IL CAPITALE E I SUOI UTILI IDIOTI: LA SIGNORINA VALENTINA NAPPI

IL CAPITALE E I SUOI UTILI IDIOTI: LA SIGNORINA VALENTINA NAPPI


DI DIEGO FUSARO

lintellettualedissidente.it

Non mi stancherò mai di ripeterlo: viviamo nel tempo dell’identità in atto di destra e sinistra, due falsi opposti che oggi veicolano lo stesso contenuto. E tale contenuto è l’adesione supina al monoteismo del mercato e la stolida accettazione dell’ordine imperiale USA. Destra e sinistra si rivelano interscambiabili, facendo del neoliberismo oggi dominante un’aquila a doppia apertura alare: l’anticomunitaria e globalista “Destra del Denaro” detta le regole econonomico-finanziarie tutelanti gli interessi della global class post- e anti-borghese, mentre la “Sinistra del Costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico (godimento individualistico, relativismo, laicismo assoluto, abbandono dell’anticapitalismo come ferrovecchio, ecc.).

A seguito: “Squirtare in faccia a Diego Fusaro” (Valentina Nappi, blog micromega.blogautore.espresso.repubblica.it);

La “Destra del Denaro” decide che occorre privatizzare tutto, rimuovere i diritti, abbassare gli stipendi, tagliare la spesa pubblica, sempre in nome del sacro dogma “ce lo chiede il mercato”. Dal canto suo, la “Sinistra del Costume” dal Sessantotto ad oggi opera sul piano sovrastrutturale: se la “Destra del Denaro” rende i giovani precari fino a settant’anni, quando non direttamente disoccupati e impedisce loro di farsi una famiglia, ecco che la “Sinistra del Costume” e i suoi utili idioti al servizio del re di Prussia starnazzeranno dicendo che la famiglia è una forma borghese superata e che la precarietà è buona e giusta.

Se la “Destra del Denaro” decide che gli Stati nazionali sono un’invenzione e che l’unica realtà esistente è il one world del mondo globalizzato e ridotto a piano liscio del mercato, con annessa delocalizzazione, ecco che la ridicola “Sinistra del Costume” seguirà facendo l’elogio della globalizzazione dei viaggi low cost e dell’inglese per tutti. Di più, condannerà lo Stato nazionale come foriero di sventure, senza mai dire, ovviamente, che i pochi diritti superstiti per gli offesi del pianeta erano garantiti, guarda caso, dallo Stato stesso e dalle sue politiche di assistenza sociale. Se la “Destra del Denaro” decide che la religione è un’invenzione e che bisogna liberarsene per convertirsi tutti all’unica teologia riconosciuta legittima, il monoteismo del mercato, ecco che la “Sinistra del Costume” seguirà pedestremente portando avanti forme liturgiche di ateismo religioso, senza accorgersi ovviamente che è il capitale stesso a dover distruggere ogni religione che non sia quella del Mercato divinizzato. Se la “Destra del Denaro” decide che a esistere è solo l’individuo consumatore e “la società non esiste” (M. Thatcher), ecco che la ridicola “Sinistra del Costume” seguirà scodinzolando e spiegando che la famiglia come comunità originaria non esiste e che chiunque si sogni di pensare – peraltro in buona compagnia con Platone, Aristotele e Hegel – che la famiglia composta da padre e madre esista subito deve essere silenziato come “omofobo”.

Ancora pochi giorni fa ne ho avuto una (divertente, debbo ammetterlo) conferma. Da un blog organico al partito unico de “La Repubblica” – non quella platonica, bensì quella delle sinistre serve del capitale e della NATO – è emerso un articoletto programmaticamente intitolato “Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo” (qui). L’autrice è una certa Valentina Nappi, di cui fino ad allora – lo ammetto – ignoravo finanche il nome. “È un’attrice pornografica italiana. Lanciata da Rocco Siffredi, ha al suo attivo oltre 60 scene in film prodotti da case di produzione cinematografiche hard, tra cui Brazzers, Elegant Angel, Evil Angel e Jules Jordan”: non sto inventando nulla, garantisco. Così dice la sua scheda su Wikipedia.

