IL TIMES E BERLUSCONI: MACCHE’ NOEMI

IL TIMES E BERLUSCONI: MACCHE’ NOEMI

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e “buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all'intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.

Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali.

Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.

Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times. C’è un’ipotesi ragionata (e qui documentata) che vale la pena considerare e ve la propongo come riflessione. Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination’. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.



Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l'Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.

Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)

Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il ‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è necessario” (6)

Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).

Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricetta precedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata di riforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotano in borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).

Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).
v

Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.

E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.

Nota a margine per l’Egregio direttore del Times:

“Sir, non mi risulta che negli anni cha vanno dal 1997 al 2007 il Suo giornale abbia mai usato termini così aggressivi per Mr Tony Blair, PM, mentre si rendeva corresponsabile di crimini contro l’umanità (Turchia, Timor, Ex Yugoslavia, Iraq, Palestina, Afghanistan…) e di alto tradimento della patria mandando a morire truppe britanniche su basi mendaci, oltre ad aver ridotto le classi disagiate della Gran Bretagna a livelli di povertà “pre-Vittoriana” (The Guardian), tanto che l’organizzazione Medecins du Monde ha dovuto aprire delle tende-cliniche di strada in diverse periferie urbane britanniche. Gradirei una spiegazione, Sincerely Yours, Paolo Barnard"

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116

17.06.2009

Note:

1) Stockholm Network, THE STATE OF THE UNION: MARKET-ORIENTED REFORM IN THE EU IN 2004

2) The Economist 7/01/2006

3) Der Spiegel 30/01/2006

4) April 20, 2006, Harvard Gazette

5) The Economist, Apr 3rd 2008

6) WSJ MARCH 25, 2008

7) Financial Times, Sep 22 2008

8) FT, October 18 2008

9) FT, May 28 2009

10) INTERNATIONAL MONETARY FUND ITALY: Staff Report for the 2008 Article IV Consultation. Prepared by Staff Representatives for the 2008 Consultation with Italy. January 7, 2009

11) The Times, 07 May 2009

Commenti (56)

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    1. mikaela 17 giugno 2009

      Siccome lei ha capito molto poco di quello che ha scritto Barnard in questa considerazione ,immagino gia' quanto abbia potuto capito quello che c'e' scritto sul Times.Poi se lei e' di madrelingua inglese mi scuso e la inviterei a segnalarmi il links dell'articolo cosi' ne potremo riparlare. Desidero farle anche notare che Barnar parla e scrive perfettamente anche in inglese quindi dubito che non abbia capito e abbia estrapolato solo 4 parole chiavi per scrivere un pezzo,che non va a favore di nessun partito ma che vuole semplicemente dimostrare come secondo la sua analisi stanno le cose in Italia. Se poi va nella pagina Web di Barnad potra anche notare che la stessa anlisi sulla politica di destra, di sinistra e centro l'aveva gia' fatta e piu' di una volta.Semplicemente in questa occasione ha un argomento in piu' per rafforzarla.,ma non lo fa per farsi bello lui ma semplicemente per farci capire che con dei GATEKEEPER come travaglio,Grillo & C. consegneremo il paese agli usionisti capitalisti americani.

    1. BarnardP 17 giugno 2009

      Sono Paolo Barnard. Leggo tutti i commenti, grazie. Sono di qualità migliore rispetto alla media in altri pezzi qui. Ma c'è il solito equivoco. Io ho scritto queste righe per porvi una riflessione. Quindi non dibattete me, ma fra di voi sulle vostre idee, perché gli esperti siete voi. Io sono solo una fonte 'Wikipedia'. B.

