IO E VOI CHE LEGGETE, POVERI STRONZI, DI NUOVO FOTTUTI DAL POTERE

IO E VOI CHE LEGGETE, POVERI STRONZI, DI NUOVO FOTTUTI DAL POTERE

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Dio mio, il Potere ci ha fottuti di nuovo, poveri stronzi che siamo tutti noi scribacchini dall’Antiqualcosa, e tutti voi tossicomani della Rete. Poveri, poveri gonzi, la pena che facciamo è straziante. Ditemi, dove risiede la stanza dei bottoni di questo meraviglioso web? Sta in America, fra le mura dell’ICANN, per fare un esempio, ma sta lì, nelle corporate rooms di quel Paese, proprio quello, chiaro? E allora, allora, ma vi sembrava possibile che sta gente ci regalasse una macchina da guerra immane con cui fargli un mazzo così? Ma vi sembrava possibile che se ne stessero inerti a guardare mentre le ‘belle anime’ del pianeta si armavano di blog, news networks, social networks, siti, forum, video, piazze virtuali, per spaccargli la schiena? Peter Sutherland, Leon Brittan, George Shultz, Lloyd Blankfein, Pascal Lamy, Mario Draghi… i padroni del mondo, gente così secondo voi è idiota? Stanno tremando di paura, secondo voi, ogni volta che cliccano su Democracy Now, su Znet, o su Grilloblog? Oppure se ne stanno rilassati nelle loro suites di Londra, Roma, Parigi e Manhattan? La seconda. Ecco perché, e vien da piangere.


La Rete esiste in media nelle nostre case dalla metà degli anni novanta, oggi siamo nel 2010. Diciamo quindici anni. Prendiamo i quindici anni prima dell’arrivo del web, 1980-1995. I mezzi di comunicazione e di organizzazione civica fra cittadini attivi di quell’epoca erano l’equivalente del biroccio col mulo a confronto di ciò che la Rete ci ha reso disponibile, cioè lo Space Shuttle. Il paragone calza, anzi, forse è anche inadeguato. Meglio la cerbottana a confronto con la portaerei USS Enterprise. Se io munisco un uomo di cerbottana per difendersi dal suo nemico, mi aspetto una lotta. Se gli fornisco una portaerei nucleare e aerei supersonici mi aspetto un altro tipo di lotta, oserei dire più efficace, cioè un altro risultato, ben altro. E cosa abbiamo fatto noi con i nostri ordigni al plutonio nuovi di zecca? Sapete qual è la risposta? E’ che ne abbiamo fatto un videogioco planetario, e gli stiamo davanti istupiditi, drogati, nevrotizzati, ma anche compiaciuti nel più straziante autoinganno globale della Storia. Non abbiamo fatto esplodere una singola bomba, il nemico è illeso, anzi, rafforzato, con forse l’unica preoccupazione quella di pulirsi dal fondo dei pantaloni la polvere dei petardini che ogni tanto la nostra portaerei gli butta fra i piedi. Questa è la realtà, Dio mio. Come abbiamo fatto a ridurci così?



Di nuovo una risposta: è stato possibile perché, come vado denunciando da anni, la massa delle ‘belle anime’ occidentali si ostina a non voler capire cosa sia il Potere, o meglio, si ostina a non voler vedere l’entità della scaltrezza del Potere. Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove? Ma i risultati li vedete? Lo ripeto, abbiamo in mano una portaerei nucleare quando solo pochi anni fa avevamo le cerbottane, e cosa è cambiato?

