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ITALIA – PARTITOCRAZIA: 2 A 1

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Sono le 23 di Domenica sera: ho appena letto i risultati sull’affluenza delle 22. Sconcertante: non so come andrà a finire, ma il dato politico – vinca l’uno o l’altro, siano di più o di meno gli astenuti – è chiaro.
Non conosco, mentre scrivo (voi, quando leggerete, li saprete), i dati definitivi ma vorrei rammentare che in anni non lontanissimi – alle Regionali del 1995 – votò circa l’85% degli aventi diritto: un abisso, rispetto ad oggi.
L’Italia sta votando, ma un terzo degli italiani non ha più partito, patria politica alla quale appartenere: se scorporiamo un 10% d’astensionismo “fisiologico”, un italiano su quattro ha deciso che non era il caso.
Non era il caso di sprecare del tempo per andare ad accasarsi in ruoli conosciuti e marcescenti, costruiti su nani e ballerine da un lato, su cariatidi muffite dall’altro.
Il percorso è stato lungo, travagliato, ma alla fine il dato è chiaro: un partito che avrebbe una consistenza paragonabile a quella della vecchia DC o del PCI è sull’Aventino, che attende.
Quel “partito” composto soprattutto da giovani, che un sondaggio SWG affermava essere orientati – il 51% del campione! – verso l’astensionismo come forma di protesta politica.
Si fa presto a dire “qualunquismo”: chi lo fa è già intellettualmente marcio, perché non si rende conto delle enormi differenze che ci sono fra i movimenti “qualunquisti” degli anni ’50 ed oggi.All’epoca, si poteva urlare il proprio dissenso per una partitocrazia che omologava, ma era una partitocrazia in grado d’esprimere fior di statisti: aveva idee, programmi, certezze.
Una su tutte, la preminenza del “pubblico” come Stato – ossia dello Stato come unità rappresentativa dei cittadini – un percorso che non riuscirono mai a compiere seguendo appieno i dettami della Costituzione, ma almeno ci provarono. E si viveva meglio.
Il cosiddetto “qualunquismo” d’oggi è rivolto invece ad una partitocrazia che ha messo il concetto di “Stato” al servizio del capitale finanziario, delle multinazionali, degli asservimenti più squallidi ai potentati occulti. Per, in ultima istanza, ricavarne dorate e paradisiache “estraneità” rispetto alla sempre più difficile vita della gente comune.

Si dirà che due terzi degli italiani ancora credono in questa marcescente rappresentazione, ma si dimentica che sono – per la gran parte – persone che sono state schiavizzate da decenni di TV non “spazzatura” – è comodo gettarla nel cassonetto – bensì da un lunghissimo lavorio subliminale d’addestramento, nel quale destra e sinistra sono filate d’amore e d’accordo.
Se mister B. era, ovviamente, il depositario dei “file di sistema”, l’altra parte accettò di buon grado di scambiare la schiavitù degli italiani con la sopravvivenza al deragliamento del “Mosca-express”, gettando nel cesso le legittime istanze della popolazione, soprattutto dei meno abbienti.
Altrimenti, spieghiamoci perché giammai fu fatta dalla sinistra una legge sul conflitto d’interesse, al punto che Luciano Violante affermò pubblicamente che “c’erano stati precisi accordi”.
Ma, chi di tecnologia ferisce, di tecnologia perisce.

Che un quarto degli italiani siano approdati ad un astensionismo consapevole – in questo quadro – non è di per sé una vittoria: è un miracolo.
Il miracolo è dovuto in massima parte alla critica che tantissimi siti e blog hanno continuato, per anni, a proporre – senza ricevere in cambio, ovviamente, le dorate poltrone del giornalismo “embedded” – generando altre visioni, analizzando a fondo le menzogne di regime, non lasciano scampo alle caricature che lo schermo proponeva come referenti politici.

Questi giorni saranno ricordati, poiché c’è stato un altro evento a confermarlo: la “migrazione” di Annozero dai protettivi (ed asfittici) giardini di mamma RAI al Far-West di Internet. Vincendo alla grande la partita.
Chi scrive ha spesso criticato Annozero, ritenendolo troppo allineato con i potentati di sinistra, ma non esita a spezzare una lancia in loro favore se continueranno a “farla sempre fuori dal vaso”, come hanno promesso. Vedremo.
Qui, s’inserisce una novità che non è di poco conto e che travalica anche i giornalisti ed i comici presenti: sia Annozero o chi altro, il potere di RAISET ha subito uno smacco. Questo è il dato politico: da quanto tempo non avveniva?

