IO SONO UNA BORGHESE DI MERDA

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io sono l'amore

DI BARBARA TAMPIERI

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"Ma tu non eri di sinistra?" mi chiedeva con preoccupazione un mio follower twittarolo stamattina. Il fatto è, caro, che prima di tutto io sono una borghese di merda, e proprio per questo a vent'anni ero comunista. Non c'è da stupirsene perché sono i borghesi che scelgono la bandiera rossa senza averne la necessità. Marx, Lenin, Trockij, Che Guevara, Fidel Castro, erano tutti borghesi, perché è la borghesia che, quando l'élite esagera, che si tratti di incipriati aristocratici e pretacci o di latifondisti, capitalisti e padroni delle ferriere, fa le rivoluzioni. Sono stata di sinistra per un lungo tempo, prima che saltassero tutte le regole su chi dovesse stare dalla parte del popolo e chi invece doveva vendersi al Capitale. Perché qualcosa è successo, darling. Più o meno attorno al Sessantotto. E' stato un processo lungo e difficile da allora, ma sta giungendo a compimento. La più grande operazione di pulizia sociale della storia. La fine della lotta di classe con la proclamazione del Capitale come vincitore. With a little help from his friends.

Ti spiego il mio percorso. Sono una borghese, dicevo, e la mia è la classe media che, ad un certo punto, nel secolo scorso, è riuscita storicamente ad inglobare emancipandola anche tanta parte della classe operaia. Merito delle lotte dei borghesi dalla coscienza infelice di cui sopra condotte assieme agli operai, certo, ma anche di un capitalismo che pensava che estendere la ricchezza a fasce più ampie della popolazione, facendo diventare i proletari classe media, significava più merci vendute, più profitti e più benessere per tutti. Il famigerato moltiplicatore. Ma già, Henry Ford era un nazifascista anche se pensava che aumentando il salario ai suoi operai questi avrebbero potuto comperare il modello T che fabbricavano.
Quello della mia gioventù sembra un mondo perduto ed estinto; una meraviglia, sai, in confronto a quello di oggi. E sono sicura che te ne ricordi, perché non sei di primo pelo neppure tu.
Uno stipendio in famiglia bastava a condurre una vita più che dignitosa dove non ti mancava nulla di veramente necessario. Esisteva ancora il concetto di superfluo e per quello c'era il "no, non ce lo possiamo permettere". Quel no ti aiutava a crescere e a capire che, una volta grande, te lo saresti guadagnato con il tuo lavoro, perché il lavoro ci sarebbe stato, secondo quello che avevi studiato e imparato a fare.
Perfino con uno stipendio solo, con i risparmi (allora si riusciva a mettere da parte qualcosa ogni mese), la famiglia riusciva a comperarsi la casa dove viveva e, se lavoravano tutti e due i genitori, ci si comperava magari un'altra casa al mare o in campagna o in montagna. Perché allora esistevano ancora le ferie e le vacanze non duravano meno di venti giorni. Per le malattie c'era il welfare, ad una certa età arrivavano la pensione e la liquidazione con la quale ti potevi togliere qualche sfizio in più o farti la casetta di cui sopra, perché i nonni non erano costretti a mantenere nipoti disoccupati. Erano i tempi in cui l'Italia stava diventando, pur tra corruzione, mafia e caste, e sottoposta a sovranità limitata come paese sconfitto, la quinta potenza industriale del mondo.
Non erano tutte rose e fiori? Certo, c'erano come sempre i poveri e lo sfruttamento, il mondo era diviso in classi. C'erano la crisi petrolifera, il terrorismo di stato, le bombe, le guerre imperialiste. Poi arrivò la shock economy, prima dal Sudamerica (però così lontano da noi) e poi nel mondo anglosassone, con i primi vagiti del dominio finanziario sulle nostre vite ma la speranza di un futuro migliore non mancava, nessuno pensava che, pur lavorando da rompersi la schiena, da vecchio sarebbe stato povero e abbandonato perché gli avrebbero portato via tutto. Non avevamo nulla da perdere, caso mai ci sarebbe stato ancora qualcosa da ottenere. Il muro nero della depressione, dell'assenza di un futuro o dell'angoscia data dal pensiero di che cosa sarà il nostro futuro in balia della povertà non esisteva e nessuno sarebbe stato in grado di immaginarlo, a meno che non fosse vissuto al di là di qualche Cortina di Ferro.
Soprattutto nessuno si sarebbe mai immaginato che il benessere ottenuto in base alle lotte sindacali, nato dal sangue degli operai e di quei borghesi empatici e simboleggiato in maniera sacra dalla democrazia, dato ormai per acquisito perché certificato nella Costituzione, sarebbe stato possibile toglierlo al popolo per consegnarlo ad un'élite intenzionata a redistribuire la ricchezza esistente verso l'alto, accaparrandosela tutta e creando un mondo dove l'1% ha tutto e il 99% quasi nulla, senza più democrazia. Un mondo nuovo ma tremendamente simile al Medioevo che, per essere realizzato, ormai lo sappiamo, nei trent'anni previsti per il suo compimento non potrà che finire con l'eliminazione fisica della classe media, magari sostituita da carne da macello proveniente dal terzo mondo da impiegare per la pulitura dei cessi dove andranno a sedersi i culi imperiali.
Credo che, se qualcuno allora, negli anni sessanta-settanta, avesse visto un'anteprima del futuro, ovvero dei giorni nostri, lo avrebbe considerato il peggiore incubo mai vissuto e nessuno avrebbe potuto immaginare che coloro che si sarebbero offerti spontaneamente per farlo avverare sarebbero stati i partiti di sinistra, quelli più tradizionalmente (allora) vicini al popolo.

