LA BUSSOLA SI E’ ROTTA

LA BUSSOLA SI E’ ROTTA

DI COSTANZO PREVE


1. Non si può decentemente chiedere al marinaio di scendere in mare senza bussola, in particolare quando il cielo è coperto e non ci si può orientare con le stelle. Ma cosa capita quando si pensa che la bussola funzioni, mentre invece è magnetizzata e falsificata da un pezzo invisibile di calamita che gli sta al di sotto? Ecco, questa è una metafora abbastanza precisa della nostra situazione di oggi.

2. Con il governo Monti le cose si sono fatte a un tempo più chiare e più oscure. Si sono fatte più chiare (almeno per quel due per cento di bipedi umani che intendono fare uso del proprio libero intelletto, e non intendo prendere in considerazione il restante novantotto per cento), in quanto è evidente che la decisione politica democratica - tutta la decisione politica democratica, di sinistra, centro e destra - è stata svuotata, e siamo di fronte a una situazione del tutto imprevista nei manuali di storia delle dottrine politiche.

Nella foto: Jean Marie Le Pen con la figlia Marine In breve, siamo di fronte a una dittatura di economisti a indiretta e formale legittimazione elettorale referendaria. E’ chiaro che questa dittatura di economisti avviene per conto di qualcuno, ma sarebbe sbagliato “antropomorfizzare” troppo questo qualcuno: i ricchi, i capitalisti, i banchieri, gli americani, eccetera. Questa dittatura di economisti è al servizio di una entità impersonale (Marx l’avrebbe definita “sensibilmente soprasensibile”) che è la riproduzione in forma “speculativa” della forma storica attuale del modo di produzione capitalistico (cfr. D. Fusaro, Minima Mercatalia. Filosofia e Capitalismo, Bompiani, Milano 2012). Da questo punto di vista le cose sono chiare.



Non è affatto chiaro, ma anzi è oscuro, il modo in cui questa giunta dittatoriale di economisti può “portare l’Italia fuori dalla crisi”. Essa è al servizio esclusivo di creditori internazionali, e il suo unico orizzonte è il debito. La logica del modello neoliberale è quella di delocalizzare la fabbricazione delle calze Omsa da Faenza in Serbia, in modo da poter pagare le operaie duecento euro.

In questa situazione, il mantenimento della dicotomia Destra/Sinistra non è più soltanto un errore teorico. E’ potenzialmente un crimine politico.

3. Ultimamente, sono rimasto imbambolato a leggere un volantino del gruppetto “Sinistra Critica”. Non capivo neppure io stesso perché. Poi improvvisamente mi è sembrato di capire. Il termine “sinistra critica” è una contraddizione in termini, perché il presupposto massimo ed essenzialissimo di ogni critica, senza il quale la stessa parola “critica” perde ogni significato, è proprio il superamento della dicotomia Destra/Sinistra. Non si può essere critici e contemporaneamente di sinistra (o di destra, non cambia nulla).

Ho prima accennato al libro di Diego Fusaro pubblicato da Bompiani. In questa storia filosofica del capitalismo, dalle sue origini seicentesche fino a oggi non ci sono mai, ma proprio mai, ma assolutamente mai, le parolette Destra e Sinistra, per il semplice e nudo fatto che la mondializzazione economica capitalistica e la dittatura degli economisti che ne è necessariamente la forma, ha svuotato del tutto queste categorie. Norberto Bobbio poteva ancora parlarne in assoluta buona fede, perché ai suoi tempi esisteva ancora la sovranità monetaria dello Stato nazionale, e partiti di “sinistra” potevano mettere in atto politiche economiche redistributrici in misura maggiore di partiti di “destra”. Ma oggi, con la globalizzazione neoliberale, il discorso di Bobbio non corrisponde più alla realtà storica.



Esiste ovviamente un problema, dal momento che la dittatura “neutrale” degli economisti ha pur sempre bisogno di essere costituzionalmente legittimata da elezioni, sia pure svuotate di ogni significato decisionale. A questo punto si mette in scena una commedia all’italiana: la “sinistra responsabile” (Bersani, D’Alema, Veltroni, tutto il comunismo togliattiano riciclato); il “buffone di copertura” Vendola di cui si sa a priori che i suoi voti andranno comunque al PD; i “testimoni” del buon tempo antico Diliberto e Ferrero i cui voti andranno comunque al PD con la scusa del pericolo fascista, razzista, populista, eccetera; i partitini da prefisso telefonico Turigliatto e Ferrando che seguono il principio olimpico per cui l’importante non è vincere, ma partecipare; infine, i Testimoni di Geova del comunismo (Lotta Comunista) in attesa che il salvifico gigante buono, la classe operaia e salariata mondiale, si svegli.



