IL MONDO E’ STANCHISSIMO DI TUTTO QUESTO E VUOLE TORNARE A RIDERE


DI WILLIAM BLUM
Killing hope

Okay, Bush non se ne andrà dall’Iraq qualunque cosa si dica o faccia a meno di a) impeachment, b) una lobotomia, o c) una delle sue figlie che si dà fuoco nello Studio Ovale per protesta contro la guerra. Qualche giorno fa, al suo arrivo in Australia, “di umore allegro”, il Vice Primo Ministro gli ha chiesto della sua precedente fermata in Iraq. “Li stiamo stracciando”, ha risposto il re idiota.[1] Un altro epigramma per la sua tomba.

E i democratici non metteranno fine alla guerra. Non lo farà neanche il novantacinque per cento del popolo americano che protesti nello stesso giorno, in questa democrazia. (No, mi dispiace dire che non credo che chi protestava contro la guerra del Vietnam vi abbia posto termine. Ci furono nove anni di proteste – dal 1964 al 1973 – prima che i militari americani lasciassero il Vietnam. È stiracchiato attribuirvi un rapporto di causa ed effetto. Gli USA, dopo tutto, dovevano andarsene prima o poi.)

Solo chi combatte una guerra può porvi un termine. Abbassando le armi e rifiutandosi di uccidere più, se stessi compresi. Alcuni soldati americani in Iraq si sono già rifiutati di andare in missioni di combattimento molto pericolose. Il mese scorso, nel suo convegno annuale a St. Louis, Iraq Veterans Against the War [Veterani dell’Iraq contro la guerra] ha votato il lancio di una campagna che incoraggi i soldati americani a rifiutarsi di combattere. “Iraq Veterans Against the War ha deciso di fare dell’appoggio a chi resiste alla guerra una parte fondamentale di quello che facciamo,” ha detto Garrett Rappenhagen, un ex cecchino dell’esercito americano che ha servito in Iraq dal febbraio 2004 al febbraio 2005. Questo gruppo di veterani ha cominciato il lavoro organizzativo fra i soldati in servizio attivo in basi militari. I veterani hanno girato il paese in autobus facendo dei barbecue davanti agli ingressi delle basi. Progettano anche di aumentare gli sforzi per minare gli sforzi di reclutamento militare.

Naturalmente è molto improbabile far adottare a grandi numeri di soldati un atteggiamento di rabbia e protesta. Ma prendete in considerazione il periodo che seguì alla fine della seconda guerra mondiale. La fine del 1945 e l’inizio del 1946 videro quella che probabilmente è la maggiore rivolta di soldati che si sia mai verificata in un esercito vittorioso. Centinaia di migliaia, se non milioni, di soldati americani protestarono in tutto il mondo perché non venivano mandati a casa anche se la guerra era finita. I soldati all’inizio non se ne resero conto, ma presto molti finirono per capire che la ragione per cui venivano trasferito dall’Europa e altrove in vari luoghi nell’area del Pacifico, invece di essere rimandati a casa, era che gli Stati Uniti erano preoccupati delle sollevazioni contro il colonialismo, che, nelle menti dei funzionari degli esteri di Washington, corrispondevano al comunismo e ad altre brutte cose antiamericane. Le sollevazioni si stavano verificando in colonie britanniche, in colonie olandesi, in colonie francesi, come pure nella colonia americana delle Filippine. Sì, difficile da credere, ma gli Stati Uniti stavano agendo come una potenza imperialista.

Nelle Filippine ci furono ripetute dimostrazioni di massa di soldati che non morivano dalla voglia di essere usati contro i guerriglieri di sinistra Huk. Il New York Times riferì nel gennaio 1946 di una di queste dimostrazione: “‘I filippini sono capaci di gestire i propri problemi interni’, è stato lo slogan ripetuto da diversi oratori. Molti hanno esteso lo stesso punto di vista alla Cina.”[2]

Dei marines americani furono mandati in Cina ad appoggiare il governo nazionalista di Chang Kai-shek contro i comunisti di Mao Tse-tung e Chou En-lai. Furono inviati nelle Indie olandesi (Indonesia) per coadiuvare gli olandesi nella loro repressione dei nazionalisti locali. E navi americane per il trasporto truppe furono usate per portare i militari francesi nell’ex colonia francese del Vietnam. Queste e altre azioni di Washington portarono a numerose vaste proteste di soldati in Giappone, a Guam, Saipan, in Corea, India, Germania, Inghilterra, Francia, e a Andrews Field, nel Maryland, tutte riguardanti l’enorme rallentamento nella smobilitazione e gli usi per cui i soldati venivano impiegati. Ci furono scioperi della fame e invii di lettere in massa al Congresso da parte dei soldati e dall’enorme massa che li sosteneva in patria. Nel gennaio 1946 il senatore del Colorado Edwin Johnson dichiarò: “È doloroso e umiliante per tutti gli americani leggere in ogni giornale del paese descrizioni di quasi ammutinamento nell’esercito.”[3]

