HOLOMODOR: L'OLOCAUSTO CONTADINO DIMENTICATO

HOLOMODOR: L'OLOCAUSTO CONTADINO DIMENTICATO

DI MICHELE CORTI

Ecologist.it


Holodomor in ucraino Голодомор significa “lenta morte per fame”.
Nel 1932-33 venne perpetrato dai sovietici uno dei peggiori genocidi ed etnocidi della storia dell’umanità. Milioni di contadini
vennero fatti morire di stenti sequestrando loro le scorte di cibo,
gli attrezzi, gli animali. Chi cercava il cibo era colpevole e condannato. È stata una carestia terroristica pianificata scientificamente
per imporre nel “granaio d’Europa” la collettivizzazione forzata
e distruggere la nazione ucraina nella sua consistenza politica, sociale e culturale.

Per decenni la propaganda comunista, che tanta influenza ha
avuto in Italia (e quanti strascichi ancor oggi ...), ha descritto questa tragedia come un episodio di “lotta di classe”. Quelli che venivano colpiti erano i “nemici del popolo”: ma per essere “nemici del
popolo” bastava possedere una mucca e gli strumenti di lavoro di
ogni contadino del mondo. Erano i famosi “mezzi di produzione”
marxiani che dovevano essere socializzati. Le “paroline magiche”
giustificazioniste erano due: “kulako” e “reazionario”. Sono paroline che nella prassi comunista (le bR non sono archeologia!) equivalgono a una condanna a morte; il “reazionario” perde identità

e diritti umani, è una cosa, ogni violenza contro di lui è legittima.
L’indottrinamento sessantottino è riuscito a suscitare l’odio per
i “famigerati” kulaki ancora negli anni ’70 (lo affermo per esperienza personale). Tanta violenza non è certo frutto del delirio di
un uomo solo al comando e nemmeno di una “degenerazione” di
un comunismo che non-era-così-cattivo-come-Stalin-lo-ha-fatto-
diventare (il Gulag, con tutti i suoi orrori, l’ha creato Lenin). Da
un punto di vista ruralista ci interessa, però, osservare che la posizione anticontadina è insita nel marxismo, che ha preconizzato
la totale industrializzazione dell’agricoltura (una profezia che si è
avverata, dopo il crollo del comunismo, per opera del capitalismo
“liberale”).

Il disprezzo per i contadini “autonomi” emerge in moltissime
pagine dei “padri fondatori” del marxismo (Marx ed Engels); in
loro l’odio per i contadini assume connotati apertamante razzistici.
Senza queste premesse ideologiche non si capisce l’Holodomor.


La borghesia ha assogettato la campagna al dominio della città. Ha
creato città enormi, ha accresciuto su larga scala la cifra della popolazione urbana in confronto a quella rurale, strappando in tal modo
una parte notevole della popolazione all’idiotismo della vita rurale.
(Marx, Il Capitale. Vol. i)


Marx ha parlato dei contadini come di un amorfo “sacco di patate”, esseri incapaci di pensare con la loro testa, schiavi delle
consuetudini. Esseri sub-umani, non solo “idioti” (che si potrebbe tollerare), ma, peggio, “reazionari” (e questo non si può tollerare).

“Gli ordini medi, il piccolo industriale, il piccolo commerciante, l’artigiano, il contadino combattono tutti con la borghesia, per premunire dalla scomparsa la propria esistenza come ordini medi. Quindi
non sono rivoluzionari ma conservatori. Anzi sono reazionari, poiché cercano di far girare indietro la ruota della storia”. (ivi)



Engels, anch’egli padre – sia pure meno “nobile” – dell’internazionalismo proletario, era un becero sciovinista e razzista che disprezzava gli slavi ma anche gli italiani in quanto ...contadini.

