FINANZCAPITALISMO, ULTIMA CHIAMATA

FINANZCAPITALISMO, ULTIMA CHIAMATA

DI MARCO ROVELLI

nazioneindiana.com

Intervista a Luciano Gallino

Definirei il libro di Luciano Gallino Finanzcapitalismo (Einaudi, 19 euro) decisivo, per comprendere il mutamento radicale di paradigma avvenuto negli ultimi trent’anni. Siamo in un altro mondo, e conviene capirlo più in fretta possibile. Perché il tempo è davvero agli sgoccioli. Ho intervistato l’autore per l’Unità, qui pubblico l’intervista in versione integrale.



Sappiamo che l’alternanza tra fasi espansive e produttive e fasi speculative sono sempre state una costante nella storia del capitalismo (ce lo ha spiegato ad esempio Giovanni Arrighi). Ma lei ci fa capire che oggi siamo in presenza di una sorta di salto quantico: ci dice con molta chiarezza che siamo in una fase del tutto nuova, non più nel classico capitalismo industriale, ma nel finanzcapitalismo. E ci dice che questo salto quantico è un salto con esiti potenzialmente tragici.Vi è stato in questi ultimi trent’anni un enorme sviluppo del sistema finanziario a paragone dello sviluppo del sistema dell’“economia reale”: se all’inizio degli anni ottanta il volume degli attivi finanziari corrispondeva al Pil mondiale, al momento della crisi ammontava a oltre quattro volte il Pil. Il mondo è stato radicalmente trasformato da un processo patologico.

E’ enormemente e patologicamente cresciuta, in particolare nell’ultimo decennio, l’attività bancaria, che si continua a chiamare così anche se si tratta di attività finanziarie estremamente diversificate, non trattandosi più delle banche classiche depositi e prestiti, ma di conglomerati giganteschi che operano in ogni possibile settore.
E” enormemente e patologicamente cresciuta la finanza ombra, un sistema senza nome né indirizzo né identità, formata da una grande quantità di società di scopo (i cosiddetti “veicoli”), e da centinaia di trilioni di dollari di derivati scambiati tra privati (otc) che sono stati un elemento decisivo di destabilizzazione. In questo processo i bilanci delle banche sono diventati incomprensibili e ingestibili, perché molte attività sono state trasmesse ai “veicoli”, in particolare i titoli derivanti dalla cartolarizzazione, ovvero la trasformazione in crediti di debiti derivanti da prestiti alle famiglie o alle imprese (la crisi è iniziata da lì, negli Stati Uniti, dai derivati composti da mutui che le famiglie non erano più in grado di pagare).

E’ enormemente e patologicamente cresciuto il ruolo degli investitori istituzionali (compagnie di assicurazione, fondi pensione e fondi comuni di investimento): essi sono i “nuovi proprietari universali”, possedendo oltre la metà del capitale delle imprese di ogni genere.

E’ infine enormemente e patologicamente cresciuto il peso che le istituzioni finanziarie hanno assunto nel governo delle imprese. Dal 1980 in avanti si è affermato il criterio che un’impresa funziona unicamente per massimizzare il valore delle azioni, e questo ha modificato il criterio di governo e di gestione quotidiana delle imprese, con conseguenze ben visibili, drammaticamente, ogni giorno.

A causa di questo sviluppo abnorme, l’insieme del sistema finanziario non è controllabile da alcuna autorità, non solo per le sue dimensioni, ma anche per la sua composizione: chi parla di costruire “trasparenza del mercato finanziario” davvero non ha compreso i fondamenti della questione. Questo mercato finanziario non può essere trasparente. Siamo su un aereo senza pilota in cabina di pilotaggio. Bisogna riformare il sistema dalle fondamenta, mentre invece dopo la crisi non è stata intrapresa alcuna riforma.

Guardando la copertina del suo libro, dove vi è un grattacielo visto dal basso che ricorda la torre di Babele, viene naturale pensare che siamo di fronte a una sorta di hybris degli umani, alla smisuratezza di un processo totalmente sfuggito di mano, che ha preso vita propria, fuori da qualsiasi controllo.