L’ideale sarebbe quello ipotizzato dal romanziere portoghese José Saramago, e cioè che nessuno andasse a votare, sottolineo nessuno. Se nessuno andasse a votare, cadrebbe la legittimazione formale della dittatura degli economisti. Certo, il capitalismo troverebbe modo egualmente di estrarre un nuovo coniglio dal cappello, ma intanto ci sarebbe da divertirsi. Purtroppo si tratta solo di un sogno irrealizzabile. La Macchina Acchiappa-Babbioni è troppo buona per lasciarla andare in disuso.

4. Eppure, la soluzione sarebbe a portata di mano: una nuova forza politica radicalmente critica del capitalismo liberista mondializzato, del tutto estranea alla dicotomia Destra/Sinistra. Una forza politica che lasci cadere tutti i progetti di “rifondazione del comunismo” (il pensiero di Marx è ancora vivo, ma il comunismo storico è finito), e che riprenda invece le ispirazioni solidaristiche e comunitarie.

In teoria, è l’uovo di Colombo. Ma appunto perché lo è, ci vorranno ancora decenni e decenni, salvo improbabili accelerazioni storiche impreviste, perché si capisca che la bussola è rotta, e sinistra e destra sono soltanto segnali stradali.

5. Ora darò l’occasione a tutte le vipere, i ragni e gli scorpioni di gridare al “Preve fascista”. Eppure, se si ha paura di rompere i tabù tanto vale leggere solo romanzi polizieschi. Ultimamente un caro amico francese mi ha spedito il libro di Marine Le Pen (cfr. Perché la Francia viva, in lingua francese, Grancher, Paris 2012). So già che si parlerà di astuta manovra di infiltrazione populista del fascismo eterno, ma provate a leggerlo. C’è da restare stupiti. Io non sono stupito, perché conosco la dialettica di Hegel, l’unità dei contrari, e la logica di sviluppo dell’ultimo ventennio sia della sinistra che della destra.

Ma veniamo ai fatti. A pagina 135 Marine Le Pen scrive, traduco letteralmente: “Non ho da parte mia nessun patema d’animo a dirlo: la dicotomia fra destra e sinistra non esiste più”. I principali riferimenti filosofici sono a due pensatori di “sinistra”, Bourdieu e Michéa (pagina 148). Il vecchio comunismo francese di Marchais è citato positivamente e quindi, niente Pétain e Vichy. Sarkozy è vituperato sia per la sua politica estera filo-USA che per quella interna, favorevole alle diseguaglianze sociali. Sul mercato il principale riferimento teorico è Polanyi (pagina 26). Si rivendica il no alla guerra dell’Iraq 2003 (pagina 37). Marx è citato (pagina 61), e si sostiene, citando ripetutamente l’economista Allais, l’incompatibilità di mercato e democrazia. Ma soprattutto ci ho ritrovato quello che mi seduceva nel comunismo degli anni Sessanta, il fatto che la chiacchiera polemica di piccolo cabotaggio è messa in fondo e non all’inizio, perché all’inizio vi è un lungo capitolo intitolato, alla francese, “Il Mondialismo non è un Umanesimo”. La globalizzazione è correttamente definita “un orizzonte di rinuncia”, e si riafferma che “l’impero del Bene è prima di tutto nelle nostre teste”, ed infatti è così.

E potrei continuare, ma so già che ho dato alle vipere e agli scorpioni l’occasione per insolentirmi, ciò che non mancherà certamente di avvenire. In realtà voglio soltanto far riflettere.

6. Per capire che cosa sono oggi Destra e Sinistra non bisogna rivolgersi ai difensori “idealtipici” della permanenza della dicotomia, nei termini valoriali delle categorie dello Spirito, alla Marco Revelli. Bisogna leggere i difensori del sistema come Antonio Polito (cfr. Corriere della Sera, 25 febbraio 2012). Polito dice apertamente che la competizione politica può oramai avvenire solo sul presupposto, dato per scontato, dei vincoli del modello neoliberale di economia globalizzata. Il resto è un agitarsi inconsistente, dal pagliaccio Vendola a Forza Nuova. Questo è il nostro destino.

