IL GENOCIDIO ISRAELIANO DELL' ACQUA

IL GENOCIDIO ISRAELIANO DELL' ACQUA

DI ELIAS AKLEH

countercurrents.org

Il genocidio delle risorse idriche da parte d'Israele

L'acqua è una necessità per tutte le forme di vita. L'accesso all'acqua potabile è un presupposto essenziale per la possibilità di sopravvivenza di ogni comunità. I servizi igienico-sanitari, in particolare il trattamento delle acque reflue, sono altrettanto essenziali per la salute pubblica, per la difesa dell'ambiente e per le riserve idriche. Le leggi internazionali e le norme igienico-sanitarie universalmente accettate, sono state istituite per proteggere il diritto di accesso all'acqua potabile e per proteggere l'ambiente e il risparmio idrico. Nella Palestina occupata il governo israeliano sta violando tutti questi diritti, e ha trasformato l'acqua in un'arma di genocidio lento e graduale.

Molte città palestinesi in Cisgiordania e in particolare nella Striscia di Gaza devono affrontare la carenza cronica di acqua potabile. Le comunità rurali sono virtualmente prive di acqua e dipendono soprattutto dalle forniture assai costose delle cisterne d'acqua.

Nelle principali città i Palestinesi hanno accesso a una media di soli 70 litri d'acqua per persona al giorno per uso domestico e igiene personale, molto meno rispetto alla quantità minima raccomandata di 100 litri da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nelle aree rurali i palestinesi sopravvivono con 20-30 litri di acqua per persona al giorno, mentre le limitrofe colonie illegali israeliane (insediamenti), costruite su terra palestinese sottratta, godono di illimitata e costante fornitura di acqua sia per uso personale che ricreativo (piscine, parchi e giardini). È stato stimato che il 44% dei bambini palestinesi nelle zone rurali soffrono di diarrea – la maggiore causa di morte dei bambini sotto i 5 anni nel mondo a causa della scarsa qualità dell'acqua e degli standard di igiene.

Secondo la UNHRC (L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – n.d.t) "gli Insediamenti Israeliani beneficiano di acqua sufficiente per far funzionare le aziende agricole e i frutteti, per le piscine e i centri termali, mentre i palestinesi spesso hanno difficoltà ad accedere ai fabbisogni minimi di acqua. Alcuni insediamenti consumano circa 400 l/c/d (liter/capita/day - litri pro capite giornalieri - n.d.t), mentre il consumo palestinese è 73 l/c/d, e non più di 10-20 l/c/d per le comunità beduine che dipendono da acqua di cisterna costosa e di bassa qualità."

Consapevoli della disastrosa situazione dell'acqua nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza, i paesi donatori hanno sostenuto gli sforzi dell'Autorità palestinese per sviluppare il settore idrico e igienico-sanitario, e hanno destinato fondi per la costruzione di bacini idrici, impianti di trattamento delle acque reflue, e per la riparazione e l'ampliamento delle reti idriche e fognarie. L' Emergency Water Sanitation and Hygiene Group (EWASH - Gruppo per l'Emergenza Idrica Servizi Sanitari e Igiene n.d.t), una coalizione delle 30 principali agenzie umanitarie, ha lavorato con le autorità locali palestinesi per identificare e rispondere alle necessità di acqua, di servizi igienico-sanitari e alle esigenze igieniche delle comunità palestinesi.

In base alle leggi umanitarie internazionali le risorse idriche e i progetti, compreso il trattamento delle acque reflue e le infrastrutture igienico sanitarie (WASH - Water, Sanitation, Hygiene - Acqua, Servizi sanitari e Igiene n.d.t), sono considerate strutture civili essenziali per la sopravvivenza della popolazione, e per questo motivo sono protette dalla distruzione in qualsiasi contesto. Eppure il governo israeliano, con la sua lunga storia di violazioni di molte leggi internazionali, grazie alla collaborazione della sua società idrica nazionale Mekorot e della società agro-industriale israeliana Mehadrin, aveva adottato politiche discriminatorie sistematiche, gravi e dannose, per ostacolare l'accesso all'acqua ai palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, combinato con l'imponente furto delle risorse idriche.

