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L' ULTIMA RESISTENZA DI MAX VON PETTENKOFER

DI GIANLUCA FREDA
http://blogghete.altervista.org

L’origine delle malattie è nell’uomo e non fuori di esso; ma le influenze esterne agiscono sull’intimo e fanno sviluppare le malattie […]. Un medico […] dovrebbe conoscere l’uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esterna”.
(Paracelso)

Ero bambino quando, nel 1973, a Napoli scoppiò una delle periodiche epidemie di colera. Gli effetti del contagio sulla popolazione furono relativamente contenuti (una trentina di morti in tutto), ma l’economia, in particolare quella ittica, ne risultò devastata. I TG e i reportage televisivi dell’epoca trasmettevano a ripetizione le immagini di un pescatore napoletano che, nel disperato tentativo di dimostrare l’inesistenza del contagio vibrionico, diluviava cozze e patelle crude dinanzi alle telecamere, in una performance poi divenuta, nei decenni successivi, paradigmatica dell’incultura popolare sulle questioni epidemiologiche.
Eppure la grottesca esibizione sperimentale di quell’anonimo operatore ittico partenopeo aveva, come scoprii molti anni dopo, un assai più illustre e spettacolare precedente.

Nel 1892, il celebre medico e chimico bavarese Max von Pettenkofer chiese a Robert Koch, che nove anni prima aveva isolato il bacillo del colera, di inviargli un campione delle sue colture vibrionali. Koch glielo inviò. Qualche giorno dopo, “Il Dottor Pettenkofer offre al Dottor Professor Koch i propri rallegramenti e lo ringrazia per la fiala contenente i cosiddetti vibrioni del colera, che egli è stato così gentile da inviargli. Il Dottor Pettenkofer ne ha bevuto l’intero contenuto ed è lieto di informare il Dottor Professor Koch che egli permane nella consueta ottima salute”.

Pettenkofer, intestarditosi su una prospettiva epidemiologica del tutto differente, se non addirittura opposta, rispetto a quella di Koch, aveva in effetti trangugiato non un qualsiasi prodotto potenzialmente infetto, ma un’intera coltura di bacilli del colera, senza riportare conseguenze. Non riuscendo a spiegare il fenomeno in modo convincente, i “contagionisti” dell’epoca sostennero che i bacilli del colera erano stati probabilmente neutralizzati dalla forte acidità di stomaco di Pettenkofer; il quale all’epoca aveva 74 anni ed effettivamente entrava in preda a forti disturbi dispeptici ogni volta che sentiva parlare delle teorie, che reputava campate in aria, dei suoi avversari accademici. A parte questo, godeva di ottima salute. E se si esclude un’infezione alla gola che aveva accentuato la sua cronica malinconia, era ancora in discreta forma quando, nove anni più tardi, si suicidò con una revolverata alla tempia.

Il suicidio di von Pettenkofer segnò la fine dell’ultima resistenza contro le teorie dei “contagionisti”, poi elaborate nella cosiddetta “Teoria dei Germi”. Tale teoria, che nel XX secolo regnerà incontrastata, individua come causa diretta delle malattie l’azione dei microrganismi (virus, bacilli, ecc.), restringendo dunque l’indagine eziologica sulle patologie ad un “attacco all’organismo” da parte di agenti esterni e rifiutando ogni valutazione differente, tanto rispetto al possibile influsso di altri fattori, quanto rispetto all’effettivo ruolo svolto dai cosiddetti “agenti patogeni” nello scenario epidemico.

Anche laddove non sia possibile ricondurre una data patologia all’azione di un agente esterno specifico, non essendo tale agente individuabile (come nel cancro, nel parkinson, nell’alzheimer, ecc.), si dà comunque per scontato che esista, da un lato, un “ente sano” (l’organismo umano) e dall’altro un qualche nemico che lo aggredisce per comprometterne la salute. Un nemico, in questi casi, ancor più insidioso perché sconosciuto e invisibile. Un nemico contro il quale occorre “lottare” (si parla comunemente di “lotta contro il cancro”, “contro l’alzheimer”, ecc., come se tali patologie fossero invasori barbarici che assaltano una cittadella incustodita) e che occorre “sconfiggere”.

Questa concezione della malattia, tipica della medicina occidentale, ricalca alla perfezione l’atteggiamento politico e culturale che è stato proprio dell’Occidente nell’ultimo secolo. Anche in politica esiste un “ente sano” (la democrazia) continuamente assediato dal caos, da perfidi nemici esterni (la dittatura, il comunismo, il terrorismo, Berlusconi, ecc.) che mirano a distruggerla e contro i quali occorre difendersi. E per difendersi occorre che i singoli rinuncino ad ogni iniziativa personale e si mettano nelle mani di un’autorità superiore, che provvederà ad adottare le necessarie misure cautelative. Così, per difendersi dal “terrorismo”, i cittadini permetteranno ai governi di vietare i raduni, di limitare la libertà d’espressione, di sorvegliare i loro movimenti con telecamere disposte ovunque, di incarcerare e torturare senza prove e senza processo, e così via. Allo stesso modo, delegando alle autorità sanitarie le adeguate misure di profilassi, le masse accetteranno passivamente trattamenti sanitari obbligatori, vaccinazioni imposte, protocolli terapeutici standardizzati tanto più diffusi quanto più palese è la loro assurdità e inefficacia; e non oseranno fiatare di fronte alla criminalizzazione di ogni devianza che provi a sfidare l’ortodossia medica dell’elite e a proporre terapie alternative.

