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LA BUSSOLA SI E’ ROTTA

DI COSTANZO PREVE

1. Non si può decentemente chiedere al marinaio di scendere in mare senza bussola, in particolare quando il cielo è coperto e non ci si può orientare con le stelle. Ma cosa capita quando si pensa che la bussola funzioni, mentre invece è magnetizzata e falsificata da un pezzo invisibile di calamita che gli sta al di sotto? Ecco, questa è una metafora abbastanza precisa della nostra situazione di oggi.

2. Con il governo Monti le cose si sono fatte a un tempo più chiare e più oscure. Si sono fatte più chiare (almeno per quel due per cento di bipedi umani che intendono fare uso del proprio libero intelletto, e non intendo prendere in considerazione il restante novantotto per cento), in quanto è evidente che la decisione politica democratica – tutta la decisione politica democratica, di sinistra, centro e destra – è stata svuotata, e siamo di fronte a una situazione del tutto imprevista nei manuali di storia delle dottrine politiche.

Nella foto: Jean Marie Le Pen con la figlia Marine In breve, siamo di fronte a una dittatura di economisti a indiretta e formale legittimazione elettorale referendaria. E’ chiaro che questa dittatura di economisti avviene per conto di qualcuno, ma sarebbe sbagliato “antropomorfizzare” troppo questo qualcuno: i ricchi, i capitalisti, i banchieri, gli americani, eccetera. Questa dittatura di economisti è al servizio di una entità impersonale (Marx l’avrebbe definita “sensibilmente soprasensibile”) che è la riproduzione in forma “speculativa” della forma storica attuale del modo di produzione capitalistico (cfr. D. Fusaro, Minima Mercatalia. Filosofia e Capitalismo, Bompiani, Milano 2012). Da questo punto di vista le cose sono chiare.

Non è affatto chiaro, ma anzi è oscuro, il modo in cui questa giunta dittatoriale di economisti può “portare l’Italia fuori dalla crisi”. Essa è al servizio esclusivo di creditori internazionali, e il suo unico orizzonte è il debito. La logica del modello neoliberale è quella di delocalizzare la fabbricazione delle calze Omsa da Faenza in Serbia, in modo da poter pagare le operaie duecento euro.

In questa situazione, il mantenimento della dicotomia Destra/Sinistra non è più soltanto un errore teorico. E’ potenzialmente un crimine politico.

3. Ultimamente, sono rimasto imbambolato a leggere un volantino del gruppetto “Sinistra Critica”. Non capivo neppure io stesso perché. Poi improvvisamente mi è sembrato di capire. Il termine “sinistra critica” è una contraddizione in termini, perché il presupposto massimo ed essenzialissimo di ogni critica, senza il quale la stessa parola “critica” perde ogni significato, è proprio il superamento della dicotomia Destra/Sinistra. Non si può essere critici e contemporaneamente di sinistra (o di destra, non cambia nulla).

Ho prima accennato al libro di Diego Fusaro pubblicato da Bompiani. In questa storia filosofica del capitalismo, dalle sue origini seicentesche fino a oggi non ci sono mai, ma proprio mai, ma assolutamente mai, le parolette Destra e Sinistra, per il semplice e nudo fatto che la mondializzazione economica capitalistica e la dittatura degli economisti che ne è necessariamente la forma, ha svuotato del tutto queste categorie. Norberto Bobbio poteva ancora parlarne in assoluta buona fede, perché ai suoi tempi esisteva ancora la sovranità monetaria dello Stato nazionale, e partiti di “sinistra” potevano mettere in atto politiche economiche redistributrici in misura maggiore di partiti di “destra”. Ma oggi, con la globalizzazione neoliberale, il discorso di Bobbio non corrisponde più alla realtà storica.

Esiste ovviamente un problema, dal momento che la dittatura “neutrale” degli economisti ha pur sempre bisogno di essere costituzionalmente legittimata da elezioni, sia pure svuotate di ogni significato decisionale. A questo punto si mette in scena una commedia all’italiana: la “sinistra responsabile” (Bersani, D’Alema, Veltroni, tutto il comunismo togliattiano riciclato); il “buffone di copertura” Vendola di cui si sa a priori che i suoi voti andranno comunque al PD; i “testimoni” del buon tempo antico Diliberto e Ferrero i cui voti andranno comunque al PD con la scusa del pericolo fascista, razzista, populista, eccetera; i partitini da prefisso telefonico Turigliatto e Ferrando che seguono il principio olimpico per cui l’importante non è vincere, ma partecipare; infine, i Testimoni di Geova del comunismo (Lotta Comunista) in attesa che il salvifico gigante buono, la classe operaia e salariata mondiale, si svegli.

L’ideale sarebbe quello ipotizzato dal romanziere portoghese José Saramago, e cioè che nessuno andasse a votare, sottolineo nessuno. Se nessuno andasse a votare, cadrebbe la legittimazione formale della dittatura degli economisti. Certo, il capitalismo troverebbe modo egualmente di estrarre un nuovo coniglio dal cappello, ma intanto ci sarebbe da divertirsi. Purtroppo si tratta solo di un sogno irrealizzabile. La Macchina Acchiappa-Babbioni è troppo buona per lasciarla andare in disuso.

4. Eppure, la soluzione sarebbe a portata di mano: una nuova forza politica radicalmente critica del capitalismo liberista mondializzato, del tutto estranea alla dicotomia Destra/Sinistra. Una forza politica che lasci cadere tutti i progetti di “rifondazione del comunismo” (il pensiero di Marx è ancora vivo, ma il comunismo storico è finito), e che riprenda invece le ispirazioni solidaristiche e comunitarie.

In teoria, è l’uovo di Colombo. Ma appunto perché lo è, ci vorranno ancora decenni e decenni, salvo improbabili accelerazioni storiche impreviste, perché si capisca che la bussola è rotta, e sinistra e destra sono soltanto segnali stradali.

5. Ora darò l’occasione a tutte le vipere, i ragni e gli scorpioni di gridare al “Preve fascista”. Eppure, se si ha paura di rompere i tabù tanto vale leggere solo romanzi polizieschi. Ultimamente un caro amico francese mi ha spedito il libro di Marine Le Pen (cfr. Perché la Francia viva, in lingua francese, Grancher, Paris 2012). So già che si parlerà di astuta manovra di infiltrazione populista del fascismo eterno, ma provate a leggerlo. C’è da restare stupiti. Io non sono stupito, perché conosco la dialettica di Hegel, l’unità dei contrari, e la logica di sviluppo dell’ultimo ventennio sia della sinistra che della destra.

