GIULIETTO CHIESA: IO, DI PIETRO E QUEI SOLDI

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DI ALESSANDRO GIGLIOLI

gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it


Antonio Di Pietro? «E’ un uomo di potere, ma soprattutto è una persona sleale e scorretta, che usa il finanziamento pubblico per assicurarsi il controllo totale del suo partito, e quindi per conservare e incrementare il suo ruolo nella scena politica italiana».



Giulietto Chiesa, 70 anni a settembre, è stato eletto all’Europarlamento nel 2004 proprio nella lista capeggiata da Di Pietro, in un’alleanza di breve durata tra l’ex pm e Achille Occhetto. Chiesa, appunto, era candidato “in quota” a Occhetto e fu eletto a Strasburgo dopo la rinuncia dell’ex segretario del Pds. Il divorzio politico, poi, divenne una sanguinosa questione di soldi e di finanziamento pubblico che Di Pietro «si prese per intero», lasciando a secco l’altra componente, che lo portò in tribunale.

Ora che Di Pietro è indagato proprio per una presunta appropriazione non lecita di rimborsi elettorali, Piovonorane ha chiesto a Chiesa di raccontare la sua versione e i suoi ricordi di quel 2004.

Iniziamo da quando lei divenne europarlamentare con l’Italia dei Valori.


«Per la precisione, era una lista di coalizione tra Antonio Di Pietro e Achille Occhetto. Io fui chiamato appunto da Occhetto, che mi propose di candidarmi. Poi ebbi un colloquio con Di Pietrò e tutto sembrò andare bene».

In che senso?


«Io posi una questione per me dirimente, quella del pacifismo e dell’opposizione alla guerra in Iraq. Spiegai a Di Pietro le mie posizioni in merito, e lui mi rispose che non era ferratissimo sul tema ma si fidava di me, insomma non c’erano problemi. Così accettai la candidatura».



E poi?


«La lista andò male, meno del due per cento. Con due eletti, ovviamente Di Pietro e Occhetto. L’ex segretario del Pds però scelse di restare senatore e si dimise. Quindi gli subentrai io, primo dei non eletti».

E con Di Pietro?


«All’inizio ci fu una separazione consensuale, morbida. Insomma, avevamo capito subito che l’alleanza tra lui e Occhetto non aveva funzionato in termini di voti e quindi conveniva a tutti andare per la propria strada. Da una parte lui, con l’Italia dei Valori, dall’altra parte noi – diciamo – “occhettiani”, che ci chiamavamo Il Cantiere. Ma, ripeto, all’inizio non litigammo. Anzi, Di Pietro mi chiese di iscrivermi al gruppo liberal-democratico, per fargli avere più peso, e io accettai, anche se ero un po’ perplesso».

E poi?


«Poi passò l’estate e in autunno il gruppo del Cantiere – Occhetto, Novelli, Veltri, Falomi e altri – mi chiese di andare da Di Pietro per domandargli una parte del “rimborso elettorale” che lo Stato aveva dato alla nostra lista comune, cioè due milioni e mezzo di euro. Avevamo anche noi l’affitto della sede da pagare, i manifesti da stampare, insomma le solite cose».

Quanto volevate?


«Guardi, eravamo ben consci che Di Pietro era l’asse portante di quella lista, però anche noi avevamo portato i nostri voti ed eletto un eurodeputato. Insomma, non ci sognavamo nemmeno di chiedergli la metà e quindi lasciammo decidere a lui».

In che senso?


«Io andai a trovare Di Pietro nel suo ufficio di Strasburgo e gli chiesi, cortesemente: “Secondo te, quanto ci spetta?”».

E lui?


«Apriti cielo. Perse quasi subito la calma, s’inalberò furibondo e iniziò a urlare che non ci spettava neanche una lira. Gridava: “Io non vi devo niente, sei tu che devi tutto a me, se sei qui è tutto merito mio” e così via. Non l’avevo mai visto alterarsi così e non mi aspettavo che alzasse la voce in quel modo. Fu di una volgarità offensiva».

E lei?


