Il dissenso va alle elezioni. Bilancio (non malevolo) delle ultime amministrative

Il dissenso va alle elezioni. Bilancio (non malevolo) delle ultime amministrative

Di Guido Cappelli per ComeDonChisciotte.org

Apparentemente, le elezioni amministrative dello scorso 12 giugno non hanno presentato particolari novità: le forze di sistema, i partiti tradizionali e le loro emanazioni locali continuano a dominare il panorama elettorale con la salda presa di chi possiede pressoché tutte le leve del potere, a cominciare da quella, cruciale, dell’informazione. In verità, sono ormai decenni che, anno dopo anno, elezione dopo elezione, partiti e sigle “tradizionali” – da Fratelli d’Italia a Potere al Popolo, passando per tutto l’arco parlamentare salvo onorevoli eccezioni – mettono in scena questa commedia sinistra e beffarda in cui, mentre fingono di assestarsi legnate, restano tutti variamente accucciati ai piedi del Potere globalista.

Questa volta è toccato ai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni raccogliere una fetta dello scontento ormai dilagante, drenando in particolare dalle destre, mentre la Lega di un Salvini ormai ustionato al novanta per cento, si corrode nelle contraddizioni inerenti al ruolo di governo, scende nei consensi e insomma mostra la corda (un altro giorno, magari, parliamo della triste fine dei suoi due “ragazzi prodigio”, impegnati ormai full time a difendersi dagli improperi dei loro ex ammiratori inferociti e delusi).

Sull’altro fronte, quello dei cosiddetti “progressisti”, il panorama è ugualmente piatto e prevedibile: il PD si erge su queste macerie a “primo partito” nazionale, ma è ben lontano dal prefigurare una maggioranza chiara – cosa che peraltro non gli impedisce, né gli ha mai impedito, di governare de facto il Paese, dentro o fuori le stanze dei ministeri. Il crollo del Movimento 5 Stelle – il più atteso e clamoroso, dato il voltafaccia degli ultimi anni, indegno ma ampiamente prevedibile – si è tradotto in un aumento dell’astensione, che ormai sfiora livelli storici. Quest’ultimo punto è cruciale perché apre spazi di possibile consenso immensi e imprevedibili.

E in realtà, sottotraccia, nascosta nella miriade di liste civiche, civetta, di appoggio e quant’altro, malgrado questo paesaggio blindato, plumbeo, una novità sì che c’è stata, e altra non è che la comparsa, qua e là, a macchia di leopardo ma su tutto il territorio nazionale, di liste antisistema: una galassia, ancora in forma di nebulosa, che si pone in opposizione frontale all’attuale sistema oligarchico-partitico eterodiretto dalle centrali di potere internazionale di cui il proconsole Draghi è attualmente la massima espressione.

Queste forze, ancora atomizzate, sparse sui territori, dunque disuguali a seconda delle esperienze locali, hanno avuto il merito di visualizzare per la prima volta, sul piano politico-elettorale, il grande movimento civico che da oltre un anno si sta organizzando in Italia intorno alla critica serrata della gestione autoritaria e irrazionale dell’emergenza pandemica – un’emergenza che d’altra parte, come ormai sappiamo, è stata in gran misura creata e cavalcata con scopi politici che stanno sotto gli occhi di chiunque voglia vedere.

È quella miriade di comitati, coordinamenti, gruppi, partiti extraparlamentari, che nell’ultimo anno abbiamo imparato a conoscere come no green pass, ma che più correttamente potremmo definire come ispirati al restauro e all’aggiornamento dei valori costituzionali plasmati nella Carta del 1948.

Orbene, alle ultime elezioni amministrative quest’area del dissenso, variamente articolata e collegata, ha raccolto, in termini assoluti, percentuali basse, poche volte superiori al 3 per cento della soglia di sbarramento, ottenendo un pugno di consiglieri, uno a Palermo (l’europarlamentare ex Lega Francesca Donato), uno a Genova (il senatore Crucioli, ex 5 Stelle, oltre a una manciata di altri rappresentanti minori e qualche buon “exploit”, come a Lucca.