Un rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHRC) afferma che le due società israeliane Mekorot e Mehadrin minano gravemente l'accesso dei palestinesi all'acqua, in particolare nella Valle occupata del Giordano, pompando l'acqua dei pozzi e delle sorgenti d'acqua palestinesi verso le colonie illegali israeliane (insediamenti) in Cisgiordania. L'acqua palestinese è stata rubata e convogliata in Israele a costo zero. Una frazione di essa viene poi convogliata indietro e venduta alle città palestinesi. In questo modo Israele sta rubando ai palestinesi sia la loro acqua che il loro denaro.

Nell'accordo di Oslo II fu istituito un Comitato misto israelo-palestinese (il JWC - Joint Water Committee) per la gestione delle risorse idriche e degli impianti di trattamento delle acque reflue. Il governo israeliano esercita un potere simile a quello di veto all'interno del JWC e, attraverso la lentezza della burocrazia, blocca la maggior parte delle licenze e i permessi per i nuovi impianti idrici in Cisgiordania, ponendo come condizione la reciproca approvazione da parte dei palestinesi dei progetti nelle colonie illegali (insediamenti); un accordo che l'Autorità palestinese rifiuta per paura di legittimare queste colonie.

La capacità dell'Autorità palestinese di sviluppare il suo settore WASH per far fronte alle priorità nazionali, è stata fortemente limitata dalle politiche israeliane. I palestinesi non sono stati in grado di costruire le infrastrutture dei servizi idrici necessarie su larga scala per garantire acqua e servizi igienico-sanitari alla popolazione. Tra il 1995 e il 2011 l'Autorità palestinese ha presentato 30 proposte relative ai progetti degli impianti per il trattamento delle acque reflue al JWC per l'approvazione. Solo quattro di queste, relative a riparazioni minori, sono state accettate. Sempre nel 2011, l'Autorità palestinese ha presentato 38 progetti per rimettere in funzione i pozzi d'acqua ad uso agricolo, ma il JWC ha approvato solo tre di essi.

A causa delle artificiose carenze di acqua imposte da Israele e della mancanza di impianti di trattamento delle acque reflue e delle reti fognarie, la maggioranza dei palestinesi ha dovuto ricorrere alla vecchia pratica di costruire pozzi d'acqua privati, pozzi neri e fosse settiche. Nelle aree rurali i palestinesi dipendono dalle vasche di raccolta d'acqua piovana, dalle cisterne e dai serbatoi d'acqua. Ciò aumenta i timori per la salute pubblica e per i danni all'ambiente.

Oltre ai tempi prolungati della burocrazia israeliana e al libero furto dell'acqua palestinese, il governo israeliano ha adottato ed attuato politiche e pratiche immorali e illegali, con l'obiettivo di distruggere le risorse idriche palestinesi e di contaminare i loro terreni agricoli per stimolare l'auto-evacuazione dei palestinesi da una zona ambita e la diffusione di una malattia mortale tra i loro bambini cagionevoli. L'esercito terrorista israeliano svolge ordinariamente quelli che vengono chiamati ordini di demolizione di cisterne comunali e pozzi d'acqua in terreni agricoli privati a causa di una presunta mancanza di autorizzazione. Molte di queste cisterne e pozzi sono vecchie di centinaia di anni; più vecchie dello stesso stato illegale di Israele. Gli ordini di demolizione includono anche le infrastrutture WASH e i serbatoi d'acqua forniti alle aree rurali palestinesi, e anche i serbatoi di acqua trainati da animali e da trattori. Solo nel 2011 l'esercito israeliano aveva demolito 89 strutture WASH in Cisgiordania, tra cui 21 pozzi, 34 cisterne e molti piccoli serbatoi fissi dati alle famiglie rurali, soprattutto quelle nella Valle del Giordano. Tale demolizione comprendeva anche la distruzione degli orti e la distruzione delle stalle e delle baracche degli animali. Questa devastazione viola l'articolo 53 della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta la distruzione di proprietà privata o pubblica, ed è una chiara violazione del diritto all'acqua, una componente del diritto ad un adeguato standard di vita, tutelato dall'articolo 11 della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Il governo israeliano utilizza questa negazione dell'accesso all'acqua per innescare gli spostamenti delle persone, soprattutto nelle zone che fanno parte del programma per l'espansione coloniale, in particolare per il fatto che queste comunità sono composte per lo più da agricoltori, che dipendono dall'acqua per il loro sostentamento. L'interruzione della fornitura alle comunità palestinesi delle loro risorse idriche, di solito precede l'esproprio di terreni per nuovi progetti coloniali.