Per tenere in piedi questo teatro dell’”accerchiamento ostile” perenne, che porta infiniti vantaggi politici ed economici alle elite dirigenti, la medicina ufficiale ha bisogno di funzionari che siano poco più che burocrati. Occorrono tecnici, esperti settoriali, specialisti che siano competenti in un circoscritto campo dello scibile e non possiedano quella visione d’insieme che consentirebbe loro di mettere in discussione alla radice l’impostazione dogmatica costituita; secondo la quale l’essere umano è un ente a sé, separato dalla natura. E la natura gli sta intorno al solo scopo di insidiarlo, di aggredirlo proditoriamente, con armi ignote che solo la saggezza e la preparazione “scientifica” dei dominanti sono in grado di neutralizzare. Le posizioni di potere e il profitto economico dell’elite sono garantiti da questo autodichiarato monopolio sugli strumenti salvifici in grado di debellare e sottomettere le forze avverse del creato.

Max von Pettenkofer non era uno di questi burocrati specializzati. Egli fu uno degli ultimi studiosi di medicina a poter contare su una formazione umanistica completa. Prima di dedicarsi agli studi di medicina e di chimica presso l’Università di Monaco, aveva studiato grammatica e latino al Ginnasio, era appassionato di letteratura, si interessava di filologia, aveva scritto poesie, era stato attore di teatro. Chi lo conobbe, lo descrive come un uomo di forti sentimenti, gioviale, dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, cui faceva da sottofondo un costante velo di malinconia.

Pettenkofer non credeva nella scissione tra uomo e natura. Si rifiutava di considerare l’organismo umano come un’entità separata dall’ambiente, simile a un borgo cinto da mura, sotto la perenne minaccia di un invasore in agguato. Koch aveva identificato uno di tali invasori nel vibrione del colera, il quale – era sua convinzione – rappresentava la causa diretta del morbo. Era il vibrione che, trasmettendosi da un soggetto all’altro attraverso il contatto fisico oppure tramite cibi e materiali infetti, aggrediva l’ospite e provocava l’insorgere della malattia.

La visione di Pettenkofer era più complessa. Egli era convinto che il bacillo non bastasse da solo a spiegare la malattia e che per generare l’infezione fosse necessaria un’interazione tra il germe del colera e l’ambiente. Quando il germe veniva a contatto con suoli asciutti e porosi, durante periodi di scarsa disponibilità idrica, esso dava origine ai cosiddetti “miasmi”, che erano, secondo Pettenkofer, la vera causa scatenante dell’epidemia. Questa visione delle cose escludeva, ad esempio, che il contagio potesse trasmettersi per semplice contatto tra individui o per ingestione di sostanze infette (ad es. l’acqua). Affinché il germe potesse “acquisire virulenza”, occorreva che il suolo presentasse certe caratteristiche di porosità e che contenesse materia fecale in decomposizione. Senza tali condizioni, il germe non era in grado di maturare ed evolversi in “miasma”. Ciò implicava che misure come la quarantena o come la bollitura e il filtraggio dell’acqua fossero considerate da Pettenkofer perfettamente inutili ad arrestare l’epidemia. Non è il contatto diretto col germe che uccide, bensì il contatto con un ambiente degradato che ha consentito al germe di propagarsi nell’atmosfera come esalazione infettiva.

Dunque, se per Koch il bacillo era causa diretta del morbo, nonché condizione necessaria e sufficiente per il suo insorgere, Pettenkofer riteneva che il vibrione rappresentasse solo una causa indiretta e che le condizioni per il diffondersi dell’epidemia fossero almeno quattro:

– La presenza del germe;

– L’esistenza di specifiche condizioni locali (in particolare le condizioni del suolo);

– L’esistenza di specifiche condizioni stagionali (ad es. un periodo di siccità);

– L’esistenza di particolari condizioni individuali.

Pongo l’accento sull’ultima di queste quattro condizioni. Pettenkofer ritiene che il morbo possa attecchire soltanto in organismi già predisposti (causa debilitazione prodotta da altre cause) alla sua ricezione. Un organismo che non sia già debilitato per conto proprio, resterà comunque immune alle esalazioni miasmatiche.