Ancora ricordo il 1978, quando un oscuro imprenditore milanese andava a caccia di frequenze TV in tutta Italia, strapagandole, grazie ai fondi che solo dopo molti anni avremmo saputo provenire…provenire…no, Berlusconi non ha ancora confessato, non ha ancora detto chi gli diede quei soldi. Craxi gli regalò poi la Legge Mammì e ben tre “Decreti Berlusconi”, per consegnargli definitivamente l’etere nazionale, e questo già fornisce una traccia.
Passano 32 anni – un’eternità, gente che nasce e che muore, ma così è la Storia – ed una sera qualunque si scopre che il 13% degli italiani ha guardato la dissacrante puntata di Annozero senza approdare al monopolio RAISET, e moltissimi l’hanno seguita sul Web. Com’è potuto avvenire?
L’evento stocastico è tale soltanto se non s’analizzano i prodromi, le mille cause che possono averlo prodotto.

All’inizio sembrava quasi un gioco: ma guarda questi perditempo…annotano le loro impressioni su dei block notes elettronici…li chiamano “blog”. Che amenità: meglio dedicarsi alla politica “seria”, quella dei minimi sistemi, poiché se si è minimi solo al minimo si può pervenire.
Questi perdigiorno, invece, ambiscono ai massimi sistemi: mettono in discussione lo stesso capitalismo! Che illusi: mostreremo loro, coi fatti, di cosa siamo capaci. E l’hanno fatto.

Sicuri, nei loro harem di puttane pagate con i nostri soldi, giocavano un giorno ad indebitare lo Stato, quello seguente a venderlo a pezzi – prendi otto paghi uno – e, quando qualcuno li metteva in guardia, semplicemente toglievano diritti e mettevano gabelle. Si direbbe l’incedere dell’ultimo Re Capetingio, ma forse hanno fatto ancor peggio.
Si sentivano sicuri, protetti dai loro alfieri nazionali – ossia delle reti nazionali – che osannavano, spiegavano, stemperavano ogni squallida storia nei confessionali elettronici, poiché “la perfezione non è di questo mondo”. La perfezione certo, ma la decenza sì.

Poi, qualcuno inventa un piccolo televisore, minuscolo, che occupa solo una piccola parte dello schermo del computer, ma che in quella piccola parte fa vedere ed ascoltare cose mai viste né sentite: persino un capo del Governo che cerca di “vendere” alcune attricette in cambio di senatori!
Dai e poi dai, un giorno va appresso all’altro, per tirare a campare s’inventano o si sfruttano banali fatti di cronaca – potevano mancare gli “anarchici” e le loro lettere esplosive in concomitanza delle elezioni? – poiché si pensa che l’eternità sia a portata di mano. Illusi: avessero, almeno, studiato qualcosa sui banchi di scuola.
Oggi, 29 Marzo 2010, il disastro è compiuto.

Come ogni impero che si rispetti, il giorno dopo tutto continua come prima: chi recita solo a soggetto, non può certo impegnarsi in un dramma di Shakespeare.
Tutto quello che non hanno capito è l’incomprimibile voglia dell’essere umano d’esser ascoltato: quello che quei minuscoli blog erano in grado di fare. Non più soloni di tutte le scienze e gli umanesimi, assisi su scranni secenteschi con bianche porte, a dissertare sul nulla senza contraddittorio.
Migliaia, decine di migliaia di piccole stanze dove la gente s’incontrava e discuteva: parti di riflessioni si concatenavano ad altre mai pensate, dissidi finivano in un vaffa o in un abbraccio. Proprio come avviene nella vita di tutti i giorni.

Domani sarà, a prima vista, esattamente uguale ad oggi ma così non sarà: il Vaso di Pandora s’è rotto, ed i venti hanno iniziato ad accarezzare le menti.
Loro continueranno sulla loro strada – non hanno mai compreso l’inesorabile superiorità di un media bi-direzionale rispetto ad uno mono-direzionale – ed hanno perso tempo prezioso.
Anche se domani, per un miracolo (questo, veramente impossibile), decidessero di strambare e di mutare rotta, mare ed orizzonte, si troverebbero a navigare in acque agitate dall’incomprimibile voglia di sapere, conoscere, costruire insieme. Sono acque perigliose per i marinai d’acqua dolce, ed è per loro vero terrore: hanno trascorso l’intera vita a proteggersi proprio da questa evenienza. Dal confrontarsi a viso aperto con gli altri.