Il muro di separazione/apartheid di 700 km costruito da Israele, in costruzione dal 2002, è stato deliberatamente deviato attraverso la Cisgiordania per includere, nella parte israeliana, il ricco e fertile terreno agricolo palestinese con grandi falde acquifere sotterranee, in particolare all'interno delle provincie di Jenin, Qalqilya e Tulkarem. Il muro ha ulteriormente ridotto l'accesso dei palestinesi all'acqua e ha portato alla perdita di accesso a 49 pozzi d'acqua e serbatoi sia ad uso agricolo che ad uso domestico.

Nella assediata Striscia di Gaza, le risorse idriche e gli impianti di trattamento dell'acqua sembrano essere uno dei principali obiettivi dei raid aerei israeliani e delle incursioni terrestri. Le Stazioni di pompaggio delle acque reflue, gli impianti di trattamento delle acque reflue, i serbatoi d'acqua delle principali città e le cisterne agricole, molti dei quali risalgono a prima dell'istituzione dell'illegale stato d'Israele, hanno sopportato il bombardamento diretto da parte di aerei da guerra israeliani. Dal 2005 le incursioni militari is raeliane hanno intenzionalmente distrutto almeno 300 pozzi agricoli situati nella zona cuscinetto designata da Israele.

Decine di pozzi, cisterne di raccolta dell'acqua piovana, serbatoi d'acqua sul tetto, e molti chilometri di tubazioni principali dell'acqua e altre reti di irrigazione agricola, sono state deliberatamente prese di mira e distrutte dalle forze israeliane durante le loro operazioni militari. Durante il 2008/09, l'operazione offensiva denominata "Piombo fuso" contro Gaza, i raid aerei israeliani, le artiglierie e i carri armati militari puntavano alle risorse idriche vitali di Gaza, alle stazioni di pompaggio, agli impianti di trattamento delle acque reflue e agli impianti di depurazione, provocando danni per un valore di 6 milioni di dollari.

La situazione a Gaza è particolarmente terribile. I palestinesi si basano interamente sulla falda acquifera quasi esaurita, contaminata da acqua salata e dalle acque reflue inquinate, la cui acqua è inadatta al consumo umano. L'illegale e disumano assedio imposto da Israele limita l'importazione di molti beni essenziali, tra cui il combustibile necessario per il funzionamento dell'unica centrale elettrica di Gaza. Senza energia elettrica, gli impianti di trattamento delle acque reflue e le pompe d'acqua in buono stato non possono funzionare, con il conseguente inquinamento prodotto dalle acque reflue. Si stima che 89 milioni di litri di liquami scorrano ogni giorno nel Mar Mediterraneo ad aumentare il livello di nitrati in acqua, fino a sei volte superiore ai limiti dell'OMS di 50 mg/l. Questo contamina anche il pesce da cui molti palestinesi a Gaza dipendono come principale prodotto alimentare.

Fino al 95% dell'acqua estratta dalla falda costiera di Gaza non è adatta per il consumo umano a causa di uno sfruttamento eccessivo e alla contaminazione delle acque reflue. Molte famiglie dipendono dall'acqua di cisterna. Purtroppo anche quest'acqua, è risultata essere gravemente contaminata da batteri. Secondo l'UNRWA (l' Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione - n.d.t), diarrea ed epatite virale sono le principali cause di morbosità nella popolazione dei rifugiati della Striscia di Gaza.

Il danno peggiore alle risorse idriche palestinesi, ai loro terreni agricoli, e all'ambiente, è causato dagli estremisti religiosi occupanti (coloni) armati fino ai denti. Guidati dalla loro religione di suprematismo razzista e senza ostacoli, bensì con il tacito incoraggiamento e la protezione del governo israeliano e dell'esercito, questi fanatici israeliani occupano illegalmente e con la forza le cime delle colline dei terreni agricoli palestinesi, vi costruiscono le loro colonie illegali, e iniziano ad attaccare le comunità palestinesi limitrofe. Oltre ad attaccare le case palestinesi, incendiando i loro raccolti e le stalle degli animali, confiscano le sorgenti d'acqua, avvelenano i pozzi d'acqua palestinesi con sostanze chimiche, li inquinano con i pannolini sporchi, con le proprie feci o con i polli morti, e rovesciano e sparano sui serbatoi d'acqua sul tetto.