«Io gli feci presente che c’era una questione di lealtà e di correttezza politica, ma anche giuridica, perché non poteva tenersi tutto visto che il gruppo parlamentare eravamo noi due e ci si era appena divisi. Lui si mise a ridere e mi disse: “Sì sì, provateci pure a portarmi in tribunale, tanto avete firmato una delega secondo la quale il finanziamento pubblico spetta tutto a me”».

Che cosa avevate firmato?


«Ecco, io al momento nemmeno capii. E rimasi zitto. Ma tornato a Roma lo chiesi a miei compagni del Cantiere: scusate, che cosa abbiamo firmato?».

E alla fine lo avete capito?


«Sì: con molta amarezza scoprimmo che nel giorno dell’accettazione delle candidature, nell’ufficio del notaio di Di Pietro in piazza del Tritone, quello ci aveva messo in mano un bel po’ di carte da firmare e tra queste c’era anche l’accettazione che i rimborsi elettorali andassero tutti a Di Pietro. Ovviamente nessuno di noi quella carta l’aveva letta, se non altro per educazione: vai dal notaio che ti fa firmare la candidatura e mica pensi che ci sia sotto la fregatura. Invece era proprio così: come le assicurazioni che ti rifilano le clausole vessatorie in fondo al contratto».

Quindi?


«Abbiamo intentato lo stesso la causa civile, ritenendo che il modo in cui ci era stata estorta quella firma la invalidasse. E abbiamo anche cercato di trovare una mediazione con Di Pietro. Ma lui niente, non ha voluto sganciare un euro. Comunque il procedimento giudiziario è ancora in corso».

Allora secondo lei ha ragione Veltri, quando accusa Di Pietro di essersi intascato i rimborsi con false autocertificazioni?


«Guardi, io sull’indagine penale non voglio entrare, anche perché si riferisce a un’altra questione. E non penso che Di Pietro usi il denaro del finanziamento pubblico per arricchimento privato. Ma sicuramente, avendo una gestione molto personalistica del partito, sa che il controllo dei finanziamenti è fondamentale per continuare a garantirsi questo suo ruolo di padrone. E quindi perpetuare e allargare il suo peso nella politica italiana. E lo fa senza badare né alla correttezza, né alla lealtà. Di Pietro è semplicemente un pezzo della Casta».

Alessandro Giglioli

Fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

Link: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/06/22/giulietto-chiesa-io-di-pietro-e-quei-soldi/

22.06.2010

Commenti (43)

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    1. ranxerox 23 giugno 2010

      Ci risiamo con la tattica del "meno peggio", che tanto bene ha fatto alla c.d. sinistra. Ma tu hai idea di chi sia 'sto sbirro d'accatto che tanto decanti? Informati, prego.

    1. costantino 23 giugno 2010

      quoto anche io.

    1. telethont 23 giugno 2010

      Hai detto una cosa terribilmente vera: "...c'è una cartina di tornasole che non sbaglia mai: la frequenza di apparizioni sulle TV di regime (praticamente tutte)...".
      Qualora a qualcuno dovesse sorgere un qualche dubbio circa un qualsiasi vero o falso paladino di qualcosa, può tranquillamente affidarsi al suddetto "responso chimico"...
      telethont

    1. brunotto588 23 giugno 2010

      Sarà, ma guardacaso hanno sempre qualcosa da vendere !

    1. Earth 23 giugno 2010

      quoto

    1. anonimomatremendo 23 giugno 2010

      "Nessuno é uguale all´altro".É vero,sono UNO PEGGIO DELL´ALTRO.

    1. AlbertoConti 23 giugno 2010

      Sul "Club di Roma" e Aurelio Peccei ho le tue stesse perplessità, resta il fatto che hanno aperto argomenti all'epoca ignorati, e purtroppo ancora oggi in modo critico. L'equazione dietrologica che porta al risultato dei falsi paladini lasciamola agli ignoranti e ai manichei, meta finale in nichilismo relativistico. Questo sì è un obiettivo da contrastare.

