IL CROLLO NELLA POVERT DELL' AMERICA

IL CROLLO NELLA POVERT DELL' AMERICA

DI PAUL CRAIG ROBERTS

paulcraigroberts.org

Gli Stati Uniti sono crollati economicamente, socialmente, politicamente, giuridicamente, costituzionalmente e nel rispetto dell'ambiente. Il paese attuale non è nemmeno l’ombra del paese in cui sono nato. In questo articolo mi occuperò del collasso economico degli Stati Uniti. In quelli successivi, mi occuperò degli altri aspetti del collasso americano.


Dal punto di vista economico, l'America è caduta nella povertà.

Come dice Peter Edelman, "il lavoro a bassa paga è diventato pandemico". Oggi nella "libera e democratica" America, "l'unica superpotenza del mondo", un quarto della forza lavoro è impiegata in lavori che pagano meno di $ 22.000 annui, la soglia della povertà per una famiglia di quattro persone. Parte di queste persone mal retribuite sono giovani laureati, gravati da prestiti per gli studi, che condividono un appartamento con tre o quattro altri nella stessa situazione disperata. Altri sono genitori single con un problema medico o dei senzatetto che hanno perso il lavoro lontano da casa.


Altri potrebbero essere dei laureati ricercatori presso le università che insegnano come professori di sostegno per $ 10.000 l’anno o meno. L'istruzione è ancora pubblicizzata come la via d'uscita dalla povertà, ma sta sempre più diventando un percorso verso condizioni di indigenza [1] o all’arruolamento [2] nei servizi militari.


Edelman, che studia questi problemi, riferisce che 20,5 milioni di americani hanno redditi inferiori ai 9.500 dollari l'anno, che rappresenta la metà di quanto viene definito povertà per una famiglia di tre persone.
Ci sono sei milioni di americani il cui unico reddito è costituito da buoni pasto. Ciò significa che ci sono sei milioni di americani che vivono per strada o sotto i ponti o in casa di parenti o amici. I repubblicani dal cuore di pietra continuano ad inveire contro il welfare, ma Edelman dice che “il welfare in pratica è andato”.


A mio parere di economista, è da tempo che il tetto ufficiale di povertà non viene aggiornato. L’opinione che tre persone possano vivere con 19 mila dollari annui è inverosimile. Considerando i prezzi di affitto, elettricità, acqua, pane e fast food, una singola persona non può vivere negli Stati Uniti con ​​$ 6,333.33 l'anno. Forse, è possibile in Tailandia, fino al crollo del dollaro, ma non negli Stati Uniti.


Come hanno dimostrato empiricamente Dan Ariely (Duke University) e Mike Norton (Harvard University), il 40% della popolazione degli Stati Uniti, i meno abbienti, possiede lo 0,3%, vale a dire tre decimi di punto percentuale della ricchezza individuale degli Stati Uniti . Chi possiede l'altro 99,7%? Il 20% al top possiede l’84% della ricchezza del paese. Gli americani che fanno parte dei tre e quattro quinti rimanenti, essenzialmente gli americani della classe media, possiedono solo il 15,7% della ricchezza della nazione. Tale ineguale distribuzione del reddito non ha precedenti nel mondo economicamente sviluppato.
Ai miei tempi, di fronte a tale disparità nella distribuzione del reddito e della ricchezza, una disparità che pone ovviamente un problema drammatico di politica economica, di stabilità politica e di gestione macroeconomica, i democratici avrebbe preteso dei correttivi, e i repubblicani pur riluttanti sarebbero stati d'accordo.


Ma non oggi. Entrambi i partiti politici si prostituiscono per denaro.
I repubblicani ritengono che lo stato di sofferenza degli americani poveri non stia aiutando a sufficienza quelli ricchi. Paul Ryan e Mitt Romney si sono ripromessi di abolire ogni programma che risponde alle esigenze di coloro che i repubblicani sbeffeggiano come " inutili mangiapane".


Gli "inutili mangiapane" sono i lavoratori poveri e quella che prima era la classe media il cui lavoro è stato delocalizzato per far si che i dirigenti d’azienda potessero ricevere molti milioni di dollari quale premio e i loro azionisti potessero fare milioni di dollari sulle plusvalenze. Mentre una manciata di dirigenti se la spassano con yacht e conigliette di Playboy, decine di milioni di americani tirano avanti a stento.