Tali colonizzatori fanatici sono i maggiori produttori pro capite di acque reflue in Cisgiordania, e scaricano grandi quantità di acque reflue direttamente nell'ambiente, contaminando il terreno agricolo adiacente e i corsi d'acqua ad uso agricolo. Costruendo casualmente le loro colonie sulle cime delle colline, senza fognature e impianti di trattamento delle acque reflue, tali coloni estremisti scaricano le loro acque reflue e i liquami giù per la collina verso le comunità palestinesi e i terreni agricoli, causando gravi danni ecologici e la contaminazione dei prodotti alimentari agricoli palestinesi, aumentando così il contagio delle malattie.

Come riportato dalle Nazioni Unite nel marzo 2012, un altro grave pericolo per i palestinesi deriva dal sequestro delle sorgenti con l'uso della forza da parte dei coloni. Il rapporto afferma: "I palestinesi hanno progressivamente perso l'accesso alle fonti d'acqua in Cisgiordania a seguito dell'appropriazione delle sorgenti da parte dei coloni israeliani, che hanno usato minacce, intimidazioni e recinzioni per garantirsi il controllo dei punti di distribuzione dell'acqua vicino agli insediamenti."

L'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA), ha esaminato 50 sorgenti in territorio palestinese vicino agli insediamenti israeliani e ha rilevato che: “In 22 delle sorgenti d'acqua, i palestinesi sono stati scoraggiati ad accedere alle sorgenti per via degli atti intimidatori, delle minacce e delle violenze perpetrati dai coloni israeliani, mentre nelle otto sorgenti sotto il pieno controllo dei coloni, l'accesso dei palestinesi è stato impedito da ostacoli fisici, tra cui la recinzione dell'area della sorgente, e la sua 'annessione de facto' all'insediamento”.

Israele sta deliberatamente e arrogantemente violando numerose leggi internazionali ed è uno stato che ha sottoscritto, in particolare, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia (CRC), la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), la Quarta Convenzione di Ginevra e il suo protocollo aggiuntivo relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati e molti dei regolamenti dell'Aja.

La violazione di Israele di tutte queste leggi internazionali, accompagnata dalle sue politiche e dalle sue pratiche immorali per privare l'intera popolazione palestinese dei loro diritti di accesso alla necessaria acqua potabile, è considerato un crimine di genocidio, un crimine per il quale Israele (gli Ebrei) è molto famoso.


Elias Akleh

Fonte: www.countercurrents.org

Link: http://www.countercurrents.org/akleh190514.htm

19.05.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MATTEO SANTINI

Commenti (45)

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    1. haward 11 giugno 2014

      Se lei crede realmente che Israele sia stato aggredito e, di conseguenza, la guerra dei sei giorni, sia stata "subita" per cui l'occupazione di Gerusalemme e degli altri territori non ci sarebbe mai stata senza l'attacco degli Arabi, le consiglio, senza alcuna supponenza da parte mia, di approfondire l'argomento.


    1. cardisem 11 giugno 2014

      Questa analogia con l’Istria è tipica delle argomentazioni della propaganda sionista... Colgo l’occasione per decostruire e confutare l’analogia e l’argomento.
      - Italia ed ex-Iugoslavia erano due stati confinanti, in guerra fra loro. Da che mondo e mondo le guerre sono cose crudeli e succedono cose crudeli... Come allora sia stata gestita la cosa non ci riguarda ora e qui...
      - Israele costituisce un Unicum eticamente e giuridicamente impossibile nella nostra epoca:
      -- in pratica, un flusso di "immigrati” sbarca in una terra e ne scaccia o massacra gli abitanti per occupare il loro territorio...
      --- questo processo storico ha una “dottrina” che lo incuba e prepara lentamente:
      ---- le fasi e periodizzazioni si snodano in oltre un secolo: dalla fase della colonizzazione sostenuta dal barone Rotschild, al forte insediamento favorito dal Mandato Britannico, al “colpo” della «pulizia etnica» del 1948 sostenuto dagli equilibri geopolitici dell’epoca, che hanno “sacrificato” cinicamente un popolo, quello palestinese, in violazione di ogni principio umanitario sostenuto nelle grandi Dichiarazioni universali dei diritti...

      In sintesi, resta sbagliata e truffaldina qualsiasi spiegazione volta alla “normalizzazione” di una situazione contraria all’etica politica e al diritto...

      Sarebbe come se gli attuali immigrati di Lampedusa pensassero non di essere “accolti” ma di cacciare dalle loro case tutti gli italiani e di impossessarsi delle loro città e della loro economia...

