I regali del governo: Buon Natale a padroni e padroncini

L'analisi del collettivo di economisti indipendenti ConiareRivolta.org

I regali del governo: Buon Natale a padroni e padroncini

di Coniarerivolta.org

Il Governo Meloni è nel pieno di un’offensiva violenta e senza quartiere contro i pensionati, le fasce meno abbienti della popolazione e la sanità pubblica, coerentemente con un progetto politico che mira a disciplinare i lavoratori ed erodere i residui di stato sociale che ancora resistono nel nostro Paese. Nulla di tutto questo avviene per caso, d’altronde, ma è semplicemente un Governo che prova, negli angusti spazi lasciati dai vincoli di bilancio europei, ad elargire mance al proprio blocco sociale di riferimento, costituito da padroni, padroncini, ricchi professionisti ed evasori fiscali.

La legge di bilancio appena presentata chiarisce ulteriormente e definitivamente, per chi avesse ancora dubbi, la natura classista della politica economica di questo Governo. Le proposte sul fisco, e tre misure in particolare, ne sono un chiaro esempio.

L’ampliamento del regime forfettario

La prima misura riguarda l’allargamento del regime forfettario, un regime fiscale (esistente già dal 2015 con successive modifiche) riservato a persone fisiche che svolgono attività d’impresa o attività professionali. Questi contribuenti, oltre a tutta una serie di semplificazioni nei vari adempimenti contabili, determinano il proprio reddito non in maniera analitica (cioè sommando le proprie entrate e sottraendo i costi sostenuti per l’attività lavorativa) ma appunto in maniera forfettaria, applicando dei “coefficienti di redditività” stabiliti per legge al totale di quanto fatturato. Dopodiché, e qui sta il trattamento di favore, su tale reddito – ulteriormente diminuito dei contributi previdenziali dovuti (pari al 24%) – è dovuta una imposta solo del 15% (sostitutiva sia dell’IRPEF che delle addizionai regionali e comunali) o addirittura del 5% se il nostro imprenditore/professionista fosse nei primi cinque anni di attività. Sostanzialmente su questo reddito non si applica il sistema progressivo delle aliquote crescenti per i vari scaglioni di reddito, ma un sistema sostitutivo e ovviamente molto più vantaggioso per chi può accedervi.

Facciamo due conti per capire meglio: prendiamo per esempio un avvocato, che fattura nel corso dell’anno 60.000 euro. Considerato il coefficiente di redditività stabilito per questa attività (78%), il suo reddito lordo viene calcolato forfettariamente in € 46.800. Su tale reddito vanno calcolati e dedotti i contributi previdenziali (€ 11.232), per cui il reddito imponibile effettivo diventa € 35.568,00; su tale reddito si calcolerà la tassa piatta del 15% (€ 5.335) o addirittura del 5% (1.778) se il nostro avvocato è all’inizio della sua attività. Per capire l’enormità di questa ingiustizia, possiamo effettuare il confronto con le stesse imposte dovute se quei 60.000 euro non fossero un reddito da attività autonoma ma un reddito da lavoro dipendente: in questo caso (e sempre dopo aver dedotto i contributi a carico del lavoratore), la sola IRPEF sarebbe pari a poco più di 16.000 euro, cui si dovrebbero poi aggiungere fra i 2.000 e i 2.300 euro fra addizionali regionali e comunali: insomma il peso fiscale sarebbe più del triplo che nel caso precedente.

Gli effetti nefasti non finiscono qui e non si limitano a un regalo fatto a pochi privilegiati. Se da un lato, infatti, il regime forfettario attribuisce un trattamento estremamente favorevole, in confronto al lavoro dipendente, ai “veri” professionisti e/o imprenditori individuali, dall’altro ha un connotato politico esplicito e molto chiaro, in quanto rappresenta un tassello ulteriore dell’attacco portato al lavoro dipendente e a tutte le garanzie e i diritti che esso comporta. Il messaggio veicolato è, infatti, quello di un incentivo e un invito a trasformare in lavoro (apparentemente) autonomo una serie di posizioni lavorative che sarebbero “strutturalmente” da lavoro dipendente (ad esempio in merito alla libertà di organizzazione, di decidere gli orari di lavoro, etc. etc.), come ad esempio il giovane e certamente non benestante avvocato che ha un unico “cliente” (ad esempio un grosso studio legale, i cui titolari decidono quanto deve essere loro fatturato, quando l’avvocato può andare in ferie, etc. etc.), o l’infermiere che lavora sempre e solo presso la stessa clinica, o un geometra che sta sempre e solo nei cantieri della medesima impresa edile, e così via.