Colgo allora l’occasione per risponderle a tono: come già altra volta dissi, occorre dialogare con tutti, e su ogni argomento. Anche un verme può essere oggetto di attenzione filosofica, diceva Aristotele. Leggendo le fini argomentazioni di quest’amante della “nuda” verità, di questa rampante allieva della scuola di Rocco Siffredi, si ha una chiara prova di cosa effettivamente sia la “Sinistra del Costume”: nel tempo di quello che ne “Il futuro è nostro” ho chiamato il “capitalismo edipico” post-sessantottesco, in cui al pluslavoro marxiano subentra il plusgodimento lacaniano, che a farsi alfiere della “Sinistra del Costume” sia una pornostar è tutto fuorché casuale. Dai “Nuovi Filosofi” alla Bernard Henri-Lévy alle pornostar il passo è più breve di quel che si possa immaginare. Scrive acutamente la Nappi che se “sei una pornostar che promuove l’idea che ‘tutte le donne dovrebbero essere troie’ e che ‘tutte le ragazze dovrebbero essere ragazze ultra-facili’, allora nella Germania nazista, ma anche nell’Italia fascista, avresti certamente fatto una brutta fine” (sic!). Credo non vi sia altro da aggiungere, e stendo un velo pietoso.

Il capitale trasforma tutto in merce e godimento, sveste le giovani ragazze e veste con abiti di marca i giovani ragazzi: è impadronimento della nuda vita e dei corpi. L’austero imperativo categorico del borghese Kant viene spodestato da quello iperedonistico e antiborghese di De Sade (e – sempre si parva licet componere magnis – della signorina Nappi): “devi godere!”, convertendo in ogni istante la trasgressione permanente dei valori tradizionali nel nuovo imperativo della crescita e del godimento senza limiti. Il dovere cessa di essere contrapposto al godimento e ne è interamente riassorbito. Nel capitalismo assoluto post- e anti-borghese, contestativo e sessantottesco, puoi fare tutto ciò che vuoi, a patto che tu abbia i soldi per potertelo permettere. L’importante è godere, Nappi docet. Dalla coscienza infelice borghese si è passati disinvoltamente all’incoscienza felice antiborghese: dall’austero Georg Wilhelm Friedrich Hegel successore di Immanuel Kant alla signorina Valentina Nappi seguace di Rocco Siffredi.

Il godimento illimitato e autoreferenziale, ormai privo di limiti e di misura, domina incontrollato su tutto il giro d’orizzonte, traducendosi puntualmente in Todestrieb, in “pulsione di morte”, secondo le principali patologie del nostro tempo (tossicodipendenza, alcolismo, ecc.). Questa deriva cinica del godimento, avviatasi con la contestazione antiborghese del Sessantotto e con il suo rovesciamento di ogni autorità in grado di frenare l’immediata soddisfazione dei desideri sempre risorgenti, culmina nell’odierno scenario disincantato del mondo ridotto a merce: in cui il discorso trasgressivo del capitalista coincide con quello della “Sinistra del Costume” di cui la signorina Nappi – che lo sappia oppure no – è dramatis persona.

Più precisamente, il discorso del capitalista è oggi quello del signor Marchionne sul versante della Destra del Denaro, e della signorina Nappi, sul versante della Sinistra dei Costumi. Che c’è da stupirsi? Il capitale è oggi oscenità pienamente realizzata, in cui gli intellettuali di regime cedono il passo alle porno-star innalzate a maestri del pensiero. L’importante è godere, ripete urbi et orbi l’ideologia mercatistica. La signorina Nappi è fine e precisa nel suo modo di argomentare pornografico: chiunque dissenta dal pensiero unico, è fascista; chiunque si opponga alla globalizzazione capitalistica, è fascista; chiunque osi pensare diversamente, è fascista; chiunque non faccia del suo corpo una merce in vendita al migliore offerente, è fascista; e così via, di fascismo in fascismo. La signorina Nappi fa bene a esprimere i suoi giudizi, ci mancherebbe. Non sarebbe ozioso, tuttavia, domandarsi perché il ruolo di maître à penser dal gruppo di “Micromega” sia affidato proprio a lei: la categoria di “Sinistra dei Costumi” come l’ho definita può aiutare a capirlo… Compatisco la signorina Nappi e le auguro ogni bene: sono anzi certo che il capitale riconosca pienamente il suo lavoro, sia intellettuale sia – diciamo così – “fisico”. Sicuramente più di quanto non riconosca quello dei giovani studiosi costretti a fuggire all’estero o a vivere con 600 euro al mese. E ora paulo maiora canamus.

