IL PARADIGMA DI STRISCIA, COSTANZO, LE IENE, MANDELA.

IL PARADIGMA DI STRISCIA, COSTANZO, LE IENE, MANDELA.

LA VIA DELLA ROVINA E I VOSTRI DUBBI

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info/

C’è un dubbio fondamentale che perseguita le menti di tanti lettori intelligenti e coscienziosi, non scherzo, non c’è ironia. Essi sanno bene che, a dir la verità, diversi fra i nomi che costellano la loro progressione civica e intellettuale sono non proprio immacolati, eppure servono. Travaglio pecca di arroganza, è un filosionista quindi paladino di una giustizia part time, si dimostra omertoso coi suoi compagni di merende, non parla mai del vero Potere, il suo giornale meno che meno, ci annebbia la vista ipertrofizzando Berlusconi. Ma è innegabile che senza di lui migliaia di cittadini, soprattutto i giovanissimi, non avrebbero mai avuto le conoscenze per combattere l’odierna Casta, poiché Travaglio è a tutti gli effetti un cronista che morde duro alle calcagna del clan di Arcore. I lettori sanno che Milena Gabanelli… oddio, avete letto Dagospia l’altro giorno? Che brutto l’inciucio della signora di Report con Prodi, la Sogin e Massimo Romano; se è tutto vero c’è da preoccuparsi tanto. E poi che fastidio la vicenda con Barnard e Censura Legale, una bruttissima macchia per lei. E le puntate pro Tav e quella sul debito pubblico? Ohi, ohi… Così come la culla craxiana da cui la paladina proviene, non proprio un pedigree da paladina, appunto. Ma se togli Report cosa rimane in Italia? Senza le puntate di Milena, è innegabile, c’è il buio, la morte civile in Tv. I lettori sanno altresì che Antonio Di Pietro ha firmato lo scandaloso Trattato di Lisbona, che maneggia i denari di partito con una certa disinvoltura, che quel suo figlio lo ha a dir poco allevato male e protetto troppo, che sguazza nel fango inquietante della Casaleggio Associati, con tutte quelle connessioni in Telecoms e banche d’investimento (leggi la Mafia maggiore), e che l’ex magistrato puzzicchia un poco (tanto) di giustizialista di destra. Eppure Tonino fa battaglie che non si possono non condividere, e di nuovo va detto che se togli lui, alle urne che si fa? Grillo, mamma mia, neppure inizio, già sapete, i miliardi, il merchandising alla Vanna Marchi, le sparate nel mucchio, la censura sul suo blog, la “gestione fascistoide delle sue liste”, la Cultura della Visibilità replicata… Ma anche Beppe rappresenta in Italia una sponda fortissima che ha fermato il naufragio dei Movimenti dopo il 1999 e dopo il flop di Nanni Moretti, l’unica così potente a dir la verità. Facebook, in ultimo, si sa che è uno strumento di obnubilazione di massa, che ha strappato ai cittadini la più immensa banca di dati personali nella Storia (se la ridono alla CIA, Microsoft, Telecoms, e ITCompanies, o i tipi alla Bearing Point, Murdoch, Pio Pompa ecc.) e che sta esasperando il rovinoso attivismo di tastiera. Tutto vero, però è Facebook e non altri che permette oggi a tantissimi membri della famosa ‘massa’, e di nuovo ai ragazzini/ragazzine, di essere raggiunti dalle parole dei sopraccitati, dei dissidenti, dalle notizie censurate, e anche dalle tue di parole caro Barnard, cosa che non sarebbe mai accaduta senza. Allora, sono da tenere o da buttare tutti costoro?