    1. mikaela 17 giugno 2009

      Grazie Barnard.
      Quindi possiamo denominare tranquillamente Travaglio,Grillo & C. dei veri e propi GATEKEEPERS al serizio Usionista capitalisti americani

    1. pourparler 17 giugno 2009

      forse la questione è più semplice: la finanza inglese, motore del boom anni '90 in terra d'albione, è miseramente fallita, costringendo la maggioranza degli inglesi a drastici tagli al proprio tenore di vita e non pochi alla povertà (e ben gli stà).
      nel pieno di una crisi (anche di nervi) di queste proporzioni aiuta sempre avere qualcuno su cui scaricare un pò di aggressività repressa e per sentirsi, malgrado il proprio fallimento, migliori e virtuosi.
      meccanismo psicologico che noi dovremmo conoscere bene!
      se poi quel qualcuno è uno spregevole puttaniere rincoglionito che fà di tutto per cacciarsi in situazioni a dir poco imbarazzanti, la cosa risulta così facile che anche 'sti stronzi di inglesi (con tutti i danni che hanno provocato nel mondo) lo possono attaccare a man bassa dimenticando il piccolo particolare che, per tutto quello che hanno rubato dai tempi della regina elisabetta I, dovrebbero inginocchiarsi e chiedere scusa al mondo intero.
      it's freud, stupid

    1. demianlee 17 giugno 2009

      Un sacco di cani che si contendono la preda:noi.
      Da sempre.

    1. myone 17 giugno 2009

      Tutto il (mondo) e' paese, e guardassero ogniuno a casa propia, (peccati) permettendo.

      Forse e senz' altro e' cosi, al di fuori di insegnamenti che hanno lo stesso (padre)

      che berlusconi, si prende la briga di essere un creativo, e i creativi, senza ragione e parte,
      danno solo fastidio, fra le persone serie e mirate.

      Poi si, basta sottolineare quello che si vuole mettere in mostra, perche' ogni ebete,

      tragga le sue conclusioni; affermazione da confessionale.

    1. radisol 17 giugno 2009

      Nell'analisi di Barnard ci sono certamente grossi elementi di verità .... anche se è semplicistico pensare ad un complotto unitario di questa sorta di "internazionale dei liberisti", che ricorda il SIM teorizzato dalle Brigate Rosse a suo tempo, e che probabilmente in quanto tale, come "tutto unico ed omogeneo", non esiste proprio ... ad esempio proprio oggi, due degli elementi centrali del presunto "complotto" contro il Cavaliere, Obama e Murdoch, si sono attaccati pesantemente e ferocemente tra loro con toni non troppo dissimili da quelli abitualmente usati dal Berluska contri i propri avversari ... Sicuramente però il Cavaliere, sia per i motivi economici detti da Barnard ma anche per le sue "strane" amicizie, penso a Putin ed a Gheddafi, ha rotto i coglioni a molta di questa gente .... compresi molti grossi industriali e banchieri italiani che sono incazzati per la "minimizzazione" della crisi che fà il governo italiano ( è vero che l'apparato veteroclientelare di molta economia italiana ci ha finora in parte risparmiato gli aspetti peggiori della crisi globale, ma è anche vero che non si può dire, come fa il Berluska con Tremonti, che la crisi è finita e comunque credo che il culmine di questa crisi in Italia debba ancora arrivare) che da certamente a loro meno "aiutini" di quanti ne vorrebbero .... tutto vero o quasi, quindi .... ma questo non vuol dire che le accuse che i presunti "complottisti" fanno al Berluska siano false .... tuttaltro ..... e allora la domanda sorge spontanea ... in nome di una sacrosanta repulsione per certi ambienti capitalistici, italiani ed internazionali, noi dovremmo tenerci questo pupazzo, buffone, ladrone, cialtrone, puttaniere ecc. ecc. ? E pure la sua banda di indecenti fascisti, razzisti, mafiosetti e soprattutto, politicamente parlando, di patetici "dilettanti allo sbaraglio" ?
      Non sono tutti costoro, per le sorti dell'Italia e degli italiani, altrettanto pericolosi dei presunti "complottisti" ?

