ed articolata e, soprattutto, del conflitto in atto.

      Le procedure democratiche "interne al regime" in Iran ci sono da trent'anni, e sono sostanziali. Esse si devono seguire pena porsi al di fuori di una costituzione esistente, e ciò ipso facto comporterebbe la perdita di legittimità del regime stesso.

      Per chi si pone al di fuori della Repubblica Islamica non c'è alcuna democrazia ovviamente: marxisti, laici, socialdemocratici e monarchici ad esempio non hanno diritto di costituire partiti. Ma ciò investe l'aspetto liberale dello stato, non quello democratico. E non è solo una sottigliezza perché *tra* i partiti islamici di vario tipo la competizione democratica si è sempre svolta regolarmente.

      Ora, è proprio per trasformare la democrazia interna al regime in "mera procedura" che - questa volta - si devono mettere in piedi delle elezioni e truffarle. Perché - come dice l'Ayatollah Bayat Zanjani (di cui parlerò sul mio blog) - è in fieri un passaggio da "Repubblica Islamica" a "Regime Islamico".

      Un processo molto simile a quello che Lei sembra vedere in atto in Italia. Solo che lì scendono in piazza in massa, in Italia evidentemente va bene così.

      In ultimo faccio un po' di pubblicità al mio modesto blog: http://abolrish.blogspot.com

    1. pietro200 20 giugno 2009

      dimenticavo, ma...tua sorella e' iraniana e tu italiano , o cosa? non capisco.

    1. pietro200 20 giugno 2009

      potresti dire dove hai letto il tutto?
      potresti spiegare un po il passato di moussavi, da chi era pagato per fare cosa?
      gli sms non parlavano affatto di colpo di stato e sono stati inviati molto prima del risultato ufficiale.
      non e' per difendere l'articolo, vorrei difendere la verita'.

    1. cardisem 20 giugno 2009

      Nel dicembre del 2007 ho seguito in Roma un convegno con titolo “Fighting for Democracy in the Islamic World”. Ne feci un’ampio resoconto critico in questo post:

      http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/12/preparazione-alla-partecipazione-ad-un.html

      Posso testimoniare che vi fu allora da parte di un “dissidente” la richiesta di una specifica somma di denaro (credo mille miliardi di dollari) per finanziare il "dissenso”. Aspettavo un articolo come quello di Meyssan per avere una conferma a quella che altrimenti restava una mia congettura.

      Chiedo scusa, ma sono davvero stanco per soffermarmi sugli altri commenti. Mi limito a dire che una cosa sono eventuali irregolarità elettorali, che possono sempre esservi in qualsiasi elezione, altra è una totale delegittimazione di un risultato politico che mi sembra ovvio. Del resto, se il regime fosse davvero tale potrebbe fare a meno di elezioni. Non avrebbe senso prevedere ed istituire nel proprio sistema costituzionale sistemi di consultazione popolare ed elettorali per il solo scopo di farvi sistematici brogli. Basta trovare forme diverse di democrazia che non devono necessaria seguire un modello procedurale (la democrazia come mera procedura) la cui effettiva consistenza democratica siamo ben in grado noi italiani di valutare quello che vale e quanto vale.

      Antonio Caracciolo

    1. adriano_53 20 giugno 2009

      Più si sviluppa la vicenda iraniana più si scoprono iraniani tra i lettori di CDC: un caso?




      Vedremo.




      Ad ogni modo: di fronte alla chiara sfida, non elettorale, per il potere lanciata da Moussavi, tocca ora a Ahmadinejad far vedere se ha, oltre al consenso elettorale, il controllo delle masse e dello stato.




      Nel frattempo, madonna democrazia, con i suoi riti e liturgie, dimostra, in qualsiasi parte del mondo, la sua totale inadeguatezza di strumento politico, nel tempo della società di massa e del mondo unipolare.

