ITALIA – PARTITOCRAZIA: 2 A 1

ITALIA – PARTITOCRAZIA: 2 A 1

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Sono le 23 di Domenica sera: ho appena letto i risultati sull’affluenza delle 22. Sconcertante: non so come andrà a finire, ma il dato politico – vinca l’uno o l’altro, siano di più o di meno gli astenuti – è chiaro.
Non conosco, mentre scrivo (voi, quando leggerete, li saprete), i dati definitivi ma vorrei rammentare che in anni non lontanissimi – alle Regionali del 1995 – votò circa l’85% degli aventi diritto: un abisso, rispetto ad oggi.
L’Italia sta votando, ma un terzo degli italiani non ha più partito, patria politica alla quale appartenere: se scorporiamo un 10% d’astensionismo “fisiologico”, un italiano su quattro ha deciso che non era il caso.
Non era il caso di sprecare del tempo per andare ad accasarsi in ruoli conosciuti e marcescenti, costruiti su nani e ballerine da un lato, su cariatidi muffite dall’altro.
Il percorso è stato lungo, travagliato, ma alla fine il dato è chiaro: un partito che avrebbe una consistenza paragonabile a quella della vecchia DC o del PCI è sull’Aventino, che attende.
Quel “partito” composto soprattutto da giovani, che un sondaggio SWG affermava essere orientati – il 51% del campione! – verso l’astensionismo come forma di protesta politica.
Si fa presto a dire “qualunquismo”: chi lo fa è già intellettualmente marcio, perché non si rende conto delle enormi differenze che ci sono fra i movimenti “qualunquisti” degli anni ’50 ed oggi.All’epoca, si poteva urlare il proprio dissenso per una partitocrazia che omologava, ma era una partitocrazia in grado d’esprimere fior di statisti: aveva idee, programmi, certezze.
Una su tutte, la preminenza del “pubblico” come Stato – ossia dello Stato come unità rappresentativa dei cittadini – un percorso che non riuscirono mai a compiere seguendo appieno i dettami della Costituzione, ma almeno ci provarono. E si viveva meglio.
Il cosiddetto “qualunquismo” d’oggi è rivolto invece ad una partitocrazia che ha messo il concetto di “Stato” al servizio del capitale finanziario, delle multinazionali, degli asservimenti più squallidi ai potentati occulti. Per, in ultima istanza, ricavarne dorate e paradisiache “estraneità” rispetto alla sempre più difficile vita della gente comune.

Si dirà che due terzi degli italiani ancora credono in questa marcescente rappresentazione, ma si dimentica che sono – per la gran parte – persone che sono state schiavizzate da decenni di TV non “spazzatura” – è comodo gettarla nel cassonetto – bensì da un lunghissimo lavorio subliminale d’addestramento, nel quale destra e sinistra sono filate d’amore e d’accordo.
Se mister B. era, ovviamente, il depositario dei “file di sistema”, l’altra parte accettò di buon grado di scambiare la schiavitù degli italiani con la sopravvivenza al deragliamento del “Mosca-express”, gettando nel cesso le legittime istanze della popolazione, soprattutto dei meno abbienti.
Altrimenti, spieghiamoci perché giammai fu fatta dalla sinistra una legge sul conflitto d’interesse, al punto che Luciano Violante affermò pubblicamente che “c’erano stati precisi accordi”.
Ma, chi di tecnologia ferisce, di tecnologia perisce.

Che un quarto degli italiani siano approdati ad un astensionismo consapevole – in questo quadro – non è di per sé una vittoria: è un miracolo.
Il miracolo è dovuto in massima parte alla critica che tantissimi siti e blog hanno continuato, per anni, a proporre – senza ricevere in cambio, ovviamente, le dorate poltrone del giornalismo “embedded” – generando altre visioni, analizzando a fondo le menzogne di regime, non lasciano scampo alle caricature che lo schermo proponeva come referenti politici.