Qui sta il dilemma di tanti. Esso alberga in quell’angolo recondito dell’anima dove ha luogo un fastidioso tiro alla fune fra la coscienza (“non sono puliti, non fidarti”) e il realismo (“sarà anche, ma sono utili però”). La coscienza reclama l’integrità morale sopra ogni cosa, il realismo la considera, al contrario, una pericolosa devianza fanatica che finisce per cancellare dalla società anche quel poco di buono che c’è. E Barnard ne incarna il peggio, alcuni dicono, fosse per lui avremmo un mondo senza Marco, Milena, Tonino, Beppe e neppure Facebook. Bella roba.
Voglio rispondere a quel dilemma, una volta per tutte, è terribilmente importante. E vi dico subito che la vittoria nel tiro alla fune delle forze del realismo è una catastrofe, le cui propaggini precedono nel tempo il fenomeno dei ‘paladini’ dell’Antisistema e le cui conseguenze pagherete terribilmente care. Per capire cosa sto dicendo considerate Striscia la Notizia, il Costanzo Show, le Iene. Questi fenomeni di comunicazione di massa ricalcano perfettamente gli ingredienti dei sopraccitati fenomeni di comunicazione alternativa. Vi si trova infatti un abile mix di negativo e positivo, talmente abile che il medesimo dilemma assale altri cittadini: sì, sono buffonate, è tutto per far soldi, Costanzo è un padrino piduista, tritano tette culi e gossip caciarone… ma... Ma a dire il vero Striscia e le Iene denunciano una valanga di porcherie a milioni di cittadini (a delle audience mille volte la nostra) che altrimenti non le saprebbero mai, e i politici rispondono in fretta; a dire il vero hanno il coraggio (e i soldi) di sputtanare un sacco di malfattori su segnalazioni di persone comuni, cosa che il Corriere o il TG1 e neppure il Fatto farebbero mai, ed è questo lo stare dalla parte della ‘gente’; a dire il vero l’Italia è costellata oggi da migliaia di famiglie che devono la loro salvezza o perlomeno un aiuto vitale a Greggio, Lucci, o a Costanzo. E non fu quest’ultimo che portò in televisione per primo la lotta contro la discriminazione dei sieropositivi? Non ha proprio lui contribuito all’accettabilità dei disabili, degli emarginati, degli ammalati portandola per decenni nei salotti dell’Italietta discriminatoria e razzista? Ed ecco che milioni di italiani degni risolvono quel loro tiro alla fune col medesimo realismo che nell’Alternativa assolve Travaglio, Grillo e Facebook: ok, hanno mille difetti, ma alla fine fanno una montagna di cose giuste, punto.


Lo so che siete già schizzati in avanti con la risposta, ma vi blocco. Attenti. Vi è facile scartare queste ultime conclusioni seppellendole con una montagna di critiche all’abiezione del sistema massmediatico Mediaset, dopotutto lo amministra “il diavolo”, dico bene Tonino? Ma chiedo: se riuscite per un attimo a rimanere osservatori esterni, distaccati, potete forse evitare di vedere che il paradigma dell’assoluzione di Striscia, Iene e Costanzo è identico a quello che invece così generosamente applicate a Grillo, Gabanelli e Co.? Non è forse vero che in entrambi i casi entra in funzione una bilancia sui cui piatti è stato messo il male e il bene, e che si è fatta pendere dalla parte del bene nel nome di un interesse collettivo superiore? Lo fate voi coi paladini e con Facebook, ma lo fanno milioni di altri esseri umani degni con Ricci, Blasi e Costanzo. Forse che il vostro interesse è di natura superiore al loro?


Eppure la cosa è, e vi è, ovvia: voi stessi argomentereste subito, in un dibattito con i fans dei paladini di Striscia e Co., che il danno complessivo e a lungo termine che il Sistema massmediatico berlusconiano fa alla società è immensamente superiore ai vantaggi a breve termine delle loro battaglie civiche e di denuncia. Gli direste che, parafrasando il Vangelo, “non puoi servire due padroni”, o stai dalla parte della morale civica sempre oppure non vali nulla; non puoi da una parte rimestare Vippismo e culi e dall’altra predicare virtù; il mix che ne esce è mefitico, la gente ne viene inquinata, anzi, peggio, in essa si innesta una dissociazione percettiva fatale, quella che avvalla il fatto che se con una mano fai il bene con l’altra puoi anche lordare il tuo mondo, te lo si perdona.


