Il grande ritorno del pensiero medievale per ritrovare l’unità dei saperi

Il grande ritorno del pensiero medievale per ritrovare l’unità dei saperi

Pierfrancesco Stagi è docente universitario, abilitato a Professore associato in Filosofia morale, è dottore di ricerca in Filosofia ed ermeneutica filosofica presso l’Università di Torino (XVII ciclo) e Dr. Phil. presso le Università di Tübingen e Freiburg. Ne pubblichiamo qui un interessante articolo che tratta del ritorno del pensiero medievale nell'ambito della filosofia moderna. In questo periodo caratterizzato da continui tentativi di relativizzazione del pensiero legato ai temi religiosi (anche da chi dovrebbe farsene paladino), questa tendenza culturale che spinge al recupero del senso dell'eterno attraverso lo studio della filosofia medievale ci pare uno spiraglio di luce in un mondo che si è spinto fin troppo verso il laicismo a tutti i costi, privandosi delle domande che da sempre sono alla base della ricerca filosofica, verso il senso del sapere unitario.

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Da Avvenire, 5 dicembre 2023

Nell’ultimo decennio il panorama filosofico a livello internazionale è profondamente mutato rispetto solo a pochi anni fa, quando con grande successo era stata introdotta la distinzione tra la filosofia analitica e la filosofia continentale, che segnò uno spartiacque tra due modi di fare filosofia, l’uno modellato sull’epistemologia e le scienze esatte, l’altro sul sapere multiforme delle scienze umane. La separazione tra questi due mondi filosofici non poteva essere più netta, sembrava allora impossibile conciliare due modi opposti di pensare la dimensione storica e veritativa del sapere. Oggi, possiamo dire, che la situazione è cambiata in un’epoca in cui la filosofia di provenienza analitica ha sfruttato le debolezze della filosofia continentale per diffondersi e imporsi anche in Europa e attirare l’interesse e l’entusiasmo della generazione più giovani di filosofi. Non è servito molto per comprendere che le presunte differenze inconciliabili non erano altro che modi complementari di praticare la razionalità del sapere filosofico, che erano stati sempre in egual misura presenti e operanti anche nel pensiero filosofico del passato fin dall’Antichità e dal Medioevo.

Ciò è tanto più vero per la filosofia della religione, dove in Europa la tradizione continentale ormai da tempo, se si esclude la Francia, presenta non pochi segni di stanchezza, mentre è in pieno rigoglio nella tradizione analitica, che quasi a ciclo continuo produce testi di notevolissimo interesse filosofico-religioso. È il caso di Eleonore Stump, ancora poco conosciuta nel nostro paese, anche se è annoverata tra le principali filosofe della religione contemporanee, insieme ad altre figure ormai da tempo affermate anche da noi come Alvin Plantinga e Richard Swinburne. Non può, quindi, che essere accolta con favore la pubblicazione del suo Il Dio della Bibbia e il Dio dei filosofi (Morcelliana, pagine 144, euro 15,00), che contiene l’Aquinas Lecture tenuta nel 2016 presso l’Università dei gesuiti di Milwaukee (in appendice è stato aggiunto anche un denso profilo biografico a opera dell’autrice stessa).

Eleonore Stump inizia alla fine degli anni Settanta la sua carriera come studiosa della logica boeziana e il suo orizzonte di pensiero rimane sostanzialmente sempre legato alla filosofia medievale, anche se, come ribadisce più volte, il suo interesse per il pensiero medievale non è il frutto di una passione puramente storiografica o antiquaria ma costituisce il presupposto di una lettura “attualizzante”, in cui le principali categorie del pensiero scolastico vengono riprese alla luce delle istanze della filosofia contemporanea. Ciò può apparire allo stesso tempo un atteggiamento familiare e straniante rispetto al panorama filosofico italiano: è familiare per noi, perché sotto l’impulso della Aevi Patris la filosofia italiana ha conosciuto fin dall’inizio del Novecento una delle più imponenti rinascite del pensiero neomedioevale, la neoscolastica milanese, che proponeva una ripresa attualizzante della grande Scolastica contro le degenerazioni soggettivistiche della metafisica moderna; mentre questa ripresa può ora apparire straniante, perché ormai dagli anni Sessanta del Novecento la filosofia cattolica italiana ha abbandonato quasi completamente lo studio filosofico del Medioevo, lasciandolo nelle mani degli storici laici della filosofia, per abbracciare anche se in modo critico e con molti distinguo la filosofia moderna e cercare ciò che in essa è conciliabile con il pensiero cattolico tradizionale.