Un risultato (comunque poco traducibile a livello nazionale), a prima vista misero, come non hanno mancato di far rilevare, quando l’hanno degnato di uno sguardo, i commentatori del mainstream.

Ma il dato preoccupante su cui appuntare l’attenzione – e che in qualche modo avevamo paventato in precedenti interventi – è la reazione degli “amici”, ossia delle varie componenti dell’area stessa del dissenso.

Ebbene, contrariamente a quanto poteva aspettarsi qualche anima candida, tale reazione è stata (fatte salve le congratulazioni di circostanza che i diretti interessati hanno rivolto a se stessi) prevalentemente critica e negativa, soprattutto da parte di quelle organizzazioni che non avevano preso parte al processo elettorale o di quei militanti che non ci credevano.

Un enorme “Noi ve l’avevamo detto!” è risuonato sulle reti sociali di area, una sonora rampogna che qualcuno esibiva persino orgoglioso, compiaciuto palesemente del (presunto) naufragio della formula elettorale sgradita, del compagno di lotta antipatico, del gruppo vicino sentito come una minaccia al proprio confort ideologico. Per qualche giorno, l’atmosfera si è decisamente impregnata dell’aria greve del cupio dissolvi.

Uscite comprensibili e forse inevitabili, funzionali magari nel piccolo cabotaggio, ma dannose, controproducenti, deleterie, perché non tengono conto dei reali rapporti di forza, anzi li usano per farsene scudo e gettare la croce addosso al vicino.

Ancora una volta, dunque, giova risalire la corrente, ribaltare l’opinione dominante, provare ad adottare la prospettiva opposta: si è trattato, nelle condizioni date e tenuto conto della mostruosa sproporzione nei rapporti di forza, di un successo più che discreto: un battesimo del fuoco, che non è fatto solo di risultati finali, ma di coinvolgimenti tra gruppi, liste da costruire circoscrizione per circoscrizione, complicità, amicizie, sforzo comune, presenza continuativa sul territorio: cose che possono crescere e consolidarsi.

Una macchina nuova, costruita in “regime di sanzioni”, che ha cominciato il rodaggio e ha dimostrato di poter funzionare su strada. Se si prescinde da un “senso comune” da classifica calcistica, da esibizione del muscolo, e se invece si pensa al punto da cui siamo partiti e alla potenza degli avversari, in questa fase storica – a non più di un anno e mezzo dai primi vagiti di un dissenso organizzato – “buon risultato” non è né può essere una percentuale a due cifre, ma questo insieme di fattori che hanno costituito un’esperienza che, se sappiamo sfruttarla, può essere, appunto, un eccellente punto di partenza, un ottimo rodaggio.

La sproporzione principale – è disperante doverlo ripetere ancora e ancora –, quella che inibisce ogni tentativo di prendere il volo nell’acquisizione del consenso, è la schiacciante disparità sul piano mediatico, di mezzi informativi, cui timidamente e con inevitabile lentezza si sta cominciando a opporre una strategia di comunicazione organizzata e minimamente coerente.

La questione comunicativa è tutto, e come tale va presa. È dall’accesso limitatissimo ai mezzi di comunicazione che dipende, pressoché esclusivamente, il fatto che la realtà dei movimenti del dissenso sia ancora ignota alla maggior parte della popolazione (basta domandare un po’ in giro a caso); è un silenzio in parte voluto, una tattica tipica del sistema per annullare l’avversario, ma in parte anche reale, nel senso che ho potuto personalmente comprovare come molti giornalisti del mainstream siano talmente chiusi nella propria bolla da non immaginare neanche l’esistenza di gran parte delle organizzazioni che compongono il dissenso intorno al no green pass.

Un altro settore ci conosce ma diffida: in parte perché i media di regime ci presentano in modo distorto e caricaturale, in parte perché noi stessi, o frange delle nostre organizzazioni, ci incarichiamo di restituire un’immagine spesso ancora dilettantesca, spontaneista, inflessibile, o tutto questo insieme.