Riassumendo: per Koch il germe è il mortale nemico esterno da combattere con tutte le (potenzialmente costose) risorse che la scienza medica mette a disposizione. Per Pettenkofer il germe non è il nemico (da solo non può nulla) e non è esterno (è già presente, nel suo stato non virulento, nell’organismo umano). Ciò che bisogna modificare per aver ragione della malattia sono le modalità d’interazione tra uomo e ambiente, nonché il rapporto del singolo con il proprio organismo. Per debellare il morbo non servono vaccini, terapie ospedaliere, farmaci ed interventi chirurgici. Servono servizi idrici, che assicurino abbondante fornitura di acqua pulita; servono fognature, che permettano di smaltire la materia fecale, sita nel sottosuolo, nella quale il germe completa la propria mutazione in miasma epidemico; servono buona alimentazione e vita equilibrata, che implementino la resistenza dell’organismo. Nella visione di Pettenkofer, l’uomo, il suo corpo e il suo ambiente sono una cosa sola ed è dagli scompensi insorti all’interno di questa unità ecoantropica che scaturiscono le epidemie.

Pettenkofer aveva cercato di mettere a punto un approccio integrato, fondato su osservazioni attinenti a diversi settori dello scibile: chimica, biologia, statistica, filosofia, politiche sociali. Questo perché l’obiettivo che egli perseguiva era l’eliminazione o la limitazione del contagio, che poteva essera ottenuta solo affrontando il problema nella sua complessità, attraverso studi ad ampio raggio ed interventi mirati che ne eliminassero le cause ambientali. Koch e i seguaci del paradigma batterico si accontentavano invece di additare all’umanità un nemico che giustificasse il potere della tecnocrazia, i suoi interventi invasivi, il suo controllo sulle procedure terapeutiche. Il loro approccio era semplificatorio, perché la finalità principale non era il miglioramento della salute pubblica attraverso la rimozione delle cause epidemiche, ma la perpetuazione di queste ultime. Essi non miravano a impedire la diffusione del contagio, ma a combatterlo quando si era già affermato, vendendo a caro prezzo l’apparato chirurgico-farmacologico necessario a tale scopo.

Quando all’inizio del ‘900 divenne chiaro che l’applicazione della teoria dei germi alla salute pubblica richiedeva molto di più che la mera individuazione dei microrganismi collegati all’epidemia, molte delle teorie igieniste ed ambientali di Pettenkofer vennero recuperate, con grave smacco dei “contagionisti” ormai già in piena parata trionfale. Gli studi relativi all’influsso dell’ambiente sugli agenti patogeni, sui vettori e sui portatori sani del contagio vennero integrati nella teoria dei germi, come pure l’attenzione per il ruolo svolto dalle specifiche situazioni di vita degli individui nel diffondersi delle malattie. Ci si rese conto che l’identificazione dell’agente patogeno (vero o presunto) non eliminava la necessità di studiare le condizioni sociali e ambientali che ne agevolavano la diffusione, ma la rendeva ancor più impellente.

Questo ostacolo imprevisto sulla strada del controllo delle masse attraverso la medicina fu comunque di breve durata. Ben presto le elite tecnocratiche misero a punto – e diffusero poi attraverso gli appositi strumenti di propaganda – una visione del “nemico” più funzionale ai propri obiettivi. L’individuazione dei bacilli del colera, del tifo e della difterite presentava come sgradevole (per le elite) controindicazione quella di spingere le autorità sanitarie a “bonificare” gli ambienti in cui tali bacilli prosperavano, eliminando così le cause ambientali del contagio. Il “nemico”, così accuratamente creato, veniva in tal modo neutralizzato prima ancora di poter essere utilizzato come remunerativo spauracchio. Occorreva dunque un nemico indistinto, che permettesse di escludere la ricognizione eziologica volta a determinare la causa delle patologie, che scongiurasse ogni intervento ecoantropico a monte dei fenomeni e consentisse alla casta medica di prosperare sulla guerra ai grandi flagelli. Sorse così l’alba delle neoplasie, dei tumori, delle “sindromi” e delle patologie dall’origine sconosciuta. Il grande vantaggio di tali malattie è, appunto, che esse saltano a piè pari l’indagine sulle cause e si concentrano sulla terapia degli effetti; il che consente di mantenere la società nello stato di guerra permanente su cui le case farmaceutiche hanno costruito la propria fortuna. Se fosse consentito indagare sulle cause, si scoprirebbe che sono proprio le terapie, i vaccini (strapieni di metalli pesanti come mercurio e alluminio) e i farmaci proposti per la cura una delle principali cause della diffusione e della recrudescenza di questi mali; tra gli infiniti esempi, è possibile portare quello della “sindrome di Guillain-Barrè”, il cui insorgere – pare ormai acclarato – è legato a doppio filo alla somministrazione vaccinica; quello della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), che uccide i neonati intorno al terzo mese, proprio il periodo in cui inizia per i bambini il ciclo di vaccinazioni obbligatorie; e naturalmente quello dei (presunti) rimedi chemioterapici, radioterapici e chirurgici contro i tumori, vera orgia di avvelenamenti e mutilazioni con cui si distrugge l’organismo del paziente nel tentativo di rimuovere un disturbo di cui non si conosce e non si vuole conoscere l’origine. La lotta permanente agli effetti consente la perpetua medicalizzazione dei pazienti e la sicurezza di poter contare su una domanda chirurgico/terapeutica illimitata.

