IL PARADIGMA DI STRISCIA, COSTANZO, LE IENE, MANDELA.

IL PARADIGMA DI STRISCIA, COSTANZO, LE IENE, MANDELA.

LA VIA DELLA ROVINA E I VOSTRI DUBBI

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info/

C’è un dubbio fondamentale che perseguita le menti di tanti lettori intelligenti e coscienziosi, non scherzo, non c’è ironia. Essi sanno bene che, a dir la verità, diversi fra i nomi che costellano la loro progressione civica e intellettuale sono non proprio immacolati, eppure servono. Travaglio pecca di arroganza, è un filosionista quindi paladino di una giustizia part time, si dimostra omertoso coi suoi compagni di merende, non parla mai del vero Potere, il suo giornale meno che meno, ci annebbia la vista ipertrofizzando Berlusconi. Ma è innegabile che senza di lui migliaia di cittadini, soprattutto i giovanissimi, non avrebbero mai avuto le conoscenze per combattere l’odierna Casta, poiché Travaglio è a tutti gli effetti un cronista che morde duro alle calcagna del clan di Arcore. I lettori sanno che Milena Gabanelli… oddio, avete letto Dagospia l’altro giorno? Che brutto l’inciucio della signora di Report con Prodi, la Sogin e Massimo Romano; se è tutto vero c’è da preoccuparsi tanto. E poi che fastidio la vicenda con Barnard e Censura Legale, una bruttissima macchia per lei. E le puntate pro Tav e quella sul debito pubblico? Ohi, ohi… Così come la culla craxiana da cui la paladina proviene, non proprio un pedigree da paladina, appunto. Ma se togli Report cosa rimane in Italia? Senza le puntate di Milena, è innegabile, c’è il buio, la morte civile in Tv. I lettori sanno altresì che Antonio Di Pietro ha firmato lo scandaloso Trattato di Lisbona, che maneggia i denari di partito con una certa disinvoltura, che quel suo figlio lo ha a dir poco allevato male e protetto troppo, che sguazza nel fango inquietante della Casaleggio Associati, con tutte quelle connessioni in Telecoms e banche d’investimento (leggi la Mafia maggiore), e che l’ex magistrato puzzicchia un poco (tanto) di giustizialista di destra. Eppure Tonino fa battaglie che non si possono non condividere, e di nuovo va detto che se togli lui, alle urne che si fa? Grillo, mamma mia, neppure inizio, già sapete, i miliardi, il merchandising alla Vanna Marchi, le sparate nel mucchio, la censura sul suo blog, la “gestione fascistoide delle sue liste”, la Cultura della Visibilità replicata… Ma anche Beppe rappresenta in Italia una sponda fortissima che ha fermato il naufragio dei Movimenti dopo il 1999 e dopo il flop di Nanni Moretti, l’unica così potente a dir la verità. Facebook, in ultimo, si sa che è uno strumento di obnubilazione di massa, che ha strappato ai cittadini la più immensa banca di dati personali nella Storia (se la ridono alla CIA, Microsoft, Telecoms, e ITCompanies, o i tipi alla Bearing Point, Murdoch, Pio Pompa ecc.) e che sta esasperando il rovinoso attivismo di tastiera. Tutto vero, però è Facebook e non altri che permette oggi a tantissimi membri della famosa ‘massa’, e di nuovo ai ragazzini/ragazzine, di essere raggiunti dalle parole dei sopraccitati, dei dissidenti, dalle notizie censurate, e anche dalle tue di parole caro Barnard, cosa che non sarebbe mai accaduta senza. Allora, sono da tenere o da buttare tutti costoro?


