IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO

IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO

DI SERGE LATOUCHE

repubblica.it

Da molto tempo ormai non uso più l' automobile, mi muovo soltanto in bicicletta. Quando vengo in Italia, cosa che mi capita spesso, non prendo mai l' aereo, solo il treno. Anche se sono stato a lungo un amante della carne, ora ne mangio pochissima, mi diverto a scoprire altri sapori, perché gli allevamenti intensivi di bestiame sono tra le prime cause dell' inquinamento atmosferico. Un chilo di carne equivale a sei litri di petrolio. Preferisco comprare quel che mi serve nelle piccole botteghe e cerco di usare ogni cosa sino a consumarla del tutto. Piuttosto che buttare, riparo, anche se oggigiorno costa meno comprare un oggetto nuovo fabbricato in Cina. Ma preferisco appunto allungare la vita delle cose, o riciclare, combattendo così la filosofia dell' usa-e-getta, l' obsolescenza programmata dei beni.. Non possiedo un cellulare, e sto bene così. Pratico quello che il mio maestro Ivan Illich chiamava "tecnodigiuno".


Nella foto: Serge LatoucheNon guardo mai la televisione e ho soltanto un computer che mi permette di consultare ogni tanto le email. Non mi collego ogni giorno alla posta elettronica, faccio delle lunghe pause anche in questo. Spesso scrivo lettere a mano perché è un modo di dimostrare a me stesso che non ho bisogno di una protesi elettronica per comunicare con gli altri.

L' importante è resistere alla "tecno-dipendenza". Si può usare la tecnologia ma bisogna evitare di esserne schiavi. Benché faccia tutte queste rinunce rispetto allo stile di vita moderno, non sono da compatire. Invertire la corsa all' eccesso è la cosa più allegra che ci sia. La mia unica regola è la gioia di vivere. E' possibile immaginare una società ecologica felice, dove ognuno di noi riesce a porsi dei limiti, senza soffrirne perché non si sono create delle dipendenze. E' ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito.

Se non vi sarà un' inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un' altra logica: quella di una "società di decrescita". Io parlo di decrescita felice, perché sono convinto che si tratta di piccoli aggiustamenti che ognuno di noi può fare senza soffrirne. Da giovane ero un economista esperto di sviluppo. Negli anni Sessanta sono stato in Congo e poi nel Laos per attuare programmi di sviluppo economico. E' così che è incominciata la mia riflessione critica su questo modello di crescita continua. Pensavo essere al servizio di una scienza, in realtà si trattava di una religione. Gli economisti come me allora sono dei missionari che vogliono convertire e distruggere popoli che vivevano diversamente. Quando ho iniziato a non seguire più questa dottrina assoluta, in vigore ormai da decenni, ero molto isolato.



In Occidente nessuno ha avuto il coraggio di parlare di decrescita fino al 1989, dopo il crollo del Muro. Quando siamo entrati in un mondo globale, senza più differenze tra primo, secondo o terzo mondo, lentamente c' è stata una presa di coscienza. Oggi non si tratta di trovare un nuovo modello economico ma di uscire dal governo dell' economia per riscoprire i valori sociali e dare la priorità alla politica. Ognuno di noi può fare qualcosa intorno a quelle che io chiamo le otto ' R' . Ovvero rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Rivalutare significa per esempio creare un diverso immaginario collettivo, fatto dell' amore per la verità, di un senso della giustizia e della responsabilità, del dovere di solidarietà. Rilocalizzare vuol dire produrre a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione. Riutilizzare e riciclare è anche l' unico modo di evitare di essere sommersi dai rifiuti infiniti che stanno distruggendo la Terra. Le otto ' R' sono cambiamenti interdipendenti, che insieme possono far nascere una nuova società ecologica. Una società nella quale ci sentiremo di nuovo cittadini, e non più solo semplici consumatori.