Ma veniamo ai fatti. A pagina 135 Marine Le Pen scrive, traduco letteralmente: “Non ho da parte mia nessun patema d’animo a dirlo: la dicotomia fra destra e sinistra non esiste più”. I principali riferimenti filosofici sono a due pensatori di “sinistra”, Bourdieu e Michéa (pagina 148). Il vecchio comunismo francese di Marchais è citato positivamente e quindi, niente Pétain e Vichy. Sarkozy è vituperato sia per la sua politica estera filo-USA che per quella interna, favorevole alle diseguaglianze sociali. Sul mercato il principale riferimento teorico è Polanyi (pagina 26). Si rivendica il no alla guerra dell’Iraq 2003 (pagina 37). Marx è citato (pagina 61), e si sostiene, citando ripetutamente l’economista Allais, l’incompatibilità di mercato e democrazia. Ma soprattutto ci ho ritrovato quello che mi seduceva nel comunismo degli anni Sessanta, il fatto che la chiacchiera polemica di piccolo cabotaggio è messa in fondo e non all’inizio, perché all’inizio vi è un lungo capitolo intitolato, alla francese, “Il Mondialismo non è un Umanesimo”. La globalizzazione è correttamente definita “un orizzonte di rinuncia”, e si riafferma che “l’impero del Bene è prima di tutto nelle nostre teste”, ed infatti è così.

E potrei continuare, ma so già che ho dato alle vipere e agli scorpioni l’occasione per insolentirmi, ciò che non mancherà certamente di avvenire. In realtà voglio soltanto far riflettere.

6. Per capire che cosa sono oggi Destra e Sinistra non bisogna rivolgersi ai difensori “idealtipici” della permanenza della dicotomia, nei termini valoriali delle categorie dello Spirito, alla Marco Revelli. Bisogna leggere i difensori del sistema come Antonio Polito (cfr. Corriere della Sera, 25 febbraio 2012). Polito dice apertamente che la competizione politica può oramai avvenire solo sul presupposto, dato per scontato, dei vincoli del modello neoliberale di economia globalizzata. Il resto è un agitarsi inconsistente, dal pagliaccio Vendola a Forza Nuova. Questo è il nostro destino.

Che cosa propongono i “sinistri” ancora in attività, da Andrea Catone a Giacché a Brancaccio? Un rilancio del keynesismo e della spesa pubblica in deficit dentro l’Unione Europea? Una ennesima messa in guardia contro i pericoli del razzismo, del leghismo, del populismo? Una globalizzazione alternativa dal volto umano? Ora che il Grande Puttaniere non occupa più il centro della scena con cosa si continuerà a babbionare il tifo sportivo identitario del popolo di sinistra?

Se si legge il documento “Cina 2030” della Banca Mondiale, recentemente presentato a Pechino, si vedrà che la dittatura degli economisti si estende al mondo intero. Le ricette sono le stesse. Ora, la rivoluzione non è matura, e non è certo all’ordine del giorno, sia nella variante stalinista (Rizzo) che in quella trotzkista (Ferrando). Ma neppure il riformismo è all’ordine del giorno, perché il riformismo implica sovranità dello Stato nazionale. E allora? C’è ancora chi si balocca con il comunismo contro il fascismo o con il fascismo contro il comunismo? Oggi il nemico è la dittatura degli economisti neoliberali. Con essa non si può fare nessun compromesso. Questo è il primo passo. I successivi, se si fa questo primo passo, potranno seguire.

Sulla votomania compulsiva

E’ probabile che l’americanizzazione integrale e radicale (altro che europeismo!) portata dal governo Monti e dalla sua dittatura di economisti porti a una diminuzione della partecipazione elettorale degli italiani, che dopo il 1945 ha sempre avuto livelli di delirio. Questa votomania compulsiva, evidente fra gli anziani, è legata alla contrapposizione DC-PCI, ed è rimasta come “lunga durata” anche nel periodo craxiano, prodiano e berlusconiano. Ma oggi che lo Stato non dà più niente e prende soltanto dovrebbe diminuire, ma purtroppo non abbastanza. C’è sempre spazio per i Casini, Veltroni, Vendola, eccetera.

A fianco della diminuzione probabile della votomania compulsiva, si nota un secondo aspetto della americanizzazione, il declino della politica estera come oggetto di dibattito. Negli USA è normale che la gente non sappia neppure dove sia l’Afghanistan, l’Iraq o la Siria, il cui bombardamento è delegato a esperti specializzati. I tempi in cui tutti erano informati della Corea e del Vietnam sonmo passati, per ora irreversibilmente. L’intera classe giornalistica, senza nessuna eccezione, è diventata una “gioiosa macchina da guerra” di menzogne integrali.

Al tempo della guerra del Golfo del 1991 c’era ancora discussione, poi non più. Ci fu quella che Carl Schmitt definì in latino reductio ad Hitlerum, cioè riconduzione al feroce dittatore di tutti i mali della società, unita con l’invenzione (questa invece di origine di “sinistra”) di tutto un popolo unito contro un dittatore. I popoli furono mediaticamente uniti contro sempre nuovi Hitler nemici dei diritti umani. Il gioco cominciò con Ceausescu, poi con Noriega, Saddam Hussein, Ahmadinejad, Milosevic, Gheddafi, adesso Assad. La storia fu abolita e al suo posto si insediò un canovaccio di commedia, sempre lo stesso: i Popoli uniti contro il Feroce Dittatore; il Silenzio Colpevole dell’Occidente; i Dissidenti “buoni” cui è riservato il diritto di parola. In un anno di televisione manipolata non ho mai sentito intervistare un solo sostenitore di Assad, eppure la Siria ne è piena.

Solo quando il gioco si fa duro, ha senso che i duri comincino a giocare. Fino a che regna la pagliaccesca simulazione italiana Destra/Sinistra le cose saranno sempre come quegli incontri americani di catch in cui è sempre e solo tutta scena per i babbioni spettatori.

Stato nazionale, sovranità nazionale, programma solidale e comunitario, no alla globalizzazione in tutte le sue forme e alla sua dittatura di economisti anglofoni!

Costanzo Preve
Torino, 3 marzo 2012

Pubblicato da Davide

  • gattocottero

    La Marine Le Pen ha spostato la piattaforma del suo partito verso la direzione giusta:

    il nazionalismo economico.