Il 13 gennaio 1946 500 soldati a Parigi adottarono una serie di richieste chiamate “La Magna Charta della truppa”, che chiedevano riforme radicali del rapporto padrone-schiavo fra ufficiali e truppa; chiedevano inoltre la rimozione del Segretario alla guerra Robert Patterson. Nelle Filippine l’umore dei soldati contro la ridotta smobilitazione si cristallizzò in un meeting di soldati che votò all’unanimità per chiedere al Segretario Patterson e ad alcuni senatori: “Qual è la posizione dell’esercito nelle Filippine, specialmente in relazione alla ricostituzione della Ottantaseiesima Divisione di fanteria come unità combattente?”[4]

Entro l’estate del 1946 vi fu un’enorme smobilitazione delle forze armate, anche se non c’è modo di sapere con esattezza in che misura fosse stata dovuta alle proteste dei soldati.[5]

Se è così che i soldati americani potevano essere ispirati e organizzati sulla scia della “Guerra Buona”, immaginate cosa si può fare oggi nel mezzo della “Guerra Atroce”.

Iraq Veterans Against the War potrebbe utilizzare il vostro aiuto. Andate a: http://www.ivaw.org/

Un bel premio per “Legacy of Ashes” di Tim Weiner

Nel 1971 il New York Times pubblicò la sua edizione dei Pentagon Papers, basati su documenti del governo riguardanti la politica vietnamita che erano presi in prestito da Daniel Ellsberg. Nella sua prefazione al libro, il Times commentava alcune omissioni e distorsioni nella visione che il governo aveva delle realtà politiche e storiche così come erano riflesse nei documenti: “La guerra clandestina contro il Vietnam del Nord, per esempio, non viene vista […] come una violazione degli accordi di Ginevra del 1954, che posero termine alla guerra d’Indocina, o come in conflitto con le dichiarazioni pubbliche delle varie amministrazioni. La guerra clandestina, dato che è segreta, non esiste per quanto riguarda i trattati e gli atteggiamenti pubblici. Inoltre, gli impegni segreti con altre nazioni non vengono percepiti come violazioni dei poteri di stipula dei trattati del Senato, poiché non sono pubblicamente riconosciuti.”[6]

Nel suo nuovo libro, “Legacy of Ashes: The History of the CIA”, anche il giornalista del New York Times Tim Weiner fa molto affidamento su documenti del governo nel decidere quali eventi includere e quali no, e il risultato è spesso ugualmente discutibile. “Questo libro,” scrive Weiner, “è pubblico – nessuna fonte anonima, nessuna citazione senza attribuzione, nessun sentito dire. È la prima storia della CIA compilata interamente da testimonianze di prima mano e fonti primarie.”(p.xvii)

Così, se il governo americano non ha messo qualcosa per iscritto o se qualcuno non ha riferito la sua esperienza di prima mano riguardo a un particolare evento, per Tim Weiner l’evento non esiste, o almeno non vale la pena di raccontarlo. Il giornalista britannico Stewart Steven ha scritto: “Se crediamo che la storia contemporanea debba essere raccontata sulla base di prove documentali prima di diventare credibile, allora dobbiamo anche accettare che tutto verrà scritto con il timbro di approvazione del governo o non verrà scritto affatto.”

Quanto alle testimonianze di prima mano, apparentemente per Weiner deve venire da qualcuno “di buona reputazione”. L’ex funzionario della CIA Philip Agee ha scritto nel 1974 un libro, “Inside the Company: CIA Diary” [trad. italiana “Agente della CIA”, Editori Riuniti, 1975], che sulle operazioni segrete della CIA in America Latina fornisce più particolari di qualunque altro libro mai scritto. Ed era certamente di prima mano. Ma Agee e le sue rivelazioni non sono affatto menzionate nel libro di Weiner. Potrebbe essere perché Agee, mentre diventava il principale dissidente dell’Agenzia, divenne anche un radicale socialista e un fedele alleato di Cuba?

Anche l’ex funzionario della CIA John Stockwell ha scritto delle memorie (“In Search of Enemies”, 1978), rivelando tanti panni sporchi della CIA in Africa. In seguito divenne anche lui un notevole dissidente dell’Agenzia, e il libro di Weiner ignora anche lui.