    1. ForumPermanente 17 giugno 2009

      sappiamo invece, purtroppo, che il dollaro così come l'euro sono solo carta straccia, senza alcun valore, e se la russia aveva proposto come la cina una moneta unica nuova per gli scambi commerciali mondiali, significa che la credibilità su queste valute è ormai finita. Dopo tutto a chi vogliono fare la guerra gli americani? A quei pochi stati che ancora conservano la loro moneta "a sovranità popolare" tipo l'Iran, la Kore, Cuba etc. Contro la cina non possono perchè è detentrice quasi della totalità del debito pubblico americano. Finchè il mondo sarà in mano a pochi banchieri che tutto possono e tutto ottengono, NULLA POTREMO
      Pretendiamo la nostra vecchia moneta a sovranità popolare emessa da noi STATO e non dalle banche private. Questo è il primo passo.

    1. ForumPermanente 17 giugno 2009

      Gli argomenti sono tanti e tutti validi.
      Intanto è partito l'attacco di Draghi il presidente della privata Banca d'Italia. Non è un complotto. Era stato già tutto stabilito, programmato e scritto da molti anni. E' solo questione di tempo. La crisi è una scusa per l'assalto finale così come le paure, i nemici ed il terrorismo lo sono per le guerre. Tutto si conosce e nulla si può fare.
      Quando 10 persone ben organizzate decidono di agire contro tutti, nulla potranno fare 100.000 consapevoli ma non organizzate.

    1. valis 17 giugno 2009

      PS. nella foto Noemi sembra la figlia di un Panettiere

    1. idea3online 17 giugno 2009

      L'articolo conferma che in Italia nessuna banca è fallita perchè il sistema economico non è stato reso "selvaggio".

      Il motivo più importante dell'attacco a Berlusconi è il riposizionamento da un mondo unipolare a quello multipolare.

      Se non avete capito siamo in mezzo ad una guerra fredda:

      La proposta di Obama: "Super-poteri alla Fed per controllo mercati"

      http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=744666

      Secondo me tra qualche mese gli Usa verranno disciplinati dalla Cina e dalla Russia. I segnali di "guerra fredda" sono iniziati. Da una parte parlano di $ non più come sola moneta di riserva dall'altra gli Usa rispondono con la FED super potente!!!

      Se scherzano troppo finisce male

    1. mazzi 17 giugno 2009

      Sara'... Questo tentativo di martirizzare e nobilitare il cavalieri mi suona tanto di aria fritta. Chissa', forse il Timesonline lo chiama clown e buffone sciovinista solo perche' e' un clown e un buffone sciovinista (che sia capo di stato e' uno dei tanti incidenti per i quali noi italiani siamo noti in tutto il mondo) .

    1. valis 17 giugno 2009

      Oh Barnard, che palle Barnard.
      Della serie: io non sto da questa parte (perchè mi hanno cacciato) e non sto neanche da quest'altra (perchè non mi vogliono), però sono il più bravo.
      Mi chiedo: ma l'articolo del Times l'ha letto tutto o solo il primo paragrafo?
      No perchè dopo le battute sul clown e sul buffone l'articolo andava avanti e parlava anche di altre cose, argomentando certamente meglio di come fa Barnard.
      Secondo lui, e secondo molti altri, dietro a questo attacco a berlusconi ci sarebbero i "poteri forti", gli usraeliani, ecc. ecc.
      Io ho letto quello e tanti altri alrticoli, il punto non è da che parte stavano i giornalisti, il punto è che TUTTI, in TUTTO il MONDO, ritengono inaccettabile il COMPORTAMENTO di berlusconi, non la sua POLITICA.
      Solo noi poveri deficienti italiani non lo capiamo, perchè una buona metà di noi si comporta proprio come lui.
      Campioni di egocentrismo, proprio come Barnard.

    1. radisol 17 giugno 2009

      Quando ce ne sarà abbastanza per dire basta a tutto questo? L’ultima novità che riguarda Berlusconi non è tanto l’intervista della ragazza di Bari che dice di essere stata caricata su un aereo, scaricata in un hotel di extralusso, poi trasportata a Palazzo Grazioli dentro una macchina con i vetri oscurati per essere messa a disposizione del premier.

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      La peggiore novità sono le parole del suo fido avvocato, Nicolò Ghedini: con il suo linguaggio da azzeccagarbugli mette le mani avanti e dice che “ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza, che vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente perseguibile”. L’utilizzatore finale.