Le elite farmaceutiche non si limitano dunque a costruire il proprio avversario: esse coltivano e rafforzano il clima della guerra. E lo fanno sia diffondendo, attraverso i farmaci, le stesse patologie che dovranno poi essere curate, sia attraverso l’incessante invenzione di patologie nuove (tutte rigorosamente refrattarie all’indagine eziologica), sia tramite il terrorismo propagandistico della stampa, la quale si occupa di creare e mantenere il clima di psicosi necessario a tenere alta la domanda terapeutica.

Max von Pettenkofer è stato uno degli ultimi studiosi in occidente a dedicarsi alla crescita e al benessere della città, anziché alla difesa delle sue mura contro i nemici. Aveva sviluppato una “scienza dell’igiene” che poneva in primo piano la prevenzione, la cura dell’ambiente, la fortificazione dell’organismo, anziché la lotta senza quartiere ai fantasmi patogeni. Era convinto che, quando una persona si ammala, ciò non avviene perché essa sia stata aggredita da un germe o da un bacillo venefico; avviene perché essa ha permesso al proprio organismo di debilitarsi, conducendo una vita insalubre, vivendo in ambienti malsani, consumando cibi nocivi o poco nutrienti. I bacilli non creano la debilitazione dell’organismo, si limitano a prosperare nei tessuti debilitati, che rappresentano il loro habitat naturale. Per questo motivo, nei suoi scritti, forniva indicazioni minuziose sul modo di vestirsi, sull’igiene dei luoghi di riposo, sulla pulizia dell’ambiente domestico; si interessava delle condizioni igieniche del suolo, dell’aria, dell’acqua, del cibo, degli edifici; offriva informazioni sull’illuminazione, sul riscaldamento, sulla ventilazione degli ambienti, postulando che l’interazione tra la collettività e l’ecosistema consentisse di spiegare i fenomeni epidemici in modo assai più preciso di quanto non potessero fare le semplificazioni dei batteriologi.

Fu uno degli ultimi studiosi a concepire la medicina e la biologia come scienze che si occupano della vita (cioè dell’uomo inteso nella sua interezza e nel suo legame indissolubile con la natura), prima che la medicina del ‘900 riducesse l’essere umano ad una catasta di organi e la natura ad una presenza malevola che trama per distruggerlo. Prima cioè che qualcuno si accorgesse che la vita, commercialmente parlando, è un affare assai più redditizio se viene smembrata, suddivisa in settori di competenza, enumerata in componenti infinitesimali che rendano lo spezzatino risultante più lucrativo dell’insieme e perfino della somma delle sue parti.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=831:gianluca-freda&catid=27:medicina&Itemid=44#comments
21.06.2011

Pubblicato da Davide

  • santo105

    Articolo molto bello e pienamente condivisibile, si sfiorano da piu parti le concezioni dell igienismo di Shelton e Manuel Lazaeta, tesi che sono validamente portate avanti in italia dal coraggioso Valdo Vaccaro, i produttori di morte e malattie carne-lattiero-caseari-farmacofilivaccinocriminali in combutta con le multinazionali di Atalanta sono il nostro vero nemico che vuole tutti ridurci in malattia vita natural durante. esiste un preciso disegno biochimico del nostro corpo e della nostra alimentazione naturale come dimostrato da numerosi studi indipendenti ma purtroppo il pasteurismo e la fabbrica dei germi cattivi uniti alla medicina non naturale alleata col potere finanziario dei rockfeller e morgan dal primo novecento, ha avuto la meglio con grave danno della nostra salute e dei nostri portafogli, sarebbe ora di rendersi consapevoli e boicottarli sul serio questi mercanti di morte non da meno della monsanto e dei sionisti rotschild e rockfeller del futuro ordine mondiale gia immenente.

  • Truman

    Ottimo.

  • Tonguessy

    Finalmente un’ottimo Freda.
    Due precisazioni:

    l’impostazione dogmatica costituita; secondo la quale l’essere umano è un ente a sé, separato dalla natura.
    Tutto questo nasce da Cartesio e la sue Res Cogitans (lo stronzo pensante, separato) e Res Extensa. Inutile ricordare che fu lo stesso Cartesio a porre le basi per una descrizione matematica della Realtà. Con l’omicidio di Richelieu (la persona più potente del mondo di allora) la classe medica si garantisce l’assoluta impunità, che continua tuttora.
    Secondo appunto: la peste di Venezia che decimò gli imbellettati abitanti lagunari (da cui discende Brunetta). Gli ebrei avevano discipline abbastanza rigide “sull’igiene dei luoghi di riposo, sulla pulizia dell’ambiente domestico” e sull’igiene personale che permise loro di uscire praticamente indenni da quel disastro. A quei tempi si scaraventavano feci e urine per strada.
    LOO (sinonimo di gabinetto) è un’espressione inglese che deriva dalla contrazione del francese “attention l’eau”, ammonimento che prennuciava, appunto, il lancio di feci e urine in strada.
    Inutile quindi vaccinarsi contro il colera oggi, che abbiamo sistemi fognari e igiene personale assolutamente idonei a quanto brillantemente sottolineato da Von Pettenkofer.

