INGENUAMENTE AUTENTICA, SI SNOCCIOLA LA NUOVA REALTA’ DELLA VITA POST-MAYA

INGENUAMENTE AUTENTICA, SI SNOCCIOLA LA NUOVA REALTA’ DELLA VITA POST-MAYA

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Libero pensiero

Come va la vita nel post-Maya?

Forse è ancora un po’ presto per rendersene conto, dopotutto è iniziata soltanto cinque giorni fa.

Ma in giro per il mondo già si manifestano i primi validi esempi.
Proprio per evitare qualsivoglia rischio, i nostro baldi oligarchi hanno provveduto a creare l’ennesima illusione da circo per ipnotizzare l’intera nazione –tra l’altro riuscendoci alla perfezione - e quindi garantirsi del fatto che in Italia non ci sarebbe stato alcun rischio né di notizie né di contagio psicologico né, meno che meno, l’insorgere di un meccanismo collettivo di emulazione. E così la vita prosegue nel pre-Maya. A questo serve la cupola mediatica. E ci aggiungerei, (per quanto riguarda l’Italia) a questo servono i siti cosiddetti indipendenti, molti quotidiani on-line, facebook, vari bloggers, che ormai sono diventati (più o meno inconsapevolmente) la copia conforme del mainstream, naturalmente presentato come alternativa.

Nella foto: Brunello CucinelliCiò che conta è che si parli di Monti, se si presenta, se non si presenta, perché si è presentato, perché non si è presentato; con l’aggiunta di opinioni a fiumi su chi lo appoggia, chi lo contrasta, chi lo vuole, chi non lo vuole, che cosa farà, che cosa dirà, come e quando e perchè, ecc



Il fascino della vita post-Maya, invece, consiste nell’essere completamente fuori da questo meccanismo, osservandolo a una certa distanza, con lo stesso gusto iconico con il quale si guarda alla tivvù una pimpante commedia in bianco e nero di Fritz Lang del 1936. Cercano di arginare la valanga e fanno ciò che possono, poveretti, bisogna anche capirli. Si sa che è solo una questione di tempo, poco a poco, l’onda si estenderà e dilagherà.

Così come è sempre avvenuto nella storia dell’umanità.

I grandi cambiamenti, infatti, gli stravolgimenti epocali, la fondazione di nuove civiltà, non è avvenuta in un colpo secco, né tantomeno i protagonisti e i partecipanti si rendevano conto di ciò che stavano facendo: loro semplicemente erano. Gli storici e i posteri hanno attribuito valenze specifiche per riuscire a collocare nel tempo e nello spazio i “grandiosi salti epocali di coscienza collettiva” e quindi poterne parlare e descrivere lo sviluppo per comprenderne il Senso e l’Origine. Non è che 3200 anni fa, quando, in seguito a una spaventosa e inattesa gelata che aveva prodotto un perfido inverno, dei pastori scandinavi scelsero di emigrare verso sud e, attraverso perigli e contrattempi, finalmente arrivarono in una dolce, solitaria, accogliente terra ricca di ogni dono naturale, non è che una volta arrivati si presentarono ai rari pastori locali dicendo loro “salve, eccoci qui, noi siamo gli antichi greci, siamo venuti da lontano per tirar su una civiltà fantastica”. Arrivarono lì, si stanziarono al calduccio e la felicità della “sorprendente novità esistenziale” fu talmente grandiosa, così stimolante, così diversa e armonica, da gettare i semi di una nuova comunità alla quale noi abbiamo dato uno specifico nome identificandola nel tempo, nello spazio, nella Storia.

Diciamo che la vita nel post-Maya, iniziata il 21 dicembre 2012 (tanto per capirsi) è simile alla scelta di quei coraggiosi scandinavi di un tempo che –a differenza di chi scelse di non emigrare e rimase travolto dalla gelata- si assunsero la responsabilità di una scelta estrema che fu, allora, uno spaventoso salto nel vuoto, una vera e propria follia, motivata e prodotta da quel meraviglioso meccanismo bio-psichico della specie umana che unisce l’istinto di sopravvivenza alla propria eterna aspirazione ad una evoluzione collettiva. .

Se noi lo immaginiamo con i nostri occhi di oggi, ci appare come una avventura incredibile. Senza antibiotici, senza cibo, senza soldi, senza nulla, un gruppo di persone cammina per circa 2500 chilometri alla ricerca di un posto dove valga la pena di vivere una vita decente, in tranquillità, affrontando ostacoli davvero insormontabili.

L’Europa è nata così.

E in quel loro linguaggio nuovo nato dalla sintesi e dalla commistione di un antico dialetto scandinavo e della lingua fenicia, scelsero di definire quell’immenso territorio che andava dalla terra dei loro avi (la penisola scandinava) fino al ritrovato Eden (la fertile pianura della Grecia meridionale) passando attraverso tutti i territori che avevano attraversato, con il termine “Europa” che, nella loro lingua arcaica, voleva dire “ampie vedute, orizzonte largo, visione totale, vasto raggio, comunità costruita sul bene comune”.



L’Europa è nata così. Questo è il Senso etimologico del nostro continente. Da lì noi veniamo.

Ed è l’Europa che vogliono e alla quale aspirano i cittadini entrati nel post-Maya.

Splendidi esempi ci hanno annunciato un Natale “diverso”, nel mondo globalizzato occidentale, le manifestazioni dei primi vagiti della nuova era, nata dall’abbattimento e dal superamento di quella precedente, i cui echi si protrarranno ancora a lungo, ma molto molto di meno di quanto non si voglia far pensare.