Gli uomini e le donne delle cerbottane vissero in un mondo manifestamente imperfetto, ma date un’occhiata: nell’Italia dei mezzi d’informazione collosi, pochi, e blindati dalla Democrazia Cristiana-Vaticano costoro furono capaci di ribaltare la Storia del Paese con divorzio e aborto, difeso quest’ultimo poi nel 1981 con un referendum da record (67%), in un’affermazione di volontà civica unica al mondo in questo ambito. Le donne italiane nell’era in cui i computer erano scatole di dimensioni industriali seppero prendere il maschio latino per le orecchie e ficcargli la testa nei pannolini puzzolenti dei figli, le braccia sui manici del passeggino, e si ritagliarono una larga fetta di dignità in un mondo tutto di pantaloni. Non la perfezione, ma un salto in avanti storico. E, sempre senza Internet col suo immane seguito di starnazzamenti, gli operai italiani soffocarono il terrorismo rosso dopo l’assassino di Guido Rossa nel gennaio del 1979, di nuovo una dimostrazione di forza civica ammirevole se si considerano le tremende condizioni lavorative operaie di allora, sulle quali la tentazione di scadere nella violenza poteva avere una facile presa. I magistrati dell’Italia di Fantozzi presero di petto gli scandali petroliferi, quelli dei colossi imprenditoriali di Stato (IRI), scoperchiarono la P2, e poi ci fu Tangentopoli, altro capitolo storico senza precedenti forse in tutto l’Occidente che trovò impeto senza blog, V-day, senza i ‘paladini’ e i loro diecimila libri e video. Un capitolo questo che di nuovo fu difeso dall’Italia dei rudimentali fax nell’estate del 1994 (decreto Biondi salva ladri) con una quasi insurrezione popolare (mai più vista da allora così veemente). In quello stesso anno la tenacia decennale di un popolo in stracci e costretto alla schiavitù, unitamente al lavoro di migliaia di attivisti europei armati di telefoni se andava bene, sconfisse l’Apartheid in Sudafrica. Poco prima era crollato il muro di Berlino, portando fra le altre cose all’unificazione della Germania, dove io ricordo l’esistenza di vibranti forze civiche anti imperialiste e anti nucleari di cui ora, col nostro stupefacente web, non si trova più traccia. E al nucleare, l’Italia del TG1, TG2 e TG3 seppe nel 1987 porre un freno netto, in un referendum che toccò punte dell’80% di cittadini contrari all’atomo, che oggi invece rialza la testa nell’indifferenza quasi generale. Gli anni delle cerbottane, dal 1980 in poi, videro anche l’esplosione della consapevolezza ambientale grazie a Greenpeace, e il crollo di dittature fra le più atroci della Storia moderna, in America Latina; lì lottarono per sbarazzarsi non dico di un Berlusconi, o della Camorra, ma di un impero neonazista finanziato e armato dalla più grande potenza mondiale, delle sua infinite camere di tortura e dei campi di concentramento. Lottarono morendo a decine di migliaia in condizioni disumane, e nessuno di loro mai cliccò un mouse, non c’era Facebook. Nel 1984, con una telecamera e un aereo bimotore, un singolo reporter, Mohamed Amin, portò sugli schermi del mondo la tragedia della fame in Etiopia, salvò milioni, l’ondata di indignazione mondiale costrinse i Paesi ricchi a mettere in agenda la fame dei poveri per la prima volta. Amin morì prima ancora che nascessero i blog. E così fu, in una lunga scia di vittorie contro la barbarie nell’era delle cerbottane.

Poi arriva la Rete, ohhhhh! Tutto quanto sopra viene in teoria potenziato nelle stesse proporzioni in cui lo Tzunami potenzierebbe l’ondina della risacca serale. I cittadini attivi del pianeta, i combattenti per la giustizia, scendono dal mulo e salgono sull’Eurostar, gettano la fionda e imbracciano i missili Cruise. E allora tutti con lo sguardo proteso in avanti in trepidante attesa di un’imponente rimonta, di un mondo migliore.

