HOLOMODOR: L'OLOCAUSTO CONTADINO DIMENTICATO

HOLOMODOR: L'OLOCAUSTO CONTADINO DIMENTICATO

DI MICHELE CORTI

Ecologist.it


Holodomor in ucraino Голодомор significa “lenta morte per fame”.
Nel 1932-33 venne perpetrato dai sovietici uno dei peggiori genocidi ed etnocidi della storia dell’umanità. Milioni di contadini
vennero fatti morire di stenti sequestrando loro le scorte di cibo,
gli attrezzi, gli animali. Chi cercava il cibo era colpevole e condannato. È stata una carestia terroristica pianificata scientificamente
per imporre nel “granaio d’Europa” la collettivizzazione forzata
e distruggere la nazione ucraina nella sua consistenza politica, sociale e culturale.

Per decenni la propaganda comunista, che tanta influenza ha
avuto in Italia (e quanti strascichi ancor oggi ...), ha descritto questa tragedia come un episodio di “lotta di classe”. Quelli che venivano colpiti erano i “nemici del popolo”: ma per essere “nemici del
popolo” bastava possedere una mucca e gli strumenti di lavoro di
ogni contadino del mondo. Erano i famosi “mezzi di produzione”
marxiani che dovevano essere socializzati. Le “paroline magiche”
giustificazioniste erano due: “kulako” e “reazionario”. Sono paroline che nella prassi comunista (le bR non sono archeologia!) equivalgono a una condanna a morte; il “reazionario” perde identità

e diritti umani, è una cosa, ogni violenza contro di lui è legittima.
L’indottrinamento sessantottino è riuscito a suscitare l’odio per
i “famigerati” kulaki ancora negli anni ’70 (lo affermo per esperienza personale). Tanta violenza non è certo frutto del delirio di
un uomo solo al comando e nemmeno di una “degenerazione” di
un comunismo che non-era-così-cattivo-come-Stalin-lo-ha-fatto-
diventare (il Gulag, con tutti i suoi orrori, l’ha creato Lenin). Da
un punto di vista ruralista ci interessa, però, osservare che la posizione anticontadina è insita nel marxismo, che ha preconizzato
la totale industrializzazione dell’agricoltura (una profezia che si è
avverata, dopo il crollo del comunismo, per opera del capitalismo
“liberale”).

Il disprezzo per i contadini “autonomi” emerge in moltissime
pagine dei “padri fondatori” del marxismo (Marx ed Engels); in
loro l’odio per i contadini assume connotati apertamante razzistici.
Senza queste premesse ideologiche non si capisce l’Holodomor.


La borghesia ha assogettato la campagna al dominio della città. Ha
creato città enormi, ha accresciuto su larga scala la cifra della popolazione urbana in confronto a quella rurale, strappando in tal modo
una parte notevole della popolazione all’idiotismo della vita rurale.
(Marx, Il Capitale. Vol. i)


Marx ha parlato dei contadini come di un amorfo “sacco di patate”, esseri incapaci di pensare con la loro testa, schiavi delle
consuetudini. Esseri sub-umani, non solo “idioti” (che si potrebbe tollerare), ma, peggio, “reazionari” (e questo non si può tollerare).

“Gli ordini medi, il piccolo industriale, il piccolo commerciante, l’artigiano, il contadino combattono tutti con la borghesia, per premunire dalla scomparsa la propria esistenza come ordini medi. Quindi
non sono rivoluzionari ma conservatori. Anzi sono reazionari, poiché cercano di far girare indietro la ruota della storia”. (ivi)



Engels, anch’egli padre – sia pure meno “nobile” – dell’internazionalismo proletario, era un becero sciovinista e razzista che disprezzava gli slavi ma anche gli italiani in quanto ...contadini.