Ma la sproporzione di forze, in sé, non si può attribuire a colpa delle forze del dissenso, perché sono ancora in fasce, posto che si stanno articolando da poco più di un anno, il che in termini storici non è praticamente niente.
In realtà, in questo senso si è fatto moltissimo in un tempo storicamente brevissimo.

Prove di collegamento, geometrie variabili, incontri più o meno informali si susseguono incessanti ormai da tempo, con esiti alterni ma comunque progressivi. Alcune forze collegate già si delineano, raggruppate intorno a dei “poli” di attrazione politica. Ma restano ancora piccoli e grandi ostacoli, veti misteriosi, complessi inconfessati, tic, pregiudizi ideologici.

I movimenti di piazza, da una parte, ancora soffrono di eccesso di diffidenza e di una punta di troppo di antipolitica, che i leader (che purtroppo o per fortuna ci sono eccome, malgrado la facciata di orizzontalità) non riescono o non vogliono affrontare. Le organizzazioni, o “soggetti politici”, dall’altra, si mostrano impazienti o, in altri casi, disdegnano il confronto (errore simmetrico, potenzialmente devastante).

Sarà una fretta benintenzionata, sarà un’encomiabile voglia di fare dovuta alla corretta percezione della catastrofe imminente, o forse saranno quarant’anni di destrutturazione della mentalità politica per cui si compensa la sopravvenuta sfiducia nello Stato con un’idea anche troppo salvifica di “beni comuni”, di orizzontalità da meet up o un tocco di lifting di “democrazia partecipativa”: fatto sta che tutto quanto detto rende il quadro maledettamente più complicato di un semplice e banale “avete perso”, e fa sì che, con cautela e spirito di vigilanza, si debba guardare con attenzione al primo e più promettente tentativo di alleanza strutturata su punti programmatici, che è quello esperito da Ancora Italia, Alternativa, Partito Comunista, Riconquistare l’Italia, con incipiente partecipazione di comitati e coordinamenti un po’ su tutto il territorio.

Il dissenso va alle elezioni. Bilancio (non malevolo) delle ultime amministrative

A patto che anch’essa sappia guardare negli occhi, con apertura e generosità, i propri interlocutori naturali, e malgrado i mal di stomaco dei puristi veri o di comodo (su cui prometto un prossimo intervento), questa coalizione in nuce può prefigurare un primo, importante, anche se evidentemente ancora insufficiente, “fronte di liberazione”, capace – se da parte di tutti ci sarà la necessaria apertura d’orizzonti, se non ci si rinchiuderà negli interessi di bottega o peggio nelle gelosie da primato, se non si abuserà del manuale Cencelli – di mettere in moto quella massa di indecisi e disgustati che per ora non sente che il rumore di fondo di qualcosa che si agita lontano, ma che non riesce ancora a nascere, a palesarsi compiutamente.

Lo smottamento dei 5 Stelle e in parte della Lega è andato per ora a ingrossare le già corpose fila dell’astensionismo, ma una proposta corale credibile e convincente potrà riportarli alle urne, non “turandosi il naso” ma per contribuire a liberare il Paese.

Del resto, l’emergenza è tale da richiedere la capacità di mettere in sordina pezzi interi della propria identità per dar vita a una coalizione programmatica strutturata intorno al ripristino delle condizioni di agibilità democratica e legalità costituzionale: un progetto al vero servizio del Paese, al limite del sacrificio ideologico e, se vogliamo, personale – al di là dei narcisismi intellettualistici di presunti oppositori doc o premium.

Se invece la gente, la nostra gente, vedrà che alle prossime elezioni politiche la frammentazione non si sarà ricomposta e il dissenso andrà in ordine sparso incontro a una sicura disfatta, allora sì che il lavoro fatto sinora sarà stato vanificato e le conseguenze saranno devastanti per molto tempo a venire. Ricostruire fiducia a partire da una delusione cocente: la madre di tutte le tragedie politiche.

