I HAVE A DRINN

I HAVE A DRINN

DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com


Da qualche mese ormai ho un drinn che continua a risuonarmi nella testa, un drinn che non mi ricorda un campanello per richiamare l’attenzione, quanto piuttosto un vero e proprio allarme di fuga. Fuga dall’Italia. Almeno imprenditorialmente parlando. Chi fa parte dell’Amministrazione Pubblica o chi si trova in pensione con una rendita più che dignitosa mantiene ancora la convenienza di starsene nel “Non più Bel Paese” a farsene il turista in casa propria. Chi invece è ancora giovane, o meglio ancora studente, è il caso che cominci a proiettarsi mentalmente di andare a lavorare e vivere al di fuori della penisola italiana.

Vorrei essere un po’ più accondiscendente, ma gli ennesimi episodi di gossip italiano a sfondo sessuale fanno comprendere che non solo non c’è speranza per il Paese, ma non c’è speranza alcuna per la popolazione, inebetita ormai a tal punto da essere completamente amorfa agli eventi quotidiani che la circondano. Per chi è giovane non vi sono prospettive lavorative alcune, al di là di quelle di cui parlerò alla fine di questo intervento: entro cinque anni infatti perderemo circa il 40 per cento del nostro potenziale manifatturiero, quindi altri milioni di posti di lavoro che dovranno essere trasformati in mansioni e compiti a singhiozzo, mal retribuiti e poco tutelati. Con i quali non si potrà alimentare il circuito dei consumi interni e tanto meno si potrà pianificare il proprio percorso di vita. Quello che risulta più triste per chi ha la mia età è rendersi conto di come la generazione dei baby boomers (chi è nato tra il 1946 ed il 1963) sia riuscita ad avere tutto e vivere meglio di qualsiasi altra generazione precedente o successiva, andando ad ipotecare il futuro dei loro stessi figli. Come ho già avuto modo di raccontare durante lo show finanziario “Era il mio Paese” tutto questo fa parte di un processo inarrestabile che sta portando lentamente il nostro Paese prima a un declino industriale e successivamente al default economico. Non abbiamo ancora fatto la fine della Grecia grazie a tre elementi strutturali che ci danno ancora credibilità nei confronti delle comunità finanziarie internazionali.

> Per primo abbiamo la terza riserva aurea al mondo (dopo Usa e Germania), circa 2500 tonnellate di oro e con il metallo giallo che sembra essere proiettato alla fatidica soglia dei 2000 dollari l’oncia, sarebbe una credenziale molto convincente a dare sostegno a manovre di emergenza e salvataggio (pensate che Cina, India e Svizzera messe assieme detengono meno oro di noi italiani). In secondo luogo il “Non più bel Paese” detiene il più grande monte risparmio del mondo, vale a dire la ricchezza finanziaria in mano ai residenti italiani suddivisa tra depositi a vista, a termine, obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari. Come terzo punto di forza abbiamo il peso ed il volume consistente dell’economia sommersa, il polmone che tiene ancora in piedi le piccole imprese, senza il quale cesserebbero di esistere.

Se proprio dovessi dare un consiglio a livello imprenditoriale al fine di aiutare chi si sta per diplomare o chi deve scegliere la propria mission universitaria mi sento di sbilanciarmi su queste tre aree di investimento fornendo maggiori prospettive occupazionali: realizzazione e gestione di residence per anziani autosufficienti, produzione e gestione di fonti di energia rinnovabile (come imprenditore ci ho investito pure io) ed infine rilancio e promozione dei prodotti italiani tipici del mondo enogastronomico al di fuori dei confini europei. Inoltre qualora venissero effettivamente realizzate le centrali termonucleari in Italia (per le quali non nutro grande entusiasmo), si potrebbe considerare anche una quarta area di interesse che potrebbe generare tra diretto ed indotto oltre 500mila posti di lavoro.

Tutto il mondo occidentale sta vivendo una triste e inesorabile trasformazione causata dallo spostamento geoeconomico e geopolitico del baricentro del cuore del libero mercato: da New York/Londra, stiamo andando verso Ankara/Shanghai con inevitabili conseguenze per paesi come soprattutto il nostro in cui oltre 1/5 del PIL veniva prodotto dal settore manifatturiero. Il futuro occupazionale, la prosperità economica ed il centro del mondo saranno purtroppo in Asia, mentre l'Europa ed in misura maggiore l'Italia sono destinati a diventare prestigiosi cimiteri di elefanti.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com/
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/event/i_have_a_drinn.htm
25.01.2011

Commenti (32)

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    1. kirby77 26 gennaio 2011

      Non fate confusione, Benetazzo descrive una situazione, non la auspica nè la avvalla;
      tra l'altro è uno dei pochi che nelle varie reti locali ha parlato di signoraggio, e non certo per difendere le banche...