Qui sta il dilemma di tanti. Esso alberga in quell’angolo recondito dell’anima dove ha luogo un fastidioso tiro alla fune fra la coscienza (“non sono puliti, non fidarti”) e il realismo (“sarà anche, ma sono utili però”). La coscienza reclama l’integrità morale sopra ogni cosa, il realismo la considera, al contrario, una pericolosa devianza fanatica che finisce per cancellare dalla società anche quel poco di buono che c’è. E Barnard ne incarna il peggio, alcuni dicono, fosse per lui avremmo un mondo senza Marco, Milena, Tonino, Beppe e neppure Facebook. Bella roba.
Voglio rispondere a quel dilemma, una volta per tutte, è terribilmente importante. E vi dico subito che la vittoria nel tiro alla fune delle forze del realismo è una catastrofe, le cui propaggini precedono nel tempo il fenomeno dei ‘paladini’ dell’Antisistema e le cui conseguenze pagherete terribilmente care. Per capire cosa sto dicendo considerate Striscia la Notizia, il Costanzo Show, le Iene. Questi fenomeni di comunicazione di massa ricalcano perfettamente gli ingredienti dei sopraccitati fenomeni di comunicazione alternativa. Vi si trova infatti un abile mix di negativo e positivo, talmente abile che il medesimo dilemma assale altri cittadini: sì, sono buffonate, è tutto per far soldi, Costanzo è un padrino piduista, tritano tette culi e gossip caciarone… ma... Ma a dire il vero Striscia e le Iene denunciano una valanga di porcherie a milioni di cittadini (a delle audience mille volte la nostra) che altrimenti non le saprebbero mai, e i politici rispondono in fretta; a dire il vero hanno il coraggio (e i soldi) di sputtanare un sacco di malfattori su segnalazioni di persone comuni, cosa che il Corriere o il TG1 e neppure il Fatto farebbero mai, ed è questo lo stare dalla parte della ‘gente’; a dire il vero l’Italia è costellata oggi da migliaia di famiglie che devono la loro salvezza o perlomeno un aiuto vitale a Greggio, Lucci, o a Costanzo. E non fu quest’ultimo che portò in televisione per primo la lotta contro la discriminazione dei sieropositivi? Non ha proprio lui contribuito all’accettabilità dei disabili, degli emarginati, degli ammalati portandola per decenni nei salotti dell’Italietta discriminatoria e razzista? Ed ecco che milioni di italiani degni risolvono quel loro tiro alla fune col medesimo realismo che nell’Alternativa assolve Travaglio, Grillo e Facebook: ok, hanno mille difetti, ma alla fine fanno una montagna di cose giuste, punto.


Lo so che siete già schizzati in avanti con la risposta, ma vi blocco. Attenti. Vi è facile scartare queste ultime conclusioni seppellendole con una montagna di critiche all’abiezione del sistema massmediatico Mediaset, dopotutto lo amministra “il diavolo”, dico bene Tonino? Ma chiedo: se riuscite per un attimo a rimanere osservatori esterni, distaccati, potete forse evitare di vedere che il paradigma dell’assoluzione di Striscia, Iene e Costanzo è identico a quello che invece così generosamente applicate a Grillo, Gabanelli e Co.? Non è forse vero che in entrambi i casi entra in funzione una bilancia sui cui piatti è stato messo il male e il bene, e che si è fatta pendere dalla parte del bene nel nome di un interesse collettivo superiore? Lo fate voi coi paladini e con Facebook, ma lo fanno milioni di altri esseri umani degni con Ricci, Blasi e Costanzo. Forse che il vostro interesse è di natura superiore al loro?


Eppure la cosa è, e vi è, ovvia: voi stessi argomentereste subito, in un dibattito con i fans dei paladini di Striscia e Co., che il danno complessivo e a lungo termine che il Sistema massmediatico berlusconiano fa alla società è immensamente superiore ai vantaggi a breve termine delle loro battaglie civiche e di denuncia. Gli direste che, parafrasando il Vangelo, “non puoi servire due padroni”, o stai dalla parte della morale civica sempre oppure non vali nulla; non puoi da una parte rimestare Vippismo e culi e dall’altra predicare virtù; il mix che ne esce è mefitico, la gente ne viene inquinata, anzi, peggio, in essa si innesta una dissociazione percettiva fatale, quella che avvalla il fatto che se con una mano fai il bene con l’altra puoi anche lordare il tuo mondo, te lo si perdona.