È ignorato anche Joseph Burkholder Smith, un altro funzionario dell’Agenzia, non proprio un dissidente di sinistra come Agee o Stockwell ma comunque autore di pesanti critiche, che intitolò le sue memorie “Portrait of a Cold Warrior” (1976), in cui rivelò numerosi casi di immoralità e illegalità della CIA nelle Filippine, in Indonesia e altrove in Asia.

C’è anche il leader cambogiano principe Sihanouk, che fornì la sua descrizione di prima mano in “My War With The CIA” (1974) [ed. italiana “La mia guerra con la CIA”, Jaca Book, 1972]. Anche Sihanouk è una non-persona nelle pagine di “Legacy of Ashes”.

Ancora peggio, Weiner ignora una vera montagna di elementi “indiziari” e di altro genere di malefatte della CIA che non soddisfano i criteri da lui dichiarati, ai quali qualsiasi ricercatore/scrittore attento dovrebbe rivolgere seria attenzione, o certo almeno menzionare per completezza. Fra i molti crimini e trasgressioni della CIA tralasciati da “Legacy of Ashes”, o minimizzati in modo assai significativo, ci sono:

* non è menzionato il vasto ruolo della CIA nelle attività di provocazione e sabotaggio degli anni ’50 a Berlino Est / Germania orientale, che contribuirono considerevolmente alla decisione dei comunisti di costruire il Muro di Berlino, anche se il muro viene discusso;

* il ruolo degli USA nell’istigare e appoggiare il colpo di stato che rovesciò Sihanouk nel 1970, che portò direttamente alla rivolta dei Khmer Rossi, a Pol Pot, e agli infami “campi della morte” cambogiani. Weiner, senza fornire alcuna fonte, scrive: “Il colpo di stato scioccò la CIA e il resto del governo americano.” (p.304) [7] Né il libro fa alcuna menzione della deliberata politica di Washington di appoggio a Pol Pot nella sua successiva guerra con il Vietnam. Il nome di Pol Pot non appare nel libro;

* le azioni criminali compiute dall’Operazione Gladio, creata dalla CIA, dalla NATO, e da diversi servizi segreti europei a partire dal 1949. L’operazione fu responsabile di numerosi atti di terrorismo in Europa, primo fra tutti l’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna nel 1980, che fece 86 vittime. Scopo del terrorismo era dare la colpa di queste atrocità alla sinistra e così aumentare la preoccupazione pubblica per un’invasione sovietica e impedire una vittoria elettorale della sinistra in Italia, Francia e altrove. Nel libro di Weiner tutto ciò è finito nel buco della memoria orwelliano;

* una discussione del preteso tentativo di assassinio del 1993 contro l’ex presidente George H.W. Bush in Kuwait presenta prove risibili, eppure afferma: “Ma la CIA alla fine concluse che Saddam Hussein aveva cercato di uccidere il presidente Bush.”(p.444) Weiner ripete questo, apparentemente, solo perché appare in un memorandum della CIA. Questo lo certifica come una “documento primario”. Ma cosa ha a che fare questo, diciamo, con i fatti reali?

* Inoltre il libro appena gratta la superficie riguardante le dozzine di elezioni all’estero in cui la CIA ha seriamente interferito; il gran numero di tentativi di assassinio, riusciti o falliti, contro leader politici stranieri; la vasta diffusione di storie fasulle nei media internazionali, storie che a volte come risultato sono state riprese sulla stampa americana; la manipolazione e corruzione di movimenti sindacali stranieri; vaste attività editoriali (libri e riviste) di copertura; il traffico di droga; e in pratica un atlante mondiale di governi rovesciati, o di tentativi di rovesciarli.

In generale “A Legacy of Ashes” è una buona lettura anche per chi ha familiarità con il mondo della CIA, ma in realtà spesso è piuttosto superficiale, anche se è lungo quasi 700 pagine. Perché tante cose importanti e interessanti sono state omesse da un libro che ha il sottotitolo: “La storia della CIA””; non, va notato, “Una storia della CIA”?

Qualunque sguardo ostile Weiner punti sulla CIA, accetta ancora implicitamente le due credenze fondamentali della guerra fredda: 1) è esistito qualcosa in giro chiamato La Cospirazione Comunista Internazionale, alimentata dall’implacabile espansionismo sovietico; 2) la politica estera degli Stati Uniti era ben intenzionata. Può essere stata spesso goffa e inefficace, ma le sue intenzioni erano nobili. E ancora lo sono.