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      La prima a indignarsi pubblicamente e a chiedere un minimo di rispetto per le donne, è stata Vittoria Franco, del Pd: “Ormai le donne, negli ambienti che frequenta Berlusconi sono diventate oggetti d’uso. E coloro che ne fanno uso, ovviamente, sono utilizzatori”.

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      Non c’è niente di nuovo, perché il pensiero di chi è arrivato a dire che Eluana Englaro avrebbe potuto essere un contenitore di figli, era già apparso in tutta la sua bassezza. C’è solo da chiedersi: ma le donne del Pdl, santo cielo, non riescono ad avere un sussulto di dignità?

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      Cinzia Sasso

    1. onekenoby 17 giugno 2009

      concordo totalmente con Eli.

    1. massimocom 17 giugno 2009

      concordo, ma non dimentichiamo che "botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti " è esattamente quello che Berlusca&co. hanno fanno regalando l'Alitalia ai furbetti italiani.
      i padroni sono sempore padroni, cioè nemici del popolo, italiani o stranieri che siano.

    1. Marceddu 17 giugno 2009

      PAOLO BARNARD SANTO.

    1. Eli 17 giugno 2009

      E una lotta fra due rami diversi della massoneria no? Papi ha paura che lo facciano fuori la mafia e i fratelli massoni che lo hanno messo lì a curare i loro interessi. Non i comunisti, le BR o i giovani precari.

    1. marco08 17 giugno 2009

      Caro Barnard alla fine ti questo articolo dovrei dedurre che i l Bolscevico è Berlusconi. Sappiamo tutti le connivenze trasversali politiche con i poteri forti però lei sembra essere a senso unico scagliandosi in maniera univoca sulle debolezze della sinistra e quasi normalizzando gli eccesi di una destra a dir poco fascista. Lungi da me difendere Prodi and company però vorrei ricordarle che il cattolicissimo Prodi è stato l' unico a non essere ricevuto dal papa e a ricevere un editoriale su l' osservatore romano (contrariamente a Berlusconi) che fosse anche quello un segno?

    1. marcello1950 17 giugno 2009

      Assolutamente vero che berlusconi è entrato in rotta di collisione con ambienti della City e con gli interessi dell'Inghilterra, quel che non ha osservato Paolo è che con le tre mosse accordo con la Russia sul gasdotto, politica di Frattini di apertura all'IRAN e accordo privilegiato con la Libia l'Italia si è posta come partner privilegiato degli Stati Uniti per tutte le questioni che riguardano il medio oriente scalzando l'inghilterra, che a quel ruolo ci teneva, pur rimanendo l'Italia battitore libero e sottoscrittore di affari a proprio interesse.
      E' chiaro che il cerchio poteva chiudersi se gli Stati Uniti gli avessero riconosciuto quel ruolo,

      -
      Ora l'Incontro con OBAMA sembra essere un primo segnale di disponibilità ad avvallare il ruolo dell'Italia nella regione che va dalla Russia alla Somalia passando per l'Afganistan dove il ruolo dell'IRAN è assolutamente importante, anche se penso che l'Italia tema un aumento di responsabilità (e gli attacchi agli italini non è detto che non siano fomentati da servizi segreti esteri).
      comunque il nodo rimane il politica economica cioè le quote di commercio internazionale e come si esce da questa crisi economica che vede USA Gran bretagna e Germania in grade difficoltà,
      Potrà in queste condizioni l'Italia risolvere i veri due suoi problemi, risoluzione del debito pubblico e recupero di spazio commerciali all'estero (come l'appeal del mady in Italy esigerebbero essendo guardata con sospetto dagli altri partner occidentali (anche se interessati alle soluzioni proposte dall'Italia tipo gli USA(?) e questa l'ardua sentenza che va al di la di Berlusconi.
      NON SO SE LA SINITRA SAREBBE ATTREZZATA AD UN SIMILE CONFRONTE MA NEMMENO IL BERLUSCO SECONDO ME (HA IL CORAGGIO) DI FARE IL GRANDE AZZARDO DI RISOLVERE IL DEBITO.

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