Gli italiani devono fare ancora un po’ di scuola, di esperienza, per
imparare che un popolo di contadini arretrati come loro, non fa che
rendersi ridicolo quando vuol insegnare ai lavoratori dei grandi paesi
industriali come devono contenersi per giungere all’emancipazione.
(Engels a Cuno, Londra, 22 aprile 1872)


La stessa socialdemocrazia tedesca (odiata da Lenin in quanto
“revisionista” perchè aveva abbandonato l’idea della presa del
potere violenta) attraverso il suo leader più prestigioso, Karl
Kautzy, espresse concetti analoghi:


La socialdemocrazia rimarrà sempre nella sua essenza un partito urbano, proletario, rimarrà sempre un partito del progresso economico; con il contadino conservatore, avverso al modo di vita cittadino e
attaccato alla famiglia patriarcale (...) essa si troverà sempre a lottare
contro pregiudizi profondamente radicati (...).



E così Gramsci:



La rivoluzione comunista sarà attuata dalla classe operaia, dal proletariato, inteso nel senso marxista di strato sociale costituito dagli
operai urbani unificati e plasmati dalla fabbrica e dal sistema industriale capitalistico. La città, organismo industriale e di vita civile,
come è stata lo strumento delle potenza economica capitalista e
della dittatura borghese, sarà lo strumento della potenza economica comunista e della dittatura proletaria.


Marx e i marxisti sono stati i più grandi ammiratori del capitalismo, i propugnatori di un’ideologia industralista e scientista, per
loro uno dei meriti del capitalismo consisteva nel distruggere il
contadino, nella industrializzazione dell’agricoltura.


Nella sfera dell’agricoltura l’effetto più rivoluzionario della grande industria sta nell’abbattere il baluardo della vecchia società, il
“contadino” e nell’inserire al suo posto l’operaio salariato. I bisogni sociali di rivolgimento e gli antagonismi sociali della campagna
vengono in tal modo resi uguali a quelli della città. Al posto della
conduzione più pigramente ligia alla consuetudine e più irrazionale
subentra la applicazione cosciente, tecnologica, della scienza. (Marx,
Il Capitale, Vol. I)


I comunisti sovietici ritenevano che, date le condizioni “arretrate”
della Russia e delle altre provincie dell’impero comunista/grande
russo (altro che “internazionalismo proletario”!), fosse compito
dello stato, del partito, sostituirsi alla grande borghesia industriale per fare di meglio e, soprattutto più in fretta, il suo “mestiere”.
Unire la forza del capitalismo a quella di un sistema di potere
“asiatico”. Prometeico!

L’industrializzazione agricola è stata oggetto di deliranti teorizzazioni (imperniate sulla meccanizzazione spinta e la coltivazione
a grande scala sulla base di un’organizzazione ultracentralizzata
di tipo militare con una terminologia mutuata dall’armata) e, putroppo, anche di tragiche messe in pratica, costate le vita a mi-
lioni di esseri umani e danni ambientali colossali. Il comunismo
ha voluto l’Ucraina, che era il “granaio d’Europa”, per produrre
derrate alimentari a basso costo per il mercato interno e l’esportazione al fine di sostenere l’industrializzazione a tappe forzate. Il
risultato è che essa è diventata oggi un paese che importa grano
tanto è stata compromessa la fertilità dei terreni.

Il comunismo sovietico voleva “bruciare” le tappe anticipando un’industrializzazione agricola che con le tecnologie di allora
(solo meccaniche e chimiche) era impossibile. Solo con gli OGM
la “guerra alla natura” e la “guerra al contadino” può arrivare ad
una “soluzione finale”.

Il capitalismo “liberal-democratico” attua il suo Holomodor
in modo strisciante. Ma la desertificazione, gli “aiuti alimentari” in dumping, l’imposizione delle coltivazioni bioenergetiche,
la violenta “apertura al mercato” imposta ai governi dei “paesi
emergenti”, la dipendenza dalle multinazionali del commercio
granario e delle sementi, sottendono prassi e ideologie altrettanto
Violente.

