DI SOLANGE MANFREDI
paolofranceschetti.blogspot.com
La polemica che da mesi imperversa sui media circa il Lodo Alfano non è altro che un “falso bersaglio”.
Con la sentenza n. 106/2009 la Corte Costituzionale non ha ritenuto illegittimo porre il segreto di stato su azioni che violano i diritti umani, e noi ci preoccupiamo del Lodo Alfano?
(per la disamina dei problemi giuridici sottesi alla sentenza rinviamo all’ottimo articolo del dott. Giovanni Salvi, pubblicato sul sito associazione dei costituzionalisti, e rintracciabile al seguente indirizzo http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dottrina/garanzie/Salvi-Segreto.pdf)
Nella foto: Abu OmarEcco la perfetta riuscita di un falso bersaglio, far credere ai cittadini che i loro diritti costituzionali sono difesi quando in realtà, senza neanche accorgersene, hanno perso il diritto alla tutela dei diritti umani.
Ecco come.
Il 17 febbraio 2003 Abu Omar viene sequestrato da uomini del Sismi e della Cia, trasferito nella base militare di Aviano e qui imbarcato su un volo diretto in Egitto, dove per mesi viene torturato in una prigione del Cairo.
La Procura di Milano apre un'indagine e, nonostante i depistaggi operati e le false informative inviate da Sismi e Cia che indicavano allontanamento volontario di Abu Omar, scopre la verità e chiede di poter ottenere i documenti in possesso del Governo inerenti al sequestro di Abu Omar, ma le viene opposto il segreto di Stato.
La Procura non si dà per vinta, prosegue le indagini, riesce ad ottenere prove del sequestro facendo a meno dei documenti coperti dal segreto di Stato, e rinvia a giudizio agenti del Sismi e della Cia.
A questo punto il Governo pone, su altri documenti (precedentemente non secretati) e allegati alla richiesta di rinvio a giudizio, il segreto di Stato.
Un segreto di stato tardivo dunque, a cui l’Esecutivo fa anche seguire la richiesta di invalidare tutte le indagini a quegli atti collegate.
Viene investita, per questo conflitto tra la procura di Milano e il Governo, la Corte Costituzionale.
Tralasciamo di entrare nel dettaglio della decisione della Corte, seppur questa presenti sotto l'aspetto giuridico profili molto dubbi, e concentriamoci sul problema principale:
La Corte non ha rinvenuto (ed avrebbe potuto ma, sopratutto, DOVUTO farlo d'ufficio) l'illegittimità costituzionale di opporre il segreto di stato su un sequestro di persona finalizzato a sottoporre un uomo a TORTURA, azione che viola i diritti umani, diritti alla base di ogni ordinamento democratico.
E questo nonostante:
- diverse risoluzioni del Parlamento europeo abbiano affermato l'illiceità delle c.d. “consegne straordinarie” (ovvero quanto successo ad Abu Omar);
- La risoluzione 1507/2007 abbia stabilito che non è possibile utilizzare il segreto di stato per impedire gli accertamenti giudiziari o parlamentari su questo tipo di violazioni dei diritti umani;
- la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo abbia ribadito che “l’articolo 3, che proibisce in termini assoluti la tortura o le pene o trattamenti inumani e degradanti, sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche. Non prevede limitazioni, e... non subisce alcuna deroga ... anche in caso di un pericolo pubblico che minacci la vita della nazione” (sentenza n. 12584/08)
In altri termini le Corti internazionali hanno detto:
- Gli uomini dei servizi segreti che hanno operato nelle c.d. “consegne straordinarie” sono dei criminali;
- Il sequestro e la tortura di un uomo non possono essere giustificati neanche in caso di pericolo che minacci la nazione, perché il rispetto dei diritti umani è il discrimine tra le società democratiche e le forme dittatoriali;
- I governi non possono utilizzare il segreto di stato per impedire alla magistratura di perseguire penalmente gli autori di questo tipo di reati;
Chiaro no?
E la nostra Corte Costituzionale che fa? Non solo non dichiara incostituzionale il segreto di stato posto dal nostro Governo, ma addirittura lo amplia confermando la validità anche del segreto di stato posto tardivamente.
E noi esultiamo per la bocciatura del Lodo Alfano, affermando che il principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è salvo?
Noi abbiamo perso molto di più, abbiamo perso, anche per la Corte Costituzionale, il diritto al rispetto e alla tutela dei diritti umani, diritti che sono il fondamento di qualsiasi ordinamento democratico.
