FONTE: Attilio Boron
Islanda: un pessimo esempio che la destra e i media si sforzano di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica. Recupero della sovranità popolare, mancato pagamento dei debiti, banchieri in galera! Questo è inaccettabile e pericoloso, se nel bel mezzo dell'inquietudine che vive l'Europa si produce un contagio. Quindi meglio continuare a parlare fino al disgusto di Gheddafi e delle lussuose ville in cui lui e la sua famiglia viveva prima della caduta del regime. E una volta che questa fonte di notizie sarà esaurita, cercheremo nuove distrazioni. Qualsiasi cosa, purché non si parli dell'Islanda. Islanda: un modello silenzioso, senza trasmissione televisiva
Islandia: un modelo silencioso, sin televisación...

polloaviariato 24 settembre 2011
Di Islanda se ne parla sempre piuttosto poco, a meno che qualche vulcano dal nome impronunciabile decida che sarebbe una buona idea disturbare il traffico aereo di mezza Europa. Eppure stanno succedendo cose interessanti nel paese di Snorri Sturluson e di Bjork. Si potrebbe parlare dell'Islanda anche solo perché non ci sono più Mc Donald's da quelle parti, oppure perché gli orsi polari iniziano a farsi vedere abbastanza regolarmente (Probabilmente in cerca di approdo dopo la scomparsa del loro iceberg) o anche perché recentemente si è scoperto che nel sangue di alcuni islandesi scorre quello dei nativi americani (Magari qualche vichingo barbuto si è portato da Vinland una bella squaw). Ma ci sono altre cose più interessanti da dire.
La crisi si è fatta sentire, per quanto possa sembrare abbastanza paradossale considerate le dimensioni, in maniera pesante nel paese dei ghiacci e dei vulcani. A metà del 2008 il debito estero delle banche era circa sei volte più grande del PIL; ebbene si, possono succedere anche assurdità di questo genere. Specialmente quando il settore bancario, diciamolo usando un eufemismo, va fuori controllo.
Ma gli islandesi, che dopotutto discendono dai bersker, non si sono lasciati impressionare. E, ad oggi, sono successe parecchie cose.
Dopo aver mandato a casa metà dei vecchi politici hanno iniziato a lavorare ad un nuovo governo. E adesso hanno un primo ministro donna, nonché dichiaratamente lesbica. No, non intendo magnificare tutto ciò in maniera fine a se stessa. Per me chiunque può diventare primo ministro, basta che sappia fare il proprio lavoro e che sia credibile (Diciamo che se la Merkel decidesse di portarsi a letto una truppa di Boy Scouts non me ne importerebbe più di tanto). Intendo solo far pensare a questo fatto: ce la possiamo anche solo immaginare una cosa simile in Italia?
Il referendum contro Icesave ha vinto nel 2010 e ha di nuovo vinto quest'anno, non pagheranno. Dopotutto hanno il supporto del loro presidente, che ha posto il veto alla decisione. Come potrebbe un presidente sano di mente far pagare cento euro al mese, per i prossimi quindici anni (Con un tasso di interesse niente male del 5,5%) ai propri cittadini?
E l'IMF ha ritirato la proposta del prestito. Ma credo che i cittadini islandesi l'avrebbero rifiutata comunque “Ma come si fa a rifiutare un prestito del Fondo Monetario Internazionale? Bisogna essere proprio matti!”.
Nel mentre gli Islandesi stanno riscrivendo la propria costituzione, che fino ad oggi consiste nella coèia di quella danese (Basta sostituire alla parola Re quella Presidente). Ma chi la scrive non è un politicante scribacchino di professione. La costituente è composta da trenta comuni cittadini, privi di affiliazione politica. E i lavori, o perlomeno parte dei lavori si svolgono su internet, in crowdsourcing.
E non hanno neanche avuto paura a muovere accuse e ad emettere mandati di cattura nei confronti dei responsabili del disastro (Parliamo in particolare dell'ex primo ministro Geir Haarde).
Cosa possiamo imparare dall'esperienza Islandese? Sostanzialmente nulla, si tratta di cose inapplicabili in Italia (O in quasi ogni altro paese). Fosse anche solo per le dimensioni dell'Islanda stessa, che ha tanti abitanti quanto un quartiere di Milano. Ma, per quanto inapplicabile, è una esperienza importante. Ci testimonia come gli individui non sono refrattari al cambiamento. Ci testimonia che è possibile una rivoluzione silenziosa e che qualcosa si può sempre fare. Che la gente comune può cambiare le cose. E che si può puntare il dito contro il colpevole, per quanto grande e potente, senza aver paura.
http://pollenaviariaten.blogspot.com/2011/09/parlando-dislanda.html