E’ accaduto in diversi posti: in Grecia, in Portogallo, in Irlanda, in Gran Bretagna, in Argentina, in Brasile, negli Usa.



In Grecia, dove dei giovani disoccupati sono riusciti –a costo zero- a mettere su un circuito che si è collegato con agenzie di ricchi collezionisti d’arte antica e hanno organizzato delle piccole aste locali in cui i gestori della Chiesa greca ortodossa hanno deciso e scelto di mettere in vendita, al miglior offerente, delle antiche reliquie provenienti dal loro patrimonio. Il danaro ricavato è stato distribuito presso le persone più anziane e disagiate che, in conseguenza del rigore applicato dalla BCE, non hanno più accesso alla sanità pubblica. Hanno salvato delle vite.

In Portogallo, ad Oporto, le 152 aziende che hanno ottenuto in borsa nell’arco del 2012 un grande profitto, grazie soprattutto ai soldi avuti dalla BCE per le banche locali, hanno destinato –tutte insieme- la cifra di 20 milioni di euro per distribuire pesce fresco alla parte più indigente della popolazione, nel nome dell’amor cristiano.



In Irlanda, proprio alla vigilia di Natale (la decisione è arrivata il 23 dicembre) il parlamento ha risolto un nodo considerato “irrisolvibile” da tutti, provocato dalla scelta politica del più importante partito d’opposizione, il Sinn Feinn, organizzazione politica che fino a venti anni fa sosteneva il terrorismo dell’Irish Republican Army e che seguita a essere fortemente radicato nel territorio. Questo partito ha organizzato lo “sciopero dell’Imu”. I cittadini irlandesi, infatti, dopo aver votato la loro legge di stabilità imposta dalla BCE si sono rifiutati di pagare l’Imu in massa. Con la caratteristica e coraggiosa sfrontatezza della loro etnia hanno scelto pubblicamente di non pagare “perché lo consideriamo un sacrificio insostenibile e inaccettabile”, appoggiati dalla chiesa cattolica irlandese. I commissari della troika si erano precipitati a Dublino con la bava alla bocca alla fine di ottobre ma a braccio di ferro hanno vinto gli irlandesi. La Bce ha ceduto. La Banca centrale europea si è fatta carico del mancato pagamento attraverso un’elucubrata manovra finanziaria contabile per cui parte dei soldi regalati a pioggia alle banche irlandesi sono state conteggiate come “anticipo di pagamento tassa Imu” da parte di soggetti più disagiati, i quali avranno la possibilità legale di pagare la tassa in dodici rate mensili senza alcun interesse aggiunto e, nel caso risultino disoccupati o sfrattati o disagiati, saranno le banche a pagare a loro nome con l’accordo che i soldi verranno restituiti alle banche nella percentuale del “quinto di stipendio” di detrazione ma soltanto quando e se avranno trovato un lavoro.



In Gran Bretagna sono avvenute scene che la cronografia storica locale mediatica ha scelto di attribuire alla vanità del delirio narcisista. Nella contea del Devonshire, un Lord, di sua totale iniziativa, ha dato incarico al suo contabile di mettere a disposizione la cifra di 1 milione di sterline del suo patrimonio personale da suddividere in banconote da 100 sterline a favore di 10.000 persone iscritte alla lista di collocamento nella sua contea. L’evento, pubblicizzato alla fine di novembre, ha colpito nel vivo l’orgoglio di una sua cugina di secondo grado, una specie di svampita che ha una trasmissione televisiva di culinaria & gossip, la quale per non essere da meno ha fatto la stessa cosa per due milioni di sterline. Del fatto se n’era parlato in Gran Bretagna contagiando la fantasia e l’immaginazione di due noti personaggi dello sport miliardario, Sir Alex Ferguson e il nostro emigrante di lusso Roberto Mancini, rispettivamente allenatori del Manchester United e del Manchester City, i quali hanno convinto i loro rispettivi miliardari datori di lavoro a mettere a disposizione come regalo un completo sportivo, maglietta, calzoncini, calzettoni e scarpette, per un controvalore di 10 milioni di sterline, da regalare a 10.000 bambini di età tra i 6 e i 16 anni figli di famiglie disagiate nella città di Manchester che vive di calcio. Hanno anche trovato gli sponsor. E’ stato uno splendido Natale per tanti bimbi poveri inglesi.

Perché la Juventus, il Milan, l’Inter, la Roma, la Lazio, il Napoli e la Fiorentina (le magnifiche sette del nostro calcio) non hanno fatto la stessa cosa?

In Sudamerica, diversi esempi di “esistenza post-Maya”.

La nostra cupola mediatica (al 100% pre-Maya) e diversi siti e bloggers nostrani hanno abbondantemente raccontato come in Argentina si siano verificati gli assalti ai supermercati da parte di gente affamata, esattamente come nel 2001, poco prima che il paese andasse in default. La notizia è vera e falsa allo stesso tempo.

E’ vero che c’è stato l’attacco ai supermercati. Ma non si tratta di gente affamata. Quando uno ha fame e attacca un supermercato, si getta sulla carne, la frutta, il formaggio. Quando non c’è da mangiare, quello è oro. Come era accaduto nel 2001.