    1. pietroancona 20 giugno 2009

      La guerra preventiva degli USA con l'Iran
      ================================

      Gli Usa escono allo scoperto per spalleggiare apertamente il golpe "populista" del loro quisling Mausavi che, appena iniziato lo spoglio, si era proclamato subito immediatamente vincitore per dare il via alla grande eversione antidemocratica di questi giorni. Non ci sono dubbi sulla vittoria di Ahmaninejad come ben sanno gli stessi americani che avevano monitorato le elezioni con ben due sondaggi di pubblico dominio. Ma tutto era stato preparato minuziosamente per dare vita ad una "rivoluzione colorata" come le tante che abbiamo visto e che sono state dimenticate presto dalla opinione pubblica occidentale sempre pronta a difendere libertà e democrazia dei cattivi di turno o trattati come tali dagli Usa. Ieri il Congresso americano, dopo avere stanziato altre centoseimiliardi di dollari per le guerre con l'Iraq e l'Afghanistan ha espresso simpatie per la
      "rivoluzione"iraniana ed oggi Obama-Bush che fino all'altro ieri si dichiarava indifferente e pudicamente guardava da un'altra parte ricordando che per lui Mousavi equivaleva ad Ahmaninejad oggi minaccia lo Stato iraniano dicendo di stare attento perchè gli occhi del mondo sono tutti fissati su di lui. Questa uscita di aperto
      appoggio smaschera la natura di sovversismo e di tradimento della patria del movimento "verde" ma dimostra anche la difficoltà a fare come in Ucraina, in Georgia, in Bielorussia ed altrove...
      Gli Usa sono in guerra preventiva con tutto il mondo. La loro pax è fatta di distruzioni, montagne e montagne di cadaveri, bombardamenti, occupazioni militari, asservimento colonialistico, inquinamento, distruzione dei
      beni archeologici e della storia dell'umanità. Ma anche di "rivoluzioni colorate". Le uniche nazioni che "rispettano" sono quelle che hanno affidato
      dopo l'intervento degli squadroni della morte ad incalliti criminali, a regimi militari come quello colombiano che tiene in galera diecine di migliaia di contadini dopo averli depredati delle loro terre assegnate alle loro multinazionali. Il pianeta è stretto in una rete di basi militari usa che hanno lo scopo di controllare innanzitutto la nazione dove sono collocate. In Italia le basi militari ed i depositi nucleari USA servono innanzitutto a controllare la fedeltà del nostro Paese. L'Iran (lo chiamerei volentieri Persia) non minaccia nessuno ed è minacciato da vicino da una israele dotata di oltre mille testate nucleari e di un esercito tra i più potenti del mondo.
      L'Iran è in pericolo come lo sono la Russia, la Cina, l'India e tutti i paesi che non sono stati marchiati dalla presenza di una base militare Usa. Ma forse questa ennesima ciambella al signor Obama- Bush terzo non riuscirà con il buco.
      http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=7771
      Pietro Ancona
      http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
      www.spazioamico.it

    1. Hassan 20 giugno 2009

      La teppaglia anti-Ahmadinejad sta continuando a protestare: evidentemente hanno poco chiaro i meccanismi della democrazia, e vorrebbero prendere il controllo del paese con un colpo di stato. Invece di accettare la sconfitta elettorale, e magari prepararsi per vincere nelle prossime elezioni, vorrebbero ribaltare tutto quanto in barba al voto legittimo espresso dal resto del paese.




      Ci sarà da ridere, se questi hooligans faranno annullare il voto, e poi la stragrande maggioranza degli Iraniani che hanno votato Ahmadinejad scenderanno in piazza a protestare.




      Lì sì che saranno cazzi amari per Mousawi, il Sakhasvili iraniota...

    1. abolrish 20 giugno 2009

      Faccio tre domande semplici alle quali risponderà chi vorrà difendere l'articolo:

      1) perché i delegati di Moussavi, Karroubi, e anche dell'ex pasdaran ultraconservatore Rezai, non sono stati ammessi ai seggi e al conteggio dei voti? L'evenienza è stata denunciata dagli stessi nel memoriale di denuncia al Consiglio dei Guardiani e la posizione ufficiale del ministero è stata "la legge non obbliga il ministero a dare accrediti ai delegati dei candidati". Commenti?

      2) Sempre l'ultraconservatore Rezai è riuscito coi suoi a verificare alcune urne. Dice che in circa metà dei seggi c'erano dal 100% al 200% di schede in più rispetto agli aventi diritto, e che in quelle circoscrizioni il 90% dei voti sono andati ad Ahmadinejad. In pratica, dice Rezai, in alcune città il 150% degli aventi diritto hanno votato Ahmadinejad. Commenti?

      3) Sei al corrente della forma e fattezze della scheda elettorale in Iran, e del fatto che in moltissime circoscrizioni (compresa quella in cui ha votato mia sorella) ne mancava un pezzo? Se siete disposti ad ascoltare una storia noiosa ne parliamo.

      3) A parte le domande di cui sopra, di per sé importanti, resta la questione fondamentale che rende la teoria di Meyssan radicalmente errata: il presupporre che il malcontento sia sucitato dalla diffusione di notizie allarmistiche, e non che le notizie allarmistiche *trovino terreno fertile* in un malcontento pre-esistente.

      E il motivo è semplice: ammetterte che il malcontento pre-esiste, richiede un'indagine approfondita delle ragioni di quel malcontento.

      In altre parole: ma voi siete davvero convinti che a un popolo qualsiasi basti ricevere un giro di sms via twitter che narra di un colpo di stato perché questo popolo scenda nelle strade a centinaia di migliaia?

      E se lo facesse, pensate che la ragione sta nel giro di sms? oppure pensate che molto probabilmente c'è già uno stramaledetto conflitto sotto che contrappone diversi gruppi sociali? E che lo stesso conflitto ha provocato sia il golpe, sia la resistenza?

      Attendo la risposta a quest'ultima domanda che investe il *metodo* dell'indagine sociologica e storica, e ha qualcosa a che fare anche coi carri, coi buoi e con dove stanno gli uni e gli altri. Dopodiché se abbiamo tempo parliamo anche delle minchiate in cui spende i suoi soldi la CIA se volete.

      Con affetto.

    1. Duffy 20 giugno 2009

      thierry è cazzutissimo
      grande !

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