MICHELE CORTI

Fonte: www.ecologist.it

Link: http://www.ecologist.it/pdf/09_02.pdf

gennaio 2007

Commenti (60)

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    1. emid 25 gennaio 2009

      questo articolo è forzato al massimo..tale da rendere inoffensive tante giuste critiche contenute in esso!

      si sa che il comunismo si è macchiato di orrori indicibili...

      ma l'autore crede di aver fatto la scoperta del secolo quando dice che il comunismo si basava sull'industrializzazione, sul progresso economico proprio come il capitalismo...

      l'anticapitalismo come lo intendiamo oggi...compreso l'AMBIENTALISMO, l'ANIMALISMO, L'AGRICOLTURA BIOLOGICA che tanto piace al giornalista sono frutto di altre correnti socio/economiche...che erroneamente vengono reindirizzate all'anticapitalismo socialista!

      se vogliamo ridicolizzare la cosa: Marx direbbe che mangiare frutta biologica è uno sfizio borghese di nessuna utilità al progresso economico e all'operaio!

      non ha scoperto niente di nuovo..ma nn credo che lui voglia tornare in un mondo senza industrializzazione...come un contadino che mangia i suoi ortaggi e beve il latte della sua pecora preferita!

      se invece è cosi...passi al sua vita su una montagna, rifiutando il progresso e buttando quel pc che rappresenta l'apoteosi dell'industrialismo e del libero mercato capitalista...MA ANCHE COMUNISTA (alla Veltroni! ahahah)!

    1. Eli 25 gennaio 2009

      L'ignoranza di Michele Corti è pari solo alla sua confusione ed al suo ideologismo viscerale. Marx studiò il capitalismo e l'industrializzazione dell'Inghilterra dei suoi tempi. Occorre ricordare che la violenza del capitalismo inglese di fine '700 e di metà '800 è pari solo alla violenza perpetrata dal cattolicesimo nel corso dei secoli. Le condizioni di vita e di lavoro erano spaventose. E soprattutto Marx creò una TEORIA ECONOMICA, dunque non può essere incolpato del modo in cui tale teoria fu applicata, prima da Lenin e poi da Stalin. Inoltre la sua teoria era studiata per un paese industriale a capitalismo avanzato, mentre fu applicata in Russia, che era un paese prevalentemente agricolo, con poche fabbriche e molto latifondo, dove si compravano e vendevano gli uomini come bestie, e dove la maggioranza della popolazione viveva nella più nera miseria. Leggetevi almeno Tolstoi! Marx prevedette addirittura la globalizzazione, la crisi e la fine del capitalismo, che per la sua stessa natura egoistica, basata sull'accumulo delle risorse, è destinato ad implodere. Che è ciò che sta accadendo oggi, tanto è vero che in Germania, attualmente, "Il Capitale" è il libro più venduto. Gli errori di applicazione e la violenza di Stalin non sono dovuti alla teoria economica, ma al suo Ego. Spesso piccoli uomini possiedono un Ego smisurato (basta vedere Berlusconi, Brunetta, ecc.). Lenin non aveva in simpatia i contadini, perchè, tenuti nell'isolamento e nell'ignoranza, erano la parte più arretrata e conservatrice della popolazione. Tuttavia mise la Falce (agricola) a braccetto con il Martello (operaio) nel simbolo della Russia.
      Quanto ai Kulaki, non erano poveracci con una mucca ed un orticello, bensì contadini ricchi, bene armati, che non ne volevano sapere di condividere con altri le loro proprietà. L'uomo nasce egoista, e solo con uno sforzo successivo, personale e spirituale, può evolversi in un Essere Umano generoso e pronto a condividere. Non giustifico con ciò la violenza con cui sono stati sterminati, dico solo che questo fu il modo che Stalin scelse per attuare i suoi piani di dominio: ma questo è trapassato remoto. Credo che dovremmo piuttosto occuparci dei PIANI DI DOMINIO attuali, portati avanti dagli omuncoli che ci governano adesso, qui in Italia. E prima di parlare di Storia od Economia, almeno approfondire un po'questi argomenti. Il Nostro non lo ha fatto, le sue parole grondano sangue e saliva come la bocca di Ezechiele Lupo. Beata ignoranza! "Nessuno", condivido spesso le tue osservazioni.