In questa circostanza, invece, nella totalità dei casi, le persone hanno attraversato la zona cibo riversandosi nella sezione elettronica e arraffando tablets, cellulari e televisori al plasma giganti. Ci sono stati centinaia di feriti e addirittura due morti in seguito all’intervento delle forze dell’ordine. Circa 300 arresti. In 42 casi c’è stata la confessione da parte degli arrestati, i quali hanno raccontato di essere stati abbondantemente pagati per provocare una simile situazione. L’evento, quindi, si è trasferito e si è inserito all’interno della furibonda lotta politica argentina tra chi appoggia le manovre politiche keynesiane della Kirchner e chi, invece, sostiene le decisioni del fondo monetario internazionale che vuole imporre rigore ed austerità imponendo all’Argentina tagli alla istruzione pubblica e alla sanità. Il dibattito natalizio, quindi, si è spostato (come voleva Christine Lagarde) su questi episodi definiti in Europa “un chiaro segnale del fatto che il governo ha perso il controllo sociale della nazione”. Poca attenzione, o nulla, è stata riservata invece alla iniziativa (che venne lanciata già nel 2009) da parte di un gruppo di ricche donne autonome cattoliche, le quali hanno caricato i loro suv di quintali di farina, frutta, carne, verdura e sono andate nei quartieri più poveri e nei paesi più degradati, dove hanno allestito delle gigantesche cucine da campo cucinando per tutta la giornata centinaia di migliaia di pasti messi a disposizione per i ceti più disagiati, al grido di “il Salvatore vuole che almeno oggi tutti mangino alla grande”. Grazie al fatto che lì è estate, c’è stata una gigantesca proliferazione di “natali in piazza” che si è esteso anche in Cile, Uruguay e Brasile per trascorrere la festa natalizia insieme agli altri. Per lo più, i cattolici sudamericani più danarosi hanno scelto quest’anno di celebrare il natale mangiando e ballando per le strade insieme a quelli meno fortunati.

Perché in Italia a nessuno è venuto in mente di organizzare una cosa del genere, dato che nella nostra repubblica (pre-Maya) i dati statistici ci hanno segnalato che ben 8 milioni di persone, pari all’11,7% della popolazione (la più alta d’Europa) a Natale non avevano nulla da mangiare, mentre su facebook la ricorrente lamentela di ieri e oggi ruotava intorno al problema dei chili di troppo dovuti all’eccesiva quantità di cibo ingurgitato?



In California, ovverossia a 20 mila chilometri più a nord, si è verificata la stessa esperienza lanciata l’anno scorso, ma in maniera molto più vasta e massiva. La società Mattel (proprietaria e produttrice delle bambole Barbie) ha comunicato di aver ricevuto da anonimi residenti locali la cifra di 500 mila dollari per impacchettare e regalare Barbie alle bambine figlie di persone iscritte alla lista dei disoccupati. La stessa cosa è avvenuta per la Lego che produce scatole di montaggio per bambini. Non solo. C’è stato il versamento da parte di anonimi, gestiti dal PTA californiano (associazione che raduna genitori e maestri delle elementari) per dare un solido contributo a 55 piccole case editrici indipendenti, che producono materiale cartaceo, a rischio di chiusura, per stampare decine di migliaia di copie di libri per l’infanzia. Una bella notizia per noi italiani consiste nel fatto che bestseller risulta l’edizione bilingue (spagnolo e inglese) di Pinocchio.

Tutto ciò ( e chissà quanto altro ancora che il sottoscritto ignora e di cui non ci riferiscono) appartiene alla creatività della nuova era post-Maya. Sono piccole iniziative sparpagliate, prive di riconosciuta valenza politica, totalmente avulse da qualunque forma di gestione partitica, frutto di idee, progetti individuali, scelte esistenziali, sicuramente non sufficienti ma necessari per l’avvio e l’alimento di una rivoluzione esistenziale e culturale.

Le idee, i progetti, le innovazioni, le soluzioni, sono la caratteristica della vita post-Maya.



Nella vita pre-Maya, invece, bisogna seguire le vicende di una ristretta, sempre più ristretta pattuglia di persone che vuol fare tutto ciò che è possibile per impedire di smuovere anche di un millimetro l’attuale status quo, in modo tale da seguitare a garantirsi il perpetrare della logica delle dinastie aristocratiche, mascherata da democrazia rappresentativa.

E’ una maschera, per l’appunto.

La coppia post-Maya, che mentre cena guarda la televisione, ascolta i soliti protagonisti del teatro della politica e, nel momento cruciale del discorso lei esclama, rivolgendosi al suo compagno: “secondo me ha messo la cravatta sbagliata”. Il compagno è in disaccordo, trova che, invece, ben si intona con quel completo di lana pettinata. Tutto qui.

La coppia post-Maya sa che sta guardando un teatro delle mummie pietrificate e quindi –come a teatro- commenta la scenografia, la scelta dei colori, la modalità delle forme, perché il resto è irrilevante, essendo il tutto privo di qualsivoglia sostanza che abbia nulla a che fare con le reali esigenze della popolazione. Dimostrare che Monti ha governato bene, oppure ha fatto male, che si candiderà oppure non si candiderà e perché e come, appartiene a un mondo di illusioni che è già passato, a un mondo in via di estinzione e che vogliono convincerci che ancora esiste.

Mentre la Storia ha già voltato pagina e prosegue la sua marcia evolutiva verso un diverso approccio esistenziale, in Italia cercheranno di spingerci verso un passato già sepolto.

Mentre in gran parte dell’occidente si muovono nella consapevolezza che dalla malattia sociale collettiva ci si riprenderà soltanto collettivamente e da più parti si vedono, si notano, si certificano, i primi vagiti di una coscienza allargata armonica, da noi annunciano l’imminente lancio del teatro delle mummie.