Tutto ciò pone chi fino a ieri scriveva per la necessità di farlo – tentando di fornire chiavi di conoscenza alternative alla corazzata di regime – in una nuova situazione: non basterà più criticare le malefatte altrui e proporre soluzioni migliori. Bisognerà dimostrare d’esser in grado di farlo, ossia passare dalla fase di studio e riflessione alla prassi, che significa organizzazione: milioni d’italiani lo chiedono.
Come?
Per prima cosa conoscendosi: tantissime persone che, da anni, scrivono sui loro blog non si conoscono personalmente, e questo è uno scoglio insuperabile. Tanto per capirci – perché le ho vissute personalmente – queste sono le secche nelle quali si sono arenate Italianova e Contragorà. E tanti altri dei quali non sono a conoscenza.

Perciò, prendendoci il tempo necessario – l’avvicinarsi della bella stagione aiuta – poniamoci l’obiettivo di raccogliere in un meeting propositivo le tante persone che hanno saputo mettere in crisi, con i loro piccoli coltelli spuntati, il grande vascello. Potrebbe essere un campeggio all’aria aperta, un incontro informale ma molto, mooolto “formativo”.
Dovremo magari mettere mano al portafogli, viaggiare, organizzare…ma cosa ci potrebbe essere di più utile e, in fin dei conti, divertente e rigeneratore per degli spiriti inquieti?
Personalmente, contatterò parecchie persone ma, come potrete notare, al fondo dell’articolo compare nuovamente una casella postale: senza essere inutilmente prolissi, s’accettano idee e proposte.
Sarà mio dovere informarvi sugli sviluppi.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/italia-partitocrazia-2-1.html
29.93.2010

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

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Pubblicato da Davide

  • grilmi

    Come sempre sono d’accordo con l ottimo Bertani anche se dubito che la “vecchia casta” si renda minimamente conto di cosa sia la rete perche se lo sapesse il punto uno dell’agenda sarebbe la demolizione della stessa…mentre ora è solo al millesimo posto.

  • Tonguessy

    “poniamoci l’obiettivo di raccogliere in un meeting propositivo le tante persone che hanno saputo mettere in crisi, con i loro piccoli coltelli spuntati, il grande vascello. Potrebbe essere un campeggio all’aria aperta, un incontro informale ma molto, mooolto “formativo”.”
    Credo anch’io sia giunto il momento di tessere ex-novo quel tessuto che tanti anni di “democrazia” alla Craxi-Berlusconi hanno abilmente sfilacciato.

  • AlbertoConti

    La ricostruzione è più che necessaria, siamo già in moltissimi a sentire quest’esigenza, e molti non da oggi. Ma chi ci ha provato di questi tempi si è reso conto di quanto sia difficile. La società è “spappolata” veramente nel profondo, e ognuno di noi ne porta il segno, anche i più sensibili, i più consapevoli. L’idea comune è quella di fare massa, per cominciare a contare nei fatti, vogliamo tutti rispondere con fatti positivi allo sfacelo quotidiano, pesante, insopportabile, di fatti negativi veri e presunti, nascosti o gonfiati. L’informazione è la prima cosa da ricostruire, un informazione di massa equilibrata, che disegni la realtà che ci appartiene, e già questo, che è una semplice premessa, ci sembra utopico, uno sforzo immane per forze debilitate al limite della sopravvivenza. Tutto ciò che di buono si è fatto fin qui, e che Carlo ben rappresenta, per quanto limitato rischia d’inflazionare gli spazi sempre più ridotti della disponibilità. Ma a parte questo, a tutte le difficoltà di questo stanco trascinarsi, ciò che più impedisce il procedere di un aggregazione d’intenti è l’assenza di certezze, la relativizzazione dei valori nel marasma delle contraddizioni accumulate sugli stessi fondamentali della nostra vita. Le ideologie son morte per anoressia, per nausea al cibo che le fa crescere, che come il cibo sugli scaffali è sempre troppo abbondante e troppo scadente, alterato dalle sofisticazioni su scala industriale, tendente a cibo-spazzatura. E che fiducia può avere nella stessa utopia democratica un popolo che non ha più fiducia in se stesso? Sovranità del popolo annichilito equivale ad anarchia della peggior specie, o populismo da varietà, che difatti è la norma. Ha iniziato Vattimo col pensiero debole, ed ora siamo già al pensiero morto. Per questo è così difficile unificare la parcellizzazione delle istanze, l’unica dimensione sopravvissuta al nulla. Non è solo un problema tecnico, di modi d’aggregazione. Ricostruire una dimensione politica dal fallimento della politica è impresa difficilissima, se pur necessaria e stimolante. A che punto siamo dell’introspezione di base, del cosa “vorremmo” rispetto all’offerta posibile? Ho l’impressione che le macerie, per quanto già appaiano soverchianti, siano ancora una minima quota di quelle che potrebbero costituire il fondo da cui ripartire.
    Si può però cominciare dai metodi, dalle forme della democrazia tradita che possono più facilmente riacquistare la dignità perduta, trascinando con se anche i contenuti.