  • tania

    Preve ha una visione organicistica della società , c’è poco da fare … e anche se lui si vergogna e non ne vuol sentir parlare ( evidentemente ha bisogno di dirlo ) chi ha una visione organicista della società ha un nome ben preciso . E’ inutile che si irriti e che neghi : le Edizioni Settimo Sigillo gli calzano a pennello : è anche vero che i fascisti preferiscono suicidarsi piuttosto che leggere un libro , ma alle Edizioni Settimo Sigillo contava avere solo un “intellettuale” che li legittimasse e lui un-due-tre-pronti-via ( con tutti gli editori indipendenti che poteva scegliere ) : proprio una bella mira , non c’è che dire …
    Comunque , io sono convinta che se al posto della Merkel ci fosse al governo la Linke , se al posto di Monti ci fosse Sinistra Critica ( prendo apposta SinistraCritica tra le varie sinistre extraparlamentari , perchè presa in giro da Preve con la profondezza argomentativa di un Calderoli ) se al posto di Papademus ci fosse la sinistra extraparlamentare greca ecc. ( e così via per tutti gli altri paesi della UE ) … ai tratti neoliberisti vari da Maastricht a Lisbona gli si farebbe un bel falò in due secondi , il ruolo della BCE diventerebbe popolare in un minuto , e si scriverebbe insieme un’Europa solidale , anticapitalista ecc.ecc..
    Bene , mi rendo conto che con i “se” non si fa la storia e che la realtà politica dell’Europa in realtà è all’opposto da quella da me sognata . Ma ho fatto quest’ipotesi per evidenziare quanto l’analisi di Preve non sia affatto interessata alla lotta di classe e alle forme che essa deve assumere in concomitanza con le trasformazioni del dominio del capitale ( non ne trovo mai cenno in Preve… che strano ) ma sia concentrata esclusivamente sulla “nazione” : più organicismo di così.. PS : è curioso quanto il superamento degli ideali di destra/sinistra venga sempre proposto dai destri ( come se volessero cancellare i loro ideali del passato di cui forse si vergognano )

  • Tanita

    Eccome se si è rotta. Ma non soltanto in Italia.
    Da oltreoceano trovo ciò che dice Preve semplicemente vero.

  • Viator

    La sinistra parlamentare si è venduta interamente ai poteri forti. Se la destra intende portare avanti un’opposizione seria al sistema, tappeti rossi e braccia tese.

    Chiunque odi il turbocapitalismo è mio amico e alleato… qualunque siano i suoi progetti per ‘dopo’.

  • nuvolenelcielo

    se al posto della terra ci fosse marte, se tu non fossi nata nel 1800, se tu fossi meno colta e più intelligente, se tu quando parli usassi un dizionario stampato negli ultimi 30 anni, se tu non sembrassi le controindicazioni di un farmaco scaduto, magari qualcuno capirebbe cosa insisti a decantare nei tuoi costanti deliri.

  • ComeDonkeyKong

    Magari Preve non va molto a fondo nella questione, ma i movimenti come Sinistra Critica e simili ricordano troppi film già visti: dal PDS alla Rifondazione Comunista di Bertinotti (per non parlare di quella a lui successiva… Neanche Bulgakov o Pirandello sarebbero riusciti a immaginarla) abbiamo visto sempre persone innamorate dei salotti della Roma bene e della TV che una volta giunte a partecipare, seppur minimamente, del potere, hanno abbandonato ogni istanza di cambiamento e sposato ogni imposizione neoliberista. Pacchetto Treu, Parità scolastica (con lo Stato che va anche a finanziare le scuole della Chiesa), guerra permanente (almeno dalla Serbia in poi…), Euro, filosionismo imperante (vatti a rivedere Vendola nelle festicciole nazi-sioniste alle cime di rapa, e parlo di cose molto recenti)…
    Come fai ancora a dare retta a questi? Non mi chiedo neanche come tu faccia a credere a quello che dicono: mi chiedo come tu faccia a trovare ancora degli stimoli per starli a sentire.

  • ericvonmaan

    Come sempre gli articoli di Preve sono molto interessanti, per nulla scontati e fanno pensare. Grazie.

  • sun

    Il mio primo voto, nei lontani anni ’80, lo diedi al PCI, poi, nelle elezioni successive, ai partiti più diversi e, quando si poteva, sceglievo la persona. Ora, da qualche anno, ho smesso di votare (tranne per i recenti referendum) e ho maturato un pensiero molto vicino a quello di Bookchin in Democrazia Diretta. Così, cerco di darmi da fare partecipando ad iniziative locali quali pulizia ambiente, raccolta firme contro il consumo del territorio, ecc.. Non so se questa via sarà la salvezza per la nostra società, ma credo che la politica, nel senso vero del termine, debba crescere dal basso e non mi interessa più apporre un crocetta su una scheda che non ha alcun valore democratico. Insomma, sempre per restare con Bookchin, la democrazia non deve essere rappresentativa ma partecipativa e un municipalismo libertario potrebbe essere la via alternativa.
    Spero che sempe più italiani capiscano che un’intera classe politica DEVE essere delegittimata, ma c’è uno zoccolo duro, quello degli anziani appunto, che è rimasto attaccato a vecchie ideologie e che vede il voto come un atto di fede. Vedremo. Saluti a tutti.

  • mircea79_MI

    Articolo davvero splendido questo di Preve, devo dire che ho rivalutato il personaggio, acuto cinico e pragmatico al massimo grado nel descrivere la situazione politica di totale asservimento, senza se e senza ma, al liberalismo “neo o post od old nulla importa perchè nulla cambia della sua sostanza” Finalmente un altro vecchio comunista riscopre lo stato nazionale e la sua sovranità come unico rimedio all’internazionalismo monetario, mandando finalmente al macero la marea di sciocchezze internazionaliste che da sempre hanno caratterizzato il social comunismo fin dalla metà dell’800 e che periodicamente il tribunale della storia ha condannato senza appello come ciarpame ideologico, per non dire collaborazionismo filo-capitalista. Dubito purtroppo che il suo coraggioso appello verrà ascoltato: la capacità degli attuali governi di mobilitare le masse di beotiche tifoserie in nome dei concetti sempre più farseschi di destra- sinistra appare piuttosto forte. Del resto la galassia di partitelli rosso-neri, totalmente proprietà privata dei loro segretari, che campano di percentuali da prefisso telefonico e di tifoseria ideologica sono i migliori guardiani dello status quo per ovvie ragioni di sopravvivenza economica.