    1. Simulacres 23 giugno 2010

      In "malattie del genere" i primi sintomi quasi sempre si manifestano tramite un semplice "raffreddore"; ma esso è emblematico poichè trattasi di una "atavica" sintomatologia cancerosa che inizia assai prima che cominci a manifestarsi all'esterno, ovvero quando ormai "i giochini sono fatti" e da lì in poi, qualsiasi diagnosi, terapie d'urto o altro sono destinate miseramente a fallire giacchè oramai "il male oscuro" gli ha infettato e putrefatto pure l'anima (ammesso che l'avesse).

    1. Pellegrino 23 giugno 2010

      ...di più, quel verme di De Magistris, del Trattato di Lisbona, ne ha tessuto le lodi:
      “Un saluto agli italiani in Irlanda. Adesso avete una
      responsabilità molto rilevante, quello di votare il referendum del trattato
      di Lisbona… io mi auguro che passi, appunto, il voto positivo dell’Irlanda,
      in modo che il trattato di Lisbona entra in vigore e sarà un passo in avanti
      per la democrazia in Europa, perché il parlamento europeo avrà più poteri,
      avrà più importanza, e non saranno i governi a comandare, ma il popolo
      attraverso i loro rappresentanti in parlamento.
      In Irlanda, anche gli italiani irlandesi hanno un ruolo fondamentale".

    1. lucamartinelli 23 giugno 2010

      a me basta sapere che l'Italia dei Valori ha ratificato il Trattato di Lisbona.

    1. fm 23 giugno 2010

      Non amo generalizzare ma in questo caso credo sia ragionevole.
      La differenza non bisogna farla tra "maggioranza" ed "opposizione", ma tra "chi e` al potere" e "chi non vi e`".

      Quindi tra "maggioranza E opposizione" ed il resto del mondo.

      Il potere corrompe, chiunque. Anche colui che che era un "santo" prima, una volta entrato nella giostra diventa per definizione un "diavolo".

      E questo per usa semplice ragione: non si puo` arrivare a certi livelli senza aver fatto un percorso che consiste nel sottomettersi ciecamente alle idee dello "sponsor" arrivando a dover difendere l'indifendibile e, di fatto, a perdere la propria autonomia (altrimenti si e` semplicemente fuori). Anni ed anni passati in questo modo creano solo mostri, soprattutto perche` un sistema corrotto non puo` generare persone oneste. A meno di non credere ingenuamente che un cittadino qualunque da un giorno all'altro possa diventare primo ministro dal nulla, saltando questo percorso.

      Ora, per tornare al punto iniziale, bisogna sempre diffidare di chi e` al potere, non importa da che parte sta. Bisogna criticare costruttivamente e far sentire la pressione. MAI far percepire che ci sia fiducia. Il potere (tutto, maggioranza ed opposizione) va sempre tenuto a bada, a prescindere dalle persone che lo detengono.

    1. redme 23 giugno 2010

      ...nessuno è uguale a un altro...«Una nuova e animata polemica si svolge nel paese, sul
      fronte della filosofia, a proposito dei concetti “uno si divide
      in due” e “due si fondono in uno”. Questo dibattito è una
      lotta tra coloro che sono a favore e coloro che sono contro
      la dialettica materialistica, una lotta tra due concezioni del
      mondo: la concezione proletaria e la concezione borghese.
      Coloro che sostengono che “uno si divide in due” è la legge
      fondamentale delle cose stanno dal lato della dialettica materialistica;
      coloro che sostengono che la legge fondamentale
      delle cose è che “due si fondono in uno” sono contro la
      dialettica materialistica. Le due parti hanno tirato tra di sé
      una netta linea di demarcazione, e i loro argomenti sono
      diametralmente opposti. Questa polemica riflette sul piano
      ideologico l’acuta e complessa lotta di classe in corso in
      Cina e nel mondo.»
      Bandiera Rossa di Pechino,
      21 settembre 1964

    1. Albertino 23 giugno 2010

      sono d'accordo con te

    1. glab 23 giugno 2010

      "sono tutti uguali" perchè selezionati tali!

