Il contesto storico di piazza Tienanmen. Pulsioni di un cambiamento senza fondamenta

Il contesto storico di piazza Tienanmen. Pulsioni di un cambiamento senza fondamenta

Di Fabio Massimo Parenti, ideeazione.com

Il 4 giugno è ormai assurto a ricorrenza internazionale, o meglio occidentale. La cosiddetta “strage” di Piazza Tienanmen – che non fu vera strage ma piuttosto guerriglia urbana tra manifestanti e forze armate – è l’arma mediatica principale che, a distanza di trentatré anni dagli eventi, i media statunitensi e britannici utilizzano, seguiti acriticamente dal circuito mainstream dell’Europa continentale, per ricordare all’opinione pubblica che il nostro, malgrado tutto, è ancora il migliore dei mondi possibili.

Ormai parlare di contestualizzazione è diventato un tabù. L’abbiamo visto con la guerra in Ucraina: un evento certo drammatico, tecnicamente un’invasione in piena regola di un Paese ai danni di un altro. Eppure, un conflitto tutt’altro che imprevisto, cominciato nel 2014, non tre mesi fa, dove ogni giorno che passa i fatti smentiscono quanto sostenuto con forza ventiquattro o quarantottore prima.

Nella gran parte dei dibattiti televisivi non c’è più spazio per il confronto e le competenze, ma solo per recitare litanie di adeguamento al politicamente corretto, ripetere frasi ad effetto per ingraziarsi il pubblico da casa e gettare fumo negli occhi ad un ascoltatore sempre più smarrito di fronte all’elefantiaca mole di notizie, vere o presunte, che lo travolgono quotidianamente.

Di quel giorno non si è detto ancora tutto. Gran parte dei fatti fu filtrata in Occidente attraverso il setaccio della CNN e della BCC, ma sappiamo che le tensioni cominciarono almeno un mese e mezzo prima, con le prime manifestazioni da parte di alcune decine di migliaia di giovani e meno giovani, che chiedevano l’introduzione in Cina di un non meglio precisato sistema democratico. Soltanto tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, il governo decise di impiegare l’esercito per contenere una protesta dagli esiti e dall’impatto incerti sul resto del Paese. Quando la violenza prese il sopravvento da entrambi i lati, i cosiddetti Otto Immortali decisero che era giunto il momento di chiudere, anche a costo della massima durezza, ogni possibile tentativo di rovesciamento dello Stato.

Dobbiamo allargare lo sguardo al resto del mondo: il 1989 fu un anno spartiacque per il pianeta intero, con l’intensificazione in primavera di proteste ed iniziative civili nel mondo comunista, in particolare nell’Europa dell’Est, che avrebbero poi portato nel novembre seguente alla caduta del Muro di Berlino, tutt’oggi simbolo assoluto della vittoria americana nella Guerra Fredda.

Spinti dal vento della glasnost’ decisa in quegli anni da Mikhail Gorbacev in Unione Sovietica, i rivoltosi di Pechino diedero il via ad una serie di manifestazioni che occuparono per settimane le strade e le piazze del centro della capitale. Per la nostra stampa, il copione pareva servito su un piatto d’argento. Un testo già scritto, copiato in carta carbone e traslato in Estremo Oriente.

Eppure, la situazione era molto diversa. Da un lato, i Paesi del cosiddetto “blocco sovietico”, sembravano implodere non solo e non tanto sulla spinta di movimento politici, civici o sindacali supportati dagli Stati Uniti e dall’Europa occidentale (Solidarnosc, Solidarnost, Charta77 ecc.), ma anche e soprattutto per la paralisi economica che ne aveva rattrappito le fondamenta sociali.

In Cina, invece, dieci anni prima Deng Xiaoping aveva introdotto la cosiddetta politica di riforma e apertura, inaugurando una fondamentale stagione di adeguamento del sistema Paese all’economia di mercato. Eravamo ancora ad un livello seminale: molti erano gli investitori stranieri giunti in Cina durante quel decennio, anche dai Paesi industrializzati (Stati Uniti, Regno Unito, Germania Ovest, Francia, Italia e Giappone), per sfruttare le opportunità garantite dal sistema delle zone economiche speciali. Il nuovo corso politico del gigante asiatico veniva esattamente incontro alle esigenze di quei mercati avanzati, pronti – sull’onda lunga della reaganomics – a terziarizzare (e deregolamentare) le proprie economie, delocalizzando all’estero buona parte della manifattura.

Lo sviluppo economico, imperniato sulle quattro modernizzazioni (agricoltura, industria, tecnologia e difesa) indicate dal Partito Comunista Cinese, non aveva ancora prodotto nella società i cambiamenti ritenuti necessari: furono fatti enormi passi in avanti in termini di cultura d’impresa e trasferimento tecnologico, ma le condizioni di vita e i servizi al cittadino erano rimaste indietro. Le immagini di dinamiche e scintillanti metropoli, futuristici treni ad alta velocità, missioni spaziali e attrazioni turistiche che ci arrivano oggi dalla Cina, a quel tempo, non erano nemmeno lontanamente immaginabili.