  • mat612000

    – La presenza del germe;
    Con antibiotici e antivirali si può aggredire l’agente patogeno e sperare od ottenere di eliminarlo.
    – L’esistenza di specifiche condizioni locali (in particolare le condizioni del suolo);
    Le condizioni del suolo cosa significa? Come si può cambiare?

    – L’esistenza di specifiche condizioni stagionali (ad es. un periodo di siccità);
    Altro agente un po’ difficile da modificare.

    – L’esistenza di particolari condizioni individuali.
    Questo è normalmente considerato da tutti i medici e in ogni caso può contribuire all’intensità della patologia la quale nella sua eziologia rimane invariata.
    In altre parole: l’approccio esposto non è contrario alla medicina come viene praticata attualmente.
    Trovo criminale l’affermazione che la chemioterapia e la chirurgia aggravino i tumori, se non altro perchè è un’affermazione assolutamente arbitraria.

  • hylly

    Quando le complicazioni si articolano, c’e’ spazio per tutto, e le opzioni piu’ forti o conumi o convenienti o assodate, diventano quelle piu’ credute e usate. Su queste le statistiche giocano un ruolo forte, perche’ si basano solamente su quello che viene definito risultato scientifico migliore. Lo squilibrio di vita sia del fisico che dell’ambiente influisce, e la radice e’ e rimene: mente sana in corpo sano. Se si e’ in un ambiente equilibrato, equilibrata sara’ anche la vita, la sua attivita’, la sua sussistenza sopratutto alimentare. E se questo funziona bene, le malattie si curano da sole e l’ esserne coscenti, non fa altro che agire sul male stesso. Dottrine filosofie e pratiche varie ne sono il fondamento come conoscenza. Ogni cosa e’ possibile quando la credi. Ma se non crediamo che siamo in una situazione di squilibrio e crediamo che lo squilibrio della vita e’ l’ equilibrio, si dovra’ solamente ricorrere a cure e credere a quelle, e di conseguenza, continuare la vita che facciamo, considerandola la migliore come salute e felicita’.

  • Sokratico

    “Trovo criminale l’affermazione che la chemioterapia e la chirurgia aggravino i tumori, se non altro perchè è un’affermazione assolutamente arbitraria.”

    Puoi trovarlo criminale, se così ti piace, ma che sia arbitraria non è vero. E’ solo imprecisa.

    La chirurgia è la principale e, diciamocelo, unica cura per i tumori solidi, attualmente.
    La chemioterapia non serve quasi a nulla, a livello di incidenza statistica di remissione della malattia, se non è seguita da una chirurgia post-chemio.
    Ma una chirurgia eseguita male (e non tutti i chirurghi sono bravi sai…) può portare ad una disseminazione di cellule tumorali nella lesione e nel flusso sanguigno. Da cui seguono immancabilmente recidive.

    In secundis, quello che è vero è che la chemioterapia spesso aggrava sensibilmente le condizioni cliniche generali di pazienti deboli o in stadi avanzati della malattia. Inoltre, ed è un punto importante, nessuno ha mai voluto realmente indagare sulla generazione o connessione iatrogena (cfr. Ivan Illich “Nemesi Medica” – iatrogeno: generato dalla medicina) di tumori secondari e recidive di malattie a causa di chemioterapici i cui composti sono spesso agenti chimici molto aggressivi, alcuni riconosciuti come cancerogeni (cfr. M.Mazzucco “le cure proibite”).

    Come saprai la chemioterapia è un cocktail di medicinali che servono ad aggredire la parte malata, indebolendola. Il punto è che essendo endovenosi aggrediscono TUTTO l’organismo, nella speranza di far morire prima il tumore che il paziente.

    Quando i pazienti NON sono operabili chirurgicamente, le neoplasie maligne hanno fattori di sopravvivenza ai 5 anni bassissimi, al punto che la sopravvivenza di chi è chemioterapizzato da quella di chi non si è curato sono paragonabili…mentre non è paragonabile la qualità della loro vita, purtroppo.

    E in ultimo, il fatto che siano i medicinali più costosi del mondo…fa venire brutti pensieri!

    Soprattutto quando ti rendi conto che NESSUNO sta cercando sviluppi clinici aldifuori dalla sequenza chirurgia-chemio.