Eccoci, caro, al perché io non sono più comunista, non sono più di sinistra, anzi non sono niente, sono solo una borghese di merda ma molto, molto incazzata.
Sono incazzata e mi difenderò fino all'ultimo perché vogliono farmi fuori. Vogliono portarmi via ciò che la mia famiglia mi ha lasciato, affinché, assieme a ciò che mi guadagno con il mio lavoro, potessi avere una vecchiaia serena senza dover dipendere da nessuno. Penso a me stessa, certo. Gli altri hanno smesso di pensare a me.

Ti pare impossibile che l'orrendo scenario che ti ho descritto possa realizzarsi? Cosa ti stanno ripetendo giorno e notte, tutti i giorni e a tutte le ore, caro amico? Che quel mondo che ti ho descritto e che abbiamo vissuto, che ci ha permesso di crescere ed arrivare fin qui dobbiamo scordarcelo perché NON POSSIAMO PIU' PERMETTERCELO. E, di grazia, ti stai chiedendo il PERCHE'? Perché le risorse mondiali sono limitate? Per quello basterebbe uno sviluppo più responsabile. Basterebbe quella cosa che si chiama progresso e che nasce dall'ingegno di persone molto creative in ogni epoca e che in poco più di cento anni ci hanno dato l'elettricità, la mobilità di persone e merci e la comunicazione. Progresso che serve da sempre a migliorare la vita delle persone e a renderla più facile. Basterebbe tendere a realizzare uno di quei mondi futuribili ideali che nessun romanzo di fantascienza ha più il coraggio di immaginare.
Il nostro benessere non possiamo più permettercelo perché ciò che abbiamo lo vuole qualcun'altro, e non sono certo coloro che non hanno nulla ma quelli che hanno già tutto. Vedi, in fondo, da borghese di merda, con queste parole sto pensando anche a te, sto cercando di avvertirti del pericolo, anche se non meriteresti affatto di essere salvato.