    1. TitusI 25 gennaio 2009

      Andrea_Komunist

      Giusto per chiarire subito che sei super partes...

      "dekulakizzazione" termine fantastico, scometto che non significa sterminare i contadini per fame, esatto?

      Sai nulla della "Katynizzazione"? La disinformazione dei reazionari dice che siano stai i russi, ma certo tutti sanno che sono stati i tedeschi...(o dice che sono stati i Comunisti e invece sono stati i nazisti, non saprei..)...comunque ora sta avvenendo la "depalestinizzazione" fra un po (credo) diranno che sono stati gli iraniani (anzi i mussulmani...meglio).

      Io trovo l'anialisi fatta da Corti non particolarmente approfondita, ma in sostanza corretta, e almeno ci ricorda un evento di cui si parla troppo poco.

    1. Franky_Ramone 25 gennaio 2009

      stai cercando di screditare un giornalista di fronte a 6 milioni di morti. Non mi sembra una ganzata

    1. TitusI 25 gennaio 2009

      Scommetto che tu non saresti in grado di coltivarla una patata, per questo "ti senti intellettuale"...ed invece sei un sacco di patate...;)

    1. Andrea_Komunist 25 gennaio 2009

      Questo articolo è puro ciarpame intellettuale, frutto di una pessima analisi, fatta tra l'altro di luoghi comuni senza un minimo riferimento alla fonte, tranne la sconnessa citazione di qualche frase di qua e di là dal Capitale o altro per dimostrare una tesi preconfezionata, cioè l'odio dei sovietici e dei comunisti per i contadini arretrati. Ma forse non ci si rende conto di quanto vasta sia l'opera di Marx e di Engels (e di Gramsci), di quanto sia problematico lo stesso Capitale. Va bene, ma queste sono quisquilie.
      Veniamo all'Holodomor, la tragedia della carestia degli ucraini e porgiamo ai lettori un punto di vista alternativo a così tanta faciloneria: innanzitutto, le tesi dell'autore sono state sostenute da Robert Conquest, agente a servizio della disinformazione presso i servizi segreti britannici, un veterano riconosciuto della Guerra Fredda. A ridimensionare tale evento furono addirittura Edouard Herriot, primo ministro francese e i rapporti diplomatici dell'Italia fascista (fonti, come vedete, certamente non comuniste), con la segnalazione della "valorizzazione dei caratteri nazionali ucraini": fine di Stalin doveva essere l'attrazione degli ucraini in Polonia, certo non poteva farlo provocando la morte di una popolazione per fame!! Lo stesso Trockij, ucraino, mai rimproverò a Stalin una pianificazione di tale olocausto. Tale documentazione fu frutto della propaganda nazista, dei collaborazionisti dell'invasione tedesca. Poi si parla di un altro problema, mescolato al precedente per affermare la tesi: quello della dekulakizzazione dell'URSS. Bene, anche qui bisognerebbe analizzare con un pò più di accuratezza la storia dell'epoca sovietica e magari sarebbe utile fare qualche comparazione con i sistemi capitalisti in quell'epoca. Quello che posso fare, per non cadere nell'errore di Corti, è quello di consigliare la lettura di un saggio scritto da uno storico, professore universitario e Direttore dell'Istituto di Scienze filosofiche e pedagogiche dell' Università di Urbino, Domenico Losurdo:
      Stalin "Storia e critica di una leggenda nera", Carocci Editore, 2008.
      Il testo, assolutamente non revisionista e molto serio, è corredato da una vasta bibliografia per approfondire i vari temi.