Gli italiani devono fare ancora un po’ di scuola, di esperienza, per
imparare che un popolo di contadini arretrati come loro, non fa che
rendersi ridicolo quando vuol insegnare ai lavoratori dei grandi paesi
industriali come devono contenersi per giungere all’emancipazione.
(Engels a Cuno, Londra, 22 aprile 1872)


La stessa socialdemocrazia tedesca (odiata da Lenin in quanto
“revisionista” perchè aveva abbandonato l’idea della presa del
potere violenta) attraverso il suo leader più prestigioso, Karl
Kautzy, espresse concetti analoghi:


La socialdemocrazia rimarrà sempre nella sua essenza un partito urbano, proletario, rimarrà sempre un partito del progresso economico; con il contadino conservatore, avverso al modo di vita cittadino e
attaccato alla famiglia patriarcale (...) essa si troverà sempre a lottare
contro pregiudizi profondamente radicati (...).



E così Gramsci:



La rivoluzione comunista sarà attuata dalla classe operaia, dal proletariato, inteso nel senso marxista di strato sociale costituito dagli
operai urbani unificati e plasmati dalla fabbrica e dal sistema industriale capitalistico. La città, organismo industriale e di vita civile,
come è stata lo strumento delle potenza economica capitalista e
della dittatura borghese, sarà lo strumento della potenza economica comunista e della dittatura proletaria.


Marx e i marxisti sono stati i più grandi ammiratori del capitalismo, i propugnatori di un’ideologia industralista e scientista, per
loro uno dei meriti del capitalismo consisteva nel distruggere il
contadino, nella industrializzazione dell’agricoltura.


Nella sfera dell’agricoltura l’effetto più rivoluzionario della grande industria sta nell’abbattere il baluardo della vecchia società, il
“contadino” e nell’inserire al suo posto l’operaio salariato. I bisogni sociali di rivolgimento e gli antagonismi sociali della campagna
vengono in tal modo resi uguali a quelli della città. Al posto della
conduzione più pigramente ligia alla consuetudine e più irrazionale
subentra la applicazione cosciente, tecnologica, della scienza. (Marx,
Il Capitale, Vol. I)


I comunisti sovietici ritenevano che, date le condizioni “arretrate”
della Russia e delle altre provincie dell’impero comunista/grande
russo (altro che “internazionalismo proletario”!), fosse compito
dello stato, del partito, sostituirsi alla grande borghesia industriale per fare di meglio e, soprattutto più in fretta, il suo “mestiere”.
Unire la forza del capitalismo a quella di un sistema di potere
“asiatico”. Prometeico!

L’industrializzazione agricola è stata oggetto di deliranti teorizzazioni (imperniate sulla meccanizzazione spinta e la coltivazione
a grande scala sulla base di un’organizzazione ultracentralizzata
di tipo militare con una terminologia mutuata dall’armata) e, putroppo, anche di tragiche messe in pratica, costate le vita a mi-
lioni di esseri umani e danni ambientali colossali. Il comunismo
ha voluto l’Ucraina, che era il “granaio d’Europa”, per produrre
derrate alimentari a basso costo per il mercato interno e l’esportazione al fine di sostenere l’industrializzazione a tappe forzate. Il
risultato è che essa è diventata oggi un paese che importa grano
tanto è stata compromessa la fertilità dei terreni.

Il comunismo sovietico voleva “bruciare” le tappe anticipando un’industrializzazione agricola che con le tecnologie di allora
(solo meccaniche e chimiche) era impossibile. Solo con gli OGM
la “guerra alla natura” e la “guerra al contadino” può arrivare ad
una “soluzione finale”.

Il capitalismo “liberal-democratico” attua il suo Holomodor
in modo strisciante. Ma la desertificazione, gli “aiuti alimentari” in dumping, l’imposizione delle coltivazioni bioenergetiche,
la violenta “apertura al mercato” imposta ai governi dei “paesi
emergenti”, la dipendenza dalle multinazionali del commercio
granario e delle sementi, sottendono prassi e ideologie altrettanto
Violente.