Negli anni che vanno dal 1995 a oggi la povertà nel Sud del mondo è salita a 2,7 miliardi di esseri umani, di cui un miliardo sopravvive con 1 dollaro al giorno rispetto agli 800 milioni di dieci anni fa (+200 milioni). La crisi finanziaria dell’anno scorso ne ha aggiunti 53 milioni, che rischiano la soglia della povertà. Negli Stati Uniti di oggi quasi 50 milioni di persone soffrono la fame, cioè non possono nutrirsi più di una volta al giorno; in Italia adesso il 17% delle famiglie è in grave difficoltà, rispetto al 10% ‘tradizionale’, l’11,2% non arriva a pagare le spese mediche, infatti un italiano su 5 non fa visite specialistiche per povertà. Oggi un 10% di italiani ricchi possiede la metà di tutta la ricchezza, un aumento di concentrazione notevole secondo la Banca d’Italia. E mentre la crisi alimentare sta uccidendo nel mondo numeri senza precedenti, i 12 miliardi di dollari promessi all'inizio del 2009 dai potenti per sradicare la fame (Millennium Development Goal) non si sono materializzati, mentre per salvare le banche ne sono stati spesi dai cinquemila agli undicimila di miliardi di dollari, secondo le stime. Ma cliccando sui mouse della nostra nuova macchina da guerra abbiamo eletto Obama!, certo. Cioè sfruttando la coglionaggine di milioni di attivisti di tastiera si è permesso a un truffatore guerrafondaio, omertoso protettore della CIA, filo sionista di ferro, baciapile dei banchieri che oggi ha il gradimento più basso nella storia delle presidenze USA dai tempi di Dwight Eisenhower, di occupare il posto di uomo più potente del mondo. Che risultato! Navigando con la nostra portaerei le portentose onde dei blog d’informazione, contro-informazione e contro-contro-informazione a suon di decine di milioni di articoli e video ci siamo fatti scappare dai buchi del radar circa 68 guerre, di cui due, Iraq e Afghanistan, nonostante abbiamo ricevuto la più ampia esposizione mediatica della Storia umana. Ah, scordavo, ci è scappato nell’era della trincea di tastiera anche il ritorno in grande stile della tortura, dibattuta tranquillamente sui banchi parlamentari figli di Cesare Beccaria, povero Cesare. La spesa militare globale del 2008, secondo SIPRI, è stata di 1.464 miliardi di dollari, con un aumento del 45% rispetto a dieci anni prima, altra risonante vittoria dei pc internettiani. Nell’era del web assieme all’onanismo dei social networks è esploso anche il nuovo Panic Marketing, quello della mucca pazza, di Ebola, della Sars, dell’Aviaria, della Suina, quello che ha il doppio scopo di distrarci in massa dalle questioni concrete e di alleggerirci il portafoglio, e lo sapete, vero, che a proposito di questo noi italiani siamo adesso in passivo per 184 milioni di euro cacciati nel pattume della Suina? E mentre noi cittadini cybercombattenti civici facciamo le ore piccole per non perderci la denuncia numero 430.871 del paladino numero 346 sul blog 5.329 dove sono postati i commenti numero 3.786.987.760, capita che i diritti dei lavoratori si siano estinti… ci siamo distratti un attimo e puff, non ci sono più. Oggi il 52% degli elettori di Berlusconi, di Berlusconi!, approva le occupazioni delle fabbriche da parte di operai disperati; i due terzi dei leghisti approva la mobilitazione della CGIL, e l’80% degli italiani sostiene i picchetti davanti alle fabbriche. Significa forse che un’ondata di sinistra sta spazzando l’Italia? No, significa che un’ondata di disperazione senza precedenti sta spazzando elettori a 360 gradi trascinati mai come oggi di fronte al crollo del bene essenziale del lavoro. Un milione e seicentocinquantamila lavoratori italiani se perdessero il lavoro non avrebbero neppure un euro dallo Stato. Il 61% di tutto il lavoro precario italiano è giustificato unicamente dalla “tendenza a ridurre il costo del lavoro e il costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare”. Ma non eravamo noi, i cittadini attivi, che armati di webpower dovevamo migliorare la Storia? Perché sta tutto peggiorando nonostante il tripudio di megawatt di potere informativo e formativo della Rete? Quando il pool di Mani Pulite spedì in pensione (più che in galera) la classe politica della prima Repubblica non c’erano Grillo, Travaglio e i loro seguiti immani in Rete. Oggi ci sono, ma a detta dello stesso autorevole Travaglio le cose in quanto a mazzette sono molto peggio di prima (si legga il suo Mani Sporche). Silvio Berlusconi ha vinto quattro mandati, nonostante il Vajont di sputtanate che la Rete gli ha riversato addosso, la sinistra sta al British Museum accanto alla stele di Rosetta. Le Mafie aumentano gli introiti ogni anno, oggi sono a circa 91 miliardi di euro di bottino. L’Europa ci toglie le costituzioni nazionali e la sovranità col Trattato di Lisbona, che di nuovo è filtrato indenne attraverso la nostra possente Rete fottendosene della prerogativa democratica di 500 milioni di cittadini. La lotta al riscaldamento globale ristagna. I banchieri impoveriscono il mondo per dodicimila miliardi di dollari in 12 mesi truffando i cittadini, ma neppure uno di loro finisce in galera, anzi, molti incassano bonus milionari. Le donne dell’era web ridotte a pezzi di scottona sculettanti che hanno orgasmi negli spot con lo yogurt o strusciando un piano cucina, ridotte con l’ano zoomato in edicola o a essere viste ma non udite in Tv. Avete più visto una protesta nelle strade? E infine Haiti. Cosa abbiamo fatto noi eroi del web attivo, noi combattenti di tastiera per gli ultimi della terra? Vorrei che vi fosse un solo essere umano ad Haiti oggi, vivo o morto, che abbia lasciato scritto “dal 1995 le cose sono cambiate qui. Grazie ‘belle anime’ di Internet”. Nel 1994 il loro presidente democraticamente eletto, Jean Bertrand Aristide, fu rimesso da Clinton al suo posto dopo che la CIA nel 1991 aveva pensato bene di cacciarlo, dato che ahimè gli haitiani avevano avuto il coraggio di votare per il solito partito sbagliato (cioè quello che piaceva a loro e non a Washington). Ricordo bene da cronista che in occasione del golpe del ’91 un certo clamore di stampa si era fatto sentire. Dieci anni dopo, nel 2004, di nuovo Francia e USA decisero che Aristide non era accettabile, lo caricarono letteralmente impacchettato su un aereo diretto in centro Africa, e ripresero a succhiare il sangue alla popolazione stremata dai SAP del Fondo Monetario Internazionale. In un rapporto del Dipartimento di Stato americano di allora si leggeva che “il commercio per export e le politiche d’investimento che imponiamo, schiacceranno senza pietà i coltivatori di riso ad Haiti”. Ma nel 2004 avevamo la Rete, i mouse al plutonio, i missili web, i blog nucleari… esplodemmo due petardi. Mi fermo qui, ai piedi di quei 200.000 morti.