Insomma, questo regime offre un regalo a professionisti e imprenditori (esentandoli dalla progressività fiscale) e contribuisce alla disarticolazione del lavoro (barattando la maggiore precarietà con uno sconto fiscale), e il Governo Meloni cosa pensa bene di fare? Amplia il regime stesso: se fino ad oggi era limitato a chi fatturava 65.000 euro l’anno, dal 1 gennaio lo stesso limite sarà elevato a ben 85.000 euro!

La flat tax incrementale

La seconda perla inserita in legge di bilancio è appunto la flat tax incrementale che – oltre ad essere una sfida alle leggi della grammatica e della geometria – rappresenta in maniera ancora più evidente un “regalo” alle fasce reddituali più alte.

Si tratta di un’opzione (al momento limitata al 2023) riservata sempre a professionisti e imprenditori individuali (ma che non rientrano nel regime forfettario visto in precedenza) di tassare sempre con un’aliquota piatta del 15% (e quindi ancora una volta sottraendosi in parte alla progressività) la quota di reddito conseguito nel 2023 che eccede il valore più alto dei redditi dichiarati nel triennio precedente (il maggior reddito agevolato non può comunque superare la soglia di 40.000 euro).

Di nuovo, un esempio aiuta a capire: un ingegnere ha dichiarato negli anni i seguenti redditi:

Anno 2020 2021 2022 2023
Reddito 70.000 80.000 100.000 160.000

L’ingegnere in questione – che non rientra nel regime forfettario e dunque paga le tasse secondo il sistema a scaglioni e progressivo di tutti noi comuni mortali – nel 2023 dichiara un “maggior reddito” rispetto al valore più alto del triennio precedente, i 100.000 euro dichiarati nel 2022, di 60.000 euro. L’agevolazione è limitata a 40.000 (troppa grazia…) ma comunque vuol dire che su quei 40.000 euro pagherà appena 6.000 euro mentre normalmente quei 40.000 euro avrebbero dovuto scontare un’aliquota del 43% e quindi 17.200 euro di tasse (e questo sempre mettendo da parte le addizionali regionali e comunali); insomma un vero e proprio regalo di oltre 11.000 euro senza nessuna spiegazione logica, se non si vuol credere alla favoletta (peraltro ben rappresentativa dell’interpretazione che il pensiero economico dominante offre relativamente al funzionamento del mercato del lavoro) che in virtù di quest’incentivo il nostro ingegnere diventa molto più produttivo; noi, che siamo malpensanti, immaginiamo che semplicemente spingerà chi può farlo a “concentrare” nel prossimo anno una serie di redditi che magari si sarebbero dovuti dichiarare quest’anno, oppure nel 2024. Inoltre, non deve sfuggire che gli anni inseriti nel “triennio di osservazione” (dal 2020 al 2022) sono proprio gli anni della crisi pandemica, in cui si è avuto un generale decremento di molti redditi, per cui saranno in molto ad avere gioco facile a dimostrare un incremento nel corso del 2023.

Ma quanto costano tutti questi regali fiscali a imprenditori e professionisti: secondo la Banca d’Italia il costo di solo questi due interventi è pari a 300 milioni nel 2023 e 1,2 miliardi nel 2024, somme che in ossequio al placido rispetto della disciplina di bilancio osservato dal Governo Meloni si riverseranno (in negativo) su tutti gli altri cittadini, soprattutto nella forma di minori servizi e trasferimenti garantiti dallo Stato.

Lo sconto per i redditi da capitale

Sarebbe tuttavia ingeneroso pensare che il Governo Meloni si curi solo di imprenditori e professionisti, ed ecco infatti comparire un terzo omaggio, stavolta dedicato a chi detiene azioni di società quotate in borsa e/o investimenti effettuati tramite società di gestione del risparmio, fondi comuni, etc.