    1. luigiza 26 gennaio 2011

      Mensa io sono nato l'anno successivo al tuo.
      La tua analisi la condivido perchè sono stato anche io testimone di quegli avvenimenti.


      Unico disaccordo lo vedo nella tua, per me eccessiva, fiducia nella capacità del mondo operaio di auto-governarsi.
      luigiza

    1. gabro 26 gennaio 2011

      L'unica analisi che avrebbe un senso da parte di un esperto di finanza dovrebbe essere relativa alla SOVRANITA' MONETARIA che, da quando ci hanno portato nell'Euro, non abbiamo più. F*****o all'Unione Europea ed ai Globalisti MassoSatanisti tutti!!!!

    1. amensa 26 gennaio 2011

      io, classe 1945, do sostanzialmente ragione a Benetazzo, benchè parta da presupposti completamente diversi.
      volendo dare un quadro storico ai 65 anni della mia vita, la racconterei così:
      fine anni'60 metà anni'70. la classe lavoratrice, spinta da una crescita consistente, rivendica la sua parte di benessere. col boom degli anni '50 e '60 si è prodotta tanta ricchezza reale, e la classe operaia vuole la sua parte, si organizza, e la rivendica fortemente.
      la reazione è violenta e spietata, stagione del terrorismo da una parte e delle bombe dall'altra. isolare, accontentare, distribuire benessere, puntare sulla paura dello stare insieme, per rompere l'organizzazione dei più deboli.
      la famosa marcia dei 40.000 quadri fiat, è il momento di svolta.
      quei quadri non si rendono conto di esser dalla parte sbagliata, di non esser diventati "borghesia" solo per aver acquistato un 3 camere e servizi, non si rendono conto di non essere loro, i padroni del loro destino, ma gli vierne fatto credere, e il movimento perde la parte più forte economicamente.
      metà anni '70 fino alla fine anni '80.
      continua la distribuzione di piccoli vantaggi individuali, il movimento perde forza e si rifugia nell'individualismo. i figli cominciano a volere tante cose e i genitori, presi dai sensi di colpa per averli trascurati, insistono nel dar loro sempre più cose ed esser sempre più assenti "per lavoro".
      quel che prima era sufficiente alla famiglia grazie al reddito del capofamiglia, diventa pian piano insufficiente anche se ricavato dal lavoro dei due genitori, si accentua l'individualismo, ci si chiude nelle 4 mura e trionfa la televisione con i suoi messaggi consumistici.
      anni '90 prosegue lo sfascio delle finanze pubbliche, iniziato per dividere il movimento operaio, continua come fonte di approvvigionamento per tutti coloro che riescono ad attaccarsi alla mammella pubblica.
      il debito sale alle stelle e il rischio di africanizzare l'Italia viene sventato perchè imposto solo grazie all'europa, e al progetto dell'euro.
      iniziano le manovre "lacrime e sangue" ovviamente a carico sempre dei soliti lavoratori, mentre l'evasione e l'elusione delle altre classi diventa addirittura scandalosa.
      è questo debito, creato per "comprare" consenso, per dividere una classe che aveva trovato nell'unità e nell'organizzazione una forza vincente sulla ricchezza ed il potere dominante, la miserabile eredità che cominciano a ritrovarsi sulle spalle i figli della generazione di chi, bene o male, ha goduto i vantaggi, o almeno le briciole dei vantaggi, usati per demolire la lotta vincente delle classi inferiori.
      e poi entriamo nel nuovo millennio, e questa è storia recente, con le sue crisi, lo spauracchio del terrorismo internazionale, la debolezza e la caduta prossima ventura di questo "modello occidentale" di società fondata sul consumismo più sfrenato e inutile, sulla finanza padrona dell'economia, sulla nuova proletarizzazione dei popoli che hanno vissuto un momento di riscatto, ma si sono adagiati troppo presto sulle loro conquiste, mentre il vero potere erodeva poco a poco tutti i risultati ottenuti.
      e così siamo giunti anche al modello Marchionne.