Di recente, una delle figure più amate e rispettate dal popolo del dissenso ha detto parole che, nella loro disarmante semplicità, valgono come una sentenza: “Abbiamo sofferto molto in questi due anni. Abbiamo resistito, ci siamo messi in gioco. Se volete il bene del popolo, e non il vostro, unitevi seriamente. Oppure mettetevi da parte, tanto il popolo, in quel caso, non vi voterà”.

Di Guido Cappelli per ComeDonChisciotte.org

Guido Cappelli è docente di Letteratura italiana presso l' Università degli Studi di Napoli L’Orientale

18.06.2022

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (23)

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    1. jeints 24 giugno 2022

      I Rizzo e i Fusaro dovrebbero realizzare la rivoluzione? O mamma...

    1. omega 19 giugno 2022

      In giro c'è molta delusione per l'operato di lega e grillini. Qualcuno ancora ci crede e si appresta a votare Gollum o la toga iettatrice.
      All'opposto, c'è un forte dissenso no guerra e no green pass, che si esprime, al momento, mediante una galassia di associazioni e comitati ad alcuni dei quali ho aderito io stesso.
      Sono nati anche diversi ed eterogenei partitini di dubbia struttura e ideologia (Cunial, Donato, Paragone, Toscano, Rizzo, Di Battista, Facco ecc.) che aspirano a cavalcare tale dissenso in maniera alquanto velleitaria. La riduzione del parlamentari e la legge elettorale freneranno tanti ardenti bollori.

    1. BrunoWald 19 giugno 2022

      Non c'è niente da fare: le ultime 3-4 generazioni sono state allevate in una devota credenza che ha poco da invidiare alla verginità di Maria: quella nella "democrazia".
      Che pure non è mai esistita e non s'è vista da nessuna parte - come ammettono persino i più ultrà, anch'essi consapevoli dell'acqua calda: ossia che il mondo è governato dalla forza.
      Infatti, ciò che in occidente è chiamato "democrazia" è stato creato da coloro che avevano la forza necessaria ad imporla per i loro fini e nel loro esclusivo interesse. Altro che "popolo sovrano"...
      Pur avendo di solito simpatie marxiste, i suddetti ultrà ignorano la più importante lezione del loro maestro: che una classe dominante può essere spodestata soltanto da una formazione sociale in ascesa, in presenza di precise condizioni, non da un pulviscolo di benintenzionati nullatenenti in preda alla disperazione.
      Per cui ci si rallegra della comparsa di "liste antisistema" - atomizzate, disorganizzate, inferiori al 3% mentre il gregge continua a votare in massa per quelli che lo prendono a calci nei denti ma, ehi! vuoi mettere la "novità"? C'è persino una maggioranza di astenuti!
      Solo i complottisti non capiscono che, date le proibitive circostanze, il "misero risultato" è stato invece un successone, un battesimo del fuoco foriero di future vittorie: a patto che i velleitari nullatenenti "si uniscano", pur non avendo spesso nulla in comune, e facciano proselitismo porta a porta, come i Testimoni di Geova, dato che il controllo dell'informazione (e della finanza, della produzione, dello stato, delle forze armate, dei servizi segreti, della tecnologia...) è saldamente in mano al nemico.
      Mancano i quadri, l'organizzazione, la forza d'urto, un serio progetto alternativo all'esistente da proporre alle masse, settori rilevanti dello stato e della società civile disposti a sostenere il movimento facendone propri gli obiettivi? Sono solo dettagli! Se la nostra minoranza marginale metterà da parte differenze e gelosie, conquisteremo gli indecisi e i disgustati e vinceremo le prossime elezioni!
      A quel punto, i dominanti si faranno mestamente da parte... gli americani chiuderanno le loro basi, i sionisti toglieranno il disturbo e le banche restituiranno il maltolto.
      In caso contrario, ci penserà Putin!