Basterebbe pensare al silenzio mediatico relativo a una iniziativa post-Maya di un cittadino italiano che merita il rispetto civile dell’intera collettività e che qui, oggi, ricordo, perché il suo atto appartiene a quel senso di pacifica armonia che è caratteristica individuale e caratteriale di chi ha incorporato il concetto di Buona Volontà.



E’ accaduto il 30 novembre scorso e per un giorno se ne è parlato. Poi si è steso un velo sulla vicenda, temendo che potesse spingere a porsi delle domande.

E’ avvenuto in Umbria, dove un imprenditore ha avuto dal suo contabile la bella notizia che, grazie ad accorti investimenti, nel preparare il bilancio di fine anno, ne veniva fuori che, al netto delle tasse pagate, la sua azienda aveva conquistato una posizione più avanzata nei mercati mondiali, riuscendo a saldare tutti i debiti, realizzando un imprevista plusvalenza di profitto di ben 6 milioni di euro rispetto alle previsioni di bilancio. L’imprenditore, prendendo atto della buona notizia, invece di portare i suoi soldi in Svizzera inguattandoli in qualche fondo, ha dato disposizione al suo direttore generale di scrivere una lettera a tutto il personale della sua azienda annunciando loro che, oltre alla consueta tredicesima, i suoi 783 dipendenti, in data 10 dicembre, avrebbero trovato in busta paga l’aggiunta suppletiva di 6.385 euro a testa …“ dato che grazie a voi tutti la nostra azienda, nei soli primi 9 mesi del 2012, ha raggiunto un fatturato di 225 milioni di euro posizionandosi come leader del made in Italy nel segmento specifico di mercato”.
Questo imprenditore, Brunello Cucinelli, ideatore, fondatore e proprietario dell’omonima azienda di abbigliamento in cachemire puro, nella regione Umbria, ha deciso e scelto di suddividere il profitto in più con tutti i suoi dipendenti, compreso l’usciere, determinando –con il suo gesto- un immediato aumento di consumo e piccolo investimento individuale che è andato a toccare tutto il comparto dell’indotto coinvolgendo decine di migliaia di umbri.

Il giorno dopo quest’atto, inseguito e asserragliato dai media, ha diramato un comunicato stampa dove dichiarava che non voleva parlare con , non intendeva in nessun caso fare pubblicità al suo gesto e considerava il suo gesto un “fatto normale e ovvio per ogni imprenditore consapevole che il capitale sociale e umano è la base portante di ogni successo d’azienda”. Cucinelli, qualche anno fa, ha cominciato a dedicarsi allo studio applicato della filosofia antica, meritandosi la Laurea Honoris Causa in Filosofia ed Etica delle relazioni umane, che gli è stata consegnata lo scorso anno dall’Università di Perugia.



E’ stata data una notizia secca, a denti stretti, e la cosa è finita lì.
Perché non lo hanno fatto anche gli altri?

Perché il Monte dei Paschi di Siena che negli ultimi 22 giorni ha avuto un rialzo in borsa del 32% grazie all’immeritato incasso di 3,9 miliardi di euro da parte dello stato, non ha fatto lo stesso? Perché è andato di corsa a immetterli in bilancio in attività speculative invece di provvedere a destinarne il 7%, pari a 280 milioni di euro, per venire incontro alle 22.560 piccole imprese toscane che avevano chiesto un credito per sopravvivere? In virtù della “non scelta” 10 mila di queste imprese sono fallite; alle altre toccherà entro il 31 marzo. Potevano fare come Cucinelli. Altri imprenditori avrebbero potuto fare come Brunello Cucinelli. Non lo hanno fatto perché sono “anormali”.

Sono morti che appartengono a un mondo che non esiste più.

Lo sanno e sono disperati per questo.



Il post-Maya bussa alle porte della Storia.

Basta saperlo. Basta riconoscerlo e lasciare che si snoccioli naturalmente.

E osservare questi attori farseschi prendendoli per ciò che sono: curatori di un fallimento storico esistenziale alla loro ultima rappresentazione.

Basta capire e comprendere dentro di noi che le loro cifre, i loro proclami, i loro giochi e giochetti elettorali, non hanno alcun riferimento con la realtà delle nostre esistenze.

E il rituale di una società che non esiste più.

E come Brunello Cucinelli ci ha dimostrato, c’è sempre un’alternativa.



Perché anche la famiglia Riva, proprietaria dell’Ilva, non ci dimostra che c’è un’alternativa?



Questa è la vita post-Maya


.
Rimettiamo a posto gli orologi.

Auguro a tutti uno splendido capodanno.



Sergio Di Cori Modigliani

Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Linl: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/12/ingenuamente-autentica-si-snocciola-la.html

27.12.2012

Commenti (82)

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    1. Mondart 27 dicembre 2012

      Quindi ?? Il quid è nella "volontà" di andare da una parte o dall' altra. l' economia è tuttalpiù il veicolo di questa volontà.


      Quanto ad import/export cosa dicono ( neanche stupidamente in questo ) i globalisti ? Ogni nazione si specializzi per esportare il suo miglior prodotto locale ( turismo, pochi prodotti dop, moda e poco altro per l' Italia ) e lassi stare altre produzioni ... eppure il tuo Trentino se la cava benissimo con qualche mela, formaggio e turismo, neanche si sogna di buttarsi nel manifatturiero o che ne so, nella lavorazione dell' acciaio ... QUINDI ??? Dove sta il problema ?? Se la cava perchè LA MONETA VIENE LASCIATA CIRCOLARE, viene reiniettata nel "sistema trentino" attraverso le sovvenzioni. Se la cava perchè la sua è una produzione "minimale" dal punto di vista del conseguimento di potere, ma vantaggiosa per il moltiplicarsi di un piccoilo benessere interno, terziario e via dicendo. Da noi invece viene ASPIRATA per costringerci ad andare in una precisa direzione. Che sarà appunto "a produzione locale" Tutto qui.