  • mat612000

    Hai ragione. E’ un affermazione criminosamente imprecisa. Anche perchè da una parte si afferma che la medicina trascura i fattori individuali e dall’altra si fa un’affermazione ottusamente assoluta. Ho conosciuto decine di persone che con la chemio hanno superato la loro malattia in modo definitivo (per quanto di definitivo c’è nelle cose umane). Io ho sperimentato su me stesso la chirurgia ed ha funzionato, purtroppo non funziona così per tutti e a volte la chemio o la radioterapia è un modo per temporeggiare e rimandare, ma in quei mesi, anni che si guadagnano non può essere sperimentata o trovata una cura più efficace?

  • mat612000

    Tu secondo me non hai la più lontana e pallida idea di cosa significhi essere colpiti da un tumore. Forse non sai nemmeno bene cosa sia.

  • rasna-zal

    Tanto per dirne una…

    Guardati il lavoro del dott. Giuseppe Nacci.

    Medico chirurgo specializzato in medicina nucleare, sospeso dall’albo dei medici perché non in possesso di due consensi informati alla privacy di due sue pazienti, in realtà ne ha curati tanti attraverso una terapia metabolica che si rifaceva al metodo Gerson e all’utilizzo di piante in grado di provocare apoptosi della cellula tumorale, anche attraverso l’uso della vitamina B17, guarda caso una vitamina illegale.

    Mille piante per guarire dal cancro senza chemio.

    vedi qui [www.procaduceo.org] [www.procaduceo.org]

    Poi credi a quello che vuoi, ovviamente…

  • ottavino

    Spiacente ma tu non hai superato niente. E’ stata la chirurgia che ha rimosso il tumore. Le cose non accadono a caso, quindi se uno produce un tumore è necessario che si ponga delle domande: cosa lo ha causato? ho sbagliato qualcosa? Che cos’è la malattia? Rispondendo a queste domande e cambiando stile di vita uno “sale”, per così dire, a un livello di coscienza più elevato. Ma se lascia che gli altri “lo facciano” (nel senso lo curino) lui non ha capito nulla. E’ semplicemente uno che rimane in balia degli eventi.

  • mat612000

    Chiacchere che si aggiungono a chiacchere. Contro al tumore servono interventi molto concreti quanto la sofferenza che ti provoca.
    Un altro che non sa di cosa stiamo parlando. Capisco che per averne coscienza purtroppo ci si deve trovare in certe situazioni. Quando sai cosa l’ha causato, quando ben sai cosa può averlo provocato e cambi stile di vita cosa pensi che succeda? Niente. Ormai ce l’hai: o ci muori o tenti l’impossibile per vivere, lo stile di vita semmai lo cambi dopo.
    Essere in balia degli eventi affrontare interventi anche rischiosi o cure faticose?
    Non sai davvero di cosa parli…

  • mat612000

    Appunto. Credi in quello che vuoi. Qui però mi sembra si stia facendo un assurdo e pericoloso processo alle intenzioni di chi utilizza i metodi riconosciuti dalla scienza medica. Sarebbe bello potersi curare con le erbe e l’autocoscienza ma purtroppo il tumore è molto più forte.

  • ottavino

    Infatti parliamo di due cose diverse. Io vorrei spingerti a una comprensione di “senso”. Tu vuoi restare dove sei. Va bene anche così.

  • ottavino

    No il problema è molto più acuto. Non è che si sta facendo il processo alle intenzioni di chi utilizza i mezzi riconosciuti dalla scienza medica. Uno faccia come vuole. Il punto è che la scienza medica dilaga e non vuole concorrenti. Se la “scienza medica” fosse rilassata e accettasse la possibilità che ci siano soluzioni “altre”, non ci sarebbe alcun problema.

  • lpv

    Alla moglie di un mio caro amico, oltre 20 anni, fu diagnosticato un tumore allo stomaco, inguaribile perché preso troppo tardi. A Houston (TX), in un centro allora considerato il migliore al mondo nel trattamento di quei tumori, le diedero non più di 3 mesi di vita.
    Senza seguire alcuna terapia (ce ne sarebbe stato motivo?), questa persona è ancora viva e per di più in perfetta salute.
    A quel tempo, le chiesi cosa avesse provato quando le fu comunicata la diagnosi.. ricordo bene la sua risposta: “Impossibile, ho figli, famiglia, lavoro, troppe cose da fare ancora nella vita, non c’è verso che muoia ora”.

    Poiché la medicina convenzionale, ad oggi, non è capace di spiegare queste regressioni complete e repentine, mentre la psicanalisi -e in parte le medicine non convenzionali- quantomeno propongono possibili interpretazione, chiedo a te: sicuro di sapere esattamente cos’è un tumore, tu che – a quanto capisco- ne hai avuto uno?
    L’approccio medico alle malattie non può prescindere dall’analisi di fattori ambientali, ma soprattutto psicologico/emotivi; lo stress collettivo, i ritmi della vita odierna, un’alimentazione sempre più chimica e povera, l’inquinamento ambientale, l’insoddisfazione e la depressione.. eppure questi fattori, almeno quelli intimi e personali attinenti alla sfera emotiva, non sono mai- o quasi- presi in alcuna considerazione dai medici “convenzionali”, che non hanno né la preparazione adeguata, né solitamente l’apertura mentale e l’approccio olistico allo studio dell’organismo che una scienza così complessa merita.
    Applicano un protocollo, registrano i dati, forniscono medicine, nella stragrande maggioranza dei casi di tossicità inaudita… e via così, senza preoccuparsi di cosa ci sia dietro.. continuano ancora a studiare il tumore al fegato come un qualcosa di distinto da quello al pancreas, al cervello, ecc.