      È quel che è esattamente successo in Palestina dal 1882 in poi, ed è potuto succedere perché vi è stata anche la nostra complicità e connivenza...
      - Spero di non dover più intervenire nella discussione... peraltro assai spinosa e insidiosa...

    1. cardisem 11 giugno 2014

      Cosa ci azzecca te lo spiego io, anche se si tratta di uso metaforico...
      a) Gaza è un "campo di concentramento” nella misura in cui in una piccola area sono concentrati un milione e mezzo di persone, con i confini delimitati da Israele che decide chi e cosa può entrare o uscire: più prigione di questa (campo di concentramento) mi riesce difficile immaginarne,
      b) Nessuno sostiene che i “campi di concentramento”... nazisti (?) siano un "falso storico”: se ti riferisci agli storici "revisionisti” (tipo Mattogno) questi assolutamente NON sostengono che i "campi di prigionia” siano un "falso storico”: sostengono ben altre e diverse cose su cui non mi soffermo
      c) Se vai a leggerti il libro di Gada Kharmi, Sposata a un altro uomo, trovi una mezza pagina dove si parla di "campi di concentramento”, esistiti dal 1948 al 1953, dove erano tenuto dentri "palestinesi” della "pulizia etnica” del 1948 e che avevano il compito di costruire le case dei “coloni” o "pulitori etnici”, utilizzando le pietre delle case distrutte degli stessi palestinesi....Karmi... Ho trovato la citazione, eccotela:
      --
      Per illustrare la situazione basta un esempio. Una caratteristica della Nakba, della quale si è parlato poco, furono i campi di lavoro forzato istituiti dal nuovo Stato israeliano durante la guerra del ’48-49. Secondo la Croce Rossa Internazionale furono istituiti cinque campi per la popolazione maschile tra i 10 e i 60 anni che ospitarono oltre 5000 palestinesi catturati nel corso della guerra. Gli uomini lavoravano per costruire gli insediamenti israeliani e per trasferire le pietre delle case arabe distrutte, necessarie per la costruzione di nuove abitazioni per gli ebrei. I prigionieri rimasero nei campi dai due ai cinque anni, la maggior parte fu rilasciata nel 1955. Molte delle guardie dei campi erano ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania nazista, a volte anche ex prigionieri dei campi tedeschi. Nessuno dei prigionieri palestinesi parlò di questa esperienza e questa storia è emersa solo successivamente. Fu come se nessuno riuscisse a esprimere in parole l’enormità delle sofferenze causate dall’esperienza della perdita, dell’insicurezza e dello sradicamento. La gente che doveva far fronte alla sopravvivenza quotidiana non poteva guardare al passato.

      Ghada Karmi, Sposata a un altro uomo.
      Per uno Stato laico e democratico
      nella Palestina storica, Roma, 2010, pp. 32-33
      -------

    1. cardisem 11 giugno 2014

      Guarda che tu puoi essere di destra, centro, sinistra, sopra, sotto: non mi interessa! Sei tu che continui a non capire: io ho contestato alla radice qualsiasi fondamento di "legittimità" a una “pulizia etnica” (Pappe) che inizia dal 1882 e continua oggi... Se hai compreso la mia distinzione fra "dualità” e "singolarità” non puoi ripetere ciò che ti ho già contestato con argomento: non esiste nessuna "guerra” legittima che consenta all‘»aggressore« di acquisire “diritti”: non si tratta qui di un "gioco" a chi vince una guerra... Io non so se tu non capisci perché non sei in grado di capire o semplicemente no vuoi capire: anche quest’ultima è una tecnica in uso fra gli agit-prop “sionisti”, appositamente addestrati... Qui non si tratta di fare il tifo per l’«arabo» “buono” e “l’israeliano” che è invece “cattivo”...Qui si tratta di un giudizio etico-politico dove anche noi italiani siamo infinitamente più ipocriti e «cattivi» di “arabi” e “israeliani” messi insieme... De te fabula narratur!
      Ah... Pardon! Immaginavo che tu avessi letto questo mio commento, non espressamente a te indirizzato:
      «ll commento è ambiguo e di parte nel suo apparente distacco. La
      confutazione potrebbe essere lunga e non ne ho la voglia. Mi limiti a
      poche battute di tastiera. Non esiste una "dualità” del conflitto, dove
      si possono osservare due contendenti che non sanno trovare la via della
      pace. Esiste solo la "singolarità” una aggressione fomentata da una
      ideologia "criminale per essenza" (il sionismo che dei ciarlatani
      vogliono equiparare al nostro Risorgimento), che dai suoi esordi si è
      posto come obiettivo la "pulizia etnica” della Palestina. Dire "pulizia
      etnica” significa "genocidio”: leggasi Ilan Pappe. Si ricordi ancora che
      nel 1861 gli "ebrei” (religione o nazione ebraica?) autoctoni erano il
      3,5% della popolazione palestinese complessiva. I “sionisti”
      incominciano ad arrivare nel 1882, riscuotendo diffidenza e ostilità da
      parte degli "ebrei” autoctoni. Vi è è poi una massiccia immigrazione
      sotto il Mandato Britannico, che è stato largamente complice nel
      crimine. Solo con la grande "pulizia etnica” del 1948 lo “stato ebraico”
      può fare affidamento su una "maggioranza” di immigrati per lo più
      dall’Europa orientale... Oggi, l’espressione "stato ebraico” non ha
      assolutamente nulla a che fare con la religiosità, ma si intende
      unicamente che deve restare "maggioranza” la massa degli immigrati
      "ebrei" in una terra che il "sabra” Gilad Atzmon ha lasciato ritenendo
      che fosse stata rubata ai palestinesi, tra gli altri anche da suo nonno
      "terrorista dell’Irgun”, secondo quando Atzmon stesso racconta nel suo
      importantissimo libro sulla "identità ebraica”, dove il sionismo è
      definito come un "primatismo razziale a carattere globale”...»