    1. nessuno 25 gennaio 2009

      Allora secondo te l'articolista è obiettivo,uno giusto .
      Allora croata vergine(si fa per dire..) dopo esserti fatta gonfiare dall'extracomunitario di turno che paghi profumatamente ... leggiti questo e rosica
      ==========================================
      fonte:
      http://www.network54.com/Forum/13093/message/935138172/Far+emergere+i+limiti+di+fondo+del+leghismo

      Far emergere i limiti di fondo del leghismo
      by Michele Corti

      Gli ultimi mesi hanno segnato l'accelerazione di un trend di contrazione del consenso elettorale leghista e conseguentemente innescato reazioni a catena sia nel vertice che nella base. Di qui la perdita della roccaforte bergamasca, le randellate, i comizi deserti.
      Il fideismo e la mancanza di dialettica interna, che potevano "funzionare" con il vento in poppa, hanno agito da amplificatori della crisi nel momento della verità quando quel che resta di una militanza credulona si è reso conto che nessuna delle iniziative lanciate dalla "leadership" è mai andata in porto per il semplice motivo che servivano solo per attirare i riflettori, compiacenti, dei media italiani e gonfiare e quindi conservare una rendita elettorale parassitaria. Parassitaria? Si perché basata sullo sfruttamento del disagio, del malessere sociale con lo scopo di catalizzare nell'ambiguità e nella fluidità dell'enunciazione politica le spinte contraddittorie che vengono da una società sazia (e quindi poco propensa alla rivoluzione) ma afflitta nel profondo da "mali" che derivano da un patologico rapporto con le istituzioni, con il potere con una "cultura nazionale" che fa a pugni con quel che rimane dell'identità sociale e culturale delle nostre genti. Disagio civile, vergogna di "essere italiani" ma adeguamento alle compromissioni clientelari, ripiegamento individualista nel "conto in Svizzera" e nell'evasione fiscale. La Lega non ha voluto uscire dall'ambiguità del rapporto tra le società alpino-padano-venete e il sistema italiano. Con l'antifiscalismo e la lotta alla "partitocrazia" in nome del Nord "sano" era facile raccogliere consensi ma con il tempo, costretta a battere strade nuove per recuperare credibilità, "istituzionalizzata" all'interno del sistema politico-rappresentativo e sempre meno "altra", la Lega è stata costretta a scoprire il fianco, ad operare scelte che le hanno alienato i facili consensi protestatari dei tempi fortunati. La mancanza di ispirazioni coerenti, l'elusione di una critica radicale alle basi ideologiche dell'italianità l'hanno sospinta ad un radicalismo parolaio a forme di estremismo letali per un movimento autonomista -quello che la Lega non è mai stata!
      Compito della Lega è stato quello di interpretare una protesta chiassosa apparentemente anti-Roma ma sostanzialmente inoffensiva per il sistema. Coerentemente con il ruolo di "parafulmine" la Lega non ha mai "morso sul vivo" l'ideologia italiana. Ha immesso nel circuito politico soggetti sociali che ne erano al di fuori solo per propinargli una vulgata ribollita di "storia patria". Esaltazione dell'età comunale e della Lega Lombarda nella scia della mitologia risorgimentalista (dimenticando i limiti campanilisti e bottegai del comune, dimenticando la frattura tra città e campagna), con il Papato e con Roma (ma sì!) contro l'Impero che rappresentava il federalismo. Invece di esaltare la Signoria come espressione di una precoce formazione di stati regionali moderni si resta al comunalismo. Ma non fa comodo a Roma dimostrare che i Principati, anziché stati all'avanguardia del processo di formazione dello stato, moderno in Europa erano solo teatri di congiure, assassinii, in balia di bande mercenarie? Solo storia di "staterelli" litigiosi e "asserviti allo straniero". Questa è la storia d'Italia tra Comuni e Risorgimento? Ad un italianismo intriso di menzogna fa comodo continuare a far credere che sia così. La Lega si guarda bene di esaltare lo stato visconteo-sforzesco un esempio all'avanguardia in Europa nella creazione dillo stato moderno. I primati del Ducato sono innumerevoli ma sottaciuti. Il primo ospedale moderno, il primo parco di concezione moderna, una rete di navigazione e irrigazione all'avanguardia, la biblioteca più ricca d'Europa (nel castello di Pavia poi saccheggiata dai francesi). Il Ducato dura dal 1385 al 1796, più di quattro secoli di storia con una notevole continuità di istituzioni (vedi il Senato). Ma secondo la vulgata non è indipendente. Ma cosa significa indipendente prima del XVIII sec? Gli Asburgo di Spagna e d'Austria erano nel solco di una concezione da una parte patrimoniale e personalista, dall'altra universalista dell'Impero. Il principe non era "straniero" per definizione. Applicare al XV-XVII sec. i concetti del nazionalismo e dello stato nazionale è pura imbecillità. Ma questo è il risorgimentalismo. E tra Austria da una parte e aristocrazia milanese + savoia con chi si schiera la Lega? Ma con i risorgimentalisti, ovviamente. Morte ai tudesch! Le cose non migliorano, anzi peggiorano arrivando all'oggi. La Lega fascistoide che in un congresso prende a randellate i "dissidenti" aderisce in pieno ai gaudiosi dogmi antifascisti e resistenziali. W il 25 aprile. Oggi la parte più pensante della sinista (vedi Ernesto Galli della Loggia) ammette che l'invenzione della "resistenza" (la patente di antifascisti a quelli che erano fascistissimi qualche mese prima della "conversione", il negare l'assoluta ininfluenza militare della resistenza -un fatto di sporca guerra civile e basta!-) e la "congiura" tra partiti italiani per far finta di credere tutti a queste menzogne è stata esiziale per la "democrazia italiana". L'omertà tra chi si era proposto di far credere agli italiani quello che gli italiani sapevano essere falso (chiedete ai nonni) ha portato a un sistema che alla gestione clientelare ha aggiunto qualcosa di peggio che è sconfinato nella trasformazione dei partiti in cose simili alle associazioni a delinquere.
      Ma la Lega è nei fatti nell' ARCO COSTITUZIONALE, fa parte della banda. W le 5 giornate, W il 25 aprile, tedeschi brutti e cattivi non volete la Padania perché temete la concorrenza (ma siamo seri!).
      Poi si fa finta di fare l'antimondialismo e l'antiamericanismo, ma a questo punto la spregiudicatezza ha un limite e il prezzo da pagare è salato.