La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi come Antonella Randazzo pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco Travaglio e i suoi partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.

E allora, cari colleghi di Paolo Barnard, tu Paolo Barnard e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=174

18.01.2010

Commenti (63)

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    1. Cilla 22 gennaio 2010

      Dovremmo prendere esempio dai "NO TAV" e dai "NO DAL MOLIN".
      Loro utilizzano internet per far conoscere a tutti la loro causa e le loro iniziative che non si limitano alla rete ma vengono portate avanti nella quotidianità con molti sforzi e sacrifici.
      Tutti noi dovremmo fare altrettanto, di problemi ce ne sono.
      Cilla

    1. albertgast 21 gennaio 2010

      Nel mio piccolo e in tutta umiltà avrei una postilla da aggiungere al mio post precedente. Credo che i veri motori nella modernizzazione di un paese siano l'informazione e l'istruzione. Difficilmente si può pretendere una qualsiasi reazione da chi è disinformato e ignorante. Ora, caro Barnard, se per un momento smettessi di guardare al microscopio le pagliuzze Travaglio, Grillo, Di Pietro e compagnia e rivolgessi le tue analisi alla realtà che sta là fuori, vedresti che l'informazione è andata in gran parte a farsi benedire e l'istruzione viene sistematicamente distrutta dai nostri governanti. L'ultima perla è la proposta di calare di un anno l'obbligo scolastico, facendolo scendere a 15 anni (dopo aver calato di ben 4 ore settimanali le lezioni negli istituti tecnici). Dice Sacconi per agevolare l'entrata nel mondo del lavoro. Quale lavoro, di grazia? Ma se i nostri figli non riescono a trovarne uno nemmeno a 30 anni! Ci stanno riducendo sempre più un gregge di pecore ignoranti e nessuno fa nulla per contrastarli. Caro Barnard, invece di prendertela con le pagliuzze, per una volta prenditela con le enormi travi che ci stanno accecando tutti quanti. Ciao.