Sparate varie

La star del football Michael Vick è stata condannata perché avrebbe aiutato a giustiziare dei cani.
Ma uccidere un cane è moralmente peggio di uccidere un pollo, una mucca, un maiale, un agnello, o un pesce, che viene fatto ogni ora di ogni giorno per permettere ai non vegetaliani di godere del tipo di dieta a cui si sono abituati? Il fatto che un cane è molto più probabile che sia l’animale domestico di qualcuno non risponde alla domanda; spiega solo perché quel qualcuno è sconvolto per il canicidio ma gli importa molto meno della liquidazione di altri animali.

Il re degli home run Barry Bonds viene diffamato perché avrebbe usato steroidi per aumentare la sua forza. Potrebbero mettere un asterisco accanto al suo record perché questo, presumibilmente, gli ha dato un vantaggio sleale sugli altri giocatori di baseball che sono “puliti”. Ma di tutte le cose che gli atleti introducono lei loro corpi per migliorare la loro salute, forma e prestazione, perché si evidenziano gli steroidi? Prendere integratori vitaminici e minerali non dà a un atleta un vantaggio sleale sugli atleti che non li prendono? Questi integratori andrebbero banditi dalle gare sportive? Gli integratori vitaminici e minerali non sono necessariamente più “naturali” degli steroidi, che in realtà sono importantissimi nella chimica del nostro corpo; fra gli steroidi ci sono gli ormoni sessuali maschili e femminili. Perché non punire chi segue una “dieta sana” per via del vantaggio che gli dà?

“Pensa che l’omosessualità sia una scelta, o sia biologica?” è stata la domanda posta al candidato presidenziale Bill Richardson dalla cantante Melissa Etheridge. “È una scelta,” ha risposto il governatore del New Mexico al forum del 9 agosto per i candidati democratici. La Etheridge allora ha detto a Richardson, “Forse non ha capito la domanda,” e l’ha riformulata. Richardson ha ripetuto che pensava fosse una scelta.[8]

La prossima volta che sentite dire da qualcuno che l’omosessualità è una scelta, chiedete loro quanti anni avevano quando hanno scelto di essere eterosessuali. Quando ammettono di non aver mai fatto una scelta consapevole, implicando così che la gente non sceglie di essere eterosessuale, la domanda successiva da fargli dovrebbe essere: “Allora solo gli omosessuali scelgono di essere omosessuali? Ma cosa viene prima, essere omosessuale in modo da poter fare questa scelta, o fare questa scelta e diventare così omosessuale?”

Perché l’amministrazione Bush ha così poco entusiasmo per la prevenzione del riscaldamento globale? Forse questa notizia dà un’idea.
“Il ghiaccio del mare artico si ritirerà per centinaia di miglia dalla costa dell’Alaska nell’estate, hanno concluso gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration. Ciò aprirà ai pescatori vaste superfici marine e darà un più facile accesso a nuove aree per l’esplorazione di giacimenti di petrolio e gas naturale.”[9]

Possiamo dire che gli Stati Uniti governano il mondo come i Talebani governavano l’Afghanistan prima che gli USA li cacciassero dal potere nel 2001. Azioni destabilizzanti vengono adottate contro il Venezuela così come si puniva una donna presa fuori casa senza addosso il burka. Aspre sanzioni vengono imposte all’Iran a Kabul così come si proibivano la musica, il ballo e gli aquiloni. Cuba viene sovvertita e danneggiata in dozzine di modi così come la polizia religiosa frustava un uomo la cui barba non aveva la lunghezza giusta.

William Blum (The Anti-Empire Report n° 49)
Fonte: http://www.killinghope.org
Link: http://members.aol.com/bblum6/aer44.htm 03.02.2007
11.09.07

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA TOMBOLESI

NOTE

[1] Sydney Morning Herald, 6 settembre 2007

[2] New York Times, 8 gennaio 1946, p.3

[3] New York Times, 11 gennaio 1946, p.1

[4] Ibid., p.4

[5] Per altre informazioni sulle proteste dei soldati, vedi Mary-Alice Waters, “G.I.’s and the Fight
Against War” (New York, 1967), un opuscolo pubblicato dalla rivista “Young Socialist”.

[6] “The Pentagon Papers” (NY Times Edition), p. xii-xiii

[7] Vedi William Blum, “Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War II” [trad. italiana “Il libro nero degli Stati Uniti”, Fazi editore, 2003], p.137-8

[8] santafenewmexican.com/news/66424.html

[9] Washington Post, 7 settembre 2007, p.6

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