    1. cardisem 11 giugno 2014

      Guarda che tu puoi essere di destra, centro, sinistra, sopra, sotto: non mi interessa! Sei tu che continui a non capire: io ho contestato alla radice qualsiasi fondamento di "legittimità" a una “pulizia etnica” (Pappe) che inizia dal 1882 e continua oggi... Se hai compreso la mia distinzione fra "dualità” e "singolarità” non puoi ripetere ciò che ti ho già contestato con argomento: non esiste nessuna "guerra” legittima che consenta all‘»aggressore« di acquisire “diritti”: non si tratta qui di un "gioco" a chi vince una guerra... Io non so se tu non capisci perché non sei in grado di capire o semplicemente no vuoi capire: anche quest’ultima è una tecnica in uso fra gli agit-prop “sionisti”, appositamente addestrati... Qui non si tratta di fare il tifo per l’«arabo» “buono” e “l’israeliano” che è invece “cattivo”...Qui si tratta di un giudizio etico-politico dove anche noi italiani siamo infinitamente più ipocriti e «cattivi» di “arabi” e “israeliani” messi insieme... De te fabula narratur!

    1. Gil_Grissom 11 giugno 2014

      Nonostante l'appoggio totale dell'Occidente? Cosa dovrebbe fare l'Occidente secondo lei, muovere guerra ad Israele? Le ricordo che i cosiddetti territori occupati sono stati appunto occupati da Israele in seguito ad una guerra in cui Israele fu l'aggredito e non l'aggressore, il suo piu' grande torto fu di vincere quella guerra.Gli stati arabi furono invece sconfitti e come lei sa, quando si perde una guerra, si perdono in genere anche dei territori, come successe all'Italia con l'Istria e la Dalmazia al termine del secondo conflitto mondiale. Anche noi dovemmo ingoiare quell'amaro boccone e i nostri connazionali furono ugualmente sottoposti ad atrocita', come lei ben sapra', da parte dei nuovi occupanti.

    1. haward 11 giugno 2014

      Il tasso di crescita delle popolazioni del terzo mondo, in generale (e non
      considero la Palestina terzo mondo), nonostante le spesso gravissime carenze
      idriche, alimentari ed igieniche, è doppio o triplo di quello dei Paesi
      industrializzati. Gli Israeliani, se potessero, risolverebbero il problema
      demografico palestinese con le spicce ma, nonostante l'appoggio totale
      dell'Occidente, non è ancora consentito loro usarle per cui si "limitano" ad
      impedire che la popolazione araba possa svilupparsi e prosperare in modo
      naturale.

    1. Gil_Grissom 11 giugno 2014

      Puo' anche essere come dici tu ma secondo me la ragione e' in realta' molto piu' semplice: la stampa europea, spesso asservita al politically correct dell'arabo vittima sempre e dell'ebreo sempre aguzzino, descrive a Gaza una situazione in realta' molto peggiore di quella che e' in realta': non vivono bene ma cibo e acqua non mancano.