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E se i diritti umani sono il fondamento di qualsiasi ordinamento democratico allora, oggi, l’art. 1 della nostra costituzione deve essere letto in maniera totalmente differente, non:
L'Italia e' una Repubblica democratica….
Ma
L’Italia era una Repubblica democratica….
Solange Manfredi
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html
10.10.2009
paolopignero 12 ottobre 2009
Ho visto Abu Omar in fotografia. Ho visto gli occhi, ho risentito la voce, ho sentito il gusto amaro della vergogna ed ho fatto alcune riflessioni.
Con quanta facilità si "leggono" le vicende e le sentenze. Con quanta facilità (e spero sia solo questa) si danno appellattivi di criminali o peggio . Con quanta facilità si distorce la verità o se ne dà una visione parziale di essa. Con quanta facilità si dimenticano vicende e personaggi. Con quanta facilità si crede o si vuole credere a versioni di comodo o politicamente scorrette .
Voglio raccontarvi una storia : quella di un criminale :
C’è stato un uomo in Italia che ha dedicato tutta la sua vita alla comprensione di quel fenomeno che ha prodotto persone come Abu Omar ed attraverso questa riusciva ad anticiparne le mosse per assicurare alla Patria una pace ed una sicurezza che in altri modi non sarebbe stato posiibile. Esistono uomini come Lui in Italia. Non hanno volto, spesso non hanno nomi (fino a quando questi non vengono rivelati e pubblicati sui giornali), ma esistono ed operano constantemente al servizio di noi tutti, senza clamori, uscendo dalle porte di servizio non solo della politica, ma anche della Vita.
C'è chi a soli 15 anni si cuce sulla pelle le mostrine dell'Arma e fedele ad Essa, come Essa lo è alla Patria, compie il suo dovere di carabiniere fino alla morte, sfidandola più e più volte. E' così che da sottotenente un uomo compiva importanti indagini sul separatismo sardo e su pericolosi traffici di armi fra l'isola e forze esterne, interessate alla sua destabilizzazione. Ma purtroppo coinvolgendo personaggi troppo importanti, veniva spedito per molti mesi in "esilio" all'Asinara, a fare la guardia a mafiosi e camorristi e stare lontano da giochi troppo grossi e pericolosi per un giovane tenente dell'Arma. Ma non tutto il male viene per nuocere : proprio a causa forse di questi suoi meriti veniva notato da un altro grande Carabiniere, il Generale Dalla Chiesa. I due si intendevano, si conquistavano a vicenda e ben presto il giovane tenente, ormai capitano, ne diventa il braccio destro, partecipando e dirigendo operazioni importanti contro la più grave minaccia terroristica che il nostro Paese abbia attraversato : Le Brigate Rosse. La Cattura di Curcio e Franceschini rappresentarono forse il primo grande risultato investigativo. Purtroppo però i veleni e le invidie cominciarono a serpeggiare e già si profila il diabolico disegno che si compirà molti anni dopo. Stessa Procura, stessi Giudici. Il nucleo di Dalla Chiesa investito da "assurdi" sospetti viene sciolto e i suoi componenti sparsi per tutta la penisola. Il nostro Capitano va a Napoli, dove però continua a distinguersi contro l'eversione terroristica di sinistra che in quegli anni continua a fare molte vittime. L'Arma gli è vicina e lui la ricambia con una totale abnegazione e fedeltà. Gli vengono riconosciuti meriti ed encomi....ma nessuno ha mai visto la sua faccia, ed il suo nome non è quasi mai trapelato in nessun articolo di cronaca o di politica. La discrezione, il rispetto delle regole, la fedeltà agli ideali di abnegazione e di sacrificio per i quali molti anni prima, ancora imberbe, aveva giurato, sono le sue armi e le sue carte vincenti. Tutti quelli che lo hanno conosciuto lo hanno amato o stimato, anche i suoi nemici e lui stesso spesso si trovava a ricambiarne la simpatia. Ricordo che una volta mi disse che era rimasto davvero affascinato dalle parole di Renato Curcio pronunciate durante un interrogatorio e di condividerne alcuni risvolti ideologici, ma non le azioni certamente. Il caso Moro lo vede nuovamente in prima linea contro il terrorismo. Andava a dormire con la pistola sotto il cuscino, si preoccupava per gli amici ed i parenti che lo frequentavano, cercava di proteggerli come poteva e nello stesso tempo cercava il modo per colpire al cuore l'organizzazione terroristica. Anche in quell'occasione si meritò riconoscimenti ed apprezzamenti. La lotta al terrorismo era ormai il suo campo d'azione e questo lo portò inevitabilmente a contatto con i Servizi Militari. Ad una loro proposta non seppe dire di no e così intraprese questa grande avventura, con lo stesso entusiasmo con il quale a 15 anni aveva indossato la divisa della Scuola militare Nunziatella di Napoli.