Non sono direttamente le élite che ti annunciano la fine del tuo diritto al benessere perché un domani conterà solo il loro, perché la scusa delle risorse limitate è un'occasione ghiotta per fare un po' di pulizia sociale e vincere la Lotta di Classe. Te lo fanno dire dai loro servi. Quelli che si sentono superiori perché non sono razzisti ma democratici, a favore delle minoranze, antifascisti, ammiratori dell'Europa e della serietà teutonica, progressisti, internazionalisti, contro tutte le diversità perché devoti all'OMOLOGAZIONE. Che si sentono importanti perché con il 99% possono masturbarsi sulle grandi cifre e non si accorgono che la loro maggioranza è destinata a diventare il Soylent Green.
Sono quelli che ogni mattina ringraziano non si sa chi per non essersi svegliati trasformati in scarafaggi piccoloborghesi.

Quando tutto iniziò, con i primi attacchi ai diritti sociali acquisiti e l'avvento della dittatura del mercato, avrebbero dovuto riconoscere subito il progetto reazionario e revanchista dell'élite. Certo avrebbero dovuto difendere il benessere generale, le conquiste ottenute fino a quel momento e la democrazia, distinguendo tra capitalismo accettabile e capitalismo disumano, alleandosi con quella borghesia di merda che però sa fare le rivoluzioni e che un minimo di riconoscenza se la meriterebbe.
Invece, pur di non rinnegare la lotta antiborghese di principio, hanno ascoltato le sirene della globalizzazione travestita da internazionalismo ed hanno scelto l'omologazione nel concime, il "semo tutti uguali" come materia organica anfibia, per potere essere ancora più merda della borghesia e in fondo distinguersi. Perché in fondo sono dei neoaristocratici pure loro.
Si sono alleati con il Capitale contro il resto del mondo e di fatto contro loro stessi. Perché credono di appartenere ad un corpo speciale e privilegiato per essersi guadagnati con il tradimento l'onore di poter dare il colpo di grazia all'odiata borghesia (rinnegando Marx, Lenin e gli altri che ho nominato) ma sono anche loro feccia destinata a soccombere. Li tengono per ultimi per compostarli meglio. Concimeranno con onore i giardini degli ingiusti di Elysium.
Barbara Tampieri
Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.it
Link: http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2014/05/io-sono-una-borghese-di-merda.html
29.05.2014

Commenti (60)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Georgejefferson 14 luglio 2014

      Cadi in errore perche assolutizzi il presente posto (spacciato come dato in natura).Non ci e' permesso di costruire coscienza libera,al tempo presente.

      Non tieni conto del divenire storico e ti illudi (come i dogmatici deterministi di un tempo) che il tempo presente rappresenti il "tutto" della natura umana,dove e' stata proprio la critica dialettica,e sorgere del concetto di "sinistra" a porlo in discussione.Da questo punto di vista sei ultra conservatore (assolutizzi il presente...si e' liberi/non si e' liberi,spacciandolo per natura con una sua identita)senza saperlo.

    1. Shivadas 3 giugno 2014

      Complimenti. Avrei voluto scriverlo io. Condivido al 100%

    1. Georgios 2 giugno 2014

      Fai con comodo. Solo che non sono pratico delle discussioni nei forum. P. es. vedo un "postreply" in alto e uno in basso. E' lo stesso?
      Ma comunque non e' la fine del mondo se non ho capito esattamente quello che intendevi. Possiamo semplicemente lasciar perdere. Ciao.

    1. Georgejefferson 2 giugno 2014

      Georgios,mi ci vorrebbe almeno 1 ora per rispondere anche a te,non ho tanto tempo,vedremo piu avanti,hai interpretato cose in modo errato comunque,se avro il tempo apro un'altro thread.Ciao,buona giornata

    1. Georgejefferson 2 giugno 2014

      HO CREATO IL THREAD


      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=204675#204675
    1. Georgios 1 giugno 2014