Bene, ogni singola parola scritta sopra io ve la rigiro sui vostri paladini e su Facebook. Chi come loro è morale part time; chi è mosso da compassione da questa parte ma spietato da quell’altra; chi sfodera la spada con quei potenti ma fa lo stuoino con questi altri; chi si batte per i diritti di qua ma affossa quelli di là; chi grida alla censura contro i suoi compagni ma si zittisce su quella contro i suoi avversari; chi grida i fatti di questo potere ma tace su quelli dell’altro Potere; o chi regala libertà di sapere a milioni mentre incatena i medesimi milioni dietro le spalle, produce nel lungo termine un danno alla fibra etica della collettività che è immensamente superiore a qualsiasi beneficio nel breve termine. Perché, sia chiaro e scolpito nella memoria: dal principio morale esteso a 360 gradi non ci si dissocia mai se si vuole veramente cambiare la Storia, a costo di soccombere per anni, secoli. Perché solo una cosa, e una cosa sola, può alterare la corruttibilità della nostra epoca: persone che sappiano aderire a quel principio morale a qualsiasi costo, sempre, e non part time.


Non so pensare a un esempio migliore per illustrare ciò della parabola di Nelson Rolihlahla Mandela, che è qui terribilmente illuminante. Quell’uomo fu una luce per l’Africa e per l’umanità intera finché mantenne una fanatica adesione al principio morale a 360 gradi. Divenne poi un deplorevole zimbello nell’istante in cui si perdonò, e gli fu perdonato, di essere una luce part time, perché, si disse, “va bè, intanto è utile però”. Nel 1994, quando ero in Sudafrica come corrispondente, parlai a lungo con Kader Asmal, membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell’ANC di Mandela, e rimasi affascinato dal racconto che egli mi fece dei tanti e crudeli tentativi del regime di spegnere la luce di Nelson. Nei suoi 27 anni passati a spaccare pietre fra Robben Island e altre carceri, con le cornee bruciate dalle polveri dei sali, con le angoscianti notizie sulla sorte di sua moglie e sulle torture e i massacri dei suoi compagni, Mandela fu costantemente sottoposto a offerte di libertà su condizioni: firma questo, rinuncia a quello, impegnati a non dire più quest’altro, compromettiti anche solo un poco, media sulla tua fanatica adesione ai principi… e avrai la libertà, e salverai i tuoi compagni dalle sevizie, e tornerai nelle braccia di quella povera donna là fuori. Immaginate, se potete, cosa significhi dover scegliere in quelle condizioni, consapevole che la probabile alternativa era la morte in cella e il buio per milioni di neri. Ma Nelson Rolihlahla Mandela disse sempre no. Al principio morale non si deroga mai, neppure in una microscopica percentuale. Non si possono “servire due padroni”. Nelson sapeva allora che la convivenza della rettitudine con l’occasionale cedimento al vizio, e cioè quello che gli veniva proposto, avrebbe certamente portato grandi benefici nel breve termine a tutta la sua gente, ma danni indicibilmente superiori nel lungo termine. Poi fu liberato, e cadde nelle mani del Fondo Monetario Internazionale e dei ‘pedagogisti’ politici del Washington Consensus: cambiò, tanto, forse era, a quel punto, veramente sfibrato. Di fatto fu il tracollo, la storia politica ed economica del Sudafrica del Presidente Mandela è stata deplorevole, vergognosa, ma non è questo il luogo in cui trattarla. La rovina di quell’immenso eroe civico e di tutto il suo popolo fu proprio l’accettazione da parte di se stesso e da parte dei suoi sostenitori, negli anni della sua ascesa al potere, del paradigma che ho spiegato sopra, precisamente quello: “va bè, non è immacolato, ma senza di lui sarebbe peggio”. La Storia non si fa coi se, ma sono profondamente convinto che se la sua gente gli avesse gridato in massa di rimanere cocciutamente fedele ai principi morali a 360 gradi della sua prigionia, e se anche nel nome di ciò Nelson Mandela non fosse mai stato presidente, il futuro del Sudafrica non sarebbe l’incubo odierno di 10 milioni di persone senza acqua né elettricità, di violenza inaudita nero su nero, e di soffocamento a tempo indeterminato nelle morse di un regime ben peggiore dell’Apartheid, quello Neoliberale.