Sì, è così. E lo vediamo ogni giorno come l’intera economia sia totalmente a rimorchio del sistema finanziario. Lo vediamo anche da un punto di vista simbolico, ché il linguaggio della finanza ha permeato ogni ambito della civiltà, del discorso quotidiano. Ma se questo sistema tende all’assolutezza, ed è radicalmente incontrollabile, ciò equivale a uno svuotamento di fatto del concetto stesso di democrazia.



Peraltro questo processo, lei lo mette in chiaro molto bene nel libro, è stato determinato dalle scelte della politica, contrariamente alla vulgata proposta e introiettata dalla politica stessa che si è dipinta come passiva e impotente di fronte ad esso.

Non è stato per nulla un processo naturale. E’ stato invece un grande progetto ideologico, culturale e politico avviato dagli anni cinquanta e che ha preso piede a partire dagli anni ottanta. Non è vero che la politica è stata sopraffatta dalla finanza: l’assoluta libertà di agire che ha acquisito la finanza è stata un’operazione politica, iniziata peraltro in Europa. Si parla, a questo di proposito, di un “consenso di Parigi” che ha preceduto il “consenso di Washington”. La crisi ha dimostrato l’assoluta falsità della tesi ideologica dell’autoregolazione del mercato, eppure essa continua a presentarsi come l’unica possibile. E questo lo verifichiamo anche nella continuità delle persone: il consiglio economico di Obama, ad esempio, è composto da banchieri che hanno avuto parte importante nella deregulation fatta sotto Reagan e Bush.

Europa degli anni ottanta, Obama: lei sta dicendo che anche il “centrosinistra” globale è caduto nella trappola?



Sì, le cosiddette “sinistre” hanno fatto proprio lo scenario secondo cui la globalizzazione è un fatto economico, laddove esso è stato un fatto eminentemente politico. E’ stato un progetto agevolato da organizzazioni internazionali che di democratico non hanno nulla, dal Fondo Monetario Internazionale alla Banca Mondiale alla Commissione Europea. Le sinistre socialdemocratiche hanno adottato il paradigma della signora Thatcher, credendo al fatto che “non ci sono alternative”: perciò le sinistre si sono distinte solo per “aiutare i più deboli”, e tamponare i disastri. Il mio timore è che ancora oggi non abbiano capito che cosa è successo: sono caduti nella scena del teatro, recitando la parte che la commedia (o meglio, la tragedia) gli ha assegnato, senza rendersi conto che stanno seguendo i dettami di in un immenso sistema industrial-finanziario, agevolato nella sua crescita dalla politica e che alla politica adesso spetterebbe incivilire.

Il successo di questo sistema è appunto anche ideologico: esso si presente come il trionfo della ragione (o forse di una coincidenza perfetta di razionale e reale), dove invece esso è, nella sua essenza, pura irrazionalità.

Il finanzcapitalismo ha in questo senso radicalizzato un’istanza propria del capitalismo industriale, che ha sempre pensato la crescita come una pietra filosofale. Crescita a ogni costo, a scapito del resto. Ma questa furente irrazionalità la vediamo al lavoro nei suoi esiti tragici, sia nella distruzione dell’ambiente e di qualunque tipo di ecosistema (e qui siamo giunti a un punto limite, davvero di non ritorno), sia nella quotidiana svalorizzazione delle persone. E le persone svalorizzate, infantilizzate come consumatori, non saranno mai in grado di salvare il pianeta.



Lei pensa che al punto in cui siamo è possibile un “contromovimento”, un’alternativa al disastro?

Un contromovimento è un’incognita grossa, nella presente situazione. Credo che una reazione ai danni globali di questo sistema che ci sta dominando possa prendere due direzioni. Una che potremmo definire socialdemocratica, una autoritaria, e in Europa quest’onda è certamente montante. E’ questo il grande dilemma è questo: e su questo il dado non è tratto.



Lei ha segnalato qualche passo possibile da fare.

Sì, per esempio la gestione dei fondi pensione, potrebbe essere un passo piccolo ma significativo. La gestione dei fondi pensione è affidata alle banche depositarie che fanno investimenti i quali assicurino un futuro ai fondi stessi, prescindendo del tutto da un investimento sostenibile, responsabile. I sindacati su questo dovrebbero essere più consapevoli e presenti.