      E' la prima volta che mi capita di intervenire in un dialogo e perciò devo chiedere scusa un'altra volta. Non vorrei portare confusione. Cercherò di essere breve.
      Sulla prima questione, per quanto sia giusta la teoria dei cicli del capitalismo (personalmente mi attrae), non si può ragionare cosi all'infinito perché non ne usciremo mai. Ci sarà sempre uno che "indietreggia" e uno che "avanza" per poi, ancora una volta, scambiarsi i ruoli. In parole povere la lotta di classe non conta, e' come se non esistesse, il che e' un'antinomia. Per cui, ognuno deve farla nel proprio spazio, paese, periferia o semi-periferia.
      Sulla seconda questione c'è qualcosa che non mi torna. Se uno e' incapace di libertà e quindi manipolato (intendiamoci, incapace non perché stupido ma perché costretto, ossia non libero), come e' possibile che siano soddisfatti i suoi interessi? E l'altro, che lo priva della sua libertà, perché lo fa? Per aiutarlo nei suoi interessi? Da quando devo essere sottomesso affinché i miei interessi siano soddisfatti? E' una contraddizione in termini.

    1. Georgios 1 giugno 2014

      Mi intrometto perché leggendo la tua risposta ho voluto fare qualche annotazione. Spero di avere afferrato il concetto delle tue parole, se no, mi scuso anticipatamente.
      Annot. 1:
      "Non "tutto",non in modo assoluto,ma
      l'oggetto della contesa e' questa presunta natura umana che da una
      parte,si dichiara appunto "naturale"alludendo all'inevitabilita della
      disuguaglianza,dall'altra,la contestazione di cio,richiamando il
      principio di storicità,cioè che le disuguaglianze estreme sono prodotto
      costruiti dall'uomo,nei secoli e secol
      i."
      Secondo me la natura umana comporta l'inevitabilità della diversità, non della disuguaglianza che e' opera umana.
      Annot. 2:
      Sono d'accordo nel virgolettare i "fanatici", sono d'accordo circa la "foga illusoria del"balzo in avanti", come anche sul, (riportato liberamente), "travolgimento delle parti buone di una tradizione millenaria".
      Ma mi chiedo, se i fanatici sono, appunto, virgolettati, cioè se hanno "visto la verità" e ci hanno creduto, perché incolpare loro per i "milioni di persone mandate al macello"? Questi "fanatici" non erano dei generali e poi molti di quei milioni mandati al macello ci hanno creduto pure loro. La verità, si sa, e' un bagliore molto intenso che può anche accecare specie se si e' vissuti per tanto tempo nel buio.
      Annot. 3:
      "molti vecchi nostalgici marxisti,in fondo in fondo,ci godono nel vedere "le contraddizioni"
      Chi si sente cosi solo "marxista" non si può chiamare. Solo un "borghese di merda" secondo il titolo dell'articolo ci può godere di tanta disperazione, perché, da borghese di merda, confonde il credo ad una teoria sociale con l'appoggio huligano calcistico. Altra cosa e' trovare conferma in questa teoria che certamente non porta al godimento ma ad una ulteriore verifica del proprio credo. Inoltre credo sia inopportuno l'uso della parola "nostalgici" che di solito si riferisce o a qualcosa di estinto o a qualcosa di brutto, da dimenticare.
      Annot. 4:
      "accusando l'autrice del testo come "un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali" non dandogli la giusta riconoscenza di coscienza infelice"
      Si tratta, secondo me, proprio di falsa coscienza, perché l'autrice provocatoriamente si rifà ai tempi quando "era di sinistra" e con riferimento al 68 (il che può anche comportare un ruolo decisamente attivo nelle cose della sinistra, quella vera, di allora), per poi sentirsi nostalgica dei vecchi e buoni valori borghesi che ora le vengono tolti da sotto i piedi. Mentre, si suppone, da persona di sinistra (quella vera), doveva poter capire.

      Sull'annotazione No 2, ho una riserva nel caso che tu ti riferisca al periodo dell'URSS o della Cina come poteri costituiti. Questi casi meritano un discorso a parte.

