GIUSEPPE PINELLI: LA STRAGE DI STATO CONTINUA

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DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.com/

Il presidente Napolitano ha ricordato due giorni fa, nell’occasione della giornata delle vittime del terrorismo e del primo incontro tra le vedove Pinelli e Calabresi, l’anarchico milanese fuoruscito da una finestra al quarto piano della Questura di Milano. Singhiozzava il presidente migliorista e simultaneamente ribadiva, anche per oggi, il teorema degli “opposti estremismi” con il quale allora si voleva e pedissequamente anche oggi si vuole soffocare l’opposizione vera alla dittatura capitalista e alla fascistizzazione. A Pinelli, sul cui demenziale “malore attivo”, che secondo il magistrato D’Ambrosio, futuro candidato PCI, ne aveva causato la spontanea estromissione dalla finestra, da questa sola istituzione è stato riconosciuto il ruolo di ingiustamente perseguitato e vessato, 40 anni troppo tardi. Nessuno ha ricordato che fu Calabresi a togliere l’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a un collega, che stava indagando sugli ambienti di estrema destra (poi risultati colpevoli), per indirizzarla verso i compagni della sinistra. Nessuno ha ricordato che le indagini sul volo da una finestra piena di poliziotti furono condotti e fatti archiviare dagli stessi e che non si volle mai approfondire nulla con un procedimento giudiziario. Neanche oggi.
Quando forse qualcuno presente nella “stanza piena di fumo” e perciò “da ventilare”, potrebbe aver avuto qualche evoluzione di coscienza. Nessuno ha colto l’occasione del 40° per ricordare le decine di giovani ammazzati nelle piazze del terrorismo di Stato, da Giuseppe Pinelli a Giorgiana Masi a Francesco Lorusso, laboratorio degli ammazzamenti in atto e programmati oggi a casa nostra e in giro per il mondo.

Noi di Lotta Continua – quelli che non hanno tralignato - invece ricordiamo, ricordiamo tutto. Ricordiamo di aver rovesciato il paradigma di un potere ottuso, perfido e sanguinario attraverso lo smascheramento della “Strage di Stato”, con le nostre lotte, con innovazioni davvero rivoluzionarie di contenuti e forme, di assoluta validità contemporanea, con canzoni come questa: la migliore orazione funebre per il compagno Pinelli.

LA BALLA DEL PINìELLI

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo che caldo faceva

brigadiere apra un po’ la finestra

ad un tratto Pinelli cascò.

Signor questore io gliel’ho già detto

lo ripeto che sono innocente

anarchia non vuoi dire bombe

ma giustizia amor libertà.

Poche storie confessa Pinelli

il tuo amico Valpreda ha parlato

è l’autore del vile attentato

e il complice di certo sei tu.

Impossibile, grida Pineili

un compagno non può averlo fatto

e l’autore di questo delitto

tra i padroni bisogna cercar.

Stiamo attenti indiziato Pinelli

questa stanza è già piena di fumo

se insisti apriam la finestra

quattro piani son duri da far.

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo, che caldo faceva

brigadiere apra un po’ la finestra

ad un tratto Pinelli cascò.

L’hanno ucciso perché era un compagno

non importa se era innocente

‘Era anarchico e questo ci basta”

disse Guida il feroce questor.

C’è un bara e tremila compagni

stringevarno le nostre bandiere

noi quel giorno l’abbiamo giurato

non finisce di certo così.

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo, che caldo faceva

brigadiere apra un po’ la finestra

una spinta e Pinelli cascò,

E tu Guida e tu Calabresi

Se un compagno ci avete ammazzato

Per coprire una strage di stato

Questa lotta più dura sarà.

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2009/05/giuseppe-pinnelli-la-strage-di-stato.html

11.05.2009

Commenti (39)

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    1. Santos-Dumont 12 maggio 2009

      E' falso che le istituzioni non possano essere accusate di terrorismo, basta consultare un dizionario:
      http://old.demauroparavia.it/119913
      E' evidente che se nell'ambito delle stesse istituzioni sono in atto manovre repressive che travalicano la legge, si tratta proprio di terrorismo.

    1. Santos-Dumont 12 maggio 2009

      Concordo pienamente col commento di Pietro Ancona.