Che cosa propongono i “sinistri” ancora in attività, da Andrea Catone a Giacché a Brancaccio? Un rilancio del keynesismo e della spesa pubblica in deficit dentro l’Unione Europea? Una ennesima messa in guardia contro i pericoli del razzismo, del leghismo, del populismo? Una globalizzazione alternativa dal volto umano? Ora che il Grande Puttaniere non occupa più il centro della scena con cosa si continuerà a babbionare il tifo sportivo identitario del popolo di sinistra?

Se si legge il documento “Cina 2030” della Banca Mondiale, recentemente presentato a Pechino, si vedrà che la dittatura degli economisti si estende al mondo intero. Le ricette sono le stesse. Ora, la rivoluzione non è matura, e non è certo all’ordine del giorno, sia nella variante stalinista (Rizzo) che in quella trotzkista (Ferrando). Ma neppure il riformismo è all’ordine del giorno, perché il riformismo implica sovranità dello Stato nazionale. E allora? C’è ancora chi si balocca con il comunismo contro il fascismo o con il fascismo contro il comunismo? Oggi il nemico è la dittatura degli economisti neoliberali. Con essa non si può fare nessun compromesso. Questo è il primo passo. I successivi, se si fa questo primo passo, potranno seguire.

Sulla votomania compulsiva

E’ probabile che l’americanizzazione integrale e radicale (altro che europeismo!) portata dal governo Monti e dalla sua dittatura di economisti porti a una diminuzione della partecipazione elettorale degli italiani, che dopo il 1945 ha sempre avuto livelli di delirio. Questa votomania compulsiva, evidente fra gli anziani, è legata alla contrapposizione DC-PCI, ed è rimasta come “lunga durata” anche nel periodo craxiano, prodiano e berlusconiano. Ma oggi che lo Stato non dà più niente e prende soltanto dovrebbe diminuire, ma purtroppo non abbastanza. C’è sempre spazio per i Casini, Veltroni, Vendola, eccetera.



A fianco della diminuzione probabile della votomania compulsiva, si nota un secondo aspetto della americanizzazione, il declino della politica estera come oggetto di dibattito. Negli USA è normale che la gente non sappia neppure dove sia l’Afghanistan, l’Iraq o la Siria, il cui bombardamento è delegato a esperti specializzati. I tempi in cui tutti erano informati della Corea e del Vietnam sonmo passati, per ora irreversibilmente. L’intera classe giornalistica, senza nessuna eccezione, è diventata una “gioiosa macchina da guerra” di menzogne integrali.



Al tempo della guerra del Golfo del 1991 c’era ancora discussione, poi non più. Ci fu quella che Carl Schmitt definì in latino reductio ad Hitlerum, cioè riconduzione al feroce dittatore di tutti i mali della società, unita con l’invenzione (questa invece di origine di “sinistra”) di tutto un popolo unito contro un dittatore. I popoli furono mediaticamente uniti contro sempre nuovi Hitler nemici dei diritti umani. Il gioco cominciò con Ceausescu, poi con Noriega, Saddam Hussein, Ahmadinejad, Milosevic, Gheddafi, adesso Assad. La storia fu abolita e al suo posto si insediò un canovaccio di commedia, sempre lo stesso: i Popoli uniti contro il Feroce Dittatore; il Silenzio Colpevole dell’Occidente; i Dissidenti “buoni” cui è riservato il diritto di parola. In un anno di televisione manipolata non ho mai sentito intervistare un solo sostenitore di Assad, eppure la Siria ne è piena.

Solo quando il gioco si fa duro, ha senso che i duri comincino a giocare. Fino a che regna la pagliaccesca simulazione italiana Destra/Sinistra le cose saranno sempre come quegli incontri americani di catch in cui è sempre e solo tutta scena per i babbioni spettatori.

Stato nazionale, sovranità nazionale, programma solidale e comunitario, no alla globalizzazione in tutte le sue forme e alla sua dittatura di economisti anglofoni!