Ci sono poi riforme che si possono avviare solo in ambito internazionale, ma bisognerebbe cominciare a parlarne: e invece quando se ne parla lo si fa tirando fuori i documenti dell’UE, che però non fa altro che invocare trasparenza e sorveglianza, ciò che equivale a mettere telecamere intorno a un edificio pieno di buchi e con le fondamenta che crollano e buio all’interno. E’ di questo buio che invece occorre discutere.



Marco Rovelli

Fonte: www.nazioneindiana.com

Link: http://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/38921/#more-38921

2.05.2011

Commenti (40)

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    1. Tonguessy 4 maggio 2011

      Giusto. Me ne sono dimenticato e mi scuso. Come vedi esiste anche la capacità di ammettere gli errori o le sviste

      http://www.argomentare.it/strumenti/fallacie/personam.htm

    1. Tonguessy 4 maggio 2011

      niente Rothbard?;)

    1. mikaela 4 maggio 2011

      Se critica si puo' chiamare un volgare copia e incolla senza mettere la fonte va bene.

      Credo che per fare nostro quello che si trova in rete gratis, e' doveroso mettere il link per rispettare il lavoro degli altri come faccio sempre io.

    1. rasna-zal 4 maggio 2011

      Caro Tonguessy, la tua critica è giusta, anzi giustissima!

      Però... troppi ce ne sono prima di Mikaela ai quali bisognerebbe rivolgere lo stesso monito...

    1. rasna-zal 4 maggio 2011

      "La crisi ha dimostrato l’assoluta falsità della tesi ideologica dell’autoregolazione del mercato"

      con questa frase l'autore del libro si riferisce al fatto che la recente crisi ha messo in evidenza l'inadeguatezza delle teorie neo-liberiste sulle quali si basa l'attuale sistema economico; e conclude:

      "eppure essa continua a presentarsi come l’unica possibile."
      e continua

      "E questo lo verifichiamo anche nella continuità delle persone: il consiglio economico di Obama, ad esempio, è composto da banchieri che hanno avuto parte importante nella deregulation fatta sotto Reagan e Bush."

      L'autore ha sottolineato il pensiero sopra già enunciato (nell'intervista), ossia che la politica ha favorito questo processo dalla deregulation fin'ora, il che è in parte corretto.

      Il "cloaca" scalpita alla frase "eppure essa continua a presentarsi come l’unica possibile", in quanto pieno delle sue "austriache" convinzioni non coglie l'accusa di connivenza di poteri che ci stà dietro, ma vede solo l'appiglio per poter dichiarare un'altra strada possibile e tanto trascurata...

      Si! Quella ultra-liberista della scuola austriaca!

      Il "cloaca" è un seguace di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek...

    1. mikaela 4 maggio 2011

      Invece avrebbe potuto fare tanto, solo se avesse voluto.

    1. mikaela 4 maggio 2011

      E non volevo affatto sminuire quello che ha detto l'autorevole Prof.,anzi lo condivido, solo che a mio avviso poteva fare qualche cosa prima visto che ne aveva le possibilita'.

      Era un professore affermato che avrebbe potuto spiegare tanto ai suoi studenti e ai suoi lettori purtroppo se ne' ricordato solo ora a giochi fatti.

      Grazie Prof. per il suo utile contributo (QUANTO COSTA IL SUO LIBRO?) in tanti abbiamo letto gia' a gratis "Il Piu' Grande Crimine" e l'abbiamo anche capito senza spendere un centesimo.

      HA PAGATO PAOLO BARNARD

    1. mikaela 4 maggio 2011

      il pulsante Like sta in questo link e' a loro che devi dire I like

      peccato che non si sia mai ricordato di postare questo link quando i soliti Troll rompevano e dileggiavano Barnard. argomentare.it [www.argomentare.it]

    1. unodipassaggio 4 maggio 2011

      Perchè la sociologia non serve a un cazzo, salvo rare eccezioni che non si chiamano Gallino.

    1. mikaela 4 maggio 2011

      senti cosa dice un analista tedesco

      'Germany will bail out every Euro country before collapsing' [www.youtube.com]

    1. mikaela 4 maggio 2011

      Hanno rotto per tre anni sotto le considerazioni di Barnard , non hanno mai argomentato ma solo dileggiato, ne ho lette di tutti i colori e se vuoi ti posso anche ripostare qualche stuzzichevole commento.

