GENERAZIONE RABBIA

GENERAZIONE RABBIA

DI MAURIZIO MAGGIANI

ilsecoloxix.it

Ho manifestato i miei sdegni e i miei aneliti per le strade d’Italia dal 1968 al 1977. Ho smesso di farlo a Bologna, una bella mattina di fine estate quando, arrivato in ritardo al corteo delle “mitiche” giornate contro la repressione, lo lasciai sfilare da cima a fondo senza trovare dove inserirmi, senza riconoscermi in nessuno dei gruppi, delle facce, degli slogan, degli abbigliamenti. Ero diventato troppo vecchio per quella roba, o troppo prudente, o troppo saggio, o troppo codardo; non so, ma ero davvero e definitivamente da un’altra parte.

Un quarto di secolo dopo mi sono trovato a Genova, residente della Zona Rossa con cartellino, inutile, di giornalista accreditato appeso al collo. Ho assistito a tutte le manifestazioni a cui mi è stato possibile, cercando di vedere e capire, e ho partecipato a quella del sabato, la grande manifestazione pacifica finita nei grandi pestaggi; ho salvato dalle manganellate due signore che portavano una maglietta con su scritto “un unico Padre, cinque miliardi di fratelli”, e sono io stesso stato salvato da una giovane famiglia che mi ha aperto la porta di casa.

Tornando al Secolo XIX, quella sera vidi all’Acquasola giovani togliersi le loro tute nere e rimettersi a modino sotto lo sguardo spensierato di un gruppo di poliziotti. Quella notte i “fatti” della Diaz, ed ebbi la certezza che il movimento pacifista internazionale era stato distrutto, intenzionalmente annientato. A parte l’affermazione di un principio di imperio – «l’abbiamo fatta finita con quei rompicoglioni!» fu l’articolata analisi che ascoltai dalla bocca di un alto dirigente del governo di allora – a parte la quasi fantascientifica supposizione che si volesse limitare con salda brutalità i limiti spaziali e di principio della partecipazione democratica, ancora oggi mi sfugge la lungimiranza di quell’opera demolitoria.

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Sono passati dieci anni e assisto, non più di persona ma attraverso i canali di informazione internazionali ufficiali e no, ad altre manifestazioni; ad Atene, a Parigi, a Londra, a Roma. Forse dovrei essere lì, e vedere e toccare con mano per capire davvero, ma se posso azzardare un giudizio su una realtà che percepisco solo virtualmente, allora mi sento di dire che quello che i giovani manifestanti, i loro volti e le loro azioni, le loro parole, io non le conosco, e men che meno le riconosco. Sideralmente lontani da quell’ultima mia manifestazione di Bologna e da quel sabato di Genova.

Giovani, e ancor più che giovani, ragazzi. Non sono marziani, sono i miei figli, sono la nuova generazione. Non parlano lingue sconosciute, ma la mia. Non chiedono cose a me ignote, ma cose che posso comprendere bene. Solo che dicono e fanno ogni cosa in modo diverso, nuovo. E la novità, la grande novità, è la rabbia. Non che io non conoscessi questo sentimento, ma la loro e una rabbia, un profondo, interiore, assoluto scontento, e un’energia nel manifestarlo, una forza che io non ho avuto, né visto, da ragazzo, giovane uomo, adulto. E con quella loro rabbia, che gli vedi insorgente come un geyser, intrattenibile nelle parole, hanno cominciato a rompere, a spaccare.

Vedendo i filmati dalle stupefatte capitali d’Europa, non è così difficile riconoscere i professionisti, quelli che lavorano con metodo a sfasciare e picchiare, quelli che da secoli fanno il lavoretto sporco degli infiltrati, ma è facile vedere che non ci sono solo loro, che il gesto di violenza è diffuso. Credo che lo sarà sempre di più. Perché è nella natura delle cose che sia così, irreparabilmente intrinseco allo stato delle nazioni. E lo sappiamo bene, non c’è nessuna analisi speciale da fare, nessun dibattito che non sia una ipocrita pappina consolatoria.