    2. LuxIgnis 20 giugno 2022

      Hai qualche Sarmat in tasca? No? Allora hai detto una serie di cazzate.
      Invece di blaterare sproloqui sulla democrazia e su altro, in una sorta di orgia di autocompiacimento vittimistico, perché non iniziate a proporre soluzioni serie?
      Dai, su avanti tu e tutti gli altri, illuminateci con le soluzioni, se ce l'avete. O altrimenti fuori e tacete.

    3. BrunoWald 20 giugno 2022

      Sempre pacato e sereno, non è vero? Ma non facevi meditazione?
      Tu sei quello dell'Amore con la "A" maiuscola, che però vorrebbe negare il diritto di esistere a chi la pensa in modo sgradito (alla tastiera, perché di persona resta da vedere).
      Ed ecco dei toni da sceriffo nel saloon: "Altrimenti fuori e tacete!" Ma non eri democratico? O la libertà di parola vale solo per gli amici?
      Mi sembrava di avere espresso degli argomenti, ma se ritieni invece che ho detto una serie di cazzate, ti prego di enumerarle - 1), 2), 3) ecc. - e confutarle come si conviene, una per una, così saresti tu a illuminare me (dopotutto tu sei luce ignea mentre io sono una foresta oscura...) o in caso contrario risparmiarmi le tue reazioni accidiose e quasi-isteriche (ma la mia è solo un'esortazione, non un ordine dello sceriffo: sei libero di blaterare quanto vuoi, ci mancherebbe!)
      In ogni caso, mi hai fatto una domanda, e rispondere è cortesia: no, non possiedo missili, né una soluzione ai problemi del mondo. Non sono Platone, né Rousseau, né Carl Schmitt, per cui non ho nemmeno teorie da enunciare ex cathedra. Sono solo uno sfigato qualsiasi, al pari di te, ma a differenza di te cerco di evitare le pippe mentali, le bugie pietose, le credenze consolatorie in cose che non esistono ma "devono esistere" perché sennò ci mettiamo a frignare pestando i piedi. Essendo "feccia" (secondo il tuo illuminato punto di vista...) mi limito a cercare di capire il mondo, così com'è, anche se mi fa cadere le braccia.

    4. LuxIgnis 21 giugno 2022

      Non hai capito nulla di me. Io non sono per l'amore, mai stato. Lo considero una delle trappole di un finto spiritualismo. L'Amore vero che è un'altra cosa picchia duro quando ce n'è bisogno.
      E' che mi sono rotto le palle di tanta gente, non solo a te riferito, che sa solo criticare tutto e tutto. Uscite fuori da questa fogna perché fa male a voi e agli altri.
      Sparlate contro la democrazia ma non avete alternative. In questo momento storico è l'unica arma che c'è a disposizione, risibile senza dubbio, difficile, impegnativa. Non ce ne sono altre. Ed è il momento di agire invece di chiacchierare, ognuno come può, nel piccolo e nel grande. Disertare le urne e sparlare contro la democrazia, è un grande favore che fate alle Elite in questo momento.
      Chi sta affossando la democrazia sono le elite e voi gli state dando una mano, cazzo!
      Tempo fa aveva un senso l'astensione, ora no! Rendetevi conto di questo perché siete anche voi manipolati e fate gli interessi di chi dovreste combattere.
      Se poi ci sono alternative, io le ascolto volentieri.

    5. Arian Van Heisen 22 giugno 2022

      una classe dominante può essere spodestata soltanto da una formazione sociale in ascesa

      Esattamente e solo con un progetto politico ben definito....!

      In Italy non c'è speranza per via democratica.