Alla fine, la visione dell’ex segretario del PCC Zhao Ziyang, di fatto l’unico tra i vertici del Partito a sostenere convintamente le ragioni di quella piazza, si dimostrò frettolosa, se non del tutto errata. Cosa sarebbe accaduto, infatti, se un sistema liberal-democratico si fosse affermato in Cina? Lo sguardo del mondo occidentale continua a concentrarsi sulle migliaia di manifestanti di Piazza Tienanmen, ma sarebbe più opportuno estendere la prospettiva dell’analisi a tutto il miliardo ed oltre di cinesi, all’epoca ancora in gran parte stanziati nelle campagne. Quale consenso avrebbe potuto garantire la tenuta sociale e politica di un ipotetico governo di transizione, più o meno golpista, impostosi a Pechino?

Il crollo dell’URSS, appena due anni dopo, nel 1991 mise fine ai sogni di gloria della perestrojka e della glasnost’. L’Unione si sfaldò in meno di un mese, tra l’8 e il 25 dicembre, e nella neonata Federazione Russa, guidata da Boris Eltsin, la situazione socio-economica deflagrò nel giro di qualche anno, portando il Paese al default nel 1998. In Cina, questo avvenimento viene spesso sottolineato dai dirigenti del PCC o dalla stampa vicina al governo come un monito a chi, tra le giovani generazioni, coltivasse l’utopia demagogica di un cambiamento senza fondamenta.

Di Fabio Massimo Parenti, ideeazione.com

Fabio Massimo Parenti, Ph.D. in Geopolitica, geostrategia e geoeconomia, è attualmente professore associato alla China Foreign Affairs University di Pechino, dove insegna International Political Economy, e docente al Lorenzo de’ Medici – The Italian International Institute di Firenze. È membro del Laboratorio Brics di Eurispes e ricercatore al Central China Economic Region Research Institute (CCERRI).

Foto: Jeff Widener, Associated Press

link fonte: https://www.ideeazione.com/il-contesto-storico-di-piazza-tienanmen-pulsioni-di-un-cambiamento-senza-fondamenta/

07.06.2022

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (16)

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Mostra commenti 16 caricati
    1. XaMAS 12 giugno 2022

      anche a Praga fu "guerriglia urbana" ?
      e a Budapest ???

      massi' dai difendiamo la dittatura cinese, magari il prossimo articolo di Parenti sara' la difesa del sistema di credito sociale o dire che lo yuan elettronico e' meglio del bitcoin

    1. JA 10 giugno 2022

      La butto lì poi chi vuol credere ci crede.
      Al tempo della caduto dell'URSS ero a Londra e, molti mesi prima, un collega mi chiese: "Perchè bevi Vodka che arricchisce i sovietici"? A cui risposi: "Stò brindando alla loro fine".
      Non intendevo così imminente ma molto prossima.
      Incoraggiato dal fatto, dopo qualche tempo mi chiese: "Chi pensi sia il nostro prossimo nemico"? "I muslimi". Gli risposi.
      Mi piacerebbe sapere dov'è ora per farmi fare un'altra domanda. :-D

    2. Rnamessaggero 10 giugno 2022

      Possa il grande KADYROV prenderti tra le sue mani assieme al tuo amico assassino stragista e criminale di guerra in quanto inglese.

    3. JA 10 giugno 2022

      Non che andrei a respirare i devoti peti dei bacia tappeto così come ora non mi faccio infinocchiare dalla kippah vatic-ana ma, l'unica cosa buona del giudeo-cristianesimo, è che ci ha involontariamente protetto dalla feccia ramadama del terzo mondo.

    4. Rnamessaggero 10 giugno 2022

      No cippa lippa, dai bacia tappeti ci hanno protetto i russi, purtroppo il peggio era in inghilterra cazzarola. A tal proposito mi ricadi tra quelli che baciano i piedi ai giudei tutti le volte che apri un post, non è che ti pagano per metterli sempre in argomento ?
      Vuoi sapere chi preferisco tra un inglese e un musulmano io che sono solo cristiano ?
      Vuoi sapere chi preferisco tra un ebreo e un musulmano io che sono solo cristiano ? Non vuoi sapere niente, lo immaginavo, il tuo problema è la cagnotta che gli ebrei ti rilasciano a fine mese per essere citati anche quando si parla si semplice merda intesa come concime.
      Non starai pensando di pubblicarmi un link a wikipedia: nun ce provà, se riesci a parlare bene, diversamente taci, oppure tira fuori soldi paga la redazione cdc e fammi bannare. Su Telegram basta un semplice @admin è gratis... ;-)

    5. JA 10 giugno 2022

      I giudei son peggio dei ramadami anche se gli assomigliano (data la stretta parentela) nel fanatismo talebano. Peggio perchè sono infiltrati e mimetizzati da millenni nelle nostre società.
      Non stà a me ma alla stupida e gretta avidità della borghesia se non c'è campo e quindi post che oggi non inquinino con la loro mefitica presenza.
      Smetterò quando li avremo definitivamente espulsi dal corpo della nostra civiltà.