Nella propaganda politica, gli "inutili mangiapane " non sono solo un peso per la società e per i ricchi. Sono sanguisughe che costringono gli onesti contribuenti a pagare per le loro molte ore di piacevole svago godendosi la vita, guardando gli eventi sportivi e pescando trote nei torrenti, mentre spingono in giro i loro averi nei carrelli dei supermercati o vendono il proprio corpo per il prossimo hamburger da MacDonald.

Oggi, la concentrazione di ricchezza e potere negli Stati Uniti è di gran lunga al di là di qualsiasi cosa i miei professori universitari di economica avrebbero potuto immaginare nel 1960. Nelle quattro delle migliori università del mondo che ho frequentato, l'opinione era che la concorrenza nel libero mercato avrebbe impedito le grandi disparità nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Come ho potuto capire, questa convinzione è basata su una ideologia, non sulla realtà.


Il Congresso, sulla base di questa convinzione erronea della perfezione del libero mercato, ha liberalizzato l'economia degli Stati Uniti al fine di creare un mercato libero. La conseguenza immediata è consistita nel ricorrere a qualsiasi azione considerata in precedenza illegale per giungere a monopolizzare, commettere frodi finanziarie ed altro, distruggere la base produttiva dei redditi dei consumatori americani ed incanalare reddito e ricchezza a quell’un per cento.


Il "democratico" Clinton, come poi le amministrazioni Bush e Obama, si è fatto corrompere dall’ideologia del libero mercato. Col prostituirsi di Clinton a Big Money si sono sostanzialmente aboliti gli aiuti alle famiglie con figli a carico. Ma questa svendita degli americani in difficoltà non è stata sufficiente a soddisfare il Partito Repubblicano. Mitt Romney e Paul Ryan vogliono tagliare o abolire qualsiasi programma che ammortizza il problema della fame e dei senzatetto degli americani colpiti da povertà [3].


I repubblicani sostengono che l'unica ragione per cui gli americani sono in difficoltà è perché il governo usa i soldi dei contribuenti per mantenere coloro che non hanno voglia di lavorare. L’opinione dei repubblicani è che, mentre noi che lavoriamo duramente sacrifichiamo il nostro agio e il tempo libero con le nostre famiglie, la massa si gode il welfare che il denaro delle nostre tasse fornisce loro.


Questo visuale, da parte del top degli amministratori delegati che massimizzano il proprio reddito delocalizzando i posti di lavoro della classe media di milioni di cittadini, ha lasciato gli americani in condizioni di povertà e le città, le contee, gli stati e il governo federale senza una base imponibile, con conseguenti fallimenti a livello statale e locale e massicci deficit di bilancio a livello federale che minacciano il valore del dollaro e il suo ruolo come valuta di riserva.


La distruzione economica dell’America ha beneficiato i mega-ricchi con molti miliardi di dollari con cui godersi la vita ed i suoi costosi accessori ovunque è loro desiderio. Nel frattempo, lontano dalla riviera francese, la Sicurezza Nazionale sta rammucchiando sufficienti munizioni [4] per tenere sotto controllo gli americani spogliati dei loro averi.




Paul Craig Roberts è stato Assistente Segretario del Tesoro per la politica economica e associate editor del Wall Street Journal. È stato editorialista di Business Week, Scripps Howard News Service, e Creators Syndicate. Ha avuto incarichi universitari. I suoi articoli su Internet hanno attirato un seguito in tutto il mondo.


Fonte: www.paulcraigroberts.org

Link: http://www.paulcraigroberts.org/2012/08/24/americas-descent-poverty-paul-craig-roberts/

24 agosto 2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da OLDHUNTER


NOTE:


[1] http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2012/08/2012820102749246453.html#.UDKflxS3DmM.facebook

[2] http://www.npr.org/2012/08/18/158505630/in-weak-economy-college-grads-surge-into-military

[3] http://www.alternet.org/election-2012/conservative-psyche-how-ordinary-people-come-embrace-paul-ryans-cruelty

[4] http://www.opednews.com/articles/Homeland-Security-s-Intent-by-Jack-Swint-120821-433.html

Commenti (75)

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    1. mincuo 28 agosto 2012

      A parte che Hayek non è "il liberalismo" PRIMO. Poi Romano seleziona e interpreta a modo suo, e infine la redistribuzione non ha niente a che vedere col laissez-faire. Che c'entra? Se tassi i redditi come devi redistribuisci come ti pare. Il liberalismo prevede uno stato minimo cioè che intermedi poco, o meno, non Zero stato. Dove l'avete letta? Quindi per esempio preferisce dare reddito alle persone che si paghino i servizi, le tutele ecc... Il socialismo prevede un'intermediazione dello Stato in questo, che raccoglie, gestisce e distribuisce. Punto. Due sistemi che puoi rendere perfettamente equi o iniqui, ma non c'entra il sistema in sè.
      Proprio desolante.