Costanzo Preve

Torino, 3 marzo 2012

Commenti (41)

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    1. siletti86 8 marzo 2012

      Tutto molto chiaro. Ma non dimentichiamoci della questione geopolitico-territoriale. Sono sempre più convinto che questa "polarizzazione capitalistica" in atto non sia semplicemente storico-sistemica, ma, ahimè, sia una sovrastruttura che nasconde la questione cultural-territoriale, la quale, invece, è sempre alla base dei rapporti di forza che muovono il mondo. Il fatto che ci chiamino "Europa periferica" la dice davvero molto lunga. Ho sempre più timore, che questa crisi guardi sempre di meno al portafogli, e sempre più al colore dei capelli e degli occhi. Naturalmente non sono un marxista, infatti il mio consiglio è FOCALIZZIAMOCI SULL'ITALIA E CREIAMO L'EUROPA MEDITERRANEA. Basta leggere Wallerstein per rendersi conto che l'universalismo duro e puro alla Marx non esiste, ma è il sistema-paese che arriva al vertice impone il "suo" Universalismo. Sono soltanto degli ingenui coloro che credono che il concetto di nazione sia solo una reminiscenza dello stato borghese: invece è un concetto costante nella storia.

    1. AlbertoConti 8 marzo 2012

      Oltre alla bussola si è rotto anche il giocattolo, la "libera impresa". Ormai se ne sono accorti tutti, tranne il popolo dei babbioni votanti, un popolo trasversale e zombificato. Ma gli "economisti anglofoni" devono continuare a credere, per finta o per vera idiozia, come presumo il nostro bocconiano stagionato, che il giocattolo sia sempre lì, pronto per i bambini buoni, mentre invece il vero potere se lo è preso, come le caramelle ai bambini, per farne un mostro di profittabilità competitiva, al cui confronto la legge di Darwin è la fata turchina. Bisogna però dare atto, agli economisti anglofoni, di aver costruito un dogma tanto stupido quanto fortunato, perchè non ha, ancora, validi antagonisti. Non è infatti cosa da poco sintetizzare principi opposti come il bene comune e l'equità solidale, la diversità culturale e il mercato unico, il consumo intelligente e la povertà recessiva, libertà e statalismo, ecc. ecc. Il mio dubbio, nell'immediato è: ad un ideologia fondamentalista e dogmatica è meglio contrapporre la forza della ragione o di un'ideologia antagonista (con tutti i limiti che giocoforza conterrà)?

    1. Giancarlo54 8 marzo 2012

      Preve si mette dalla parte del potere? Prima dici che si allea coi nazisti per abbattere il potere neoliberista, poi dice che si allea coi nazisti per stare dalla parte del potere. Prenditi una pausa, fai un respiro forte e poi ricomincia, con calma, a scrivere, ma con calma, però.

    1. RicBo 8 marzo 2012

      Preve in nome della guerra contro gli economisti neoliberali sdogana il nazionalismo identitario, glissando sui pericoli che questo comporta: razzismo, populismo, fascismo ecc.. sono rischi minori per lui, e camuffa il suo discorso insistendo sul facile tema dell'inattualità della contrapposizione destra/sinistra.

      Come dice bene la commentatrice Tania qui sopra, è un discorso organicista che mai si interessa o analizza le forme di dominio del potere e chi le subisce, cioè la lotta di classe, che spaccia roba vecchia e superata.

      Preve si mette dalla parte del Potere che in questo momento è perdente svendendo i suoi ideali anticapitalistici. In questo è imperdonabile, ben più che nell'uso della retorica insopportabile di chi crede di avere la verità in tasca, tipica dell'avanguardia intellettuale che non si sporca le mani.

    1. Giancarlo54 8 marzo 2012

      Oh cazz..... quindi devo votare i camerati Alfano, Bersani o Casini? E, sopratutto, il camerata Monti ed il camerata Napolitano? Siamo tornati!

    1. tania 8 marzo 2012

      Stai tranquillo , i NaziFascisti sono già al potere in tutt'Europa ( e non solo ) . In realtà ho sbagliato a dividere una Destra Tecnocratica da una Destra NaziFascista : in realtà sono la stessa cosa .

    1. Giancarlo54 8 marzo 2012

      Per curiosità, mi diresti i nome dei nazi-fascisti, quantomeno in Italia, così la prossima volta sò cosa votare. Grazie

      PS: scrivi a caratteri grandi perchè "noi nazifascisti" non sappiamo leggere..........

