ISLANDA: SCEGLIERE TRA ESSERE CUBA O HAITI?

ISLANDA: SCEGLIERE TRA ESSERE CUBA O HAITI?

FONTE: Attilio Boron

Islanda: un pessimo esempio che la destra e i media si sforzano di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica. Recupero della sovranità popolare, mancato pagamento dei debiti, banchieri in galera! Questo è inaccettabile e pericoloso, se nel bel mezzo dell'inquietudine che vive l'Europa si produce un contagio. Quindi meglio continuare a parlare fino al disgusto di Gheddafi e delle lussuose ville in cui lui e la sua famiglia viveva prima della caduta del regime. E una volta che questa fonte di notizie sarà esaurita, cercheremo nuove distrazioni. Qualsiasi cosa, purché non si parli dell'Islanda. Islanda: un modello silenzioso, senza trasmissione televisiva

Islandia: un modelo silencioso, sin televisación...

Commenti (22)

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    1. polloaviariato 24 settembre 2011

      Di Islanda se ne parla sempre piuttosto poco, a meno che qualche vulcano dal nome impronunciabile decida che sarebbe una buona idea disturbare il traffico aereo di mezza Europa. Eppure stanno succedendo cose interessanti nel paese di Snorri Sturluson e di Bjork. Si potrebbe parlare dell'Islanda anche solo perché non ci sono più Mc Donald's da quelle parti, oppure perché gli orsi polari iniziano a farsi vedere abbastanza regolarmente (Probabilmente in cerca di approdo dopo la scomparsa del loro iceberg) o anche perché recentemente si è scoperto che nel sangue di alcuni islandesi scorre quello dei nativi americani (Magari qualche vichingo barbuto si è portato da Vinland una bella squaw). Ma ci sono altre cose più interessanti da dire.
      La crisi si è fatta sentire, per quanto possa sembrare abbastanza paradossale considerate le dimensioni, in maniera pesante nel paese dei ghiacci e dei vulcani. A metà del 2008 il debito estero delle banche era circa sei volte più grande del PIL; ebbene si, possono succedere anche assurdità di questo genere. Specialmente quando il settore bancario, diciamolo usando un eufemismo, va fuori controllo.
      Ma gli islandesi, che dopotutto discendono dai bersker, non si sono lasciati impressionare. E, ad oggi, sono successe parecchie cose.
      Dopo aver mandato a casa metà dei vecchi politici hanno iniziato a lavorare ad un nuovo governo. E adesso hanno un primo ministro donna, nonché dichiaratamente lesbica. No, non intendo magnificare tutto ciò in maniera fine a se stessa. Per me chiunque può diventare primo ministro, basta che sappia fare il proprio lavoro e che sia credibile (Diciamo che se la Merkel decidesse di portarsi a letto una truppa di Boy Scouts non me ne importerebbe più di tanto). Intendo solo far pensare a questo fatto: ce la possiamo anche solo immaginare una cosa simile in Italia?
      Il referendum contro Icesave ha vinto nel 2010 e ha di nuovo vinto quest'anno, non pagheranno. Dopotutto hanno il supporto del loro presidente, che ha posto il veto alla decisione. Come potrebbe un presidente sano di mente far pagare cento euro al mese, per i prossimi quindici anni (Con un tasso di interesse niente male del 5,5%) ai propri cittadini?
      E l'IMF ha ritirato la proposta del prestito. Ma credo che i cittadini islandesi l'avrebbero rifiutata comunque “Ma come si fa a rifiutare un prestito del Fondo Monetario Internazionale? Bisogna essere proprio matti!”.
      Nel mentre gli Islandesi stanno riscrivendo la propria costituzione, che fino ad oggi consiste nella coèia di quella danese (Basta sostituire alla parola Re quella Presidente). Ma chi la scrive non è un politicante scribacchino di professione. La costituente è composta da trenta comuni cittadini, privi di affiliazione politica. E i lavori, o perlomeno parte dei lavori si svolgono su internet, in crowdsourcing.
      E non hanno neanche avuto paura a muovere accuse e ad emettere mandati di cattura nei confronti dei responsabili del disastro (Parliamo in particolare dell'ex primo ministro Geir Haarde).
      Cosa possiamo imparare dall'esperienza Islandese? Sostanzialmente nulla, si tratta di cose inapplicabili in Italia (O in quasi ogni altro paese). Fosse anche solo per le dimensioni dell'Islanda stessa, che ha tanti abitanti quanto un quartiere di Milano. Ma, per quanto inapplicabile, è una esperienza importante. Ci testimonia come gli individui non sono refrattari al cambiamento. Ci testimonia che è possibile una rivoluzione silenziosa e che qualcosa si può sempre fare. Che la gente comune può cambiare le cose. E che si può puntare il dito contro il colpevole, per quanto grande e potente, senza aver paura.
      http://pollenaviariaten.blogspot.com/2011/09/parlando-dislanda.html

    1. Tonguessy 13 settembre 2011

      Fa parte del gioco, sicuramente. Dire quanto lo cerchi di contrastare o di addolcire è alquanto arduo. Pensa solo a questo: la differenza tra un blog (struttura verticale) ed un forum (struttura orizzontale). Qui la parte più visibile è la struttura verticale, ma esiste anche la struttura orizzontale.
      Ci sarebbe da discurere per ore, ma la verità è che questo è ciò che si può fare, temo. Che ne dici?

