IL COLPO DI GRAZIA

IL COLPO DI GRAZIA

DI LUIGI FERRAJOLI

ilmanifesto.it/


La sola regola che questa maggioranza sembra capace di rispettare è la sistematica violazione di ogni altra regola, soprattutto se costituzionale. L'aggressione al lavoro compiuta dalla legge approvata al Senato mercoledì scorso va ben al di là dell'aggiramento dell'art.18 dello Statuto che stabilisce il diritto del lavoratore ingiustamente licenziato alla reintegrazione da parte del giudice nel posto di lavoro. Essa equivale a una deregolazione e, di fatto, a una vanificazione delle garanzie giurisdizionali di tutti i diritti dei lavoratori. Il diritto del lavoro era già stato dissestato, nella sua parte sostanziale, dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro. Questa legge è un colpo di grazia anche alla sua parte processuale, dato che vale a esautorare la giurisdizione da tutte le questioni di lavoro. È questa, del resto, la linea di questo governo in tema di giustizia: i processi - il processo del lavoro, il processo penale «breve» o variamente impedito o paralizzato - semplicemente non vanno fatti.


In materia di lavoro questa fuga dalla giurisdizione avviene ora attraverso la violazione del diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti, stabilito dall'art.24 della Costituzione. Questo diritto non è solo un diritto fondamentale. Si tratta di un meta-diritto alla tutela giurisdizionale dei propri diritti, in assenza del quale tutti gli altri diritti sono destinati a rimanere sulla carta. Ebbene, questa norma-chiave del costituzionalismo democratico è stata da questa legge aggredita, nelle controversie di lavoro, sotto ben tre profili.



Il primo profilo, il più clamoroso e insidioso, è quello espresso dall'art.33 comma 9. Questa norma, inserita in un labirinto illeggibile di 52 articoli dedicati alle materie più disparate, prevede la possibilità che nei contratti di lavoro sia pattuita la cosiddetta «clausola compromissoria», cioè la decisione delle parti «di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro». In altre parole, all'atto dell'assunzione il lavoratore potrà vedersi costretto, per essere assunto, a sottoscrivere la rinuncia alla garanzia giurisdizionale e la remissione delle future controversie, incluse quelle relative alla reintegrazione nel posto di lavoro prevista dall'art.18, alla decisione equitativa di un arbitro privato.
Ora, come si sa, l'arbitrato è una forma di giustizia privata adottata di solito da soggetti forti, come le grandi imprese commerciali, che con esso intendono raggiungere una più rapida soluzione delle liti. Per questo, a tutela dei soggetti più deboli, il codice di procedura civile lo esclude in via di principio per tutte le controversie che abbiano ad oggetto diritti indisponibili, primi tra tutti i diritti dei lavoratori. La violazione dell'art.24 e dell'art.3 2^ comma della Costituzione da parte di questa legge è perciò clamorosa. Il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti, tanto più se indisponibili come quelli in materia di lavoro, è infatti un diritto fondamentale, inalienabile e a sua volta indisponibile. E non può certo una legge ordinaria consentirne la disponibilità per via contrattuale: che poi vuol dire avallare il ricatto cui i lavoratori possono essere sottoposti al momento del contratto.



Ma nella legge c'è una seconda aggressione al diritto di azione dei lavoratori stabilito dall'art.24 della Costituzione. L'art.32, 1^ comma, riduce «il controllo giudiziale» in tutti i casi in cui le leggi «contengano clausole generali, ivi comprese le norme in tema di instaurazione di un rapporto di lavoro, esercizio dei poteri datoriali, trasferimento di azienda e recesso», limitandolo «esclusivamente all'accertamento del presupposto di legittimità» ed escludendolo dal «sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive» del datore di lavoro. Ora è chiaro che le violazioni dei diritti dei lavoratori riguardano, di solito, non tanto la forma, quanto il merito dei provvedimenti dei datori di lavoro; e che perciò questa singolare limitazione del ruolo del giudice e degli spazi della giurisdizione si risolve anch'essa in una generale limitazione, ovviamente incostituzionale, del diritto dei lavoratori di agire in giudizio a tutela dei loro diritti.


Non basta. L'art.32 2^ comma introduce, tramite un'altra limitazione del ruolo del giudice, un'ulteriore restrizione del diritto di azione del lavoratore: «nella qualificazione del contratto di lavoro e nell'interpretazione delle relative clausole il giudice non può discostarsi dalle valutazioni delle parti espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro di cui al titolo VIII del decreto legislativo del 10 settembre 2003, n.276... salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione». Il giudice, in breve, è vincolato a queste certificazioni rimesse alle speciali «commissioni di certificazione». Riemerge qui, in forme ancor più grottesche, una vecchia aspirazione del centro destra, che già in passato tentò di includere tra gli illeciti disciplinari l'interpretazione del giudice palesemente in contrasto con la lettera della legge. Ben più radicalmente, infatti, l'attività interpretativa del giudice viene ora preclusa dal fatto che queste certificazioni extra-giudiziali vengono dichiarate vincolanti, in aperto contrasto con l'art.101 della Costituzione secondo cui «i giudici sono soggetti soltanto alla legge». Se allora fu coltivata l'illusione che il giudice possa essere «bocca della legge», oggi si vorrebbe che egli fosse ridotto a «bocca delle certificazioni».