    1. mat612000 12 maggio 2009

      "Pinelli assassinato nessuna pace con lo stato", questo è uno degli slogan apparsi ieri sui muri di Torino.
      "Ieri come oggi slogan idioti" ha commentato Andrea Casalegno figlio di Carlo Casalegno anch'esso vittima della lotta armata.
      Ha aggiunto: "La stretta di mano tra le vedove di Pinelli e Calabresi di fronte a Napolitano è un fatto molto importante e positivo ma non può significare che si volta pagina, com'è di moda dire in questi giorni.
      Semplicemente perchè le pagine scritte sono scritte, le scelte che ciascuno ha compiuto rimangono e non si possono cancellare.
      Nessuno può dimettersi dalle sue responsabilità.".
      Invito a leggere l'intervista per intero pubblicata oggi a pag. 10 e 11 di la Repubblica.
      Trovo la posizione di Andrea molto equilibrata e riflessiva, anche forse perchè al contrario di Grimaldi e tanti altri, ha vissuto in prima persona il dolore di certe scelte estreme.
      Infatti conclude: "Decidere di togliere la vita ad un altro essere umano non è una decisione che si possa rimediare, è una scelta di vita, per questo ci si può definire ex brigatisti ma non ex assassini.".
      Sono totalmente d'accordo con lui.

    1. buran 12 maggio 2009

      Posto che un problema di "onore" ce l'hanno avuto e ce l'hanno gli assassini di Pinelli o coloro che li coprono, e non Pinelli medesimo, sta di fatto che non c'è ad oggi una versione accettabile e credibile di quello che avvenne alla Questura di Milano. Chi è che buttò Pinelli dalla finestra, da chi è che è stato coperto? La versione del "malore attivo" è falsa e ridicola, non c'è un intellettuale, un parlamentare, qualcuno che dica questa semplice verità senza aver paura che qualcun altro si offenda?

    1. buran 12 maggio 2009

      Possiedo fin dalla sua uscita l'originale dell'album "Ho visto anche degli zingari felici" di C. Lolli, ma non c'è nessuna "Ballata del Pinelli". Non so dove lo hai letto, ma ti informo che è un' inesattezza

    1. sultano96 12 maggio 2009

      Mai pensiero potrà essere più condiviso, con ciò lei manifesta che non importa il colore del potere perchè i mezzi per esercitarsi-il potere- sono li stessi: la sopraffazione!

    1. sultano96 12 maggio 2009

      mat61200, condivido la sua opinione su Grimaldi non quella sul presidente della repubblica che non può rappresentare me e l'altro 28% degli italiani che non partecipano alle tornate elettorali. A Napolitano glielo ho fatto presente direttamente che NON può parlare a nome degli italiani, ma bensì a nome di una ristretta minoranza che si riconosce nella falce e martello, il resto è ipocrisia!

      Molte persone, come me, quando Napolitano è stato eletto presidente della repubblica, lo hanno raggiunto con una e-mail- agli atti attraverso il tasto stamp della tastiera del PC- manifestando la loro contrarietà alla sua nomina. Fatti non parole.

    1. sultano96 11 maggio 2009

      La moglie NON può agire per conto del marito. Ogni atto intrapreso dalla sig.ra Pinelli è a titolo squisitamente personale. Esiste un abisso tra il modo d'essere e vivere di una donna da quello di un uomo, solamente i gay non lo capiscono, per proprio tornaconto.

      Chi possiede un minimo di conoscenza sulla materia elettrica come può assimilare il polo positivo con quello negativo?

    1. sultano96 11 maggio 2009

      Il sig. Ulisse Ognistrada fa di ogni erba un fascio, così operando si fornisce la giustificazione per qualsiasi nefandezza, NON si può e non si deve assimilare Giuseppe Pinelli con Carlo Giuliani. Il primo sono andati a prenerlo a casa per farlo incontrare con la morte, il secondo si è recato spontaneamente! E' la stessa cosa?

    1. radisol 11 maggio 2009

      Dimenticavo ... la versione di Pino Masi è largamente più conosciuta anche per un altro fattore ... sarà ripresa alcuni anni dopo, col medesimo testo, anche dal più noto cantautore Claudio Lolli che la inserì in un album di largo successo .... lo stesso album della celeberrima "Ho visto anche degli zingari felici" .....

    1. radisol 11 maggio 2009

      Il testo riportato da Fulvio Grimaldi della "Ballata del Pinelli" è quello della versione, leggermente più "edulcorata" anche se la sostanza del messaggio non cambiava granchè, incisa da Pino Masi per i dischi dei "Circoli Ottobre" ( organizzazione culturale vicina a Lotta Continua) ... e non quello originale dell'autore, il tenore anarchico Joe Fallisi ....

      Realisticamente Grimaldi ricorda meglio la versione di Pino Masi perchè all'epoca era direttore del quotidiano "Lotta Continua" che appunto, indirettamente, editò il disco di Masi .....

      Va pure detto però che la versione di Masi, proprio perchè incisa in un 45 giri che vendette milioni di copie nella distribuzione militante, è largamente più conosciuta di quella originale di Joe Fallisi .....