    1. victorserge 13 settembre 2011

      non pensate che anche questo blog possa essere una fonte di alienazione?

    1. backtime 13 settembre 2011

      Chiedo alla Redazione di mettere questo articolo per "almeno" un mese in evidenza, vogliono far scomparire le notizie importanti? allora noi le metteremo ancora di più alla portata di tutti.

    1. Tonguessy 13 settembre 2011

      E' la società di massa che porta all'alienazione. Tutti a riempire quartieri dormitorio dove non esiste socializzazione (non sono stati pensati per questo) ma dove si consuma la propria tragedia in silenzio. Ci si imbottisce di superfluo, di accessori, di psicosi. Nonchè di immaginari altrui. Hollywood, appunto. Se questa è la normalità preferisco i pazzi.

      Ah, non credere che lo speaker's corner sia poi indice di gran partecipazione. D'accordo, qualcuno ascolta il pazzo di turno, poi tutti a fare la vita di sempre. E' l'alienazione che conta, mica quei 5 minuti "persi" ad ascoltare il pazzo.

    1. alvise 12 settembre 2011

      Non credere Tonguessy. Io mi sento molto scemo quando vado in giro col mio scooter e con un cartello dietro alla schiena, dove denuncio l'assenza dei media italiani più "importanti", sulle cose, tante, che non vengono dette: islanda, libia, ecc, però lo faccio lo stesso, e quando mi fermo do volantini dove metto in chiaro la verità che si legge sul web. Lo faccio perchè ho creato una associazione a questo scopo, DIVULGARE. La maggior parte della gente non mi caga nemmeno, proprio come dici tu, aspetto da alienati.

      Gli entro nella testa, e vi leggo un pensiero del tipo; "che palle, le solite cose". E' questo che mi fa andare in bestia, la mancanza di fiducia e qualunquismo, dopo le batoste che prendiamo da anni, hai voglia di dire, "guadate che vi metto al corrente di cose che si leggono solo sul web". Mi sento scemo perchè nell'immaginario collettivo si pensa che chi va in giro a dare volantini o con un cartello dietro alla schiena, faccia parte di qualche partito o sindacato. E' difficile che qualche individuo si senta di fare autonomamente quello che io faccio, ed è per questo che mi sento molto scemo, in una società di scemi. In inghilterra uno si porta dietro lo sgabello, va in un parco o in una piazza, e parla, e la gente lo ascolta, senza pensare che lui sia un alienato.

    1. winfor 12 settembre 2011

      http://www.youtube.com/watch?v=Z4pk0jq1IMg&list=FLw0nwsv3_GVfEdV6GfJ7UmQ&index=7

      Cordialità da un novizio

    1. Sokratico 12 settembre 2011

      Alberto: scusami il fessacchiotto, ho scritto a caldo e mi è scappato.Se avessi potuto editare il commento, quando l'ho riletto, l'avrei tolto.



      Speriamo sì, che gli islandesi vengano ricordati ma magari per un motivo diverso dagli spartani:
      per aver dato un esempio da seguire a tutti i paesi determinati a riprendersi la sovranità, non per essersi immolati in uno stupido atto di auto-celebrazione come i 1000 (scusa ancora, non 300) soldati che hanno scelto di morire per soddisfare l'ego del loro comandante e le superstizioni della loro cultura.



      A costo di sembrare pedante, l'uso che di questi episodi eroici fanno gli imperialismi (Hollywood è un imperialismo, non dubitatene neppure un attimo) mi ha sempre dato l'orticaria verso l'utilizzo di queste analogie e metafore...

      Le parole sono importanti, diceva Moretti. Le metafore anche di più.
      Sceglietele con cura, vi prego.


      saluti

    1. dana74 12 settembre 2011

      "Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri" oddio sarà mica un nazionalista che fanno paura a Napolitano e Berardi Bifo?

    1. dana74 12 settembre 2011

      "un pessimo esempio che la destra e i media si sforzano di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica"

      ah ecco quindi Sokrates, Papandreu e Zapatero lo hanno proposto come esempio al popolo?

    1. AlbertoConti 12 settembre 2011

      Fessacchiotto è chi non capisce il senso delle cose. 300 erano gli spartani che si opposero a forze soverchianti, e per questo furono ricordati fino ai giorni nostri. Gli islandesi hanno fin qui dimostrato spirito analogo in chiave moderna. Anche loro non sono i soli, basta cercare in sudamerica. Ma stai certo che se continuano così saranno ricordati tra mille anni. O devo spiegarti anche il perchè?

    1. TOSHIRO 12 settembre 2011

      Ottima osservazione!
      Saluti

    1. Mel 12 settembre 2011

      Bello mi è piaciuto.

    1. Sokratico 12 settembre 2011

      Tonguessey: proprio così, quoto!