Forse è venuto il tempo, come ci ricorda la Stump, ma più in generale il new theism anglosassone, di tornare a rivolgerci ai medioevali non per riproporli con i loro “abiti” antichi sul proscenio del mondo postmoderno e ipertecnologico, un po’ come quei frammenti di costruzioni antiche o medioevali, che a volte si trovano al centro delle nostre metropoli e che rendono tutto il contesto più pittoresco, ma per ricercare quella radice “eterna” dell’essere che il pensiero contemporaneo ha smarrito nella eccessiva frammentazione dei saperi e che ha lasciato soprattutto la filosofia orfana dei suoi tradizionali oggetti di pensiero. Potremmo forse una volta per tutte lasciarci alle spalle la grande illusione, l’illusione diltheyana, che ogni pensiero è solo l’espressione del proprio tempo e che l’unica verità che esiste è la verità del proprio tempo. Le filosofie medievali ci insegnano, invece, che il vero è tale solo perché è la risposta nel tempo di ciò che è fuori dal tempo, l’eterno che si sottrae al tempo. Parlare di metafisica o di etica medievale, ma perfino di politica, significa parlare di ciò che allora, come ora, sta a fondamento della comprensione umana del mondo.

Non si può che concordare con la Stump quando afferma che «il concetto di eternità fa la differenza in molti problemi tipici della filosofia della religione». Alla filosofa americana dobbiamo, quindi, un ritorno alla scolastica, che non è la cristallizzazione del pensiero cattolico allo stadio assunto in un’epoca ormai così lontana e diversa dalla nostra, ma piuttosto la ripresa dei temi della scolastica, ad esempio, gli attributi di Dio: semplicità, unità eternità, bontà, onniscienza, alla luce delle tecniche logiche ed epistemologiche messe in atto dalla filosofia contemporanea. In tal modo ciò che appariva destinato al deposito archeologico del pensiero ritrova la sua attualità e il suo carattere provocatorio anche per il pensatore contemporaneo.

Come nel pensiero di Tommaso, ma anche di Bonaventura e dei maestri francescani, il Dio dei filosofi procede per la Stump affiancato al Dio della Bibbia, si completano l’un l’altro, perché l’uno è l’espressione della razionalità ad extra e l’altro dell’esperienza credente. La filosofia e la teologia, la ragione e la fede, costituivano per il pensatore medievale le due fonti del sapere. In tal senso, la Stump nei suoi numerosi riferimenti al testo biblico si pone oltre l’esegesi storica, che cerca di spiegare ogni passo biblico sulla base delle sue fonti storiche, ma ne cerca da filosofa il significato veritativo. Per individuare questo contenuto di verità non ci si può limitare né al semplice metodo storico-esegetico né alla verità come certezza propria delle scienze e del metodologismo cartesiano, ma bisogna poter intraprendere una molteplicità di strade, che la Stump esemplifica sulla base della sua lettura tipologica in due atteggiamenti di fondo, anche essi derivati dalla tradizione scolastica: l’approccio domenicano, fondato sulla ricerca razionale della verità attraverso l’argomentazione e la deduzione logica, e quello francescano che procede fondandosi sulla concretezza delle situazioni personali e assumendo il carattere di una conoscenza narrativa, sapienziale, esperienziale. L’auspicio della Stump è che si possa tornare a fare filosofia attingendo a entrambe le fonti, l’una praticata principalmente dalla filosofia anglosassone e l’altra dal pensiero postmetafisico e continentale, si pensi soltanto a Lévinas o all’ultimo Derrida, per cui il Dio dei filosofi e della Bibbia possano insieme superare la frattura epistemologica tra il sapere e il credere per tornare ad alimentarsi a vicenda all’unica fonte dell’essere, come ci hanno insegnato i nostri antichi maestri medioevali.