    1. radisol 11 maggio 2009

      Bah, proprio ieri Oreste Scalzone, in un intervista, ha detto che se per Pinelli non c'è dubbio che la sua morte sia responsabilità omicida dello stato, fu comunque un errore personalizzare in Calabresi il responsabile materiale della sua uccisione.

      In effetti Potere Operaio, il gruppo di Scalzone, per la vicenda Pinelli, disse sempre "Assassino è lo Stato" in contrapposizione a Lotta Continua ed agli altri gruppi rivoluzionari dell'epoca che gridavano nei cortei "Calabresi assassino".

      E' infatti assodato che Calabresi non era presente nella stanza al momento della "caduta" di Pinelli, lo hanno testimoniato nientemeno che altri anarchici fermati quella stessa sera e che si trovavano anche loro "ospiti" della Questura milanese ....

      Certo Calabresi era il capo dell'Ufficio Politico ed altrettanto certamente aveva le sue precise responsabilità politiche, fu lui a cercare di "coprire" il fattaccio con improvvide dichiarazioni subito dopo il fatto insieme al questore Guida, peraltro noto fascista ( aveva diretto il confino di Ventotene durante il ventennio) mai pentito ... ma allora perchè personalizzare la responsabilità della uccisione di Pinelli solo in Calabresi e non pure nel questore Guida, più alto in grado e sicuramente più apertamente "fascista" dello stesso Calabresi ?

      Mistero (nel più ampio mistero su Piazza Fontana e dintorni) mai chiarito .... che avrà poi come conseguenza l'uccisione "simbolica" di Calabresi ( in tempi non ancora "di piombo", nel 1972 le stesse BR non andavano oltre l'incendio di macchine e sequestri-lampo incruenti) ....

      Perchè appare evidente che gli uccisori di Calabresi, chiunque essi siano materialmente stati ( non credo molto alla responsabilità dei lottacontinuisti poi condannati, più realistico che c'entri, come pure qualcuno aveva ipotizzato, il "giro" di Feltrinelli che aveva da poco vendicato anche Che Guevara, giustiziando in Germania il suo assassino), non erano nè "terroristi" nè gente che teorizzava più in generale la "lotta armata", bensì molto più semplicemente dei "vendicatori" che intendevano quella azione come "atto di giustizia proletaria" una tantum ....

      E che si erano organizzati militarmente non per "scalare" con le armi il potere come poi tenteranno le BR, ma più semplicemente perchè ossessionati dalla paura del golpe che si visse pesantemente in Italia per molti anni e proprio a partire dalle bombe del 12 Dicembre 1969 ( è assodato che anche i massimi dirigenti del Pci e del Psi dormissero spesso, in quegli anni, in rifugi segreti).

      Quindi, l'esecuzione di Calabresi non sarà affatto "l'inizio della lotta armata di sinistra in Italia" come pure tentano oggi di propinarci ... ma un episodio del tutto a se stante ... basti pensare che per avere un altro morto ammazzato scientemente in un agguato preordinato bisognerà aspettare l'esecuzione del giudice Coco a Genova da parte delle BR oltre 4 anni dopo ...... ed in quel periodo 4 anni erano veramente una eternità ...

      Ma va a spiegare oggi ad un giovane che non c'era e che sente le puttanate che si dicono in televisione o al massimo certe improbabili ricostruzioni "storiche" su Wikipedia, queste sottigliezze ....

      Eppure bisognerebbe farlo, per capire il passato e vivere meglio il futuro .....

      In questo, credo che l'iniziativa di Napolitano potrebbe essere utile ... se ne seguisse una chiarificazione più ampia e meno strumentalmente legata a certi interessi "politicanti" dell'oggi .... ma con Berlusconi ed i fascisti al governo non mi sembra ci siano le condizioni minime perchè questo possa avvenire ....

      Nè del resto dal PD ( in questo erede diretto e nemmeno troppo "degenere" del Pci che si limitava a chiedere "Chiarezza") o dai dipietristi ( brave persone ma inguaribilmente tutti "law and order") possono venire speranze maggiori ...

      Della "sinistra radicale" che ne parliamo a fare ? E neppure dai "compagni di movimento" sembrano venire grandi voglie di fare chiarezza sugli avvenimenti caotici di quegli anni ... basta guardare quanti, anche qui e persino su Indymedia, danno spesso risalto e credibilità alle indegne cazzate su quel periodo scritte da tale Flamigni .....