  • Giancarlo54

    Ogni volta che leggo Preve mi si apre il cuore. Persona lungimirante, pensante e, non guasta, educata. La sua analisi mi trova totalmente d’accordo. Chissà se le sue parole troveranno un seguito, seppur minimo, in quel 2% di italiani pensanti? Leggendo alcuni commenti hi dei dubbi, forti dubbi.
    I francesi sono fortunati ad avere Marine Le Pen, noi abbiamo……niente e nessuno, a parte, forse Rizzo.

  • Giancarlo54

    Evidentemente Tania ha bisogno di “stimoli” per altri motivi.
    Almeno a me Vendola e compagnia mi fanno venire quel genere di stimoli……

  • ws

    “ho smesso di votare (tranne per i recenti referendum)”

    anche i referendum sono una truffa, i “recenti referendum ” servivano solo a dare una spallata al nano , e non sono nemmeno serviti a quello … c’ e’ poi voluto ” lo spread”

  • tania

    Si .. in verità i bombardamenti alla Serbia e il pacchetto Treu sono stati votati da tutti ( da D’Alema a Storace ) tranne che da Rifondazione . Comunque non preoccuparti , non “sto ad ascoltare” nessuno , tantomeno Vendola . Quando parlo di sinistre anticapitaliste europee faccio riferimento a tutta quella galassia di movimenti che in Europa si contrappongono alle due Destre : quella Tecnocratica ( in Italia PD/PDL per capirci ) e quella NaziFascista .

  • VeniWeedyVici

    Come direbbe Sgarbi, guardiano del sistema tra i mortali: FASCISTA! FASCISTA! FASCISTA! FASCISTA! (nX)

    Finalmente un’ analisi sufficientemente onesta da parte di un sinistro. Unica pecca: associare Vendola a FN riguardo “l’ agitarsi inconsistente”, ma quella è tollerabile, addirittura ben accetta: fa percepire nettamente la paura insita in tutti coloro che aderivano a idee marxiste, la paura di non esserci più da tempo, di non essere indipendenti, di non avere idee compatibili con una lotta che porti finalmente alla vittoria dei popoli. Lasciate almeno che chi combatte possa farlo, al limite state a guardare lo spettacolo.

  • Giancarlo54

    Per curiosità, mi diresti i nome dei nazi-fascisti, quantomeno in Italia, così la prossima volta sò cosa votare. Grazie

    PS: scrivi a caratteri grandi perchè “noi nazifascisti” non sappiamo leggere……….

  • tania

    Stai tranquillo , i NaziFascisti sono già al potere in tutt’Europa ( e non solo ) . In realtà ho sbagliato a dividere una Destra Tecnocratica da una Destra NaziFascista : in realtà sono la stessa cosa .

  • Giancarlo54

    Oh cazz….. quindi devo votare i camerati Alfano, Bersani o Casini? E, sopratutto, il camerata Monti ed il camerata Napolitano? Siamo tornati!

  • RicBo

    Preve in nome della guerra contro gli economisti neoliberali sdogana il nazionalismo identitario, glissando sui pericoli che questo comporta: razzismo, populismo, fascismo ecc.. sono rischi minori per lui, e camuffa il suo discorso insistendo sul facile tema dell’inattualità della contrapposizione destra/sinistra.
    Come dice bene la commentatrice Tania qui sopra, è un discorso organicista che mai si interessa o analizza le forme di dominio del potere e chi le subisce, cioè la lotta di classe, che spaccia roba vecchia e superata.
    Preve si mette dalla parte del Potere che in questo momento è perdente svendendo i suoi ideali anticapitalistici. In questo è imperdonabile, ben più che nell’uso della retorica insopportabile di chi crede di avere la verità in tasca, tipica dell’avanguardia intellettuale che non si sporca le mani.

  • Giancarlo54

    Preve si mette dalla parte del potere? Prima dici che si allea coi nazisti per abbattere il potere neoliberista, poi dice che si allea coi nazisti per stare dalla parte del potere. Prenditi una pausa, fai un respiro forte e poi ricomincia, con calma, a scrivere, ma con calma, però.

  • AlbertoConti

    Oltre alla bussola si è rotto anche il giocattolo, la “libera impresa”. Ormai se ne sono accorti tutti, tranne il popolo dei babbioni votanti, un popolo trasversale e zombificato. Ma gli “economisti anglofoni” devono continuare a credere, per finta o per vera idiozia, come presumo il nostro bocconiano stagionato, che il giocattolo sia sempre lì, pronto per i bambini buoni, mentre invece il vero potere se lo è preso, come le caramelle ai bambini, per farne un mostro di profittabilità competitiva, al cui confronto la legge di Darwin è la fata turchina. Bisogna però dare atto, agli economisti anglofoni, di aver costruito un dogma tanto stupido quanto fortunato, perchè non ha, ancora, validi antagonisti. Non è infatti cosa da poco sintetizzare principi opposti come il bene comune e l’equità solidale, la diversità culturale e il mercato unico, il consumo intelligente e la povertà recessiva, libertà e statalismo, ecc. ecc. Il mio dubbio, nell’immediato è: ad un ideologia fondamentalista e dogmatica è meglio contrapporre la forza della ragione o di un’ideologia antagonista (con tutti i limiti che giocoforza conterrà)?

  • siletti86

    Tutto molto chiaro. Ma non dimentichiamoci della questione geopolitico-territoriale. Sono sempre più convinto che questa “polarizzazione capitalistica” in atto non sia semplicemente storico-sistemica, ma, ahimè, sia una sovrastruttura che nasconde la questione cultural-territoriale, la quale, invece, è sempre alla base dei rapporti di forza che muovono il mondo. Il fatto che ci chiamino “Europa periferica” la dice davvero molto lunga. Ho sempre più timore, che questa crisi guardi sempre di meno al portafogli, e sempre più al colore dei capelli e degli occhi. Naturalmente non sono un marxista, infatti il mio consiglio è FOCALIZZIAMOCI SULL’ITALIA E CREIAMO L’EUROPA MEDITERRANEA. Basta leggere Wallerstein per rendersi conto che l’universalismo duro e puro alla Marx non esiste, ma è il sistema-paese che arriva al vertice impone il “suo” Universalismo. Sono soltanto degli ingenui coloro che credono che il concetto di nazione sia solo una reminiscenza dello stato borghese: invece è un concetto costante nella storia.