MICHELE CORTI

Fonte: www.ecologist.it

Link: http://www.ecologist.it/pdf/09_02.pdf

gennaio 2007

Commenti (60)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. geopardy 27 gennaio 2009

      Secondo me, entrambe le filosofie sono figlie del nuovo modo di produzione industriale, in pratica, il lavoro individuale non è più inteso come finalizzato ad una fascia più o meno ristretta di fruizione, ma diluita in un contesto di gran lunga più ampio e spersonlizzato, pensate ad una qualsiasi catena di montaggio ed al target degli usufruitori di massa possibili.
      Fine dei mestieri come componete primaria della società, tramandati quasi sempre di padre in figlio, fine, cioè, della capacità umana di creare individualmente per propria abilità, con il consequenziale inizio di un "uomo nuovo" svolgente la mansione di semplice connettore di macchine concepite da altre e pochissime menti, in uno spersonalizzato lavoro produttivo ed inoltre, in molti casi, anche impossibilitato ad usufruirne direttamente.
      Il sopravvento dell'idea industriale è stato esteso anche a quello agricolo, una società agricolo-patriarcale non è tollerabile per entrambe le ideologie.
      Il femminismo, secondo me, è anch'esso una delle conseguenze prodotte delle mutate condizioni dei mezzi di produzione, dalle mutate condizioni di collettivizzazione del lavoro, oltre che dall'avvento di una crescente laicizzazione della società.
      L'unirsi in associazioni (sindacati e varie) è tipico di realtà lavorative uniformanti ed estremamente livellanti (oltre che nella qualità e quantità del lavoro, anche nel salario percepito, con minime differenze) come quella industriale, la finanza, inoltre, capì limportanza estensiva e speculativa di questa nuova realtà.
      Il problema, secondo me, non sorge se, ad esempio, la collettività che ne usufruisca sia quella locale e direttamente a contatto umano tra i suoi componenti (anche in caso di decine di migliaia di individui), sorge quando la produzione non è più finalizzata al terrirorio, ma esce dal contesto locale e si inoltra verso realtà regolate non più da contatti più o meno diretti tra produttori-consumatori e consumatori, ma si inoltra in una dimensione in cui i grafici diventano ineluttabilmente i regolatori tra gli scambi produttore-consumatore (o usufruitore per non far entrare il termine direttamente nella categoria di sgnificato ideologico che oggi gli si dà); il grafico produttivo del comunismo è quello guidato dal fine di una perfetta ed equa distribuzione, mentre quello produttivo capitalista è regolato dalla dicotomia della massima forbice tra costi e benefici.
      In entrambi i casi la cosa non ha funzionato, visto che il sistema centralistico dell'URSS è fallito e quello capitalista è al capolinea, ma anche se non fosse, ha già generato e sta generando la sua insostenibilità a livello globale.
      In definitiva, non scorgendo un modo produttivo che non sia figlio del concetto industriale, collocherei entrambe le ideologie in una stessa faccia della medaglia, magari divise da un linea collocata perfettamente nel mezzo.

      Ciao
      Geo

    1. Truman 27 gennaio 2009

      Strano, ho sempre pensato che il cannibalismo fosse tipico degli ambienti cattolici, quegli ambienti dove ad ogni messa mangiano "il corpo di Cristo".

    1. Truman 27 gennaio 2009

      Non ho riscontri sul cosiddetto olocausto ucraino, ma ho riscontri sul fatto che gli ucraini non sopportano la Russia. Ciò è visibile anche dai recenti avvenimenti dove l'Ucraina fa di tutto per spostarsi ad occidente e la Russia fa di tutto per tenerla sotto il suo controllo. Indicativamente direi che qualcosa di vero nell'articolo c'è.

    1. virgo_sine_macula 26 gennaio 2009

      Quando si parla di morti provocati dai comunisti l'articolista o il blogger di turno vengono definiti agenti della controinformazione,quando si parla dei morti palestinesi le uniche cifre attendibili vengono ritenute quelle fornite dagli pseudo pacifisti che si sa benissimo sotto che bandiera militano.