    1. Tao 11 maggio 2009

      L'ONORE PERDUTO DELL' ANARCHICO GIUSEPPE PINELLI

      FONTE: CARMILLAONLINE

      Ci sono peri talmente alti che a cascarci giù si impiegano 40 anni prima di toccare il suolo. Ne ha fatto l'esperienza il presidente Giorgio Napolitano, ricevendo, tra le vittime della strage di Piazza Fontana, anche Licia Pinelli, la compagna dell'anarchico caduto dalla finestra al quarto piano della questura di Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, al termine di un interrogatorio. Napolitano ha parlato di «ridare e riaffermare l'onore di Pinelli» e di «rompere il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana». Forse il presidente si riferiva alla propria persona, e alla riunione della direzione del PCI (della quale era membro) del 19 dicembre 1969, dove, alla presenza del segretario Enrico Berlinguer, si convenne che era politicamente più saggio denunciare gli anarchici come "provocatori" piuttosto che difendere i compagni caduti dalla finestra (come Pinelli) o in galera (come Valpreda). Per rendere giustizia non solo a Giuseppe Pinelli, ma anche ai tanti che non possono "rompere il silenzio" perché in silenzio non sono mai stati, riportiamo qui il capitolo sulla morte dell'anarchico Pinelli tratto dalla controinchiesta La strage di Stato, integralmente leggibile qui [G.D.M.].

      Come è morto Giuseppe Pinelli

      GPinelli.jpgÈ circa la mezzanotte di lunedi 15 dicembre 1969. Un uomo discende lentamente lo scalone principale della questura di Milano. Giunto nell'atrio dell'ingresso principale di via Fatebenefratelli si ferma un momento, accende una sigaretta. È indeciso se uscire, andarsene a casa, oppure rimanere ancora qualche minuto, fare un attimo il giro negli uffici della squadra mobile che stanno lì di fronte a lui, dall'altra parte del cortile. Sono giornate faticose queste per i cronisti milanesi e lui in particolare si sente stanco, avvilito: si sa già che nella mattina è stato arrestato un anarchico di nome Valpreda; c'entrerà davvero con le bombe di Piazza Fontana? E poi nelle camere di sicurezza della questura, nelle stanze al quarto piano dell' ufficio politico ci sono ancora almeno un centinaio tra anarchici e giovani della sinistra extraparlamentare che da tre giorni, dal venerdì delle bombe, sono sottoposti a continui interrogatori.

      L'uomo, Aldo Palumbo, cronista de l'Unità di Milano, muove i primi passi per attraversare il cortile. E sente un tonfo, poi altri due, ed è un corpo che cade dall'alto, che batte sul primo cornicione del muro, rimbalza su quello sottostante e infine si schianta al suolo, per metà sul selciato del cortile, per metà sulla terra soffice dell'aiuola. Palumbo rimane paralizzato per qualche secondo al centro del cortile, poi si avvicina al corpo, ne distingue i contorni del viso. E subito corre a dare l'allarme, agli agenti della squadra mobile, agli altri cronisti che sono rimasti in sala stampa quando lui è uscito.



      La mattina dopo tutti i quotidiani escono a grossi titoli con la notizia del suicidio di Giuseppe Pinelli. Di questi giornali, quelli che al momento dell'incidente avevano il loro cronista in questura scrivono che il suicidio è avvenuto a mezzanotte e tre minuti. Nei giorni seguenti, stranamente questo particolare del tempo viene modificato: prima lo si corregge a "circa mezzanotte", poi lo si sposta ancora indietro, sino ad arrivare ad un tempo ufficiale: "Pinelli è morto alle ore undici e 57 minuti del lunedì notte 15 dicembre".



      Ai primi di Febbraio, dall'inchiesta condotta dalla magistratura trapela un particolare: la chiamata fatta quella notte dalla questura di Milano al centralino telefonico dei vigili urbani per richiedere l'intervento di una autoambulanza, è stata registrata da uno speciale apparecchio e quindi si può stabilire con certezza l'attimo esatto, che risulta essere mezzanotte e 58 secondi. Come a dire due minuti e due secondi prima della caduta di Pinelli, se si sta al tempo segnalato da tutti i giornalisti che erano in questura quella notte. Si è trattato di una svista collettiva, e abbastanza clamorosa per gente abituata ad avere delle reazioni automatiche, professionali, quali il guardare per prima cosa l'orologio quando avviene un incidente del genere? È un fatto però che nel frattempo sono successe due cose strane.