Questi giorni saranno ricordati, poiché c’è stato un altro evento a confermarlo: la “migrazione” di Annozero dai protettivi (ed asfittici) giardini di mamma RAI al Far-West di Internet. Vincendo alla grande la partita.
Chi scrive ha spesso criticato Annozero, ritenendolo troppo allineato con i potentati di sinistra, ma non esita a spezzare una lancia in loro favore se continueranno a “farla sempre fuori dal vaso”, come hanno promesso. Vedremo.
Qui, s’inserisce una novità che non è di poco conto e che travalica anche i giornalisti ed i comici presenti: sia Annozero o chi altro, il potere di RAISET ha subito uno smacco. Questo è il dato politico: da quanto tempo non avveniva?

Ancora ricordo il 1978, quando un oscuro imprenditore milanese andava a caccia di frequenze TV in tutta Italia, strapagandole, grazie ai fondi che solo dopo molti anni avremmo saputo provenire…provenire…no, Berlusconi non ha ancora confessato, non ha ancora detto chi gli diede quei soldi. Craxi gli regalò poi la Legge Mammì e ben tre “Decreti Berlusconi”, per consegnargli definitivamente l’etere nazionale, e questo già fornisce una traccia.
Passano 32 anni – un’eternità, gente che nasce e che muore, ma così è la Storia – ed una sera qualunque si scopre che il 13% degli italiani ha guardato la dissacrante puntata di Annozero senza approdare al monopolio RAISET, e moltissimi l’hanno seguita sul Web. Com’è potuto avvenire?
L’evento stocastico è tale soltanto se non s’analizzano i prodromi, le mille cause che possono averlo prodotto.

All’inizio sembrava quasi un gioco: ma guarda questi perditempo…annotano le loro impressioni su dei block notes elettronici…li chiamano “blog”. Che amenità: meglio dedicarsi alla politica “seria”, quella dei minimi sistemi, poiché se si è minimi solo al minimo si può pervenire.
Questi perdigiorno, invece, ambiscono ai massimi sistemi: mettono in discussione lo stesso capitalismo! Che illusi: mostreremo loro, coi fatti, di cosa siamo capaci. E l’hanno fatto.

Sicuri, nei loro harem di puttane pagate con i nostri soldi, giocavano un giorno ad indebitare lo Stato, quello seguente a venderlo a pezzi – prendi otto paghi uno – e, quando qualcuno li metteva in guardia, semplicemente toglievano diritti e mettevano gabelle. Si direbbe l’incedere dell’ultimo Re Capetingio, ma forse hanno fatto ancor peggio.
Si sentivano sicuri, protetti dai loro alfieri nazionali – ossia delle reti nazionali – che osannavano, spiegavano, stemperavano ogni squallida storia nei confessionali elettronici, poiché “la perfezione non è di questo mondo”. La perfezione certo, ma la decenza sì.

Poi, qualcuno inventa un piccolo televisore, minuscolo, che occupa solo una piccola parte dello schermo del computer, ma che in quella piccola parte fa vedere ed ascoltare cose mai viste né sentite: persino un capo del Governo che cerca di “vendere” alcune attricette in cambio di senatori!
Dai e poi dai, un giorno va appresso all’altro, per tirare a campare s’inventano o si sfruttano banali fatti di cronaca – potevano mancare gli “anarchici” e le loro lettere esplosive in concomitanza delle elezioni? – poiché si pensa che l’eternità sia a portata di mano. Illusi: avessero, almeno, studiato qualcosa sui banchi di scuola.
Oggi, 29 Marzo 2010, il disastro è compiuto.

Come ogni impero che si rispetti, il giorno dopo tutto continua come prima: chi recita solo a soggetto, non può certo impegnarsi in un dramma di Shakespeare.
Tutto quello che non hanno capito è l’incomprimibile voglia dell’essere umano d’esser ascoltato: quello che quei minuscoli blog erano in grado di fare. Non più soloni di tutte le scienze e gli umanesimi, assisi su scranni secenteschi con bianche porte, a dissertare sul nulla senza contraddittorio.
Migliaia, decine di migliaia di piccole stanze dove la gente s’incontrava e discuteva: parti di riflessioni si concatenavano ad altre mai pensate, dissidi finivano in un vaffa o in un abbraccio. Proprio come avviene nella vita di tutti i giorni.