Serge Latouche

Fonte: www.repubblica.it

Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/05/io-economista-finalmente-felice-vi-racconto-la.html

5.06.2010

(Testo raccolto da Anais Ginori)

Commenti (63)

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    1. Matt-e-Tatty 8 giugno 2010

      Io la penso esattamente come lei, in linea di massima quello che descrive viene applicato nella mia famiglia e veniva applicato dai miei genitori, senza arrivare a degli estremi.
      Non era una questione di necessità, era questione culturale, era inconcepibile per i miei genitori buttare denaro, và considerato che erano persone che avevano vissuto la povertà.
      Io sono cresciuto negli anni 80 e 90, ho assistito a un cambiamento in questo senso, tutt'ora vedo famiglie che non riescono a staccarsi dal sistema dello spreco, pur faticando ad arrivare alla fine del mese vedo gente che al posto di preparare da mangiare in casa và in rosticceria o al ristorante, pagano l'affitto ma si recano in paesi esotici per le vacanze... a volte facendo debiti.
      Temo che per molti miei coetanei il risveglio sarà tragico negli anni a venire.

    1. Albertino 8 giugno 2010

      ti ringrazio per le belle parole e per aver compreso il senso del mio intervento. è da un pò che ti leggo in rete e la stima è reciproca.

    1. Tonguessy 8 giugno 2010

      Ma tu l'hai mai letto Latouche? Hai presente quel capolavoro di "Sopravvivere allo sviluppo"? Hai idea di che razza di puttanaio sia lo sviluppo e lo studio dei suoi limiti così come lo descrive World3 nell'imperdibile saggio di Donella Meadows? Come si fa poi a mettere sullo stesso piano Al Gore ed i suoi voracissimi consumi casalinghi con chi consuma poco e locale? Non ho parole....

    1. maristaurru 8 giugno 2010

      Il fatto è che Latouch mescola condivisibili regole di buonsenso del tempo che fu e che si potrebbero ripristinare, quelle riguardo allo smaltimento di certi rifiuti, per esempio, con piccole mine anti-uomo comune. Una costruzione ideologica che apparentemente non considera la organizzazione politica... un sociologo, perchè questo è il caro GURU, che ci mostra solo una parte della realtà della società.. nasconde qualcosa. Uno che arriva ad ipotizzare un alt alla ricerca scientifica, uno che predica , per gli altri, un vago ritorno alla vita contadina, dopo che quando lui era giovane ed "espansionista" si è distrutta, almeno in italia , la vita contadina.. di che sta parlando? Sta salotteggiando per il colto o per l'inclita? Tradotto, sta cercando di fregare la gente comune, noi zotici secondo certi illuminati , che dovremmo a questo punto metterci buoni buoni, insieme ai popoli emergenti, a "passare la mano" per un po'? Perchè questo si cerca di fare, se non ve ne siete accorti: in molti sfruttano a sangue i popoli emergenti, li hanno massacrati, spolpati ed ingannati, ora grazie alla tecnica, anche quelli si svegliano, i padroni illuminati debbono correre ai riapri, ed arrivano i sociologhi, ricchi intellettuali che scodellano le "idee" alle quali cercare di conformare la "gente", la spingono ora a chieder : meno lavoro, meno danaro, meno consumi ( in realtà solo a spostare i consumi, ma è lunga da raccontare) , meno progresso scientifico , infatti gente come latouche chiedono una bella moratoria per la ricerca,proprio ora che stanno progredendo le ricerche per alcune malattie a forte impatto sociale), ma questo minor lavoro, minor danaro, minori consumi, lo si chiede alla base, alla massa che chiede progresso , chiede di partecipare alla divisione della torta, ma è ovvioo che in meno partecipano, maggiore sarà la torta dei padroni illuminati, che si vedono circondatissimi e minacciati da una lotta di classe epocale, ed avendo loro stessi affossato la politica.. ricorrono ai sociologhi, come hanno fatto quando si sono studiati come infettare il mondo con i prodotti bancari... li hanno aiutati i sociologhi comportamentisti.. ora ci sono altri al servizio dei potenti, che cambia? Il vestitino, ma alzateli quei veli , tappandovi il naso che temo la puzza sia molta