      Direzione che, nell' ottica dei globalisti, tenderà appunto a pareggiare il più possibile la domanda con l' offerta. Al che ( allora sì ) anche la MMT del tuo amico Barnard avrà un suo più preciso senso e probabile attuazione.

      ANCHE IL VALORE DEL LAVORO è una convenzione. Non è un valore in sè, non ha mai nobilitato nessuno, anzi la nobiltà si è sempre ben guardata dal lavorare. Tuttalpiù è una necessità. Che può essere o sfruttata o saggiamente regolamentata. PUNTO.

      Anche qui, tutto dipende da "dove si vuol andare". Finora lo sfruttamento produttivo e del lavoro ( e l' ovvia successiva distruzione ciclica con crisi e guerre periodiche ) è stato usato come volano per ARRIVARE AL POTERE e consolidarlo nella sua organizzazione sovranazionale ( attuale e prossima ).

      Lo sfruttamento del lavoro è dunque un ascensore sociale. Se il "nuovo mondo" vuole abolire o limitare gli ascensori sociali al suo interno ( ora avendo raggiunto il suo traguardo "tattico-strategico" è praticamente COSTRETTO a farlo, oppure ad accopparci quasi tutti ), dovrà giocoforza trovare una sua diversa organizzazione. Per questo faccio fatica a pensare a una forma di società "egiziana" ( "Metropolis" è il programma sociale fin qui seguito, ma non è detto debba essere anche quello futuro ) di tipo schiavistico.

      Che sembra essere più una delle tante folklorostiche descrizioni ( assieme a Satanassi e quant' altro ) messa in campo da interessati oppositori. Ovviamente è solo il mio parere, non voglio vendere niente a nessuno. Ma insomma, una "svolta trentina" non sarebbe mica un brutto andare, e non si capisce "perchè no" ...

      Ciao.

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      Non c'entra niente la virgola, è proprio la base. Ma va bene lo stesso, mi arrendo, non dovevo nemmeno.

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      Guarda che lo so benissimo Mondart

    1. Mondart 27 dicembre 2012

      JEFFERSON !!! Parbleu ... ma lassia stare ( direbbe l' emiliano pelato ) ... ho cercato di risponderti in altro loco, ma avete iniziato il solito loop autogeno e addio ...


      Insomma quali altre dimostrazioni ancora più che gli accadimenti attuali servono a spiegare che l' economia, ben lungi dall' essere una scienza esatta, non è che uno strumento, il più duttile degli strumenti di dominio, e può essere stiracchiata a destra e a manca senza alcun problema ... devono infinocchiarti ancora di più prima che arriviamo a comprenderlo ??

      NON E' UNA SCIENZA. E' una convenzione. Sulla quale ci si accorda. Punto. Trentino docet ( visto che sei Trentino ). Più chiaro di così si crepa ...

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      Tutti cercano l'export e'un modo di dire,nel mondo esistono i modi di dire accettati a maggioranza in convenzione,non sara specificatamente in quell'esempio ma e'cosi.Te l'ho gia detto,ti attacchi alla virgola sempre,non con tutti pero,va be.Certo che letteralmente non vuol dire nulla,come "volo a New York",io non volo niente,un aereo mi trasporta in volo a New York.Il discorso riguarda"chi comanda"e non solo gli "Usa",ma questa e'mia opinione che resti tale.Il "tutti"non vuol dire niente perche le masse manco pensano a queste cose,come dicesti,interessa far colazione,magari lavorare,e non aver troppi problemi.Chi comanda (alcuni di quelli che...)non vuole concedere autodeterminazione e un minimo(ripeto minimo)di autarchia nel limite del possibile(con le dovute differenze tra paese e paese) con ragionevoli scambi con l'estero senza farne una regola esclusiva(gli scambi con l'estero)per legare tutti in un interscambio forzoso,lo capisce anche un bambino che e'la domanda che stimola l'offerta (tu mi dai la figurina solo se io la voglio)e solo un ragionevole mantenimento del potere d'aquisto delle masse puo mantenerla,ma questo vogliono che sia tenuto nascosto alle masse,che non devono ragionare.E non mi vengano a parlare di "sovraproduzione"che son stronzate,la sovraproduzione c'e'dei beni di consumo...non del produrre strade,restauri intelligenti,istruzione vera,ricerca,ospedali,cura ambientale ma tanto altro,ed altro

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      Quello che si dice "corsa all'export"puo essere sbagliato il termine,ok...istwine l'ha chiamata:"corsa al mercantilismo in situazione di rigidità"....Brancaccio cosi la descrive:

      "E' l’odierno assetto capitalistico mondiale, che induce interi paesi a deflazionare l’economia e a creare disoccupazione interna nello strenuo tentativo di gareggiare sui mercati internazionali"

      Quando dici:"La moneta forte, non adatta alla tua economia, ti ha penalizzato la competitività.Non avendo il cambio ad adeguarla, come è naturale, la scarichi, cioè la cerchi di ottenere, sul ribasso salari, aumento imposte, tagli ecc..