    1. nettuno 20 gennaio 2010

      Stai calmo Barnard . Hai presente l'arca di Noè , la favola del diluvio?Bene questa non è un favola , la gente verra mazziata ed ammazzata da questo potere che li controlla e loro da bravi schiavi non fanno niente perchè sono dormienti oppure deficienti , menefreghisti opportunisti. Perchè ci sia una rivolta deve avvente uno sconquasso tale come in Argentina, o no ? ancora peggio... Sai Barnard , qual'è l'unita di misura del potere, i morti. E' la grande miseria ad avviare le rivolte e il lezzo dei cadaveri a farle cessare ... La gente deve morire , per capire, crepare ..almeno tu salvati , hai già fatto la tua parte, hai avvisato la gente. Se la gente è stronza , ebbene che paghi.. proprio come nel diluvio ... Io intano mi faccio un'Arca ...

    1. Truman 20 gennaio 2010

      Ci sono almeno due cose da sapere su internet.


      1) Il business. Fa parte della logica del business del complesso militare-industriale il massimizzare i profitti. Questo si esplica di solito nella procedura standard di farsi pagare profumatamente una tecnologia nuova dallo stato, vendendola come applicazione militare. Una volta che la tecnologia è matura ed è stata pagata completamente, il complesso militare industriale scopre che essa è utile anche ai civili, quindi rivende sul mercato civile, ciò che già si era fatto pagare per intero nel settore militare, che non può più essere spremuto. E il profitto si raddoppia o addirittura si moltiplica, senza rischi. Paga sempre Pantalone.


      2) Il web come dispositivo di controinformazione. L'evidenza della fatica che compiono i nostri parlamentari, ma anche quelli stranieri, è che il web mette una paura fottuta al potere. Nonostante ripetuti tentativi di controllare e e neutralizzare l'informazione internet, essa continua a fornire informazioni indesiderate. Particolarmente sgradita è l'aggregazione di notizie: guardate alla Cina che litiga con Google. Uno stupido motore di ricerca sta provocando polemiche infinite. Poi tornate in Italia, a guardare di cosa si occupano le proposte di legge in discussione. Neutralizzare la rete sta diventando una priorità per il potere italiano.


      Detto questo, buona parte delle considerazioni di Paolo sono abbastanza valide. Ma l'Apocalisse non verrà dalla Rete.

    1. Speranzino 20 gennaio 2010

      Preferisco fare il "povero stronzo" invece delle tre scimmiette.
      Nel frattempo mi sono attrezzato x non essere "fottuto" dal Potere anzi, ogni tanto riesco IO a "fotterlo" !!!
      Sveglia !!!
      Viva l'Italia.

    1. nicus 20 gennaio 2010

      ok, esempio infelice.

      e allora ti chiedo: la presa della bastiglia è stata coordinata grazie ad un "evento" su facebook?

    1. Simulacres 19 gennaio 2010

      Caro Paolo, che internet sia una gran Babilonia popolata per lo più da una tribù di lobotomizzati dal potere, di morti viventi di stupidità non c'era bisogno che arrivassi tu a dircelo; chiunque abbia un pò di "sale in zucca" lo vede da se (e io, grazie a internet, vedo e credo che ce n'è tanti).




      Comunque, sebbene tu stesso te ne sei servito per denunciare le tue ingiustizie subite; contrariamente a quanto tu sostieni, se non ci fosse stato Internet "IO...", mai e poi mai avrei potuto documentarmi per acquisire informazioni sufficienti cui poter dare una plausibile risposta in merito all'ingiustizia da me subita e su (che fare?) come fare - da solo! - per non dover accettare l'inaccettabile!