    1. VeniWeedyVici 8 marzo 2012

      Come direbbe Sgarbi, guardiano del sistema tra i mortali: FASCISTA! FASCISTA! FASCISTA! FASCISTA! (nX)

      Finalmente un' analisi sufficientemente onesta da parte di un sinistro. Unica pecca: associare Vendola a FN riguardo "l' agitarsi inconsistente", ma quella è tollerabile, addirittura ben accetta: fa percepire nettamente la paura insita in tutti coloro che aderivano a idee marxiste, la paura di non esserci più da tempo, di non essere indipendenti, di non avere idee compatibili con una lotta che porti finalmente alla vittoria dei popoli. Lasciate almeno che chi combatte possa farlo, al limite state a guardare lo spettacolo.

    1. tania 8 marzo 2012

      Si .. in verità i bombardamenti alla Serbia e il pacchetto Treu sono stati votati da tutti ( da D’Alema a Storace ) tranne che da Rifondazione . Comunque non preoccuparti , non “sto ad ascoltare” nessuno , tantomeno Vendola . Quando parlo di sinistre anticapitaliste europee faccio riferimento a tutta quella galassia di movimenti che in Europa si contrappongono alle due Destre : quella Tecnocratica ( in Italia PD/PDL per capirci ) e quella NaziFascista .

    1. ws 8 marzo 2012

      "ho smesso di votare (tranne per i recenti referendum)"

      anche i referendum sono una truffa, i "recenti referendum " servivano solo a dare una spallata al nano , e non sono nemmeno serviti a quello ... c' e' poi voluto " lo spread"

    1. Giancarlo54 8 marzo 2012

      Evidentemente Tania ha bisogno di "stimoli" per altri motivi.
      Almeno a me Vendola e compagnia mi fanno venire quel genere di stimoli......

    1. Giancarlo54 8 marzo 2012

      Ogni volta che leggo Preve mi si apre il cuore. Persona lungimirante, pensante e, non guasta, educata. La sua analisi mi trova totalmente d'accordo. Chissà se le sue parole troveranno un seguito, seppur minimo, in quel 2% di italiani pensanti? Leggendo alcuni commenti hi dei dubbi, forti dubbi.
      I francesi sono fortunati ad avere Marine Le Pen, noi abbiamo......niente e nessuno, a parte, forse Rizzo.

    1. mircea79_MI 8 marzo 2012

      Articolo davvero splendido questo di Preve, devo dire che ho rivalutato il personaggio, acuto cinico e pragmatico al massimo grado nel descrivere la situazione politica di totale asservimento, senza se e senza ma, al liberalismo "neo o post od old nulla importa perchè nulla cambia della sua sostanza" Finalmente un altro vecchio comunista riscopre lo stato nazionale e la sua sovranità come unico rimedio all'internazionalismo monetario, mandando finalmente al macero la marea di sciocchezze internazionaliste che da sempre hanno caratterizzato il social comunismo fin dalla metà dell'800 e che periodicamente il tribunale della storia ha condannato senza appello come ciarpame ideologico, per non dire collaborazionismo filo-capitalista. Dubito purtroppo che il suo coraggioso appello verrà ascoltato: la capacità degli attuali governi di mobilitare le masse di beotiche tifoserie in nome dei concetti sempre più farseschi di destra- sinistra appare piuttosto forte. Del resto la galassia di partitelli rosso-neri, totalmente proprietà privata dei loro segretari, che campano di percentuali da prefisso telefonico e di tifoseria ideologica sono i migliori guardiani dello status quo per ovvie ragioni di sopravvivenza economica.

    1. sun 8 marzo 2012

      Il mio primo voto, nei lontani anni '80, lo diedi al PCI, poi, nelle elezioni successive, ai partiti più diversi e, quando si poteva, sceglievo la persona. Ora, da qualche anno, ho smesso di votare (tranne per i recenti referendum) e ho maturato un pensiero molto vicino a quello di Bookchin in Democrazia Diretta. Così, cerco di darmi da fare partecipando ad iniziative locali quali pulizia ambiente, raccolta firme contro il consumo del territorio, ecc.. Non so se questa via sarà la salvezza per la nostra società, ma credo che la politica, nel senso vero del termine, debba crescere dal basso e non mi interessa più apporre un crocetta su una scheda che non ha alcun valore democratico. Insomma, sempre per restare con Bookchin, la democrazia non deve essere rappresentativa ma partecipativa e un municipalismo libertario potrebbe essere la via alternativa.
      Spero che sempe più italiani capiscano che un'intera classe politica DEVE essere delegittimata, ma c'è uno zoccolo duro, quello degli anziani appunto, che è rimasto attaccato a vecchie ideologie e che vede il voto come un atto di fede. Vedremo. Saluti a tutti.

