IO STO CON GLI ULTRAS

IO STO CON GLI ULTRAS

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it


Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi. Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica.


Adesso, sempre per iniziativa del solerte Maroni, è arrivata anche la “tessera del tifoso”.

È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affari di Sky, Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il “frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman.



Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori. Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%. Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato. E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere (26/8) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà – scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”.

Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”. E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio.

Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano, davanti alla sede della Figc, a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo, a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari.


Due parole sulla “violenza” Ad Alzano Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha anfanato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo.

Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mi paiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese in cui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi e di autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altro che sudditi.

Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/

29.08.2010

Commenti (66)

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    1. redme 2 settembre 2010

      ..ma quanto è originale sto fini...sempre contro il luogo/senso comune...adesso sta pure co sti scemi che s'ammazzano per una banda di mercenari e per i loro padroni gonfi di milioni che usano il calcio per i loro loschi affari...e tralascia pure di citare tutte le sporche manovre della politica che infiltra i ragazzi delle curve per procurararsi manovalanza "politica".....io non lo sopporto st'opportunista..

    1. andyconti 2 settembre 2010

      Lodevole il richiamo al calcio vecchio stile (che e' poi il vero calcio), ma chi e' che ha sostenuto per decenni il calcio berlusconizzato? Chi e' Berlusconi se non la grande maggioranza degli italiani (e per questo si parla di berlusconismo)? La rivolta degli ultras non rappresenta certo una volonta' di tornare ai vecchi tempi, sono solo un branco di buzzurri, pero' forse le contestazioni costruttive valgono qualcosa e non tutto dell'articolo di Fini e' da buttare (anche se sappiamo bene che quando si tratta di calcio qualsiasi mente pensante italiana rischia lo scivolone).

    1. marco76 2 settembre 2010

      Articolo paraculo al 100%
      Ma per favore Fini...pur sempre di un gioco stiamo parlando...Ci sono moltissime altre cose che meriterebbero questa rabbia reazionaria...Basta, e arrivata, per voi finti paladini, l'ora di scendere dal piedistallo e smetterla di parlare a vanvera in modo da sviare la rabbia delle persone dalla giusta strada...Suvvia

    1. maristaurru 2 settembre 2010

      Scrive Fini: "Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman. "

      Non gli si può dare torto, ma questo è avvenuto finchè , come è come non è, di permesso in permesso, di interesse in interesseintoccabile chiudendo un occhio ed anche due di fronte a certe infiltazioni di pseudo tifosi, andare allo stadio col figlio e con la fidanzata è diventato impossibile: si rischia perchè ci sono quei simpaticoni che vogliono essere liberi di... e che tra l'altro, ricordo alle anime belle, costano un fottio di soldi alla collettività, anche quegli scimmioni ci portiamo sul groppone!!
      Queste sono le libertà che difende Fini?

      L'ordigno, lanciato ieri sera intorno alle 23.30, non ha provocato danni. Sui muri esterni del "Torino Football Club" la scritta: «Game Over». Forse il gesto di un gruppo di tifosi delusi.

      oggi leggiamo che un pregiudicato, forse un ultrà , perde tre dita mentre confeziona una bomba carta che parrebbe del tutto simile appunto a quelle in uso tra questi sedicenti tifosi.

      E le invasioni di campo? le bottigliate contro i giocatori, i razzi? Ma davvero questi son deliri da quindicenne e pure poco in sè.

    1. stendec555 2 settembre 2010

      forse non tutti capiranno ciò che intende fini. chi viveva con passione il calcio prima dell'ingresso diretto in quel mondo di berlusconi e dei grandi affaristi non può che dargli ragione...

    1. DaniB 2 settembre 2010

      Sono molto frustrato. Ogni volta che trovo un giornalista che sembra rappresentare degnamente le mie posizioni politiche, storiche, sociali e di costume, lo vedo poi cadere in deliri senili meritevoli solo di sonore spernacchiate. Adesso sarebbero gli ultras, trogloditi decerebrati ed insignificanti, a rappresentare l'ultima frontiera della dissidenza civile attiva, e pensate un po' per quale nobile causa? IL CALCIO.
      Shame on you, massimo fini.

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