Che la vittoria nel tiro alla fune del realismo ("hanno falle, ma dopotutto sono utili") contro la coscienza ("utile è solo il principio morale senza deroghe") abbia sempre portato (come porterà nel caso dei vostri paladini e dei social networks) a danni immani nel lungo termine, è dimostrato da molte altre istanze, che esse siano la deplorevole discesa nel compromesso dei sindacati occidentali da 30 anni a questa parte nel nome del realismo economico, o del movimento dei neri americani dopo la morte di Luther King nel nome dell'accesso all'American Dream, oppure la diluizione del principio della sacralità dei beni comuni come l’acqua, la salute e l’istruzione nel nome dell'efficienza. In ciascuno di questi casi una folta schiera di pensatori realisti aveva sostenuto, gridato, che pretendere l'integrità morale a 360 gradi da sindacati, leader di minoranze, o gestori del bene pubblico, cioè dirgli "o così oppure tanto vale senza", era "una pericolosa devianza fanatica che finisce per cancellare dalla società anche quel poco di buono che c’è". Nulla di più errato, e infatti nel lungo termine siano giunti all'epoca della svendita del diritto al lavoro, alla permanenza della schiavitù da salario, al razzismo non più per colore ma per accesso ai consumi, e all'idea aberrante che la vita stessa si possa privatizzare.



E dunque, quando io sostengo che nell’interesse della fibra etica della nostra collettività nel lungo termine sarebbe sicuramente meglio che sparisse Report se Report deve essere Milena Gabanelli, o il Fatto se il Fatto deve essere Marco Travaglio, o i blog/social networks se devono essere Grillo e Facebook, non bestemmio affatto. Per salvare l’Italia sarebbe augurabile che esistesse un nugolo di anonimi cittadini coi piedi fermamente puntati sull’idea che il principio morale deve essere mantenuto a 360 gradi, sempre, a qualsiasi costo, in ogni azione e verso chiunque, piuttosto che bearci di una folla immane guidata dai paladini part time che voi perdonate.


Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info/

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=171

7.01.2010

Commenti (91)

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    1. medicialberto 7 gennaio 2010

      Grande Paolo.
      Un maestro non va seguito se predica bene e razzola male.

    1. mikaela 7 gennaio 2010

      Condivido quasi tutto il tuo commento dissociandomi solo dall'ultima frase

      Credo che faccia parte del dna di un individuo.

      io credo che l'integrita' morale si aquisisce solo razionalmente e non ha niente in comune con il nostro DNA bensi' ha a che fare con una sana educazione.Essere padroni delle proprie azioni senza farci trascinare da quello che e' la societa' consumistica che e' quella che uccide i valori della vera democrazia.

    1. NerOscuro 7 gennaio 2010

      @Freedo
      Se si sapesse rispetto a cosa essere integri moralmente (vedi il punto 2 delle mie modeste obiezioni), allora si potrebbe decidere se c'è un valore assoluto di integrità. Mettiamo che io sia un neoliberista convinto, per me chi è povero se lo merita perché non ha le capacità di competere. Sono integro quindi se divento povero sostengo che non ho fatto abbastanza, se divento ricco concludo che sono migliore degli altri. Bella l'integrità.

      @Nicus
      Abbiamo parlato di lungo termine, non di breve. Le previsioni del tempo che vengono fatte con modelli matematici ormai abbastanza raffinati, elaborando dati continuamente campionati da stazioni meteorologiche e satelliti e che si affidano ad un fatto semplicissimo: il clima è ciclico; non si spingono più in là di 10gg. Dopo arriva l'incertezza. Se tu sei in grado di dire cosa succederà tra 10, 5 o anche solo 1 anno, chapeu, sei più bravo dei meteorologi, dei matematici, dei fisici, degli economisti, dei generali, dei politici, dei sociologi e di tutti quelli che provano a capire qualcosa in questo casino. Secondo me, non per offendere, confondi le tue percezioni (ottimiste/pessimiste poco importa) con l'abilità di prevedere.

    1. albertgast 7 gennaio 2010

      Mah....forse sono io che non riesco a spiegarmi, ma continuo a pensare che con tutti questi bei discorsi non andremo da nessuna parte. Forse che invece ci va bene così? E allora sarebbe più onesto dirlo apertamente. Per me invece le cose stanno andando di male in peggio, ma mai mi sognerei di richiedere a chiunque di essere moralmente integro a 360, ben sapendo che io per prima non sono perfetta, quindi non lo posso pretendere da altri. Fra l'altro nutro una grossa antipatia per i super perfetti, o ritenuti tali. Resta sempre aperto un interrogativo: a chi giova denigrare giornalisti, opinionisti, politici o comici ogni volta che si vuole fare un ragionamento? A me vengono in mente solo due risposte: o a chi scrive o a chi è dall'altra parte dei suddetti giornalisti ecc. Detto in parole poverissime, se io denigro Di Pietro o Travaglio lo faccio per rendermi più visibile e importante agli occhi di chi mi legge oppure per fare un favore a Berlusconi. Non ci sono altre ragioni. Questo modo di ragionare, infilando in ogni discorso coloro che nel discorso stesso c'entrano come i cavoli a merenda mi fa regolarmente arrabbiare ed è stata anche la causa del mio abbandono, dopo pochissimo tempo, del blog di Grillo, dove ho trovato lo stesso identico modo di ragionare.