    1. Gil_Grissom 11 giugno 2014

      Guarda hai sbagliato proprio tutto: io sono simpatizzante per un partito di estrema destra per cui puoi immaginarti quanto mi siano simpatici i sionisti.Dico solo che sarebbe ora di finirla con la solita litania che gli ebrei sono tutti cattivi e gli arabi tutti bravi, la realta' e' un po' piu' complessa e ti ricordo che Israele occupa i territori denominati occupati in seguito ad una guerra in cui fu aggredita e non aggressore, il suo torto fu di vincere quella guerra. E quando si vince una guerra si acquisiscono territori e quando la si perde si perdono territori, Istria e Dalmazia docent.

    1. Gil_Grissom 11 giugno 2014

      Che ci azzecca Gaza coi campi di concentramento che peraltro molti sostengono siano un falso storico?

    1. Gil_Grissom 11 giugno 2014

      Se in una popolazione il tasso di crescita aumenta sempre di anno in anno significa che ci sono acqua e cibo sufficienti perché cio' accada, tutto qui.

    1. cardisem 10 giugno 2014

      ll commento è ambiguo e di parte nel suo apparente distacco. La confutazione potrebbe essere lunga e non ne ho la voglia. Mi limiti a poche battute di tastiera. Non esiste una "dualità” del conflitto, dove si possono osservare due contendenti che non sanno trovare la via della pace. Esiste solo la "singolarità” una aggressione fomentata da una ideologia "criminale per essenza" (il sionismo che dei ciarlatani vogliono equiparare al nostro Risorgimento), che dai suoi esordi si è posto come obiettivo la "pulizia etnica” della Palestina. Dire "pulizia etnica” significa "genocidio”: leggasi Ilan Pappe. Si ricordi ancora che nel 1861 gli "ebrei” (religione o nazione ebraica?) autoctoni erano il 3,5% della popolazione palestinese complessiva. I “sionisti” incominciano ad arrivare nel 1882, riscuotendo diffidenza e ostilità da parte degli "ebrei” autoctoni. Vi è è poi una massiccia immigrazione sotto il Mandato Britannico, che è stato largamente complice nel crimine. Solo con la grande "pulizia etnica” del 1948 lo “stato ebraico” può fare affidamento su una "maggioranza” di immigrati per lo più dall’Europa orientale... Oggi, l’espressione "stato ebraico” non ha assolutamente nulla a che fare con la religiosità, ma si intende unicamente che deve restare "maggioranza” la massa degli immigrati "ebrei" in una terra che il "sabra” Gilad Atzmon ha lasciato ritenendo che fosse stata rubata ai palestinesi, tra gli altri anche da suo nonno "terrorista dell’Irgun”, secondo quando Atzmon stesso racconta nel suo importantissimo libro sulla "identità ebraica”, dove il sionismo è definito come un "primatismo razziale a carattere globale”...

    1. EurasianMan 10 giugno 2014

      http://al-mustaqbal.net/jabhah-islamiyah-dan-jaisul-mujahidin-bersekutu-dalam-memerangi-isis/

      http://syriaupdate.files.wordpress.com/2014/02/isis.jpg

    1. haward 10 giugno 2014

      Il Palestinese sarebbe uno "pseudo popolo"? E, di grazia, perchè? Gente che da
      secoli vive in un determinato luogo, parla la stessa lingua e segue gli stessi
      costumi non può avere la dignità di "popolo"? Si stupisce che gli ebrei
      israeliani (salvo lodevoli eccezioni) si comportano così e non riesce a trovare
      spiegazioni? Ha mai sentito parlare di Terra Promessa e di Popolo Eletto? Guardi
      che ai bambini ebrei non si insegna ad amare il proprio nemico ed a porgere
      l'altra guancia ma li si convince che quei luoghi spettano a loro e soltanto a
      loro in virtù del patto con il "loro" Dio.

    1. Tashtego 10 giugno 2014

      Lei non se lo spiega, e sia. Per me si spiega con una parola: razzismo.

    1. lucamartinelli 10 giugno 2014

      Non mi aspettavo nulla di diverso dai criminali israeliani. Cmq la storia è vecchia.