    1. maristaurru 8 giugno 2010

      Perchè latouche propone soluzioni economiche? Si preoccupa per caso di mercati in mano alla malavita, di banche ed armi e droga, di rafforzamento della politica rispetto al potere economico incontrollabilmente penetrabile da qualunque mafia, per sua stessa natura? Fermandosi alla lettura di questo brano, propone, dopo una vita piena e consumistica, di prendere esempio dalla sua vita di quasi pensionato ricco, ed è ovvio che queste piccole rinunce alla Al Gore, che mi sembra chiedesse di tirare meno possibie lo sciacquone ed idiozie del genere, sono rivolte alla massa, non alle elites, ovviamente. Alla massa questi neo malthusiani suggeriscono di non fare più figli , di consumare meno, e sono gli stessi che fino a poco fa ne hanno spinto i consumi, ma ora torna utile, ai grandi architetti delle masse, di tenerle buone e dormienti a guardare i fiori ed i vermetti, e soprattutto, demonizzando la tecnica ed il progresso arrivano a chiedere una moratoria al progresso scientifico: perchè? Perchè l'uomo dovrebbe fermare la ricerca scientifica, perchè si dovrebbe limitare l'influsso della politica? Perchè cercare di ritornare alla società delle mini- autarchie? Io ci vedo, come in tutte le architetture ideologiche, una gran bella fregatura e il tentativo abbastanza scoperto di dare un po' di fiato ad una super classe di illuminatii, in difficoltà nell'attuare le criminali teorie di malthus. Il vestito è accattivante, ma i vestittini troppo belli a volte vanno rovesciate per cercare di vedere che cappero c'è sotto e se spunta il solito odore di malafede, e di doppiopesismo, meglio diffidare.

    1. Eurasia 8 giugno 2010

      Mi ha preceduta... anche se ad una prima lettura il mio pensiero è andato ad Ernst F. Schumacher, contemporaneo di Nicholas, autore di Small is Beautiful , A Study of Economics as if People uscito nel 1973... Piccolo è bello negli anni '70 era diventato uno slogan... Schumacher scrisse "Siamo in rotta di collisione... si riuscirà a cambiare rotta soltanto se metteremo in discussione i fondamenti stessi di una cultura che vede il successo dell'uomo nel dominio violento dei fenomeni naturali anziché nel conseguimento di stabili equilibri." Parafrasando Trotskj: puoi non essere interessato alla natura, ma alla natura interessi tu.

    1. Santos-Dumont 7 giugno 2010

      Premesso che, visti i trascorsi storici intercorsi tra britannici e Brasile (e Portogallo...) interpreto sempre con legittimo sospetto e dietrologicamente le esternazioni provenienti dalla perfida Albione, direi che in quarant'anni le cose sono radicalmente cambiate rispetto al 1969. Nel senso che il trattamento riservato agli indios, nel peggiore dei casi è equivalente a quello riservato al resto della popolazione, nel migliore godono di un trattamento di tutto favore. Certamente gli espropri creano disagi, come nel caso del Mato Grosso, ma dubito fortemente che toglierebbero sic et simpliciter la riserva agli Enawene Nawe senza concedegli un altro territorio equivalente. Dopotutto non è per nulla, il governo del Mato Grosso vuole costruire undici piccole centrali idroeletriche che serviranno sia l'industria che la popolazione... O il Brasile è destinato a rimanere sempre e solo un esportatore di materie prime, senza poterle trasformare? Alla fine è questo che si teme e si contrasta, altro che belle parole sulla "compromissione della dinamica ecologica del mezzo acquatico e della realizzaione delle cerimonie rituali" ( Enawene-nawe [pib.socioambiental.org]). Francamente parlando, queste sono sparate da narcotizzati new-age. Sono secoli che sia britannici (ieri e l'altroieri) che statunitensi (ieri e oggi) ostacolano direttamente o indirettamente l''industrializzazione del Brasile: somma a un paese con queste risorse naturali una popolazione finalmente dotata del know how e della tecnologia opportuni, e ti trovi un bel competitore a rompere le scatole nel "giardino di casa", altro che balle...