Normalmente, i redditi provenienti da tali investimenti vengono tassati al momento del loro “realizzo”, con un’aliquota sempre fissa (per la gran parte dei titoli pari al 26%, e già questa è una “normale” ingiustizia perché è l’ennesima sottrazione di quote di reddito al sistema della progressività fiscale). Ad esempio, se compro un titolo a dicembre 2020 e lo pago 100 euro, e poi lo rivendo ad aprile 2023 al valore di 300 euro, sulla plusvalenza (pari a 200 euro) dovrei pagare un’imposta del 26 (quindi pari a 52 euro).

Con due articoli nella legge di bilancio il Governo permette invece (senza che ci sia cessione dei titoli) di calcolare una plusvalenza “teorica” prendendo come riferimento il valore di mercato del titolo al 31 dicembre 2022 e pagare un’imposta ancora più ridotta, pari solo al 14%, “liberando” in questo modo il titolo dalla futura tassazione quando sarà veramente ceduto.

Questa norma viene presentata con la possibilità di anticipare al 2023 un’entrata fiscale che altrimenti si avrebbe solamente in seguito, al momento appunto del disinvestimento, ma è evidente che tale giustificazione non regge di fronte all’enorme sconto fiscale di cui beneficeranno principalmente, come evidente, quei soggetti che traggano una quota rilevante del loro reddito dalla ricchezza finanziaria: ancora una volta, quindi, un regalo alle fasce più abbienti, con un costo posto a carico della collettività.

Quali conclusioni traiamo quindi da questo primo assaggio del “fisco ai tempi della Meloni” (e di Maurizio Leo, fidato viceministro dell’economia con delega al fisco)? Dopo una campagna elettorale passata ad abbaiare alla luna di una “flat tax generalizzata” che tutti sapevano essere impossibile da realizzare (e per fortuna!), il Governo interviene con la sapienza tecnica di chi sa dove mettere le mani per far male davvero, con buona pace di un’opposizione parlamentare che (incredibile ma vero!) attacca la manovra di bilancio… da destra, in quanto minerebbe la solidità dei conti pubblici.

La parte fiscale della legge di bilancio, come detto, non accresce solamente le iniquità del nostro già malmesso sistema fiscale, ma è un ulteriore attacco al mondo del lavoro dipendente (ormai il solo, insieme ai pensionati, ad essere rimasto nell’alveo della progressività fiscale). È quindi un esempio cristallino di lotta di classe agita da chi detiene le leve del potere, e su questa base va costruita l’opposizione ad essa.

di ConiareRivolta.org

articolo originale: https://coniarerivolta.org/2022/12/18/i-regali-di-natale-del-governo-meloni/

18.12.2022

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Titolo originale: I regali di Natale del Governo Meloni

Pubblicato da Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (17)

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Mostra commenti 17 caricati
    1. Jax 22 dicembre 2022

      L'articolo credo faccia un po' di confusione. Il regime fiscale forfetario prevede un'aliquota conveniente, ma al prezzo di presumere una redditività del 78%. In altre parole, se io incasso 100, si presume sempre e comunque che l'utile sia 78 e che 22 siano le spese. Se ho più spese di quello che si presume, sono affari miei, e pago sempre sul reddito presunto. Quindi, non mi scarico nulla, nemmeno le medicine. Chiunque abbia la partita iva sa che la scelta del regime forfetario può anche non convenire. E nel 2023, con le spese per le utenze che aumenteranno a dismisura, per molti un regime presuntivo potrebbe piuttosto diventare una trappola.
      Aumentarne il limite ad 85'000,00 €, inoltre, è più o meno un'adeguamento all'inflazione reale che in questi anni galoppa.
      Ed, infine, il regime forfetario è un regime che storicamente è stato spesso adottato dai governi (del tipo, ce l'aveva anche mio nonno negli anni '80).
      Il problema vero non credo sia il fatto che il governo voglia favorire dei privilegiati professionisti: siamo in un periodo storico in cui i professionisti chiudono in massa, altro che privilegi! Il problema vero è che, senza sovranità monetaria, lo Stato ci sta impoverendo tutti, a turno, sfruttando la nostra percezione di finte divisioni. E fino a che la vediamo dal punto di vista di una lotta di classe fratricida, e non capiamo che è in atto una guerra asimmetrica contro la nostra patria, contro tutti noi, non riusciremo a difenderci.

    1. Eugiorso 21 dicembre 2022

      Comunque la merdoni è molto "sociale", elargisce persino "il reddito alimentare" per non far morire di fame chi non ha da mangiare ...