    6. Arian Van Heisen 22 giugno 2022

      Lux è un Romano con il sitema ci convive per questo devi votare ..
      heheheh..! in 120.000 per un biglietto a Tirana per la coppa degli Sfigati a loro sta bene cosi

    7. BrunoWald 22 giugno 2022

      Non pretendo di capirti, visto che non ci conosciamo.
      "L’Amore vero che è un’altra cosa picchia duro quando ce n’è bisogno": almeno su questo siamo assolutamente d'accordo!
      Sommessamente, ti dirò che io non "sparlo" della democrazia: esprimo un giudizio critico su quello che ritengo essere un errore filosofico ed una truffa politica. Si può essere in disaccordo, ma la forma ha la sua importanza.
      Poi sul piano tattico ti do ragione: oggi è indispensabile esigere il rispetto della democrazia e della legalità, e il mantenimento della pace, visto che i criminali al potere si sono sempre riempiti la bocca di questi slogan per legittimarsi e poi fare l'esatto contrario. Contro le canaglie UE/OMS/WEF bisogna difendere le costituzioni nazionali; al bellicismo della NATO, opporre il più inflessibile pacifismo.
      Il problema è che così si gioca in difesa, e giustamente perché non possiamo fare altro; essere in grado di rappresentare un'alternativa, è un altro discorso, e qui subentra il mio personale scetticismo verso elezioni e partitini di benintenzionati (ammesso che lo siano):
      1) perché quello elettorale è il terreno scelto dal nemico, e da lui controllato;
      2) perché non abbiamo alcuna idea-forza, alcuna visione totale in grado di contendere l'egemonia culturale al nemico;
      3) perché non appaiono forze sociali rilevanti in grado di conferire la necessaria forza d'urto a un movimento rivoluzionario antagonista all'ordine esistente.
      Questi sono solo accenni che andrebbero approfonditi e discussi, ma sarà per un'altra volta.

    1. LuxIgnis 19 giugno 2022

      Caro professore, grazie di questi scritti lucidi in un periodo di confusione ed egocentrismo diffuso. Ma non credo servirà a molto. I cosiddetti "complottisti" sono troppo impegnati a fare i complottisti che a vedere la realtà delle cose. In fondo anche loro sono soggetti al famoso "pregiudizio di conferma", ossia il voler vedere solo quello che fa comodo e che conferma le proprie tesi. La democrazia è morta dicono quindi è inutile la partecipazione meglio distaccarsi da tutti e da tutto. Eh, fosse facile! Per molti non lo è per niente.
      Ma poi siamo sicuri che la democrazia sia morta? Come fa a morire qualcosa che non è mai nata? Già, perché la democrazia come dicono gli inglesi è un "working in progress", è in continua trasformazione. Vi sono stati momenti più alti nella storia repubblicana e ora viviamo un momento molto basso, ma una vera democrazia non c'è mai stata.
      In realtà nel mondo ha sempre avuto vigore la legge del più forte. Chi è più forte detta le regole. Semplice, no? E questa vale su tutto, non solo nella politica o nella gestione dello stato, vale persino nei rapporti familiari.
      Siamo forti? Assolutamente no! Siamo debolissimi, stiamo qui solo a lamentarci e darci un qualche conforto reciproco perché siamo coscienti della nostra estrema impotenza. Non possiamo fare niente.
      Questa è la realtà delle cose.
      Ma come dice lei professore, se si resta isolati, ognuno a guardarsi il proprio piccolo pisellino e a compiacersi di questo, non ci sarà nulla da fare, nulla. Non c'è salvezza, specialmente per quelli e sono la maggioranza, il culo al caldo non ce l'hanno. Qualcun altro avrà l'illusione di potersi tirare fuori.
      Ma l'unione fa la forza, la fa. E ci sono diversi accadimenti storici che confermano questo. Ogni passetto che si è fatto in avanti verso un mondo un poco migliore è stato realizzato con la forza dell'unione. E questa forza dovrebbe esprimersi in tutti i modi possibili messi a disposizione anche nelle cabine elettorali. E non è vero che non serve a niente. Non serve a niente se non ci si va e si lascia al potere mani libere. Che gli frega a loro se arriveranno a votare il 10% degli aventi diritto? Ne sarebbero comunque legittimati. Anzi ne sono contenti, è il modo migliore di controllare le cose.
      Il fatto è che tutti vorrebbero la pappa pronta e subito, ma la realtà è che il processo è lungo e faticoso, ha bisogno di impegno, di ognuno nel suo piccolo. Non per forza pubblico anche privato. Quindi si sarà sconfitti cento volte e cento volte ci si deve rialzare. Questa è una lotta millenaria, e si deve partecipare, è un impegno spirituale. Chi non vuole, allora fuori come dice l'ultima riga dello scritto.
      E ma vedi quelli del M5S? E allora? Se ne riformerà un altro migliore di partito che incanali il dissenso che è forte in questo paese.
      Si dice che chi si è scottato con l'acqua calda ha paura anche di quella fredda. Vero, ma è da stupidi il farlo. Da totali idioti.
      Sbaglierò ma credo che questo sia un momento storico propizio, per tanti motivi che non sto qui a elencare, ma ci sono. Il potere è nella sua fase discendente, per questo sta agendo così! Per questo è così determinato nella soppressione delle idee e del dissenso. Ha paura. La sentite la loro paura? Il fatto che non ci fanno votare, quando si dovrebbe visto che abbiamo ormai governi non eletti, vorrà dire qualcosa?
      Sono loro che hanno paura della democrazia, non l'hanno mai accettata. L'hanno sempre manipolata e infiltrata e ostacolata. Ma da parte loro questo ce lo si può aspettare. Ma se ci si mettono pure gli "alternativi" allora questi stanno solo facendo il gioco volente o nolente dei potenti.
      Mettiamocelo bene in testa queste sono le armi che abbiamo a disposizione. Preferirei pure io avere qualche Sarmat da usare, ma non ci sono. Quindi l'unica strada è quella dell'unione, in tutte le sue forme anche politiche ed elettorali. Se non c'è un partito o una federazione di partiti come punto di riferimento, non si potrà fare nulla di nulla.
      Quindi come dice il professore, non sono andate per niente male queste elezioni.