    1. stefanodandrea 7 giugno 2010

      Le critiche rivolte nei confronti di Latouche mi sembrano ingiuste.
      Ognuno di noi può fare qualche cosa.

      Coloro che non devono utilizzare il telefonino per lavoro (io purtroppo devo) possono eliminarlo o farne un uso modesto (accenderlo un'ora al giorno, per esempio).
      I figli possiamo vestirli anche totalmente con i panni dei nostri nipoti, come facevano un tempo anche i ricchi.

      Quando eravate piccoli - e c'era già la corrente elettrica che scaldava l'acqua - quante volte facevate il bagno a settimana? Non è che forse la mamma vi faceva il bagno la domenica? Nemmeno i ricchi che avevano tempo e soldi si facevano la doccia tutti i giorni.

      Per quanti anni abbiamo passato (il giovedì, il venerdì) e il sabato a sfondarci fino alle sei del mattino? Quanto abbiamo speso? A pensarci adesso avremmo potuto dimezzarli, che so, tre anziché sei o sei anziché dodici? Eppure, per un abruzzese come me, salire la domenica mattina sul Viglio, il Velino, il Gran Sasso o la Maiella, con alzata alle 5,00 e raggiungere la vetta assieme ad amici, significa trascorrere giornate splendite e sublimi e non spendere praticamente nulla.

      Perché i nostri genitori trascorrevano la domenica in un luogo di campagna a fare la scampagnata, dove con lire corrispondenti a centocinquanta euro mangiavano trenta persone (quando ero piccolo non eravamo mai meno di trenta) e oggi tante famiglie escono sole o al massimo insieme ad un'altra famigllia di amici e spendono trenta euro a testa?

      Come mai i nostri compleanni costavano davvero poco (la torta fatta dalla nonna; i dolci fatti dalla mamma; c'era l'aranciata ma chi aveva sete beveva ancora l'acqua della fontana) mentre ogggi i bambini festeggiano in pizzeria ed è pieno di imprese che organizzano le feste dei bambini?

      Il televisore è meglio toglierlo per tante ragioni. Ma se uno decide di averlo, deve essere l'ultimo o il penultimo modello?
      E si potrebbe continuare all'infinito.
      Insomma, mi sembra che ciascuno sia libero o meno di fare l'asceta (e poi ci vuole anche la forza, oltre che la volontà) ma che tutti, se riflettiamo su noi stessi, troviamo tante "dipendenze", da tecnica e da consumo, che possiamo evitare. Siccome si tratta di dipendenze, per quanto possano apparirci belle e desiderate, se ci impegnamo e riusciamo a liberarcene, non avvertiremo alcuna privazione: soltanto una senzazione di libertà!

    1. A_M_Z 7 giugno 2010

      ..e hai perfettamente ragione!

      Anche se effettivamente nell'articolo non emerge molto del suo pensiero scientifico; emerge un'opinione che può essere condivisa oppure no.
      E' anche vero che un paper pochi lo leggono mentre un'esternazione molti e poi molti commentano. Ognuno a loro modo.

    1. A_M_Z 7 giugno 2010

      ..e certo.. le spese inutili... fosse per te starebbero tutti abbruttiti di fronte al monitor a fare i filosofi in internet!

      ben vengano le attività nel tempo libero che fortificano la mente e il corpo!