Bene, ogni singola parola scritta sopra io ve la rigiro sui vostri paladini e su Facebook. Chi come loro è morale part time; chi è mosso da compassione da questa parte ma spietato da quell’altra; chi sfodera la spada con quei potenti ma fa lo stuoino con questi altri; chi si batte per i diritti di qua ma affossa quelli di là; chi grida alla censura contro i suoi compagni ma si zittisce su quella contro i suoi avversari; chi grida i fatti di questo potere ma tace su quelli dell’altro Potere; o chi regala libertà di sapere a milioni mentre incatena i medesimi milioni dietro le spalle, produce nel lungo termine un danno alla fibra etica della collettività che è immensamente superiore a qualsiasi beneficio nel breve termine. Perché, sia chiaro e scolpito nella memoria: dal principio morale esteso a 360 gradi non ci si dissocia mai se si vuole veramente cambiare la Storia, a costo di soccombere per anni, secoli. Perché solo una cosa, e una cosa sola, può alterare la corruttibilità della nostra epoca: persone che sappiano aderire a quel principio morale a qualsiasi costo, sempre, e non part time.


Non so pensare a un esempio migliore per illustrare ciò della parabola di Nelson Rolihlahla Mandela, che è qui terribilmente illuminante. Quell’uomo fu una luce per l’Africa e per l’umanità intera finché mantenne una fanatica adesione al principio morale a 360 gradi. Divenne poi un deplorevole zimbello nell’istante in cui si perdonò, e gli fu perdonato, di essere una luce part time, perché, si disse, “va bè, intanto è utile però”. Nel 1994, quando ero in Sudafrica come corrispondente, parlai a lungo con Kader Asmal, membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell’ANC di Mandela, e rimasi affascinato dal racconto che egli mi fece dei tanti e crudeli tentativi del regime di spegnere la luce di Nelson. Nei suoi 27 anni passati a spaccare pietre fra Robben Island e altre carceri, con le cornee bruciate dalle polveri dei sali, con le angoscianti notizie sulla sorte di sua moglie e sulle torture e i massacri dei suoi compagni, Mandela fu costantemente sottoposto a offerte di libertà su condizioni: firma questo, rinuncia a quello, impegnati a non dire più quest’altro, compromettiti anche solo un poco, media sulla tua fanatica adesione ai principi… e avrai la libertà, e salverai i tuoi compagni dalle sevizie, e tornerai nelle braccia di quella povera donna là fuori. Immaginate, se potete, cosa significhi dover scegliere in quelle condizioni, consapevole che la probabile alternativa era la morte in cella e il buio per milioni di neri. Ma Nelson Rolihlahla Mandela disse sempre no. Al principio morale non si deroga mai, neppure in una microscopica percentuale. Non si possono “servire due padroni”. Nelson sapeva allora che la convivenza della rettitudine con l’occasionale cedimento al vizio, e cioè quello che gli veniva proposto, avrebbe certamente portato grandi benefici nel breve termine a tutta la sua gente, ma danni indicibilmente superiori nel lungo termine. Poi fu liberato, e cadde nelle mani del Fondo Monetario Internazionale e dei ‘pedagogisti’ politici del Washington Consensus: cambiò, tanto, forse era, a quel punto, veramente sfibrato. Di fatto fu il tracollo, la storia politica ed economica del Sudafrica del Presidente Mandela è stata deplorevole, vergognosa, ma non è questo il luogo in cui trattarla. La rovina di quell’immenso eroe civico e di tutto il suo popolo fu proprio l’accettazione da parte di se stesso e da parte dei suoi sostenitori, negli anni della sua ascesa al potere, del paradigma che ho spiegato sopra, precisamente quello: “va bè, non è immacolato, ma senza di lui sarebbe peggio”. La Storia non si fa coi se, ma sono profondamente convinto che se la sua gente gli avesse gridato in massa di rimanere cocciutamente fedele ai principi morali a 360 gradi della sua prigionia, e se anche nel nome di ciò Nelson Mandela non fosse mai stato presidente, il futuro del Sudafrica non sarebbe l’incubo odierno di 10 milioni di persone senza acqua né elettricità, di violenza inaudita nero su nero, e di soffocamento a tempo indeterminato nelle morse di un regime ben peggiore dell’Apartheid, quello Neoliberale.