    1. Eugiorso 19 giugno 2022

      Gli italiani continuano a essere pecore, se non zombi, e proseguono con l'alimentare e giustificare il vuotissimo rito demokratttiko del voto .....

      Il solo segnale positivo, ancorché non sufficiente, potrebbe essere un'astensione al 75%, perché farebbe preoccupare un po' di più i collaborazionisti locali dei poteri esterni che ci tengono in pugno ...

      Cari saluti

    2. Arian Van Heisen 22 giugno 2022

      Basterebbe arrivare al 60%..!

    1. sbregaverse 19 giugno 2022

      SE, d' altro canto, si continua con l'ITALIA degli arlecchino,brighella pulcinella, via d'uscita :
      NON C'È.

    1. sbregaverse 19 giugno 2022

      SE ci si alleasse secondo la forte IDEA di :
      LIBERA ITALIA NEUTRALE non sarebbe una cattiva
      IDEA.
      ITALIA SUPER PARTES anche molto pregnante nei valori e nei significati : con impliciti richiami allo spirito del CAPUT MUNDI o KAPUT MUNDI GLOBALIZZATO , a vostro piacere.

    1. absitiniuriaverbis 19 giugno 2022

      Suppongo ne capiremo di più e forse meglio quando sapremo chi e come sovvenziona la 'nuova coalizione' in termini di denaro e media.
      Nel frattempo, senza affidarmi ad uno sforzo di immaginazione sovraumano, immagino che saranno sempre i notissimi 'soliti ignoti'.
      Grazie dell articolo prof!

    1. XaMAS 18 giugno 2022

      quando un paese per vedere qualcosa di "nuovo" deve affidarsi ad una coalizione contentente un partito comunista non significa altro che quel paese e' ormai alla frutta

    2. sbregaverse 19 giugno 2022

      Guarda che ,ora, si consiglia la frutta per aprire non più per chiudere il desinare.