Non si può spedire un’intera generazione nel vuoto pneumatico pensando che non cerchi di tornare sulla terra, non la si può comprimere all’infinito nel nulla cosmico senza sapere che prima o poi esploderà. Questa generazione non ha niente di quello che hanno avuto i loro padri e che si sono ingegnati a dissipare, il pensiero per primo e la previdenza sociale per ultima. I loro padri che si sono mangiati il modo intero e ora li prendono anche in giro andandogli a spiegare che la festa è finita. Questa generazione non ha parole perché è da quando andava all’asilo che non trova un cane che la stia a sentire, che le dica qualcosa che valga la pena di essere ascoltato, buono o cattivo maestro che sia.



Questa generazione è frutto del ventre nostro, una pancia gonfia di supponenza e inverosimile egotismo. È come se non fossero mai nati quei ragazzi, tenuti nello stato inoffensivo di feti, ad avvizzire nella vita. E vorremmo che fossero ragionevoli. Portatori di una ragione tollerabile agli occhi di padri che si titillano nel sogno perverso di durare in eterno da eterni adolescenti, impotenti innamorati del potere. Ne abbiamo allevato qualcuno perché ci facesse da ventriloquo con toni più convincenti delle nostre voci screditate, ma non funzionerà, non ha mai funzionato.



Non sono tanti, al momento, quelli che ci stanno preoccupando; possiamo ancora illuderci che i più possiamo ancora tenerli a bada continuando a rifornirli di gadget e snack moderatamente aggiunti di anfetamine e narcotici. Ma se non fossimo dimentichi della storia, compresa la nostra, ricorderemmo che bastano pochi a renderci la vita scomoda, a tenerci in angosciante sgomento e paura per tutti i giorni che Iddio manda in terra, e alla fine sono i pochi quelli che fanno saltare in aria tutta la baracca.

Maurizio Maggiani

Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/

19.12.2010

via http://www.libreidee.org

Commenti (30)

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    1. Frikkio 22 dicembre 2010

      "... il popolo italico è attaccato ai suoi capi ..."
      ... ma parl per te. io i miei capi li brucerei tutti. Manco il panettone mi hanno dato quest'anno!

    1. Frikkio 22 dicembre 2010

      Magari incendiano qualche macchina e poi mettono il filmato su youtube oppure guardano dei filmati su youtube e tra un filmato e l'altro lanciano qualche molotov dopo avere visto su Anarkist coockbook come si fa!

    1. maristaurru 22 dicembre 2010

      Sentivo stanotte ad una qualche radio degli anziani che affermavano che oggi sarebbero andati a sfilare da supporto ai ragazzi, che non andavano lasciati soli. mi sembrava giusto e ci penso ancora, forse dovremmo veramente non lasciarli soli, che noi ci si senta o meno responsabili dello sfascio, alla fine conta e non conta, dovremmo passare dal dire e lagnare al fare, ci dovremmo incontrare, discuterne, capire come fae arrivare non tanto e non solo lo scontento, che in alto loco sanno bene che non siamo contenti , e non gliene frega un tubo, ma dovremmo fargli arrivare una qualche determinazione , decisione, cambiamento di comportamento nostro, di noi Italiani che ci ribelliamo al ricatto ed al furto del futuro dei nostri figli. Siamo noi che stiamo legittimando tutto lo schifo che ci circonda, che accettiamo di essere il penultimo Stato in europa per consistenza di retribuzione, siamo noi che accettiamo di farci togliere il 70% del nostro guadagno per darlo a chi ha già tanto e chiede ancora, siamo noi che permettiamo che sfruttino i nostri figli rubandogli il futuro, siamo noi che dobbiamo dire BASTA!!, farlo sentire, opporci e spaccare tutto e di più, non mandare avanti i giovani che a noi ci viene da ridere!!