      Esprimi esattamente quello inteso,aggiungo che "e' tutto imposto a forza per volonta politica"non sbagli tecnici,dandoti ragione quando critichi chi dice che"i tecnici al governo siano stupidi"mentre invece fa parte di una pianificazione.

      Capisco benissimo che le inefficenze,sprechi ecc sono SI UN PROBLEMA,ma non risolvibile a breve termine,ed anzi,sono usati come caprio espiatorio(l'agenda monti e' un esempio lampante,la si critica spesso "solo perche e' Monti",ma nasconde fondi di verita importanti,se non si hanno paraocchi,il problema e' che sono messi li apposta per illudere le masse che "Monti e' un buono per il bene del paese"ma e' tutto un inganno perche contemporaneamente alimenta recessione come dimostrano i dati,anche da te esposti.

      Tutto il resto hai ragione in toto,ci mancherebbe

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      Ma nessuno salvo gli USA può "cercare le importazioni" gratis senza fallire, e perciò se UNO importa DEVE esportare. E il cambio si fissa appunto al livello migliore per interscambio.

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      Comunque non deve essere tanto ottimo quel che ho scritto perchè pare che non comprendi che dire che "tutti cercano la domanda estera" NON SIGNIFICA NULLA, perchè è ESATTAMENTE come dire che altrettanti cercano le importazioni.

    1. Mondart 27 dicembre 2012

      La nave è lo strumento utilizzato per passare un tratto di mare a arrivare sull' altra sponda. Una volta che sei sulla terraferma, che te ne fai della nave ? L' abbandoni, anzi la bruci perchè non vuoi che altri se ne servano.

      L' esempio è molto peregrino, ma serva a capire una volta per tutte che sarà lo stesso sistema a "bruciare" gli strumenti fin qui usati ad uno scopo ben preciso: uniformare l' èlite occidentale e giungere al controllo sovranazionale ( l' approdo al "multipolarismo" di grandi aree geografiche non è che il globalismo stesso, parbleu ! ).

      L' esempio argentino ( sudamericano in genere ) ci viene tanto prospettato perchè penso si vada ad una soluzione simile, magari in modo un po' più raffinato e indolore ... e Modigliani possiamo benissimo leggerlo anche in questo senso. Questo è sia il "multipolarismo" che il globalismo, che sono poi due espressioni per indicare lo stesso progetto. Ma insomma, davvero non si capisce perchè la forma sociale del tutto debba proprio avare l' aspetto di una società "egiziana" basata sullo schiavismo ( hard o soft che sia ) ... Perchè mai ??? DOVE STA la sua esigenza se non in quell' iper-produzione che si dice superata e neanche più desiderabile in tale raggiunto contesto ?? Il "lavoro" non è un valore, è semplicemente una necessità. Può essere sfruttabile o meno, sfruttarlo costituisce un "ascensore sociale per il potere". Proprio come la nave di cui sopra.

      Una volta conseguito il potere, distruggo la nave. Ergo distruggo gli ascensori sociali. Ergo non mi servono più nè schiavi nè iper-produzione. Ergo: o adesso accoppo tutta la popolazione "inutile" ( il che avrebbe anche una sua logica coerenza in tale modello, ed è appunto quanto fatto fin qui: dopo lo sviluppo vengono sempre le crisi e le guerre ) o cambio modello. Se decido di cambiare modello, beh è ovvio che ho solo due soluzioni: quella "egiziana" e quella "trentina", appunto.

      Ma la prima conviene ad un solo sovrano, non ad una "pletora", una sinarchia di sovrani. Perchè, oltre all' esercito, avrò bisogno di un sistema "intrinsecamente" stabile e non più sfruttabile per l' ulteriore conseguimento di potere. Penso che l' ipotesi egiziana sarebbe quindi controproducente a "questo" potere stesso e ai suoi scopi, appunto perchè non si tratta di una monarchia, e deve comunque concertare, limitare, armonizzare una ben più vasta ed estesa "nobiltà". E concertarsi con le altre "aree" sovranazionali. Delle due l' una: o la "dittatura globale" sotto un solo monarca, o la "sinarchia globale" e mi sembra che ci muoviamo più nella seconda ipotesi, che non nella prima.

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      Non è esattamente così. Prendiamo noi.

      Qui avevi mezzo PIL tra diretto e indiretto fatto da export. Il PIL è ricchezza prodotta.

      1) La moneta forte, non adatta alla tua economia, ti ha penalizzato la competitività.

      2) Non avendo il cambio ad adeguarla, come è naturale, la scarichi, cioè la cerchi di ottenere, sul ribasso salari, aumento imposte, tagli ecc.. quelle chiamate riforme strutturali. In Italia anche la spesa corrente, inefficiente, che è però più difficile da tagliare. Ma tutto questo se ha dei risultati teorici, li avrebbe a lungo termine, nel frattempo però riduce consumi e domanda e il peggioramento è tale che aumenta i problemi più di quanto ne risolva.

      3) L'altro mezzo PIL fatto da domanda interna ed è penalizzato altrettanto dal cambio forte perchè quello consente molto più l'ingresso di prodotti di altri Paesi che prima invece non competevano, il che significa diminuire o chiudere industrie Nazionali, e sostituire i suoi prodotti con prodotti esteri, con altrettanto effetto su disoccupazione, calo consumi ecc...

      Quello che accade qui. E quando dicono che si è avuto con l?EUR tassi bassi è vero ma non sono andati alle imprese. Non perchè non potessero ma nessuno chiede maggiori finanziamenti se è per fabbricare prodotti che poi non vende all'estero per il cambio forte, e non vende all'interno in parte per la stessa ragione come ho spiegato. Quindi qui se altrove ono andati a mercato immobiliare e finanziario dove c'era convenienza e basta.