      Vi interessa discutere liberamente e approfondire questi temi? Siete stufi di discussioni a livello poco più che goliardico? visitate il sito

      www.freeweb.org/varie/ForumPadanAlpino

      e dite la vostra

    1. WONGA 25 gennaio 2009

      Finalmente un buon articolo che dice la verità

    1. A_M_Z 25 gennaio 2009

      Ma non è possibile che pure in questo sito Il Socialismo Sovietico sia chiamato Comunismo!
      Capitalismo di Stato è la definizione corretta.
      Io ci rinunco, non ho più speranze.

      Siamo vittime del cretinismo indemico; è quasi inutile spiegare che il capitalismo applicato all'agricoltura sostituisce, per dirla con poche parole spicce che piaciono al contadino, 100 lavoratori con un mezzo. 100 lavoratori che per non morir di fame diventano operai nelle città.
      Operai o schiavi.

      Carl Marx non ha tutti i torti a considerare sacchi di patate i contadini, soprattutto quando vogliono fare gli intellettuali.

    1. myone 25 gennaio 2009

      Quando uno stato non garantisce questo, con tutte le sue anomalie interne e le anomalie derivate del globale a cui sei condizionato, io allora credo nel federalismo come autonomia, non come la interpretano e la usano, ma come realta' dove ricreare un sistema autosufficente e a misura di vita, su un territorio ridotto. Se non e' cosi, e' solo una parola sfruttata per altro.