      Qualche giorno dopo la morte di Giuseppe Pinelli, due agenti della squadra politica della questura si sono presentati al centralino telefonico dei vigili urbani per controllare il momento esatto di registrazione della chiamata. Cosa significa questo zelo del tutto gratuito dato che è la magistratura, e non la polizia, che si occupa dell'inchiesta sulla morte di Pinelli? Perché preoccuparsi tanto dell'orario di chiamata dell'ambulanza se le cose si sono svolte così come sono state raccontate? La risposta potrebbe essere questa: la chiamata e stata fatta prima che Giuseppe Pinelli cadesse dalla finestra.

      Verso i primi di gennaio il giornalista Aldo Palumbo, la prima persona che si è avvicinata a Giuseppe Pinelli morente nel cortile della questura, trova la sua abitazione sottosopra. Qualcuno è entrato, ha rovistato dappertutto, ha aperto cassetti, rovesciato mobili, frugato armadi. Ladri? Sarebbero ladri ben strani considerato che non hanno rubato né le tredicimila lire che erano in una borsa, e che pure devono aver visto poiché la borsa è stata aperta, e neppure quei pochi gioielli nascosti in un'altra borsa, pure essa trovata aperta. Due quindi le ipotesi: o gli ignoti cercavano qualcosa, qualcosa collegato agli ultimi istanti in qui il giornalista fu vicino, e da solo, a Giuseppe Pinelli morente; oppure si è trattato di un avvertimento, un monito a tenere la bocca chiusa rivolto a chi, come Aldo Palumbo, poteva essere sospettato di sapere qualcosa, forse di aver sentito mormorare da Pinelli un nome, una frase.



      Francobollo_Pinelli.jpgBasterebbero questi primi, pochi elementi per formulare pesanti sospetti sulla versione dell'anarchico morto suicida. In realtà ce ne sono molti altri, e sono questi.

      Pinelli cade letteralmente scivolando lungo il muro, tanto che rimbalza su ambedue gli stretti cornicioni sottostanti la finestra dell'ufficio politico; non si è dato quindi nessuno slancio.

      Cade senza un grido e i medici stabiliranno che le sue mani non presentano segni di escoriazione, non ha avuto cioè nessuna reazione a livello istintivo, incontrollabile, nemmeno quella di portare le mani a proteggersi durante la "scivolata".



      La polizia fornisce nell'arco di un mese tre versioni contrastanti sulla meccanica del suicidio. La prima: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo ma senza riuscirci. La seconda: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo e ci siamo parzialmente riusciti, nel senso che ne abbiamo fermato lo slancio: come dire, ecco perchè è scivolato lungo il muro. Ma questa versione è stata resa a posteriori, dopo cioè che i giornali avevano fatto rilevare la stranezza della caduta. Infine l'ultima, la più credibile, fornita in "esclusiva" il 17 gennaio 1970 al Corriere della sera: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo ed uno dei sottufficiali presenti, il brigadiere Vito Panessa, con un balzo "cercò di afferrarlo e salvarlo; in mano gli rimase una scarpa del suicida". I giornalisti che sono accorsi nel cortile, subito dopo l'allarme lanciato da Aldo Palumbo, ricordavano benissimo che l'anarchico aveva ambedue le scarpe ai piedi.

      Poi la polizia fornisce due versioni contrastanti anche sul movente anche sul movente del suicidio. Primo: Pinelli era coinvolto negli attentati, il suo alibi per il pomeriggio del 12 dicembre era crollato, e sentendosi ormai perduto ha scelto la soluzione estrema, gridando "È la fine dell'anarchia". Seconda versione, fornita anche questa a posteriori, dopo che l'alibi era risultato assolutamente valido: Pinelli, innocente, bravo ragazzo, nessuno riesce a capacitarsi del suo gesto.