  • lucamartinelli

    caro Bertani,quello che lei propone non è un argomento nuovo per chi posta su questo sito. Molte volte ci siamo chiesti che fare per uscire dal pantano e dagli inganni di una finta democrazia. Ci sono state anche proposte per accelerare l’implosione del sistema, ma tutto è rimasto sulla carta. personalmente ritengo che non ci sia speranza e gli amici conoscono questa mia posizione. Temo anche che lei sottovaluti gli “illuminati”. Infatti penso che essi non temano affatto quelli come noi, perche’ siamo ininfluenti. Essi sanno che siamo quattro gatti, che gli italici non leggono ed ecco perche’ ci lasciano scrivere quello che vogliamo. Inoltre conoscono alla perfezione le dinamiche dei singoli “ribelli” e delle masse. E nella malaugurata ipotesi (per loro) che avessimo un qualche successo ci farebbero sparare addosso dai loro cani da guardia ossia dalla polizia, che ,come sapete, in uno stato democratico è al servizio dei cittadini ma in una finta democrazia o in un regime e’ il cane da guardia dei padroni. Mi dispiace, ma temo infine che il coltello dalla parte del manico l’abbiano i potenti. Hanno tutti i mezzi per farci passare la voglia di attentare alla loro casta, ai loro privilegi, ai loro nani, ballerine, mazzette etc etc. Tuttavia, guardando alla storia, maestra di vita, un modo ci sarebbe: ma comporterebbe lo scorrere del sangue. E il sottoscritto non vedrebbe la nuova alba, perchè il grande fratello che nel frattempo ha preso nota di tutto, mi farebbe sparire nottetempo. Ricordate la Grecia? Ancora una cosa: sempre la storia insegna che se non sei dei loro non hai nessuna possibilita’, soprattutto elettorale: sanno imbrogliare anche nelle urne, come nel 2006. saluti a tutti

  • Altrove

    Bene. Adesso quei block notes elettronici farebbero bene a mostrarsi per strada, sulle bocche di cittadini che parlano a cittadini dei bisogni dei cittadini,
    migliaia di coltellini spuntati che incessantemente puntellino il galeone dell’impero mentre si raccoglie legna per costruire un vascello che possa solcare i mari più tempestosi senza cedere mai alle forze dei temporali passeggeri. Vedremo di cosa è capace questa italia in decadenza…

  • Tonguessy

    Condivido in parte. Quello che traspare dal tuo scritto è che non abbiamo speranza. Ma la speranza non è la libertà, cui alle volte fa lo sgambetto. Abbiamo libertà di dissenso e libertà di aggregazione. Che il coltello ce l’abbiano loro dalla parte del manico è una statistica disgraziatamente vera (vedi il mio forte dissentire contro Bifo). Che dobbiamo continuare a sopportare il gioco del saperci con la lama puntata alla gola è tutt’altra storia. La libertà è rischiosa….ma la reputo più importante della speranza.

  • dino23

    E’ d’uopo la citazione di un “Classico”:
    “Crepi la democrazia, crepi la repubblica, crepi …… il presidente della repubblica !”

  • lucamartinelli

    amico mio, credo che abbiamo un approccio diverso ad uno stesso problema. Infatti leggendo il tuo commento mi sono trovato d’accordo. Ma come far combaciare le due cose? Ho capito che , essendo appassionato di storia contemporanea, osservo, forse troppo, i fatti. quello che invece scrivi tu è, diciamo, molto idealista (correggimi se sbaglio). La mia disillusione si è creata nel tempo, man mano che acquisivo informazioni. Quando ho capito lo straordinario potere degli “illuminati” mi sono cadute le braccia. Ricordo che anni fa leggendo un libro di Gherardo Colombo fui colpito dalla considerazione che l’ex magistrato faceva su risultati delle indagini: erano sempre le stesse persone. Ho ritrovato la stessa cosa nelle considerazioni di De Magistris. Purtroppo sono infiltrati in tutti i gangli del potere. Io condivido quello che dici e che dice Bertani. Ma ti rendi conto di quanto lavoro occorre per mettere in piedi un movimento che abbia una probabilita’ di riportare la democrazia nel nostro paese? Sono disposto a partecipare, anche con sacrificio, ma vorrei delle possibilita’, altrimenti perche’ dovrei farlo? perche’ non rimanere nel privato continuando nello stile di vita sobrio, non consumistico, rispettoso dell’ambiente che ho adottato da anni? cari saluti

