IL DEBITO PUBBLICO IN ITALIA

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DI MINCUO
Comedonchisciotte.org

PREMESSA:

Faccio questo post come promesso e aggiungo qualche commento che possa risultare utile anche rispetto alle FAQ che proponeva Baron Corvo. L’informazione non dà quasi mai un quadro di riferimento, e in questo modo può orientare meglio le opinioni. Spero che sia quindi utile, almeno per quelli che preferiscono poter argomentare con dei fatti e formarsi le proprie opinioni a partire da fatti. Mi scuso nel contempo con tutti quelli che saranno invece sommamente infastiditi che non siano le ”memorie” e i “sentimenti” a formare il giudizio delle persone.

____________________IL DEBITO PUBBLICO___________________

A Settembre nuovo massimo storico del debito pubblico, a 1.995 miliardi.

L’incremento del debito da inizio 2012 è di oltre 90 miliardi.

Per l’intero 2011 l’incremento era stato 54 mld.

Il debito pubblico procapite, al 31 dicembre 2011, è di 32.787 euro.

Dal 2000 il debito pubblico è aumentato di circa 695 miliardi di euro, cioè del 53,43%, il doppio circa rispetto all’inflazione che è stata nel periodo del 25,80%.

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La stima corrente (consensus forecast) è che il debito/PIL a 2012 chiuderà sopra 128,5% su PIL

Qui una tabella dell’andamento. Il dato del 2012 è quello vecchio provvisorio delle stime governative.

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Nonostante le dichiarazioni di tutti i componenti del Governo e dei media sui risultati ottenuti, l’evidenza dei numeri dice il contrario. Quando perciò viene detto che l’Italia deve proseguire su questa via si deve sapere che questa via ha soltanto peggiorato i conti pubblici, proprio il lato che intendeva migliorare. Al cittadino viene istillata l’idea che stia facendo grandi sacrifici e che li debba continuare, perché questi sono giustificati da risultati e quindi produrranno poi un’uscita dalla crisi, ma intanto la crisi si aggrava e il cittadino non ne vede mai la fine.

Dal lato della crescita invece l’OCSE stima (per il poco valore che ha) un 4% complessivo per i prossimi 10 anni, il che significa uno 0,4% annuo. Quindi una crescita pressochè nulla (5-6mld a fronte di un debito che sale di 13 mld solo in un trimestre).

I titoli di Stato a Settembre ammontavano a 1.672 miliardi.

Gli interessi passivi nei primi 9 mesi sono stati pari a 62 miliardi.

I tassi di interesse medi sono stati: BOT 1,52%, BTP 4,52%, CCT 3,52%.

Le riserve ufficiali a ottobre 2012 ammontavano a circa 144 miliardi di euro. 107 mld oro, 5,068mld riserve su FMI, 7,405 DSP (Diritti Speciali di Prelievo) 27.087 valuta estera.

Le riserve in oro, pari a 2.451,8 tonnellate, rappresentano il 72% delle riserve totali. L’Italia è dopo USA e GER il terzo Paese per riserve d’oro.

Tuttavia ai fini del debito queste rappresentano solo circa il 7% quindi non sono una soluzione per l’abbattimento, come proponeva ad esempio Prodi, ma nel contempo danneggerebbero molto lo stato patrimoniale di BdI.

Continua la crescita dello stock di Titoli, come è logico dovendo finanziare un debito sempre crescente.

La media dei tassi si è alzata, come è noto, e cioè il servizio del debito è più costoso.

Anche questo non depone a favore delle scelte. I mercati cioè continuano a richiedere un premio al rischio e dato che si basano sulle attese non sono rimasti per nulla impressionati dai risultati conseguiti dal Governo.

Va detto che sia i fondamentali dell’economia, sia lo stato e la dinamica dei conti pubblici, al tempo della “catastrofe” imminente del 2011 e dell’impennata degli spread non solo non erano minimamente paragonabili a quelli odierni ma anzi erano discreti.

Qui una tabella che indica il debito in scadenza per il 2013 e 2014 che verrà rinnovato. Non comprende ovviamente il nuovo debito che eventualmente verrà a formarsi e che anch’esso va finanziato.

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Questa invece è una tabella (2011) che illustra il debito totale, cioè quello pubblico, quello delle famiglie, delle industrie e delle Istituzioni finanziarie.

Blu= Government, verde= Non financial, Rosso = Famiglie, giallo = Financial

Parecchi studi concordano che un livello consigliabile per il debito totale riguardo a una sostenibilità di lungo termine sia intorno al 180%. Questo significa solo una cosa: che la soluzione, la via maestra, è il taglio dei debiti tramite una ristrutturazione promossa a livello sovranazionale.

Qualsiasi altra via è un prendere tempo ed aggravare la situazione.