Domanda: come è possibile che di questo mostro giuridico, destinato, a me pare, a una sicura pronuncia di incostituzionalità, nessuno - né l'opposizione, né i sindacati - si sia accorto nei due anni della sua gestazione?

Luigi Ferrajoli (Filosofo del diritto)

Fonte: www.ilmanifesto.it/

Link: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100309/pagina/01/pezzo/273158/

9.03.2010

Commenti (30)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 10 caricati
    1. airperri 10 marzo 2010

      Fantastico!

    1. airperri 10 marzo 2010

      Tu subisci, se ti va. Io no.
      Tu resti qui io no.
      Tu probabilmente hai votato.
      Io non voto da 12 anni.
      Tu continuerai a scrivere che tutto va male, io il mese prossimo me ne vado via dall'Italia.
      Ho mollato. Laureato in legge a 22 anni, 2 lingue, 2 master. INOCCUPATO.
      Scusa se sono duro o impertinente, ma credimi, non ci vuole tanto.
      Con 50mila dollari ti prendi 200metri quadri dove ti pare (io ho scelto il centro america). A 4-500 dollari al metro quadro costruisci chiavi in mano.
      Poi affitti e vivi senza pensieri.
      Per non parlare se hai un buco qui in Italia che puoi affittare!! li' fai il re.
      Ok, magari hai famiglia e figli, allora sayonara Eli san, ma nel mio caso non resto qui a marcire con questi vecchi bavosi piduisti che ti lasciano solo le briciole.
      Che si fottesse pure il paese, ormai non me ne frega piu' un pezzo di cazzo.
      Mettessero pure la benza a 2 euro e le arance a 10 euro al kilo, frega il cazzo ormai.
      Ma che dici, Roma e' la citta' piu' bella del mondo!!
      E sti cazzi ! Dopo 30 anni di Colosseo e bucatini cacio e pepe me ne posso pure andare, ci verro' in vacanza.
      Qui andra' sempre peggio, ormai e' Versailles e Luigi XIII allo stato puro, e pecore come siamo qui una rivoluzione purtroppo e' pura utopia.

      Metabolizzatemi sta nerchia!

    1. marcoda 10 marzo 2010

      rosseau diceva che i >

      berlusconi per togliersi questo impiccio voleva in un unico giorno le elezioni amministrative, nazionali ed europee

    1. Eli 10 marzo 2010

      Cosa c'è da stupirsi? E' il piano di Licio Gelli che si attua. Tutto previsto, tutto organizzato, tutto studiato fin nei minimi dettagli. E noi beoti dobbiamo solo subire, trangugiare, metabolizzare.

    1. grilmi 10 marzo 2010

      Sono d accordo, il termine lotta sociale è diventato una barzelletta: si fa finta di niente con le manifestazioni scomode(V-Day, operai che occupano le fabbriche ecc) o al massimo si fanno caricare un po di unita antisommossa(NO TAV); chi viene eletto non mantiene mai gli impegni presi con roboanti discorsi intrisi sempre delle stesse vuote parole(piu lavoro, piu democrazia, piu scuola, piu liberta, piu alberi, piu sole ecc), ma fanno addirittura il contrario con l aggravante che nessuno lo sa a parte i diretti interessati(solo gli aquilani sanno che la citta non è stata ricostruita e solo i campani sanno che il problema rifiuti è stato spostato e forse aggravato dal miracoloso inceneritore di Acerra); tuttavia il tuo discorso della fune non è applicabile solo al "popolo" ma soprattutto all opposizione, questa sinistra è quanto di piu peloso e ipocrita ci possa essere, ho smesso di essere di sinistra dalla svendita della nostra ricchezza da parte del Gold-man Prodi; la destra non è stata un'alternativa nonostante giustifichi Berlusconi su certe decisioni e possa capire che ci siano forti pressioni per toglierlo dalla poltrona(e non per dare giustizia al popolo ma per rimettere in piedi il teatrino internazionale), ha commesso lo sbaglio di rimanere in bilico, di non prendere una posizione ad esempio sull energia rinnovabile(preferendo in nucleare degli anni 90) o sulle banche(pensavo che dopo l articolo su "il giornale" succedesse qualcosa), commettendo sempre piu sbagli lungo la strada e invitando a nozze tutti i vari Travaglio(in Grillo ho piu fiducia spero che parta cn l ambiente e finisca su argomenti piu importanti); ha voluto fare l uomo con il piede in mille scarpe(pro-israele ma grande affarista con l Iran, estimatore di Obama ma amicone di Putin). La verità è che non esiste classe politica che ci rappresenti, la lotta sociale deve essere rivista, la disobbedienza sociale l unica arma prima della violenza...ma non contateci ancora..il 90% d italia sta ancora parlando della finale del grande fratello 10(e guardando i provini su youtube puoi capire che l analfabetismo nel 2010 non è una leggenda metropolitana).