  • Tonguessy

    Caro Luca (suppongo sia questo il tuo nome), non è questione di idealismo che rasenta la metafisica, ma di realismo. Mi voglio guardare allo specchio ogni giorno che dio manda in terra senza provare repulsione o fastidio, nè sindromi da Narciso. Faccio quello che faccio per rispetto verso me stesso, essenzialmente. Gli altri si comportino come meglio credano, è questione che non mi riguarda se non quando vogliono modificare il mio modo di vivere (questione sempre molto delicata).
    Non to voglio (nè potrei, credo) convincerti che “così è giusto” perchè giusto e sbagliato sono categorie della mente che un attento scrutatore della Storia sa discernere. Ti chiedo solo: restartene sul privato ti fa felice o ti piacerebbe anche rischiare qualcosina in più, per sentirti meglio con te stesso? La risposta, ovviamente, non è richiesta.
    Salutoni

  • Sokratico

    cari amici, è tutto giusto.
    Ma impariamo, per una volta, dalla storia ed evitiamo gli errori istintivi del ’68: non “organizziamo” proprio niente!


    ben vengano gli incontri, quello sempre. Ma non trasformiamo “un movimento” o più “movimenti” in “IL movimento”.

    La forza, la NOSTRA forza, è l’orizzontalità, l’assenza di struttura che è l’immensa potenza del Web! l’infintà varietà, l’infinità diversità che è il volano della crescità, il lievito della proliferazione delle alternative.


    gli incontri servono. E servono ESATTAMENTE ad affinare ed amplificare l’orizzontalità.

    Ad aumentarne l’efficacia, aumentando il numero di nessi orizzontali reciproci.


    NON – ORGANIZZIAMOCI – in niente. Per favore.

    http://damianorama.wordpress.com/
  • sentinella

    “la politica non è una forma eterna, è un invenzione che prende il posto di altri modi i cristalizzazione e di amministrazione del potere. E tanto meno è una forma definitiva la democrazia, il cui apparente trionfo sta coincidendo il modo paradossale con il suo momento di maggiore debolezza: una precarietà da non sottovalutare con tutta l’incertezza che comporta.
    Ma tuttavia non si riesce ancora a vedere nulla oltre……”
    ALDO SCHIAVONE (STORIA E DESTINO)

  • vraie

    italia partitocrazia 0-0
    (io spero ….ma non mi illudo …. mi aspetto solo altra confusione)

  • Tonguessy

    E’ proprio sull’organizzazione che si fonda la capacità di contrastare e proporre alternative (l’abilità essendo altra cosa non è garantita, ahinoi!).
    Se togli l’organizzazione ti resta una frammentazione che, come in questi anni, non sa come contrapporsi al modello cleptocratico vigente: tanto disgusto e rancore, pochi fatti concreti.
    Ho visto il video consigliato, fa venire i brividi ma proprio perchè le ggente si lascia irretire da slogan, metafisiche e linguaggi ad uso propagandistico occorre formare un’alternativa che offra fatti verificabili oltre a teorie sensate.
    Il senso di impotenza che aleggia nei commenti qui di CDC conferma la necessità di dare inizio ad una fase organizzativa senza la quale altro senso di impotenza si aggiungerà a quello esistente. Non credo sia questo ciò che tu auspichi.

  • ventosa

    Sono perfettamente daccordo. La parte che va costruita è la base, altrimenti ogni bel castello è inevitabilmente destinato a cadere. Basta scorciatoie, anche se ci volessero 5, 10, 1000 anni, creare le basi affinchè le azioni dei singoli siano spontanee, non manipolate dal messia di turno con i suoi comandamenti. Lo ripeto per l’ennesimavolta: senza consapevolezza e capacita di discernimento si rimane in balia delle correnti.
    Tre grandi rivoluzioni: Spiritualità al posto delle religioni(utopia? Certo); + azioni= – reazioni; conoscenza al servizio dell’informazione, non informazione pre confezionata che crea falsa conoscenza.
    Saluti.

  • ventosa

    Intendevo daccordo con Sokratico (scavallamento…).
    Saluti.

  • ascanio

    C’è ancora chi sostiene che i partiti abbiano un valore intrinseco nell’andamento di uno stato…e chi pure crede alla terra di Peter Pan….