    1. Mangudai 26 gennaio 2009

      Audace...molto audace!!!
      Non pensavo che i giovini virgulti padani fossero cosi perspicaci.
      Quindi serial killer cannibale:comunisti cannibali=Bossi cerebroleso: padani....?

    1. fucik 26 gennaio 2009

      Sì, peccato che questo articolo di fatto inzozza il sito e non l'autore, che non aggiunge niente di nuovo (a parte il contenuto spicciolo e dozzinale) a quello che già la propaganda nazista (che si proponeva di "liberare" l'Ucraina dal giogo assassino dei bolscevichi) prima e americana (di Reagan e del suo apparato di controinformazione per distruggere "l'impero del male") poi hanno prodotto su questo argomento, attingendo a provocatori, agenti nazisti (tedeschi e ucraini) e fornendo solamente notizie e dati falsi su una carestia che effettivamente c'è stata, ma non per le cause, e con i numeri, che diffonde la controinformazione alimentata dagli imperialisti. La questione è stata ovviamente ripresa recentemente per fornire un supporto "ideologico" alla rivoluzione colorata di Kiev, orchestrata per trascinare l'Ucraina nella NATO, in funzione anti russa. La questione del gas e la disputa tra i due paesi conferma il ruolo nefasto esercitato da Washington. Tutto è stato già minuziosamente smontato da tempo. Da ultimo la pregevole opera del Prof. Losurdo.

    1. Tetris1917 26 gennaio 2009

      Michele Corti, ma ti sei mai letto qualcosa (a scelta) tra Marx, Engels, Lenin, Gramsci (solo perche' l'hai citato)?


      Allora se hai letto qualcosa e sei giunto a tale aborto, significa che invece di coltivarti l'orto, ti conviene concimare un po' la zucca.

      Se non hai letto nulla, allora fallo e poi ne riparli.



      La vedo dura, troppi suonatori di pifferi qua' sopra.

    1. virgo_sine_macula 26 gennaio 2009

      Si ma non solo il cannibalismo e' ancora diffuso,principalmente nei paesi comunisti,ma anche altrove.Il piu' grande serial killer cannibale non a caso fu scoperto in Russia una decina di anni or sono.

    1. flespa 26 gennaio 2009

      Da: [email protected]
      Oggetto: "come dappertutto"
      Data: 26 gennaio 2009 13:55:44 GMT+01:00
      A: [email protected]

      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57472
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57477
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57489
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57504
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57532

      °°°°°°°°°

      Qual è il motivo del silenzio ufficiale, dell'oscuramento a 360°, in Ucraina, relativo al ruolo giudaico nell'Holodomor? Semplicissimo: né "comunisti", né "arancioni" possono far opera di verità perché quest'ultima causerebbe la loro stessa rovina. I secondi sono una delle emanazioni di USraele e della Lobby, i primi devono continuare a mentire per salvare l'icona staliniana, il loro marchio di fabbrica (senza poi contare che anche in Ucraina si è stabilmente insediata in gangli fondamentali del potere una mafia di kosheroligarchi). La gente del popolo sa bene, RICORDA (non ha mai dimenticato) chi furono e sono i peggiori succhiasangue dei contadini. Ma, come dappertutto, non ha voce.