    1. Tonguessy 7 gennaio 2010

      Ho commesso l'errore di leggere questo articolo. Di solito li evito gli articoli di PB. Ma ci sono cascato. Non mi interessa ridicolizzarlo. Ogni volta che lo leggo però mi fa venire in mente una certa propaganda: si spara contro tutti in modo che, per esclusione, resti solo un'alternativa.

      Mi riprometto di non leggere più questi articoli, così almeno avrò fatto qualcosa di utile, invece delle solite vuote parole.

    1. gresci 7 gennaio 2010

      No Free-do, questo è quello che pensiamo tutti e ci incatena tutti! Perchè nessuno vuol restare indietro nell'arraffare quel che può, ormai è la convinzione del "così fan tutti" a governare le NOSTRE azioni: e a nessuno và di dover pagare per gli altri o di restare ingiustamente indietro. Spero di essere stato chiaro, sto scrivendo di getto perchè anch'io mi sono posto mille volte la stessa domanda, ma la risposta sarà sempre sbagliata finchè crederemo nel bene e nel male. Quello che ci governa è l'amore e la paura. Pensaci, se nessuno avesse paura di restare indietro, chi è che rischierebbe tutto per fregare gli altri? Oggi invece questa è la prassi, perchè tanto ognuno cerca di arraffare quel che può, è la normalità. E' l'occidente che ci ha insegnato che è l'egoismo del macellaio a spingerlo a offrirci la carne migliore, ma questo non è mai stato vero se non in rarissime e fortuite occasioni, ovviamente non è nemmeno mettendo i mezzi di produzione in mano a uno stato che si può risolvere la situazione: le lotte per il potere resterebbero intatte. Bisognerebbe riprodurre quelli che sono gli equilibri di una famiglia a ogni livello della comunità e anche lì avere fede negli altri, perchè anche al loro posto NOI saremmo onesti. L'unica rivoluzione può partire solo dalle nostre azioni.

    1. FreeDo 7 gennaio 2010

      Sono troppo ignorante per cimentarmi in analisi filosofiche ed inserirmi in questo scambio di vedute che tuttavia mi sembra interessante.Ma mi chiedo: e' tanto difficile riconoscere il valore assoluto dell'integrita' morale di cui parla Barnard? E' davvero una meta cosi' lontana? Se la vostra risposta e' si, allora da domani anch'io mi considerero' nella Jungla.

    1. gresci 7 gennaio 2010

      Il discorso in realtà è chiarissimo invece: non fidarti di travaglio nè di chi vuole svelarti i mali del mondo (barnard compreso), evitali come la peste se poi queste persone hanno anche dei lati oscuri e poco chiari. E fin qui immagino che gli darai ragione, ma poi cosa fare? Bisognerebbe fare una cosa semplice e difficile allo stesso tempo: decidere di comportarsi come si vorrebbe che gli altri si comportassero, cioè con onestà, coerentemente alla propria morale, e denunciare chi non lo fa e autodenunciarsi se si hanno sensi di colpa che schizofrenicamente si è cercato di occultare alla propria coscienza, mettere da parte per sempre le situazioni di comodo. Il concetto è semplicissimo, ma l'impegno dovrà essere immenso e infinito. L'unica vera rivoluzione può partire solo da sè stessi.
      Questo è il discorso, e i problemi dell'Italia non abbiamo bisogno di scoprirli nè da travaglio nè da grillo nè da barnard: li conosciamo tutti, e coinvolgono tanti, in maniera più o meno evidente e in dimensioni ed effetti più o meno grandi: partendo da quello che si sa del proprio vicino di casa, della propria amministrazione locale, del posto in cui si lavora e anche nella nostra stessa casa, i problemi si ripropongono identici, li identifichiamo come compromessi e sono questi a rubarci l'anima. Non serve a niente informarci sui grandi temi, non siamo attivi e siamo spesso ipocriti anche nel piccolo.
      Ora se vuoi continua a ridicolizzare barnard, come avrai capito lui conta poco rispetto a quello che ha detto e che probabilmente in molti condividono, e non avevano bisogno di lui per ricordarselo, quello che manca è la forza di volontà e il coraggio di applicarlo sempre e comunque.