    1. bysantium 28 agosto 2012

      Il fatto è che nessuno dei due sistemi può andar bene.

      L'esito scontato del liberalismo sono appunto i monopoli privati e quello del socialismo è il monopolio pubblico, che poi, nel caso di Cuba, si è identificato con la famiglia Castro.
      Entrambi i sistemi partono da una visione materialistica del mondo e non ne mettono al centro l'uomo nella sua dimensione e materiale e spirituale.
      A prevalere è sempre l'economia a scapito di solidarietà, carità(nel senso classico), fedeltà, etc.
      I sistemi politici non sono neutri come semplici mezzi ( martello o scopa ), hanno ideologie fondanti, influenzano le azioni degli uomini e ne predeterminano gli esiti, così come lo fanno, per es., le politiche monetarie.
      Saluti.

    1. Georgejefferson 28 agosto 2012

      Post di un certo Sergio R...... I primi a mistificare sono proprio gli austriaci, a cominciare dall'uso estensivo che fanno del termine socialismo (fin da Hayek) per indicare tutto ciò che ha anche minimamente a che fare con lo Stato.Il socialismo può piacere o non piacere, ma ha una sua connotazione storica e politica abbastanza precisa. Per gli austriaci, invece, la semplice presenza di uno Stato come entità sovraindividuale con autonomia impositiva è già di per sé un segnale di socialismo. Poco importa, poi, se all'atto pratico lo Stato non redistribuisce affatto il reddito, anzi, sistematicamente ruba ai poveri per pagare i lussi dei ricchi, come ci insegna il bailout del 2008 o come ci conferma la diversa aliquota alla quale sei soggetto negli USA se hai una normale attività produttiva rispetto a chi, invece, vive di rendite finanziarie. Per gli austriaci vale la formula Stato = socialismo. In realtà, questo uso estensivo del termine "socialista" risponde a una precisa e deliberata strategia di mistificazione. Bisogna tener conto, infatti, che negli Stati Uniti (dove il libertarismo si è diffuso inizialmente) il termine "socialista" provoca incubi anche al più radical e al più liberal (quelli che da noi si definiscono genericamente "di sinistra"). Si inventa, insomma, uno spauracchio (lo Stato totalitario socialista) per giustificare di fatto il laissez-faire, ossia per giustificare che chi è più ricco non è tenuto a pagare per chi è più povero. È il solito trucco: fai paura alla gente e la gente farà quello che vuoi. Devi far credere ai gonzi che lo Stato limita la libertà dell'individuo, così i gonzi accetteranno di buon grado di rinunciare allo stato sociale e a quel poco di diritti che ancora rimangono loro.Il manganello non sarà più quello della FED o dello sceriffo locale, sarà quello dell'agenzia di mercenari, ma il manganello privato è notoriamente più efficiente di quello pubblico e, soprattutto, non costa un cent alla collettività. Inoltre, non ci sarà coercizione. Ci sarà un libero contratto, per cui il manganellato accetterà preventivamente di farsi bastonare a piacimento. Hayek contesta che la maggioranza abbia diritto a prendere decisioni anche per la minoranza, mentre ritiene assolutamente naturale che una minoranza di non meglio definiti saggi, o eletti, "ispiri la maggioranza", di fatto decidendo per tutti. Ma certo che se uno non legge mai il testo può credere a quello che vuole e far dire a Hayek quello che vuole. Quello che impropriamente viene definito anarcocapitalismo è di fatto la giustificazione teorica del diritto del più forte a decidere anche per il più debole. Hayek non accetta che i pezzenti abbiano diritto di voto e, in tal modo, possano obbligare i più ricchi a cedere una parte della propria ricchezza a chi ha di meno. Il povero, per lui, è uno sfigato che è stato incapace di provvedere a se stesso, non merita alcuna assistenza se non quel minimo che lo renda innocuo e lo faccia desistere dal rubare al più ricco. Ma per non apparire elitarista, Hayek aggira abilmente il problema rovesciando i valori. Si inventa il concetto di "dittatura della maggioranza" creando una vittima della coercizione (la povera minoranza di più ricchi che deve sottostare alla volontà della maggioranza di poveri e scemi) per giustificare, di fatto, il diritto di quella stessa minoranza a sfruttare eternamente i meno fortunati.L'anti-statalismo degli austriaci, come non mi stancherò mai di ripetere, è solo fuffa, è solo una cortina fumogena dietro cui nascondere l'unico vero intento, eliminare lo stato sociale. Lo Stato esisterà sempre, non foss'altro per sancire il diritto (naturale e inviolabile per tutti gli austriaci) alla proprietà privata.