    1. Giaurro 1 giugno 2014

      Sulla parte analitica non ho nulla da replicare (oppure avrei da replicare cose nel contesto ininfluenti). Sulle domande, invece:


      "per quale legittimo motivo ti ritieni nel giusto accusando l'autrice del testo come "un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali" non dandogli la giusta riconoscenza di coscienza infelice, quale tu hai espresso giustamente nella"simpatia verso i paesi poveri""


      Ritengo l'autrice un compendio
      ideologico conservatore perché l'unica povertà di cui sembra
      preoccuparsi è quella degli europei. Una povertà, peraltro, ancora
      del tutto prospettica, se si considera il persistente enorme scarto,
      in materia di benessere, che separa l'Occidente dalla maggior parte
      del resto del Mondo. Una povertà, in sostanza, inesistente, dal
      punto di vista della relazione con ciò che è esterno al mondo
      europeo (che è poi l'unico punto di vista analiticamente
      attendibile, in quanto completo). Spia convincente di tale
      atteggiamento mi pare l'attitudine sprezzante che porta l'autrice a
      ritenere il principio d'uguaglianza un "semo tutti uguali"
      [cit.] illusorio, invece che una conquista nel senso
      dell'affermazione di ogni uomo come scaturigine dell'unica umanità.
      Il discrimine è in sostanza questo: di fronte alla prospettiva di un
      impoverimento generalizzato degli europei in opposizione ad un
      parallelo e proporzionale arricchimento dei poveri del mondo, cosa
      scegliamo? La difesa del benessere europeo, costi quel che costi? Se
      la risposta è questa, a me è sufficiente per affermare che tale
      risposta sia inequivocabilmente conservatrice, e non riflesso di
      un'infelicità coscienziale. La scappatoia si porrebbe se si potesse
      scegliere di arricchire i poveri e preservare il benessere degli
      europei ad un tempo, senza dover scegliere l'un fenomeno contro
      l'altro. Ma a me sembra altamente improbabile, come prospettiva. Non
      solo e non tanto perché è assai azzardata l'idea che esista la
      capacità e (soprattutto) il desiderio di creare un universale
      consesso di essere razionali atti a questo scopo (vena utopistica
      peraltro ormai quasi definitivamente tramontata dopo i tragici esiti
      cui è andata incontro nella storia). Non solo e non tanto perché
      tale giustizia distributiva, se perseguita mediante i correnti
      modelli di produzione e consumo, sarebbe sì una qualche forma di
      giustizia sul piano sociale, ma ingiustizia e danno assoluti nei
      confronti della capacità di carico ambientale del pianeta che
      abitiamo. Ma soprattutto, invece, perché europei e poveri del Mondo
      appartengono a ceti diversi, legati da un'opposizione di lunghissima
      data. E di solito tra ceti opposti non ci si accorda per un "pari
      e patta".


      "La manipolazione delle masse al
      consumismo usa e getta e nichilismo egoistico in funzione della
      diffusione del darwinismo sociale delle coscienze generali parte
      dalla sovrastruttura, lo dimentichiamo?"


      Quello che qui mi limito a osservare è
      questo: se si sostiene che le masse siano "manipolate"
      dalla "sovrastruttura", si sostiene necessariamente anche
      che le masse siano prive della capacità di autodeterminarsi, ovvero,
      strutturalmente incapaci di libertà, giusto? Perché, se le masse
      fossero capaci di autodeterminazione, ovvero di libertà, allora non
      potrebbero essere manipolate. Ma, se le masse sono incapaci di
      autodeterminarsi, ovvero non-libere, perché si dovrebbe ritenere che
      la loro "manipolazione" sia contro i loro interessi? Non è
      subire la "manipolazione", ovvero l'essere determinato da
      altro, il destino necessario, e dunque l'unico interesse, di chi non
      è capace di autodeterminarsi, ovvero del non-libero? E, d'altro
      canto, se la "sovrastruttura" è dotata non solo della
      capacità di autodeterminare sé stessa, ma anche di determinare
      altro, perché, quando dovesse trovarsi di fronte a masse incapaci di
      autodeterminarsi, dunque strutturalmente destinate alla
      "manipolazione", non dovrebbe manipolarle? In sostanza: il "consumismo",
      il "nichilismo egoistico", il "darwinismo sociale"
      a me paiono obiettivamente (per quanto possano piacermi o non
      piacermi) espressione degli interessi delle masse tanto quanto lo
      sarebbe una forma opposta di intendere la coesistenza sociale; e
      questo perché, se si sostiene che esiste una "sovrastruttura"
      capace di manipolare e delle "masse" strutturalmente
      disposte ad essere manipolate, non esiste modo di ritenere che in
      questo rapporto qualcuno contravvenga agli interessi dell'altro, e
      viceversa.