    1. Hamelin 26 gennaio 2011

      Condivido il pensiero , l'Italia oltre alle mille spaccature retaggio dei tempi che furono , ha anche questa devastante spaccatura irrimarginabile del lavoro . Per chi resta ( dei giovani ) sappia solo che va incontro alla fame/schiavitu'( prendere 700/800 Euri al mese a 20 anni per 45/50 ore alla settimana non è già schiavitu'?) ... o alla guerra civile ... Siamo seduti su una polverierà che salterà in aria ben presto ... Le cazzate non sono diamanti...e non durano per sempre...

    1. Xeno 26 gennaio 2011

      Quoto

    1. cavalea 26 gennaio 2011

      Da Benetazzo mi sarei aspettato proposte forti e decise quali il ritorno alla piena sovranità degli stati, la liberazione dai lacci e dai diktat posti dagli organismi sovranazionali quali, FMI, WTO, UE, NATO, ONU, BM, etc. dazi doganali e frontiere controllate, ma vedo con dispiacere che anche lui si è manifestato per quello che in definitiva ha sempre cercato di nascondere.

    1. eresiarca 26 gennaio 2011

      No, non ci sto ad andarmene. Sarebbe come dargliela vinta. Invece bisogna restare qua "in trincea". A cercare che cosa, poi, all'estero? la grana? Allora se proprio uno se ne va, che vada nel Pamir in compagnia di qualche lama, che si ritiri sull'Atlante marocchino per seguire un sufi. Andarsene per questi nobili scopi ha certamente senso. Altrimenti, se si tratta di emigrare per "tentar fortuna" tanto vale restare e cercare di cambiare le cose qua. La situazione non è poi così difficile da decifrare: manca solo il coraggio di organizzarsi, per cui è molto più comodo lamentarsi ma fare come gli struzzi quando si tratta di agire. Guardiamo il panorama politico: esiste in Italia una "opposizione"? macché, mica si vorrà far credere che i partitucoli extraparlamentari (cosa vorrà dire, poi, in un sistema in cui, per un partito, conta solo stare in parlamento) siano di opposizione. D'altronde l'America non lo permetterebbe. In Europa in fatti non esistono partiti d'opposizione al sistema: lo poteva essere una Lega, ma poi s'è visto a quali compromessi è scesa. La verità è che la misura ancora non è colma, perché quando è colma una parte del popolo si organizza (v. la Carboneria, la Giovane Italia ecc.). Qua, ancora, siamo a lamentarci su internet...

    1. IVANOE 26 gennaio 2011

      Benettazzo probabilmente è uno di quegli untori che cerca di fomentare la guerra tra giovani e vecchi... una scena che abbiamo già visto anche nei componenti dell'attuale governo.
      Benettazzo fa finta di non sapere perchè apertamente in mala fede che i baby boomers hanno un range di età molto più stretto dal 1946 al 1956 al massimo; che comunque se non ci fossero le rendite sicure di questi baby boomers i loro figli farebbero i ladri e le figlie le prostitute ad ingigantire le file di quelle che già ci sono in giro per l'italia....; che il lavoro, la pensione dei baby boomers è scaturito dalle lotte che questa generazione ha fatto nelle varie epoche 1968, 1977, ecc. ecc, , poi è arrivata la genrazione di Benetazzo i famosi yuppies e con le play-station e il grande fratello si sono messi a piangere ed a gridare contro i padri perchè loro non hanno niente...
      A Benetazzo ma a chi stai a tirare la volata ? A sacconi a marchionne così' precarizzano pure gli attuali pensionati i famosi baby boomers che tengono in piedi l'economia dei figli ?
      Benettazzo se vuole rendersi utile spieghi perchè c'è tutto questo oro in italia e però c'è anche tanta tanta miseria, spieghi pure perchè c'è tutto stò risparmio in italia e chi lo detiene mentre ci sono milioni di lavoratori che guadagnano 1000 euro al mese.
      Perchè è vero che c' è tutta sta ricchezza ma quanta di questa è onesta? Ep erchè non viene allora investita in italia per fa ripartite l'economia ? Forse è il frutto dell'evasione fiscale che Benettazzo riesce anche lui a coprire di quei tanti "bravi" risparmiatori ?
      Ecco Benettazzo spiegasse questo invece di deviare l'attenzione sui baby boomers .