      Dando questa seconda versione, la polizia afferma anche che la tragedia è esplosa nel corso di un interrogatorio che si svolgeva in una atmosfera del tutto legittima, civile e tranquilla, con scambio di sigarette ed altre delicatezze del genere. L'anarchico Pasquale Valitutti, uno dei tanti fermati che tra il venerdì delle bombe ed il lunedì successivo hanno riempito le camere di sicurezza della questura, ha fornito invece questa testimonianza: "Domenica pomeriggio ho parlato con Pino (Pinelli) e con Eliane, e Pino mi ha detto che gli facevano difficoltà per il suo alibi, del quale si mostrava sicurissimo. Mi anche detto di sentirsi perseguitato da Calabresi e di avere paura di perdere il posto alle ferrovie. Verso sera un funzionario si è arrabbiato perchè parlavo con gli altri e mi ha fatto mettere nella segreteria che è adiacente all'ufficio di Pagnozzi [un altro commissario, come Calabresi, dell'ufficio politico: n.d.r.]; ho avuto occasione di cogliere alcuni brani degli ordini che Pagnozzi lasciava ai suoi inferiori per la notte. Dai brani colti posso affermare che ha detto di riservare a Pinelli un trattamento speciale, di non farlo dormire e di tenerlo sotto pressione per tutta la notte. Di notte il Pinelli è stato portato in un'altra stanza e la mattina mi ha detto di essere molto stanco, che non lo avevano fatto dormire e che continuavano a ripetergli che il suo alibi era falso, mi è parso molto amareggiato. Siamo rimasti tutto il giorno nella stessa stanza, quella dei caffé, ed abbiamo potuto scambiare solo alcune frasi, comunque molto significative. Io gli ho detto "Pino, perchè ce l'hanno con noi?" e lui molto amareggiato mi ha detto: "si, ce l'hanno con me". Sempre nella stessa serata del lunedì gli ho chiesto se avesse firmato dei verbali e lui mi ha risposto di no. Verso le otto è stato portato via e quando ho chiesto ad una guardia dove fosse , mi ha risposto che era andato a casa. Io pensavo che stesse per toccare a me di subire l'interrogatorio, certamente più pesante di quelli avvenuti fino ad allora: avevo questa precisa impressione.. dopo un po', verso le 11, 30 ho sentito dei rumori sospetti, come di una rissa ed ho pensato che Pinelli fosse ancora li e che lo stessero picchiando. Dopo un po' di tempo c'è stato il cambio della guardia, cioè la sostituzione del piantone di turno fino a mezzanotte. Poco dopo ho sentito come delle sedie smosse ed ho visto gente che correva nel corridoio verso l'uscita, gridando "si è gettato". Alle mie domande hanno risposto che si era gettato il Pinelli: mi hanno ance detto che hanno cercato di trattenerlo ma che non vi sono riusciti. Calabresi mi ha detto che stavano parlando scherzosamente del Pietro Valpreda, facendomi chiaramente capire che era nella stanza nel momento in cui Pinelli cascò. Inoltre mi ha detto che Pinelli era un delinquente, aveva le mani in pasta dappertutto e sapeva molte cose degli attentati del 25 aprile. Queste cose mi sono state dette da Panessa e Calabresi mentre altri poliziotti mi tenevano fermo su una sedia pochi minuti dopo il fatto di Pinelli. Specifico inoltre che dalla posizione in cui mi trovavo potevo vedere con chiarezza il pezzo di corridoio che Calabresi avrebbe dovuto necessariamente percorrere per recarsi nello studio del dottor Allegra e che nei minuti precedenti il fatto [cioè la stessa caduta di Pinelli n.d.r.] Calabresi non è assolutamente passato per quel pezzo di corridoio".



      Dunque l'ultimo interrogatorio di Giuseppe Pinelli non è stato così tranquillo come si è cercato di far credere, ed è falso anche che al momento della caduta il commissario aggiunto Luigi Calabresi non fosse presente nella stanza. Ma perchè queste menzogne? La risposta può essere trovata in un articolo pubblicato dal settimanale Vie Nuove nelle settimane seguenti.

      "Quando l'anarchico fu trasportato nella sala di rianimazione dell'ospedale Fatebenefratelli non era in condizioni di coscienza, aveva un polso abbastanza buono ma il respiro molto insufficiente, il che poteva essere provocato da ragioni organiche (cioè il gran colpo dell'impatto con il terreno o qualcosaltro) oppure psicologiche (cioè lo stato di tensione precedente alla caduta, ma questa sembra un'eventualità meno valida.) Il particolare che stupì i medici fu che il corpo, almeno da un esame superficiale, non presentava nessuna lesione esterna ne perdeva sangue dalle orecchie e dal naso, come avrebbe dovuto essere se Pinelli avesse battuto violentemente la testa. Una constatazione, questa, che fa sorgere subito un'altra domanda in chi non ha mai voluto credere nella versione del suicidio: se è vero, come sembra, che la necroscopia ha accertato una lesione bulbare all'altezza del collo, quale si sarebbe potuta produrre battendo al suolo il capo, come mai orecchie e naso non sanguinavano ne volto e testa non presentavano lesioni evidenti? Per logica si arriva quindi ad una seconda domanda: non è possibile che quella lesione al collo fosse stata provocate prima della caduta? Come e da cosa non ci vuole molta fantasia per immaginarlo: sono ormai molti anni che nelle nostre scuole di polizia quella antica arte giapponese di colpire col taglio della mano, nota come Karatè. Fossero stati interrogati, quei due medici [che hanno prestato cure a Pinelli morente n.d.r.] avrebbero potuto raccontare un altro episodio. Quella notte del 16 dicembre, nell' atrio del Fatebenefratelli regnava una grande confusione. Si era trasferito tutto lo stato maggiore della polizia milanese, il questore Marcello Guida compreso. Ma la polizia era presente anche all'interno della sala di rianimazione dove i due medici tentavano invano di tenere in vita Giuseppe Pinelli, tranquillo, silenziose, non molto turbato dalla vista dell'operazione di intubazione orotracheale e di ventilazione con il pallone di Ambù alla quale l'anarchico veniva sottoposto, un poliziotto in borghese, camicia e cravatta, baffetti neri e un distintivo all'occhiello della giacca, non si allontanò neanche per un attimo dal lettino dove Pinelli stava morendo, attento a raccogliere ogni suo rantolo. [...] Chi gli ha dato l'ordine di entrare nella stanza compiendo un abuso di autorità che non è tollerato negli ospedali? E perchè è entrato, cosa pensava o temeva che Pinelli potesse dire prima di morire?"