nel Sismi riuscì ad allacciare una serie di importanti contatti con il mondo arabo, d cui divenne grande conoscitore ed estimatore. Amava i Palestinesi, li giudicava grandi lavoratori. Collaborava fattivamente con gli Israeliani, con I Giordani ed i Siriani. Questa rete di contatti lo portò a stabilire rapporti di stima e fiducia personali che andarono assolutamente diretti al bene del nostro Paese, che infatti riuscì, nonostante il momento così grave, a non subire mai attacchi terroristici. Non fu, credo, solo una combinazione : ma il risultato di anni di lavoro, di conoscenza diretta delle persone e dei fatti, insomma di un lavoro di intelligence.
L'11 settembre delle Torri Gemelle, al telefono, in preda ad un grande sconforto, mi disse che ormai tutto era finito, tutto sarebbe cambiato, niente più sarebbe stato come prima. E così fu.
Il lavoro di Intelligence non fu mai interrotto, egli lavorava per assicurare a questo paese una sicurezza interna da atti terroristici, che pure altri cercavano di non evitare. Una guerra fra titani direi. Sempre però rispettando i ruoli e le gerarchie, i giuramenti e la fedeltà per cui può valere la pena di morire. Il suo ufficio si distingue in tutte le operazione di rilascio degli ostaggi italiani in Iraq. Disperato con le lacrime agli occhi mi raccontò della perdita del giornalista:"...ce l'avevamo ormai nelle mani...poi tutto è precipitato....hanno perso il controllo...sono saltati i nervi..e lo abbiamo perso!"
La morte di Callipari, suo diretto collaboratore, amico fraterno lo fa disperare per gli eventi che ne conseguiranno. Ma non era il tipo di uomo, di Carabiniere che si arrendeva. Ad Agosto del 2005 viene colpito da un nemico tremendo...uno di quelli che non perdona : il cancro. Lo affronta con coraggio e consapevolezza come fosse un terribile terrorista. Non si risparmia nessuna cura...ma rimane fermo al suo posto di comando. Non si concede tregue, tranne i pochi giorni prima e dopo una chemioterapia. Ma proprio mentre combatteva su questo fronte, cercando comunque di non far pesare a chi gli era attorno la sua malattia, un altro inaspettato nemico lo pugnala alle spalle: quello stato nel quale aveva sempre creduto, per il quale aveva più e più volte combattuto, dal quale aveva ricevuto niente di più di quello che aveva meritato, lo metteva, utilizzando il più meschino dei sistemi di denigrazione, la stampa, in stato d'accusa. Quella mattina di luglio, mentre si recava ad una delle ormai sempre più frequenti sedute di chemioterapia, veniva fermato sul portone di casa da un giovane ufficiale dei carabinieri che, con le lacrime agli occhi, gli consegnava un ordine di cattura, trasformata (grazia loro) in arresti domiciliari, a causa del suo precario stato di salute. La motivazione: concorso in sequestro di persona nella figura di Abu Omar. Un fulmine a ciel sereno, per noi che lo conoscevamo e che ci vivevamo insieme. Insinuazioni e veleni di cui nessuno, forse nemmeno lui, poteva immaginarne la portato. I mandanti ? Gli stessi, quella lontana procura di Milano, che molti anni prima aveva già cercato di fermarlo. Lui era convinto di vincerla questa battaglia. Di uscirne pulito con le scuse di chi aveva infangato la sua onorabilità. Chi lo conosceva bene non ha mai dubitato della sua innocenza della buona fede del suo operato. Chi lo conosceva sapeva che non avrebbe mai mosso un passo senza l'autorizzazione dei suoi superiori... perché così aveva sempre fatto...così gli era stato insegnato fin dalla Scuola Nunziatella....Un militare crede ed è fedele ai suoi superiori...crede nell'organizzazione alla quale tutto appartiene (Il Corpo, L'Arma, Lo Stato, La Patria ) e non tradirebbe mai, per nessun motivo. Questo gli era stato insegnato...prima che dagli Organismi militari, da Suo padre , generale dell'Esercito. Ma i Giudici non potevano conoscere, o non volevano riconoscere questi ideali. A loro non importava La Persona, ma ciò che rappresentava, e così si degnarono di ascoltarlo dopo molti giorni, sottoponendolo ad un massacrante interrogatorio (10 ore) durante il quale, facendo appello a tutte le forze che la malattia gli aveva risparmiato, egli rispose alle loro domande. Ma il mondo è pieno di traditori, di persone che antepongono i propri interessi ai propri ideali. Lui non era uno di questi, ma fra i suoi collaboratori qualche Giuda pur c'era.