Che la vittoria nel tiro alla fune del realismo ("hanno falle, ma dopotutto sono utili") contro la coscienza ("utile è solo il principio morale senza deroghe") abbia sempre portato (come porterà nel caso dei vostri paladini e dei social networks) a danni immani nel lungo termine, è dimostrato da molte altre istanze, che esse siano la deplorevole discesa nel compromesso dei sindacati occidentali da 30 anni a questa parte nel nome del realismo economico, o del movimento dei neri americani dopo la morte di Luther King nel nome dell'accesso all'American Dream, oppure la diluizione del principio della sacralità dei beni comuni come l’acqua, la salute e l’istruzione nel nome dell'efficienza. In ciascuno di questi casi una folta schiera di pensatori realisti aveva sostenuto, gridato, che pretendere l'integrità morale a 360 gradi da sindacati, leader di minoranze, o gestori del bene pubblico, cioè dirgli "o così oppure tanto vale senza", era "una pericolosa devianza fanatica che finisce per cancellare dalla società anche quel poco di buono che c’è". Nulla di più errato, e infatti nel lungo termine siano giunti all'epoca della svendita del diritto al lavoro, alla permanenza della schiavitù da salario, al razzismo non più per colore ma per accesso ai consumi, e all'idea aberrante che la vita stessa si possa privatizzare.



E dunque, quando io sostengo che nell’interesse della fibra etica della nostra collettività nel lungo termine sarebbe sicuramente meglio che sparisse Report se Report deve essere Milena Gabanelli, o il Fatto se il Fatto deve essere Marco Travaglio, o i blog/social networks se devono essere Grillo e Facebook, non bestemmio affatto. Per salvare l’Italia sarebbe augurabile che esistesse un nugolo di anonimi cittadini coi piedi fermamente puntati sull’idea che il principio morale deve essere mantenuto a 360 gradi, sempre, a qualsiasi costo, in ogni azione e verso chiunque, piuttosto che bearci di una folla immane guidata dai paladini part time che voi perdonate.


Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info/

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=171

7.01.2010

Commenti (91)

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    1. pablobras 7 gennaio 2010

      Ottime riflessioni.....complimenti.
      Se Barnard potesse replicare sarebbe interessante....

    1. AlbertoConti 7 gennaio 2010

      Dire che non sia chiaro non si può, sarebbe ingeneroso o semplicemente stupido, per quanto "avanzata" possa essere certa stupidità.
      E neppure si può dire che non ci tocca, a meno di essere fuori dal mondo.
      Quel che mi sento di poter dire è che questo pensiero appartiene ad una radicalità fallace, che non contempla altre possibili realtà ed i loro congruenti punti di vista.
      Prendiamo ad es. il concetto di perdono, qui usato nei confronti dei difetti di chi si atteggia a critico integrale mentre non lo è, come a segnare la nettezza di uno spartiacque tra bene e male, perchè poi di questo si tratta, di giudizio morale. Per me il concetto di perdono è ben più vasto e universale, è qualitativamente un'altra cosa, è l'accettazione della condizione umana, proprio quell'entità che genera la morale e concepisce la stessa necessità vitale del perdono. E' bene incazzarsi per poi perdonare, se no si rimane fermi, non può cambiare nulla. E se non cambia nulla occorre incazzarsi ancor di più, il perdono te ne da nuovo diritto e nuova forza, non altro. Facile a dirsi, ovviamente, ma bisogna provare e riprovare senza limiti. Non occorre qui ribadire che questo mondo è capovolto, oggi più che mai, in un periodo non certo di lungo corso. Ma occorre forse ricordare che proprio noi che ce ne accorgiamo quasi sempre non abbiamo idea di quanto siamo capovolti dentro, anzi è spesso il male del mondo il nostro stesso scudo. Non si tratta però di rimuovere lo scudo, la paura lo impedirebbe, ma di rimuovere quello che c'è dietro lo scudo, quell'ego fatto di nulla che impedisce la visione limpida che tanto agognamo.