    1. Tonguessy 10 marzo 2010

      Le vicende sociali così puntigliosamente descritte dall'articolo possono in estrema sintesi ridursi ad un tiro alla fune: da una parte i lavoratori, dall'altra il padronato. Se (causa tv, riflusso, nicchia lavorativa, sky o qualsiasi altro motivo) i lavoratori smettono di tirare la fune magari con la speranza che non si sposti, non è che la controparte smetta di tirare. E' un'opera incessante e stressante di determinare chi tira più forte. I fatti dimostrano che i lavoratori non stanno tirando quanto dovrebbero, mentre i padroni, sicuramente grazie a qualche trucchetto, hanno già portato la fune dalla parte loro.

      Detto questo resta da aggiungere che le manifestazioni di piazza contano sempre meno: anche fossero parecchi milioni gli scioperanti di venerdì non credo riuscirebbero a spuntare qualcosa. La nostra classe dirigente vive ormai in camere stagne, dove i rumori giungono molto attutiti. Nessun clamore di piazza riuscirà mai a distoglierli dal loro "obbligo a mantenere fede al loro mandato": cioè una volta eletti non c'è verso di far loro capire che se ne devono andare.

    1. marcoda 10 marzo 2010

      siamo al paradosso che il codice del consumo vieta clausole del tipo "per controversie l'unica autorità e foro competente che possono essere aditi sono il tribunale della provincia tal dei tali". E la legge consente clausole di questo tipo nei contratti di lavoro.

      esiste una gerarchia delle fonti del diritto per la quale le leggi ordinarie prevalgono sulle pattuizioni tra privati. Il contratto di lavoro anche se certificato quali atto della pubblica amministrazione mantiene comunque un valore legale inferiore a quello di una legge ordinaria. E' costituzionale una legge ordinaria che sovverte la gerarchia delle fonti del diritto, che è nel codice civile art. 1 ma anche una norma costituzionale, affermando che il contratto di lavoro, se prevede l'arbitrato, è prevalente su una legge ordinaria, l'art. 18, e seguenti, che affermano il diritto a ricorrere contro un licenziamento senza giusta causa o motivo. Si basi non solo che non si può licenziare, ma che si può ricorrere contro. Una legge ordinaria non può azzerare una norma costituzionale come la gerarchia delle fonti del diritto: un contratto o atto amministrativo vale meno dello statuto dei lavoratori.

      il governo vuole risolvere il problema della lentezza dei processi, impedendo alla gente di chiedere giustizia. banale quanto stupido.

      la trovata dell'insindacabilità nel merito delle decisione dei datori di lavoro ricorda tante leggi promulgate ai tempi del fascismo ed è inaccettabile, perchè ora che il diritto è ai suoi vertici storici, non può esistere aspetto della vita umana che non possa essere interessato dalle leggi e quindi dal potere giudiziario. La sfera dei diritti soggettivi, quelli più importanti e tutelati dalle costituzioni, cui il lavoro appartiene, non può essere esclusa dal controllo giudiziale. Se si vuole poi che resti un equilibrio tra poteri, magistratura e parlamento devono mantenere gli stessi ambiti di azione: se si vuole legiferare su tutto, si deve poter giudicare su tutto.

      è inutile dare ai giovani un contratto a tempo indeterminato, che di tale, con la libertà di lasciarli a casa, ha soltanto il nome.

      Chi teorizza queste cose è sullo stesso piano etico dei terroristi. E' un finto intellettuale, che dice delle ovvietà, che deve commuoverci perchè vive sotto scorta, mentre migliaia di persone grazie alle sue proposte insulse rischiano di trovarsi a morire di fame per strada. Licenziare significa uccidere una persona, umiliarla nel peggiore dei modi: i licenziamenti di massa avranno, come in America o in Giappone, la conseguenza o di omicidi (il licenziato che uccide i colleghi e il datore, o la famiglia), o di suicidi (i quartieri dove gli impiegati giapponesi licenziati si ritrovano, fingendo davanti ai famigliari di andare al lavoro, prima di togliersi la vita).

    1. ventosa 10 marzo 2010

      intendevo a fare lumi nella mia testa..

    1. ventosa 10 marzo 2010

      Già, a chi giova?
      Cosa bolle in pentola?
      Non si prepara tanto a lungo una legge del genere in una materia così centrale senza una visione a largo spettro...o a "spettro unico"?
      Chi ha un'idea precisa, mi aiuti a fare lumi.
      Saluti.

    1. castigo 10 marzo 2010

      Domanda: come è possibile che di questo mostro giuridico, destinato, a me pare, a una sicura pronuncia di incostituzionalità, nessuno - né l'opposizione, né i sindacati - si sia accorto nei due anni della sua gestazione?

      appunto, non è possibile a meno che non siano tutti collusi.....

Visualizzati 10 di 30 commenti approvati.