    1. Georgejefferson 1 giugno 2014

      Piu sopra c'e' una risposta al volo.


      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=comments&op=showreply&tid=152388&sid=13437&pid=152370&mode=&order=0&thold=0#152388

      Per il post tuo principale devo prendermi piu tempo,vediamo quando posso
    1. Giaurro 1 giugno 2014

      Ti segnalo che più sopra c'è una mia replica (che forse non hai letto, ma, se hai già letto, è comunque opportuna rispetto al contesto di questo tuo intervento) forse utile a chiarire alcune cose.
      Quanto alla mia supposta autorenferenzialità... francamente non capisco
      come si faccia ad attribuirmela. Sono qui che scrivo su una piattaforma web, tentando sempre di chiarire, in modo più o meno approfondito, quello che scrivo, e sempre aperto (che lo voglia o meno, dato il contesto pubblico e la libertà di accesso per ogni commentatore), ai commenti altrui. Se tu
      volessi perdere 2 o più ore, per discutere ogni singola parola, chi ti
      ha detto che non sia disposto a farlo?

    1. Georgejefferson 1 giugno 2014

      Bene,e' l'approccio giusto e ti ringrazio.Potremmo definire "l'essere ideologico"?,forse stabilire in coscenza principi e valori in funzione di spiegazione degli eventi della vita?Se come descrizione sommaria e' buona,come dici infatti,non esiste l'essere non ideologici.Il problema e' che hanno inculcato nell'inconscio collettivo l'equazione "ideologico = fanatico",per quello dalla fine del secolo e' tutto un fuggi fuggi generale dall'essere ideologici.Ma questo e' stato funzionale per certe elite a ridurre le masse a quello che sono oggi (con le dovute eccezioni),cioe "non ideologiche" nel senso buono del termine,cioe distanziarsi dal fanatismo (un tempo era chiamato dogmatismo).Le stesse masse che alle domande profonde della vita rispondono "Boh...che ne so...non ci penso...non pensarci perche diventi fanatico".


      Ecco,un lavoro perfetto,masse anonime annichilite e rese docili esecutori del solo loro interesse personale,che,come ovvio,in virtu di questo,verra progressivamente depredato "col consenso",illudendosi che verranno tolti i "privilegi" degli altri,e non i propri.
      Allora dicevamo non esistono i "non ideologici"se non quelle masse di persone che fuggono dalla verita,aderendo alla "ideologia unica del darwinismo socile"senza saperlo in coscienza.

      ....."Nutro simpatia nei confronti delle parti sociali che, al contrario della nostra, non sono altrettanto privilegiate nel vasto panorama del Mondo"

      Ti stimo per questo,e nutro anche io quella simpatia.E' la stessa simpatia che prova la coscienza infelice,e' il motivo che ha spinto valori e principi "altri"dalla tradizione in funzione di speranza per l'emancipazione umana.E allora tocchiamo questo punto,cosi ci si chiarisce meglio.

      Una diatriba fondamentale riguardo alla disputa destra/sinistra e' stata quella risalente alla natura umana,lo saprai meglio di me.Il fatto che il privilegio di alcuni esiste in virtu del disagio ed oppressione di altri.Non "tutto",non in modo assoluto,ma l'oggetto della contesa e' questa presunta natura umana che da una parte,si dichiara appunto "naturale"alludendo all'inevitabilita della disuguaglianza,dall'altra,la contestazione di cio,richiamando il principio di storicità,cioè che le disuguaglianze estreme sono prodotto costruiti dall'uomo,nei secoli e secoli.