    1. ericvonmaan 8 marzo 2012

      Come sempre gli articoli di Preve sono molto interessanti, per nulla scontati e fanno pensare. Grazie.

    1. ComeDonkeyKong 8 marzo 2012

      Magari Preve non va molto a fondo nella questione, ma i movimenti come Sinistra Critica e simili ricordano troppi film già visti: dal PDS alla Rifondazione Comunista di Bertinotti (per non parlare di quella a lui successiva... Neanche Bulgakov o Pirandello sarebbero riusciti a immaginarla) abbiamo visto sempre persone innamorate dei salotti della Roma bene e della TV che una volta giunte a partecipare, seppur minimamente, del potere, hanno abbandonato ogni istanza di cambiamento e sposato ogni imposizione neoliberista. Pacchetto Treu, Parità scolastica (con lo Stato che va anche a finanziare le scuole della Chiesa), guerra permanente (almeno dalla Serbia in poi...), Euro, filosionismo imperante (vatti a rivedere Vendola nelle festicciole nazi-sioniste alle cime di rapa, e parlo di cose molto recenti)...

      Come fai ancora a dare retta a questi? Non mi chiedo neanche come tu faccia a credere a quello che dicono: mi chiedo come tu faccia a trovare ancora degli stimoli per starli a sentire.

    1. nuvolenelcielo 7 marzo 2012

      se al posto della terra ci fosse marte, se tu non fossi nata nel 1800, se tu fossi meno colta e più intelligente, se tu quando parli usassi un dizionario stampato negli ultimi 30 anni, se tu non sembrassi le controindicazioni di un farmaco scaduto, magari qualcuno capirebbe cosa insisti a decantare nei tuoi costanti deliri.

    1. Viator 7 marzo 2012

      La sinistra parlamentare si è venduta interamente ai poteri forti. Se la destra intende portare avanti un'opposizione seria al sistema, tappeti rossi e braccia tese.

      Chiunque odi il turbocapitalismo è mio amico e alleato... qualunque siano i suoi progetti per 'dopo'.

    1. Tanita 7 marzo 2012

      Eccome se si è rotta. Ma non soltanto in Italia.
      Da oltreoceano trovo ciò che dice Preve semplicemente vero.

    1. tania 7 marzo 2012

      Preve ha una visione organicistica della società , c'è poco da fare ... e anche se lui si vergogna e non ne vuol sentir parlare ( evidentemente ha bisogno di dirlo ) chi ha una visione organicista della società ha un nome ben preciso . E' inutile che si irriti e che neghi : le Edizioni Settimo Sigillo gli calzano a pennello : è anche vero che i fascisti preferiscono suicidarsi piuttosto che leggere un libro , ma alle Edizioni Settimo Sigillo contava avere solo un "intellettuale" che li legittimasse e lui un-due-tre-pronti-via ( con tutti gli editori indipendenti che poteva scegliere ) : proprio una bella mira , non c'è che dire ...

      Comunque , io sono convinta che se al posto della Merkel ci fosse al governo la Linke , se al posto di Monti ci fosse Sinistra Critica ( prendo apposta SinistraCritica tra le varie sinistre extraparlamentari , perchè presa in giro da Preve con la profondezza argomentativa di un Calderoli ) se al posto di Papademus ci fosse la sinistra extraparlamentare greca ecc. ( e così via per tutti gli altri paesi della UE ) ... ai tratti neoliberisti vari da Maastricht a Lisbona gli si farebbe un bel falò in due secondi , il ruolo della BCE diventerebbe popolare in un minuto , e si scriverebbe insieme un'Europa solidale , anticapitalista ecc.ecc..

      Bene , mi rendo conto che con i "se" non si fa la storia e che la realtà politica dell'Europa in realtà è all'opposto da quella da me sognata . Ma ho fatto quest'ipotesi per evidenziare quanto l'analisi di Preve non sia affatto interessata alla lotta di classe e alle forme che essa deve assumere in concomitanza con le trasformazioni del dominio del capitale ( non ne trovo mai cenno in Preve... che strano ) ma sia concentrata esclusivamente sulla "nazione" : più organicismo di così.. PS : è curioso quanto il superamento degli ideali di destra/sinistra venga sempre proposto dai destri ( come se volessero cancellare i loro ideali del passato di cui forse si vergognano )

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