Di Pierfrancesco Stagi

Fonte: https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/riscoprire-il-pensiero-medievale-per-tornare-a-riunire-i-saperi-il-dio-della-bibbia-e-il-dio-dei-filosofi

Commenti (12)

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    1. Esploratore 29 dicembre 2023

      Salve. I commenti dovranno essere pure liberi, però mi sembra che, confrontarsi con un professore universitario ed una filosofa, attraverso pensieri inculcati da scuola, informazione e cultura addomesticata, centri sociali, sia oggettivamente eccessivo. Questo sito è o no un tentativo di apportare dubbi e confrontarsi su temi che apparirebbero"superati",dalla narrativa ufficiale?! Senza luoghi comuni e senza il dogma di essere, a prescindere, contro presunti dogmi.

    1. Violetto 29 dicembre 2023

      Il grosso problema della filosofia medievale è proprio quello: la fede!
      La religione si basa su dogmi.

      Anche se non è così scontato, anche la scienza moderna si basa su "dogmi". Più tecnicamente vengono chiamati "inosservabili" una serie di pre-supposti su cui è basato il metodo scientifico.
      Ad esempio: lo spazio tridimensionale.
      Questo è un pre-supposto che la scienza non spiega e non può spiegare. Può certamente misurarlo e "analizzarlo" ma non esiste definizione nè spiegazione.
      Esistono altri "inosservabili" che costituiscono la base della scienza.

      Al contrario, la filosofia, ha un approccio "epistemico", e deve averlo!

      Episteme deriva dal termine "ἐπιστήμη" (epistēmē), che significa "conoscenza" o "comprensione". È composto da due radici greche: Epi (ἐπι): "sopra", "su".
      Stemē (στήμη): significa "conoscenza" o "comprensione". Quando unita alla prima radice, forma "episteme", indicando un tipo specifico di conoscenza, generalmente intesa come conoscenza scientifica, razionale e sistematica.

      In altre parole la filosofia deve essere "auto basata", ovvero, ancora, deve giustificare ogni suo fondamento, non può e non deve avere, "pre-supposti".

      Per questo, una filosofia che abbia come presupposto la fede, ovvero la credenza in dogmi assoluti, è poco "filosofia".

    1. Nestor Halak 28 dicembre 2023

      L’arte di friggere l’aria ha sempre trovato volenterosi cultori in tutte le epoche e la nostra non fa certo eccezione.

      Del resto costa poco e fa figura: basta ingarbugliare un poco i concetti ed usare parolone scarsamente comprensibili.

      E non occorre neppure una gran cultura filosofica, lo fanno anche i tecnici dei computer.

      Bisogna però ammettere che la filosofia medioevale, ovviamente tutta incentrata sull'onnipotente religione e controllata a vista dall’occhiutissima gerarchia ecclesiastica, ha raggiunto vette eccelse.

      Ah che nostalgia! I bei tempi quando si bruciavano i reprobi e si discuteva se Cristo possedesse o meno la sua tunica!

      Tuttavia anche allora c’erano i relativisti pragmatici. Infatti, nel Nome della Rosa, l’inviato del Papa ammonisce prontamente gli astanti: qui non si tratta di stabilire se Cristo fosse o meno povero, ma se debba esserlo la Chiesa!

      Velatamente: occhio a ciò che concludete.