    1. NerOscuro 7 gennaio 2010

      Riassumo l'articolo: il meglio è nemico del bene. Sembra tutto così limpido nello scritto di Barnard, no?! Tuttavia ci sono degli enormi problemi che intendo sottoporre ai lettori e a Barnard:

      1 - Il futuro non lo conosce nessuno. È impossibile sostenere che un compromesso che migliora l'oggi è sicuro che sia nocivo per il domani. Più ci si sposta in là con il tempo, più è difficile prevederne l'andamento, nel bene e nel male. Tutti quelli che pretendono di fare proiezioni di questo tipo stanno fantasticando. Quanto sostengo è frutto di ciò che si conosce sui fenomeni complessi e caotici, non una mia stretta opinione personale.

      2 - Il giusto e l'errato. Ognuno ha un'ottica soggettiva per cui queste due categorie sono alquanto mobili. Travaglio non supporta i Palestinesi ed è filo Israeliano, è nel torto per questo? Per me sì, ma dal suo punto di vista può avere delle ottime ragioni sia morali sia pratiche per la sua posizione. Tanto per dire, può addirittura essere uno di quelli che pensa che sul lungo termine Israele sia un bene.

      3 - La partecipazione delle persone. Barnard sogna, c'è la Storia ad insegnarcelo, che il Popolo prenda finalmente coscienza e capovolga la società per un domani migliore e che ad impedire tutto questo siano i Paladini dell'anti-sistema e l'attivismo da tastiera "à la Facebook". In realtà le masse adorano essere governate, sapere cosa succederà domani e cosa fare, vogliono ordine e stabilità. Non si sono mai mosse per spodestare chicchessia se quello che si proponeva di guidarle non era migliore in qualche misura dello spodestando: meglio un cattivo governo che l'anarchia (ragione per cui Berlusconi è tutt'ora forte nei consensi). Di più: le masse non si muovono mai da sole hanno sempre bisogno di essere guidate ed incanalate. L'obiettivo coscienza delle masse è una di quei miti che la sinistra farebbe meglio a abbandonare.

      Per i punti suddetti, il succo di questo articolo parte da concetti sbagliati a metà strada tra l'utopia, l'anti-storia e un purismo d'azione di cui nessuno ha dimostrato l'efficacia. Al contrario, questo atteggiamento è stato spesso fonte di indebolimento per l'unica forza che le masse hanno: l'unità. Alla luce delle mie precedenti argomentazioni, non considero questo articolo completamente disdicevole.

    1. anonimomatremendo 7 gennaio 2010

      Pereché Barnard non fonda una nuova "Internazionale Situazionista"? Se proprio vuole combattere la " societá dello spettacolo [www.marxists.org]" che almeno conosca i termini della questione.Ah ,questi giornalisti,sembra che siano nati ieri!

    1. pablobras 7 gennaio 2010

      Non avete ancora capito che a Barnard non importa niente di se stesso ?????
      Siete proprio de coccio!
      Lui con i suoi nefasti avvertimenti, con le sue dissacrenti analisi....
      lancia nella mischia onubilata pillole di saggezza di un livello talmente alto che sfortunatamente solo pochi riescono a farsi illuminare.
      Sarà irrimediabilmente tardi quando ci ricorderemo di Barnard e delle sue
      esternazioni....lo è già adesso.

    1. Nellibus1985 7 gennaio 2010

      In questo articolo riconosco Paolo Barnard, non nel precedente. Poco da dire, la logica che segue è inesorabile.