    Non siamo fatti a compartimenti stagni, eppure per la maggioranza dei medici è ancora oggi così

  • Simulacres

    Articolo da incorniciare.
    Dello stesso periodo storico vi fu anche la (analoga) vicenda narrata da Cèline nel libro (sua tesi di laurea in medicina nel 1924) “Il dottor Semmelweis”, nel quale racconta la storia dello sventurato scienziato che nel bel mezzo dell’ottocento viennese ebbe il “torto” di scoprire l’origine e la cura della la febbre puerperale che causava il decesso delle partorienti. La sua scoperta infastidì molto i dotti della medicina che lo perseguirono con diffidenze, derisioni e ostracismi da indurlo dapprima all’emarginazione dal mondo della medicina e infine alla follia e alla morte precoce. Dovranno ancora passare 40 anni prima che vengano adottate le sue misure di profilassi, 40 anni di morte e di sofferenze inutili.


    Una frase del libro che (come tutta l’opera di Cèline) col passare del tempo appare più che crudele sempre più profetica:

    “Supponiamo che oggi, allo stesso modo, venga un altro innocente che si metta a guarire il cancro.
    Manco s’immagina che genere di musica gli farebbero subito ballare! Sarebbe veramente fenomenale!
    Ah! Meglio che prenda doppie misure di prudenza!
    Ah! Meglio che sia avvertito. Che se ne stia maledettamente bene in guardia!
    Ah! Sarebbe tanto di guadagnato se si arruolasse immediatamente in una qualche Legione Straniera!
    Niente è gratuito in questo basso mondo.
    Tutto si espia, il bene come il male, si paga prima o poi. Il bene è molto più caro, per forza.” (L-F Cèline)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Il_dottor_Semmelweis

  • okinawa

    mat612000, minchiate, in pochi post hai saputo solo dire una marea di “scientifiche” minchiate.

    Qui non si tratta di credere, ma di avere Amor proprio e comprendere le clamorose lacune nonchè colossali ignoranze di una classe medica grossolanamente bigotta e pericolosamente nociva per la salute pubblica di ogni individuo che per sua sfortuna o per sua ignoranza presta ascolto alle criminose indicazioni dei camici bianchi.

    Voi siete il vero medioevo culturale, di coloro che ancora credono che calcio fa calcio e disconoscono le leggi che regolano i meccanismi di trasmutazione biologica, di coloro che non hanno ancora compreso in più di 2000 anni di storia il basilare principio di “Primum non nocere”, di coloro che credono ancora di poter superare la Natura e invece miseramente non riescono neppure a scimmiottarla lontanamente, di coloro che non hanno ancora capito che l’Unità è più che la somma delle parti e di coloro che infine ricadranno presto o tardi ma ci auguriamo quanto prima di sbattere fortissimo la faccia contro il muro che essi stessi hanno alzato e che li divide e li dividerà dal dono più prezioso:una Vita in Piena Salute.

    Addio.

  • consulfin

    ti sfido a trovare un lavoro scientifico in cui si afferma senza ombra di dubbio che la chemioterapia è efficace contro i tumori.
    come fai a dimostrarlo? Per ogni malato di cancro (o affetto anche da altre patologie) dovresti avere a disposizione tante “copie” da trattare ognuna con una cura alternativa e ciò è impossibile.
    Esperienza per esperienza: ne ho visti moltissimi di morire di… chemioterapia.
    ti è mai capitato di leggere un bugiardino (foglietto informativo) di un chemioterapico? uno dei primi effetti collaterali è la cancerogenicità.
    Detto questo, probabilmente anch’io, posto davanti ad una condizione difficile, potrei avere difficoltà a scegliere una cura al posto di un’altra

  • consulfin

    per prendere in prestito un’espressione usata in fisica, si potrebbe dire che “l’omeostasi è richiesta nell’infinitamente piccolo (la cellula) come nell’infinitamente grande (l’intero pianeta-universo)”. Perché se arriva un meteorite a “turbare” l’ambiente c’è poco da fare per chi ci capita sotto ;).
    In altri termini, dopo migliaia di anni, infinite risorse spese per la ricerca, si potrebbe concludere che ai tempi di Ippocrate si sapeva all’incirca quello che si conosce oggi (se poi consideriamo i graffiti raffiguranti i trapianti di cuore trovati in Sud America, forse dobbiamo pensare che abbiamo perso qualche conoscenza… o abbiamo perso “conoscenza”?)
    ad maiora

  • mat612000

    Questo intervento è tra i più ottusi e fanatici che abbia letto.
    Rilassati e pensa a quello che hai scritto.
    Impostore.