Gli esempi che prima ho addotto circa la coppia “Destra del Denaro” e “Sinistra del Costume” si potrebbero moltiplicare, ma non è ciò che mi interessa fare. Mi interessa, invece, insistere su come oggi destra e sinistra marcino separate e colpiscano unite: e lo facciano delegittimando come fascista o stalinista ogni pensiero non allineato con l’insensatezza del coro virtuoso del politicamente corretto che va da tempo ripetendo che la famiglia non esiste, che l’anticapitalismo è superato, che il fanatismo dell’economia è il solo mondo possibile, che i diritti del lavoro debbono essere abbandonati in nome della “concorrenza” e della “competitività” (le parole magiche della sacra religione del libero mercato).

Il compito del pensiero critico sta appunto nel ricondurre alla libera discussione razionale ciò che il pensiero unico impedisce di discutere: Stato nazionale come garantimento dei diritti sociali della comunità, opposizione al capitale, famiglia come comunità originaria, ecc. Lo diceva splendidamente Heidegger nei suoi Seminari: “l’essenziale rimane continuare, come qui, a camminare per la stessa via, senza curarsi dell’opinione pubblica, quale che sia, intorno a sé”. Senza curarsi nemmeno – integrerei – di quella specifica forma del “si dice” (man sagt) che è il pensiero unico, ossia il modo con cui la manipolazione organizzata perimetra in maniera millimetrica lo spazio di ciò che si può e non si può pensare e dire.

Non si può oggi essere autenticamente critici senza varcare gli angusti confini del politicamente corretto: finché si permane al loro interno, si pensa e ci si muove nello spazio preordinato dal potere e dalla fabbrica dei consensi. Si sarà diffamati, silenziati, bollati di fascismo e stalinismo, è bene saperlo (Nappi docet): è il prezzo da pagare oggi per chi non accetta il pensiero unico e la sua poderosa macchina di ottundimento programmato delle coscienze. In tempi passati si pagava con la cicuta o con il rogo. Oggi le forme del “sorvegliare e punire” sono mutate, facendosi più capillari e abbandonando la forma dell’estetica dei supplizi. Ma le sbarre della gabbia non sono certo meno robuste. Anzi, tutto l’opposto. Ci attendono tempi in cui l’assioma pornografico della signorina Nappi diventerà sempre più frequente: chiunque oserà mettere in discussone il fanatismo dell’economia e la prosa reificante del capitale verrà sempre più diffamato come fascista, di modo che lo spazio del pensiero critico sia preventivamente addomesticato dal “si dice” del nuovo ordine mondiale.

Non dobbiamo curarcene. La strada è di fronte a noi. Stiamo transitando davvero per un “tempo di gestazione e di trapasso”, per usare la felice formula di Hegel: le vecchie categorie non tengono più, le vecchie mappe non valgono più a comprendere un territorio che è mutato. Certo, vi sono i soliti idioti al servizio del capitale che continuano a usarle, senza neppure avere contezza del fatto che lo scenario è mutato: sono soltanto “polvere sugli stivali della storia” (Hegel), una legione di imbecilli che, come al tempo della linea Maginot, combatte una guerra persa in partenza, perché condotta sulla base delle carte militari del conflitto precedente (fascismo, antifascismo, anticomunismo, ecc.) o, comunque, disegnate ad hoc dal nemico stesso.

Proprio perché le vecchie categorie sono saltate, occorre oggi comprendere la cifra del “regno animale dello spirito” e creare un fronte unitario di lotta contro il capitale, composto da quanti identifichino nel nesso di forza capitalistico la contraddizione e nell’emancipazione del genere umano l’orientamento del pensiero e dell’azione. Contro questa strategia, di per sé non difficile da comprendere, il pensiero unico si opporrà in tutti i modi. Già lo sta facendo, tenendoci divisi tra destri e sinistri, stranieri e autoctoni, atei e credenti: “dividi e comanda” non ha smesso di essere la segreta strategia di un ordine dominante che si riproduce frammentando il fronte dei dominati, di modo che questi, anziché cooperare in vista della loro liberazione, restino invischiati nell’ennesima guerra tra poveri. Anziché tradursi in un fronte unitario contro il potere, la rabbia gravida di buone ragioni viene dissipandosi in inutili lotte tra gli ultimi, cultori ignari della loro stessa schiavitù fintantoché pensano che il nemico sia il destro, l’immigrato, il credente, ecc.