      Cari saluti

    1. Eugiorso 21 dicembre 2022

      Merdoni la puttanella dei padroncini, che serve il libbbero merkato e elargisce contentini ...

      C'è anche la rima.

      Cari saluti

    1. Eugiorso 21 dicembre 2022

      Credo di aver compreso bene.
      Pur essendo il governicchio merdoni una mera continuazione di draghi, pur essendo questi imbroglioni al servizio dei poteri esterni (come draghi, né più né meno), devono dare qualche contentino all'ignobile massa di stronzi, idioti, zombi che li ha votati.
      Il cosiddetto "blocco sociale" che sta dietro la merdoni e i suoi accoliti di sicuro affonderà con l'Italia, proprio a causa delle politche dei poteri forti, applicate senza se e senza ma, nonostante contentini e temporanei benefici elargiti dal "draghi 2 senza draghi", quelli che però ne fanno subito le spese sono i lavoratori, i pensionati, i poveri con la povertà che dilaga, i disoccupati.
      Direi che questo è il quadro.

      Cari saluti

      P.S.: non posso più di vedere la faccetta da cazzo della merdoni in ogni foto o fotomontaggio, la si potrebbe evitare?

    1. JHON 21 dicembre 2022

      IL "popolo delle partite I.V.A" con questo governo si può dire che ha fatto "Bingo", per recuperare cosa poi? IL popolo delle partite IVA non è eterogeneo, cioè non tutti sono titolari con a dipendenze altri Artigiani che a loro volta sono sotto ricatto occupazionale in tema di salario. Ci sono altresì "assistenti legali", cioè Avvocati che si fanno un mazzo tanto per imbastire pratiche legali, preparare la documentazione per i titolari dello studio a cui appartengono ( quelli da 60.000 Euro) che riescono a malapena ad arrivare a 700/800 Euro al mese, con la metà magari pagata in nero. IL lavoro dipendente regolamentato dai contratti collettivi, firmati con l'accordo della triplice, che sappiamo in quale molo porta la barca sono penalizzati, in quanto non possono oltrepassare la "Linea rossa" imposta da Confindustria. E' pur vero altresì, che molti titolari di grosse partite IVA, cioè quelli che a loro volta hanno dipendenti con la stessa categoria, sono sempre stati nel mirino del Fisco negli anni precedenti in quanto non superavano MAI! dico MAI la fatidica cifra di 30.000 Euro lordi annui. La faccenda si complica ora con questo governo di falsi liberisti in quanto sorretti da un elettorato composto esclusivamente o quasi da quelli citati sopra, in quanto a monte di guadagni che possono certamente dichiarare "vantaggiosi", devono per forza essere accompagnati da fatturazioni credibili e circostanziate ed è proprio qui, come diceva Totò: che casca l'Asino. Saremo capaci di chiedere la regolare fatturazione ad ogni lavoro eseguito nella nostra abitazione o da visite specialistiche private, dove dopo 1/ giornata già hai la diagnosi e sei felice? La lotta di classe 2.0, non è più nelle piazze, con i striscioni e gli slogan urlati da sindacalisti con Audi A7, ma nella vita di tutti i giorni, chiedendo a tutti più onestà e coerenza, più trasparenza e più solidarietà.

    1. BrunoWald 21 dicembre 2022

      Ma come? L'oligarchia di cui la Meloni è al servizio, non meno di Draghi e Letta, non aveva decretato la morte della classe media? Non aveva deciso la sparizione della PMI, "unica fonte di /ricchezza diffusa", per farla cannibalizzare dalle grandi corporation? Non c'è stata una strage di imprenditori? Non eravamo prossimi al collasso dell'economia?

      Invece, si scopre che la Meloni favorirebbe "il proprio blocco sociale di riferimento, costituito da padroni, padroncini, ricchi professionisti ed evasori fiscali": ossia l'infame classe media, tanto odiata dai compagni di Coniare Rivolta (perché i veri padroni, i Benetton e gli Elkann, si sono sempre intesi a meraviglia con la sinistra, come spiegava già ai suoi tempi l'ineffabile Avvocato...)

      Sarà che manco dall'Italia da molti anni, ma sono un poco confuso.

      Sarà che ognuno tira l'acqua al suo mulino: questi odiano artigiani e professionisti, tutti evasori, per esaltare il lavoro dipendente, foriero di "garanzie e diritti"; quegli altri ce l'hanno invece con gli statali (blocco di riferimento del PD), tutti fancazzisti... E si continua a marciare su contrapposizioni da anni Settanta, mentre i Signori dell'Universo si apprestano a mettercelo in quel posto a tutti, senza distinzioni e senza vasellina.