      Joe

    1. TitusI 26 gennaio 2009

      Cavolo, mi interessa, ma forse non ci siamo capiti, io non parlavo di mangiar poco, ma di NON MANGIARE per un anno...quasi quasi ti sfido...:P

      Comunque mi interessa sapere quel che hai da dire, aspetto :D

    1. TitusI 26 gennaio 2009

      Caro A_M_Z,

      innanzitutto la mia critica al tuo post era dovuta al modo in cui parli degli agricoltori che vogliono fare gli intellettuali, non mi e piaciuto lo stile.
      Passando poi al problema delle definizioni, non ignoro quel che dici, ma purtroppo ci sono regole da rispettare, in Italia abbiamo avuto un partito comunista molto forte,anche quando in Russia c'era Stalin, che aspettava che i cosacchi abbeverassero i loro cavalli a piazza S. Pietro, quando si e' scoperto quel che aveva combinato il bel soggetto si e' passati dal chiamarlo comunismo al chiamarlo stalinismo, e capirai che questo infastidisce un po di gente (di certo non me) cosi' come in Cina c'e' stato il maoismo, insomma sembra che nel mondo ovunque il popolo abbia voluto applicare il comunismo si sia giunti in realta' ad altro, il che sia chiaro e' possibilisimo, ma sorge il dubbio che cio' sia dovuto non ad un caso, ma al fatto che quando un popolo ha cercato di portare avanti quella ideologia nel suo paese alla fine si e' trovato qualcosa di ben diverso e non gradito.

      Ti faccio notare che il "capitalismo" (per dire un nome chiamala pure demoscaria se ti va) non prevede la violazione di ogni norma, legge, dignita' e vita umana, ma sta di fatto che porta inevitabilmente a questo,
      e mi infastidirebbe se qualcuno fra 30 anni mi dicesse:
      "Nooo, tu non capisci un cxxxo quello non e' "capitalismo" quello e' corpatrocrazia..." perche' sarebbe poi noioso per me spiegargli che forse e' inevitabile perseguendo certe logiche giungere a certe inevitabili conclusioni.

      TitusI

    1. flespa 26 gennaio 2009

      Da: [email protected]
      Oggetto: "Si tratta di un’enorme incoerenza." No, è perfettamente coerente con l'ideologia giudaico-talmudica, la più razzista e suprematista mai concepita dall'uomo
      Data: 26 gennaio 2009 12:27:06 GMT+01:00
      A: [email protected]

      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57472
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57477
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57489
      http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/57504

      °°°°°°°°°

      VENERDÌ 23 GENNAIO 2009

      La vergogna asimmetrica dell'Occidente

      L’OLOCAUSTO EBRAICO E L’ORGOGLIO EBRAICO

      Di Charles Dodgson, 25 Novembre 2008[1]

      Il 22 Novembre del 2007 è caduto il 75° anniversario dello sterminio degli ucraini da parte della polizia politica di Stalin – il temuto NKVD [Commissariato del Popolo per gli Affari Interni] – le cui vittime vengono stimate fino a 10 milioni. Questa burocrazia rappresentò il culmine della “correttezza politica”, avendo ucciso decine di migliaia di agricoltori e di paesani perchè la regione presa di mira aveva resistito alla collettivizzazione. La pratica dello sterminio politico venne iniziata da Lenin subito dopo che Trotsky lo aveva portato al potere. Stalin ereditò e sviluppò la pratica e il suo apparato.

      Fino agli anni successivi alla seconda guerra mondiale, i ranghi superiori del NKVD erano rappresentati soprattutto da ebrei. Si trattava di ebrei secolarizzati i quali, da buoni comunisti rifiutavano le differenze etniche e razziali, poiché le consideravano un prodotto della società borghese. Ma conservarono la propria identità ebraica;[2] conoscevano i loro antenati.

      Gli ebrei non provano rimorsi per la carestia ucraina. Non chiedono scusa per questo evento. Non la indicano come una manchevolezza del carattere o della cultura ebraica. Si tratta di un’enorme incoerenza. Da un lato gli ebrei si sentono orgogliosi per le conquiste positive conseguite da altri ebrei, sia religiose che civili. Ma come può l’orgoglio essere etnico e incondizionato quando la vergogna è condizionata e parcellizata? Non è un segno di incoerenza che qualcuno si senta orgoglioso per le conquiste del proprio gruppo etnico ma non provi vergogna per le sue manchevolezze?