Alla fine di quel calvario uno dei giudici, una vecchia conoscenza, si rivolge a lui :"..generale, mi dica, a microfono spento, da me a lei... se ha qualcosa da aggiungere, me lo dica pure liberamente... rimarrà fra me e Lei! " e lui, ricambiando lo sguardo fisso negli occhi del suo aguzzino "... signor giudice, io a Lei ho detto tutto quello che posso dire e non ho altro da aggiungere..."
Dopo quell'interrogatorio, il nostro carabiniere torna a casa. I suoi arresti domiciliari sono revocati.
Ma la sua volontà di combattere è annientata. Due nemici così sono difficili da combattere. Eppure, in uno dei suoi ultimi giorni mi disse :"...Paolo, ma qui tutti parlano...ma quando potrò parlare io ? ". Era stufo di subire insinuazioni, ed articoli di stampa dubitanti ed avvelenati....Voleva apertamente raccontare la sua verità: la Verità. Il suo avvocato lo frenava, forse consapevole della forza dei suoi avversari e dell'interesse di Stato con il quale si sarebbe inevitabilemente scontrato. E lui non parlò. Fedele ancora una volta. Quel lontano 11 Settembre delle due Torri Gemelle aveva detto che tutto era finito, che tutto sarebbe cambiato, che nulla più sarebbe stato come prima.
L'11 Settembre 2006 Egli moriva e tutto era davvero finito e tutto davvero non sarebbe più stato come prima. Adesso Egli riposa in Pace (spero) sotto un metro di terra accanto ai suoi cari genitori. Il Tricolore che ha coperto la sua bara nel suo ultimo viaggio da Roma a Napoli lo custodisce la moglie che per tutti gli eventi sarà ricoverata in una clinica per curare una gravissima depressione. Ha lasciato gli amici (tanti), i fratelli, la moglie e la figlia con una pensione che non raggiunge i 2500€ (lo dico solo per rispondere a quelli che credevano che con i suoi traffici loschi si fosse arricchito personalmente alle spalle dello Stato).
Si chiamava Gustavo Pignero.
Era un Generale dell'Arma ... ed era mio fratello.
PS:
Quanto alle direttive europee : si sappia che le operazioni della Cia su territori di paesi alleati furono concordate in sede europea e che nessun paese al mondo ha fatto ciò che in Italia ha fatto la magistratura : smantellando un servizio di Intelligence che riscuoteva la fiducia dei paesi alleati e non (anche quella dei paesi non allineati moderati e di alcuni paesei arabi) assicurando al nostro paese e ai nostri vicini una sicurezza che altri non sono riusciti a garantire ed un successo nella liberazione di ostaggi in mano ad estremisti islamici in tutto il mondo che nessun è riuscito ad eguagliare.Bene : tutto questo adesso non c'è più !
Quanto alle torture su Abu Omar credo che nessuno sia riuscito realmente a documentarle ed i certificati medici mostrati al processo si limitano solo ad alcuni esami ematologici i cui valori sono....invidiabili. Io non credo che ci siano persone accusate di terrorismo nternazionale, imprigionate e torturate in un carcere egiziano, che riescono ad uscire vivi dallo stesso !!!!!E a comunicare con l'esterno !!! Perchè nessuno si chiede come mai nessun giornalista (intendo quelli con la G maiuscola) sia mai andato ad intervistare con le moderne tecniche di "interrogatorio giornalistico" e con l'aiuto di un "vero" interprete il sig. Omar ?
Perchè il sig. Omar non è più tornato in Italia sfidando le nostre leggi ?
E' facile dare del "criminale" a chi non può difendersi !!!!