  • RicBo

    Il Potere che tanto affascina Preve è quello della borghesia del capitalismo produttivo, perdente ora rispetto a quello finanziario.

    Questa borghesia fa leva sul nazinalismo identitario per tornare in sella ed ha al suo interno le frange estreme naziste e fasciste.

    Sono lotte di potere tutte interne al capitalismo e stupisce che Preve non ne prenda le distanze, non dico proponendo nuovi modelli sociali ed economici, ma neppure tornando all’analisi della lotta di classe.

    Per questo lo accuso di essersi venduto. Ma di esempi come lui ce ne sono tanti, guarda solo la deriva di tanti componenti di Lotta Continua.

  • Giancarlo54

    Ho riletto l’articolo di Preve (semmai mi fosse sfuggito qualche cosa) ma non ho trovato assolutamente niente di quanto sostieni tu. Anzi io ci ho visto esattamente il contrario, eppure mi pare che Preve scriva in italiano e non in arabo.

  • RicBo

    Va bene, ma allora tu cosa ci hai visto?

  • Santos-Dumont

    Condivido il tuo intervento e pure lo stato d’animo d’incertezza circa la reale efficacia dell’aplicazione su larga scala delle idee di Bookchin. Però é sicuramente meglio far qualcosa che non fare nulla… perlomeno fa bene allo “spirito”…

  • GRATIS

    Mettersi a criticare Preve armata unicamente delle ponderose letture di Repubblica … non c’è partita

  • ComeDonkeyKong

    Seriamente parlando, il mio punto di vista è che col senno di poi (ma ad essere ben informati, e a saper leggere tra le righe, anche col senno di prima) quelle piccole dissociazioni di Rifondazione, che poi, a quel che sembrava allora (ma come si fa a credere ancora oggi che i motivi fossero di opportunità e di giochi di potere, e non di convinzioni politiche effettive?), furono la causa della scissione dei Comunisti Italiani, sono paragonabili a certi atteggiamenti di facciata della Lega. Tanto è vero che l’astensione o il voto contrario di Rifondazione in quei casi non influiva. A numeri di maggioranza più ridotti, non si sono fatti scrupoli a rivotare i finanziamenti alle missioni militari italiane (ricordi D’Alema in senato? Con la Palermi che dava del coglione a Turigliatto? Che stile!). E che dire del Presidente della Camera Bertinotti che si prestava alle buffonate delle parate militari, oltre che continuare ad essere graditissimo ospite di Vespa? Del Vendola sionista non mi dici niente? E delle titubanze “nonviolente” che li hanno portati ad usare i movimenti al tempo del g8 e abbandonarli quando non conveniva più? E cosa ha fatto Rifondazione per informare i cittadini sul Trattato di Lisbona e su altre porcate, nonché sulle rispettive conseguenze? Sarebbe stato dovere di un qualunque partito serio – soprattutto di un partito che pretende di lavorare per i più deboli – informare, opporsi, far capire alla gente… Niente. Finché si fanno sfilate, per il Berti va bene, ma quando si fa sul serio… ubi maior…

  • LongJohnSilver

    ma chi Jessica ?

  • Jor-el

    Non credo che il nazionalcomunismo sia una grande idea. Ho passato la maggior parte della mia vita (politica) a combattere il PCIsmo e i suoi derivati senza che mi sia mai passata per la testa l’idea di diventare “fascista”. Insomma, caro Preve, calma e sangue freddo…

  • geopardy

    Stiamo vivendo in un mare di sofferenza paragonabile, per ora, ad un terribile mal di denti e, ossessoinati dal dolore crescente, ci dimentichiamo dei tumori del passato.

    Preve mi sembra sia su questa linea.

    Giudica superata la lotta di classe (mai come ora in azione), quindi, il suo eventuale socialismo nazionale assomiglia molto al nazional socialismo o sbaglio?

    Infatti, credo, che una volta tolto il presupposto della lotta di classe (in senso, perlomeno, di vigilanza continua sugli immancabili tentativi, nel caso di socialismo nazionale, della borgesia classica di rimetterli in forse prima ed a lato poi, come già storicamente avvenuto), ogni forma di socialismo, vista la crescita interiore dell’uomo odierno, sia una chimera.

    Nessuno di noi vorrebbe passare la vita a fare una lotta di classe, almeno a me piacerebbe vivere in un mondo in cui le categorie siano un lontano ricordo, se non ci fossero classi alla ricerca continua di sottomettere tutti gli altri, mi sembra chiaro e rinunciare oggi ad essa sarebbe gettare insieme all’acqua i panni sporchi.

    Il capitalismo per definizione tende all’assolutismo e soltanto con dure lotte di classe si è ottenuto lo stato sociale (ora in nettissima crisi).

    Nella ex Urss, per tutta risposta, ad un iniziale slancio verso una società più giusta, si è contrapposto il “capitalismo di stato”, praticamente.

    Il capitalismo di stato non aspettava che l’occasione buona per diventare vero capitalismo e Gorbaciov (seppur magari in buona fede) gliel’ha data e di lì a pochissimo, guarda caso, i burocrati si sono trasformati in oligarchi super ricchi.

    Il nazionalismo alla Le Pen , che soltanto pochi anni fa voleva cacciare i francesi di colore, pure quelli che stavano lì da qualche secolo, non è certo un modello da lumi e ci creerebbe problemi ben più gravi di quelli attuali, secondo me.

    Le vecchie categorie fascisti e anti-fascisti sono pur sempre una deterrenza a che ciò non si ripeta e non è la stessa cosa del dire, come fa Preve (lo penso anch’io in larghissima misura), che questa contapposizione Dx-Sx è solo una farsa, sono due cose differenti.

    Rileggendolo meglio, questo mi traspare dall’articolo e lui lo sa ed ha preventivamente avvertito di ciò.

    Ciao

    Geo

  • antonino

    Non credo proprio, il pacchetto Treu divenne legge nel 1997 anche con il voto di Rifondazione. Dove l’hai trovato ‘sto voto contrario?

  • Giancarlo54

    La solita predica di opporsi al Sistema lasciando perdere divisioni oramai inesistenti e, come al solito, per risposta la solita tiritera su fascismo e nazismo.
    Io oramai vi rispondo per esasperazione, non perchè abbia speranza che vi ravvediate.
    Vigilate che sta tornando Hitler!
    Voi vigilate e intanto ce lo metteno nel c………

  • sun

    E’ vero: i referendum sono una truffa, servono semplicemente per dire:”Io non sono d’accordo su …”. Però, se i movimenti pro-referendum che riescono ad aggregare persone di diverso colore politico, riuscissero a darsi una base istituzionale, forse …

  • sun

    D’accordo lo spirito, ma qui si tratta di tornare ad essere cittadini e non sudditi di uno stato centralista e prepotente.