    1. DrCaligari 18 giugno 2022

      Secondo me il vero lavoro andrebbe fatto a monte e dovrebbe essere prima di tutto una grande operazione culturale prima di tutto: noi vediamo la seconda guerra mondiale come il grande evento che ci ha liberato dal nazifascismo, invece se ci togliamo le fette di salame dagli occhi appare chiaro che è servita solo a imporre un nuovo ordine bipolare dal quale non si è più usciti. Cioè è stata esattamente il contrario di quello che si pensa. Ora che grandi stravolgimenti si prospettano in merito alla politica mondiale, tutti i Paesi dovrebbero fare delle rivendicazioni. Alla fine la politica coloniale nel 1946 si è spostata dalla periferia al centro. Sul discorso di queste liste locali che si uniscono la vedo un po' dura perché non c'è una leadership ben condivisa, non esiste un movimento di base. I 5 stelle hanno fatto un lavoro mostruoso nelle sezioni locali e avevano una Direzione ben connotata. Inoltre, finché non si cambia a monte, anche se si riesce ad andare a Roma come disse Nenni "Quando finalmente arrivammo nella stanza dei bottoni ci accorgemmo che i bottoni non c'erano". Capisciammè

    1. Eugiorso 18 giugno 2022

      Non mi preoccupo di liste, listine e civiche che partecipano speranzose al rtito e istupidente del voto demmmokrattiko, perché non contano nulla e vogliono soltanto brucare e belare nei recinti del potere statunitoide-nato-eurpoide che ci sta distruggendo, sperando che ci sia "foraggio"anche per loro.

      La cosituzione promulgata da De Nicola il 27/12/1947 è ormai archeologia e da molti anni del tutto disattesa ... altrimenti non avremo lavoro precario sottopagato e draghi, pesanti limitazioni alla sovranità e invio di armi (segretato!) ai nazi-ukrainofoni in guerra per conto degli usa-nato.

      Inoltre, nell'articolo si parla di ex leghisti, ex grillini europarlamentari e senatori, cosa che non depone certo a loro favore e non gli da la patente di oppositori veri, o addirittura ricoluzionari, ma più probabilmente di maneggioni cambia-casacca e piccoli imbroglioni.

      Infine ricordo che le elezioni demokrattike non decidono il governo, anche se sono politche/ parlamentari, perché il governo collaborazionista di un paese occupato si decide altrove.

      Cari saluti

    1. gianB 18 giugno 2022

      Vorrò proprio vederli gli "alternativi" come se la caveranno su due argomenti grossi come macigni, politicamente socialmente economicamente, su tutto insomma, quando si tratterrà di parlare della passata gestione Covid e dell'intervento russo in Ucraina.

    2. emilyever 19 giugno 2022

      Io ascolto sempre visione tv di Toscano, e mi pare proprio che su questi due argomenti siano vicini. Il problema credo sia la lista di Paragone, che è uscito da vox, da cui proviene Ancora Italia, e verso il quale questo raggruppamento è ancora diviso: Diego Fusaro, che è l'ideologo del partito, cerca di avvicinarlo e fondare una lista unica, mentre Toscano mi pare contrario, non si fida. Lo so, anche mentre scrivo mi viene da sorridere perchè si parla di atomi nei confronti di altri atomi, però ho sempre un dubbio. Si dice sempre che nessuno più guarda la tv, ma poi se un partito non appare in tv nessuno lo considera? il dissenso, i 6 milioni di non vaccinati per esempio, non dovrebbero oramai rivolgersi alle loro fonti di informazione sulla rete e pensare e votare altrimenti, direbbe Fusaro? oppure la delusione che io per prima ho provato verso i 5 stelle ci porta a dubitare oramai di tutti quelli che si presentano come i "i nuovi puri"?

    3. gianB 19 giugno 2022

      Intendevo dire infatti che se quegli "alternativi" vorranno rimanere coerenti ed onesti su quei due argomenti, rimarranno "atomi" come li chiamavi tu. Se vorranno crescere mostreranno inevitabilmente l'aspetto ipocrita della politica italiana.
      In altri termini, non c'è scampo, il tempo deve fare il suo corso e probabilmente non è più il tempo della politica, almeno per un po'.

    1. berlioz 18 giugno 2022

      grande professore! una voce pacata, realistica ma non pessimista o catastrofista... andiamo avanti guardando l'orizzonte con l'occhio limpido di chi cerca il bene

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