      L'errore di tanti "fanatici" di sinistra e' stato quello di illudersi che nell'arco di breve tempo storico (100/200 anni sono un breve periodo storico)si sarebbe potuto scardinare alla radice tutta la mole millenaria di tradizioni costruite dall'uomo in funzione di un ritrovato"risveglio"emancipatico e ripartire da zero con una nuova e migliore e di pace costruzione umana in senso umanistico.Cioe,il lavoro fin dai primi umanisti (anche massoni) di opposizione alla tradizione degli oppressori,lavoro millenario per definizione,lo hanno sputtanato con questa foga illusoria del"balzo in avanti"naturalmente,alle spalle di milioni di persone mandate al macello.Questa foga che cieca e sorda,si fanatizzo al punto di stravolgere anche quelle parti di tradizione millenaria,che erano buone,solo sulla equazione stupida "tradizione = brutto"per definizione,la piu classica smania umana di "veder risultati" nell'arco della propria vita,e quindi atteggiamento infantile ed egoistico sulle spalle degli altri.

      E' lo stesso inganno della globalizzazione,perche non stupisce che molti vecchi nostalgici marxisti,in fondo in fondo,ci godono nel vedere "le contraddizioni" e le tragedie di questa globalizzazione?Perche seguono lo stesso modello psicologico,quello del "balzo in avanti"non comprendendo che le oscure elite,quelle famiglie storiche della grande borghesia,da sempre illudono sulla fattibilita del"balzo in avanti" per far tornare indietro tutti nel lungo termine.Altrimenti,se ci fosse la buona fede,in questa globalizzazione,la si sarebbe spalmata nel corso dei secoli,che e' tra l'altro il lavoro degli umanisti prima,illuministi/romantici poi,pur con le dovute differenze ideologiche.

      Ma tutto questo sono mie opinioni,solo,ti chiedo,per quale leggittimo motivo ti ritieni nel giusto accusando l'autrice del testo come "un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali" non dandogli la giusta riconoscenza di coscienza infelice,quale tu hai espresso giustamente nella"simpatia verso i paesi poveri"?Perchè e' sempre la coscienza infelice ad essere sotto accusa,e non la malafede della grande borghesia che ha represso da sempre in forma ereditaria di tradizione,questa coscienza?

      La manipolazione delle masse al consumismo usa e getta e nichilismo egoistico in funzione della diffusione del darwinismo sociale delle coscenze generali parte dalla sovrastruttura,lo dimentichiamo?
    1. Georgejefferson 1 giugno 2014

      Non si va da nessuna parte se si parte dall'accusa "all'altro" sulla base di giudizi a priori in forma assoluta.Ma con giaurro un discorso serio

      lo si puo fare,scusandomi anche se giusto,con te no fernesto.

    1. Fernesto 1 giugno 2014

      Ma guarda che non ci vogliono 2 ore . La tua tesi la puoi anche argomentare sinteticamente rimandando a dei testi ( come ha fatto Giaurro con Arrighi , Bobbio o McNeill ) . Altrimenti se rispondi sempre e solamente “questa e' la tua opinione intrisa di pregiudizio” non si va da nessuna parte .


    1. Georgejefferson 1 giugno 2014

      Come Lenin,Marx,keynes,guevara e 100 altri,perche,quando parli tu,non parla la tua soggettivita?O meglio chiamarla pancia quando c'e' da far critica?