  • RicBo

    Ah perchè l’opposizione al Sistema sarebbe rappresentata da Marine Le Pen???

  • RicBo

    sono perfettamente d’accordo con te e mi sembra che io, tu e tania stiamo dicendo le stesse cose con parole diverse.

  • patrocloo

    Che ci vuoi fare? E’ il solito monomaniaco manicheista (sx-dx, fa’-antifa’,inter-milan etc..).
    L’unica cosa consolante è che appartiene ad una razza lentamente (un po’ troppo per i miei gusti) in via di estinzione.

  • geopardy

    Certe volte mi infastidisce il modo un po’ sprezzante di come ti esprimi, ma tengo sempre in conto la tua opinione, perchè, secondo me, cogli spesso degli aspetti che ad altri sfuggono e su cui bisognerebbe, invece, riflettere.
    Ciao
    Geo

  • Donnie

    Bello tutto, bravi tutti. Ma sarebbe onesto e carino che certi ex comunisti in pensione, neo-teorici da club del bridge, spiegassero alle masse – che so -la morte di Renato Biagetti.

  • Primadellesabbie

    Sig Preve, le propongo di sostituire alla frase, punto 2 tra parentesi: “quel due per cento di bipedi umani che intendono far uso…” la forma: “…umani che possono far uso…”, altrimenti non se ne viene fuori.
    La “dittatura di economisti”, che lei giustamente richiama, sostenuta da scelte politiche (es. Nixon e l’oro) e da un evidente cambiamento culturale, é stata lungamente preparata (guardare, ad es., i continui e martellanti titoli sulla stampa ad iniziare dalla fine anni ’70, inizio ’80 e fino ai ns. giorni, mentre precedentemente, in tempi notevolmente più drammatici, non si rintracciano tali e continue forme di allarmismo economico, facendo eccezione per l’anno dell’alluvione dei Paesi Bassi) e trova solide fondamenta nei consumi abnormi in cui i “bipedi” si sono lasciati così entusiasticamente ed inopinatamente coinvolgere.
    A questo cambiamento culturale é corrisposto un cambiamento nei ranghi direttivi: gli ‘economisti’ al posto dei ‘politici’ (al proposito é caratteristico che Schroeder e Blair nel dopo-politica si dedichino ad accumulare denaro).
    Lei sostiene che la dicotomia Destra/Sinistra é stata, in qualche modo, svuotata e mi sembra innegabile. Mi permetto di aggiungere che la Politica en vrac é stata tagliata fuori. La “preoccupazione economica” ha preso il posto della “vocazione politica” nella fantasia di coloro che sgomitano per governare.
    Di questi liberisti non esiste traccia in nessuna delle Civiltá che ci hanno preceduti, ciò nonostante essi si ostinano a definirsi “conservatori”. Il campo d’azione della casta dei commercianti (cui apparteneva Gandhi) nell’India antica, per esempio, era opportunamente delimitata onde evitare i guai che stiamo vivendo.
    Al punto in cui siamo non credo esista alcuna possibilità che la politica possa influenzare apprezzabilmente gli eventi.
    Propongo che quel “due per cento di bipedi” che può farlo riprenda a vivere con la seria semplicità che la vita richiede rinunciando di buon grado ai consumi inutili e alle relative abitudini (non intendo perseguire qui finalità ecologiste ne’ moralismi in genere), impari ad apprezzare e perseguire gli obiettivi che hanno interessato l’uomo da sempre (non rifacendosi al passato, non fraintendiamo!) ed imponga, con ciò, il suo esempio che auspichiamo influente.
    Se questo non dovesse bastare bisogna pensare alla surreale possibilità di attirare il restante “novantotto per cento” in una colossale Disneyland, versione moderna del Paese dei balocchi, che attualmente dilaga ovunque, al fine di limitare almeno i danni.

    – P.S. Grazie per i “bipedi”, mi hanno riportato a Black Elk.

  • marymarie

    Costanzo Preve: “A pagina 135 Marine Le Pen scrive, traduco letteralmente: «Non ho da parte mia nessun patema d’animo a dirlo: la dicotomia fra destra e sinistra non esiste più». I principali riferimenti filosofici sono a due pensatori di «sinistra», Bourdieu e Michéa (pagina 148). Il vecchio comunismo francese di Marchais è citato positivamente e quindi, niente Pétain e Vichy.”

    Dal libro della Le Pen, “Pour que vive la France“, che avevo scaricato da Internet: “Il crollo del mondo socialista e del suo modo di pensare, che ha cominciato nell’universo degli intellettuali dalla rivolta di Budapesta del 1956, e poi dalla sua repressione, nonché con la destalinizzazione e lo shock causato dal rapporto Krusciov, ha promosso l’avanzamento costante della dottrina ultraliberale mondialista. Per questo motivo: nessun pensiero articolato non gli si oppone più. La fine del blocco orientale ha contribuito al declino del Partito Comunista, ma anche e soprattutto all’abbandono da parte di questo partito della difesa dei lavoratori francesi.”

    I principi antiliberali sono in totale contraddizione con la difesa dell’Europa sovranazionale e dell’immigrazione, essi sono, per la Le Pen, prima e soprattutto, sovranismo: il Mélenchon invece è disposto a transigere su questo argomento, diceva ancora la Le Pen… Andrebbe tuttavia rilevato che anche alla Le Pen capita di transigere… Serge Portejoie spiegava ad esempio l’inverno scorso che la Le Pen “critica l’Unione europea (a parole) che, secondo lei, avrebbe minacciato le radici (sic) della Francia. Il che non impedisce al Fronte nazionale di presentare i suoi candidati al Parlamento europeo [Bruno Gollnisch, Marine Le Pen e Jean-Marie Le Pen sono attualmente i tre eletti del Fronte nazionale al Parlamento europeo], confermando così la credibilità di un Parlamento senza poteri consequenziali e un’illusione democratica dell’Unione europea, poiché i decisori reali (la Commissione indipendente dei governi) sono sottratti al suffragio universale. Un esempio della frequente ambiguità del partito frontista.
    Marine le Pen si propone di farla finita con la moneta europea che non è molto popolare. Ma senza nuocere all’interesse dei mercati finanziari (banche e finanza azioniste, compagnie assicurative), e senza riorientare la Banca di Francia e stabilire il controllo sui movimenti di capitali e di scambi – condizioni sine qua non per un’uscita dall’euro favorevole al potere d’acquisto e all’occupazione, alle quali è possibile aggiungere il ritorno dei servizi essenziali alla sfera pubblica. Infatti, se si guarda più da vicino, ci si rende conto che il Fronte nazionale propone un’uscita dall’euro simultanea a quella dei paesi dell’Unione europea. Vediamo qui i limiti della proposta frontista, è un’impostura politica. Un’uscita simultanea dall’euro sarà possibile quando i porci avranno ali, cioè mai.”