      Se ti va...: "Lettera aperta al Garante del Contribuente della regione Lombardia Dott. U. LOI" qui: http://www.webalice.it/infoprivate/Simulacres....html

      Capirai... capirai anche che "IO", un signor X Nessuno, senza Internet oltre che l'essere ulteriormente schiavizzato dal "Mercato della Giustizia" (sì... forse ne sarei uscito... ma LA MIA DIGNITA', costi quel che costi!... non ha prezzo!) sarei rimasto più vittima e più ignorante di prima e mai e poi mai avrei potuto Urlare e Denunciare, - "donchisciottianamente", lo so! - tutta l'indignazione e tutte le rovine e la collera che mi porto addosso.



      Bene, se da questa mia pubblica denuncia online, se da questo mio gesto (nessuna velleità, beninteso) vi fosse anche una sola persona la quale ne abbia colto una minima utilità nell'aprirgli il cuore... o gli occhi su come vanno certe cose... bene, Grazie ad Internet, credo ne sia valsa la pena!



      Ergo... so bene che è facile a dirsi, ma, Ahimè! in assenza di Protesta, Rivolta, la Rassegnazione, l'Acquiescenza, ovvero la Sudditanza fortifica sempre più le parti politiche. Ed è proprio sulla base di questa debolezza, questa umiliante arrendevolezza, questa linea di galleggiamento soffocante che in questo paesaccio succede quel che succede!

    1. magnesia 19 gennaio 2010

      I libri non hanno aiutato l'Italia, la radio, la televisione e internet non hanno aiutato l'Italia... l'informazione è sempre un bene che ci sia in abbondanza, ma se non hai la chiave di lettura sarai sempre controllato e senza speranza, saprai un sacco di cose ma non ne vedrai mai l'utilità.


      Ti consiglierei di cambiare lavoro per un periodo indefinito, interessarti di ufologia magari, qualche spruzzata di archeologia, finire di pensare di non essere un giornalista cutout tu stesso. Ogni consiglio è valido a questo punto.

    1. francefar 19 gennaio 2010

      Questo problema era stato già sollevato da Blondet in un suo articolo ancora non a pagamento.


      Ci hanno provato i no-global, ci hanno provato i vaffanculo-days, ma il risultato è sempre lo stesso: oramai i poteri forti se ne sbattono bellamente delle manifestazione e dei problemi della gente, vanno avanti per la loro strada.

      Provate a riflettere un po', guardate "la casta" di cosa discute in queste ultime settimane. Non dei mille problemi che attanagliano l'Italia, ma della redenzione di Craxi e dei preparativi del "giorno della memoria". Nient'altro purtroppo.

      Cosa fare? Informarsi e sdegnarsi con in culo assiso sulla comoda sedia e non agire o rincoglionirsi sul divano con "Amici" e "Uomini e donne"?

      L'unica soluzione, come disse Blondet ancora "free", sarebbe la rivoluzione (fa anche rima), ma chi la farebbe la rivoluzione? Noi presi da mille problemi giornalieri, lavoro, bambini, scuola? O i padani con i loro fucili a tappi?

      La rivoluzione, come disse qualcuno su CDC, la si fa con la fame non con i proclami.

      Quando saremo abbastanza affamati allora i potenti tremeranno, fino ad allora possono dormire sonni tranquilli.

      Saluti.

    1. Erwin 19 gennaio 2010

      OT
      La risposta al Barnard Rossi Paolo di Carlo Mattogno:

      L’articolo di Paolo Barnard Cosa penso io, antisionista e critico dei crimini d’Israele, dell’Olocausto è uno dei più sconcertanti che abbia letto sull’argomento, e non certo per il contenuto, quanto per il tono insolitamente acceso e l’abbondanza di paragoni truculenti del tutto fuori luogo.
      Il suo tema centrale, la questione numerica delle presunte vittime olocaustiche, dimostra che egli non ha ben chiaro che cosa si intenda per “Olocausto” e, conseguentemente, di che cosa si occupi il revisionismo. Mi limito a riferire quanto al riguardo hanno osservato due scrittori ebrei, Michael Shermer e Alex Grobman:
      «Quando gli storici parlano di “Olocausto” nell’accezione più generale si riferiscono al fatto che circa sei milioni di Ebrei sono stati uccisi in modo intenzionale e sistematico dai nazisti, con l’utilizzo di un certo numero di mezzi diversi, comprese le camere a gas. Secondo questa definizione dell’Olocausto, ampiamente accettata, ciò che i cosiddetti revisionisti dell’Olocausto di fatto stanno facendo è negarlo, poiché ne negano le tre componenti fondamentali: l’uccisione di sei milioni di persone, le camere a gas e l’intenzionalità»....