      ....eee il consumismo che impone di far studiare musica ai figli!!!
      perchè poi secondo le menti eccelse le famiglie già non lo sanno come arrivare a fine mese.
      Esiste una regola :" finche ce n'è viva il re!"
      e per molti è così. Poi nei tempi di magra si riscopre "la famiglia" "una pacca sulla spalla" e altre stronzate da libro cuore..

      le attività culturali sono frutto del sistema consumistico che LORO (indefinito) ci hanno imposto!
      ma quante minchiate..
      ma se passi il tuo tempo su internet!!?!?!?!?

    1. oldhunter 7 giugno 2010

      Già! E' come con la medicina alternativa... è talmente costosa che se la possono permettere solo i ricchi!

    1. anonimomatremendo 7 giugno 2010

      "In Occidente nessuno ha avuto il coraggio di parlare di decrescita fino al 1989, dopo il crollo del Muro"

      Si si come no,allora Nicholas Georgescu-Roegen cos´era,indiano?

    1. stonehenge 7 giugno 2010

      Questi bei concetti sono attuabili solo con una forte e drastica diminuzione della popolazione, con un'organizzazione in villaggi da max. 300persone e il ritorno nelle campagne.

    1. Tonguessy 7 giugno 2010

      Ancora una volta mi trovi d'accordo.

      Con stima

      T

    1. Tonguessy 7 giugno 2010

      Hai perfettamente ragione. Pur di "andare contro" si va contro ciò che sono i nostri stessi interessi. Il lume della ragione ha altri profili.

      Con stima

      T

    1. victorserge 7 giugno 2010

      hai ragione, si ascolta poco.
      ascoltando c'è la possibilità di agire in modo critico ma propositivo.
      criticare senza pensare equivale a mangiare per poi vomitare.

    1. victorserge 7 giugno 2010

      siamo già in due che la pensiamo in modo convergente.
      gutta cavat lapidem.

    1. victorserge 7 giugno 2010

      divertente questa del radiologo.
      tu dici che sono dogma perché sclerotizzano il linguaggio umano.
      il linguaggio umano non è sclerotizzabile, piuttosto può impoverirsi lessicalmente se invece di contaminarsi tende ad isolarsi.
      tu dici che impostano una religione.
      può darsi perché la religione si crea nel momento stesso in cui essa crea dei codici di comportamento unilaterali.
      tuttavia mi sento di dire che la-tusc non abbia nessuna intenzione di creare religione; il suo discorso mi appare più ampio, non ristretto ad una setta di iniziati come per esempio i denigratori e i pugnalatori delle sue idee lette qui in questi post.
      insomma, credo che le domande che ho posto in fondo al mio post, curiosa eco lessicale, che dici, sono le domande giuste da porsi per chi intende muovere non solo critiche ma proporre soluzioni.
      tu hai domande?

    1. bardo 7 giugno 2010

      brutto il tuo scoppio d'ira finale - non era necessario

    1. stendec555 7 giugno 2010

      tutto chiarissimo, w latouche e la decrescita ma mi sembrano solo utopie realizzabili da parte di chi ha trovato il modo di pararsi il culo dai problemi quotidiani, magari facendo lo scrittore o il giornalista (meriti loro e beati loro)......fattibile ma magari dopo i 50 anni. se allora avrò trovato il modo di avere un introito minimo sicuro per sopravvivere mi ritirerò alla vita agreste in una qualche località possibilimente del centro italia e promuoverò un idealistico stile di vita lontano dal delirio contemporaneo.......prima di allora tuttavia non posso fare a meno della macchina, devo pagare le bollette e devo lavorare cercando di non perdere l'aderenza con la tecnologia per non rischiare di essere tagliato fuori dalla competizione, devo avere un pò di vita sociale per avere amici e una donna e dunque spendere soldi in ristoranti, regali, vestiti.......insomma tutto chiaro........mi sembra un pò come john perkins quando parlava della schifosissima (ma godereccia) vita che ha fatto prima di pentirsi e scrivere "confessioni di un sicario dell'economia"..............dall'altra sponda invece ci dicono che se non manteniamo in vita il sistema dei consumi tutto crolla e sarà miseria per tutti.......chissà chi ha ragione...

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