E intanto il capitale non smette di “celebrare le sue orge” (vecchia espressione che, pur uscita dalla penna dell’anticapitalista – e dunque fascista – Marx, forse potrebbe trovare il consenso della signorina Nappi). Occorre proseguire imperterriti, sapendo che quanti continuano a starnazzare in nome dell’antifascismo, dell’anticomunismo e – senza mai dirlo – della strenua difesa del pensiero unico, sono utili idioti e, insieme, inconsapevoli cani da guardia del potere. Continueranno ad abbaiare in difesa delle loro catene: le quali, anche se dorate, restano pur sempre catene. Con il Gramsci delle Tesi di Lione, occorre oggi più che mai “raccogliere intorno a sé e guidare tutti gli elementi che per una via o per un’altra sono spinti alla rivolta contro il capitalismo” (tesi 29), in modo da favorire “una azione generale di tutte le forze anticapitalistiche” (tesi 39). È questo l’orizzonte attorno al quale debbono oggi organizzarsi le forze.

Diego Fusaro

Fonte: www.lintellettualedissidente.it

Link: http://www.lintellettualedissidente.it/inevidenza/il-capitale-e-i-suoi-utili-idioti-la-signorina-nappi/

24.10.2014

Commenti (71)

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Nascondi area commenti 20 caricati
    1. Giovina 31 ottobre 2014

      Paolo ti sbagli, Davide ha schiaffato prima in faccia a tutti deretano e lingua della pornostar.
      Chissa' se Fusaro risponde a tutti i fissati per il fascismo cosi' come ha fatto per la Nappi.
      Possiamo annoverare la reazione del Fusaro tra gli esempi di filosofia freudiana piuttosto che tra quelli di filosofia marxiana?

    1. Matt-e-Tatty 31 ottobre 2014

      Per chi se lo fosse perso, il commento di Barnard:


      FUSARO, NAPPI E LA TROIA.

      Fusaro. Quando una come Valentina Nappi si offre di squirtarti in faccia…. si dice Sììììììì GRAZIE!, poi gliene fai di ogni, e lei te ne fa di ogni.

      E alla fine, quando la Nappi ti parla di Elias Canetti o di Marx, benissimo, stappate una bottiglia di Chianti e fate i filosofi (di Ronald McDonalds).

      Il tuo pistolotto sociologico di risposta alla Nappi è intellectual horseshit. Ma d'altronde non mi aspetto tanto dal te che sei il primo comunista di Don Verzé. Di certo sei il primo filosofo della Storia che si autopromuove come il Mulino Bianco.

      Nappi vs Fusaro: Fusaro ko al primo round.

      Che Paese questo, dove le bocchinare con apertura di gambe di 190 gradi vincono sempre (a scapito di quelle brutte ma bravissime), come quell'altra, che prima spompinava la mezza tacca tv, poi lo smolla in 3 nano secondi per spompinare il pezzo grosso. E vedrete il prossimo anno chi avrà un bel talk in prima serata.

      Ma la differenza fra la Nappi e la sopraccitata Reinhold Messner con la figa, è che la Nappi ha due palle stratosferiche, poi ne possiamo dire di ogni, ma le palle quella donna le ha.

      p.s. Per Davide di Comedonchisciotte: ma non ti vergogni a pubblicare prima Fusaro e sotto la Nappi?


      http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=983 [www.paolobarnard.info]

    1. alsalto 31 ottobre 2014

      Condivido in toto.
      Usa la visibilita' che s'e' saputa conquistare al pari della ciccia che si porta appresso.
      Fusaro lo si puo' piu' o meno apprezzare o condividere ma rimane pur sempre una persona assai preparata.

    1. alsalto 31 ottobre 2014

      "stucchevoli" video con Preve?
      Infelice la scelta dell'aggettivo.
      Avrei compreso "noiosi", "polverosi"....ma stucchevoli non si puo' sentire.
      Solo micromega puo' tentare di dar credibilita' ad una tipa tanto "schizzata".

      Che le esperienze di vita o traumi possano aver portato la Signorina in oggetto a scelte tanto forti non e' cosa su cui penso si possa accendere alcuna discussione, il corpo e la vita le appartengono e quindi, sia.