    1. GioCo 10 giugno 2014

      Di queste vicende che vedono uno pseudo popolo (palestinese) contro un altro pseudo popolo (israeliani) neo-entità territoriali nate reciprocamente a partire da un magma indistinto di gruppuscoli di derivazione etnica più disparata e coesi per lo più per causa di forza maggiore con pretesti politico-religiosi discutibili, mi colpisce oltre alla violenza della contrapposizione l'assoluta assenza di un significato concreto per tale contrasto.
      Penso che se dovessi indicare a una generazione futura dove può portare la follia umana quando non riesce a sciogliere la stereotipia sociopatica del "nemico", citerei questo caso drammatico.
      Certamente bisogna fare in questo ragionamento premesse e distinguo: non metto sullo stesso piano le diverse fazioni, la misura delle forze in campo per stabilire chi esercita con evidente arroganza la propria indiscutibile supremazia verso chi e dove, non mi pare abbia alcun senso discuterlo.
      Anche per chi glorifica il forte, l'evidenza è sotto gli occhi di chi non la teme.
      Sul piano mediatico poi, starei molto attento a parlare di faziosità in una vicenda che si regge esclusivamente sull'acrimonia e con un dialogo irrazionale: in questo senso è impossibile parlare dell'argomento senza essere intrinsecamente faziosi. Però è possibile tentare di ripulire la notizia dalle faziosità, per guardare l'oggettivo che ne rimane. Non mi pare che ciò che rimane riesca a raccontare qualcosa di positivo circa il senso di umanità che emana lo Stato di Israele in quanto entità politica.
      Il motivo per cui questa entità non riesce a coesistere con le diversità etniche proprie di un territorio che da sempre le accoglie e che fino alla sua comparsa erano in pace e in prosperità in quel territorio, mi rimane totalmente oscuro. Se vi erano ragioni geo-strategiche semi-fumose all'epoca della guerra fredda, oggi ogni ragione dovrebbe (in linea di principio) essere dissipata e pilotare la politica del conquistatore (come è accaduto nei secoli sempre e ovunque) verso una pacificazione. Neppure l'Impero Romano era stato tanto costate nell'esercizio della sua prevaricazione, anche perché agli interessi territoriali, politici e militari invariabilmente dovrebbero subentrare poi quelli sociali, che perseguono la politica della distensione.
      Il linguaggio del più forte (per una convenienza che è propria del più forte e che solo lui ha facoltà di esercitare con efficacia, come è sempre stato nella storia) dovrebbe cambiare e dovrebbe anche cambiare la logica del confronto tra le parti, invece perdura nei decenni e non sembra nemmeno prospettarsi all'orizzonte alcuna evoluzione in alcuna direzione, se non l'esacerbazione infinita del conflitto. E' come vedere agire un bullo visceralmente convinto che l'esercizio dell'arroganza sia totalmente fine a se stesso e inscindibile dai suoi rapporti con il resto del mondo. Nemmeno in una società di bulli avrebbe un senso. La cosa che somiglia di più a questa vicenda è una faida di famiglia. Ma questa non è certamente una faida di famiglia e non ha nemmeno la scusanti storiche (stante le attuali conoscenze archeologiche).
      Ciò che rimane alla fine è solo l'oggettiva pena che subisce un gruppo di Umani vessato con atrocità creativa da un altro gruppo di Umani, per nessun ragionevole motivo.


    1. cardisem 10 giugno 2014

      "Fazioso” chi? E che senso ha il tuo rinvio a Gaza? Non è una prigione aperto? Ha senso uno stadio di calcio con dentro chiusa delle gente e lo «Stato ebraico di Israele» che tiene le chiavi e decide chi vi può entrare e uscire, e cosa vi entra e cosa vi esce? Una storia allucinante che nessun romanziere potrebbe narrare, ma che la propaganda israeliana - di cui tu sembri essere un “agente” – ci vuole spacciare come "normale”... Egualmente "normale” sarebbe un muro per impedire che la gente si “suicidi”... Follia allo stato puro!

    1. ComeDonkeyKong 10 giugno 2014

      Se i campi di concentramento nazisti fossero stati così orribili, come si spiega il grande afflusso di clienti che avevano e la fama mondiale che hanno conquistato?

    1. antsr 10 giugno 2014

      Ciò che dice l'articolo è, purtroppo, vero. Ho constatato di persona andando in vari paesi questa situazione. A Betlem (fuori dalla striscia di gaza) i pochi fanatici ebrei che abitano + in alto fanno defluire i reflui in una discarica verso il basso che passa dove vivono i palestinesi e tutto a cielo aperto. La giordania deve sottomettersi allo strapotere di istraele per il grande e indiscriminato pompaggio del fiume giordano che riduce ogni anno il suo livello.

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