      Ora che riesco un po' a capire l'ingranaggio posso anche dimostrare quanta Ipocrisia c'e' in giro.

      E poi guardacaso il Professore Gallina rilascia l'intervista proprio a Nazioneindiana dove collabora anche Saviano.

      Ti ricordi?

      C'e' chi tira la scarpe e chi si cala le mutande?AH,AH,AH, ridici sopra perche' ci hanno fottuti tutti mentre loro si riempivano il portagolio.

    1. mikaela 4 maggio 2011

      @Earth

      Caro Troll (ex amico per carpire la mia fiducia) saro' anche vecchia rimbambita ma quando si tratta di analizzare riesco ad avere i miei momenti di lucidita'.

      Chiediti perche' un professore di Psicologia (ti ricordi quando dicevi che Barnard era un coglione che non capiva niente di psicologia? Ricordo pure che qualcuno ti ha detto che Barnard era un giornalista laureato in psicologia ma tu insistevi comunque perche' sei solo un Troll) dopo una vita passara a braccetto con il potere solo a 84 anni si mette contro il potere?

    1. GhostBustersOnAcid 4 maggio 2011

      dov'è il pulsante Like? ;)

    1. GhostBustersOnAcid 4 maggio 2011

      bravissimo, ma che ne dici di spiegare cosa intendi? Perchè sai, condividere la tua opinione con noi comuni mortali trasformerebbe il tuo intervento inutile in un contributo.

    1. Tonguessy 4 maggio 2011

      Chiamasi Argumentum ad Personam.

      Definizione

      Invece di valutare l'argomento, si critica la persona che lo espone. Ciò può avvenire in modi diversi.


      ad personam 1 (abusivo): invece di ribattere un'asserzione, l'argomento attacca la persona che l'ha fatta.

      Esempio: Tu puoi anche dimostrare che Dio non esiste, ma io so che è solo una tua fisima.


      ad personam2 (circostanziale): invece di attaccare un'affermazione, ci si sofferma sul rapporto tra il suo proponente e le circostanze in cui questi si trova.

      Esempio: Si può non dar credito a ciò che dice il Ministro delle Finanze sulle imposte, perché egli non sarà danneggiato dall'aumento. Si possono ignorare gli argomenti del Sig. Rossi perché sono basati su dati forniti dalla sua stessa azienda.

      ad personam3 (tu quoque): questa forma di attacco al proponente sottolinea come egli stesso non metta in pratica ciò che sostiene.

      Esempio: Dici che non posso bere, ma tu non sei mai stato sobrio più di un giorno.

      Critica

      Si mostri che attaccare la persona che enuncia una tesi riferendosi non a ciò che dice, ma a ciò che è o ai rapporti che ha, non porta argomenti, ma confonde la discussione, producendo un errore argomentativo.

    1. Tonguessy 4 maggio 2011

      La Storia ci ha consegnato trame un po' più complicate da quelle che delinei. Il modello di sviluppo della Germana postnazista è in realtà....lo stesso della Germania nazista, con gli ex-nazisti ritornati prontamente a capo delle sussidiarie della IG Farben, l'industria per la quale fu istruita la seconda guerra mondiale da parte del Fuhrer: BASF, Agfa, Merck, Bayer etc...

      “Da questo momento (in vista della sconfitta finale) l’industria Tedesca deve fare tutti i passi
      necessari per assicurarsi la supremazia commerciale nel dopoguerra.
      Ogni industria dovrà fare alleanze con imprese estere senza attrarre
      alcun sospetto. Il partito nazista ed il Terzo Reich sosterranno ogni
      impresa con sostegno legislativo e finanziario”

      http://www.appelloalpopolo.it/?p=2216

      Questo tipo di capitalismo moderno doveva però fare ancora i conti con la speculazione affaristica (che chiami correttamente schema Ponzi) e che in realtà è la spiaggia cui approda il capitalismo postmoderno, fatto di cds, otc, back box economics etc....Lo scontro di capitali è in atto, e nessuno ne parla. Molto meglio il cadavere riesumato con photoshop di Osama.