    1. Georgejefferson 1 giugno 2014

      Questa e' la tua opinione,caro giaurro,intrisa di pregiudizio fondato su "bibbie",quindi opinioni altre da te,prendiamo di petto ogni singola parola?vediamo "la sostanza",ci devo perdere 2 ore,se vuoi lo faccio,puo divenire discussione infinita che esprime opinioni diverse,ma sempre opinioni sono i concetti umani,al piu condivisibili ma mai assoluti.Puo anche essere interessante condividere (come condivido) alcuni punti,se non fosse il tono arrogante tipico delle "bibbie rivelate" che rovina alla radice un dialogo.E non conta neppure che si leggano fans ad elogiare uno scritto,dove la condivisione,non e' causa di verita,e dovresti ben saperlo,essendo di sinistra.Se vuoi ci faccio un thread,perdo 2 ore e ne parliamo.E' grazie all'arroccamento autoreferenziale intellettuale che le elite hanno vinto l'ennesima battaglia,una larga parte venduta al nemico,una piccola di duri e puri a cantarsela da soli e mentre sperava nell'aiuto della grande borghesia per eliminare la classe dei piccoli e schifosi borghesi prezzolati,fu cosi che essa,il nemico vero,quella grossa borghesia dei mezzi di produzione,li ha fregati,pappandosi in un sol colpo sia la piccola borghesia,che i popoli.E' solo che la guerra non finisce,loro lo sanno bene,non lo sanno i nostrani intellettuali annochiliti su se stessi e diventato cinici e arroganti

    1. Giaurro 1 giugno 2014

      In sintesi il senso è quello che sta nella replica dell'utente Cataldo:

      I borghesi [termine, se crediamo, sostituibile a piacere con il ceto che oggi, della borghesia storica, ne esercita la funzione: i ricchi e meno ricchi dell'Occidente] credono di parlare del mondo quando in realtà parlano della loro pancia.

    1. Georgejefferson 1 giugno 2014

      Infatti,su Giuarro ho gia detto.Opinione mia sommaria dato che ci vorrebbero almeno 2 ore per ribattere la mole di pregiudizi del post in modo serio,e non banale quale del tipo tuo"fascista/comunista bu bu..."

    1. Giaurro 1 giugno 2014

      Sono ideologico, questo è vero. Nutro simpatia nei confronti delle parti sociali che, al contrario della nostra, non sono altrettanto privilegiate nel vasto panorama del Mondo (sebbene mi sforzi di dissociare questa simpatia dall'auspicabile obiettività di quello che sostengo). Non credo però che qualcuno possa non esserlo, ideologico. O, per meglio dire, non ho mai conosciuto qualcuno che non lo fosse in qualche modo. Non mi sembra di aver ritenuto arrogantemente la "scientificità" (non perlomeno sul
      modello delle scienze naturali, che con la storia o la società poco
      hanno a che fare) delle mie opinioni, sebbene creda fermamente nella loro fondatezza. Ho fatto riferimento a qualche nome di studioso come a
      un'autorità garante, questo è vero, ma anche per rimandare a cose che
      sarebbe stato lungo scrivere. Quanto al pensiero dell'autrice, ovviamente mi sono permesso di ricostruire quello che credo sia il pensiero da lei espresso nell'articolo, con tutti i limiti del caso. L'ho fatto col il grado di arbitrio che in questi casi è, pur variabilmente, sempre presente, ma non credo di averlo fatto con disonestà. Lo stesso dicasi per l'operazione con cui ho ritenuto di individuarvi un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali (dei quali noi, pur sorprendentemente per molti, siamo parte).

    1. Giaurro 1 giugno 2014

      E' vero, ma tutto sommato la cosa non mi da fastidio. Anzi, in certo senso, leggere opinioni che generalmente sono piuttosto diverse dalle mie, mi aiuta a conoscere e formulare meglio le mie stesse, di opinioni. Alla fine è perlomeno un buon esercizio.

    1. Giaurro 1 giugno 2014

      Sono d'accordo che si debba vedere la progressività nel ricorso delle forme storiche (mutandone i contenuti delle quali, mutano esse stesse). Come sicuramente hai capito, il mio intento era di mostrare in compendio il deleterio autocentrismo (che interpreta tutto come evento capitale, come fatto di provvidenza) che domina l'articolo.

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