      Alexander Solgenitsin ha fatto un ragionamento simile nel suo ultimo libro, Duemila anni insieme. L’orgoglio di gruppo procede di pari passo con la vergogna. Egli ha scritto: “Gli ebrei dovrebbero sentirsi offesi dal proprio ruolo nelle purghe allo stesso modo in cui lo sono verso il potere sovietico che li ha perseguitati”.[3] Riguardo alla vergogna dei bianchi, il nostro collega Michael J. Polignano ha sostenuto in modo stringente che quelli che condannano i bianchi per il comportamento di altri bianchi ammettono implicitamente la legittimità dell’orgoglio dei bianchi per le conquiste dell’Occidente (Occidental Quarterly, primavera 2008, pp. 3-6).[4]

      Ritengo che l’incoerenza sia una delle prerogative della condizione umana. Ma in questo caso l’incoerenza è più grande di un semplice difetto della natura umana, perché ad altri gruppi etnici e ad altre nazioni non è permesso di dimenticare i propri peccati, almeno nei casi in cui i peccati sono stati commessi contro gli ebrei. Ai tedeschi viene insegnato dai propri media e nelle scuole a provare vergogna per le azioni di un servizio segreto pagano che uccise milioni di ebrei e di zingari durante la seconda guerra mondiale [Non è vero, qui l'autore prende un granchio, come ben sa chi conosce la letteratura revisionista - N. d. T.]. La responsabilità viene estesa ai tedeschi in generale, non solo ai pagani o a quelli che sostennero la politica di sterminio di Hitler.[5] La vergogna è etnica e incondizionata. Solo l’orgoglio, quando riguarda i tedeschi, deve essere condizionato e parcellizzato. Lo stesso tipo di vergogna etnica generalizzata viene insegnato ai bianchi in molte nazioni. Sembra che abbiamo fatto tutti qualcosa di terribile, nel corso della storia, sia che si tratti del colonialismo, che dello sfruttamento, della discriminazione, della segregazione, ecc. E si sa che quando diciamo “noi” intendiamo la nostra comunanza etnica. Il crimine varia ma la vergogna rimane la stessa.

      C’è una buona dose di verità in molte di queste accuse. Lo stato tedesco ha commesso l’Olocausto [Idem come sopra – N. d. T.]. Gli inglesi, gli spagnoli, i portoghesi, i russi, gli olandesi, e i francesi hanno soppiantato le popolazioni native nelle Americhe, in Africa e in Australasia.[6] I neri hanno subìto la discriminazione negli Stati Uniti. Il colonialismo e l’espansione etnica hanno i loro lati oscuri.

      Nelle accuse c’è anche una certa verità morale, anche se sono indiscriminate. Ma è una morale confezionata in modo tale che l’identità di gruppo, quando sia associata ad un residuo di orgoglio, renda ipocrita il sentirsi orgogliosi ma non vergognosi per il comportamento del proprio gruppo. Una storia della Germania che non menzionasse la seconda guerra mondiale o l’Olocausto sarebbe giustamente liquidata come propaganda. Qualcuno riesce a immaginare una storia degli Stati Uniti che non ammetta le nefandezze dello schiavismo o di Jim Crow?[7]

      Ma non abbiamo bisogno di immaginare una storia degli ebrei che ometta di menzionare il ruolo ebraico nella rivoluzione russa o nei regimi comunisti dell’Europa orientale del periodo successivo alla seconda guerra mondiale, o nei tentativi rivoluzionari bolscevici in Germania dopo la prima guerra mondiale o nello spionaggio sovietico. Basta consultare un libro qualsiasi nella sfilata apparentemente senza fine di testi di storia ebraica, molti dei quali prodotti dai dipartimenti di studi ebraici in università pagate dai contribuenti.

      L’incoerenza va anche oltre. Le organizzazioni ebraiche condannano all’unisono le società occidentali, le tradizioni occidentali, e lo stesso cristianesimo, per i passati crimini contro gli ebrei. Ma non parlano mai dei crimini ebraici.