      Ne rimane che quando ci si inerpica in posizioni quali quelle espresse in merito all'eccido della media borghesia portatrice di tutti i mali o la glorificazione del capitalismo quale koine catartica qualche risposta ce la si debba aspettare.

      Ma e' ella stessa nei suoi espliciti costumi a dar caratura del proprio pensiero.
      Una vera e propria gangbang intellettuale tra tiepidi fiotti d'ammore.

    1. PikeBishop 30 ottobre 2014

      La signorina Nappi e' una lavoratrice che si fa un culo tanto (nel vero senso della parola). Conosce anche il significato del concetto di Capitalismo meglio di filosofi da strapazzo che sono il frutto del disastro della scuola pubblica. Il signor Fusaro, una nullita' che non vale neanche un pelo della figa depilata della signorina Nappi, e' un "Filosofo" autoreferenziale della casta parassitaria accademica: si e' veri Filosofi solo come si e' capiscuola di arti marziali, fondatori, cintura rossa. Non basta essere lacche' del Kodokan per esserlo, ne' l'avere scritto libri che nessuno legge ma che pantalone paga comunque, volente o nolente.


      Io sto con la Nappi, che ha il culo meglio della faccia di molti "Filosofi". E anche di molti Frediani di CDC.
    1. Georgios 30 ottobre 2014

      Lo comprendo ogni giorno che passa, purtroppo. Non ho mai detto che e' facile. Ho detto che e' facile liberarsi da questa trappola una volta riappropriati i termini.

      Ma non ho mai detto che quest'ultima cosa sia facile. Anche se presenta l'unica possibilità di salvezza.

    1. Georgejefferson 30 ottobre 2014

      Figurati Georgios,fondamentalmente hai ragione.Comprenderai magari senza condividere appieno , comunque , la difficolta di riappropriarsi di termini

      importanti alle cause comuni,quando sono strumentalizzati da decenni.

    1. Georgios 30 ottobre 2014

      Ammetto anch'io di essermi un po' scaldato ma e' capitato proprio ieri di avere avuto alcune "esperienze" qui e poi mi sono ricordato di questo scontro un po' "fatto su misura" per ragioni mediatiche tra il pensare e il pisciare che in definitiva e malgrado le buone intenzioni di Cufaro lavora contro l'interesse del popolo martoriato. Di conseguenza ho scritto il mio primo commento e quando hai ribattuto sulla questione della patria... mi capisci?

      Se ho un po' esagerato nei tuoi confronti chiedo scusa.

      Però dobbiamo tutti capire se possibile con qualche anticipo rispetto al tempo in cui lo capiremo per forza di cose, ripeto, per forza di cose, che la nostra unica possibilità di salvezza, non sto parlando di teorie, sto parlando di salvezza e' appunto la ri-acquisizione del senso della patria.

      Poi possiamo anche fare a botte sul "dopo" ma prima dobbiamo liberare questa disgraziata in tutti i sensi patria nostra.

      Quando verranno a pignorarti la casa e dovrai contare sull'appoggio dei tuoi amici, vicini, compagni o fratelli, in parole povere dei tuoi compatrioti, allora capirai la verità vera. Ma allora non e' meglio essere preparati prima? E cominciare ad organizzarsi?

      Credimi: tutti quelli che in questo momento sostengono le rivoluzioni planetarie, proletarie, marxiste, leniniste o non so che altro, primo non hanno capito una virgola di Marx, secondo credono a delle fedi come quelli delle sette religiose o massoniche e terzo non hanno ancora sentito sulla nuca il fiato insaziabile degli avvoltoi.

    1. geopardy 30 ottobre 2014

      Fare un forum "politico" su una tipa del genere "io sono io, tutti gli altri non sono nessuno", al punto tale che non si è degni di esprimere un qualsivoglia parere che non sia il suo, mi sembra veramente esagerato.

      Ne conosco di gente auto referenziata, ma nascondono problemi cognitivi ed emotivi di notevoli proporzioni.
      La tipa sta soltanto difendendo, nella maniera, al tempo stesso, meno intelligente e più oltranzista, le sue scelte esistenziali ed economiche.
      Mi sembra anche un tentativo di farsi una certa pubblicità, sinceramente.
      Il web, inoltre, è pieno di provocatori con intenzioni ben differenti da quelle conclamate.