      Continua QUI:

      http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/01/19/paolo-barnard-e-il-revisionismo-storico.html

    1. neromerisi 19 gennaio 2010

      IO E VOI CHE LEGGETE, POVERI STRONZI, DI NUOVO FOTTUTI DAL POTERE....OVVERO..LA COOP SEI TU ..TI HANNO FOTTUTO

      Gentile Paolo Barnard,

      condivido il suo pensiero ma credo che per certi versi sia inesatto.
      Quello che lei afferma su internet è giusto ma credo che sia semplicemente la naturale evoluzione di mezzi di comunicazione di massa elettronici ,che precedentemente avevano già contribuito a spianare la strada verso il rincoglionimento generale.
      Io ho 32 anni e quindi appartengo a quella generazione che sta nel mezzo della rivoluzione o involuzione TV-WEB ovvero ,non sono troppo giovane per non sapere quanto la tv fosse oggetto di culto prima e non sono troppo vecchio per non sapere cosa è un URL o un LOGIN adesso e perciò vedo fortemente un legame di natura evolutiva elettronica tra la tv e internet.(come il tostapane che si lava da solo)

      Per capire il problema devo necessariamente partire da quando ci hanno messo il monolite catodico dentro le case e individuare delle responsabilità.
      In quell'epoca attorno al "monolite" gli uomini si aggiravano come le scimmie di 2001 odissea nello spazio,curiosi ed eccitati dal nuovo elettrodomestico inviatoci dal futuro e forse l'errore fu quello di non domandarsi subito perchè ci avevano fatto questo “regalo” e cosa ci sarebbe stato dopo , in un ovvio percorso tecnologico.
      Vero, la risposta sarebbe stata difficile ma forse non impossibile visto il potere subliminale che "mamma rai " mostrò pochi anni a seguito dal suo arrivo.

      Un detto popolare diceva che se una famiglia aveva tanti figli era perchè non aveva il televisore o forse il contrario, non ricordo,cmq la radice di quello che lei scrive è tutto in questa frase e parte tutto da li
      e attenzione, non mi riferisco alle voci che giustamente lei condanna a proposito di chi è nato prima l'uovo o la gallina o berlusconi o la tv.
      La televisione ha predisposto la gente al disatro che oggi lei descrive.
      Le stesse persone che ci vogliono polli da batteria su internet sono le stesse che ci tengono incollati dietro ogni tipo di programma che sia DRIVE INN o REPORT.

      Quello che sto dicendo è ovvio e banale ?..lo so, ma l'ovvio serve a ricordarci ogni tanto la realtà e forse a farci una domanda ..ovvia ma che potrebbe aiutarci adesso per non commettere l'ennesimo errore.. internet E DOPO?..

      con stima
      Francesco

    1. Bertozzi 19 gennaio 2010

      Prova ancora, fallisci ancora. Fallisci meglio. (S.Beckett)

    1. Altrove 19 gennaio 2010

      non esiste nessuna rivoluzione esterna. Questa società sta collassando ed io non farò nulla per impedirlo. I propri errori si pagano. Comunque parlo di bypassare l'intermediazione ed fornire le proprie competenze a chi sta peggio di te e non può permettersele. Mio padre per vivere una vita coerente con le sue idee ha cresciuto me e i miei fratelli gestendosi tutti gli aspetti di una famiglia. "Fatti ciò che ti serve ed impara a risolverti i problemi, le altre cose sono illusioni" (i bisogni del marketing per intenderci). A volte quello che uno vede come sacrificio per un altro è un piacere, ma vai a capirlo da bambino... Nnon è una questione di sacrificio, altrimenti si minimizza l'importanza del piccolo gesto che sommato agli altri ha un impatto enorme. La questione, secondo me, è che dobbiamo prima scatenare la rivoluzione dell' IO. Eh, facile a dirsi, però per adesso vado per quella strada. Non voglio migliorare un sistema marcio, voglio cambiare direzione, quindi seguo il mio percorso con una mano sempre tesa per chi ha bisogno di aiuto. Chiaramente non posso fare molto per il terremoto ad haiti, ma almeno se succedesse il caos, sarà meglio imparare a collaborare che ad ammazzarci l'un l'altro... Grazie per la risposta...