    E anche se la Le Pen diceva che il “produciamo francese“ è tornato necessario, come una volta, le t-shirt della sua campagna elettorale erano “made in Bangladesh”…

    La Le Pen vorrebbe che le sue posizioni si attestassero sui tradizionali capisaldi del gollismo, pragmaticamente adattati alle nuove situazioni. Il gollismo fa parte dal “sovranismo” che in Fracia è una categoria politicamente trasversale al fronte del no a Maastricht, ed è architrave portante dell’identità politica francese e ideologia nazionalistica giustificata anche da Costanzo. Ancora oggi parti ed anime diverse della società francese veicolano un’immagine del generale De Gaulle come abile capo politico al servizio dell’interesse supremo dello Stato imperialista francese. Ed è per questo che uno come lui sarebbe stato l’uomo-chiave per risolvere anche la crisi in cui versa la Francia di oggi, ed è per questo che Preve, Alain Soral, Yves Branca confiderebbero nell’ingresso della Le Pen nell’agone politico e parlamentare: secondo essi, il suo programma politico non andrebbe a cozzare con l’idea del cammino verso il sovranismo, verso una maggiore autonomia…

    Ancora dal libro della Le Pen: “Ricordate il «produciamo francese» degli anni settanta, considerato adesso una pratica dei tempi antichi e respinto a favore di un’accettazione rivendicata dell’immigrazione – che sappiamo ancora che è letale per i lavoratori nel nostro paese.
    Non scriveva forse Georges Marchais al rettore della Grande Moschea di Parigi, in una lettera riprodotta da L’Humanité il 6 gennaio 1981: «È sconsigliato consentire la continuazione dell’immigrazione oggi in Francia, quando ci sono quasi 4 milioni e mezzo di lavoratori migranti. L’immigrazione ci pone seri problemi (…) Ecco perché diciamo che dobbiamo fermare l’immigrazione, per stare al fianco dei lavoratori che altrimenti sarebbero minacciati dalla disoccupazione (…) Dico chiaramente che siamo costretti a constatare che dobbiamo fermare l’immigrazione clandestina e ufficiale (…) Tanti lavoratori e famiglie con tradizioni, lingue, e diversi modi di vivere sono ammucchiati in ghetti. Questo crea tensioni e a volte scontri tra gli immigrati provenienti da vari paesi. Questo rende difficile i loro rapporti con i francesi (…) Quando la concentrazione diventa molto abbondante (…), la crisi degli alloggi peggiora, gli alloggi sociali sono assolutamente necessari e numerose famiglie francesi non possono accedervi. Le spese di assistenza sociale per le famiglie immigrate immerse nella povertà diventano insopportabili per i bilanci dei comuni.»
    È l’abbandono di queste posizioni, alle quali si dovrebbe rinunciare come se fossero un sacrilegio, ancor di più che la caduta del muro di Berlino, ciò che avrà ucciso il partito comunista francese.
    Non c’è più sinistra alternativa. Non c’è più considerazione e realizzazione dell’interesse delle classi popolari, dei poveri, degli esclusi, da quando la sinistra, una volta il loro difensore tradizionale, avversario risoluto degli eccessi del capitalismo finanziario, è passata con armi e bagagli alla globalizzazione liberale, accettandola come fine ultimo della storia economica. Questo ha ucciso la sinistra.
    Perché oggi la sinistra è disgraziatamente a favore dei ricchi vergognosi, ed è un alibi plausibile per gli sfruttatori? Perché tale sinistra non si rivolge più alla difesa delle classi popolari, dei lavoratori, per farsi invece evaporare in difesa degli «esclusi» o dei «sans-papiers», perdendo il significato stesso della parola «sfruttato»?”

    La Le Pen infiamma gli animi delle masse attraverso l’evocare gli insuccessi e trionfi passati e il disegnare l’avvenire. Cio che conta è il richiamo alle esigenze nazionali alle quali dovrebbe rispondere la politica attuata da un capo di stato francese, non conta che la politica francese continuerebbe pur sempre ad essere espressione dell’imperialismo francese. O del capitalismo imperialista francese.

    Nonostante il tono perentorio di Costanzo nel difendere il lepenismo e nel dichiarare che oggi il nemico è la dittatura degli economisti neoliberali, non potrei mai essere in sintonia con il pensiero della Pen. I conflitti economici e politici riproducevano una ripartizione del mondo tra i maggiori e più potenti paesi capitalistici anche nella dimensione novecentesca dell’antagonismo globale tra i poli imperialisti occidentali che si reggevano su una base neocoloniale e il quasi-socialismo dell’Europa orientale… La precedente era fordista e keynesiana era anch’essa imperialista: la globalizzazione “leggera” di allora, come mai andava bene, per Costanzo Preve e per la Le Pen?… Per essi ciò che è male non è l’imperialismo, ma il fatto che l’attuale fase della globalizzazione, più “pesante” rispetto alla precedente, ha alterato le potenzialità di maggiore libertà, solidarietà e giustizia che avrebbero potuto continuare a realizzarsi ENTRO i singoli paesi imperialisti (oppure entro certi gruppi elitistici di paesi imperialisti), e non invece TRA PAESI, a livello mondiale.