      Poi a me va bene tutto Jefferson, nessuna pretesa di cambiare qualcosa.

    1. Mondart 27 dicembre 2012

      La nave è lo strumento utilizzato per passare un tratto di mare a arrivare sull' altra sponda. Una volta che sei sulla terraferma, che te ne fai della nave ? L' abbandoni, anzi la bruci perchè non vuoi che altri se ne servano.


      L' esempio è molto peregrino, ma serva a capire una volta per tutte che sarà lo stesso sistema a "bruciare" gli strumenti fin qui usati ad uno scopo ben preciso: uniformare l' èlite occidentale e giungere al controllo sovranazionale ( l' approdo al "multipolarismo" di grandi aree geografiche non è che il globalismo stesso, parbleu ! ).

      L' esempio argentino ( sudamericano in genere ) ci viene tanto prospettato perchè penso si vada ad una soluzione simile, magari in modo un po' più raffinato e indolore ... e Modigliani possiamo benissimo leggerlo anche in questo senso. Questo è sia il "multipolarismo" che il globalismo, che sono poi due espressioni per indicare lo stesso progetto. Ma insomma, davvero non si capisce perchè la forma sociale del tutto debba proprio avare l' aspetto di una società "egiziana" basata sullo schiavismo ( hard o soft che sia ) ... Perchè mai ??? DOVE STA la sua esigenza se non in quell' iper-produzione che si dice superata e neanche più desiderabile in tale raggiunto contesto ?? Il "lavoro" non è un valore, è semplicemente una necessità. Può essere sfruttabile o meno, sfruttarlo costituisce un "ascensore sociale per il potere". Proprio come la nave di cui sopra.

      Una volta conseguito il potere, distruggo la nave. Ergo distruggo gli ascensori sociali. Ergo non mi servono più nè schiavi nè iper-produzione. Ergo: o adesso accoppo tutta la popolazione "inutile" ( il che avrebbe anche una sua logica coerenza in tale modello, ed è appunto quanto fatto fin qui: dopo lo sviluppo vengono sempre le crisi e le guerre ) o cambio modello. Se decido di cambiare modello, beh è ovvio che ho solo due soluzioni: quella "egiziana" e quella "trentina", appunto.

      Ma la prima conviene ad un solo sovrano, non ad una "pletora", una sinarchia di sovrani. Perchè, oltre all' esercito, avrò bisogno di un sistema "intrinsecamente" stabile e non più sfruttabile per l' ulteriore conseguimento di potere. Penso che l' ipotesi egiziana sarebbe quindi controproducente a "questo" potere stesso e ai suoi scopi, appunto perchè non si tratta di una monarchia, e deve comunque concertare, limitare, armonizzare una ben più vasta ed estesa "nobiltà". E concertarsi con le altre "aree" sovranazionali. Delle due l' una: o la "dittatura globale" sotto un solo monarca, o la "sinarchia globale" e mi sembra che ci muoviamo più nella seconda ipotesi, che non nella prima.

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      anche tu sei artefice di propaganda e manco te ne accorgi.Non ritieni corretto la frase corsa all'export?Bene,non c'e'problema,ma hai espresso l'identica cosa che intendo,solo che non vai sui fiumi di siti del mainstream a guardare ogni sillaba dei migliaia di commenti,e come mai?ce lo spieghi?

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      ottimo,ma non centra nulla con la ovvieta del ragionamento espresso che gli ordini (domanda) la fanno i consumatori e se sopprimi apposta la domanda interna resta da cercare quella estera,e se tutti seguono questa strada perche "non sia mai"dare troppo potere d'aquisto ai plebei che lavorano,diventa una guerra commerciale al ribasso di salari e diritti come sta avvenendo infatti

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      Molte frasi sono usate o inconsapevolmente, e cioè lette e ripetute, o, se consapevolmente, per fare propaganda.

      Fatto salvo quanto detto su global imbalance, e gli USA, quella di "tutti che corrono all'export" è un esempio. Che sfrutta l'incapcità di una persona di fare un minmo ragionamento con la propria testa. Perchè dire che "tutti corrono all'export" è identico che dire che "tutti corrono all'import" visto che quelli che esportano non esportano su Marte o Saturno, ma ad altrettanti che importano. E quindi la corsa all'export sarebbe altrettanto che la "corsa all'import". In realtà è una tautologia.

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      Sbagli nel senso che:
      1) I Paesi non sarebbero "rivolti all'export" che è una frase senza senso perchè non si esporta senza importare e inoltre l'export di uno non è altro che l'import dell'altro. I Paesi avrebbero equilibrio tra exp/imp dettato anche dal cambio, che aggiusta naturalmente verso appunto l'equilibrio migliore tra imp/exp cioè che consente di esportare e importare. Non avresti perciò nemmeno la Cina o altri Paesi che esportano così tanto.

      2) Se hai quella condizione in termini mondiali, che si chiama global imbalance, ciò è dovuto agli USA che hanno, unici, moneta di riserva e possono fare, unici, i deficit commerciali che vogliono, creando questo squilibrio e permettendo che altri Paesi abbiano un surplus strutturale senza che il loro cambio apprezzi come sarebbe naturale e con ciò limiti il loro export. Questo squilibrio penalizza tutti.