    PREDICTING DATE OF ECONOMIC COLLAPSE

    interessante e veritiero l’articolo che dovrebbe aprire gli occhi agli illusi che perdono ancora tempo in queste assurdità politiche….sveglia!!!
    Si prenda in considerazione il seguente articolo….a chi vuole salvo il c….

    http://www.gold-eagle.com/editorials_08/elliott020210.html

  • AlbertoConti

    L’articolo non l’ho letto, ma il messaggio in tre righe è profondamente sbagliato. Se capita un guaio collettivo la risposta è politica per definizione, si tratta solo di scegliere tra il subire passivamente (politica dello struzzo) o cercare un azione riparatrice (politica creativa). Il fallimento della politica del quale siamo protagonisti viene proprio da decenni di politica dello struzzo, dal lasciar fare alle forze peggiori della società, anche se largamente minoritarie. Il contagio spirituale della politica dello struzzo ha spappolato il senso del sociale, della sua essenza, della sua forza, della sua intelligenza, riducendoci a larve umane. Cedere al “si salvi chi può” è esattamente la conclusione voluta dalla “politica” in atto, che è meglio definire come antipolitica, l’esaltazione dell’idiota sociale.

  • CarloBertani

    Ho notato, dai commenti, che si possono “leggere” due posizioni (semplificando):

    Chi ritiene che il disgusto di 2/3 d’italiani possa o debba essere in qualche modo organizzato (sempre che sia possibile farlo), oppure che ci potranno essere più “organizzazioni” che partiranno spontaneamente proprio dall’elaborazione del disgusto stesso (almeno, è ciò che ho capito, se ho capito male prego chi sostiene questa posizione di chiarire).

    Per età ed esperienza personale, appartengo ovviamente alla prima posizione, giacché non riesco a comprendere le genesi (o prassi) della seconda.

    Si tratta, comunque, di un dibattito interessante.

    Allo stato dell’arte, una possibilità potrebbe essere quella di collaborare con le liste di Grillo: come si dice dalle mie parti, meglio che un pugno in un occhio od un calcio nel sedere.

    Grazie a tutti

    Carlo Bertani

  • ascanio

    quello che dici alberto è vero. Là questione e che là politica ha il suo valore quando il denominatore comune è il buon senso civico collettivo e l’amore per là giustizia. Ma in un mondo dove questi principi sono un’utopia, un vecchio ricordo pallido e tristemente accantonato, dove ad avere la meglio è chi ha l’artiglieria più massiccia, allora la domanda che sorge spontanea è se valga la pena farsi trasportare come dei bambini rincoglioniti nell’ingannevole mondo che sto descrivendo. Craxi è stato l’ultimo stratega ad avere un eco di quei principi dei quali ho descritto. Nessuno è perfetto e nella politica le cose vanno nel modo contestabile a cui pure Craxi può essere sottoposto. Tutto qua, buon giorno e leggiti l’articolo che ho postato

  • Sokratico

    gentile Bertani, mi prendo l’onere di rispondere al suo invito a chiarire meglio la “seconda” posizione: quella che invoca la mancanza di organizzazione.

    in una risposta al mio commento precedente, mi hanno scritto: “se non ti organizzi resti frammentato” (beh è una tautologia, no?) ed anche “se non ti organizzi, non potrai mai opporti al sistema”

    Ora, io ho il massimo rispetto del ’68 e anche dei movimenti studenteschi degli anni 70. Ma di fatto è dimostrabile, in primis storicamente, che il loro fallimento fu dovuto proprio all’organizzarsi, al creare clubs decisionali, nel creare strutture che dopo poco (vedi BR ed anche i sindacari maggiori) sono state infiltrate e strumentalizzate per la dialettica politica.

    voi tutti avete frainteso l’orizzonte del mio discorso:

    L’assenza di struttura E’ una forma di lotta al potere, qualunque potere. Vi invito a considerare con molta attenzione la similitudine della crescita organica e della selezione naturale.

    Lasciata a se stessa, la vita tende a proliferare ed a riempire ogni nicchia ecologica disponibile. Niente la può fermare: nel deserto, in fondo agli abissi, nei poli ghiacciati, la vita prolifera, muta, si espande.

    questo è esattamente riportabile all’ “ecologia sociologica” del web, lo dimostra l’infinita varietà delle community open-source di ricerca e sviluppo dei software.

    Io vi chiedo questo: dove ha avuto successo l’azione orizzontale?

    correggetemi, ma secondo me è stato proprio nel portare informazione NON-mainstream a un notevole numero di persone, raggiungendole capillarmente, attraverso gli interessi e le conoscenze diffuse da una rete. una rete NON professionale, questo è fondamentale.

    quindi vedete, il nostro ruolo è CULTURALE. La politica si produce da ciò. L’impegno politico, lo sdegno politico, è il frutto naturale e spontaneo di un’informazione libera.

    ebbene io vi faccio facile profezia. Ogni organismo, struttura, movimento che voi creerete “con rigidità” sarà subito riempito dal potere. Il potere di cui parla Foucault!