    2. Stefanovic 28 dicembre 2023

      I roghi furono quasi del tutto assenti nel Medioevo, furono una prerogativa dei secoli successivi (dal '500 in poi), dovuti a Riforma e Controriforma (comunque numeri che in secoli non raggiungono le condanne a morte della sola Rivoluzione Francese). Questo solo per riportare un po' di fatti, non per esprimere un'opinione (che non è interessante nè rilevante per nessuno)

    3. Violetto 29 dicembre 2023

      ce ne furono parecchi anche nel medioevo. Tanto per dire: la crociata contro gli "albigesi" e le persecuzioni nell'attuale nord Italia / Svizzera (Kramer)

    4. maghi 29 dicembre 2023

      dove c'è o c'è stata religione falsa, ci sono sempre stati morti assassinati, perchè la religione falsa è potere e ricchezza di matrice satanica. Mi fanno pena le monache delle Mantellate di Pistoia, che ostentano povertà evangelica e poi hanno un patrimonio immobiliare immenso. Di sicuro Gesù le chiamerebbe sepolcri imbiancati e piene di ipocrisia, ma lo rimetterebbero nuovamente in croce appena possibile. Almeno quando erano nei loro cenci, insegnavano bene la dottrina ai comunicandi della 1° Comunione, così che questi in un futuro potessero capire qualcosa della religione cristiana, ma ora l'unica cosa che insegnano è essere avidi, egoisti ed ipocriti. D'altra parte anche Hailè Selaissie voleva ministri corrotti, in modo da poterli ricattare ed ottenere la loro obbedienza. Un pò come i nostri politici, n'est pà?

    1. Fantine 28 dicembre 2023

      Mi accingo a leggere il brano, che già dal suo titolo mi incuriosisce positivamente, in virtù di ciò che mi è stato insegnato da mio padre (e che ho ricordato talvolta anche su CdC) sul fatto che il sapere non è fatto in compartimenti stagni. Come l'uomo (aggiunta mia).
      E mi accingo, altresì, a sollecitare il ritorno del nostro Sbrega.
      @Sbregaverse ci manchi.
      Mi manchi.
      Come manchi anche ad Abs, @absitiniuriaverbis.*
      Torna, Sbrega!
      Non fare il prezioso, anche se lo sei. E lo sai.

      *Ci sentiamo anche al di fuori di CdC.
      E vorrei tanto inviarti il tuo regalo di Natale (anche se non mi hai regalato nessuna prima edizione al compleanno, nemmeno quella che volevi rifilarmi del '74!).

    1. GioCo 28 dicembre 2023

      La filosofia ha iniziato a svarionare quando è diventata speculazione, perché i catto~aschenazi hanno selezionato con cura i saperi per se stessi. Ciarleria, chiacchiera forbita da intortamento... Quanto sono diventati abili !!! Ormai è un linguaggio appannaggio di pochi eletti che se la cantano e suonano da soli. In buona sintesi, sofismo in pratica, vanità in itere, nascosti da contortume spinoso dove tutto ciò che conta manca. Cioè il contrario esatto della radice del sapere umano che NON è verbale e si basa sulla semplicità dei gesti minuti. Ma va benissimo per i Gesuiti allergici al buon senso e molto attenti a tenere oliati i tribunali inquisitori e i libri della semantica scientifica dell'incoscienza. Internet ha messo il turbo a tutto questo. Sta cameriera di Moloch non cambiera una virgola, non è lì per quello. Ma che lo dico a fare ? Ci vorranno secoli per smontare l'animaccia Nera di sto marciume. Nel frattempo tutto procede come deve...

    1. maghi 28 dicembre 2023

      il Dio di Isacco, Giacobbe e Mosè è divenuto per gli imbroglioni che comandano nelle religioni solo un motivo di truffa e furto. E nel Medioevo era la stessa cosa di ora, quindi l'unità dei saperi non si trova certo nella filosofia medioevale, ma solo la possono avere quelle pochissime persone oneste intellettualmente e moralmente, che per solo amore della conoscenza, l'hanno acquisita. Tutto il resto non è noia, è orrore.