    1. mikaela 4 maggio 2011

      Parallelamente alla sua attività di ricerca e d'insegnamento, ha ricoperto diverse e prestigiose cariche istituzionali.

      Dal 1979 al 1988 è stato presidente del Consiglio Italiano delle Scienze Sociali.

      Dal 1987 al 1992 ha rivestito la stessa carica nell'Associazione Italiana di Sociologia.

      È socio dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Accademia Europea e dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

      Dirige dal 1968 la rivista scientifica Quaderni di Sociologia.

      Ha collaborato, inoltre con autorevoli quotidiani nazionali, in particolare tra il 1970 e il 1975 ha scritto su Il Giorno;

      dal 1983 al 2001 ha collaborato conLa Stampa e dal 2001 collabora conLa Repubblica .

      Fa parte del comitato scientifico della manifestazione "Biennale Democrazia".

      Dal 2007, è il responsabile scientifico del Centro on line Storia e Cultura dell'Industria, progetto che promuove la conoscenza della storia industriale e del lavoro del Nord Ovest italiano dal 1850 a oggi, con finalità didattiche

      Luciano Gallino (Torino, 1927) è un sociologo, scrittore e docente di sociologia italiano. Uno tra i sociologi italiani più autorevoli, ha contribuito all'istituzionalizzazione della disciplina nel secondo dopoguerra, lavorando dentro e fuori l'accademia su tematiche che riguardano la sociologia dei processi economici e del lavoro, di tecnologia, di formazione e, più in generale, di teoria sociale [it.wikipedia.org]

      Dopo aver letto la biografia del grande professore Gallino che ha a suo attivo piu' di 40 libri.

      Come mai un emerito professore di 84 anni si e' ricordato solo ora di combattere il grande potere visto che aveva tutti gli strumenti per affrontare questi discorsi da un ventennio?

    1. Johnny_Cloaca 4 maggio 2011

      La crisi ha dimostrato l’assoluta falsità della tesi ideologica dell’autoregolazione del mercato, eppure essa continua a presentarsi come l’unica possibile.

      In una semplice frase si nota come il tizio non abbia la minima idea di cosa stia parlando, ma forse crede di avere la stessa botta di culo di Samuelson e sfornare cazzate senza che la gente se ne accorga e fare un pacco di soldi.

      Ho intervistato l’autore per l’Unità, qui pubblico l’intervista in versione integrale.

      Ora è tutto chiaro.

    1. nuunciaafamo 4 maggio 2011

      Complimenti: un commento sintetico, lucido, intelligente. In poche parole quello che sempre vorremmo leggere in CdC......peccato che capita di rado.

    1. AlbertoConti 4 maggio 2011

      I rentiers francesi sono esemplari famosissimi del parassitismo "finanziario", rappresentano la radice profonda del fallimento sociale della rivoluzione francese, intesa come speranza di democrazia popolare compiuta. Ma dice bene Gallino, il processo "culturale" del primato della finanza è avviato negli anni 50, ed io direi ancor prima, perchè segna l'ascesa dell'impero USA. E' la vittoria della forza armata anglo-britannica ad imporre il paradigma monetario-economico del mercatismo iperliberista a senso unico. Paradossalmente, dal punto di vista "tecnico", ovvero riguardo al modello economico, i veri vincitori, a questo punto solo "morali", sono proprio Germania e Giappone, coi rispettivi "miracoli" economici precedenti la seconda guerra mondiale. Il loro "modello di sviluppo" aveva fondamenta antitetiche allo schema di Ponzi su moneta-finanza della FED e del suo padrone Wall Street. Ed ha funzionato alla grande, ma evidentemente non abbastanza per prevalere anche con la forza delle armi. Sia chiaro che questa non è apologia dei corrispondenti regimi politici, giustamente giustiziati dalla storia. Parlo solo di come le loro economie hanno saputo in quegli anni interpretare la rivoluzione tecnologica e industriale. Ora però il modello vigente, come ogni schema di Ponzi, crolla su se stesso, muore per cause proprie, l'ingordigia dei superladri superprivilegiati ha fatto seccare lo stesso ramo su cui sono seduti più o meno da un secolo. Il motivo è molto semplice: il sole sorge ogni mattina per tutti, su un pianeta ormai stretto.

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