Domani sarà, a prima vista, esattamente uguale ad oggi ma così non sarà: il Vaso di Pandora s’è rotto, ed i venti hanno iniziato ad accarezzare le menti.
Loro continueranno sulla loro strada – non hanno mai compreso l’inesorabile superiorità di un media bi-direzionale rispetto ad uno mono-direzionale – ed hanno perso tempo prezioso.
Anche se domani, per un miracolo (questo, veramente impossibile), decidessero di strambare e di mutare rotta, mare ed orizzonte, si troverebbero a navigare in acque agitate dall’incomprimibile voglia di sapere, conoscere, costruire insieme. Sono acque perigliose per i marinai d’acqua dolce, ed è per loro vero terrore: hanno trascorso l’intera vita a proteggersi proprio da questa evenienza. Dal confrontarsi a viso aperto con gli altri.

Tutto ciò pone chi fino a ieri scriveva per la necessità di farlo – tentando di fornire chiavi di conoscenza alternative alla corazzata di regime – in una nuova situazione: non basterà più criticare le malefatte altrui e proporre soluzioni migliori. Bisognerà dimostrare d’esser in grado di farlo, ossia passare dalla fase di studio e riflessione alla prassi, che significa organizzazione: milioni d’italiani lo chiedono.
Come?
Per prima cosa conoscendosi: tantissime persone che, da anni, scrivono sui loro blog non si conoscono personalmente, e questo è uno scoglio insuperabile. Tanto per capirci – perché le ho vissute personalmente – queste sono le secche nelle quali si sono arenate Italianova e Contragorà. E tanti altri dei quali non sono a conoscenza.

Perciò, prendendoci il tempo necessario – l’avvicinarsi della bella stagione aiuta – poniamoci l’obiettivo di raccogliere in un meeting propositivo le tante persone che hanno saputo mettere in crisi, con i loro piccoli coltelli spuntati, il grande vascello. Potrebbe essere un campeggio all’aria aperta, un incontro informale ma molto, mooolto “formativo”.
Dovremo magari mettere mano al portafogli, viaggiare, organizzare…ma cosa ci potrebbe essere di più utile e, in fin dei conti, divertente e rigeneratore per degli spiriti inquieti?
Personalmente, contatterò parecchie persone ma, come potrete notare, al fondo dell’articolo compare nuovamente una casella postale: senza essere inutilmente prolissi, s’accettano idee e proposte.
Sarà mio dovere informarvi sugli sviluppi.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/italia-partitocrazia-2-1.html
29.93.2010

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.
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Commenti (25)

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    1. Altrove 29 marzo 2010

      Bene. Adesso quei block notes elettronici farebbero bene a mostrarsi per strada, sulle bocche di cittadini che parlano a cittadini dei bisogni dei cittadini,
      migliaia di coltellini spuntati che incessantemente puntellino il galeone dell'impero mentre si raccoglie legna per costruire un vascello che possa solcare i mari più tempestosi senza cedere mai alle forze dei temporali passeggeri. Vedremo di cosa è capace questa italia in decadenza...

    1. lucamartinelli 29 marzo 2010

      caro Bertani,quello che lei propone non è un argomento nuovo per chi posta su questo sito. Molte volte ci siamo chiesti che fare per uscire dal pantano e dagli inganni di una finta democrazia. Ci sono state anche proposte per accelerare l'implosione del sistema, ma tutto è rimasto sulla carta. personalmente ritengo che non ci sia speranza e gli amici conoscono questa mia posizione. Temo anche che lei sottovaluti gli "illuminati". Infatti penso che essi non temano affatto quelli come noi, perche' siamo ininfluenti. Essi sanno che siamo quattro gatti, che gli italici non leggono ed ecco perche' ci lasciano scrivere quello che vogliamo. Inoltre conoscono alla perfezione le dinamiche dei singoli "ribelli" e delle masse. E nella malaugurata ipotesi (per loro) che avessimo un qualche successo ci farebbero sparare addosso dai loro cani da guardia ossia dalla polizia, che ,come sapete, in uno stato democratico è al servizio dei cittadini ma in una finta democrazia o in un regime e' il cane da guardia dei padroni. Mi dispiace, ma temo infine che il coltello dalla parte del manico l'abbiano i potenti. Hanno tutti i mezzi per farci passare la voglia di attentare alla loro casta, ai loro privilegi, ai loro nani, ballerine, mazzette etc etc. Tuttavia, guardando alla storia, maestra di vita, un modo ci sarebbe: ma comporterebbe lo scorrere del sangue. E il sottoscritto non vedrebbe la nuova alba, perchè il grande fratello che nel frattempo ha preso nota di tutto, mi farebbe sparire nottetempo. Ricordate la Grecia? Ancora una cosa: sempre la storia insegna che se non sei dei loro non hai nessuna possibilita', soprattutto elettorale: sanno imbrogliare anche nelle urne, come nel 2006. saluti a tutti