    1. PietroGE 28 dicembre 2023

      Una interessante proposta di sintesi tra sapere e credere. Non saprei argomentare dal punto di vista filosofico, direi però che per quanto riguarda la Fisica e le risposte alle domande fondamentali, il mezzo secolo e più di ateismo alla moda non solo non ha portato nulla ma in alcuni casi si è sprofondati nel ridicolo. Aver escluso Dio 'dall'equazione' ha portato a conclusioni che non solo appaiono assurde ma che sono anche in contrasto con i dati che lentamente vengono raccolti dall'universo che ci circonda. Non è una vergogna ammettere che la scienza è incapace di rispondere al come e perché è nato l'universo, come e perché è nata la vita, che cos'è l'autocoscienza e cos'è il pensiero ecc. ecc. Ci si è incaponiti a cercare una risposta nell'ambito della razionalità quando anche i meccanicisti sapevano che non bastano le equazioni a descrivere la dinamica delle cose ma occorre conoscere anche le condizioni iniziali. Ben venga quindi una rivalutazione del pensiero medievale e in particolare della scolastica. Le intuizioni degli scolastici sono la prova lampante che anche senza macchine e computer si possono scoprire verità fondamentali.

    1. oriundo2006 28 dicembre 2023

      Lasciando il 'dio' della bibbia ai suoi cultori moderni, che paiono assai ben 'versati' in queste sottili dispute ermeneutiche quanto i cultori nazi-ucraini a proposito di Kant, quello che mi pare capire è l'espressione di un bisogno: il bisogno metafisico oltre la religione dogmatica ed oltre il razionalismo critico, una diade 'oppositiva' che ha codeterminato il cammino del pensiero occidentale.

      E' uno spunto interessante, a patto di non colluderlo a forza appunto con quelle definizioni della metafisica di origine occidentale: ovvero identificarlo con i limiti ad esso imposti da una visione greca del filosofare, cui si oppone sempre l'egemonia della praxis con le sue categorie spazio-temporali fisse.

      Perchè se di bisogno si tratta, di cammino da seguire, anzi da tracciare, è quello che traspare attraverso la metafisica stessa, di un 'luogo' in cui il pensiero si possa posare felice di sè e dei suoi ambiti exsterni senza doverne dipendere quanto ai fondamenti: quel luogo si può indicare come il 'vuoto' nella metafisica orientale indù e buddista.

      'Vuoto' non di 'essere' ma sua origine oltre il fenomeno: Essere e Sè congiunti nella Coscienza Assoluta, di cui siamo alienate particelle costitutive: dimensione da sperimentare innanzitutto, come per Plotino ad esempio lo fu, e solo successivamente 'apertane' la Porta, da poterne parlare.

      Suggerisco dunque di integrare questa esigenza, che nel tempo si farà sempre più pressante, con la lettura delle Upanishad e con quella del pensiero buddista che nasce dal Sutra del Loto: Tremila Regni in un singolo istante di Vita indica fra l'altro l' unità del Vivente in tutte le sue manifestazioni attuali e potenziali e proprio perciò indice dell' unità cosmica primigenia di tutti gli esseri interrelati fra loro, qui sulla Terra come altrove. Metafisica unitiva e non oppositiva, metafisica esperita e non solo 'dialogata'.

      Raniero Gnoli per la Utet ne ha fornito magistrali letture e traduzioni, a cui deve andare tutta la nostra gratitudine privata, nell'assenza di pubblici ed adeguati riconoscimenti per tale sua immane opera.

    1. gianB 28 dicembre 2023

      Cari filosofi & Co. Quando parlate del Dio della Bibbia forse è buona cosa, per farvene un'idea più precisa che vi leggiate M.Liverani -Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele - Laterza. Credo che poi certi accostamenti tra il dio ontologico ed il dio della Bibbia si faranno con più attenzione.

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