    1. vic 7 gennaio 2010

      Un servizio TV su Foucault di 30':

      la1.rsi.ch/micromacro/welcome.cfm?idg=0&ids=1064&idc=40189

      Ci sono anche servizi su Horkheimer e Fromm:

      la1.rsi.ch/micromacro/welcome.cfm?idg=0&ids=1064

    1. FreeDo 7 gennaio 2010

      Questo non e' un articolo, e' una freccia sparata nel cuore del problema.
      Credo che tu sia stato anche troppo ottimista nell'immaginare che il dilemma che hai cosi' bene reso chiaro, alberghi in angoli reconditi di molte anime.L'integrita' morale a 360 gradi non si aquisisce da un giorno all'altro;
      non e' qualcosa che si puo' conquistare razionalmente.Credo che faccia parte
      del dna di un individuo.Questa e' una mia convinzione, ed e' scoraggiante.
      Con rispetto,Free-do.

    1. Tonguessy 7 gennaio 2010

      Un po' meno di filosofia e un po' più di realtà? Ma che dici? Qui siamo nel bel mezzo dello scontro epico: idealismo contro realismo (è un po' come dire musica contro pittura). PB ama polarizzare i discorsi, evitare i mezzitoni e puntare direttamente al paradosso. Purtroppo non credo se ne renda conto che sta usando lo stesso sistema polarizzante del "con me o contro di me" che tante randazzate e bushate ci ha regalato.
      E noto dall'elevato numero di interventi che queste tecniche hanno sempre un'ottima presa sul pubblico che invece diserta altre discussioni dove occorre ragionare un po' meno di pancia.

    1. albertgast 7 gennaio 2010

      Ok, s'è capito, il più pulito ha la rogna. Quindi? Quindi proviamo a seguire i tuoi suggerimenti. Eliminiamo Travaglio, Di Pietro, Grillo, Gabanelli, Santoro e chi altri? Ah sì, facebook, naturalmente. Così i "pecoroni" non seguiranno più i falsi paladini. A questo punto cosa rimane al cittadino normale? Facile rispondere: Rimangono i Vespa, i Minzolini, i Fede, i Feltri, i Belpietro, i Paragone, i Sallusti....e qui mi fermo, che non basterebbero 10 pagine. E come sarebbe l'informazione a questo punto? Risponditi da solo, che a me vien da ridere. E sì, il nugolo di anonimi cittadini sarebbe senz'altro in piazza. Ma a cantare a squarciagola "meno male che Silvio c'è", salvo poi, quando se ne andrà in pensione, sostituire Silvio col prossimo pres. del cons. E se provassimo a volare un tantino più bassi? Un pò meno di filosofia e un pò più di realtà?

    1. GRATIS 7 gennaio 2010

      Condividuo l'analisi di PB.
      Mi sento di aggiungere che tanto i programmi socio/buon/alternativi di Mediaset quanto quelli da "uso criminoso" si sono limitati principalmente ad occuparsi di questioni o questioncelle di casa nostra, se non proprio di cortile.
      Per quanto riguarda le prospettive ... Citando Battiato di tanti anni fa:
      "Si sente / bisogno di una nuova evoluzione"
      Questo è un procedimento assolutamente individuale

    1. Tonguessy 7 gennaio 2010

      Idealismo vs realismo è un po' come musica contro pittura. PB ama polarizzare i discorsi, evitare i mezzitoni e puntare direttamente al paradosso. Purtroppo non credo se ne renda conto che sta usando lo stesso sistema polarizzante del "con me o contro di me" che tante randazzate e bushate ci ha regalato.

      E noto dall'elevato numero di interventi che queste tecniche hanno sempre un'ottima presa sul pubblico che invece diserta altre discussioni dove occorre ragionare un po' meno di pancia

    1. Lord_Archon 7 gennaio 2010

      Grazie Paolo.