    1. MarioG 30 ottobre 2014

      Non scivoli mi raccomando, che non voglio averla sulla coscienza.
      Innanzitutto sulle acrobazie sono d'accordo, tant'e' che era quello che sostenevo pure io, soprattutto sulla Nappi di"destra" ultranazionalista. Se badava a quello che ho scritto, invece che al suo equilibrio, se ne sarebbe accorto. Quanto al Fusaro di destra, non c'e' molto altro da aggiungere. Prendo atto della sua posizione e stop. Mi rendo conto che i genitori libertari possono nuocere. Io sono piu' patriarcale.

    1. Fernesto 30 ottobre 2014

      Ma quale famiglia patriarcale... i mie erano ( lo sono ancora ) due libertari ... comunque tu sei di uno scivoloso allucinante ... sfuggi... la questione di tutto ( della polemica tra il reazionario Fusaro e la Nappi ) ( della confusione che fa il commentatore GioCo che , anche secondo me , fa un pò di acrobazie impossibili per cercar far passare la Nappi di destra e Fusaro di sinistra : invece è il contrario... ) è quella che ho scritto nel commento sopra .



    1. Arcadia 30 ottobre 2014

      un "piccolo" contributo a qst dotti punti di vista:

      #Autarchia Massimo Fini (Il Ribelle dalla A alla Z)

      Il termine è oggi squalificato, non solo e non tanto perché fu una
      delle bandiere del fascismo, ma perché del tutto fuori dal tempo.
      Nell’era della Globalizzazione , dell’integrazione di tutte le
      popolazioni del mondo all’insegna di un unico modello, quello
      occidentale, che ha dimostrato una forza, un’efficienza, una
      penetratività straordinarie, l’autarchia
      appare totalmente anacronistica e il termine stesso è scomparso dal
      linguaggio politico. Eppure a una qualche forma, sia pur limitata e
      ragionata, di autarchia, intesa non solo in senso economico e politico
      (in greco il termine significa padronanza di sé ), bisognerà pur tornare
      (vedi Europa , Piccole Patrie ) perché la globalizzazione omologa,
      appiattisce, rende tutto uguale e provoca nell’individuo un forte senso
      di estraniamento e una dolorosa perdita di identità. L’utopia
      voltairiana e illuminista dell’«uomo cittadino del mondo» è fallita. Può
      anche darsi che ci sia qualcuno che si trovi a suo agio a girare come
      una trottola fra Milano, New York, Damasco, Nairobi e luoghi esotici che
      peraltro tendono ad uniformarsi tutti, o che si diverta a viaggiare su
      Internet interloquendo con perfetti sconosciuti di lontane regioni del
      mondo, ma, in linea generale, l’uomo ha dimostrato di avere bisogno di
      radici, di punti di riferimento vicini, precisi e comprensibili, di
      luoghi che possa considerare «suoi», di volti noti che non siano solo
      quelli virtuali dei mascheroni televisivi. Invaso dal mondo globale, sui
      cui movimenti non ha alcuna presa né influenza e di cui percepisce, sia
      pur confusamente, di essere un’infinitesima, insignificante e patetica
      rotella, l’uomo d’oggi si ritrova solo di fronte a se stesso e
      all’angoscia dell’essere: senza il senso vero di una comunità, senza
      miti fondativi, tradizioni, leggende, riti e il sentimento di una
      continuità storica, cioè di tutti quegli elementi che consentivano
      all’uomo di ieri di conferire un significato, apparente ma sufficiente,
      alla propria esistenza. Soli sono stati tutti, o quasi, i geni
      dell’umanità, da Eraclito a Platone a Michelangelo a Beethoven a
      Nietzsche, ma a parte che la loro era una solitudine feconda,
      gratificata, almeno in una certa misura, dalla loro arte, avevano gli
      strumenti concettuali, intellettuali, culturali per reggere questa
      tensione. L’uomo contemporaneo, svuotato di ogni interiorità da un
      sistema di vita che – con la sua velocità, la centralità data
      all’economia e alla tecnologia, l’assordante bombardamento massmediatico
      che enfatizza il niente – toglie ogni spazio e tempo alla riflessione, è
      invece privo di risorse e di difese. Non gli resta che ruminare quella
      droga che nell’utopia negativa del Mondo nuovo di Aldous Huxley si
      chiama soma e che noi possiamo tradurre con consumo. Ma il consumo è il
      motore del modello. E il modello costringe al consumo per riempire il
      vuoto esistenziale che ha creato. Il circolo è vizioso. Solo il ritorno a
      forme di autarchia economica, e quindi a comunità più piccole, più
      coese, più controllabili, dove l’uomo ritrovi identità, senso,
      padronanza di sé e i legami con gli altri, potrebbe, forse, consentirgli
      di riempire tale vuoto altrimenti che col consumo compulsivo e
      ossessivo e di spezzare questa catena.