    1. Bubba 7 gennaio 2010

      Segnalazione su Travaglio: ma uno che vende un Dvd come "integrale", senza che lo sia (come pare), come si può definire?.
      Adesso due utenti sul suo blog lo criticano perchè avrebbe spacciato il Dvd dell'intervista a Paolo Borsellino recentemente distribuito dal suo "Fatto Quotidiano" come "integrale", quando integrale non sembra proprio, come diversi utenti hanno evidenziato dai tagli nel filmato. Infatti nel dvd ci sono dei tagli evidenti, secondo un utente, e risulta che mancano nel filmato alcune domande e risposte invece presenti nella versione pubblicata dall'Espresso nel '94. A credere che l'intervista non sia integrale c'è anche il sito censurati.it.

      Ecco lo scambio (incompleto, perchè Travaglio non risponde singolarmente) tra i critici e il giornalista:

      __________________

      "A proposito dei commenti che mettono in dubbio l'integralità dell'intervista a Paolo Borsellino dei due giornalisti di Canal Plus, distribuita in dvd con il Fatto Quotidiano, confermo che si tratta dell'integrale "girato" e non montato da Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo, dal momento in cui giungono dinanzi a casa Borsellino al momento in cui ne escono. Come può verificare chiunque abbia visionato il filmato. Le mascalzonate diffuse ad arte da qualche sito di noti manipolatori si commentano da sole.
      mt "

      commento di Marco Travaglio - lasciato il 6/1/2010 alle 10:48

      ____________________________
      # 92 commento di Renzo C - lasciato il 6/1/2010 alle 13:25
      # 62 commento di Marco Travaglio
      "Egregio [Travaglio], come ho scritto nel thread precedente (in questo mi sembra OT) lei o ci racconta BALLE o non ha visto il filmato integrale VERO.
      Le spiego subito il perchè e le metto le PROVE!

      La questione che solleva il video su youtube di segugio è di lana caprina e non la prendo nemmeno in cosiderazione, chi è in grado di capire ce la può fare da solo.
      C'è solo una cosa che la smentisce, ma anche quella è di poco conto, e gliela spiego alla fine.

      MA!

      Adesso vada lei a vedere, nel link che le metto sotto, al minuto
      02:16 c'è un "sfuma a nero" seguito da "sfuma a record" che NON può essere fatto dalla telecamera da esterna, ma solo dal banco di regia.
      E' anche molto veloce, proprio in modo che possa passare inosservato.
      Forse è solo il cambio di inquadratura, forse, ma nessuno avvisa dello stop, nè gli intervistatori nè l'operatore.
      Fatto è che si tratta di montaggio in post-produzione, NON del nastro in forma integrale.

      E allora viene spontaneo chiedersi: come mai all' inizio ci vengono mostrati i piedi con la camera a terra (per avvalorare che sia integrale?) mentre poi durante l'intervista viene fatto un TAGLIO senza avvisare nessuno? Cosa c'era in quel BUCO?

      Invece nel filmato dei "manipolatori", che come ho scritto ritengo IRRILEVANTE nella sostanza, ci sono però almeno un paio di frame (min. 2:24 e 3:21) che nel vostro video NON ci sono.
      Sono immagini anch'esse irrilevanti, ma permetterebbero di scrivere che il vostro NON è integrale, anche per quei soli frame. Questo il link:
      http://www.youtube.com/watch?v=_XMnjVGXqR8
      Vada a vedersi pure quelli.

      Ora, siccome SO PER CERTO di aver ragione io, attendo una sua rettifica che come al solito non arriverà.

      Saluti dal suo personale "imbecille"