    1. maristaurru 7 gennaio 2010

      Si, sono d'accordo , siamo in tempi pericolosi e dovremmo tutti nel nostro piccolo cercare e denunciare
      ciao

    1. ottavino 7 gennaio 2010

      Guarda Paolo, nessuno di voi "divulgatori della verità" sa divulgare un bel niente, in realtà.
      La maggior parte di voi è persa nei particolari delle vicende del nostro tempo, ma nessuno divulga ciò che ci sarebbe da divulgare. Che poi non ci sarebbe bisogno di nessuna divulgazione. Una persona dopo un pò che ci pensa ci arriva da solo. A cosa? Al fatto che siamo insostenibili. Al fatto che l'azione dell'uomo è stata talmente spinta che ci siamo bruciati il terreno sotto i piedi. Così come siamo, siamo insostenibili, punto. Soluzioni? Chiusura di tutte le scuole e ospedali. Riduzione dello stato ai minimi termini. Milioni di disoccupati e fame e carestia. Dobbiamo senplicemente diventare poveri. Tutto qui.

    1. brunotto588 7 gennaio 2010

      I media non servono solo a mistificare e disinformare: il vero fine ultimo dei media è quello di "cambiare l' Immaginario Collettivo", di sostituirlo con un immaginario indotto e funzionale all' oligarchia al potere. Questo è vero per giornali e televisione, questo è vero per Internet ( il più formidabile strumento di controllo di massa "in tempo reale" che mai sia stato offerto al potere ! ).
      Però c'è un però ... Ossia: se io sono consapevole che la fuffa televisiva altro non è che propaganda a bassissimo livello, posso girare il coltello in mio favore: se la guardo con questa consapevolezza infatti capisco sempre meglio i meccanismi di cui il potere si serve per "indurmi" il suo Immaginario ( leggi: modalità profonda ed inconscia del pensiero che si tramuta in azione senza essere sottoposta ad analisi razionale ) ... Se io sono consapevole che il potere mi tiene in scacco economico con una truffa monetaria basata solo su un 2% di riserva "reale", capisco che detiene un' arma molto, molto fragile ... e basterebbe andare in banca a ritirare i soldi, e spegnere la Tv, per cambiare le cose nel giro di un weekend ... Non volete farlo ? Perchè siete dei coglioni cacasotto, o perchè vi sta bene così, o perchè che ne so ...!!! Ma torniamo ai media: se io so che uno mi racconta balle posso anche divertirmi ad ascoltarlo, studiare le tecniche che usa per "raccontarmela", e quindi farmi un' idea piuttosto precisa di quello che vuole nascondermi ... Se io so che Internet costituisce una formidabile finestra di controllo, posso far sapere a loro che io so, per esem,pio facendo adesso un bel "Ciao" con la manina all' agente che ci sta leggendo ... Se io so che le Banche si reggono solo sulla mia fiducia, perchè continuare a dargliela ??? Se so che i media si reggono solo sull' inganno, perchè continuare a dargli retta ??? Se so che potrei ribaltare tutto l' altarino in un solo giorno, senza colpo ferire, perchè aspettare ancora ??????????????????? Mah .......

    1. ComeDonkeyKong 7 gennaio 2010

      Per quel che riguarda i "Paladini dell'Antisistema" (la definizione mi pare che sia stata coniata proprio da Barnard), tendo, personalmente, ad applicare la categoria della buona fede. E' vero che nessuno è perfetto, né totamente e inattaccabilmente puro, e che ognuno può cadere, per una debolezza più o meno duratura, in tranelli e compromessi, o farsi coinvolgere in atti che vanno contro la nobile causa. In un certo senso, insomma, è inutile e insensato pretendere da chicchessia un comportamento limpido e specchiatissimo. E' anche vero che comportarsi in un certo modo in buona o in cattiva fede fa la differenza, e personalmente ritengo di poter rilevare sufficienti segnali da parte del gruppo del Fatto Quotidiano, Travaglio in testa, che mi inducono a diffidare di loro. Riguardo a Grillo, ho forti dubbi, ma più che altro non mi piacciono certi suoi atteggiamenti, a volte eccessivamente faciloni.

    1. KATANGA 7 gennaio 2010

      quando gli asini voleranno ci saranno italiani integri moralmente!

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