    Non intendo i carabinieri, ma il potere che “cambia” le persone. Le nomine, i favori, le conoscenze, la politica di corridoio. questo avviene in ogni ufficio, in ogni gerarchia. E’ la natura umana di avvantaggiarsi sugli altri, se appena si può.

    ricordate il fallimento dei NO-Global? ricordate i Black Block? ricordate i vari “portavoce” che dopo aver portato la voce per qualche tempo erano diventati subito “leader”?

    sapete quale è stata l’unica lotta di questo tipo ad aver avuto successo? Quella degli zapatisti di Marcos in Chiapas. Perchè nonostante la struttura militare, NON c’era una faccia su cui concentrarsi e in OGNI decisione importante ogni singola comunità votava e discuteva. I comandanti erano tenuti ad eseguire. “mandar obedeciendo” “comandare ubbidendo” è il loro motto.

    io rinnovo l’invito: incontriamoci, parliamo, diffondiamoci. Ma non ci organizziamo. Non creiamo strutture.

    il movimento 5 stelle è un esempio virtuoso, che io voterò certamente se ne avrò la possibilità. Ma la sua forza è l’obiettivo, il governo del territorio.


    Ognuno deve commisurare la propria strategia ai propri obiettivi. Il vostro è “governare”?
    I miei obiettivi sono culturali, pasoliniani nel senso più filologico del termine. L’unica rivoluzione di cui riconosco l’utilità e la durata è la rivoluzione della consapevolezza delle persone.

    questa è politica, politica vera. Pasolini è stato ucciso per politica

    ma i nostri obiettivi e la nostra strategia devono essere di restare più lontani e liberi possibile dal potere.

    ogni struttura è una maniglia di potere e per il potere.

    Non siamo nessuno. E dunque nessuno ci può fermare!
    Diventiamo qualcuno e subito scopriremo che ci siamo fermati. Questa è la lezione della storia.

    http://damianorama.wordpress.com/

  • CarloBertani

    Grazie Sokratico: ho capito qualcosa di più, ma ancora mi sfugge il nesso fra la spontanea e dilagante critica sociale che portiamo avanti ed una sua futura possibilità d’incidere.

    Temo anche che, queste cose, dovremmo discuterle sotto un albero, al fresco, sorseggiando una buona birra. Purtroppo, i limiti della non-conoscenza personale sono questi.

    S’arriva fino ad un certo punto, ma oltre non si riesce ad andare.

    In ogni modo, non intendevo assolutamente proporre percorsi già fatti come il ’68 o roba del genere: tutto è troppo diverso, storicamente e sociologicamente.

    Ciao

    Carlo Bertani

  • Sokratico

    ringrazio lei dello stimolo che ha proposto. Chiede quale sia “il nesso fra la spontanea e dilagante critica sociale che portiamo avanti ed una sua futura possibilità d’incidere.”

    beh, la spontanea e dilagante critica e informazione che proponiamo INCIDE, qui ed ora, eccome se incide!

    D’altronde, non è questo il senso del suo articolo? l’astensione (o il voto “a 5 stelle”) come frutto di maggiore informazione in fasce generalmente partitiche come i giovani e gli studenti universitari.
    Vede, il grandissimo vantaggio della situazione attuale è che non ci possono fermare. Semplicemente.

    Raggiungiamo milioni di persone, ma ognuno con il suo blog da qualche centinaio di contatti, con qualche nodo di discussione-incontro più massiccio come CDC, Voglioscendere, Beppegrillo, Luogocomune et alia…

    prova ne sia che tutti i sopracitati hanno avuto problemi legali di vario tipo. Sono stati, proprio per la loro funzione fissa riconosciuta, presi di mira.

    è vero, il web ha dei limiti, enormi. L’assenza di rapporto personale, sopra tutti. Ma ci concede una possibilità che, oggi in tempo di regime, è rara. La libertà della diversità. La libertà nella diversità.

    io ho cambiato più volte idea, ho rifiutato argomenti per antipatia o pigrizia e li ho poi approfonditi anni dopo. Ho litigato furiosamente ed ho preso per il culo chi si incazzava.

    sono stato, in altre parole, libero.

    solo in virtù di questi vari anni di libertà adesso ho una capacità critica che palesemente 5 anni fa non possedevo.