    1. myone 25 gennaio 2009

      Esatto. Questo e' un modo che riflette anche il tutto. Attaccarsi all' immaginario collettivo del sistema, e non saper vedere piu' una realta, che chiede di essere controllata, a servizio, autosufficente, reale, di e e per tutti, e a misura della vita che serve. Graduatamente e sopratutto in uno stato.

    1. Mangudai 25 gennaio 2009

      [...]A mio avviso il quadro è esatto: i morti nell' Holodomor sono stati 6 milioni[...]prima o poi qualcuno mi dirà le fonti di questo dato numerico. Ciò che contesto al Corti non é un numero (anche se la logica imporrebbe maggior rigore),ma la pretesa e alquanto bizzarra conclusione [...]Il comunismo sovietico voleva “bruciare” le tappe anticipando un’industrializzazione agricola che con le tecnologie di allora (solo meccaniche e chimiche) era impossibile[...]
      Dov'é la logica in questo assunto?

    1. snypex 25 gennaio 2009



      Questa pagina di storia intrisa di sangue mi fa pensare che forse gli stessi motivi hanno spinto alla distruzione della cultura contadina del Regno delle Due Sicilie nel 1860 con conseguenze di catastrofe: non bisogna dimenticare i milioni di emigranti italiani spinti per fame ad abbandonare le terre che coltivavano ed andare oltremare per avere un marginale futuro in cui sperare.

      Ma questa e' storia, oggi invece sta avvenendo la distruzione di competenze tecniche che la scuola pubblica creava attraverso tutti i tipi di istituti tecnici e professionali attrezzati con laboratori in cui alla teoria seguiva la pratica di vedere ed apprendere come costruire cio' che si progettava.

      Chi ''abita" nelle scuole tecniche sa cosa sto dicendo: da diversi anni a questa parte, ogni governo che si avvicenda al potere, mira alla distruzione delle competenze tecniche (che permettono di creare tecnici in grado di autogestire la propria sopravvivenza attraverso attivita' di manutenzione e riparazione).

      La distruzione di cui parlo, ha la sua evidenza nello smantellamento sistematico dei laboratori piu' importanti degli istituti tecnici (si dice che lo studente deve vedere come si fa, ma non puo' operare direttamente... allora bastano le figurine dei libri di testo!), sostituendoli con sale da '''internet-café''' dove cio' che prima si toccava con mano oggi e' tutto virtuale (quando anche mangiare diventera' una virtualita' allora saremo al culmine, la fame non esistera' piu').

      Lo scopo, evidentemente, e' la trasformazione dell' ''ingegno umano-autosufficienza'' di potenziali ''tecnici-contadini'', in una macchina digestiva che non pensa formata da milioni di individui con uno ''stampino'' scolastico, che sono solo intenti ad essere ''competitivi'' e ''consumo-digestivi'' altrimenti l'economia-cacca in cui viviamo ne potrebbe risultare danneggiata.


      L'ebreo K.Marx ha manipolato milioni di individui: quelli poveri con la forza e la violenza.

      Gli intellettuali li ha plagiati con la politica: anche loro sono funzionali alle mostruosita' a cui ci costringono ad assistere ancora oggi.

    1. Mangudai 25 gennaio 2009

      @ Bazu.
      Sto scrivendo con serenità, e senza alcuna polemica nei confronti di nessuno.
      Il Corti, ahimé, lo ricordo ai tempi del Berchet, ed anche nella sua militanza leghista, dedica la sua occupazione ai formaggi autoctoni ed alle settentrionali vallate rupestri.
      Come ripeto é libero di scrivere ciò che secondo lui ritiene corretto, però se scrive delle fesserie é inevitabile il conflitto,digitale.
      L'interpretazione data [...]Il disprezzo per i contadini “autonomi” emerge in moltissime pagine dei “padri fondatori” del marxismo (Marx ed Engels)[...] e molte altre citazioni non esistono in nessuno degli autori da lui citati, ed in alcune, l'interpretazione é completamente opposta.
      Per quanto riguarda[...]È stata una carestia terroristica pianificata scientificamente per imporre nel “granaio d’Europa” la collettivizzazione forzata e distruggere la nazione ucraina nella sua consistenza politica, sociale e culturale[...], non tanto a me dovresti chiederlo, ma al rupestre Corti di approfondire.
      Ciao.