  • mat612000

    Io non sono un medico e non puoi sfidarmi a cercare questo e quello. Parlo, purtroppo, per esperienza diretta e per avere un’idea della faccenda questo lo trovo come una scriminante imprescindibile.
    Il problema grosso è che a fronte di una cura anche se discutibile, qui sostanzialmente si propone una non cura e questo lo trovo delinquenziale.
    Sarà un limite mio ma su certi argomenti non ci si può improvvisare.

  • mat612000

    Tutto vero però dimentichi che il medico e il paziente si trovano spesso di fronte ad una realtà: il tumore c’è, cosa facciamo? Rimuovere le cause anteatte è purtroppo impossibile, possiamo solo tenerne conto un domani per evitare la recidiva, ma, salvo contestare i metodi diagnostici, una realtà c’è ed è potenzialmente o probabilmente mortale.
    Il problema non è capire perchè, ma come affrontare il pericolo.

  • ottavino

    Scusa, ti offenderai ma te lo devo dire. Tu hai avuto un tumore e sei stato operato, e magari sei guarito, spero. Ma di fatto, che cosa cambiava se non sopravvivevi?. Nulla, questa è la verità. Come è la verità che manifesti del semplice esclusivismo, cioè pensi solo per te. Non ti interessano “le verità”, vuoi solo salvarti (ammesso che esista qualcosa del genere). Dunque come possiamo prendere lezioni dalla tua esperienza?. Riguardo alle cure della scienza medica, lo abbiamo detto, loro fanno del loro meglio, per quello che conoscono, tanto di cappello. Ma noi dalla medicina vogliamo di più: vogliamo il pluralismo, cioè vogliamo che le voci come quelle di Freda si sentano, che ci siano dibattiti, ecc. Non vogliamo Veronesi che ci fa la solita manfrina…lo capisci che questi sono dappertutto e hanno parola esclusiva?

  • Tonguessy

    Teniamo pure a mente che al tempo dei faraoni non esistevano i tumori. Nessuna delle migliaia di mummie sezionate da anatomopatologi ha mostrato segni tumorali. Quindi qualcosa è successo nei millenni. Qualcosa che adesso ci appartiene, e che non riguardava quelle popolazioni.

  • mat612000

    Cosa cambiava? Non mi offendo certo ma mi viene da ridere. Ma dove vivi? Non ti offendere ma cosa cambierebbe se si ammalasse tuo figlio o la tua donna o tuo padre o tua madre? Niente? A me forse no, ma se fossi colpito tu?
    Vuoi di più? Legittimo. Freda può dire e scrivere quello che vuole e io posso dire che e ripetere che ci si dovrebbe trovare pure lui prima di pontificare, la malattia, soprattutto il tumore, non sono dissertazioni teoriche, sono qualcosa di molto concreto, doloroso e avvilente.
    E’ inutile, sembra una discussione tra un teorico di arte bellica e un soldato che è stato in trincea: non può esserci dialogo finchè il teorico non scende tra i dannati.

  • mat612000

    Vero però la durata media della vita era (forse) la metà di quella attuale e nonostante non si siano trovati tumori nelle mummie, gli egizi avevano sviluppato tecniche chirurgiche e praticavano la medicina. C’erano altre patologie dovute ad altre cause. E allora? Le affrontavano e cercavano di curarle come facciamo noi.

  • ottavino

    Non è vero. Perchè in realtà tu non hai fatto niente. Ti HANNO FATTO. Cioè hai trovato qualcuno che ha fatto qualcosa per te. Quindi non puoi vantare esperienza di niente. Ti sei semplicemente affidato a qualcuno e ti è andata bene. Questo non ti crea “onori” o “esperienza”. E’ la stessa differenza tra chi si fa l’orto e chi compra la verdura al mercato.

  • okinawa

    Abituati a riceverne sempre di più, visto il tuo atteggiamento di porta bandiera della criminosa “scienza medica”.

    E poi carissimo mat, non sei certo l’unico ad aver dovuto affrontare dei problemi di salute, peccato che continui a non capire che fuori dagli ospedali ci sono molte, moltissime altre forme e vie di Guarigione, vie e possibilità che non incontrerai mai perchè non hai orecchie per ascoltare TU ODI SOLO LA VOCE DEL PADRONE.

  • okinawa

    abbiamo perso umanità, nel senso letterale del termine, passo dopo passo, l’uomo si sta trasformando in qualcosa di molto diverso dall’Uomo originario.

    Sedentario, carnivoro quotidiano, dopato ogni giorno da zuccheri, caffè e droghe: un uomo destinato alla sofferenza.

  • mat612000

    Bene. Se capita a te curati da solo. Poi mi racconti. Sei veramente assurdo: parli, parli e non sai nulla.