    6. Rnamessaggero 10 giugno 2022

      L' ultimo che ragionava in questo modo si è sparato in testa quando i Russi hanno iniziato a bombardargli il bunker, si lo so i bolscevichi erano tutti ebrei come quelli dei campi di concentramento. Cerchiamo di superare l' ebreo medio con l' intelligenza, chiedo troppo lo so. La nostra civiltà!!! Non ci posso credere, parlare con uno che crede di essere o far parte di una civiltà sua, ma dove cazzo sono finito ? In Italia ? abbé tutto normale allora, ne abbiamo almeno venti di civiltà tutte nostre e guai se tocchi quella di Napoli, in Sicilia manco ci vado tanto s'o stranieri.

    7. JA 10 giugno 2022

      Non è che sei tu al servizio dei giudei per farci chiudere gli occhi sul fatto che: BoJolè, Blinken, oligarchi, Soros, presidente polacco e ucraino, cricca putiniana, exmoglie di Putin, solo per nominare gli ultimi, siano giudei?
      Se Hitler avesse fatto un buon lavoro non solo a blablati, non occorrerebbero post anti sionisti.
      Invece è proprio perchè non ha fatto (tranne per le bufale dell'industria multimiliardaria dell'olocausto) che ci ha lascato peggio di prima.

    8. Rnamessaggero 10 giugno 2022

      Uffa, il PdR nostro è ebreo ? No, quindi tutte le tue tesi decadono. Se applicassimo alla lettera la tua visione del mondo, un branco di corpi similmerda resterebbe in vita solo perché non ebrea.
      Il mondo resterebbe identico a prima, tu nel frattempo, come me, moriresti di vecchiaia e i soliti cazzi, resterebbero per le generazioni a venire. No non appoggio la tua mozione per una soluzione finale, o cambi i criteri e ce li mettiamo dentro tutti o non ha senso sprecare energie.

    9. JA 11 giugno 2022

      Un passo alla volta in ordine di priorità.
      Anche dopo morti qualcun altro lavorerà al posto nostro, sempre non abbiano perso il diritto all'esistenza.

    1. LuxIgnis 10 giugno 2022

      Una cosa che non dice nemmeno questo articolo è che in quella guerriglia che ci fu, morirono decine di poliziotti, alcuni arsi vivi (vi sono le foto in giro sul WEB), e dopo fu schierato l'esercito.
      Allora immaginatevi un situazione in un paese europeo o negli Usa dove anche un solo poliziotto venga ucciso dai manifestanti. La domanda facile facile è: che succederebbe?

    2. Rnamessaggero 10 giugno 2022

      La stessa cosa l' ho vista fare da parte dei taiwanesi nei confronti dei filo cinesi, un barattolo di benzina tirato in faccia e poi un normale accendino o fiammifero, funziona, l' interlocutore prende fuoco. Questi cinesi ne sanno una più del diavolo, sono più decisi e coscienti o gli costa meno la benzina, l' Iran gliela vende a poco ?

    3. Papaconscio 11 giugno 2022

      Nei primi giorni delle "proteste" i poliziotti erano disarmati

    1. Nestor Halak 10 giugno 2022

      Direi che la rituale celebrazione a lutto dei fatti di Tien An Men che l'occidente fa ogni anno è una specie di recriminazione sull'occasione mancata di mettere le mani sulla Cina come già gli stava riuscendo di fare con la Russia.
      Ma la Cina, con più sale in zucca e senza traditori al vertice dello stato, se la cavò col minimo sforzo, risparmiandosi una tragedia simile alla caduta dell'Unione Sovietica e rimanendo il solo paese importante che non prendeva ordini da Washington.

    2. Papaconscio 11 giugno 2022

      Un tentativo fallito di rivoluzione colorata. Esistono molti articoli sul web, cito solo aurorasito tra quelli italiani, che raccontano un'altra verità su quei fatti. In Russia è andata diversamente, ma il popolo russo ha gli anticorpi, gente fantastica. Se un giorno avremo un mondo multipolare lo dovremo a Russia, Cina e al civilissimo Iran

    1. Rnamessaggero 10 giugno 2022

      Mabbasta con 'sta fuffa, volete un morto simbolico ? Lo andiamo a prendere dal G8 di Genova neanche tanto tempo dopo '89, uno sparato da un carabiniere può bastare ? Così non devo andare verso il vomito descrivendo tutto ciò che è successo alla Diaz.
      Duce duce duce e polizia che urinava sui ragazzi cantando faccetta nera, parliamo di Cina ? Ma andate a cagare direbbero i cinesi e hanno ragioni da vendere, pure quelle si, un mega contanier di ragioni "shippate" in nave e ci compriamo anche quelle, pagando sia mai, come quando i nostri politici vanno a prostitute, non le pagano sempre loro spesso le paghiamo noi, ma sempre pagate sono.

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