    1. MarioG 30 ottobre 2014

      A parte tutto il suo discorso, non ha afferrato il senso del mio
      commento: io parlavo dell'allucinazione del commentatore precedente, che avviava la fulgida Nappi verso "l'estremismo ultranazionalista".
      Avrei una curiosita' riguardo a una sua ossessione. Lei viene da una famiglia patriarcale?

    1. Fernesto 30 ottobre 2014

      Si ma non essere timido ....

      L'estrema destra sono il FrontNazional , ForzaNuova , CasaPound , Lega Nord , AlbaDorata , NPD ( il partito neofascista tedesco ) , Finns ( il partito neofascista finlandese ) , il Partito del Popolo ( il partito neofascista danese ) , il Partito della Libertà austriaco , lo Jobbik ecc.ecc.ecc..ecc..
      Cosa sono sto schifo qua ? sono quello che propaganda Fusaro : sangue e suolo ( la Padania nel caso della Lega ) , nazionalismo ( la Padania nel caso della Lega ) , corporativismo ( capitalisti nazionali e lavoratori nazionali con sangue doc sulla stessa barca ) , identitarismo nazionale , radici , tradizionalismo , difesa della famiglia patriarcale , xenofobia , ordine , autorità ecc...

      Questo schifo qua è un prodotto del liberismo selvaggio ? Certo che lo è...

    1. MarioG 30 ottobre 2014

      Anche lei ha preso la "Fernestite", nel senso che vede ovunque lo spettro dell'estrema destra. Solo che il Fernesto almeno non capovolge di 180 gradi i fatti basilari. Che il successo di quelli come la Nappi (ho capito bene? Scusi, ma a volte e' molto piu' involuto il suo linguaggio che quello del Fusaro) e' di estrema destra e di quel "liberismo che promuove l'estremismo ultranazionalista" come l'ha tirata fuori? Ma li ha letti i brani della signorina Nappi?

    1. Fernesto 30 ottobre 2014

      Una prostituta non può parlare ?
      La destra è sempre stata ispirata da un moralismo bigotto.... sono d'accordo... infatti qui la destra è Fusaro , non la Nappi.... Fusaro non è un anticapitalista , è un reazionario .


    1. GioCo 30 ottobre 2014

      Una delle migliori doti della manipolazione mediatica è quella di definire il quadro del contesto, una tecnica estremamente raffinata e difficile da comprendere per l'utente medio, ma anche per quello più smaliziato. La trappola funziona meglio con l'intelligenza (alla faccia di chi sostiene a torto che "sa discernere guardando i media") perché tanto più ci si affida al proprio parere, tanto più facilmente ci si adatta a seguire schemi (appresi) prevedibili credendoli risolutivi.
      In questo modo vieni manipolato con il tuo consenso implicito e (tra l'altro) nella sevizia provi pure il piacere di venire colto in ... "errore" (in questa vicenda ci starebbe bene un altro termine, molto più ambiguo di "errore").

      Se però si vuole capire di cosa parlo è necessario abituarsi a uscire dalle cornici imposte. Tanto per cominciare la Nappi è chiarissimo come si guadagni da vivere e (implicitamente) quale sia il suo esempio sbandierato per sbarcare il lunario. Qualche anno fa in tempi molto meno sospetti Benettazzo avvisava qual'era la deriva del futuro economico italiano e come le giovani donne della penisola avrebbero finito per "lavorare", alla faccia delle conquiste femministe. D'altronde, fenomeni come le "femen", sono perfettamente integrati al sistema mediatico fatto di show e di palpeggi emotivi veloci, tweet e uso furbo della parola alla ricerca del consenso narcisista.
      La Nappi è un fenomeno pienamente riconoscibile come dice correttamente Diego che però commette l'errore fatale (ed è qui la prevedibilità del genio) di informarsi sulla signorina e tentare di coglierla in ... errore. Ovviamente la Nappi non è scema ed è selezionata apposta per rispondere a critiche puntuali, non importa se allo stesso livello, le basta dire una qualunque cosa sensata per colpire l'immaginazione e definire la cornice entro cui intrappolare la discussione che comunque domina. Un po' come la Cicciolina che vinse le elezioni con un motto del tutto condivisibile "fate l'amore non fate la guerra", senza dimenticare di precisare che "lei l'amore l'aveva fatto con quasi ogni essere vivente" quindi era pure un ottima icona animalista.