    1. radisol 23 giugno 2010

      Innanzitutto va detto che la storia raccontata da Chiesa e quella che campeggia oggi sui giornali sono due storie diverse .... in comune hanno che tutte e due sono legate a "rimborsi elettorali" ed anche in quella raccontata da Chiesa tra i ricorrenti c'è Veltri ....
      Non sono un dipietrista ( anche se alle europee del 2009 ho votato IdV per sostenere la candidatura di De Magistris) e sono profondamente convinto del fatto che anche l'ex PM faccia parte integrante dei politicanti della Casta.
      Una volta detto questo, però, sono anche convinto che la cosa sia formalmente legale ( realisticamente anche Veltri aveva firmato una cosa simile dal notaio) e che non ci sia dietro, come dice anche Chiesa, nulla di legato all'arricchimento personale.
      Di "personale", anzi di personalistico, c'è una concezione del partito che certamente Di Pietro ha ....
      Ma da questo a dare retta alla stampa dei berluscones che ha ben altro da nascondere ed inguattare ce ne corre assai ...
      E poi Di Pietro, Grillo ( che comunque sono fenomeni diversi) ed altri minori "uomini della provvidenza" esistono ed hanno un ruolo solo perchè la sinistra si è autoestinta .... o ha smesso di fare opposizione .... è inutile prendersela con chi ha occupato a modo suo uno spazio lasciato vuoto colpevolmente da altri ...

    1. costantino 23 giugno 2010

      Di Pietro non è il raffreddore.
      Di Pietro è quello che va da Berlusconi e accetta il Ministero degli Interni. E che poi torna sulla sua decisione perché Borelli lo chiama e gli chiede spiegazioni.
      Di Pietro è quello che non si capisce come abbia fatto a laurearsi (e ci può anche stare) ma sopratutto di cui non si riesce a ricostruire un certo periodo della sua vita.
      Che ha fatto?

    1. daveross 23 giugno 2010

      Non sono un grande sostenitore di Di Pietro e dell'IdV, tuttavia bisogna rendere conto della memoria pubblica postata sul blog di Di Pietro.
      http://www.antoniodipietro.com/2010/06/rimborsi_elettorali_un_film_gi.html

      Dai racconti di Chiesa e dalla memoria di Di Pietro a me sembra che il primo, insieme ad Occhetto e Veltri, abbia commesso l'errore di firmare carte senza vederle. Avrebbero dovuto discutere prima chiaramente della spartizione del rimborso elettorale.


      L'esploit di questi giorni a me sembra non solo pretestuoso, ma anche dannoso alle forze politiche di c.d. 'resistenza', quelle di Chiesa et al. per intenderci.


      Diciamocelo: l'IdV è l'ultimo baluardo di una opposizione altrimenti inesistente in parlamento. Se ci mettiamo ORA ad attaccare l'IdV, si fa solo un favore alle forze politiche di governo.

      Tra cancro e HIV, sì, è indifferente la scelta. Ma tra cancro e un raffreddore?

    1. Simulacres 23 giugno 2010

      Siamo alle solite. Un altro avvilente atto dell'infinita tragicommedia del politicante (Servitore, sì! ma innanzitutto Tartufo per nascita e vocazione) che dall'alto della sua boria, in virtù e in qualità di Zimbello, riesce ad abbindolare altri sotto-tartufi-incanta-gonzi per l'abbacinamento e la raccolta dei sotto-gonzi (quelli che non si stupiscono mai!).

    1. brunotto588 23 giugno 2010

      MA SCUSATE ... Sbaglio, o non è Cdc che si proclama "apartitico e gestito da volontari" ??? ... Bisogno di fondi ??? ... O come si devono altrimenti interpretare tutte queste "Marchette Editoriali" ...??? ... E queste tirate che a nulla servono alla comprensione più vasta delle vere dinamiche ... "infiltrazione" ??? ... Andate a leggervi i componenti del "Club di Roma": vi troverete elencato anche Giulietto Chiesa, che quindi entra, de facto, nella schiera dei "falsi paladini" ... E dei piccoli giochi di "elemosine da sacrestia", a questo punto possiamo anche altamente fregarcene, n' est-ce-pas ... ??? ( E poi da quando Gilioli è stato ribattezzato al fonte del giornalismo investigativo ... MAH ....!?! ) Vive la fesse.

    1. Albertino 23 giugno 2010

      purtroppo non si salva nessuno, è il più trito dei luoghi comuni ma è proprio vero che "sono tutti uguali".

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