    2. oriundo2006 21 dicembre 2022

      Indubbiamente. Ma favorire in modo spudorato persone che per campare non abbisognano di 'regali' mi sembra eccessivo. A differenza di ConiareRivolta, non giudico positivo di per sè ( a prescindere dalla sussistenza, ovvio ) avere milioni e milioni di salariati quando questo si accompagna a restrizioni democratiche continue per favorire una 'mentalità' gregaria e passatista, di cui abbiamo ben visto l'adesività negli anni passati: praticamente tutti a favore di un modo di vita gestito autoritariamente a priori, analogo a quello delle fabbriche e degli uffici specie nelle grandi aziende.
      E' un problema immenso preso dalla parte sbagliata. Se si vuole migliorare davvero il lavoro autonomo 'alto' si devono imporre delle incompatibilità nelle cariche e negli uffici, gestendone finalmente il ricambio. E a parte questo, fare davvero piazza pulita nelle compartecipazioni omertose delle troppe scatole cinesi...
      Diciamo la verità: la Meloni non ha capito nulla di quanto ci stia capitando: una società autoritaria di massa con milioni e milioni di yes man e yes woman. Favorire il lavoro autonomo e non occuparsi di quello subordinato è veramente folle ( e odioso ): si gettano le basi di un regime fondato sull'invidia sociale di cui facilmente mestatori e sicofanti piddini o altri avranno buon gioco.

    3. LuxIgnis 21 dicembre 2022

      Non è che Coniare Rivolta c'è l'ha con le partite IVA, C'è l'ha con l'iniquità che spesso accade come nell'esempio portato. Si, è di sinistra e quindi di parte verso i salariati ma è di solito obbiettivo. E poi le Partite Iva non sono dei santarellini. Ne conosco diverse che dichiarano meno di un impiegato od operaio ma guadagnano molto di più.
      Il problema che si è creato è che i lavoratori dipendenti non hanno via di fuga mentre gli indipendenti spesso sì. Hanno tutta una serie di sotterfugi in cui poter pagare meno tasse del dovuto.
      Sembra una scala, un po' assurda, dove chi sta più in alto (e guadagna bene) gode di scappatoie che chi sta in basso (e guadagna poco) non ha.
      Chiaramente non voglio generalizzare. Conosco anche avvocati che non navigano nell'oro. Qui a Roma poi sono più avvocati che abitanti!
      Ci vorrebbe chiaramente più equilibrio, ma come hai detto giustamente tu questo è pensato proprio per non creare unità nei lavoratori e fomentare invidia sociale. Tutti contro tutti, ma con una cosa in comune: quel bel cetriolone infilato a mo' di supposta.

    1. Bertozzi 21 dicembre 2022

      "...coerentemente con un progetto politico che mira a disciplinare i lavoratori..." Oh, grazie perché fin adesso erano troppo indisciplinati i lavoratori, razza di perdigiorno e di evasori della domenica i quali, secondo l'ISTAT, negli ultimi 10 anni - e non contiamo quelli prima! - hanno visto aumentare la spesa delle loro famiglie del 12%! Certo han bisogno di più disciplina! Grazie Giorgia nostra redentrice - e ovviamente i tordi che qui ci hanno invitato a votarla - più disciplina per questi lavoratori 'troppo vivaci' (così definivano ai miei tempi gli alunni indisciplinati alle elementari) e nel contempo una bel taglio di tasse a chi è già pieno di soldi e una rivalutazione dell'indicizzazione per le pensioni dai 2000/2500 euro in su, e ovviamente taglio del Rdc per i poveracci, ottimo lavoro! Una Robin Hood al contrario, che ruba ai poveri per dare ai ricchi, super sovranista!
      Grazie mille, meglio di Draghi e Conte messi insieme, a Bruxelles le faranno un monumento.
      (Ma non era la meno peggio!? Fenomeni!)

      P.s: leggo solo ora la stessa definitizione usata da VincenzoS, che dire, viva le sincronicità!

    2. Ricciardo 21 dicembre 2022

      ricordo bene su queste pagine i giorni pre-elezioni: qualche pescatore di tonni, diversi tonni; c'era pure un rais che talvolta ancora pontifica.
      a ben pensarci non pontifica, ma scrive cose alle volte interessanti, e quasi sempre melliflue.