      I risultati dell'autopsia, dalla quale sono stati esclusi i periti di parte, non vengono resi noti. I due medici - Gilberto Bontani e Nazareno Fiorenzano - che hanno tentato di salvare Pinelli, solo il secondo, e solo molte settimane più tardi, e dietro istanza della moglie dell'anarchico, viene interrogato dal procuratore Giuseppe Caizzi, il magistrato cui è affidata che nel mese di maggio 1970 si concluderà con un sibillino verdetto di "morte accidentale" (non suicidio quindi, se la lingua italiana ha un senso. Ma allora la polizia ha mentito...).

      Subito dopo che il dottor Nazareno Fiorenzano è stato interrogato, nel palazzo di giustizia circola una voce secondo cui la polizia lo ha pesantemente "avvertito" che il caso Pinelli è un caso da archiviare, e perciò è meglio che non si ponga troppi interrogativi. Ma cosa può aver notato o capito il medico di guardia davanti al corpo di Pinelli morente?

      La testimonianza che egli rilascia a un collega prima di essere interrogato dal magistrato e questa:

      "1) Gli infermieri che raccolsero Pinelli ebbero l'impressione che fosse già morto.

      2) Il massagio cardiaco esterno fu praticato da un infermiere di nome Luciano.

      3) Solo eccezionalmente - e per lo più in vecchi dallo scheletro rigido - il massaggio cardiaco può produrre incrinature alle costole.

      4) Da quando fu raccolto, e fino alla morte Pinelli non emise ne un lamento ne una parola.

      5) Quando Pinelli arrivò al pronto soccorso del Fatebenefratelli, non aveva più polso, pressione e respirazione. Appariva decerebrato; ma il dottor Fiorenzano non ebbe l'impressione che la teca cranica fosse fratturata. Non perdeva sangue dagli occhi, dal naso, dalla bocca. Presentava anche abrasioni alle gambe. Lesione bulbare? Mani intatte.

      7) Pinelli fu intubato, sottoposto a ventilazione artificiale ed altre pratiche di rianimazione. Riebbe polso e pressione.
      Respiro che confermerebbe lesione bulbare. Mancanza di riflessi ecc. confermano che (parole testuali) "si trattava di un morto cui avevano dato un po' di vita vegetativa" Rianimazione sospesa dopo 90'.

      8) Il dottor Guida arrivo tre minuti dolo Pinelli. Disse al dottor Fiorenzano che non poteva fare nulla contro l'irreparabile, ebbe l'aria di scusarsi e se ne andò.

      9) Il dottor Fiorenzano ignorava l'identità del ferito, che non gli fu detta dai poliziotti. La sua insistenza per conoscerla irritò molto i poliziotti.

      10) I poliziotti ripetevano, tutti con le stesse parole, che si era buttato dalla finestra. Sembra ripetessero una formula."

      Fonte: www.carmillaonline.com

      Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2009/05/003040.html

      11.05.2009

    1. nonrexnoniusnonmos 11 maggio 2009

      IL SUO RICORDO COMMOSSO DOVEVA INDIRIZZARSI A QUEI GIOVANI OPERAI UNGHERESI MACIULLATI DAI PANZER SOVIETICI...O NO'?

    1. Cornelia 11 maggio 2009

      La canzone dice in realtà:

      "una spinta e Pinelli cascò"

      e anche

      "e l'autore di questo delitto/tra i fascisti bisogna cercar".