    1. Mondart 27 dicembre 2012

      Sì ... sta di fatto che il Trentino è solo esautorato dal dover pagare un ILLECITO ( che va in tasca a chi ? ) cui è tenuto il resto dell' Italia.


      Ora, anche la Sicilia ha uno statuto autonomo, ma il penso simile "rientro fiscale" viene distorto in ben altro modo ... e qui concordo con quelli che sostengono che anche la "sovrastruttura" ha le sue belle responsabilità.

      Ora, nella mia visione delle dinamiche tale ILLECITO sostituisce da noi l' equivalente bellico usato altrove: un espediente per arrivare al controllo. Attore è sempre la stessa borghesia che nel medioevo si è sostituita al potere nobiliare, e che oggi è divenuta a tutti gli effetti la nuova nobiltà, il nuovo RE SOLE.

      Una volta "terraformato" l' occidente, una volta consolidatane la conquista, ( mettiti nei loro panni ) non hai più bisogno di CONTINUARE A CONQUISTARLO, ergo il capitalismo drogato e gli ascensori troppo facili DEVONO sparire, in quanto proprio il mezzo usato per conquistare il dominio ... Perchè allora indirizzarsi ancora verso un modello di schiavismo e sfruttamento ??? L' iper-produzione non servirà più ... ed ecco che un "veritiero" assunto di "sviluppo locale in pensiero globale" avrebbe nell' ipotesi "trentina" un modello perfetto, anche perchè non avrebbe più motivo di porsi l' "aspiratore finanziario" oggi usato ... Quindi un governo puramente amministrativo, e non più "speculativo".

      Dove i nuovi "signori", esattamente come nel Rinascimento, dovranno occuparsi più del "buon governo" di quanto conseguito che non di "scalate al potere" non più possibili nella nuova struttura.

      Entrambi i modelli sono ipotizzabili ... e i "signori" sarebbero comunque garantiti: l' autonomia trentina non consente certo a chicchessia di poter marciare alla conquista dell' Italia, nè di avviare nuovi processi di potere territoriale o altro. Insomma faccio fatica a vedere un modello "egiziano" più fattibile appunto con un solo sovrano, che non con una "pletora" di sovrani ... le "stelle" guardacaso, che si sono sostituite all' unico "sole".

      "Sovrani" che in uno schema sociale "egiziano" potrebbero anzi sfruttare ben diversamente i loro schiavi, e quindi tornare a costituire una minaccia per l' ordine superiore ( lo schiavismo può costituire a sua volta un ascensore sociale ! ) ... dove invece una "autonomia e sviluppo" dignitosi anche se rigidamente regolamentati ed incanalati, limiterebbero automaticamente e vicendevolmente i poteri in gioco. Riportare le lancette, appunto sballate per prendere il governo, ad una loro naturalità dell' essere: abbandonare il sistema iperliberista non per un assolutismo di tipo egiziano ma per uno sviluppo federale locale controllato a livello sovranazionale. Con buona pace di Soros e del modello "Metropolis" appunto fin qui tenuto ... e che lo stesso modigliani afferma ormai appartenere al passato.

      Utopia ?

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      no,no e'difficile,ma non centra nulla con quello postato,e'un discorso generale rivolto all"aggregato mondiale,non al caso particolare di giuste differenze,dove un paese puo essere predisposto all'export ed un altro meno.Si parla di bilanciamento,tutto l'aggregato mondiale non puo materialmente essere rivolto all'export,non e' cosi difficile da capire,la somma zero,sbaglio?

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      Mincuo puoi approfondirmi un minimo questo tuo ultimo?Anche link,sono mezzo trentino e mi interessa particolarmente,ma senza pregiudizi da parte mia

    1. mincuo 27 dicembre 2012

      L'export permette di alzarli i salari, non abbassarli. Inchiodato a una valuta forte invece li abbassi, la qual cosa si chiama svalutazione interna, quello che hai qui. Non è poi così difficile da comprendere.

    1. Georgejefferson 27 dicembre 2012

      PER OTTENERE LA PIENA OCCUPAZIONE SI DEVONO ABBASSARE GLI STIPENDI.

      Pur essendo nato da convinzioni a volte genuine, questo mantra è oggi sfruttato per ben altri fini.Esso fu riconosciuto come fasullo persino da Henry Ford già negli USA degli anni ’30-‘40. Si tratta del concetto chiave in malafede del Neomercantilismo delle grandi industrie dell’export , cioè: deprimere i salari - illudendo i lavoratori che così si creerà occupazione, per esportare a prezzi concorrenziali pur creando povertà domestica. La maggior povertà deriva dal fatto che abbassare i redditi significa anche tagliare il potere di spesa dei cittadini, che ovviamente acquisteranno meno beni e servizi, e questo a sua volta taglia i profitti delle piccole medie aziende che li offrono.

      Le p/m aziende sanno di non vedere e ovviamente non assumeranno in quelle condizioni, e non solo, neppure investiranno, e anche questo limita l’offerta di posti di lavoro. Infine esse licenzieranno e precarizzeranno, il che completa il girone infernale di una crescente disoccupazione. Ma è proprio la massa disoccupata che fa il gioco dei Neomercantili, che così possono ricattare i lavoratori in competizione fra loro assumendoli per paghe da fame.

      Si tratta del ‘vangelo’ di tutti gli economisti Neoclassici, come Gerard Debreu, Kenneth Arrow, Frank Hahn, ma anche della scuola austriaca di Von Mises e Hayek, dei New Keynesians conservatori come Greg Mankiw e dei Neoliberisti in generale....

      Barnard

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