    1. Frikkio 22 dicembre 2010

      Grande post. Soprattutto la parte finale: sono incazzati, ma hanno internet, l'hipod, il wifi, fessbuk, si scambiano mesaggini e quant'altro. Drogati, cibernetici incazzati e inculati!

    1. Diapason 22 dicembre 2010

      Siate furbi, evitate qualsiasi lessico già utilizzato in passato, evitate di farvi etichettare come sessantottini: altrimenti la reazione dei narcotizzati sarà "...ecco, hanno solo trovato uno più bravo del solito a fomentarli con vecchie motivazioni" e non scenderanno in strada insieme a voi.

      Parlate il meno possibile, usate frasi secche e inoppugnabili, inventatevi un nuovo lessico: da foto e filmati e coi miei occhi quanto vi vengo a guardare vedo striscioni uguali a quelli di 15, 25 anni fa, 40 anni fa...

      Non va: dovete essere nuovi, incisivi, impossibili da accomunare a qualsiasi altra cosa già avvenuta, a qualsiasi altro concetto già espresso.

      Spaccate tutto ciò che davvero merita di esser spaccato, e se coinvolti in un dialogo, in una trattativa, siate sorprendenti e ingestibili.

    1. gabro 22 dicembre 2010

      ...è vero, avete ragione, la rabbia aumenterà, deve aumentare! Io probabilmente sono a cavallo tra le due generazioni a confronto, più vicino a chi oggi "spacca tutto" piuttosto che a quella del caro Maurizio. Non crucciatevi per non aver agito come forse avreste dovuto, la colpa non è certo vostra. La nostra generazione ha avuto a disposizione quello che voi non avevate ancora, internet. Seppur tra mille deviate contraddizioni, il mezzo digitale ci ha aperto la mente sul "sistema" che viviamo, ci ha mostrato le falsità, ci ha mostrato chi tiene i fili, ci ha portato a conoscere il "Nuovo Ordine Mondiale", ci ha spinto davanti ad una scelta, combattere o morire. La nostra è la generazione che può distruggere l'avidità dei banchieri e delle multinazionali, noi siamo quelli nati nell'era del risveglio e nostra è la responsabilità di cambiare il mondo, coadiuvati ed incoraggiati dalla vostra perchè sennò da soli non ci riusciremo. Noi siamo quelli che devono distruggere l'incapacità corrotta dei governi, schifosi lacchè dei globalisti, noi siamo quelli che sappiamo che l'unico voto "utile" di questa società è il NON voto. Noi siamo quelli che possiamo portare un nuova visione di società, non più basata sul denaro e sul successo personale ma sull'unione di tutti per tutti, uguali, determinanti e creativi. Un tempo si chiamava l'utopia anarchica, poi il "potere" l'ha ridotta a misera rappresentazione di squatter incapaci e sporchi, spogliandola del significato più profondo, l'uguaglianza. Ma la nostra generazione ha bisogno del risveglio della coscienza di tutti, ogni singolo uomo deve iniziare il suo risveglio interiore, deve richiamare la sua intelligenza per il bene comune, deve iniziare a comprendere davvero la Matrix in cui esiste. Niente è impossibile...ricordiamolo tutti.
      Il "potere" inizia a creparsi sotto i colpi dell'intelligenza, forza e coraggio!

    1. victorserge 22 dicembre 2010

      no per dio!!
      basta con queste ammissioni di sconfitta!!
      ribellarsi, ecco cosa bisogna fare ribellarsi.
      e ogni minuto della giornata è sempre un giorno buono per ribellarsi!!