Le uscite di capitali dall’Italia dalle banche italiane da giugno 2011 a giugno 2012 sono state pari a 235 miliardi (15% del Pil 2011), per due terzi verso i Paesi core Europei.

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Sempre da giugno 2011 a giugno 2012 la quota di Titoli di Stato italiani detenuti da soggetti stranieri si è ridotta dal 46,8% al 27,8%, a cui va aggiunto un 5,5% detenuto dall’Eurosistema nell’ambito del Securities Markets Programme.

Abbiamo dunque una imponente fuga di capitali da un lato e una riduzione del debito detenuto da stranieri dall’altra.

In parte (5,5%, circa 90mld) i titoli stranieri sono stati rilevati dalla BCE, sul mercato secondario (Securities Markets Programme) per sostenere le quotazioni.

Un’altra parte deriva da larghi acquisti delle banche italiane, a fronte dei finanziamenti della BCE all’1% (LTRO Long Term Refinancing Operation). Le banche hanno aumentato infatti dal 13,2% al 20,6% (circa 120 mld). (Le banche sono moralmente spinte a detenere una certa quota di debito pubblico del Paese in cui operano).

Infine le famiglie italiane che hanno aumentato l’1% (16mld) direttamente, ma per una quota ben maggiore attraverso fondi comuni.

Questa riduzione del debito estero è probabilmente se non certamente conseguente al disegno di rendere il debito di ciascun paese dipendente dai propri cittadini in modo che le eventuali ristrutturazioni, o default parziali, o altri provedimenti saranno esclusivamente a carico loro.

Le ultime note brevi riguardano PIL, inflazione e disoccupazione.

Qui una tabella del PIL con le varie previsioni.

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Nel terzo trimestre il Pil è sceso dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto al 3° trimestre del 2011.

Rispetto alle previsioni del Governo e dell’FMI (di parte) un risultato quindi disastroso.

Il Fondo Monetario Internazionale ha poi corretto a Ottobre indicando un -2,30% del Pil, un deficit/Pil del 2,81% e un debito/Pil al 126,32%.

Tutti i conti danno quindi un quadro molto precario, testimoniano non solo dell’inutilità ma della dannosità delle politiche di austerity, che non solo hanno penalizzato come previsto la crescita, ma sul fronte della stessa tenuta dei conti appaiono aver mancato l’obiettivo, ed anzi la tendenza è come si vede a un aumento ancor più veloce del debito nonostante i sacrifici imposti. E’ quindi altamente probabile che l’Italia sarà costretta a

chiedere “l’aiuto” dell’Europa, come previsto e pianificato, se mi si consente.

E’ evidente in ogni caso che il peggioramento dei conti comporterà ulteriori manovre e oltre alla possibile vendita del patrimonio immobiliare dello Stato (sui 350-400 mld) passerà per provvedimenti straordinari come un’imposta patrimoniale o un prelievo sui conti correnti.

Il tasso annuo di inflazione è pari al 2,8%, per l’intero 2012 sale al 3%.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo, a base 100 nel 2005, è pari a 119,2, +2,7 punti rispetto alla lettura di 116,5 di luglio. Ciò significa che in 7 anni il potere di acquisto è diminuito di quasi il 20% vale a dire che una persona compra con lo stesso denaro il 20% in meno dei beni che comprava nel 2005.

La disoccupazione, ultimo dato aggiornato questo, sta all’11,1%, ma bisognerebbe aggiungere circa un 2,3% dovuto a oltre un miliardo e cento circa di ore di Cassa Integrazione che qui significano, anche in ragione del trend economico, disoccupazione, e non quindi una misura temporanea.

Il tasso di disoccupazione fra i giovani tra i 15 e 24 anni è 35,1% (dati vecchi, di Settembre).

Un’ ultima notazione riguarda il credito che s’è ridotto costantemente. La politica avviata ha anche l’effetto di incanalare maggiori risorse di liquidità delle banche verso l’acquisto di debito pubblico e questo comporterà probabilmente che la dinamica di rifinanziamento dello stesso debito, che come si è visto è anche in crescita, sottrarrà ulteriori risorse all’economia reale alimentando quindi e aggravando la spirale già in corso.

P.S. Per le immagini che si vedono male cliccate qui:

http://comedonchisciotte.org/controinformazione/modules.php?

P.S. Aggiornamento: Il debito pubblico italiano raggiunge il suo livello più alto nella storia, superando per la prima volta il tetto dei 2.000 miliardi e attestandosi a 2.014,7 miliardi dai 1.995,1 di Settembre. Lo rende noto il supplemento “Finanza pubblica” al bollettino statistico della Banca d’Italia.

mincuo
11.12.2012

Ultima modifica di mincuo il Lun Dic 17, 2012 4:49 pm, modificato 3 volte in totale

Nota: Anche questo articolo è stato ripreso dal forum, dove è già presente con diversi commenti.
Da leggere anche Ancora sul debito, nel forum Opinioni.

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