    1. RobertoG 25 gennaio 2009

      Me lo ricordo bene l'uso che facevano del termine "reazionario". Era esattamente quello che utilizzano oggi con l'aggettivo "terrorista".

    1. myone 25 gennaio 2009

      I cambiamenti dovrebbero essere un innesto equilibrato e un equilibrio per ottenere una migliore condizione di vita. Lo squilibrio solito di ogni sistema, e' che impone, stratifica il cambiamento, sopprime una gia' esistente realta' anziche' incrementarla, e il tutto senza tener conto della vita, dove il principio per applicarlo, e in forma sbagliata e totalitaria, necessita' del presupposto dell' eliminazione radicale e in ogni modo, senza sconti, del patrimonio vero gia' esistente, e con esso, uomini, regioni e stati, sono solo una spazzatura da gettare.


      In un modo sottile, si arriva alla totalizzazione in agricoltura degli ogm. Buona pianificazione globale per il solito sistema multinazionale che ne deterra' una specie di monopolio diviso da pochi. Ma un rastrellamento a questo modo comporta una vera e propia sterilizzazione del sistema stesso, che non e' riutilizzabile come sono riutilizzabili le generazioni che si riformeranno. Gli ogm, non solo sono ibridi, ma ibridano tutto il contesto naturale del mondo vegetale, rendendo sterili e danneggiando, forme di vita vegetali che non sono considerate per una produzione alimentare, e che destabilizzano e rovinano un intero ecosistema.

      Dicono che la moria delle api nel mondo, nelgi usa e pure qui da noi, sia dovuto per sostanze chimiche che gli ogm hanno nei loro trattamenti e struttura linfatica. Nel mais ad esempio, le goccioline di rugiada che fuoriesce dalla pianta e bevuta dalle api considerata come dissetante -acqua-, ne provoca la morte istantanea.
      Senza impollinazione delle api e degli insetti, e con sterilizzazione da contaminazione ogm, non si produrranno ne frutti ne altro, se non solo per via ogm. Culture che ancora non si sa che effetti producano nel breve o lungo periodo. Una cosa e' certa, che viene meno una salutare e genuina propieta' dell' alimento, e uno squilibrio per la vita di cui siamo fatti. Non so se e come i nostri corpi si adatteranno o no, o saranno penalizzati da carenze o insorgenze di anomalie, come l' ambiente stesso in cui viene immessa la cultura ogm.

    1. Bazu 25 gennaio 2009

      Le mie conoscenze, ahimè scarse, non mi permettono comunque di essere d'accordo completamente con Corti. Tu sembri esperto dell'argomento, perché non articoli approfonditamente il contraddittorio?

    1. Stopgun 25 gennaio 2009

      Quale errore storico avrebbe commesso Michele Corti?

      A mio avviso il quadro è esatto: i morti nell' Holodomor sono stati 6 milioni.

      Ma per caso, non è che nel corso del tempo questa cifra è stata impropriamente riutilizzata per altre contabilità?

    1. Mangudai 25 gennaio 2009

      Michele Corti é libero di dire ciò che vuole...anche di farneticare, come l'articolo dimostra.Personalissima e alquanto immaginaria e dietrologica descrizione di un pezzo di storia.Tantissime fartneticanti inesattezze forzatamente rimescolate per dare una parvenza di credibilità, la sua.
      Un consiglio al Corti, per descrivere la storia.....prima, bisogna conoscerla.

    1. virgo_sine_macula 24 gennaio 2009

      Finalmente un articolo obiettivo:scommetto che ora diranno che e' un nazisionista al soldo dell'imperialismo reazionario e fascista.

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