    1. rosacroce 19 gennaio 2010

      il 68 non è stato una rivoluzione ,ma una presa in giro------------------

    1. rosacroce 19 gennaio 2010

      finalmente uno che ha capito-.

    1. fabiochiusi 19 gennaio 2010

      Ho scritto una risposta articolata a questo post di Paolo Barnard, una persona che stimo e che ho precedentemente intervistato sempre per il mio blog.

      http://ilnichilista.wordpress.com/2010/01/18/la-rete-non-e-unarma-una-risposta-a-paolo-barnard/

      Penso che a prescindere da ogni altra considerazione, Barnard abbia il merito di farci riflettere in maniera personale e unica. Merce rara, di questi tempi.

      Complimenti a comedonchisciotte per ospitare tanti spunti originali di riflessione.

    1. fm 19 gennaio 2010

      Ottimo commento...



      Probabilmente la via migliore non e` tanto combattere frontalmente il potere ma lavorare ai fianchi creando iniziative che recuperino l'aspetto sociale (dagli eventi sull'autismo a delle sessioni di lettura, etc...) Insomma qualcosa che possa restituire alle persone quell'aspetto sociale di "compartecipazione" ed una dimensione che gli permetta di uscire dall'isolamento.



      Credo che se si riuscisse ad "inoculare" questo "virus" l'impatto sarebbe devastante per il potere perche` tutto cio` che oggi la maggiorparte delle persone trova accettabile, verrebbe di colpo visto con occhi diversi e, di conseguenza, rifiutato.



      Non credo che questa operazione possa essere coordinata su larga scala. Ognuno dovrebbe impegnarsi a creare una sua piccola unita` "compartecipativa" senza avere grandi obiettivi... Penso che il resto, poi, verra` da sé.

    1. albertgast 19 gennaio 2010

      Ma quando mai il potere non ci ha fottuto? Internet o non internet, Grillo o non Grillo. Mi basta pensare ai tempi di mia nonna (sono vecchia ma non decrepita) per vedere che il potere non solo li fotteva ma li lasciava anche in una beata ignoranza. Forse avevamo riposto troppe speranze in questo mezzo? Ma la colpa non è del mezzo, semmai è di chi lo usa e come lo usa. Se la maggioranza dei lavoratori vota Berlusconi o Lega, non mi sembra che sia colpa di internet. Probabilmente per loro va bene così, e chi siamo noi per dir loro che sbagliano? Se sbagliano se ne accorgeranno da soli prima o poi, altrimenti vuol dire che hanno ragione, no? Rabbrividisco poi a leggere di Obama, pur non avendo particolare ammirazione per lo stesso, non avrei mai voluto che al governo degli USA ora ci fosse Sara Palin. Scusami ma credo che davvero saremmo messi molto peggio. Certo che non si fa una rivoluzione sul web. Qualche suggerimento valido, anzichè solo critiche? Magari potremmo provare con le catene di S. Antonio. Mah, sempre più incomprensibile per me questo modo di ragionare. Un consiglio da una nonna: trovati un partito, iscriviti, e comincia la tua lotta dall'interno. Prova, almeno! Ciao.

    1. stimiato 19 gennaio 2010

      Magari la rivoluzione te la fanno in america latina...
      attento alla casa :P

    1. lucoli 19 gennaio 2010

      Cosa intendi per sacrifici, e che cosa ha ottenuto? Forse non hai capito cosa intendo. Qui si parla di cambiamenti radicali di una società, e per fare questo devi rinunciare a quello che hai, altrimenti non fai nulla. Certo la tua personale condizione la puoi migliorare, ma non è la rivoluzione, no?

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