    1. mincuo 28 agosto 2012

      A parte che nei libri di scuola, giornali e Tv hanno sempre raccontato favole anche sulla teoria. Ad esempio se ti prendi in mano Marx, Engels o Lassalle vedrai che individuavano proprio nello Stato e nella burocrazia il peggior sfruttatore, e vagheggiavano infatti uno Stato inesistente. Quindi, almeno da quel punto di vista liberalismo e comunismo originario sono molto più vicini di quel che uno pensa di solito. Poi quel che fanno nella realtà è un'altra storia. Una storia di imbrogli in salsa diversa. E con diversa velocità, ma quella è un'altra faccenda e ha altri motivi.

    1. mincuo 28 agosto 2012

      No lui è corretto, complimenti a te invece che non riesci a capire che non c'è mai stato nessun liberismo come nessun beneamato comunismo, e che il liberismo non è per nulla un sistema "utile per i ricchi" allo stesso modo per cui il comunismo non è un sistema "utile per i ricchi". Solo che nella pratica ENTRAMBI hanno prodotto SEMPRE un'elite di oligarchi. Ricchi.

      Ma niente da fare uno continua in eterno col "liberismo" e il "comunismo" che è come prendersela colla lavatrice (liberismo), perchè ci buttano i neonati invece della biancheria, oppure l'altro col ferro da stiro (comunismo) perchè lo usano per scottare il culo delle persone, invece che per stirare le camicie. Stessa cosa.

    1. Aironeblu 28 agosto 2012

      Cit: Nelle quattro delle migliori università del mondo che ho frequentato, l'opinione era che la concorrenza nel libero mercato avrebbe impedito le grandi disparità nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Come ho potuto capire, questa convinzione è basata su una ideologia, non sulla realtà.
      Complimenti alle 4 Università che sfornano le star più prestigiose dell'economia, che a distanza di 200 anni iniziano a dubitare della "mano invisibile" del mercato di A.Smith....
      Quello che invece PCRoberts non riesce ancora a cogliere è che anche come ideologia il liberismo è sempre stato utile solamente agli interessi dei ricchi e dei potenti, che chiaramente partivano avvantaggiati nella competizione sociale: è ovvio che il regime liberista ha fatto comodo a questi ricchi e potenti per decuplicare e centuplicare il loro potere a danno di concorrenti dotati di minori mezzi economici, ed è altrettanto ovvio che questo sistema ha causato l'estrema concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi che possiamo vedere (e subire) oggi. Fino all'autofagocitazione dell'economia.

      Non è la distruzione economica dell'America che ha beneficiato i mega-ricchi, ma sono i mega-ricchi che hanno causaro la distruzione economica dell'America, beninteso, dopo aver causato la distruzione economica, sociale e materiale di mezzo pianeta. Tempo fa economisti del genere venivano fatti sfilare in piazza col cappello con la scritta "Asino", prima di essere mandati a coltivare i campi.

    1. mincuo 28 agosto 2012

      Ma quali ritorsioni? E' una balla che fa comodo a entrambi da sempre quella, uno poveretto che ha affamato il popolo per colpa dell'"embargo", mentre invece sta seduto con la famiglia su decine di trust e partecipazioni, mezzi quotati in USA, l'altro che "combatte per la libertà e i diritti umani".

      E poi leggi almeno? Se Cuba importa 13 miliardi di dollari all'anno e ne esporta 6 che ritorsioni mai avrebbe, nella pratica, a parte le chiacchiere della propaganda?

      Io non so come dirlo, scriverlo: non c'è nessuna mano libera del mercato, come lo devo dire. Il liberismo ti può stare antipatico, e puoi preferire il socialismo, ma se il liberismo aveva una cosa era appunto quella di avere un mercato libero.

      Come te lo devo dire che non c'è, che ci sono solo MONOPOLI, che sono il contrario del liberalismo.

      Per il resto ho preso Cuba perchè c'era un articolo che ne decantava i meravigliosi prodigi sociali.

      Ma URSS, Cina (che è in mano a poche famiglie) o sull'altra sponda (liberista) chi vuoi, è identico. Poi più o meno pesanti.