      E’ difficile dire quale effetto abbia avuto sulla capacità dell’Occidente di difendere i propri interessi nelle guerre culturali questa vergogna asimmetrica; a parte il fatto che l’effetto è stato sicuramente negativo. Un terreno di competizione uniforme non verrà raggiunto fino a quando i testi di storia ebraica, i musei dell’Olocausto, e i dipartimenti di studi ebraici non compieranno lo stesso sforzo di autoconoscenza e di autocritica che gli ebrei hanno sollecitato presso le nazioni non ebraiche.

      Charles Dogson è lo pseudonimo di un sociologo che vive in Inghilterra

      [1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.theoccidentalobserver.com/authors/Dodgson-Ukraine.html
      [2] http://www.theoccidentalobserver.com/authors/Dodgson-Ukraine.html
      [3] http://www.guardian.co.uk/world/2003/jan/25/russia.books
      [4] http://theoccidentalquarterly.com/
      [5] http://www.amazon.com/Hitlers-Willing-Executioners-Ordinary-Holocaust/dp/0679772685
      [6] http://it.wikipedia.org/wiki/Australasia
      [7] http://it.wikipedia.org/wiki/Jim_Crow

      PUBBLICATO DA ANDREA CARANCINI A 7.47

      ------------

      (http://andreacarancini.blogspot.com/2009/01/la-vergogna-asimmetrica-delloccidente.html)

    1. Mangudai 26 gennaio 2009

      se non erro nel tuo precedente sostieni parli di cinesi......

    1. virgo_sine_macula 25 gennaio 2009

      Verissimo,nessuno dice il contrario

    1. virgo_sine_macula 25 gennaio 2009

      Ti ricordo che di recente quel pseudo storico di Domenico Losurdo
      ha avuto la sfrontatezza di scrivere che Stalin non fu un mostro.
      Stalin,il comunista Stalin,fu il piu' grande assassino di tutti i tempi e a dirlo furono i suoi stessi compagni di partito che ne traslarono la salma
      dal cimitero degli eroi al cimitero degli "scomodi".
      Per la Russia la memoria di Stalin e' ingombrante tanto quanto quella di Hitler per la Germania

    1. Mangudai 25 gennaio 2009

      Sbagliato! Russi solo russi mangiavano i bambini. A (piccola divagazione) proposito anche gli ebrei per il Reich mangiavano i bambini.......Vedi com'é facile la gastronomia.

    1. Mangudai 25 gennaio 2009

      Non é vero niente ciò che affermi;-)altrimenti a questo punto metà della popolazione mondiale sarebbe già deceduta da mò.
      A Morir di fame ci si mette un pò tanto di più.Se vuoi te lo posso spiegare in termini scientifici.

    1. Mangudai 25 gennaio 2009

      Visto e considerato, la fama di storico indiscusso del nostro Corti rupestre Michele,(mi chiedo perche mai finora non abbiano mai pubblicato un suo saggio su Lancet), e le ineguagliabili verità e dogmi incrollabili dei soliti (...che quando si tratta di confrontarsi glissano dicendo "ottimo articolo" o "sacrosanta verità"),mi piacerebbe sapere come e dove hanno avuto o letto tutte queste Rivelazioni, ne sarei grato se qualcuno di questi Illuminati (oltre al nostro Corti Alpeggio Michele), in quanto geloso di non appartenere a questa "Chaste de historiens de la societè d'Histoire", desse al sottoscritto "qualche dritta".

    1. virgo_sine_macula 25 gennaio 2009

      Erano e sono i cinesi a mangiare i bambini non i russi:sempre di comunisti trattasi invero

    1. virgo_sine_macula 25 gennaio 2009

      Hai scritto la sacrosanta verita',per questo ora ti bolleranno come agente del Mossad nazisionista e lacche' del capitalismo reazionario e fascista.Eh gia',i compagni usano ancora parole cosi' ridicole

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