    INCIDERE per me significa “PRODURRE CAPACITà CRITICA”. Punto.
    Non proporre programmi politici, non candidare un blogger rispettato, non appoggiare quella o questa protesta. Berlusconi non mi spaventa se non come epifenomeno di una spaventosa assenza di autonomia intellettuale ed emotiva della gente.

    questa è la mia opinione di modesto filosofo.
    Noi tutti stiamo incidendo, dal basso, senza apparire. Siamo un virus diceva Grillo, non siamo visibili ma cresciamo costantemente.
    Sono d’accordo.

    Le propongo, gentile Bertani, e vi propongo a tutti, questo ulteriore stimolo, provate a rispondere:

    cosa SIGNIFICA per voi “incidere”?
    provate a definire quello che provate: Beppe Grillo l’ha fatto e, d’accordo o meno, ne ammiro la grande voglia civica di incidere, appunto.

    forse chiarificando la semantica, le cose risalteranno di più e ci sarà più facile anche comunicare e proporre.
    cari saluti

  • 21

    Irresistibile…; situazione quasi adatta al clima del film FIGHT CLUB!

    Nessuna organizzazione, magari qualche forma di ritrovo (agorà) per un breve briefing di coordinamento toccata e fuga…, ma poi tutti a casa propria a darsi da fare in loco.

    Parlare, fornire spunti apricranio, persuadere i ns contatti quotidiani ad indagare, a chiedersi il perchè o fornire dei motivi scomodi, provocare reazioni…

    senza cedere di un millimetro e sempre nella correttezza, quella che insegna Oscar Wilde per intenderci…

    In fondo potrebbe essere proprio come la vera chiesa, priva di mura o di gerarchie artificiali di baciamano, scevra di fronzoli e d’inutili luccichii dorati.

    Crederete mica che i conten-denti cariati-di si avvalgano di persone più capaci di loro, che poi non potrebbero controllare o ricattare?

    Nessuna fretta 😉

    Ciao ciao!

  • Tonguessy

    cosa SIGNIFICA per voi “incidere”?
    Rispondo: mandare in GALERA chi si permette di violare i requisiti minimi di civiltà. Per fare un esempio, i poliziotti di Bolzaneto. O chi sta affamando l’Italia (economicamente ed intellettualmente) per tornaconto personale.
    Fintanto che quei poliziotti e quegli “imprenditori” sono a piede libero la “libertà” che così caramente tu difendi ha poco valore.
    Certo, il rischio della stratificazione esiste ed è ben presente: per questo servono persone motivate e disinteressate nonchè meccanismi che garantiscano il disinteresse nella gestione della Res Publica. Assolutamente d’accordo che quei meccanismi vadano rivisti e che la casta poltica debba necessariamente scendere da quelle posizioni semidivine su livelli più umani. Basta impunità, stipendi da favola, pensioni d’oro dopo 2 anni di “lavoro” e così via.
    Hai accennato al dilagare della vita nelle sue varie manifestazioni: ma questo non ha nulla a che vedere con la situazione attuale nostra. Mentre per gli ambienti naturali E’ GARANTITO UGUALE DIRITTO ALLA SOPRAVVIVENZA a qualsiasi individuo appartenente a qualsiasi specie, nel mondo umano tali diritti sono fortemente sbilanciati, e assistiamo da qualche millennio alla sopraffazione di pochi ai danni di molti. Ecco, la questione è tutta qui ed è squisitamente NUMERICA.
    Negare ciò (ed appellarsi a forti e giusti ma fuorvianti principi che non tengano conto della questione numerica) non giova a quei molti che ogni giorno devono subire le disuguaglianze, giova solo a quei pochi che hanno impari diritti.
    La metafisica da sempre serve a confondere questi dati numerici e renderli poco rilevanti ai fini della critica. Quindi ampia libertà di critica, basta non avvicinarsi ai gangli del potere. Sinceramente a me tutto ciò non sta bene: voglio ampia libertà di critica e diritto a entrare nella stanza dei bottoni, già zeppa di dottori Stranamore. Voglio prenderne qualcuno a calci in culo, ma data la situazione odierna avvicinarmi a quella stanza vuol dire prenderli io quei calci. Bolzaneto docet. Chiaro?

  • CarloBertani

    Noto che il mio appello non ha suscitato molte adesioni: rispetto, anche se non capisco cosa ci sarebbe da perdere. La verginità? Già perduta da tempo, grazie.

    Per la felicità di chi cita Pasolini – il quale, per chi l’avesse dimenticato, fu tanto poetico quanto pragmatico in politica – mi dedicherò alle “buone lettere” ed alla mia barca, senza infastidire chi sogna le rivoluzioni delle coscienze.

    Beata giovinezza, tanto idealista quanto struggente.

    Carlo Bertani