    1. victorserge 22 dicembre 2010

      il popolo italico è attaccato ai suoi capi.
      siamo il popolo fascista per eccellenza, siamo il popolo che più di ogni altro ha dato lezioni al mondo su come si esercita il potere, siamo il popolo che ha dato un machiavelli, siamo un popolo che ha dato il rinascimento, siamo un popolo che ha dato il meglio e ha dato il peggio.
      siamo un popolo che ha sofferto invasioni e ha colonizzato in modo brutale.
      il popolo italiano è un popolo che ha sempre abbassato la schiena di fronte al potente: da sempre.
      ma all'interno di questo popolo fingardo, becero, scettico, doppio-giochista, infame, bigotto c'è sempre qualche figura che lo eleva al rango dei peggiori di sempre.
      oggi lo abbiamo al governo e lo ostentiamo con orgoglio.

      amiche italiane e amici italiani.
      nella nostra lunga storia ci manca una cosa che ogni più grande popolo al mondo ha conosciuto, e cioè una rivoluzione.
      a noi manca quell' orgoglio di essere un popolo che sa governarsi e liberarsi di qualsiasi principe.
      ci siamo ribellati al borbone e all'asburgo, ma siamo stati sotto il tallone del savoia; ci siamo ribellati al savoia, ma solo perché ci aveva portati al fascismo; ancora non ci siamo liberati dal vaticano e ci stiamo confondendo col berluscone.

      italiani; ma quando avremo uno scatto d'orgoglio!!!!

      gli studenti sono soli, i loro padri e le loro madri dovrebbero vergognarsene!!!
      falliti del '68 e ora beceri pusillanimi seguaci del più reietto conformismo di sinistra e di destra.

      operai marchionnizzati solo per continuare a fottersi l'orgoglio e fottere il futuro dei figli con la finta illusione delle briciole e delle telepredicazioni dei vari venduti in parlamento.

      sindacati fasulli che mercificano l'operaio come nemmeno marx avrebbe pensato, coi loro fondi pensione e pensioni integrative che ingrassano unipol e squali vari.

      eminenti vociatori televisivi, tg e tolc sciò, che strarubano fior di stipendi e che illudono la parte buona e ingenua del popolo al fine di non esacerbare mai i loro animi.

      avanti popolo alla riscossa bandiera rossa trionferà!!

      .....se non ora; quando?

    1. Diapason 22 dicembre 2010

      Io ho il piede in due epoche di protesta. Pure io. Mi sento così...

      Ricordo il civilissimo e mai esagerato sdegno con cui ingenuamente sfilavo da ragazzetto, ricordo la sorda ma dimessa e compita rabbia, mista a disgusto, con cui un po' meno ingenuamente (ma non abbastanza da permettermi gesti indeucati) sfilavo da adulto, e comprendo benissimo la furia cieca, sgangherata e totale, di questi (ancora, concordo) pochi esasperati.

      Sono contagiosi, aumenteranno. Oggi i cortei a Roma si stanno svolgendo nel segno della serenità (salvo esplosioni dell'ultima ora) ma c'è brace rovente sotto la cenere.
      E tristemente mi sorprendo ad augurarmi che l'escalation continui, che sempre più persone e sempre più classi sociali e sempre più professionisti e sempre più madri e padri si schierino accanto ai figli, ai fratelli minori.

      ...Spaccate tutto, colpite quel che merita di esser colpito, devastate tutto quello che rappresenta coloro che hanno provocato questo stato di cose.
      La società della fuffa corrotta tenta di farvi studiare la fuffa preconfezionata per farvi diventare fuffa laboriosa a buon mercato che consumerà fuffa stupida ma costosa. La vostra risposta, purtroppo, temo sia l'unica adeguata: BERSERK MODE: ON.
      Mi dispiace da matti spalmare i miei sogni giovanili di società migliore su questa schifosa fetta di pan di delusione: ma hanno ragione quelli che dicono che senza violenza il potere non capisce.
      Spaccate tutto, fate quel che forse io, e i miei coetanei, dovevamo fare una quindicina d'anni fa e che, ingenuamente (perché speranzosi in un miglioramento) e anche un po' pusillanimemente, abbiamo scelto di non fare, o rinunciato a fare, o semplicemente mai deciso di fare.

    1. Saysana 22 dicembre 2010

      Tristemente.... vero.

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