    1. ericvonmaan 26 gennaio 2011

      Purtroppo è proprio un problema "filosofico" di base. In discussione c'è il modello di società in cui viviamo dal dopoguerra ad oggi, basato sul controllo dei grandi capitali da parte di ristrettissime oligarchie, governi a loro volta controllati, continua produzione e consumo di merci per la maggior parte inutili, masse inebetite da "pane et circensem" (TV e media controllati dai capi). Come si chiama.... capitalismo mi sembra?
      Tiriamo fuori dal cassetto non dico il Comunismo ma almeno un idea Socialista o Socialdemocratica dell'organizzare la società? Ovvero controllo statale dei settori chiave della società (sovranità monetaria, settore bancario, risorse naturali, acqua, politiche sociali, scuola, sanità, previdenza... lasciamo al settore privato tutto il resto)? Altrimenti non se ne esce, nemmeno Benetazzo (che spesso comunque ci azzecca anche se alla fine anche lui fa i suoi interessi) ha la soluzione... perchè non c'è.

    1. Tonguessy 26 gennaio 2011

      Ci risiamo. Dall'alto della sua postazione Maltese, il vicentino gestore di fondi di investimento spara le sue verità.

      "Fuga dall’Italia. Almeno imprenditorialmente parlando."

      Ulteriori fughe? Non basta la delocalizzazione verso Romania, Polonia, Cina, Pakistan, India etc... e non basta la fuga di capitali verso lidi più remunerativi per le speculazioni, con conseguente impoverimento del tessuto lavorativo e produttivo italiano. Ne vuole di più, il Benetazzo. Così ci guadagna di più, grazie ai suoi fondi di investimento, che guarda caso non investono in Italia, ma che dall'Italia prelevano capitali.

      Ma la più orrenda di tutte le frasi é che "la generazione dei baby boomers (chi è nato tra il 1946 ed il 1963) sia riuscita ad avere tutto e vivere meglio di qualsiasi altra generazione precedente o successiva, andando ad ipotecare il futuro dei loro stessi figli."

      Le lotte operaie degli anni '60 (specialmente) e '70 hanno portato a dei cambiamenti epocali nei rapporti di lavoro. Rapporti che adesso sono inghiottiti proprio da quei manager stile Benetazzo. Marchionne ha unilateralmente abolito il contratto nazionale.

      SICURAMENTE noi baby boomers abbiamo goduto dei risultati conseguiti dai nostri padri. Ma dare la colpa ai lavoratori per l'opera di sciacallaggio operata dall'elite finanziaria di cui fa parte Benetazzo va ben oltre la mia capacità di comprendere. In che modo un operaio avrebbe sottratto lavoro a suo figlio? E' al contrario molto più semplice spiegare come e perchè chi manovra capitali all'interno del processo di globalizzazione possa impoverire nel giro di poco tempo un'intera nazione e fare sparire la middle class nel giro di pochi anni. Cioè quello che è successo negli USA e sta succedendo qui. Grazie a persone come Benetazzo, of course.

    1. caterinazanivan 25 gennaio 2011

      Dove stavi Benetazzo vent’anni fa?

      Perche’ io sono pure piu’ giovane di te, ma gia’ allora sapevo e vedevo, come chi voleva sapere e voleva vedere, in quale modo la Cina si stava trasformando.

      Andare all’estero? Davvero? A fare cosa? Perche’?

      Come mai tu non ci vai?

      Sai, io ci vivo all’estero e parlo con quelli che sono venuti qui e la maggior parte vuole/vorrebbe ritornare nel suo Paese. Paesi anche molto piu’ arretrati e poveri dell’Italia. Paesi dove si muore veramente di fame.

      Inviti ad andare all’estero per lavorare e creare impresa, certo. Per essere parte di questo sistema capitalistico che sta morendo.
      Andare all’estero significa solo separazione. Separazione dalla terra e separazione dalle persone. E la separazione tra gli individui sta alla base dell'esistenza del libero mercato. Andare all’estero significa oggi, solo, diventare oggetti di questa globalizzazione di mercato.

      E poi, chi li fara’ mai i prodotti tipici italiani da vendere fuori Europa quando gli italiani saranno all’estero? Li farai tu, come imprenditore, con operai senegalesi o di qualche altro Paese in cui, come fai tu, si vende la favola che all’estero tutto funzioni.

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