      Renzo C "
      http://www.youtube.com/watch?v=yJS0aVJHbXg

      ____________________________
      "Sto seguendo, con un misto di incredulità e sconcerto, l'incredibile dibattito che si sta sviluppando sul nostro blog a proposito del dvd con l'intervista di Borsellino. Forse qualcuno dovrebbe mettere mano al dizionario della lingua italiana per informarsi del significato di "integrale". Intervista integrale non vuol dire che, quando i giornalisti accendono la telecamera, non la spengono e non la spostano più per tutte le ore dell'intervista. Vuol dire, semplicemente, che tutto quel che
      i due giornalisti francesi hanno girato e stava sul nastro dell'intervista a Borsellino l'hanno dato a noi, che l'abbiamo riversato sul dvd senza togliere nemmeno un nanosecondo. Che poi ci siano delle pause nella ripresa, lo capiscono anche i bambini (non si capirebbe, invece, se l'avessimo montato): per esempio, quando Borsellino chiede di staccare perchè ha una telefonata di lavoro in corso, dopodichè gli rifanno la domanda o quando finisce la cassetta e viene sostituita. Di che cosa dovrei o dovremmo scusarci? Di aver definito integrale un filmato integrale? Di averlo messo a disposizione delle migliaia di persone che non l'avevano mai visto in quella definizione e tutto di seguito? Di aver ricevuto la pubblica gratitudine della vedova di Paolo Borsellino, signora Agnese, e del fratello Salvatore? Quando leggo certi deliri mi cadono le braccia e mi vien voglia di occupare in maniera più dilettevole il mio scarso tempo libero. Poi penso ai tanti che han visto quel video e ci hanno ringraziati, anche nell'affollatissima serata di presentazione a Palermo, e allora penso che vale la pena continuare. Se poi qualche decerebrato vuole continuare a credere che io (o i colleghi francesi, 17 anni dopo) mi sono messo lì a tagliuzzare l'intervista, con la mia nota manualità di montatore cinematografico, per nascondere chissà cosa è libero di farlo. E magari anche di farsi visitare da un bravo specialista.
      mt "
      commento di Marco Travaglio - lasciato il 7/1/2010 alle 10:16 #282

      ___________________________

      "Sono l'autore dei video "Le verità sull'intervista a Paolo Borsellino" e rispondo al commento n°62 di Marco Travaglio e successivi.

      Caro Travaglio, innanzitutto "noti manipolatori" te lo tieni per te che per il trattamento furbo di un testo vanti già una condanna per diffamazione, privilegio che per il momento ancora mi manca. Detto questo, e letti gli interessanti commenti di Renzo e le tue repliche, ti dico che le chiacchiere stanno a zero. Le due "sfumate" di cui parla Renzo producono la scomparsa di parti dell'intervista che invece sulla trascrizione dell'espresso proseguivano ancora per un pezzo, sino a tre fantomatici puntini (e son quei puntini, che ci intetressano) , con compiute domande e compiute risposte del magistrato che nel DVD del Fatto non esistono. Quindi, o se le è inventate di sana pianta l'Espresso, o il tuo "girato" non è integrale. Io credo la seconda. E siccome dopo lo sfumo c'erano delle domande (erano francesi, e facevano domande) e delle riposte che sull'espresso sono state invece trascritte, la spiegazione è una sola: qualcuno in uno studio, col culo su un sedia, si è messo lì e ha tagliato. Non è dato sapere, come al solito, chi l'ha fatto, e son convinto che non l'hai fatto tu. Ma è stato fatto. E se quacuno l'ha fatto, ha tagliato, e perchè li c'era qualcosa che andava tagliato, e non per portarsi a casa un pezzo di nastro come ricordino. Possiamo dichiararci pelomeno curiosi di sapere che cosa è stato tagliato senza che tu ti precipiti ad insultare con epiteti tipo"imbcille"?

      Grazie ancora e sempre. Segugio. " commento di segugio #300

      ______________________________
      fonte:
      http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/allcomments/2412490

    1. AnviL 7 gennaio 2010

      Non si può non essere d'accordo.
      La strada della rettitudine morale è difficile da seguire e da mantenere, ma è l'unica strada giusta se vogliamo cambiare le cose.

    1. renato2712 7 gennaio 2010

      grandissimo Barnard

    1. Tonguessy 7 gennaio 2010

      Accozzaglia illeggibile di temi e persone. Tanto peggio tanto meglio, Mandela come Travaglio. L'unico che si salva (ça va sans dire) è LUI, colui che senza macchia nè odore (o onore, com'è che fa il motto?) avoca a sè le "più migliori" qualità che si possano desiderare. Chiarezza a parte, naturalmente.

    1. maristaurru 7 gennaio 2010

      insomma: no alla cultura della visibilità: quoto

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