      Come devo dirlo che non faccio il tifoso, che per me tutti 2 i sistemi possono andar bene e non è quello il problema.
      E' che non ci sono mai stati, solo nei film e nelle menzogne della propaganda.

      Ci sono state e ci sono solo OLIGARCHIE. Come lo devo dire? Hai una satrapia in salsa rossa, o di altro colore ma sempre satrapia.
      E più la gente non lo capisce e più se ne sceglierà come sempre una del colore preferito, che a quello serve fare le dicotomie, cosa credi?

    1. Aironeblu 28 agosto 2012

      Stai facendo un discorso degno di A.Smith, con
      A differenza che lui viveva nell''800, agli albori della rivoluzione industriale, e tu hai sotto gli occhi i risultari che ha prodotto la "mano libera" del mercato: è vero che nessuna dele due ideologie che tu vuoi comparare è mai stata messa in atto realmente, ma come puoi fare un simile paragone tra la superpotenza USA, a capo di un gigantesco impero fallimentare e una piccola isola che da 60 anni subisce le ritorsioni di questo impero per non volerne diventare suddito?
      Casomai prendi la Cina o la Russia se vuoi fare inutili confronti ideologici.

    1. mincuo 28 agosto 2012

      Questo è il link, così si vedono i prodotti e le quantità.
      link LIBRETA [www.partopercuba.it]

      N.B. La cresta sullo zucchero se la spartivano, ma era una tangente. Il grosso comunque non andava a investimenti o consumi, solo una piccola parte, ma ad armamenti per esportare la "revolucion" (in realtà fare gli esecutori degli interessi geo-politici Sovietici) in Sud America e Africa. Erano chiamate le "guerre di liberazione" cioè l'altra faccia della medaglia delle "guerre umanitarie" o per i "diritti umani" o "per la libertà" o contro il "terrorismo globale" della NATO, cioè degli altri satrapi, che hanno più creatività e di nomi di fantasia per la stessa vergogna ne creano sempre di nuovi.

    1. Tao 28 agosto 2012

      Mi fa piacere che CdC abbia pubblicato due articoli di Paul Craig Roberts, che è un conservatore, non un democratico, ma è una persona perbene.


      Che dice la verità, spiega chiaro, senza complicare troppo, che non occorre, e qui mostra una parte della realtà degli USA.


      Lui non è nè tra quelli che fanno fumo coi "concetti" o "colpa del sistema" nè è un economista di serie C quaquaraqua, disonesto e paraculo come alcuni di quelli nostrani, che fa il furbo continuando a parlare di aria fritta quando bastavano due righe, due numeri e un grafico, e tace su tutto il resto.


      Craig Roberts è un economista, e non certo scadente come quelli, ma prima di tutto è una persona perbene, e non un farabutto che più che vedere di vendersi il suo libretto di scemenze non ha in testa.
      La verità che qui spiega semplicemente Roberts è che in USA non c'è nessun libero mercato, nè che la colpa è del liberalismo, che mica c'è quello in USA.


      C'è monopoli e un'oligarchia di satrapi, che affama e opprime la gente, e quello non c'entra niente col liberismo, che è una ideologia buona, come lo è il socialismo, ma sono entrambe da sempre ridotte ad etichette e slogan politici che colla realtà di quello che sistematicamente in loro nome poi si è realizzato non c'entrano proprio nulla.


      Speriamo che CdC pubblichi anche articoli altrettanto onesti per i sognatori delle "conquiste sociali" comuniste. Che comuniste non sono, sono delle altre satrapie, spesso e volentieri pure peggiori.


      Ho visto qui un articolo su Cuba da fare rivoltare lo stomaco.
      Dipinto come una meraviglia. Un Paese dalle cui meraviglie il 10% del suo popolo è scappato dal 1959 a oggi, ma questo non lo dicono.
      Primo al mondo per imposizione fiscale su GDP, al 75,8%, terzo al mondo per prostituzione, 178° per complessivo benessere sociale, niente sindacati, niente libertà di opinione, uno stato di polizia da 60 anni, in mano a una cricca di ipermiliardari, che già da subito, nel 1960, tutti i libertari e anarchici rivoluzionari che combatterono a fianco e che tante speranze avevano suscitato e che tanta parte ebbero nel liberare il Paese li ha subito incarcerati o eliminati, per impiantare la solita dittatura politico-militare.