    1. AlbertoConti 29 marzo 2010

      La ricostruzione è più che necessaria, siamo già in moltissimi a sentire quest'esigenza, e molti non da oggi. Ma chi ci ha provato di questi tempi si è reso conto di quanto sia difficile. La società è "spappolata" veramente nel profondo, e ognuno di noi ne porta il segno, anche i più sensibili, i più consapevoli. L'idea comune è quella di fare massa, per cominciare a contare nei fatti, vogliamo tutti rispondere con fatti positivi allo sfacelo quotidiano, pesante, insopportabile, di fatti negativi veri e presunti, nascosti o gonfiati. L'informazione è la prima cosa da ricostruire, un informazione di massa equilibrata, che disegni la realtà che ci appartiene, e già questo, che è una semplice premessa, ci sembra utopico, uno sforzo immane per forze debilitate al limite della sopravvivenza. Tutto ciò che di buono si è fatto fin qui, e che Carlo ben rappresenta, per quanto limitato rischia d'inflazionare gli spazi sempre più ridotti della disponibilità. Ma a parte questo, a tutte le difficoltà di questo stanco trascinarsi, ciò che più impedisce il procedere di un aggregazione d'intenti è l'assenza di certezze, la relativizzazione dei valori nel marasma delle contraddizioni accumulate sugli stessi fondamentali della nostra vita. Le ideologie son morte per anoressia, per nausea al cibo che le fa crescere, che come il cibo sugli scaffali è sempre troppo abbondante e troppo scadente, alterato dalle sofisticazioni su scala industriale, tendente a cibo-spazzatura. E che fiducia può avere nella stessa utopia democratica un popolo che non ha più fiducia in se stesso? Sovranità del popolo annichilito equivale ad anarchia della peggior specie, o populismo da varietà, che difatti è la norma. Ha iniziato Vattimo col pensiero debole, ed ora siamo già al pensiero morto. Per questo è così difficile unificare la parcellizzazione delle istanze, l'unica dimensione sopravvissuta al nulla. Non è solo un problema tecnico, di modi d'aggregazione. Ricostruire una dimensione politica dal fallimento della politica è impresa difficilissima, se pur necessaria e stimolante. A che punto siamo dell'introspezione di base, del cosa "vorremmo" rispetto all'offerta posibile? Ho l'impressione che le macerie, per quanto già appaiano soverchianti, siano ancora una minima quota di quelle che potrebbero costituire il fondo da cui ripartire.
      Si può però cominciare dai metodi, dalle forme della democrazia tradita che possono più facilmente riacquistare la dignità perduta, trascinando con se anche i contenuti.

    1. Tonguessy 29 marzo 2010

      "poniamoci l’obiettivo di raccogliere in un meeting propositivo le tante persone che hanno saputo mettere in crisi, con i loro piccoli coltelli spuntati, il grande vascello. Potrebbe essere un campeggio all’aria aperta, un incontro informale ma molto, mooolto “formativo”."

      Credo anch'io sia giunto il momento di tessere ex-novo quel tessuto che tanti anni di "democrazia" alla Craxi-Berlusconi hanno abilmente sfilacciato.

    1. grilmi 28 marzo 2010

      Come sempre sono d'accordo con l ottimo Bertani anche se dubito che la "vecchia casta" si renda minimamente conto di cosa sia la rete perche se lo sapesse il punto uno dell'agenda sarebbe la demolizione della stessa...mentre ora è solo al millesimo posto.

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