      ...parlare di immaginario sembra astratto, ma è proprio per quello che ho scritto questo commento un po' aspro sugli spartani.



      L'idea degli spartani che eroicamente lottano contro lo strapotere dei cattivi è proprio il tipo di immaginario Hollywoodiano che ci rende "sistemici".



      Basterebbe leggere Foucault o Pasolini...(basterebbe, see...come se questi non fossero punti di arrivo della consapevolezza culturale, non di partenza!)



      Certe semplificazioni sono mortifere perchè tendono a privare la realtà del suo attributo più importante, l'inesauribilità.

      Semplificare un evento storico, significa DIRETTAMENTE voler manipolare coloro cui esponi questa semplificazione.



      Semplificazione è Hollywood (buoni contro cattivi), ma semplificazione è Oriana Fallaci (L'islam è privo di cultura ed estremista per principio).
      Semplificazione è Bush (la libertà contro l'impero del male). Semplificazione è Berlusconi (libertà contro il comunismo).
      Semplificazione è Bersani-D'Alema (Il problema è Berlusconi).



      Come vedete, le semplificazioni si reggono su false dicotomie.



      Per rispondere all'altro che dice "uno di loro era meglio di noi":

      In base a cosa lo dici? Li hai conosciuti? O hai solo visto film e letto romanzi fantasy?



      Secondo me, sei solo nostalgico di un mondo (mai esistito nella realtà) dove per essere onesti e coerenti bastava solo essere tutti di un pezzo e gridare in faccia al mondo: potete uccidermi, ma non mi piegherò!



      Facile, no? Morire, come uccidere, è sempre facile.

      Sono semplificazioni, cari.



      Essere consapevoli è più difficile e molto più complesso...ed è ciò che ci porterà fuori dalla palude.
      Ma facciamo un passo alla volta: smettete di inghiottire tutto ciò che vi viene proposto emotivamente, per iniziare.

    1. Nyarlathotep 12 settembre 2011

      Saranno anche cazzoni ma 1 di quelli era molto migliore di tutti noi rivoluzionari da tastiera

    1. Tonguessy 12 settembre 2011

      Un po' di responsabilità dovremmo darla anche all'immaginario made in USA che ci viene propinato quotidianamente in dosi massicce. Si tratta della morale protestante che vuole chiunque teoricamente libero di decidere della propria vita, ed avere successo. Come gli islandesi. Oh, certo le moralistiche paternali delle banche inglesi.....e mettiamoci pure che non hanno fatto lo sgambetto agli USA sennò altro che Libia. Insomma siamo liberi di pensarla come loro. A questo serve Hollywood.

    1. bysantium 12 settembre 2011

      Ammiro l'esempio islandese ma ti do ragione quando distingui fra una comunità di 320.000 cittadini e la nostra di 60milioni. E' la differenza che corre fra la democrazia ateniese e la democrazia in generale. La stessa per cui in un paese dove più o meno tutti si conoscono è molto più facile controllare la res publica ed influire sulla stessa. E,francamente, nemmeno mi illudo che l'auspicabile introduzione di nuove formule di democrazia(più partecipativa)riescano a cambiare le cose, almeno nel breve e a parità di cultura dominante. E poi in Italia abbiamo le insormontabili divisioni ideologiche del XX secolo : fascisti vs comunisti(ovviamente semplifico) e chi tira le fila su questo ci campa e ci ingrassa.

    1. Sokratico 12 settembre 2011

      @AlbertoConti

      Alle Termopili, caro il mio fessacchiotto, erano in 1000 non in 300:
      700 erano Tespiesi...e morirono anche loro ( come mai questo Hollywood non lo dice mai?).
      E poi : alle Termopili gli spartani persero.
      Non fu una sconfitta gloriosa, non fu utile al prosieguo della guerra. E' pseudo-storiografia romantica che lo racconta.

      La battaglia determinante fu Salamina, assai dopo e dopo che Atene era stata presa e saccheggiata..e anche questo solo perchè i persiani non avevano mai navigato dentro le correnti infide degli stretti.



      Gli spartani e i loro alleati sempre dimenticati morirono per puro orgoglio, perchè c'era la profezia che per salvarsi Sparta dovesse "piangere un re lacedemone"...dei cazzoni superstiziosi, non degli strateghi, ecco cosa erano!



      Non è il numero che conta, ma il progetto e la volontà.
      In Italia manca il progetto e la volontà...solo per questo non riusciremo mai a fare quello che hanno fatto gli islandesi.



      E un po' di responsabilità forse dovremmo anche darla alle basi militari americane e agli interessi strategici americani che da 70 anni tolgono sovranità e possibilità di scelta al popolo italiano

    1. edo 12 settembre 2011

      Mi sa che l'argomento "quantità" e "alienazione" viene tirato in ballo per coprire qualche problema.
      Non siamo Islandesi,,, epperciò rimaniamo schiavi solo perchè non siamo 320000 e non ci conosciamo tutti tra noi... ottimo.

    1. AlbertoConti 12 settembre 2011

      Alle Termopili erano 300, non 320.000, ma li ricordiamo ancora adesso.

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