    E quella lettera indirizzata da Georges Marchais a Si Hamza Boubakeur, il rettore della Grande Moschea di Parigi, e apprezzata dalla Le Pen, è stata scritta dopo che il rettore della moschea si era indignato nell’imparare che un bulldozer si era lanciato contro una casa in cui stavano 300 lavoratori maliani, distruggendola (il 24 dicembre 1980). Fu l’ordine del sindaco comunista di Vitry, Paul Mercieca. Dissi a Costanzo che forse all’epoca Marchais e altri “comunisti” che condividevano le sue posizioni sull’immigrazione erano socialimperialisti. Mi disse che secondo lui non era socialimperialista, e non era neanche razzista, ma un’opportunista, e che la distruzione della casa in cui vivevano i lavoratori maliani che Marchais aveva ordinato era stata una denuncia delle precarie condizioni igieniche e di sicurezza di alloggi abitati da persone in condizioni di marginalità sociale.

    Chi desidera capire qualcosa di più sul contesto delle posizioni del PCF in materia di immigrazione che, secondo la Le Pen, meriterebbero la stima universale dei francesi e di tutte le persone di buon senso, chi desidera capire il “buon senso” che c’era dietro le scelte che il PCF faceva negli anni Ottanta (ai tempi di Marchais) e anche la politica “ragionevole” e di “buon senso” di altri partiti “comunisti” dell’Europa occidentale, potrebbe ritenere interessante anche questo saggio di Jaffe, del 1984: http://nocturnalprivatecares.blogspot.ro/2012/10/i-rapporti-economici-delleuropa.html

    Riporto ad esempio questi brani: “La borghesizzazione delle classi inferiori dell’Europa – operai e cosiddetti contadini – portò a movimenti radicali, come il femminismo e il movimento del ’68, ma quando la crisi degli anni Settanta seguì al boom degli anni Sessanta, i movimenti rossi divennero verdi, e le classi lavoratrici e medie tentarono di distribuire uniformemente possibilità e conforts, livelli e toni di vita che lo sviluppo del sottosviluppo di Africa ed Asia aveva reso possibile per tutta la fase di espansione economica del dopoguerra. Per il sistema mondiale tuttavia, consumismo e borghesizzazione ebbero un effetto negativo: costituivano infatti forme di sovraccumulazione di capitale variabile la quale, unita alla sovraccumulazione di capitale costante ed alle esportazioni di capitale effettuate dalle multinazionali, creò ed approfondì la crisi mondiale manifestatasi nel 1973 come «crisi del petrolio» (di fatto un sintomo, ma non la malattia).
    Secondo i metodi usati da Amin e Jaffe, il trasferimento di plusvalore da sud ad occidente, che permette il basso grado di sfruttamento in occidente e l’alto livello di vita, è cresciuto stabilmente dopo la guerra, ed ora ammonta a circa 1000 miliardi di dollari l’anno, dei quali circa 300 miliardi, ovvero 4000 dollari per famiglia di quattro persone, per l’Europa occidentale. Il reddito reale medio per famiglia in Europa occidentale, confrontato con quello dell’Africa e dell’Asia è cresciuto sia in termini assoluti che relativi. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra ha mostrato che per lo stesso lavoro e produttività i salari europei occidentali sono dieci volte maggiori di quelli asiatici ed africani. Per la maggior parte del miliardo di lavoratori del sud, un mese di lavoro è retribuito con lo stesso salario che i lavoratori d’Europa ricevono in un giorno. I lavoratori scandinavi, francesi «bianchi», belgi, olandesi e tedeschi guadagnano più di quanto producono e, come i lavoratori «bianchi» degli USA e del Sud Africa, non producono ma ricevono plusvalore. Lo stesso vale per settori del proletariato dell’Italia del Nord, e per lavoratori italiani ed europei occidentali in Africa e in Asia. La borghesizzazione ha altri parametri secondari, come l’aumento dei lavoratori nei servizi rispetto ai lavoratori produttivi (una tendenza opposta si è verificata in tutti i paesi socialisti), l’aumento dei «colletti bianchi» e la diminuzione dei «colletti blu», il rapido incremento della proprietà di abitazioni e l’alta densità di auto, la maggior urbanizzazione (la popolazione rurale italiana è caduta dal 35% alla fine della guerra, a circa il 12% nel 1980).
    La borghesizzazione assume coloriture razziste, compresi gli assalti contro i west-indians e i pachistani in Gran Bretagna negli ultimi anni Cinquanta e negli anni Settanta, esplosioni simili a Marsiglia, presso le fabbriche Talbot e da parte del partito comunista francese contro i lavoratori algerini, marocchini, del Mali e di altri paesi africani, attacchi violenti contro i lavoratori turchi in Germania occidentale, contro i lavoratori africani e indonesiani ad Amsterdam e Rotterdam, contro gli studenti zairesi a Bruxelles, ed esclusione dai diritti civili in Italia di circa un milione di lavoratori etiopici, giordani, libici e di altri paesi. Il numero totale dei lavoratori non europei, che formano una sorta di «colonia interna», è arrivato a circa 10 milioni, e milioni furono rimpatriati dai governi e dai sindacati razzisti durante gli anni di crisi dal 1973 al 1983, col pretesto di ridurre la disoccupazione. Lo stesso razzismo economico era stato praticato in Sud Africa durante la Grande Depressione degli anni Trenta, per risolvere il problema dei bianchi poveri.
    I mutamenti del proletariato europeo nel dopoguerra furono accompagnati da cambiamenti nella struttura e nelle politiche della grande borghesia dell’Europa occidentale. Entrambi questi cambiamenti, a loro volta, produssero cambiamenti nelle classi medie, che divennero piu urbane, meno contadine ed artigiane, più tecnocratiche, burocratiche e professionali. Il peso accresciuto dei cambiamenti della classe media grava sul deficit statale e sul debito pubblico, già appesantiti dagli aumenti dei «costi sociali» del lavoro in pensioni, sussidi di disoccupazione, salute ed educazione. Nel contempo la «nuova» classe media è divenuta più eterogenea, e una sezione di essa si concentra nelle economie «secondarie» e «nere», che non sono rispecchiate nei dati ufficiali fiscali e del reddito nazionale.”

    Jaffe mi pare vi porti alcune preziosissime dilucidazioni in questa suggestiva descrizione dei rapporti economici Europa-mondo nel secondo dopoguerra. Leggendola, è possibile cogliere i tratti tipici e distintivi di “comunisti” come quelli del PCF, la loro capacità di attrarre, destare fiducia nelle masse, e spiega perché la Le Pen vuole rinverdire certe atmosfere proprie dei “comunisti” di quegli anni. Il saggio di Jaffe è anche un essenziale manifesto di anti-imperialismo che fa anche una distinzione fra ciò che significa “sfruttato” per gli eurocomunisti, e ciò che significa per gli anti-imperialisti.