      Come mai Grimaldi pubblica la versione edulcorata? :D

    1. cloroalclero 11 maggio 2009

      chapeu, Grimaldi. Un saluto a Joe Fallisi, autore della "ballata del pinalli"

    1. mat612000 11 maggio 2009

      Leggo sempre con picere Grimaldi ma questa volta non mi è piaciuto proprio.
      Accertare la verità storica o, peggio ancora, quella giudiziaria su P.zza Fontana e su Pinelli, non credo proprio sia compito istituzionale del Presidente della Repubblica.
      Trovo, al contrario, molto più consono al suo compito di rappresentazione simbolica dell'unità nazionale riconoscere pari dignità ad entrambe le vedove e figli, entrambe vittime indirette di una fase storica che nessuno si augura possa ripetersi.
      Addirittura aggiungo che, a rigor di logica istituzionale, la presenza della vedova Pinelli potrebbe risultare una forzatura (non per me che ragiono con altri valori), infatti, il povero Pino non morì per mano di una fazione armata ma se mai per mano delle istituzioni (che per definizione non possono essere tacciate di terrorismo).
      Gesto apprezzabile quello di Napolitano.
      Molto più apprezzabile della riesumazione del clima del 69 operata da Grimaldi.

    1. Tao 11 maggio 2009

      In occasione della giornata delle vittime del terrorismo, il Presidente della repubblica ha invitato le vedove di Pinelli e di Calabresi che, stringendosi la mano, hanno in qualche modo simboleggiato una sorta di riconciliazione nazionale, di superamento degli odi di quella specie di guerra civile che l'Italia ha avuto negli anni settanta.

      Si è trattato di un atto di notevole valore civile ma mi domando come può la vedova Pinelli considerare chiusa la questione che riguarda la morte del marito quando non si è mai fatta luce
      sulle responsabilità e l'indagine si è chiusa con un nulla di fatto.

      Quale onore viene restituito al povero Pinelli se neppure a distanza di quaranta anni ha avuto resa giustizia?

      Perchè il Presidente della repubblica ha parlato di restituzione dell'onore quando è risaputo che nè Pinelli nè gli anarchici c'entrano nulla con la strage
      di Piazza Fontana?


      Pietro Ancona

      http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

      www.spazioamico.it

      11.05.2009

    1. Tao 11 maggio 2009

      LA MEMORIA IMPOSTA: 9 MAGGIO IL RICORDO DI PARTE

      DI ULISSE OGNISTRADA

      senzasoste.it

      Per Giorgio Napolitano il 9 maggio, istituzione dela giornata della memoria delle vittime del terrorismo, “colma un vuoto di memoria storica e di attenzione umana e civile che molti di voi avevano dolorosamente avvertito”.



      La memoria, imposta per legge, stabilisce che "la Repubblica riconosce il 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, quale giorno della memoria al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice". Nell'elenco delle vittime vanno compresi i 19 morti di Nassiriya caduti in una guerra di invasione che tutt'oggi si combatte in Irak.

      Non esistendo un elenco ufficiale le istituzioni considerano attendibile quello elaborato dall'associazione “Italiana Vittime del Terrorismo”, associazione di cui fanno parte i familiari di coloro che “sono stati colpiti mentre difendevano le istituzioni democratiche” ovvero poliziotti, magistrati, politici; difensori di istituzioni che hanno avuto la colpa, dal dopoguerra ad oggi, di coprire, omettere e depistare le stragi di stato o gli omicidi di piazza.

      Questa è la memoria storica che ha imposto il nascente Partito Democratico.

      Chi ha perso la vita in piazza per una bomba, ucciso dalle forze di polizia, da candelotti lacrimogeni sparati nel petto, da proiettili esplosi ad altezza uomo o travolti da camionette durante cariche ai cortei non verranno mai ricordati dallo stato, morti senza divisa, non retribuiti dalle istituzioni democratiche, mai risarciti da pensioni, mai riconosciuti come vittime di una guerra civile a bassa intensità vissuta per quasi trent'anni.

      Da Giuseppe Pinelli a Carlo Giuliani quanti sono i morti di 20 anni che non avranno mai ne giustizia ne giornate dedicate al ricordo. E Piazza Fontana? Piazza della Loggia? Famiglie distrutte da stragi in cui sono coinvolti interi settori di uno stato sempre pronto ad assolvere i suoi funzionari, e se necessario, insabbiare e distorgere gli eventi.

      Quante giornate della memoria ci vorrebbero per ricordare le vittime dello Stato?

      Ulisse Ognistrada

      tratto da Senza Soste n.26

      Fonte: www.senzasoste.it

      Link: http://www.senzasoste.it/per-non-dimenticare/la-memoria-imposta-9-maggio-il-ricordo-di-parte-2.html

      9.005.2009

      A questo link un lungo elenco che va dal 1960 al 2001. In esso sono raccolti tutti i caduti uccisi dallo stato, morti mai riconosciuti come vittime ma, al massimo come errori.
      [www.senzasoste.it]

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