    3. LuxIgnis 21 dicembre 2022

      Sono appena passati gli emendamenti sul RdC. Praticamente ora te lo tolgono se rifiuti anche solo un'offerta congrua che consiste nel 20% in più del RdC e fino a 80 km da casa. Praticamente sei costretto ad accettare 600 euro al mese (500+20%). E quindi quei soldi li consumi solo per poter arrivare sul posto di lavoro.
      In più hanno vincolato i giovani a completare il ciclo di studi che sembrerebbe una buona cosa tutto sommato però si scordano che studiare ha un costo e neanche molto basso.
      Uno schiavo sarebbe stato trattato meglio.
      Sui pontificatori della Meloni lasciamo perdere che oggi già mi frullano che è una bellezza.

    4. Bertozzi 21 dicembre 2022

      Io ho letto che han tolto la parola "congrua" cioè se rifiuti la prima offerta - qualunque essa sia- te lo levano. Pensa che figli di. https://www.tpi.it/politica/manovra-nuova-stretta-al-reddito-di-cittadinanza-lofferta-non-dovra-piu-essere-congrua-20221221962440/

    5. LuxIgnis 21 dicembre 2022

      Che l'abbiano tolta o lasciata (la parola congrua) non è che faccia molta differenza. I risultati sono quelli comunque.
      Solo un'offerta, non l'avevo sottolineato abbastanza.

    6. Ligeti 21 dicembre 2022

      E non si limitano agli 80km, sono molto generosi. Pensano anche a chi non ha un mezzo: "entro 80 chilometri dall’abitazione del beneficiario e raggiungibile entro 100 minuti con i mezzi pubblici". Ma che volete che sia un viaggio di tre ore al giorno per guadagnare 600€ al mese...
      Questa è follia pure e spalanca le porte allo schiavismo più becero. Legittimerà i datori di lavoro a proporre salari da fame a tutti i ricevitori di RdC entro 80 km, ben sapendo che saranno costretti ad accettarli. Si parla di oltre 2.000.000 di schiavi. Non male.

    7. oriundo2006 21 dicembre 2022

      Follia. Levando il reddito di cittadinanza o rendendo impossibile il lavoro che dovrebbe sostituirlo, gettano nelle mani della MAFIA centinaia di migliaia di persone che per campare non avranno altra scelta che rivolgersi al boss del quartiere. Questa è la situazione delle grandi città e mi stupisco che la Meloni, borgatara e non pariolina, non lo abbia capito in anticipo. Il nostro vero e grande problema sociale è sottrarre uomini ( e donne ) all' illegalità e non a favorirne l' ingresso per assenza di alternative credibili. Considerate un giovane finora a RDC: cosa impedirà che si dia alla malavita organizzata se non lo percepisce più ? L'unica remora è la concorrenza con gli extracomunitari. Dunque è una facile profezia immaginare lotte razziali di quartiere nelle grandi città con espulsione coatta dei più deboli. A Milano ce ne sono già le avvisaglie. Mettiamo con questi provvedimenti folli le nostre città alla mercè dei disperati: armati e pronti a tutto. Benvenuti nelle favelas. Pazzesco.

    8. LuxIgnis 21 dicembre 2022

      La Meloni non è una borgatara è della Garbatella. La Garbatella un volta era un quartiere popolare pieno di case popolari costruite negli anni 30 e durante il fascismo. Ma con il tempo è diventato un quartiere chic di Roma. Un tempo era un quartiere di "sinistra" ma ormai è un quartiere borghese.

      Ma non solo i giovani pensa a quei poveracci come me purtroppo che si avvicinano alla 60ina e che non hanno nessuna possibilità di trovare un lavoro se non ultra qualificati e che non hanno di certo le forze per affrontare un viaggio di 3 ore per andare al lavoro, o di accettare qualsiasi lavoro. Che neanche la malavita li prenderebbe!

    1. Primadellesabbie 21 dicembre 2022

      Era evidente a qualsiasi osservatore che l'espressione 'utili idioti', usata a piene mani dai sostenitori di questa gente si adattava a meraviglia a chi l'usava con tanta generosità da ben prima che fosse scelta e adottata, e continua a definirne magistralmente gli intenti.

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