      Guardando a queste figure è impossibile (come fu per le industrie del tabacco che promossero la sigaretta come "fiaccola della libertà" sfruttando i movimenti femministi) non rimanere vinti da forte contrasto che rappresentano (dissoluzione/soluzione) e che riduce in pezzi i valori sociali vigenti per proporne di nuovi. Non a caso folle di ragazzine si radunavano ogni anno davanti agli studi di finivest, sapendo perfettamente cosa andavano a fare, spesso e volentieri spinte dai genitori e speranzose di "farlo" con la persona giusta (cioè che le lanciasse nel mondo dello spettacolo). Nappi è solo una di queste (mediamente intelligente) che ha trovato un ottimo sbocco (economico) ed è per ciò un esempio vincente per ogni ragazzetta che abbia la voglia di emergere dal pantano e vivere una vita degna di essere vissuta. Cioè agiata e sgravata di questioni morali tipo "salviamo il paese, l'istruzione e il walfare".

      E' evidente che il suo successo è di estrema destra, di quel liberismo che promuove l'estremismo ultranazionalista (che comprende la mercificazione sessuale) ed è quindi gioco facile per lei definire una cornice che impedisca di associare la deregulation e il globalismo con il nazional-socialismo. Peccato che figure come lei siano (non a caso) state icona per l'uomo forte a partire dalle pubblicità del nazional-socialismo (tutto) ispirato (sempre non a caso) al liberismo inglese (di cui Hitler vantava d'aver preso esempio scolastico). Ci ricordiamo di come il Duce vantasse le sue performance? Di chi era "il Vate"? Di come il Porta riempisse i manifesti del fascio con donne prosperose che non rimandavano certo a immagini pudiche? Di come i bordelli italici fossero noti e meta di turismo internazionale?
      La destra è stata sempre ispirata a un moralismo bigotto che valeva solo finché certi mestieri (tipo la ballerina, nota show girl dell'epoca) stessero bene nascosti sotto un tappeto di "buoni costumi". Oggi non è diverso, solo cambiano i volti delle elité che ben si guardano dal mescolarsi con "certi mestieri", ma li sfruttano per poi condannarli al loro interno. Come sempre è accaduto.
      Ma la Nappi ovviamente non serve che lo sappia è solo una degna comparsa di un opera che da Woodrow non ci ha mai lasciati più in pace e che dopo un secolo, ci lascia ancora disarmati e incapaci di rispondere, se non con tweet stereotipati e commenti già omologati.

    1. Fernesto 30 ottobre 2014

      L'estrema destra è sangue e suolo , nazionalismo , corporativismo ( il capitalista e il lavoratoe nazionali con il sangue doc dal 1861 stanno sulla stessa barco... ) tradizionalismo , xenofobia , ecc.ecc..


    1. Georgejefferson 30 ottobre 2014

      Ammetto che "nobile verginità originaria" e' provocatorio verso reazioni contro,avrei dovuto scrivere diversamente.


      Lo so benissimo che il significato profondo e storico di Patria non e' quello inteso a volte,come difesa a oltranza di un ordine di potenti contro il suo stesso popolo
    1. MarioG 30 ottobre 2014

      Voi di estrema sinistra mi doveta spiegare perche' ogni cosa che non e' di estrema sinistra e' di estrema destra. Non capisco che dovrei rispondere alle sue estemporanee comparazioni. Evedentemente le cose che lei cita non sono identiche. E' difficile trovare due cose identiche.
      D'altra parte non vedo come questo vada a inficiare ogni discorso sulle cosiddette identita' nazionali e le tradizioni varie. Quando parla col tizio di Bolzano o di Napoli oppure con un cinese anche lei dovrebbe notare la differenza.

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