      Un Paese con un clima stupendo, dove cresce tutto, con meraviglie paesaggistiche che solo quelle avrebbero permesso di creare un turismo di qualità con cui impiegare, e bene, almeno un quarto della gente. Tra l'altro avendo già a disposizione alcune strutture, quelle almeno lasciate dai mafiosi di Batista.


      Un'isola con tutto, terreni fertili, acqua, pesca, minerali.... Che in più ha avuto 40 anni di sussidi, con lo zucchero, unica coltura capaci di impiantare, comprato dall'URSS a 2, 3 volte il suo valore, ma con parte di quei soldi spartita in Svizzera tra le due cricche, Sovietica e Cubana.
      Un Paese dove lo stipendio mensile "del popolo" è da 300 a 400 Pesos. Dove vanno con la libreta a comprare quello che c'è, se e quando c'è. LIBRETA [www.partopercuba.it]


      Dove per il "popolo" hanno creato un'economia di serie B, con i Pesos interni, ma se vuoi qualcosa dato che colla "libreta" ci fai un beneamato ca..zzo, allora c'è il CUC, il peso convertibile, che vale circa un dollaro, ma ce ne vogliono 23, 24 o 25 di pesos interni dello stipendio della gente, per un solo CUC, per cui il loro stipendio diventa 12, 13, o 14 dollari.


      E così si possono comprare la scarpa sinistra un mese e la destra il mese dopo, con uno stipendio. E poi uno si domanda come mai la gente cerchi di sopravvivere arrangiandosi in tutti i modi o vendendosi per la strada.


      E se mostri queste cose hai subito i fanatici indottrinati, magari in buona fede, che allora ti dicono immediatamente che è colpa dell'embargo Americano. perchè così gli hanno insegnato a ripetere come pappagalli, e da soli mica provano a cercare qualcosa, nonostante oggi non sia impossibile.


      Cuba esporta 6,347 miliardi di USD (di cui, tolti medicinali, sigari e rhum, nessun prodotto industriale, solo materie prime, come tutti i Paesi sottosviluppati, perchè i satrapi mai hanno creato in 50 anni un'industria, pur avendo gente scolarizzata, cioè avendo il capitale umano).


      Ma Cuba importa $13,26 miliardi di dollari, (che oltre al petrolio, sono tutti macchinari, attrezzature e prodotti industriali che non fa all'interno).


      E li importa da Venezuela, 37.6%, Cina 9.9%, Spagna 8.5%, Brasile 5.2%, Canada 4.4%. Da Venezuela per lo più petrolio. Quale "embargo" impedisce di importare di più?


      La gente deve capire che il sistema adottato, o l'ideologia, non sono importanti. Può funzionare un'economia socialista o liberista altrettanto bene, e sono solo sfumature semmai.


      Non sono state pensate l'una con intenti perfidi e l'altra buoni, sono cose da bambini queste, ma per creare delle società il più possibile equilibrate e che si sviluppino.


      Ma se poi si trasformano regolarmente in imbrogli, in sofferenze, in iniquità, in miseria, in mancanza di diritti, in stati di polizia, allora non è "il sistema" ma il controllo che ha poi il popolo sui Governi e sull'informazione quello che manca.


      Se manca quello, e la gente non lotta unita per quello, e continua ad oscillare e a dividersi tra ricette di liberi mercati fasulli e comunismi altrettanto fasulli, passerà in eterno da una satrapia all'altra e potrà solo sperare nella fortuna di avere un satrapo decente. Le cose non cambieranno mai per loro.

      Mincuo

    1. Mondart 28 agosto 2012

      Peccato che giri sempre in tondo ...

    1. Eshin 28 agosto 2012

      Altro interessante articolo di Paul Craig Roberts.....

      http://www.infowars.com/pussy-riot-the-unfortunate-dupes-of-amerikan-hegemony/

    1. zapper 27 agosto 2012

      cronache marziane
      richard nixon nel '69 supportava il reddito minimo garantito:
      http://www.newyorker.com/archive/1973/01/27/1973_01_27_057_TNY_CARDS_000304814

    1. albsorio 27 agosto 2012

      Difficile confrontare America ed Europa, delle cose in comune però ci sono, moneta privata emessa con debito pubblico ( signoraggio primario ) economia e finanza simili, ovviamente riserva frazionaria ( signoraggio secondario ). Ovviamente la scala di grandezza sono diverse e anche nel tempo, loro sono precursori, scie chimiche, distruzione wellfare, OGM etc arrivano prima. Nell'indice di povertá sono vicini alla Russia se non sbaglio.

    1. andyconti 27 agosto 2012

      Finalmente la ruota gira.

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